{"id":29007,"date":"2015-07-29T07:58:00","date_gmt":"2015-07-29T07:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/stormir-di-pini-sogno-e-nostalgia-nella-lirica-carsica-di-srecko-kosovel\/"},"modified":"2015-07-29T07:58:00","modified_gmt":"2015-07-29T07:58:00","slug":"stormir-di-pini-sogno-e-nostalgia-nella-lirica-carsica-di-srecko-kosovel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/stormir-di-pini-sogno-e-nostalgia-nella-lirica-carsica-di-srecko-kosovel\/","title":{"rendered":"Stormir di pini, sogno e nostalgia nella lirica \u201ccarsica\u201d di Sre\u010dko Kosovel"},"content":{"rendered":"<p>Il poeta Sre\u010dko Kosovel, nato a Sesana, sull&#8217;altopiano carsico, il 18 marzo 1904 e morto nella vicina Tomaj, dove trascorse l&#8217;intera esistenza, il 27 maggio 1926, a soli ventiquattro anni, \u00e8, senza dubbio, una delle voci pi\u00f9 pure e suggestive della lirica slovena contemporanea.<\/p>\n<p>Fatta eccezione per il periodo degli studi di slavistica e romanistica presso la facolt\u00e0 di filosofia dell&#8217;universit\u00e0 di Lubiana, Kosovel non si allontan\u00f2 mai dal paese della sua infanzia, ove la sua famiglia si era trasferita allorch\u00e9 egli aveva otto anni: la sua brevissima vita fu tutta raccolta e quasi ombreggiata sotto le fronde dei pini del Carso, che, con i loro fusti diritti e con lo stormire delle fronde, ritornano continuamente nelle sue liriche.<\/p>\n<p>Dal 1925, nell&#8217;ultimo anno della sua vita terrena, sub\u00ec gli influssi del costruttivismo russo, e a tali influssi si deve, a nostro avviso, la parte pi\u00f9 &quot;studiata&quot;, meno spontanea e, in definitiva, meno felice della sua produzione poetica; per tutto il resto la sua poesia si svolse sotto il segno di suggestioni vitaliste, paniste, estetiste, riconducibili al clima complessivo del Decadentismo e del Simbolismo e in una tonalit\u00e0 generale, quasi pittorica, che risente dell&#8217;impressionismo.<\/p>\n<p>In Kosovel c&#8217;\u00e8 anche e soprattutto, l&#8217;attitudine al sogno, alla nostalgia, al dolce abbandono tipici dell&#8217;anima slava, unita alla fresca vitalit\u00e0 di un poeta poco pi\u00f9 che adolescente, e di una letteratura, anch&#8217;essa, quasi ancor bambina, che intuiscono una forza intima, segreta e non ancora pienamente sviluppata, la quale freme e scalpita per aprirsi una strada, come certi fiumi carsici che riappaiono in superficie dopo chilometri di corso sotterraneo, anelanti al sole e alla luce.<\/p>\n<p>Per gli anni in cui visse, Kosovel sent\u00ec come un intollerabile oltraggio al proprio sentimento nazionale gli sforzi del governo fascista per italianizzare quelle terre e si sent\u00ec in dovere di ergersi contro il pericolo della snazionalizzazione; anche se metodi ben pi\u00f9 brutali venivano allora adoperati dal democratico governo francese per eliminare l&#8217;elemento culturale tedesco dall&#8217;Alsazia e anche se il vero pericolo per l&#8217;autonomia culturale e politica slovena non veniva dall&#8217;Italia, dal cui patrimonio di antica civilt\u00e0 la giovane nazione slava avrebbe avuto comunque di che arricchirsi, ma dal duro e ottuso nazionalismo panserbo, mirante a omologare non solo la Slovenia, ma anche la Croazia, la Bosnia-Erzegovina, il Montenegro, la Macedonia, entro le coordinate di uno Jugoslavia intesa, centralisticamente, come l&#8217;estensione e il potenziamento della sola Serbia. Funzionale al nazionalismo serbo era, poi, l&#8217;incoraggiamento ai sub-nazionalismi jugoslavi: nel caso della Slovenia, all&#8217;assurda pretesa di spingere avanti i confini politici, da un lato sino alla Carinzia austriaca, Klagenfurt compresa, e, dall&#8217;altro, sino a Trieste, Monfalcone, Gorizia, le valli del Natisone, comprese Aquileia, Cividale, Gemona, Pontebba, Tolmezzo.<\/p>\n<p>Kosovel era un giovanissimo poeta che sentiva in s\u00e9 la forza emergente di una giovane letteratura e di una giovane nazione; non era uno studioso di storia, n\u00e9 un filosofo, cui si possa rimproverare di aver avuto la vista corta in fatto di idee politiche e nazionali, tanto pi\u00f9 che una certa vena di ribellismo politico era comunque nel clima della poesia europea di quell&#8217;epoca, dalla Francia all&#8217;Unione Sovietica (e non solo di quell&#8217;epoca: i poeti e la rivoluzione, quale strano ma ricorrente connubio, nella storia moderna!). Ci so potrebbe, semmai, aspettare un maggior equilibrio da chi, come lo scrittore Boris Pahor, autore di una peraltro pregevole biografia del Nostro, ha il vantaggio, non piccolo, di vedere le cose con il senno del poi, cio\u00e8 dopo aver assistito alle atrocit\u00e0 titine contro sloveni e croati nel 1945, fino alle drammatiche guerre civili degli anni &#8217;90 del Novecento, con le quali croll\u00f2 miseramente il sinistro castello (fatto anche menzogne) della Jugoslavia comunista.<\/p>\n<p>Tralasciando, perci\u00f2, la componente &quot;costruttivista&quot; e, per cos\u00ec dire, politica e sociale della lirica di Sre\u010dko Kosovel (cosa che a qualcuno potr\u00e0 non piacere: ma \u00e8 una prerogativa della critica quella di non farsi imbeccare su ci\u00f2 che vada ritenuto valido di un poeta), e privilegiando il momento &quot;impressionistico&quot;, possiamo dire che la natura carsica, i boschi, le rocce, le strade bianche, i piccoli paesi aggrappati sui margini dell&#8217;altopiano con le loro povere case, hanno trovato in lui una delle voci pi\u00f9 vive e fresche, pi\u00f9 suggestive nostalgiche, pi\u00f9 commoventi per sincerit\u00e0 e profondit\u00e0 d&#8217;ispirazione, di quella terra aspra e rude, che ha nell&#8217;anima dei suoi abitanti qualcosa della solitudine dei vasti spazi e del gelido soffio del vento di bora.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Boris Pahor in \u00abSre\u010dko Kosovel\u00bb, Pordenone, Ed. Studio Tesi, 1993, pp. 15-20):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; \u00e8 necessario notare il carattere indenne e puro della prima fase della lirica carsica di Kosovel. Valga, come esempio, la poesia &quot;Razpolo\u017eenje&quot; (&quot;Stato d&#8217;animo&quot;) nella tradizione di Gino Brazzoduro, cui si deve una bella raccolta di poesie di Kosovel tradotte in italiano. [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Un sommesso bisbiglio di pioggia autunnale \/ si perde nel cupo fogliame \/e nel vento il ramo si piega al ramo \/ quasi a baciarlo&#8230; \/\/ E tutta profuma la grigia penombra \/ gocce brillano sui grappoli, \/ gocce stillano \/ dai bruni tetti di paglia. \/\/ L&#8217;azzurra prugna si nasconde \/ nel cupo verde del ramo. \/ L&#8217;ombra scende dai monti, \/ il cuore sta in ascolto e riposa.&quot;<\/p>\n<p>Cos\u00ec, anche prendendo in considerazione solamente alcuni canti, con i quali il critico e lo storico della letteratura slovena Lino Legi\u0161a apre il suo florilegio dell&#8217;opera kosoveliana, si ha modo di entrare subito in quel mondo originario di cui, insieme al poeta, si sentir\u00e0 in seguito una indicibile nostalgia. Nostalgia di quei momenti felici, per esempio, in cui il poeta vede il paese circondato da un arco di pini simili a due mani tese e paragona il gruppo di case a un uccello tenuto tra le due palme delle mani. Delle &quot;sue&quot; mani, perch\u00e9 tutte le strade bianche che partono anche dagli altri paesi conducono direttamente nel suo cuore. [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;IL PAESE AL DI L\u00c0 DEI PINI<\/p>\n<p>Abbracciato dalle verdi mani dei pini \/ bianco, impolverato villaggio, \/ semiaddormentato villaggio \/ come uccello nel nido sicuro di mani. \/\/ Mi fermo tra gli olezzanti pini: \/ Non \u00e8 questo, l&#8217;abbraccio delle mie mani? \/ Un gran abbraccio, una grande volta \/ per un gruppo cos\u00ec piccino di figli. \/ Dietro la cinta della chiesa \u00e8 sepolto \/ qualcuno. Sulla tomba fiorisce la rosa canina. \/ Dai bianchi villaggi bianche strade &#8211; \/ e tutte le strade dentro il mio cuore.&quot;<\/p>\n<p>Leggendo le liriche di Kosovel si \u00e8 testimoni di quella sua persuasione, che la realt\u00e0 futura annuller\u00e0, che in compagnia degli odorosi pini e del suolo pietroso tutto \u00e8 bello e giusto se si \u00e8 giovani e sani e aperti ala vita.<\/p>\n<p>Oppure ci si trova assorti dinanzi al chiarore lunare che inonda le foglie del pioppo mentre bisbigliano intrattenendosi con qualcuno che \u00e8 al di l\u00e0 del mondo&#8230; Perci\u00f2 non \u00e8 affatto strano che il giovane, innamorato della sua terra, senta infondersi nel suo essere un mare di energia, oppure provi l&#8217;impulso di inginocchiarsi davanti all&#8217;infuocata dell&#8217;astro solare, andando poi per il Carso come un re, pieno di nuova vitalit\u00e0. E cos\u00ec, dice, anche la nostra terra, cari fratelli, se spronata da una giovane energia, potrebbe elevarsi verso il sole.<\/p>\n<p>Questa disposizione rester\u00e0 sempre, come il colore fondamentale in un marmo pregiato, nella lirica di Kosovel, seppure differenti influssi verranno a sovrapporsi o a tramutarne l&#8217;essenza.<\/p>\n<p>Uno dei primi motivi che viene a modificare l&#8217;interpretazione del paesaggio e dell&#8217;abitato, sono le considerazioni di contenuto sociale. Sono pertanto oltremodo efficaci quelle composizioni in cui l&#8217;elemento naturale \u00e8 strettamente legato alla fatica, alla povert\u00e0, al muto e preoccupato raduno della famiglia vicino al fuoco. Eloquente \u00e8, in questi quadretti, la bora che con le sue zampate furiose e con i suoi ululati trasforma l&#8217;attitudine iniziale di un canto e ne sottolinea il contenuto discordante. Spesso il vento tiene tutti svegli e li costringe a discorrere di &quot;tutto ci\u00f2 ch&#8217;\u00e8 insolito e terribile&quot; per poi in fondo far desiderare di &quot;poter volarsene via con la bora&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>Certo, il pi\u00f9 radicale turbamento che si riflette sui campi, sull&#8217;abitato e nell&#8217;animo della gente \u00e8 quello venutosi a creare con l&#8217;avvento dell&#8217;autorit\u00e0 straniera, e, poi, con il manganellesco, volgare genocidio culturale imposto dal regime, degli autocarri di camicie nere scorrazzanti per i paesi carsici. E la lirica di Kosovel ne risente in maniera diversa per lo pi\u00f9 in modo simbolico &#8212; sar\u00e0 differente negli &quot;Integrali&quot; &#8212; s\u00ec da parlare direttamente al sentimento della sua gente.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 vale, ad esempio, per la ballata di soli quattordici versi in cui la cesena, giunta in autunno sul Carso, e lasciata in pace dai cacciatori del luogo, viene colpita da un inseguitore straniero; il tutto non \u00e8 detto direttamente, \u00e8 sottinteso. Lo stesso vale per un&#8217;altra lirica dove c&#8217;\u00e8 ancora la cesena e ci sono gli spari, ma dove il poeta chiude con una domanda retorica: Perch\u00e9 il pensiero si \u00e8 soffermato sul Carso \/ in questa desolata stagione autunnale?&quot;<\/p>\n<p>Altre volte il simbolo \u00e8 pi\u00f9 palese. Per esempio, nei due canti in cui c&#8217;\u00e8 il dialogo intimo con i pini; la ripetizione della &quot;o&quot; accentata di &quot;b\u00f2r&quot;, il termine sloveno per pino, seguita &quot;r&quot; rende i versi di contenuto tragico anche onomatopeicamente cupi. [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Pini, pini in silenzioso orrore, \/ pini, pini in muto orrore, \/ pini, pini, pini, pini! [&#8230;]<\/p>\n<p>E gli alberi sono, nel muto orrore, sentinelle che sussurrano sulla landa petrosa, cosicch\u00e9 il poeta si domanda:<\/p>\n<p>&quot;O pini stanchi e sognanti, \/ stan forse morendo i miei fratelli, \/ o sta morendo mia madre, \/ o mi sta chiamando mio padre?&quot;<\/p>\n<p>In un&#8217;altra lirica invece gli alberi sono gi\u00e0 personalizzati, sono i fratelli che cadono sotto la scure. A nulla serve che il poeta li scongiuri a rimanere e a crescere nella rivolta: cadono in silenzio, uno dopo l&#8217;altro. Forse \u00e8 una forzatura vedere nella &quot;scure nemica&quot; quella raffigurata nel simbolo fascista, ma anche se il poeta non ci ha pensato di proposito, la realt\u00e0 \u00e8 quella, e la concordanza casuale ben appropriata.\u00bb<\/p>\n<p>Non solo \u00e8 una forzatura: non \u00e8 neanche un bel gesto di onest\u00e0 intellettuale quello di voler dire cosa un poeta intendeva con una certa immagine, anche se non lo intendeva. E quanto al randello, al genocidio culturale, ai pini che cadono in silenzio come esseri umani, quella terra ha visto un&#8217;altra tragedia, ben pi\u00f9 grave e storicamente documentata, nonostante decenni di congiura del silenzio: l&#8217;uccisione sommaria e l&#8217;infoibamento di migliaia di Italiani, colpevoli solo di essere tali, e la cacciata di quasi tutti gli altri &#8212; qualcosa come 300.000 persone &#8211; dalle terre che abitavano, con dignit\u00e0 e laboriosit\u00e0, da innumerevoli generazioni. A ci\u00f2 si aggiunge il massacro, nel 1945, di migliaia di sloveni non comunisti da parte delle forze partigiane di Tito: fatti che Boris Pahor ha denunciato apertamente, vedendosi perfino proibito l&#8217;ingresso in Jugoslavia, e che, forse, avrebbero potuto renderlo pi\u00f9 cauto nell&#8217;impostare la questione del nazionalismo di Kosovel.<\/p>\n<p>Un vero poeta, comunque, non \u00e8 quasi mai tale nell&#8217;espressione del sentimento nazionalista, che \u00e8, pur sempre, per quanto legittimo, un momento &quot;politico&quot; e, dunque, estrinseco al senso ultimo della poesia in quanto tale. Nemmeno Dante \u00e8 sempre un poeta veramente grande, quando si abbandona alle elucubrazioni sull&#8217;Aquila imperiale o quando profetizza il Veltro; figuriamoci quelli che Dante non sono. Certo, abbiamo la grande poesia di un Pet\u00f6fi, di un Mickiewicz, di uno Slowacki: ma essa \u00e8 tale non quando si abbandona esclusivamente sul versante politico, bens\u00ec quando &#8212; come avviene nel poema \u00abAnhelli\u00bb di Slowacki, per esempio &#8212; trascende e trasfigura il momento politico e sociale nelle superiori istanze dell&#8217;umanit\u00e0 in quanto tale: che sono etiche e spirituali.<\/p>\n<p>Se, dunque, vogliamo cercare la vera poesia in questo giovanissimo figlio della terra carsica, del quale si potrebbe dire, come di Eminescu, che stato il poeta della foresta e della polla, dobbiamo fermare la nostra attenzione l\u00e0 dove, un po&#8217; come in Pascoli, risuonano pi\u00f9 immediati e sorgivi gli accenti della natura stessa, coi suoi boschi nereggianti di pini profumati di resina e con le sue bianche, aride rocce che nascondono profonde voragini e misteriosi inghiottitoi, e coi suoi piccoli, minuscoli paesi raccolti intorno alla chiesa cattolica che, nelle forme svelte del campanile e della facciata, rivelano l&#8217;inconfondibile impronta della secolare presenza austriaca. Kosovel, allora, ci si riveler\u00e0 non come un banale poeta bucolico, senza problema e senza aggancio con la storia, ma come un uomo del suo tempo, che ha sentito e vissuto fortemente le passioni del suo tempo, e, soprattutto, che ha sentito di rappresentare, per la sua terra e per la sua gente, l&#8217;inizio di qualcosa di nuovo: d&#8217;una nuova stagione della vita e di rinnovate, pi\u00f9 alte speranze per il futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il poeta Sre\u010dko Kosovel, nato a Sesana, sull&#8217;altopiano carsico, il 18 marzo 1904 e morto nella vicina Tomaj, dove trascorse l&#8217;intera esistenza, il 27 maggio 1926,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[224],"class_list":["post-29007","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-poesia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29007","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29007"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29007\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29007"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29007"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29007"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}