{"id":29023,"date":"2007-03-10T01:21:00","date_gmt":"2007-03-10T01:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/03\/10\/larte-come-parola-assoluta-della-persona-finita\/"},"modified":"2007-03-10T01:21:00","modified_gmt":"2007-03-10T01:21:00","slug":"larte-come-parola-assoluta-della-persona-finita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/03\/10\/larte-come-parola-assoluta-della-persona-finita\/","title":{"rendered":"L&#8217;arte come &#8220;parola assoluta&#8221; della persona finita"},"content":{"rendered":"<p>Per comprendere l&#8217;essenza della riflessione filosofica di Luigi Stefanini, bisogna considerarla nel suo rapporto con l&#8217;esistenzialismo e specialmente col pensiero di Martin Heidegger, col quale egli ha saputo fare i conti sino in fondo (cos\u00ec come con l&#8217;idealismo di Croce e Gentile), assumendo l&#8217;impegno radicale di affrontare i problemi dell&#8217;<em>uomo contemporaneo<\/em> e non dell&#8217;uomo eterno, ovvero dell&#8217;uomo astratto. Heidegger aveva insegnato che &quot;l&#8217;essere si risolve senza residui nel <em>Dasein,<\/em> l&#8217;essenza si risolve nell&#8217;esistenza mondana&quot;: Stefanini assume coraggiosamente questo &quot;limite&quot; estremo del pensiero contemporaneo e, passando <em>attraverso<\/em> la svalutazione esistenzialistica del senso della vita umana, la riconquista nel luminoso concetto della <em>persona.<\/em> &quot;Persona&quot; &#8211; come scrive Armando Rigobello &#8211; \u00e8 presenza a se medesimo dell&#8217;essere che si possiede e si penetra nel proprio atto: <em>actus essendi.<\/em> L&#8217;atto con cui l&#8217;essere si rende presente nell&#8217;ente personale pu\u00f2 dirsi, indifferentemente, pensiero o parola: <em>verbum.<\/em> [&#8230;] Nella persona, la parola o il pensiero si manifestano <em>consustanziali<\/em> all&#8217;essere: n\u00e9 l&#8217;essere senza pensiero, n\u00e9 pensiero senza essere, ma essere del pensiero e pensiero dell&#8217;essere, in quanto pensiero nell&#8217;essere.&quot; (1)<\/p>\n<p>Bisogna partire quindi dalla fondamentale intuizione della unitariet\u00e0 della persona umana, caratteristica dell&#8217;antropologia di Stefanini, per comprendere come da essa scaturisce naturalmente la sua concezione estetica. Lo spirito finito \u00e8 <em>persona<\/em> in quanto <em>pensa<\/em> (secondo la lezione del <em>cogito<\/em> cartesiano) e, pensando, si rende presente a s\u00e9 stesso e si possiede; ed \u00e8 persona anche in quanto (secondo la lezione della <em>scepsi<\/em> platonica, tensione dell&#8217;Eros verso la Verit\u00e0) la sua attivit\u00e0 reca in s\u00e9 il riflesso dell&#8217;atto creativo divino, per cui l&#8217;essere umano non \u00e8 altro che <em>imago Dei<\/em>, immagine sensibile della divinit\u00e0, da cui trae origine e in cui si riconosce. Non vi si rinconosce, per\u00f2, <em>direttamente<\/em>: e qui appare in tutta la sua importanza la riflessione stefaniniana sul personalismo sociale di Maurice Blondel. &quot;Dio non pu\u00f2 essere posseduto dall&#8217;uomo &#8211; afferma Stefanini &#8211; se l&#8217;uomo anzitutto non mette in atto tutte le sue risorse per conquistare se stesso&quot;, perch\u00e9 &quot;l&#8217;uomo ha bisogno dell&#8217;uomo per rapportarsi a Dio, altrimenti gli verrebbe meno il termine primo in cui Dio gli si manifesta.&quot; (2)<\/p>\n<p>Dunque (idealisticamente) il pensiero \u00e8 rivelazione essenziale dell&#8217;essere; ma l&#8217;oggetto del pensiero non \u00e8 un essere indeterminato, altrimenti l&#8217;ente personale resterebbe chiuso e intrappolato in s\u00e9 stesso, nella propria finitezza (esistenzialismo) oppure si esaurirebbe nell&#8217;atto solitario e quasi solipsistico dell&#8217;intendere (attualismo). Caratteristica fondamentale dell&#8217;essere, invece, \u00e8 quella dell&#8217;apertura verso gli altri enti, in una rete di relazioni ove protagonista \u00e8 l&#8217;assoluta <em>singolartit\u00e0<\/em> di ciascuno: e qui appare in tutta evidenza la decisiva lezione kierkegaardiana. Pur restando sostanziati della propria inseit\u00e0, infatti, gli esseri umani si rivelano e comunicano gli uni gli altri attraverso la propria singolarit\u00e0, avvertendo in s\u00e9 stessi l&#8217;atto con cui gli altri gli si manifestano. Questa \u00e8 anche la critica dell&#8217;attualismo gentiliano e gli strumenti che la rendono possibile vengono in gran parte dalla concezione di Sant&#8217;Agostino. (3) L&#8217;essere umano vive <em>nel rapporto<\/em>: tanto con Dio, quanto con gli altri enti; ma si tratta di un rapporto <em>personale<\/em>, appunto, e non di un rapporto astratto; di un rapporto che avviene <em>nella storia,<\/em> ma non nel senso che tutto diviene storia (come nell&#8217;idealismo di Hegel e dello stesso Croce), bens\u00ec nel senso che solo l&#8217;essere personale \u00e8 reale.&quot;Hegel, avendo perduto la persona, ha perduta la prima essenziale determinazione del pensiero e dell&#8217;essere. Altrettanto dicasi dell&#8217;atto puro di Gentile.&quot; (4)<\/p>\n<p>Abbiamo visto che l&#8217; atto, per Stefanini, pu\u00f2 essere detto pensiero o parola (&quot;In principio era il Verbo&quot;, dice il Vangelo di Giovanni), e che non esiste pensiero senza essere, n\u00e9 essere senza pensiero. Dunque il pensiero-parola \u00e8 riconoscimento del <em>tu,<\/em> e l&#8217;esistenza \u00e8 una <em>determinazione<\/em> dell&#8217;essere; la persona, poi, \u00e8 un <em>universale concreto,<\/em> cio\u00e8 un universo, fuori della quale non esiste null&#8217;altro di pi\u00f9 universale, se non le altre persone. La storia, dunque, \u00e8 il regno della libert\u00e0 dell&#8217;uomo: non eterna condanna che incombe su di lui, come voleva l&#8217;esistenzialismo di Sartre, ma frutto della intenzionalit\u00e0 della coscienza (secondo la lezione di Max Scheler) in cui l&#8217;uomo cerca, con lo strumento principe della ragione, quella &quot;pienezza di vita&quot; che \u00e8 il suo destino e la sua meta finale. Il primo passo che la coscienza muove nella costruzione della propria libert\u00e0, tuttavia, non \u00e8 verso un <em>tu<\/em> esterno a s\u00e9 stessa, ma \u00e8 il riconoscimento del proprio io. L&#8217;atto del pensiero, perci\u00f2, muove dalla psicologia (come voleva Heidegger) e si sostanzia di coerenza, autenticit\u00e0, bisogno di libert\u00e0: non la libert\u00e0 dell&#8217;io finito che si rinchiude in s\u00e9 stesso, ma della creatura che si riconosce parte di un universo armonioso, frutto di un sapiente disegno divino. D&#8217;altra parte, l&#8217;atto con cui la persona costruisce la propria auto-rivelazione si colloca all&#8217;<em>interno<\/em> della storia e quindi coinvolge tutte le condizioni sociali, culturali, metafisiche che ne determinano la relazionalit\u00e0. Per Stefanini, la filosofia deve riportare al centro della riflessione sulla condizione umana l&#8217;elemento della <em>interiorit\u00e0<\/em>, sino a farlo diventare &quot;il perno per la costituzione dello statuto ontologico della persona&quot;. (5)<\/p>\n<p>Il personalismo stefaniniano, muovendo da un piano ontologico, si riverbera nelle due sfere dell&#8217;etica e dell&#8217;estetica. Nell&#8217;etica perviene ad una concezione che fa di ogni uomo una espressione dell&#8217;Assoluto, di ogni persona finita un riflesso della Persona Infinita. Nell&#8217;estetica egli considera il soggetto-persona in rapporto indissolubile con l&#8217;essere e dunque l&#8217;arte diviene l&#8217;espressione assoluta di un essere che si realizza nella &quot;parola&quot;. Le riflessioni di Stefanini sulla dimensione estetica sono contenute in varie opere, ma specialmente nell&#8217;<em>Estetica<\/em>, del 1953, e nel <em>Trattato di estetica<\/em>, del 1955. Per chiarezza espositiva e per non allargare eccessivamente il dicorso (che non vuole uscire dal modesto ambito di una riflessione circoscritta e non specialistica) ci limiteremo essenzialmente, in questa sede, alla prima di queste due opere, mirabile per concisione, linearit\u00e0 e padronanza del disegno complessivo.<\/p>\n<p>Stefanini incomincia affermando che l&#8217;estetica rientra in una visione totale dell&#8217;essere, ossia considera la bellezza e l&#8217;espressione artistica come un aspetto particolare dell&#8217;essere nella sua assolutezza. Dopo aver compiuto un rapido (ma non sommario) <em>excursus<\/em> sulla storia dell&#8217;estetica (in et\u00e0 classica, cristiana, rinascimentale, romantica e contemporanea), affronta i princiipali nodi teorici della riflessione estetica, per poi delineare una &quot;estetica della parola assoluta&quot;. Per quanto riguarda il problema dei rapporti dell&#8217;arte con le altre attivit\u00e0 dello spirito, egli sostiene che tutto ci\u00f2 che l&#8217;uomo \u00e8, fa o vuole, \u00e8 espressione; lo sono la matematica, la morale, la religione: dunque l&#8217;espressione costituisce il terreno consorziale che unisce l&#8217;arte a tutte le altre attivit\u00e0 umane. La differenza specifica, invece, \u00e8 che mentre l&#8217;arte \u00e8 il momento incantato dell&#8217;espressione assoluta, nelle altre attivit\u00e0 umane l&#8217;espressione \u00e8 relativa alle svariate condizioni cui \u00e8 sottoposta la persona umana. Solo nell&#8217;arte l&#8217;espressione \u00e8 assoluta, negli altri ambiti (scienza compresa) essa \u00e8 intenzionale o semantica. (6)<\/p>\n<p>La lingua \u00e8 strumento espressivo tanto dell&#8217;arte che della scienza: ma nella prima enuclea l&#8217;elemento creativo della lingua, nella seconda ne enuclea l&#8217;elemento semantico. Per quanto riguarda il rapporto tra intuizione ed espressione, nell&#8217;estetica classica prevaleva il &quot;vedere&quot;, in quella moderna &quot;l&#8217;esprimere&quot;: ma si tratta dei due termini solidali di una integrazione. I grandi impressionisti francesi &quot;vedevano&quot;, ma il loro vedere coinvolgeva tutta l&#8217;anima. La <em>forma<\/em> dell&#8217;arte, poi, (sulla scia di Gioberti) \u00e8 contemporaneamente finita (perch\u00e9 conclusa nei propri limiti) e infinita (in quanto da nulla limitata che sia fuori di s\u00e9). Leonardo \u00e8 il caso pi\u00f9 illustre di come una nitida forma possa esprimere il <em>mistero<\/em> dell&#8217;anima. Tale \u00e8 l&#8217;estetica del sublime: la capacit\u00e0 di esprimere l&#8217;ineffabile, di trasmettere &quot;un brivido d&#8217;infinito&quot; (e qui \u00e8 chiaro ed esplicito il debito con la filosofia di Schopenhauer). (7)<\/p>\n<p>L&#8217;arte, prosegue Stefanini, \u00e8 un fatto di sensibilit\u00e0, ma anche di idealit\u00e0: \u00e8 un concreto che \u00e8, al tempo stesso, universale; per questo si dice che l&#8217;arte sa esprimere l&#8217;essenza delle cose. Citando Vico: l&#8217;opera d&#8217;arte non rappresenta l&#8217;albero, ma <em>questo<\/em> albero; e cos\u00ec via; dunque, l&#8217;infinito nel finito. Anche l&#8217;antinomia fra personalismo artistico e arte &quot;pura&quot; \u00e8 un falso problema: l&#8217;arte non pu\u00f2 esprimersi altrimenti che come <em>partecipazione alle cose della singolarit\u00e0 di un&#8217;anima.<\/em> L&#8217;emozione o sentimento specifico dell&#8217;arte \u00e8 un vedere che esprime il suo oggetto mediante l&#8217;amore, perch\u00e9 l&#8217;oggetto \u00e8 la sua stessa parola: <em>amor in verbo.<\/em> Quanto al rapporto tra forma e contenuto, l&#8217;arte si esprime attraverso un <em>esercizio di umanit\u00e0<\/em> a cui \u00e8 sottoposto ogni esistente: l&#8217;arte celebra tutto l&#8217;umano. Certo, l&#8217;arte \u00e8 un fatto <em>storico<\/em>. Ma questo non significa che essa si risolva <em>tutta<\/em> negli stili e nelle forme della varie civilt\u00e0. Il genio esprime al tempo stesso un mondo di passioni e un mondo di cultura. Questo \u00e8 un punto centale della riflessione estetica del Nostro: la storia, si ricordi, \u00e8 per lui il terreno dell&#8217;umana libert\u00e0, non dell&#8217;umana inesorabile determinazione. E proprio perch\u00e9 la storia \u00e8 il terreno ove si dispiega la libert\u00e0 dell&#8217;essere, l&#8217;arte, che \u00e8 la parola assoluta delle persone finite nella storia, non pu\u00f2 essere estranea alla dimensione morale, anzi esse sono intimamente connesse (come del resto aveva insegnato Platone). L&#8217;arte sacra non \u00e8 che un caso specifico di questa realt\u00e0: <em>tutta<\/em> l&#8217;arte, in un certo senso, \u00e8 sacra, non perch\u00e8 esprime un&#8217;immagine di Dio, ma perch\u00e9 esprime l&#8217;anelito di un&#8217;anima che vive nel regno dello spirito, che \u00e8 il regno di Dio. (8)<\/p>\n<p>L&#8217;arte deve imitare la natura, come volevano Platone e Aristotele, o deve allontanarsene fino al surrealismo di And\u00e9 Breton e alla deformazione di Picasso e Modigliani? Stefanini risponde che l&#8217;arte sostituisce all&#8217;uomo, che \u00e8 nella natura, la natura che \u00e8 nell&#8217;uomo. Va rifiutata, tuttavia, un&#8217;arte che non sappia manifestarsi in un cosmo significante, che persegua &#8211; in altri termini &#8211; la deformazione per il puro gusto della deformazione. Inoltre l&#8217;estetica intesa come espressione supera l&#8217;antinomia tra il bello e l&#8217;arte: la bellezza &quot;data&quot; (l&#8217;oggetto rappresentato) e la bellezza &quot;fatta&quot; (l&#8217;opera d&#8217;arte) non sono due realt\u00e0 alternative: vi \u00e8 tra esse una differenza di grado, non di natura. Stefanini rifiuta la &quot;tecnica&quot; quale elemento distintivo fra l&#8217;estetico e l&#8217;artistico, perch\u00e9 la tecnica, da s\u00e9 sola, rischia di cadere nella &quot;bravura&quot; e nel &quot;virtuosismo&quot;, vizio che uccide l&#8217;arte. Per quanto riguarda la classificazione delle diverse arti, \u00e8 certo che l&#8217;estetica rende ragione delle arti in rapporto ai diversi mezzi espressivi adoperati, in nome della concretezza della parola <em>singolare<\/em>; ma senza mai perdere di vista la natura unitaria dell&#8217;arte. (9)<\/p>\n<p>Partendo dal principio fondamentale che <em>l&#8217;arte \u00e8 un fatto espressivo dello spirito,<\/em> Stefanini si sforza di delinare un&#8217;estetica della parola assoluta. E incomincia rendendo omaggio all&#8217;intuizione fondamentale di Sant&#8217;Agostino nel <em>De Trinitate<\/em>: &quot;Noi abbiamo in noi stessi, quasi come nostra parola, la verace nozione delle cose, da noi concepita, e parlando la generiamo nella nostra intimit\u00e0.[&#8230;] La mente, che si esprime a se stessa, si conosce e si ama nel proprio verbo. Non v&#8217;ha poesia che non abbia la propria origine nei silenzi dello spirito.&quot; Tuttavia, la parola dell&#8217;uomo non \u00e8 parola assoluta: solo la parola di Dio riempie le cose, come dice il libro del <em>Genesi<\/em>: <em>et dixit et facta sunt.<\/em> L&#8217;altro sussite in s\u00e9: ci\u00f2 che dell&#8217;oggetto l&#8217;uomo, pesona fnita, pu\u00f2 esprimere, \u00e8 solo una debole immagine che non intacca la sua irriducibile alterit\u00e0. L&#8217;uomo, dunque, non \u00e8 l&#8217;Assoluto; ma da esso deriva e quindi lo pensa e, con l&#8217;atto di pensarlo, lo significa. L&#8217;espressione umana, pertanto, soffre di un continuo rinvio al di l\u00e0 di s\u00e9 medesima, non diventa mai perfettamente autosufficiente. L&#8217;espressione umana \u00e8 quindi caratterizzata da una perenne condizione di <em>ulteriorit\u00e0<\/em> o, se si preferisce, di perfettibilit\u00e0, che si dispiega nello spazio e nel tempo, senza mai poter conseguire l&#8217;<em>attualit\u00e0<\/em> pura. Come gi\u00e0 si \u00e8 visto, la caratteristica essenziale che distingue l&#8217;espressione artistica dalle altre forme espressive \u00e8 l&#8217;<em>assolutezza.<\/em> La parola dell&#8217;arte \u00e8 assoluta, in quanto non-semantica. L&#8217;arte, dunque, \u00e8 una parola assoluta, <em>ma solo nell&#8217;ordine dei sensibili<\/em>; non esiste intuizione fuori dei sensibili, cio\u00e8 fuori di quel particolare che l&#8217;essere umano possa esprimere. L&#8217;animo umano, grazie al tocco divino, \u00e8 pieno di assoluto: l&#8217;arte cerca di esprimerlo <em>nel particolare che per\u00f2 si universalizza, nel finito che si assolutizza.<\/em> Nell&#8217;espressione artistica, spazio e tempo si piegano e si risolvono nell&#8217;assolutezza del punto e dell&#8217;istante; la condizione umana, che per Heidegger \u00e8 quella dell&#8217;uomo-(gettato)-nel-mondo, si capovolge nell&#8217;altra, del mondo-che-\u00e8-(gettato) nell&#8217;uomo. Nell&#8217;opera d&#8217;arte quel punto, quell&#8217;istante acquistano una dimensione sensibile, divengono <em>forma.<\/em> Per Stefanini, come per Gioberti, il vincolo infinito-finito, spirituale-corporeo, ideale-sensibile si stabilisce pech\u00e8 le cose s&#8217;innervano di forze spirituali e serbano traccia di quella potenza che si prolunga <em>attraverso<\/em> di esse. Nell&#8217;arte, poi, le cose diventano uniche (come dice Souriau): &quot;lo stile \u00e8 quel segno di unicit\u00e0 di un&#8217;anima che viene donata alle cose&quot; (e quanta pretesa arte contemporanea, aggiungiamo noi, \u00e8 priva di stile perch\u00e8 priva di anima, a cominciare dall&#8217;architettura delle nostre citt\u00e0!). (10)<\/p>\n<p>L&#8217;arte, si badi, non \u00e8 necessariamente l&#8217;arte &quot;bella&quot;: in questo, Hegel aveva ragione; ma deve necessariamente seguire la vocazione a formare organismi unitari e completi. N\u00e9 si pu\u00f2 dire che essa contiene una rivelazione religiosa in quanto non basta a s\u00e9 stessa: pensare ci\u00f2, &quot;\u00e8 perdere l&#8217;arte senza ricuperare la religione&quot;. Autonoma, quindi, \u00e8 la sfera dell&#8217;arte: ma di necessit\u00e0 fedele alla ricerca dell&#8217;armonia fra le parti ed il tutto. Essa \u00e8 conformazione o adeguamento delle cose all&#8217;atto cui esse debbono la vita. N\u00e9 la natura, n\u00e9 l&#8217;arte sono belle in s\u00e9 stesse, poich\u00e8 hanno bisogno della mediazione di un esecutore, di uno spirito che ne porti alla luce il valore nascosto. &quot;La natura non diventa bella finch\u00e9 non vive di sentimenti umani&quot;. La bellezza, quindi, non \u00e8 veramente nelle cose, ma nell&#8217;occhio che guarda e nello spirito che ricrea. Per tale ragione il mondo non esaurisce mai le proprie riserve di bellezza: perch\u00e9 in ogni spirito ed in ogni istante il mondo rinasce sotto una luce nuova. (11)<\/p>\n<p>L&#8217;arte, dunque, \u00e8 un valore autonomo nella propria sfera; essa per\u00f2 sottende l&#8217;idea di una verit\u00e0 assoluta che, coincidendo con il possesso dell&#8217;essere a s\u00e9 stesso, \u00e8 anche parola assoluta. Tale idea suggerisce che <em>ens, verum, bonum, pulchrum convertuntur<\/em>: l&#8217;essere coincide con la Verit\u00e0, la Bont\u00e0 e la Bellezza. Ora, solo l&#8217;arte \u00e8 capace di una <em>parola assoluta<\/em>: estendere tale condizione alla filosofia significa confondere le due sfere; conseguire l&#8217;essere assoluto nell&#8217;intuizione \u00e8 prerogativa dell&#8217;arte, non della filosofia. Al tempo stesso, l&#8217;autonomia dell&#8217;arte non va confusa con l&#8217;estetismo; essa risponde anche alla necessit\u00e0 di un dovere religioso. Parola assoluta, l&#8217;arte: ma parola assoluta <em>nell&#8217;ordine dei sensibili<\/em>; lo spazio dell&#8217;arte \u00e8 uno spazio assoluto, ma giace su un piano che non basta alla nostra vita. Questo \u00e8 l&#8217;errore dell&#8217;estetismo: assolutizzare non lo spazio dell&#8217;arte <em>nel proprio ambito<\/em>, ma fuori di esso: farne elemento sufficiente a riempire la domanda dell&#8217;intera esistenza. (12)<\/p>\n<p>Se l&#8217;arte \u00e8 la parola assoluta delle persone finite, la Parola assoluta dell&#8217;Assoluto \u00e8 il Verbo, e si trova fuori dell&#8217;ordine dei sensibili. Quanto pi\u00f9 l&#8217;essere umano \u00e8 in grado di godere della divina bellezza dell&#8217;arte, tanto pi\u00f9 soffre della limitatezza e dell&#8217;inadeguatezza umane, &quot;per cui la grande arte stilla sempre da grande dolore o per lo meno da grande inquietudine&quot;. Da ci\u00f2 deriva la tipica incontentabilit\u00e0 dell&#8217;artista: incontentabilit\u00e0 irriducibile, perch\u00e9 egli cerca risposte e pienezza l\u00e0 dove l&#8217;ordine dei sensibili \u00e8 in grado solo di mostrare il limite e l&#8217;umano senso di insufficienza. L&#8217;arte, comunque, non \u00e8 un lusso o un accessorio della vita umana: ne \u00e8 un elemento fondamentale. L&#8217;arte va verso la vita come la vita verso l&#8217;arte. L&#8217;attivit\u00e0 integrale dell&#8217;uomo si realizza nei due momenti complementari dell&#8217;intuizione e della ragione, n\u00e9 essi sono totalmente separati e distinti: anche nella ricerca scientifica vi \u00e8 un momento di folgorante intuizione, cos\u00ec come nell&#8217;arte &#8211; ad esempio, nella poesia di Dante &#8211; si possono intrecciare ardui motivi dottrinali. Il linguaggio, specchio fedele dell&#8217;alternanza dell&#8217;atto umano, \u00e8 strumento di entrambe le attivit\u00e0, attuale (artistica) e ulteriore (scientifica). Certo, l&#8217;arte gode il privilegio della parola assoluta, ma essa non \u00e8 mai fine a s\u00e9 stessa: essa pu\u00f2 sgorgare solo da un&#8217;anima che abbia conosciuto lotta, amore, odio, meditazione; da un&#8217;anima vuota non risuona che una parola vuota. (13)<\/p>\n<p>Stefanini si chiede poi se l&#8217;arte debba essere intrinsecamente morale; se solo i fiori della virt\u00f9 siano fragranti di bellezza o se possano esserlo anche (come per Baudelaire) i fiori del male. E risponde che l&#8217;arte, per esser tale, deve esser capace di andare oltre la sensibilit\u00e0 e avvolgersi di un alone di spiritualit\u00e0. E cita Severini: &quot;Non si diventa classici per mezzo della sensazione, ma per mezzo dello spirito&quot;. Al tempo stesso, ribadendo l&#8217;autonomia dell&#8217;arte dalla morale, ancora una volta il Nostro si richiama alla sapienza di San Tommaso, citando la <em>Summa Theologiae<\/em>: &quot;Non si esige dall&#8217;artista che faccia il bene, ma che faccia un&#8217;opera ben riuscita&quot;. Di qui l&#8217;inevitabile ambivalenza dell&#8217;arte, che pu\u00f2 anche divenire adorazione idolatrica dell&#8217;opera della creatura che disconosce l&#8217;armoniosa connessione col Creatore. Ma lo scandalo dell&#8217;arte, a ben guardare, non \u00e8 altro che lo scandalo della libert\u00e0. In questo senso, Stefanini rivendica il vanto del cattolicesimo che, contro Leone l&#8217;Isaurico e contro Lutero, ha difeso strenuamente il diritto dell&#8217;arte alla libert\u00e0. Non si pu\u00f2 mettere in discussione un tale diritto senza sminuire e violentare un ambito fondamentale della stessa libert\u00e0 morale dell&#8217;uomo.(14)<\/p>\n<p>A conclusione della sua ricerca sull&#8217;estetica della parola assoluta (seguono tre capitoli, meno originali, su arte e tecnica, arte e forma e sui rischi dell&#8217;estetismo), il filosofo trevigiano si pone una questione particolarmente delicata. Certo, la bellezza \u00e8 da sempre considerata uno degli attributi del divino; tuttavia l&#8217;arte, parola assoluta nell&#8217;ordine dei sensibili, pare separare la sua strada in maniera irreversibile dalla spiritualit\u00e0 pura, immergendo l&#8217;anima in un&#8217;estasi di forme voluttuose che la traggono verso il regno della materialit\u00e0 chiusa in s\u00e9 stessa. Ma Stefanini, in una pagina veramente notevole per finezza di penetrazione speculativa, osserva a questo punto che proprio l&#8217;arte pura tende al superamento del sensibile ed \u00e8 un anelito verso il sovrasensibile: e ricorda il &quot;silenzio&quot; di Rimbaud, la &quot;pagina bianca&quot; di Mallarm\u00e9, l&#8217;intuizione del mistero nel simbolismo mistico della poesia russa del primo Novecento. Qui e altrove egli dimostra una frequentazione e una assimilazione cos\u00ec vasta e profonda delle grandi opere d&#8217;arte e, in particolare, della poesia, da rivelare chiaramente che la sua concezione estetica non nasce da un distaccato ragionamento filosofico, ma anche da un caldo fiume di partecipazione emotiva, di simpatia, di autentico amore per tutte le manifestazioni dell&#8217;umana bellezza. E conclude: &quot;L&#8217;amore ci rivela la vocazione ultransensibile della bellezza&quot;. L&#8217;essere umano, infatti, pu\u00f2 cogliere la bellezza solo nel dato sensibile, ma \u00e8 proprio il verbo sensibile &#8211; la parola assoluta dell&#8217;arte &#8211; che fa nascere in lui il desiderio del suo superamento, del ritorno alla pura sorgente perenne di ogni bellezza, della quale gli oggetti della natura e quelli dell&#8217;arte non sono che un appassionato, struggente riflesso. Arte pura, infatti, \u00e8 anche e soprattutto un bisogno di disincarnarsi, per raggiungere e amare valori extra-sensibili. (15)<\/p>\n<p>La filosofia di Luigi Stefanini e, in particolare, la sua concezione estetica, costituiscono una proposta estremamente interessante nel panorama culturale del Novecento. In un mondo sconvolto da due guerre mondiali (e Stefanini partecip\u00f2 alla prima, meritandosi una croce sul tragico Col di Lana, ove rimase ferito), da opprimenti totalitarismi, dalla minaccia dell&#8217;olocausto nucleare e di un terzo conflitto mondiale (egli mor\u00ec nel 1956, l&#8217;anno del dramma ungherese), caratterizzato da una crisi spirituale e intellettuale senza precedenti che ha investito il costume, l&#8217;arte, la letteratura, la filosofia, la religione, il senso stesso del sacro, sostituendovi i riti e i miti sempre pi\u00f9 effimeri di un cieco materialismo e di un tecnicismo senz&#8217;anima, la sua proposta antropologica giunge come una ventata d&#8217;aria fresca nell&#8217;aria viziata di un relativismo che sconfina nel nichilismo assoluto. La sua vicenda umana e intellettuale testimonia una coerenza, una forza, un coraggio che spiccano sullo sfondo piuttosto grigio di una cultura italiana propensa a un certo conformismo. Sappiamo da una famosa pagina autobiografica quanta importanza ebbe, nella sua formazione e nella costruzione della sua prospettiva filosofica, l&#8217;esempio della serenit\u00e0, della operosit\u00e0, della tenerezza materne, che gli avevano rivelato la presenza, nel sistema di vita ispirato ai valori cristiani, della &quot;forma pi\u00f9 alta dell&#8217;essere&quot;. (16)<\/p>\n<p>Sempre egli seppe confrontarsi col nuovo, con le sfide della contemporaneit\u00e0: cattolico &quot;progressista&quot; e aperto al mondo moderno, ebbe dissensi con la gerarchia cattolica circa il pericolo, da essa paventato, di una eccessiva autonomia della ragione (fresca era la condanna del modernismo da parte di Pio X); professore a Padova, nel clima del ventennio fascista si trov\u00f2, praticamente solo, a difendere le ragioni della sua visione cristiana e razionale; e altrettanto seppe fare, dopo il ritorno della democrazia, mantenendosi serenamente distaccato dagli umori prevalenti nella cultura del secondo dopoguerra, impregnata di esistenzialismo nichilistico e di fascinazione per un collettivismo totalitario e radicalmente illiberale. Infine si misur\u00f2 con il fenomeno del &quot;boom&quot; economico e con la silenziosa scomparsa della civilt\u00e0 contadina, accettando la sfida dei nuovi mezzi d&#8217;informazione della societ\u00e0 di massa (ad esempio, la televisione) e mettendo a punto una sua proposta pedagogica adeguata ai problemi di un&#8217;epoca di rapidissime trasformazioni. C&#8217;\u00e8, dunque, una coerenza veramente rara in questo pensatore che ha attraversato tutte le crisi del &quot;secolo breve&quot; (breve, ma terribile) rimanendo sempre fedele ai propri ideali, nella buona e nella cattiva fortuna, traverso drammi domestici e dispiaceri professionali che mai ne scalfirono la ricca e profonda carica umana.(17)<\/p>\n<p>La sua visione dell&#8217;uomo come <em>imago Dei<\/em> \u00e8 improntata a un ottimismo ragionato e coraggioso, che non elude le difficolt\u00e0 materiali e intellettuali ma che si tiene saldamente ancorato ai due concetti fortemente correlati della dignit\u00e0 e della libert\u00e0 della persona. &quot;Io &#8211; afferma Stefanini &#8211; sono l&#8217;essere che \u00e8 in quanto si dice, si afferma, nella sua presenza a s\u00e9 stesso: nucleo ed energia insieme&quot;; e ancora: &quot;Quanto pi\u00f9 discendo in me, tanto pi\u00f9 trovo gli altri; e quanto pi\u00f9 mi apro agli altri, tanto pi\u00f9 approfondisco me stesso&quot;. Affermare che l&#8217;essere umano \u00e8 <em>persona<\/em> significa riscoprire la sua sacralit\u00e0 irriducibile (&quot;Ogni uomo \u00e8 una storia sacra&quot;, scrive Jean Vanier, che da pi\u00f9 di trent&#8217;anni vive nella Comunit\u00e0 dell&#8217;Arca con uomini e donne portatori di handicap) e la sua dimensione universale <em>perch\u00e9<\/em> singolare. La ragione non \u00e8 preziosa per il fatto che <em>accomuna<\/em> gli esseri umani (come voleva l&#8217;Illuminismo) ma perch\u00e9 li rende unici e irripetibili e perch\u00e9, al tempo stesso, li spinge al dialogo, alla valorizzazione dell&#8217;altro, alla capacit\u00e0 di porlo come fine, e &#8211; attraverso l&#8217;altro &#8211; all&#8217;incontro con Dio. (18)<\/p>\n<p>Stefanini perci\u00f2 rifiuta, sul terreno politico-sociale, sia un individualismo esasperato che recide la connessione e la complementarit\u00e0 fra le persone, sia un collettivismo che appiattisce ed omologa i singoli sul metro di una societ\u00e0 totalitaria e onnipervasiva. In essi riconosce due opposte e ugualmente dannose deformazioni del giusto rapporto dell&#8217;essere con s\u00e9 medesimo, nonch\u00e9 due forme di mortificazione &#8211; uguali e contrarie &#8211; della dignit\u00e0 umana. L&#8217;egoismo individualistico sfocia nell&#8217;accecamento narcisistico ed edonistico, mentre il collettivismo totalitario soffoca la sfera della libert\u00e0 morale. La persona umana, al contrario, \u00e8 veramente realizzata se trova in s\u00e9 stessa le ragioni dell&#8217;apertura al dialogo con il &quot;tu&quot; e se pu\u00f2 liberamente esplicare la sfera della sua espressivit\u00e0 e della sua creativit\u00e0 coscienziale. (19)<\/p>\n<p>L&#8217;arte, in questa prospettiva, diviene la parola significante che la persona finita rivolge alla Persona Infinita in un rapporto incessante di amore e gratitudine, mediante la <em>bellezza aderente<\/em> alle profonde ragioni che sono profuse nella natura. &quot;El&quot;, secondo Dante (nel <em>De Vulgari Eloquentia<\/em>), cio\u00e8 &quot;Dio&quot;, fu la prima parola pronunciata dal nostro padre Adamo nel giardino dell&#8217;Eden, e rivolta al suo Creatore. Una parola-ringraziamento-preghiera che esprime il riconoscimento istintivo di Dio come il punto alfa e il punto omega della nostra vicenda terrena. La parola dell&#8217;arte, dunque, \u00e8 parola assoluta ed \u00e8 parola significante; \u00e8 riconoscimento dell&#8217;armonia e della sapienza del disegno divino sotteso alla nostra inseit\u00e0, al nostro esser<em>ci<\/em> e quindi al nostro esistere-nel-mondo. \u00c8 anche parola-istante, in quanto sottrae la bellezza alla labilit\u00e0 del tempo e la rende assoluta, perch\u00e9 intuitiva; ed \u00e8 parola-rivelazione perch\u00e9 (secondo la lezione agostiniana) ci disvela la natura effimera e illusoria del passato e del futuro e ci restituisce alla concreta immeditezza del nostro essere qui e ora; ma un &quot;qui e ora &quot;che confinano direttamente con l&#8217;Altrove dell&#8217;infinito e dell&#8217;eterno. Ed \u00e8 parola ragionevole, nel senso che mediante un atto intenzionale della coscienza noi riveliamo il nostro essere a noi medesimi e, rivelandolo, vi incontriamo l&#8217;essere dell&#8217;altro; ed \u00e8 anche parola di fede e di amore, perch\u00e9 rende possibile l&#8217;apertura al mondo, la gioiosit\u00e0 dell&#8217;incontro e, al tempo stesso, ci rende consapevoli del nostro limite, della nostra finitezza. Quindi essa diviene parola-anelito, parola-lode, parola-vita: parola che getta ponti fra persona e persona nonch\u00e9 fra le persone e la Persona Assoluta. Infatti \u00e8 proprio dalla constatazione del nostro limite che emerge la consapevolezza del nostro legame necessario con l&#8217;Assoluto: dall&#8217;esperienza della finitezza sgorga la rivelazione di quell&#8217;infinito che noi cerchiamo e bramiamo (come insegna Sant&#8217;Agostino) anche quando ne siamo lontani. (20)<\/p>\n<p>L&#8217;arte, al tempo stesso, non \u00e8 parola autosufficiente, ebbra del proprio orgoglio prometeico, n\u00e9 parola beffarda e ghignante, che si compiace della deformazione, dell&#8217;assurdo e che celebra gli amari trionfi e il disperato autocompiacimento dell&#8217;impotenza e dell&#8217;insensatezza, come tanta pretesa &quot;arte&quot; contemporanea (contro la quale, giustamente, Stefanini fa appello non solo a ragioni teoriche ma allo stesso buon senso del pubblico). Parola, quindi, che celebra la dignit\u00e0 della persona, che riconosce nella persona l&#8217;immagine sensibile (e quindi estremamente inadeguata, ma pur tuttavia preziosa) dell&#8217;Assoluto; e che l&#8217;aiuta a collocarsi in un universo significante e significativo, ove il &quot;s\u00ec&quot; alla vita \u00e8 sostanziato della consapevolezza di s\u00e9 ma anche &#8211; e per ci\u00f2 stesso &#8211; del legame necessario che la unisce agli altri e all&#8217;Altro. (21)<\/p>\n<p>Come afferma sinteticamente Giovanni Baravalle, il principio fondammentale dell&#8217;estetica stefaniniana \u00e8 che &quot;l&#8217;arte \u00e8 la manifestazione dello spirito umano nella sua singolarit\u00e0 personale. Quindi l&#8217;arte non \u00e8 un fatto di pura sensibilit\u00e0, ma \u00e8 il segno energico che l&#8217;interiorit\u00e0 impone all&#8217;esteriorit\u00e0, quindi \u00e8 manifestazione della supremazia dello Spirito. Perci\u00f2 cos\u00ec definisce l&#8217;arte. &#8216;l&#8217;arte \u00e8 la parola assoluta&#8217;, cio\u00e8 l&#8217;arte \u00e8 produzione non di una cosa qualunque, bens\u00ec di ci\u00f2 che ha in s\u00e9 un pregio assoluto, di ci\u00f2 che \u00e8 contemplabile e godibile per se stesso, senza fini utilitari e senza ulteriori aspirazioni.&quot; Tutto giusto, tranne l&#8217;ultima affermazione: perch\u00e9 abbiamo visto che il fatto artistico, per la sua stessa natura sensibile, fa sgorgare naturalmente l&#8217;aspirazione verso un piano di realt\u00e0 pi\u00f9 elevato &#8211; sebbene non sia questo, esplicitamente, il suo fine n\u00e9 a tale aspirazione l&#8217;artista debba programmaticamente ispirarsi. (22)<\/p>\n<p>Da ultimo non si pu\u00f2 sottovalutare il fatto che Stefanini \u00e8 stato, oltre che un importante filosofo &#8211; uno dei maggiori rappresentanti del neo-spiritualismo italiano ed europeo &#8211; un pedagogista paticolarmente attento e sensibile alle problematiche educative dei nostri giorni (secondo la definizione di Geymonat-Tisato). Tale sua specifica sensibilit\u00e0 educativa, caratterizzata da una delle pi\u00f9 suggestive intuizioni del Nostro, ossia il concetto e la pratica della &quot;scuola del dialogo&quot;, traspare anche nella sua concezione estetica, poich\u00e9 la sua concezione dell&#8217;uomo e del suo posto nel mondo si presenta come una delle pi\u00f9 unitarie ed organiche tra quante hanno segnato la vicenda culturale novecentesca.&quot;Ci educhiamo &#8211; scrive, con una delle sue efficacissime sintesi concettuali &#8211; in quanto amiamo e siamo amati:&quot; E ancora: &quot;Non facciamo il bene per noi soli, ma ci educhiamo educando, perch\u00e9 la perfezione della vita \u00e8 amore.&quot; Per lui, quindi, la parola assoluta dell&#8217;arte \u00e8 anche la parola-dialogo, parola che dischiude orizzonti emozionali e concettuali in una prospettiva di incontro e di riconoscimento sempre pi\u00f9 ricco e sempre pi\u00f9 autentico, dal momento che la persona non \u00e8 &#8211; leibnizianamente &#8211; una monade senza porte e senza finestre, bens\u00ec una finestra spalancata sull&#8217;interiorit\u00e0 ove si realizza, al tempo stesso, la &quot;scoperta&quot; dell&#8217;alterit\u00e0. (23)<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, da tutto quanto si \u00e8 detto, che l&#8217;arte &#8211; per Stefanini &#8211; \u00e8 linguaggio di auto-riconoscimento e, quindi, la sua parola \u00e8 parola autentica per eccellenza, poich\u00e9 nessun vero dialogo \u00e8 possibile ove non sussista il socratico <em>conosci te stesso<\/em> dell&#8217;io a s\u00e9 medesimo. Per Stefanini, conoscere s\u00e9 stessi \u00e8 condizione per conoscere, e ri-conoscere, l&#8217;altro: non vi \u00e8, quindi, opposizione fra identit\u00e0 e apertura, fra coscienza e relazione, come sottolinea in un penetrante saggio Jorge Olaechea. Anzi, solo mediante il &quot;conosci te stesso&quot; (come ammoniva, a generazioni e generazioni di antichi Greci, l&#8217;Oracolo di Delfi) l&#8217;arte diviene dialogo autentico, cio\u00e8 condivisione di valori e di significati e universalizzazione del sentimento individuale. Logico corollario di tale concezione \u00e8 che l&#8217;arte contemporanea non dovrebbe ridursi a mera testimonianza documentale di una realt\u00e0 sociale caratterizzata dall&#8217;isolamento, dalla perdita di significato, dall&#8217;impossibilit\u00e0 di comunicare con l&#8217;altro e di riconoscere valori e legami condivisi, bens\u00ec dovrebbe contribuire alla consapevolezza, da parte dell&#8217;essere umano, del suo ruolo e del suo scopo di <em>persona<\/em>, ossia di progettualit\u00e0 razionale orientata verso l&#8217;apertura e la trascendenza. In quest&#8217;ultimo senso, come gi\u00e0 si \u00e8 accennato, l&#8217;arte \u00e8 necessariamentre arte sacra: testimonianza del valore sacrale della persona, della sua origine, del suo ultimo destino. (24)<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1)  A. RIGOBELLO, <em>Personalismo filosofico<\/em>, Brescia, Morcelliana, 1962, p. 1; rip. in <em>Grande Antologia Filosofica<\/em> a cura di M.F. Sciacca, Milano, Marzorati, 1976, vol, XXVI, p. 584.<\/p>\n<p>2)  E ancora: &quot;L&#8217;essere nel suo principio \u00e8 personale, e tutto quello che non \u00e8 personale nell&#8217;essere \u00e8 derivato dalla persona, come mezzo di manifestazione della persona e di comunicazione tra persone&quot;. Cfr. P. BRAIDO, <em>Orientamenti contemporanei della teoria pedagogica in Italia,<\/em> in <em>Scienze dell&#8217;educazione,<\/em> UCIIM, Roma, 1975, p. 28; e B. MONDIN- F. SALVESTRINI, <em>Pedagogia e filosofia. Storia e problemi,<\/em> Milano, Massimo, 1978, vol. 3, pp. 465.<\/p>\n<p>3)  Cr. S. MORAVIA, <em>Filosofia,<\/em> Firenze, Le Monnier, 1990, vol. 3, p. 617;e J, M. PRELLEZO- R. LANFRANCHI, <em>Educazione e pedagogia nei solchi della storia,<\/em> Torino, S.E.I., 1995, vol. 3, pp. 348-352.<\/p>\n<p>4)  &quot;L&#8217;essere \u00e8 personale in quanto razionale ed \u00e8 razionale in quanto personale&quot;: L. STEFANINI, <em>Personalismo sociale,<\/em> Roma, Studium, 1952, p. 14.<\/p>\n<p>5)  &quot;Nell&#8217;atto appercettivo il singolo si possiede in quello che esso \u00e8 nella sua dipendenza all&#8217;Altro che lo costituisce, sicch\u00e8 la sua visuale si sdoppia, esorbitando dalle condizioni dell&#8217;esistente e toccando la sfera in cui l&#8217;esistente \u00e8 contenuto e nella quale egli sussiste&quot;: L. STEFANINI, <em>Metafisica della persona ed altri saggi,<\/em> Padova, Liviana, 1950, p. 20.<\/p>\n<p>6)  L. STEFANINI, <em>Estetica,<\/em> Roma, Studium, 1953, pp. 42-44.<\/p>\n<p>7)  <em>Ibidem,<\/em> pp. 44-47.<\/p>\n<p>8)  <em>Ibidem,<\/em> pp. 47-59.<\/p>\n<p>9)  <em>Ibidem,<\/em> pp. 59-65.<\/p>\n<p>10) <em>Ibidem,<\/em> pp. 66-83.<\/p>\n<p>11) <em>Ibidem,<\/em> pp. 83-93.<\/p>\n<p>12) <em>Ibidem,<\/em> pp. 93-99.<\/p>\n<p>13) <em>Ibidem,<\/em> pp. 99-105.<\/p>\n<p>14) <em>Ibidem,<\/em> pp. 105-109.<\/p>\n<p>15) <em>Ibidem,<\/em> pp. 109-111.<\/p>\n<p>16) L. STEFANINI, <em>La mia prospettiva filosofica,<\/em> ried. Treviso, Canova, 1996, p. 31.<\/p>\n<p>17) Cfr. la fondamentale ediz. della corrispondenza in G. CAPPELLO, <em>Luigi Stefanini dalle opere e<\/em> <em>dal carteggio del suo archivio,<\/em> Treviso, Fondaz. Stefanini, 2006.<\/p>\n<p>18) &quot;Il programma che cinquant&#8217;anni fa Aristide Gabelli prefiggeva alla scuola primaria: &#8216;formare lo strumento testa&#8217;, non sembra ancora integrato dai precetti &#8216;formare gli strumenti del cuore e della volont\u00e0&#8217;: L. STEFANINI, <em>Il problema morale ed educazione morale,<\/em> Torino, S.E.I., 1932, p. 51.<\/p>\n<p>19) Analogo ragionamento sviluppa Stefanini passando dall&#8217;ambito del singolo a quello dei popoli; da ci\u00f2 il suo giudizio negativo sull&#8217;esistenzialismo tedesco. Cfr. L. STEFANINI, <em>Il dramma filosofico della Germania<\/em>, Padova. CEDAM, 1948, p. 249.<\/p>\n<p>20) &quot;L&#8217;arte come parola assoluta rappresenta una via di liberazione dal limite ontologico della persona, sfiora l&#8217;assolutezza del Verbo divino, tenendo presente l&#8217;abisso che separa la persona empirica dall&#8217;Assoluto&quot;: L. CORRIERI, <em>Luigi Stefanini: un pensiero attuale<\/em>, Treviso, Fondaz. tefanini, 2002, p.166.<\/p>\n<p>21) &quot;&#8230;contro ogni appagamento coscienzialistico, viene riabilitata la consistenza della cocienza nel momento stesso in cui \u00e8 abitatadal dramma della libert\u00e0 e della scelta, dell&#8217;impegno e dell&#8217;errore, del diritto e del dovere&quot;; L. BIAGI, <em>Idea di persona in L. S.,<\/em> in <em>Rosmini e Stefanini,<\/em> Atti del Convegno del 14-15 nov. 1997, Treviso, Fondaz. Stefanini, 1998, p. 134.<\/p>\n<p>22) Cfr. G. BARAVALLE, <em>L&#8217;uomo e i suoi problemi,<\/em> Cuneo, Bertello ed., vol. 3, p. 381.<\/p>\n<p>23) &quot;Non si pu\u00f2 parlare di educazione senza intendere il processo per cui la persona viene alla luce e prende possesso di s\u00e9, n\u00e9 si pu\u00f2 parlare di persona senza intendere il processo educativo per cui l&#8217;uomo si eleva dal piano dell&#8217;individualit\u00e0 empirica al piano del valore, in cui consiste appunto la persona&quot;: L. STEFANINI, <em>L&#8217;educazione della persona<\/em>, in A.A. V.V<em>., L&#8217;uomo integrale<\/em>, Assisi, Ed. Pro Civitate Christiana, 1955, p. 56.<\/p>\n<p>24) &quot;La vera attivit\u00e0 umana, nella scuola e fuori della scuola, si esprime quando l&#8217;uomo, invece di sottostare alla brutalit\u00e0 delle forze che urgono nel fondo tenebroso del suo essere, s&#8217;impone ad esse, le ordina, le informa e ne fa strumento e materia alla realizzazione dei suoi fini&quot;: L. STEFANINI, <em>Personalismo educatvo,<\/em> Roma, BOCCA, 1955, p. 58.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per comprendere l&#8217;essenza della riflessione filosofica di Luigi Stefanini, bisogna considerarla nel suo rapporto con l&#8217;esistenzialismo e specialmente col pensiero di Martin Heidegger, col quale egli<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[130,153],"class_list":["post-29023","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-esistenzialismo","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29023","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29023"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29023\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29023"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29023"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29023"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}