{"id":29025,"date":"2018-03-18T07:33:00","date_gmt":"2018-03-18T07:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/18\/stiamo-allevando-i-nostri-figli-al-fallimento\/"},"modified":"2018-03-18T07:33:00","modified_gmt":"2018-03-18T07:33:00","slug":"stiamo-allevando-i-nostri-figli-al-fallimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/18\/stiamo-allevando-i-nostri-figli-al-fallimento\/","title":{"rendered":"Stiamo allevando i nostri figli al fallimento"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno va perdendo sempre pi\u00f9 la sensibilit\u00e0, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di sentire le cose in maniera profonda, ma tende a diventare, in compenso, sempre pi\u00f9 ipersensibile riguardo a se stesso: tende cio\u00e8 a diventare permaloso, irritabile, suscettibile, incapace di sopportare il pi\u00f9 piccolo smacco, il pi\u00f9 lieve rimprovero. Un esercito di mamme frustrate, nevrotiche, rancorose e vendicative, fallite come madri, come mogli e come amanti, si precipita a scuola o all&#8217;asilo per fare una scenata alla sventurata maestra che abbia osato riprendere il loro santo e innocente pargoletto, anche (e soprattutto) se si tratta di un bambino isterico, caratteriale, antisociale, violento, che fa vivere nell&#8217;ansia o nel terrore tutti i suoi compagni. Questi bambini diventeranno degli adulti sociopatici, pretenziosi, viziati, velleitari, narcisisti, potenzialmente distruttivi per s\u00e9 e per gli altri: e andranno a infettare, con i loro comportamenti irresponsabili, sgradevoli, paranoici, schizoidi, gli ambienti di lavoro, le professioni, le aziende, i servizi, le universit\u00e0. Provocheranno sofferenze, ansie e morbose insicurezze nei loro compagni e nelle loro compagne, e tireranno su una generazione di bambini infelici ed egocentrici, schiavi e tiranni nello stesso tempo, che riprodurranno sugli altri, a loro danno, i meccanismi infernali che hanno subito e vissuto ad opera delle loro mammine invasive e dei loro padri insignificanti.<\/p>\n<p>Il fenomeno, anzi, \u00e8 gi\u00e0 in atto, e gi\u00e0 vediamo numerosi esempi di questa nuova umanit\u00e0, le sue avanguardie, ormai non pi\u00f9 solitarie, ma sempre pi\u00f9 numerose, frutto della mutazione antropologica degli ultimi due o tre decenni: quella del telefonino multifunzionale e dei giochi elettronici per l&#8217;infanzia. Quella dei ventenni che ora vanno sotto il nome di\u00a0<em>generazione Erasmsus<\/em>. Quelli che a diciotto anni vanno a scuola accompagnati dalla mamma se piove, e fatti scendere dalla macchina proprio davanti al portone, a costo di bloccare il traffico, affinch\u00e9 non prendano, poverini, nemmeno una goccia di pioggia; quelli che, se prendono un quattro in chimica o in latino, muovono le solerti mammine a recarsi di filato dal poco comprensivo professore, per spiegargli che il loro ineffabile rampollo\u00a0<em>studia tanto, ma proprio tanto, sa, professore, bisogna capirlo, ce la mette tutta, si vede che \u00e8 stanco, ma lui \u00e8 sempre stato fra i primi, se non il primo, fin dalle elementari, e anche la maestra lo diceva sempre che avrebbe potuto scegliere qualsiasi indirizzo scolastico, si vedeva gi\u00e0 allora che aveva una marcia in pi\u00f9, che non era un bambino come tutti gli altri<\/em>.\u00a0<\/p>\n<p>Questa deformazione, questa degradazione antropologica \u00e8 certamente il frutto di un certo stile di vita, quello consumista e beota figlio del &#8217;68; ma questo, a sua volta, \u00e8 figlio di una certa ideologia: quella propria della modernit\u00e0, specialmente dall&#8217;illuminismo in poi; quella di Locke, di Rousseau, di Marx e, da ultimo&#8230; del Concilio Vaticano II, cio\u00e8 del cattolicesimo rivisto e corretto alla luce del progressismo e del modernismo. Le linee guida del pontificato di Bergoglio, ossia l&#8217;orizzontalismo e l&#8217;umanesimo laico &#8211; massima attenzione ai diritti della persona, silenzio assordante sui grandi temi etici, la Chiesa cattolica ridotta alle funzioni di una colossale o.n.g. &#8211; non \u00e8 che il logico punto d&#8217;arrivo di questa tendenza, che potremmo anche definire dell&#8217;<em>individualismo di massa<\/em>. L&#8217;individualista di massa \u00e8 uno strano signore, figlio delle madri nevrotiche e frustrate delle quali abbiamo detto, nonch\u00e9 di quei pap\u00e0 inesistenti e poco virili, abituato a considerare tutto come dovuto, per\u00f2, nello stesso tempo, terribilmente ansioso, insicuro e potenzialmente aggressivo; un signor nessuno che si crede speciale; una nullit\u00e0 che ritiene d&#8217;essere un drago, un\u00a0<em>superman<\/em>\u00a0o una\u00a0<em>superwoman<\/em>; un edonista e narcisista patologico che si sente in credito con il mondo e con la vita, che vuol riscuotere e vuol vedere riconosciuti i suoi meriti inesistenti e le sue ambizioni velleitarie. Non conosce la modestia, la pazienza, la virt\u00f9 del sacrificio: figlio ideale, cio\u00e8 nipote biologico, del &#8217;68, vorrebbe tutto e subito, e considera intollerabile qualunque proibizione, qualunque limite gli venga imposto, magari dalla forza stessa delle circostanze. \u00c8 stato bocciato? Colpa dei professori. Non trova un lavoro? Colpa della societ\u00e0. La sua ragazza lo ha lasciato? Era solo una stronza. Lo hanno licenziato per scarso rendimento? Bastardi sfruttatori che non hanno compreso il suo genio. Ha provocato un incidente, ha investito una vecchietta sulle strisce pedonali? Era lei che doveva stare attenta, lui non ha alcuna colpa; dovevano tenersela in casa, a quell&#8217;et\u00e0 non si va in giro da sole. Lo hanno beccato a non pagare le tasse, a chiedere rimborsi per spese inesistenti, a farsi timbrare il cartellino per poter andare a pesca o in palestra, tutto pagato dalla pubblica amministrazione? Macch\u00e9, ha ragione lui: lo Stato \u00e8 ladro, bisogna pur difendersi, un po&#8217; di furbizia non significa disonest\u00e0, e chi lo afferma \u00e8 solo un moralista ipocrita. Lui non \u00e8 mai colpevole di nulla, la colpa \u00e8 sempre degli altri. Egli \u00e8 ben cosciente dei suoi diritti ed \u00e8 pronto a querelare chiunque si azzardi ad avanzare il bench\u00e9 minimo dubbio sulla sua correttezza professionale, sulla sua integrit\u00e0 assoluta, sulle sue meravigliose doti di uomo (o di donna) e di cittadino.\u00a0<\/p>\n<p>E cos\u00ec, in parallelo, il cattolico postconciliare: lui non \u00e8 peccatore, o, ammesso che lo sia, a che serve la misericordia di Dio, se non a perdonarlo sull&#8217;istante? Se Dio non perdona tutti e subito, e se non si astiene dal proibire alcunch\u00e9 a chicchessia, a cosa serve, che funzione svolge? Solo un Dio figlio del &#8217;68, solo un Dio figlio del liberalismo, della democrazia e del marxismo, pu\u00f2 essere ancora tollerato dai &quot;cattolici&quot;\u00a0<em>adulti<\/em>\u00a0e\u00a0<em>maturi\u00a0<\/em>del terzo millennio; non certo il vecchio Dio, cos\u00ec arcigno ed esigente, che i preti pretendevano di farci adorare prima del Concilio. Ma poi \u00e8 arrivato quel portento di Karl Rahner a mettere le cose a posto, e adesso quel portento di Bergoglio a trarne le estreme conseguenze. Dio, ai nostri giorni, \u00e8 diventato un grande distributore di perdono, a chi lo chiede e anche a chi non lo chiede, cio\u00e8 anche a chi non si pente; esattamente come i padri della generazione attuale sono ridotti al ruolo di distributori di denaro (o di regali), ai figlioletti che lo chiedono e anche a quelli che non lo chiedono, perch\u00e9 un buon padre previene le richieste dei suoi figli, previene perfino i loro desideri. Altro non fa, non svolge alcun&#8217;altra funzione. Insegnare qualcosa, poi, o addirittura\u00a0<em>proibire<\/em>\u00a0qualcosa, figuriamoci: non son mica i vecchi tempi, i tempi anteriori al &#8217;68, quelli del padre padrone e della famigliola schiavizzata dal tiranno domestico. Ora sono i tempi della consapevolezza, della demistificazione degli inganni; i tempi di Freud, il quale ci ha insegnato a odiare il padre, s\u00ec, ma a odiarlo a ragion veduta, perch\u00e9 il padre \u00e8 odioso in se stesso, \u00e8 odioso in quanto padre, ce o dice l&#8217;inconscio, \u00e8 pi\u00f9 forte di noi, che possiamo farci, in fondo bisogna assecondare la natura. A meno che il padre scenda dal trono e si faccia compagnone ed amicone dei suoi figli e, soprattutto, che dica loro sempre di s\u00ec; e che la madre, in parallelo (vedi il complesso di Edipo) la smetta di stare dalla parte del marito e si metta dalla parte del figlio, lo assecondi, lo giustifichi, lo spalleggi, lo seduca perfino, se necessario (qualcuno ricorda il film\u00a0<em>La Luna<\/em>\u00a0di Bernardo Bertolucci, del 1979, in cui la mammina moderna e amorevole si porta a letto il figlio adolescente per proteggerlo dai pericoli della droga?). Vuoi le chiavi della macchina, figlio mio? Ma certo. Alle due di notte, per correre chiss\u00e0 dove? Ma certo, come no. Vuoi che ti firmi la giustificazione per non andare a scuola domani, bambina mia? Subito: ecco qui. Si vede che sei stanca, hai gli occhi gonfi: hai fatto cos\u00ec tardi stanotte, in discoteca&#8230; poverina, devi recuperar le forze; altrimenti il tuo ragazzo ti trover\u00e0 brutta e finir\u00e0 per lasciarti. La mamma complice, il padre amicone: e il figlio che non \u00e8 pi\u00f9 un figlio (o una figlia), ma una cosa ibrida, n\u00e9 carne n\u00e9 pesce, con le pretese del maggiorenne ma la pigrizia cronica e l&#8217;infingardaggine del bamboccio (o della bamboccia) che non vuol crescere&#8230;<\/p>\n<p>Il dramma della mutazione antropologica in atto \u00e8 che le coppie non si sposano pi\u00f9, che fanno sempre meno figli, e, quei pochi, li crescono come bambolotti di porcellana, guai se pigliano la pi\u00f9 leggera corrente d&#8217;aria, potrebbero rompersi. Intanto l&#8217;Italia si riempie di bambini arabi, africani e indiani cresciuti con ben altri sistemi e divenuti adulti con ben altra grinta. Non occorre possedere le doti astrologiche di Nostradamus per capire come andr\u00e0 finire, e baster\u00e0 ormai pochissimo tempo. Siete mai entrati in un ufficio postale e osservato le cose con un po&#8217; di attenzione? Vi capiter\u00e0 facilmente di vedere uno dei nostri ventenni della generazione Erasmus spiegare all&#8217;impiegata che lui non sa cosa vuol dire\u00a0<em>mittente<\/em>, che non sa come si compila il modulo del telegramma, che non sa che francobollo ci voglia per spedire una raccomandata; oh, ma lui ha fatto l&#8217;<em>Erasmus<\/em> nei Paesi Bassi, o in Spagna, o nella Repubblica Ceca, o magari nel Marocco, \u00e8 un cittadino del mondo, ha dati gli esami universitari in una lingua che neppure conosceva&#8230; non vi pare che sia un prodigio d&#8217;intelligenza? Non \u00e8 forse vero che sa tante cose che i suoi genitori, alla sua et\u00e0, non si sognavano neppure? E intanto, in quello stesso ufficio postale, ecco il figlio di una famiglia d&#8217;immigrati, non di venti, ma di tredici anni, che compila il modulo del telegramma, che inoltra la raccomandata senza bisogno di chiedere nulla. La differenza fra i due \u00e8 che il rampollo italiano d.o.c., quando aveva sei anni e tornava con la bua al dito mignolo, aveva la mamma che correva dalle maestre, minacciava di denunciarle tutte quante, faceva fare le radiografie al ditino infortunato e pretendeva il rimborso dall&#8217;asilo o dalla scuola; mentre il secondo, se tornava a casa con un bernoccolo in testa grosso cos\u00ec, non dava luogo n\u00e9 a proteste, n\u00e9 a corse affannose in ospedale: al massimo, sua mamma gli metteva una bistecca sulla zucca, e il gonfiore passava cos\u00ec, da solo. Esattamente come facevano le <em>nostre<\/em>\u00a0mamme, cinquant&#8217;anni fa, con noi, se ci capitava un piccolo infortunio scolastico. E, guarda caso, anche noi sapevamo spedire un telegramma a tredici anni, e andavamo a far la spesa senza che c&#8217;imbrogliassero nemmeno di una lira.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, i casi sono due: o le mamme e i pap\u00e0 d&#8217;oggi rinsaviscono dalla pazzia iperprotettiva che li ha contagiati e travolti, e la smettono di tirar su dei futuri zimbelli di qualunque avversit\u00e0, delle vittime predestinate di qualunque mutamento economico e sociale, oppure sar\u00e0 la fine: la fine della nostra civilt\u00e0, la fine dei nostri valori, della nostra visione del mondo, del nostro modo di vivere, di amare, di lavorare, di sognare, di pregare. E ce la saremo ampiamente meritata. Perch\u00e9 la vita non fa sconti ai presuntuosi e agli imbecilli; meno ancora ne fa agli imbecilli che si permettono anche il lusso d&#8217;essere presuntuosi. E se un popolo, una razza, una civilt\u00e0, non credono pi\u00f9 in se stessi, allora meritano di scomparire, e di lasciare il posto a gente pi\u00f9 forte, pi\u00f9 tenace, pi\u00f9 sicura di s\u00e9, o anche, semplicemente, pi\u00f9 abile. Noi occidentali, e soprattutto noi europei, avevamo, ed avremmo, un immenso serbatoio di energie morali, spirituali, intellettuali, perfino artistiche e musicali: quello che per duemila anni \u00e8 stato il centro della nostra vita, sia individuale che familiare e collettiva, il cristianesimo. Ogni paese, anche il pi\u00f9 sperduto villaggio di montagna, aveva la sua chiesa, la sua cappella, la sua edicola sacra: la croce ha svettato dappertutto, ha improntato di s\u00e9 la storia dell&#8217;Europa, il suo destino, ha ispirato i suoi uomini e le sue donne, la scienza, il pensiero, la politica, tutto. Quando noi eravamo bambini, la gente doveva recarsi in chiesa con molto anticipo per ascoltare la parola di qualche famoso predicatore domenicano, in tempo di Pasqua, o per partecipare all&#8217;adorazione eucaristica durante le Quarant&#8217;ore: non c&#8217;erano abbastanza banchi per accogliere tutti. Adesso i predicatori non ci sono pi\u00f9, e, se ci sono, non salgono pi\u00f9 sul pulpito: pare quasi che domandino scusa d&#8217;essere preti, d&#8217;essere cattolici; e i fedeli sono appena una manciata di anziani, soprattutto di vecchiette. Vuoti i seminari, vuote le chiese, tre matrimoni all&#8217;anno e una dozzina di prime Comunioni per parrocchia, anche nelle pi\u00f9 popolose, quelle dei centri urbani; in compenso, molti funerali, perch\u00e9 la popolazione \u00e8 terribilmente invecchiata. Quella che \u00e8 stata una grande idea, un grande sentimento, una grande visione del mondo e dell&#8217;anima umana, sta andando velocemente in rovina; e una citt\u00e0 di oltre due milioni e mezzo di abitanti, come Bruxelles, la capitale dell&#8217;Unione Europea, pu\u00f2 &quot;vantare&quot; quattro seminaristi in tutto. <em>Quattro!<\/em> (Per fare un confronto: sapete quanti ne ha Guadalajara, nel Messico, su tre milioni e mezzo di abitanti? Milleduecento. Ripetiamo: <em>milleduecento seminaristi<\/em>).<\/p>\n<p>Da dove dobbiamo ripartite? Da questa grande idea, da questa fede sublime che ha ispirato san Paolo, sant&#8217;Agostino, san Francesco, san Tommaso d&#8217;Aquino, Dante, Giotto, santa Caterina da Siena, Beato Angelico, santa Rita da Cascia, Michelangelo, Bernini, Vico, Rosmini, Manzoni, per citare solo alcuni e nell&#8217;ambito italiano. Dobbiamo tornare ad abbeverarci a quella sacra fonte che ha dissetato milioni di persone e migliaia di religiosi, che ha ispirato i costruttori delle cattedrali e i soldati di Lepanto, che ha mosso per le corti europee Marco d&#8217;Aviano e ha dato agli uomini e alle donne di Otranto, davanti alle scimitarre ottomane, il coraggio di affrontare il martirio piuttosto che rinnegare Cristo. Forse ci siamo scordati che il battesimo \u00e8 anche un rito d&#8217;esorcismo e quando l&#8217;abbiamo ricevuto i nostri genitori, per noi, hanno detto a voce alta: <em>Rinuncio a Satana, alle sue opere, alle sue lusinghe e al suo culto.<\/em> Ecco, \u00e8 da l\u00ec che si deve ricominciare: da quella promessa, da quella rinuncia e da quell&#8217;impegno solenne per il bene e per la vita, e contro il male e la morte&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno va perdendo sempre pi\u00f9 la sensibilit\u00e0, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di sentire le cose in maniera profonda, ma tende a diventare, in compenso, sempre pi\u00f9<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-29025","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29025","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29025"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29025\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29025"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29025"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29025"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}