{"id":29011,"date":"2008-07-23T01:17:00","date_gmt":"2008-07-23T01:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/23\/amare-la-vita-e-il-segreto-per-reagire-alla-stanchezza-fisica-mentale-e-spirituale\/"},"modified":"2008-07-23T01:17:00","modified_gmt":"2008-07-23T01:17:00","slug":"amare-la-vita-e-il-segreto-per-reagire-alla-stanchezza-fisica-mentale-e-spirituale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/23\/amare-la-vita-e-il-segreto-per-reagire-alla-stanchezza-fisica-mentale-e-spirituale\/","title":{"rendered":"Amare la vita \u00e8 il segreto per reagire alla stanchezza fisica, mentale e spirituale"},"content":{"rendered":"<p>La stanchezza in tutte le sue forme &#8211; fisica, mentale e spirituale &#8211; \u00e8, specialmente oggi, il pi\u00f9 grande ostacolo alla capacit\u00e0 di vivere una vita piena, gratificante, serena e, possibilmente, gioiosa. La si pu\u00f2 chiamare in vari modi, sovraffaticamento, stress, surmenage, anche tenendo conto dei fattori che la generano e dei possibili rimedi con i quali affrontarla.<\/p>\n<p>Fino a che punto \u00e8 \u00abnormale\u00bb sentirsi stanchi, e come mai l&#8217;eccesso di lavoro, e quindi di fatica, non produce su soggetti diversi, effetti analoghi? E come accade che perfino il medesimo soggetto reagisca al superlavoro in modo differenziato, a seconda del genere di lavoro che si trova a dover svolgere? Si \u00e8 notato, ad esempio, che un determinato soggetto pu\u00f2 manifestare la tendenza a stancarsi facilmente in presenza di una data quantit\u00e0 di lavoro di un certo tipo; ma che, al contrario, pu\u00f2 affrontare senza difficolt\u00e0 un lavoro doppio o triplo, di diverso genere.<\/p>\n<p>Scrive Lucien Brohua (in Leonid Petrescu, <em>Surmenage<\/em>; titolo originale dell&#8217;opera: <em>Le surmenage<\/em>, \u00c9ditions Univesitaires, Paris; traduzione italiana Fiorangelo Pozzi e Paolo Stacul, Edizioni Paoline, Roma, 1972, p. 13):<\/p>\n<p><em>La stanchezza \u00e8 un termine vago e generale che si applica a numerose situazioni differenti, prodotte da molti fattori e caratterizzata da molteplici sintomi. Sappiamo che nella formazione della stanchezza intervengono influenze fisiologiche, psicologiche e sociologiche ma, dal punto di vista scientifico, non esiste nessuna definizione precisa della stanchezza&#8230; La stanchezza \u00e8 stata descritta come una specie di appetito negativo per l&#8217;attivit\u00e0. Potremmo aggiungere che di solito l&#8217;appetito negativo \u00e8 pi\u00f9 marcato per il tipo specifico di attivit\u00e0 che ha provocato la stanchezza e potrebbe darsi che esso non esista per altri tipi di attivit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Dunque, se abbiamo capito bene, i medici sospettano che la stanchezza non sia una patologia \u00aboggettiva\u00bb, e che essa si produca in presenza di fattori che dipendono, almeno in una certa misura, non da circostanze esterne, ma dal <em>modo<\/em> in cui un determinato soggetto si pone di fronte a certi tipi di lavoro, piuttosto che a certi altri.<\/p>\n<p>Ecco, qui sta forse la chiave per accedere a una prima comprensione del fenomeno \u00abstanchezza\u00bb e per individuare correttamente il concetto corrispondente. <em>Ci si stanca pi\u00f9 in fretta di un certo lavoro, quanto pi\u00f9 esso riesce sgradito<\/em>; e gli effetti cumulativi della stanchezza nei suoi vari livelli &#8211; fisico, psicologico e spirituale &#8211; tendono a crescere in misura esponenziale per quei lavori e per quelle attivit\u00e0 che il soggetto svolge con un senso di intima ripugnanza.<\/p>\n<p>Vorremmo aggiungere che la vita intera si pu\u00f2 considerare, dal punto di vista della salute, come un grande, incessante lavoro che ci investe a trecentossessanta gradi; e che, se nel nostro inconscio &#8211; o, addirittura, nella nostra sfera cosciente &#8211; noi proviamo disgusto e noia nei confronti di essa, saremo vittime di uno stato di sovraffaticamento cronico, che si manifester\u00e0 anche con patologie importanti, ma generalmente elusive e inafferrabili.<\/p>\n<p>Non solo.<\/p>\n<p>Per poter diagnosticare uno stato di sovraffaticamento e di stanchezza generalizzata, bisogna prima avere le idee chiare su che cosa sia la persona umana. Se non riconosciamo, ad esempio, che essa \u00e8 strutturata sui tre diversi livelli &#8211; fisico, mentale e spirituale &#8211; non saremo neppure in grado di diagnosticare correttamente i suoi malanni, compreso il surmenage.<\/p>\n<p>Vi sono, ad esempio, degli individui (e perfino dei medici) che nella persona umana non vedono molto di pi\u00f9 che una macchina da tenere in efficienza con una sana alimentazione, un sano movimento, e cos\u00ec via: il che \u00e8 certamente giusto, ma insufficiente. Ve ne sono parecchi, poi, i quali ammettono, o almeno intuiscono, che la persona vive le proprie difficolt\u00e0 &#8211; cos\u00ec come, del resto, i propri successi &#8211; anche a livello mentale, e si sforzano di tener conto della componente psicologica sia nella diagnosi, sia nella terapia dei vari disturbi, stanchezza compresa.<\/p>\n<p>Ma se non sappiamo riconoscere che, nella persona umana, vi \u00e8 anche un terzo livello, quello spirituale, allora non avremo nemmeno gli strumenti per comprendere quanto esso influisca sui primi due livelli e in che misura possa diventare un fattore decisivo per affrontare ed, eventualmente, combattere disturbi e malattie che colpiscono l&#8217;organismo.<\/p>\n<p>Siamo propensi a credere che la consapevolezza di questo terzo livello sia oggi poco diffusa, specialmente negli ambienti scientifici \u00abufficiali\u00bb e, quindi, nella medicina. Semplicemente, per la maggior parte dei medici, lo \u00abspirito\u00bb non \u00e8 una struttura rilevante della persona umana; o, se pure lo \u00e8, esso esula completamente dalla loro sfera di competenza: pertanto non lo prendono minimamente in considerazione, n\u00e9 come origine di certi disturbi, n\u00e9 come possibile alleato per combatterli. Lo ignorano, punto e basta.<\/p>\n<p>E che cosa direbbero, poi, tutti quei bravi medici e scienziati di formazione positivistica, se qualcun dicesse loro che, al di sopra di questo terzo livello, ce n&#8217;\u00e8 un quarto, <em>ancora pi\u00f9 importan<\/em>te, bench\u00e9 non faccia parte della struttura originaria dell&#8217;organismo; e che questo quarto elemento, che possiamo chiamare Grazia, \u00e8 di origine soprannaturale? Nondimeno, esso \u00e8 presente e pu\u00f2 esercitare un influsso determinante sul benessere dell&#8217;organismo (cfr. il nostro articolo: <em>L&#8217;amore di carit\u00e0 ispirato dalla Grazia \u00e8 il fulcro della nostra vita soprannaturale<\/em>, sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Se appena ci guardiamo intorno con un minimo di attenzione, non tarderemo ad accorgerci che la stanchezza cronica \u00e8 una delle patologie attualmente pi\u00f9 diffuse.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 deriva in parte dall&#8217;attivismo esasperato e dal produttivismo nevrotico, che \u00e8 una delle piaghe specifiche della modernit\u00e0; in parte da sbagliate abitudini alimentari, motorie, psicologiche, che ne sono l&#8217;inevitabile corollario; in parte, anche, da un erroneo atteggiamento spirituale, che consiste in una smodata aspettativa di gratificazioni, benessere e felicit\u00e0, originata dalla creazione artificiale di sempre nuovi bisogni, elemento tipico del circuito consumistico (cfr. il nostro precedente articolo: <em>Dobbiamo liberarci dall&#8217;aspettativa, figlia malata dell&#8217;idea di progresso<\/em>, sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>La \u00abcarica\u00bb del nostro organismo, che ci d\u00e0 l&#8217;energia per procedere nelle nostre normali attivit\u00e0, \u00e8, in primo luogo, di natura spirituale. La conoscenza e il sapiente utilizzo di tale energia spirituale ci consente di rifornire sia il piano menale, sia il piano fisico della nostra vita; mentre non \u00e8 possibile il contrario. I piani inferiori, infatti, non possono alimentare i piani superiori: nessuna energia fisica sar\u00e0 mai in grado di compensare un sovraffaticamento mentale o spirituale, e nessuna energia mentale potr\u00e0 ricostituire, di per s\u00e9, le energie spirituali malamente dissipate.<\/p>\n<p>L&#8217;elemento centrale, da cui ogni riflessione in proposito deve prendere le mosse, \u00e8 che ciascuno di noi possiede, in circostanze normali, un potenziale energetico spirituale, cos\u00ec come possiede un potenziale energetico fisico e mentale; e, subordinatamente a questo, che il potenziale energetico pu\u00f2 fluire dai livelli superiori a quelli inferiori, interagendo nei diversi piani del corpo, della mente e dello spirito.<\/p>\n<p>Il logico corollario di quanto abbiamo detto sopra \u00e8 che la regola numero uno per evitare l&#8217;insorgere del sovraffaticamento \u00e8 la conservazione del proprio potenziale energetico, secondo l&#8217;antica ed aurea massima che <em>prevenire \u00e8 meglio che curare<\/em>. Ma come si fa a evitare che il proprio potenziale energetico si disperda? O, meglio, come avviene che esso, di fatto, si disperde, generando forme di stanchezza persistenti e patologiche?<\/p>\n<p>A causa del dissennato attivismo di cui parlavamo prima, nella nostra societ\u00e0 \u00e8 un motivo di vanto il fatto di continuare a lavorare anche dopo l&#8217;insorgere della stanchezza o di altri sintomi patologici (febbre, mal di testa, ipertensione arteriosa, ecc.). Errore gravissimo: significa ignorare i messaggi di avvertimento che l&#8217;organismo ci manda, allo scopo di metterci in guardia. Sarebbe come se il capitano di una nave ignorasse i segnali radar che indicano la presenza di grossi <em>icebergs<\/em> davanti a lui, e proseguisse a tutta forza nella nebbia secondo la rotta stabilita.<\/p>\n<p>Quanto alle cause per cui la stanchezza insorge, esse possono essere le pi\u00f9 varie, ma con un denominatore comune, che \u00e8 poi quello cui accennavamo pi\u00f9 sopra: un intimo rifiuto nei confronti del lavoro che stiamo compiendo. E si intenda la parola \u00ablavoro\u00bb nel senso pi\u00f9 ampio del termine: fino al caso limite (ma non poi cos\u00ec raro nella pratica) di coloro che provano un inconfessabile disgusto nei confronti della vita intera, percepita come un lavoro &#8211; o una serie ininterrotta di lavori &#8211; spossante ed estremamente sgradevole.<\/p>\n<p>Per convincersene, basta osservare i bambini.<\/p>\n<p>Per il bambino, il gioco \u00e8 un \u00ablavoro\u00bb, nel senso che tende ad assorbire tutte le sue energie e a costituire l&#8217;elemento qualificante delle singole giornate, cos\u00ec come della vita nel suo complesso. Per il bambino, una vita senza gioco \u00e8 impensabile, cos\u00ec come lo \u00e8, per l&#8217;adulto, una vita senza lavoro. Ora, quando il bambino \u00e8 immerso nel gioco, egli continua a profondervi le sue migliori energie, anche dopo l&#8217;insorgere della stanchezza. E non lo fa per una sorta di senso del dovere. Il calciatore adulto continua a impegnarsi nella partita anche dopo l&#8217;insorgere della stanchezza, per un senso del dovere da compiere; ma il bambino continua a giocare, anche quando si sente mezzo morto di fatica, per il piacere del gioco in se stesso, a cui non vorrebbe rinunciare fino a quando non \u00e8 sul punto di crollare, vinto dalla stanchezza.<\/p>\n<p>Ebbene, a questo punto si confronti il sonno del bambino che si \u00e8 addormentato, esausto e sazio di giochi, con il sonno dell&#8217;adulto, che si \u00e8 visto costretto a interrompere il proprio lavoro, perch\u00e9 non pi\u00f9 in grado di fronteggiare il proprio senso di affaticamento. Il sonno del primo \u00e8 profondo, senza residui; al risveglio, il bambino si alzer\u00e0 perfettamente riposato e pronto a ricominciare il proprio <em>tour de force.<\/em> Il sonno dell&#8217;adulto sar\u00e0, invece, penoso e tribolato; anzi, non di rado tarder\u00e0 a venire o non verr\u00e0 affatto, e questo tanto pi\u00f9 sicuramente, quanto maggiore sar\u00e0 lo stato di affaticamento. Quando \u00e8 eccessivamente stanco, l&#8217;adulto non riesce ad addormentarsi, pur provando un estremo bisogno di riposare; mentre il bambino, quando si \u00e8 stancato oltre ogni limite in un giuoco appassionante, si addormenta di colpo, magari nelle braccia di un genitore, prima ancora di raggiungere il lettino.<\/p>\n<p>Quali conclusioni possiamo trarre da tutto ci\u00f2?<\/p>\n<p>Evidentemente, non \u00e8 tanto la quantit\u00e0 di stanchezza che fa la differenza fra salute e malattia, ma la sua <em>qualit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>E qui non \u00e8 possibile prescindere dalla <em>motivazione<\/em> della propria attivit\u00e0 lavorativa, dalla quale dipende il ritmo con cui ci stanchiamo, nonch\u00e9 quello con cui siamo in grado di ricostituire le energie spese mano a mano. Certo, sappiamo tutti benissimo che non \u00e8 affatto semplice, specie nelle condizioni della societ\u00e0 contemporanea, trovare un lavoro gratificante: solo una piccola minoranza di fortunati pu\u00f2 aspirarvi. Per la maggior parte delle persone, \u00e8 gi\u00e0 tanto trovare un lavoro per mantenersi e mantenere la propria famiglia, qualunque esso sia.<\/p>\n<p>Eppure, a ben guardare, una possibilit\u00e0 di scelta ce l&#8217;abbiamo, sempre. Non sul genere di lavoro, ovviamente; ma sul <em>modo<\/em> in cui noi decidiamo di assumerlo, di farlo nostro, di viverlo. E questa \u00e8 una regola che vale per tutte quelle circostanze che possono provocare l&#8217;insorgere dell&#8217;affaticamento fisico, mentale o spirituale.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso di una persona che debba vivere, per cause indipendenti dalla sua volont\u00e0, in una citt\u00e0 che non ama. La frustrazione e il sordo rancore che albergano in lei, la porteranno a ignorare sistematicamente gli aspetti positivi del luogo in cui si sente costretta a risiedere, rigirando di continuo il coltello nella piaga degli aspetti negativi. Oppure prendiamo il caso di in individuo che debba convivere con dei vicini di casa, o con dei colleghi di lavoro, che non gli piacciono. Rabbia e amarezza lo porteranno a esasperare la negativit\u00e0 dei propri rapporti umani, trascurando tutto ci\u00f2 che potrebbe migliorarli.<\/p>\n<p>Noi non siamo afflitti dalle cose, diceva un filosofo antico, ma dall&#8217;idea delle cose che ci siamo fatta. Entro certi limiti, \u00e8 possibile capovolgere la polarit\u00e0 delle nostre emozioni, attivando le vibrazioni positive in luogo di quelle negative e recuperando cos\u00ec, con uno sforzo meno grande di quel che si possa immaginare, il nostro potenziale energetico.<\/p>\n<p>Si tratta di una operazione alchemica ben nota agli iniziati della Tradizione; ma anche di una comune pratica di quanti conoscono le inesauribili risorse della meditazione e della preghiera e le insospettate riserve energetiche del nostro organismo fisico, psichico e spirituale, nonch\u00e9 della sua apertura potenziale al piano soprannaturale della Grazia (cfr. il nostro precedente articolo <em>Gli assiomi ermetici del \u00abKybalion \u00bb, tesori nascosti di una sapienza antichissima<\/em>, sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>L&#8217;importante \u00e8 ricordare che le cosiddette stanchezze locali (ad esempio muscolare, visiva, uditiva) non sono mai isolabili dal contesto complessivo dell&#8217;organismo, cos\u00ec come non si pu\u00f2 isolare la stanchezza fisica da quella mentale e da quella spirituale. In condizioni normali &#8211; conducendo, cio\u00e8, un genere di vita sano, con una appropriata alimentazione e con l&#8217;esclusione del fumo, della caffeina e dei superalcolici &#8211; l&#8217;organismo possiede in se stesso la capacit\u00e0 di ricostituire il proprio potenziale energetico in modo naturale.<\/p>\n<p>Di fatto, ci\u00f2 spesso non avviene, e non solo a causa di sbagliate abitudini alimentari, motorie, e simili.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8, in buona sostanza, quello di individuare e preservare un equilibrio stabile fra la quantit\u00e0 di energia che dissipiamo continuamente, e quella che il nostro organismo tende naturalmente a ricostituire, sia mediante l&#8217;alimentazione, sia mediante il riposo ed il sonno. Per molte persone l&#8217;equilibro appare compromesso, ed esse vivono perennemente in uno stato di <em>deficit<\/em> energetico: consumano pi\u00f9 energia di quanta possano permettersi.<\/p>\n<p>Torniamo a dire che il segreto fondamentale per prevenire o recuperare lo stato di affaticamento \u00e8 il raggiungimento di una giusta condizione spirituale, nella quale riusciamo a giudicare con equanimit\u00e0 i fattori positivi e negativi della nostra vita (e del nostro lavoro), concentrando la nostra attenzione emotiva sui primi e distogliendola dai secondi.<\/p>\n<p>Ad esempio, vi sono persone le quali, dopo aver subito una grossa delusione sentimentale, continuano a tormentarsi col ricordo incessante del proprio dolore. Ci\u00f2 costituisce un diuturno, enorme dispendio di energia vitale, che, a sua volta, innesca un circolo vizioso di pensieri negativi e di comportamenti rassegnati ed erronei. Queste persone non riconoscerebbero le cose positive che passano loro accanto, neppure se vi andassero a sbattere contro. Come meravigliarsi se il loro atteggiamento esistenziale produce una crescente, insopportabile stanchezza, un sovraffaticamento cronico di tutto l&#8217;organismo?<\/p>\n<p>Ahim\u00e9, l&#8217;ignoranza e la pigrizia intellettuale, nelle quali viviamo immersi, spingono molti di noi a cercare una via d&#8217;uscita nell&#8217;assunzione di stimolanti (caffeina, alcolici, droghe di vario genere) o, peggio ancora, di psicofarmaci (ansiolitici, sonniferi, ecc.), presi senza misura n\u00e9 discernimento e, spesso, senza nemmeno aver consultato un buon medico. Come se l&#8217;eventuale scomparsa dei sintomi potesse risolvere i problemi, dei quali i sintomi sono un prezioso campanello d&#8217;allarme. Importante non \u00e8, ad esempio, dormire ogni notte per un determinato numero di ore; importante \u00e8 predisporre un sonno benefico e ristoratore, che non ha nulla a che fare con il brutale stordimento ottenuto mediante mezzi artificiali di tipo chimico.<\/p>\n<p>E qui il discorso cade acconcio sull&#8217;utilizzo del tempo dedicato al riposo.<\/p>\n<p>Ogni individuo dispone di un certo tempo di riposo, sia nell&#8217;arco della giornata, sia nel corso dell&#8217;anno lavorativo. Certo, per molte persone si tratta di una entit\u00e0 piuttosto aleatoria, perch\u00e9 tutta una serie di impegni \u00abprivati\u00bb, familiari in primo luogo, tende a ridurla fino ai minimi termini; al punto che, in certi casi, il tempo dedicato teoricamente al riposo finisce per diventare perfino pi\u00f9 faticoso di quello lavorativo \u00abufficiale\u00bb. E ci\u00f2 \u00e8 vero specialmente per le donne, sopraffatte dalle molteplici esigenze che vengono dalla fabbrica o dall&#8217;ufficio, dalla casa, dai figli.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, si ricordi che il modo in cui decidiamo di vivere le cose dipende essenzialmente da noi; e che, se esiste una forte motivazione, anche le fatiche pi\u00f9 gravose appaiono un poco pi\u00f9 leggere. Ad esempio, una madre che abbia fortemente desiderato la nascita dei propri figli, risentir\u00e0 meno la stanchezza di accudirli, di una donna che sia diventata madre per caso o con scarsa convinzione.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una verit\u00e0 che ogni studente \u00e8 in grado di verificare ogni giorno, infinite volte. Se gli insegnanti riescono a catturare l&#8217;attenzione dei propri studenti e a motivarli allo studio, questi ultimi non sentono facilmente l&#8217;insorgere della stanchezza (mentale, in questo caso); altrimenti, non ci sono vitamine che tengano. Quando c&#8217;\u00e8 la motivazione, ossia un autentico interesse personale, le ore d studio passano in fretta; quando non c&#8217;\u00e8, divengono eterne, insopportabili.<\/p>\n<p>Siamo giunti alle soglie dell&#8217;ultima parte del nostro ragionamento.<\/p>\n<p>Viviamo in una societ\u00e0 in cui, per una molteplicit\u00e0 di fattori che ora non possiamo riassumere (ma che abbiamo cercato di analizzare in tanti altri articoli), la maggior parte delle persone sono prese nella grave contraddizione fra una vita sostanzialmente inautentica da un lato, e un enorme potenziale di aspettativa dall&#8217;altro. Le due cose, spesso, vanno a braccetto: quanto pi\u00f9 grande la frustrazione, tanto pi\u00f9 smisurata l&#8217;aspettativa; quanto pi\u00f9 ipertrofica l&#8217;aspettativa, tanto pi\u00f9 sconfortante la frustrazione.<\/p>\n<p>Vivere una vita inautentica; svolgere il proprio lavoro con rabbia e senza amore; sopportare i propri familiari di malavoglia; detestare il vicinato, il quartiere, la citt\u00e0 in cui si risiede; rimuginare le esperienze spiacevoli e dolorose del passato; aggiungere alla fatica del lavoro, la fatica di un tempo libero speso senza gioia e senza giudizio; mascherare la propria carenza di autostima dietro atteggiamenti aggressivi o esageratamente rinunciatari; chiudersi alla contemplazione della bellezza che ci circonda; soffermare l&#8217;attenzione soltanto sugli eventi negativi, personali e collettivi (cosa a cui le notizie del telegiornale e della stampa predispongono quotidianamente): tutte queste sono altrettante maniere per vivere male e, di conseguenza, per vivere in uno stato di perenne <em>deficit<\/em> energetico, a tutti i livelli dell&#8217;organismo.<\/p>\n<p>Dovremmo, quindi, recuperare la capacit\u00e0 di stupirci davanti alle cose, di vederle con gli occhi incantati del bambino che le ammira per la prima volta.<\/p>\n<p>Forse, allora, scopriremmo il segreto dei bambini: quello di non stancarci facilmente, pur immergendoci in pieno nelle nostre attivit\u00e0.<\/p>\n<p>E, quando insorge la richiesta imperiosa del riposo, scopriremmo l&#8217;arte di abbandonarci ad un sonno veramente riposante e rigeneratore, tale da metterci in condizione di riprendere la nostra vita, il mattino dopo, con rinnovato slancio e con giovanile entusiasmo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La stanchezza in tutte le sue forme &#8211; fisica, mentale e spirituale &#8211; \u00e8, specialmente oggi, il pi\u00f9 grande ostacolo alla capacit\u00e0 di vivere una vita<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-29011","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29011","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29011"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29011\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29011"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29011"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29011"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}