{"id":29001,"date":"2008-01-09T02:47:00","date_gmt":"2008-01-09T02:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/09\/splendore-della-luce-invernale\/"},"modified":"2008-01-09T02:47:00","modified_gmt":"2008-01-09T02:47:00","slug":"splendore-della-luce-invernale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/09\/splendore-della-luce-invernale\/","title":{"rendered":"Splendore della luce invernale"},"content":{"rendered":"<p>Ogni giorno, poco prima del tramonto, un miracolo si ripete sotto i nostri occhi &#8211; se solo abbiamo occhi per vedere.<\/p>\n<p>Si ripete ogni giorno e ogni giorno si prolunga di qualche istante, sempre uguale eppure sempre nuovo: come un dono inesauribile che si rinnova e, rinnovandosi, si offre sovrabbondante, senza mai accennare ad esaurirsi.<\/p>\n<p>Non occorre andarlo a cercare; \u00e8 lui che ci segue e ci si offre, umile eppure splendido, come una donna troppo innamorata per giocare a fare la preziosa, che non teme di esser meno desiderabile agli occhi dell&#8217;amato perch\u00e9, in quel cercarlo e in quell&#8217;offrirsi senza condizioni, ella \u00e8 fresca e spontanea in tutto il suo essere.<\/p>\n<p>\u00c8 il miracolo delle giornate che si allungano, del Sole che riacquista forza e luminosit\u00e0, delle superfici che, smorte ed opache, s&#8217;incendiano di luce e di vita e rinascono a una nuova esistenza, rigenerate e rinnovate dalla prova del gelo e dell&#8217;oscurit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 il miracolo di gennaio che ritorna e, pur stringendo le cose nella morsa del freddo e della neve, elargisce il dono munifico, specialmente nei minuti che precedono il tramonto, di un presentimento luminoso di bellezza, di forza e di speranza, mentre sparge nell&#8217;aria limpida un certo non so che di teneramente primaverile, quasi un profumo indefinibile di gemme, un turgore di attesa e d&#8217;imminente rivelazione.<\/p>\n<p>Ed eccola, la rivelazione, proprio qui dalla finestra presso cui stiamo scrivendo: come una dolcissima amica \u00e8 venuta a posarsi sui vetri, a fare cenno, a invitare lo sguardo a distogliersi dalla pagina e a inebriarsi della sua primizia d&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Le montagne vicine, dalle ripide severe pendici e dalle cime scintillanti di neve, fanno da sfondo a questa epifania del tramonto di gennaio, che illumina le cose di un magico fulgore prima di tornare a nascondersi, pudicamente, nelle ombre ancor precoci della sera.<\/p>\n<p>Ed ecco la casa di fronte: bassa, semplice, circondata da una siepe e da un piccolo cortile; una casa comunissima, come mille e mille altre. Le persiane verdi sono abbassate, l&#8217;edera incornicia la tettoia e si arrampica sulla terrazza al primo piano; le tegole del tetto, il camino, gli abeti sullo sfondo, tutto \u00e8 assolutamente normale, eppure&#8230;<\/p>\n<p>Eppure, ecco l&#8217;epifania della luce d&#8217;inverno. Il Sole, gi\u00e0 vicino all&#8217;orizzonte, ha trovato un varco e colpisce in pieno la facciata della casa: con un angolo d&#8217;incidenza particolarissimo, che non si ripeter\u00e0 nelle giornate ardenti dell&#8217;estate, pur cos\u00ec lunghe e luminose. La investe in pieno, in maniera uniforme, e la accende, s\u00ec, questa \u00e8 la parola giusta, la <em>accende<\/em> letteralmente, la trasfigura, come se provenisse non dall&#8217;esterno, ma dall&#8217;interno; come se le superfici avessero preso vita, gloria e magnificenza.<\/p>\n<p>Come se fossero divenute incredibilmente sontuose e volessero offrirci la gioia della loro bellezza, del loro fremito di pienezza, del loro anelito d&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Un dono straordinario, e tuttavia umilmente quotidiano, come un cielo azzurro e vittorioso in una piccola pozzanghera d&#8217;acqua sporca..<\/p>\n<p>I muri esterni della casa di fronte sono stati ridipinti di recente, lo sappiamo, con un deciso color rosso mattone; eppure, in questi istanti, non hanno pi\u00f9 colore; sembrano bianchi, bianchissimi; sono interamente rischiarati dalla luce. Di pi\u00f9: <em>sono divenuti di luce essi stessi<\/em>; sono luce che splende e, splendendo, accende in cuore uno struggente sentimento di vita e di bellezza.<\/p>\n<p>Ed ecco il secondo miracolo.<\/p>\n<p>Il platano nudo, il platano spoglio che si affaccia alla finestra proietta, nel Sole, la sua sagoma su quella superficie splendente dei muri chiari e lisci: la sua sagoma scura, quasi nera, dai contorni netti, con la biforcazione dei lunghi rami che si levano in alto, come per pregare.<\/p>\n<p>Il platano \u00e8 l\u00ec, dalla bianca corteccia, davanti a noi, vicinissimo, che muove piano nel vento le ultime foglie dell&#8217;autunno, cos\u00ec vicino che potremmo quasi toccarlo allungando il braccio; e un altro platano, fatto di ombra scura, ma dalla forma e dalle dimensioni perfettamente uguali, si proietta e si allunga sulla facciata della casa, oltre la strada: e la sua ombra scura fa spiccare ancor di pi\u00f9 la luce dei muri, creando un contrasto affascinante, inesprimibile a parole.<\/p>\n<p>\u00c8 come se la notte carezzasse il giorno, o come se una fontana zampillasse chioccolando nella sabbia del deserto: due estremi che si toccano, stupefatti e innamorati; e, toccandosi, si esaltano a vicenda, ingigantendo e sfiorando il mistero dell&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Come in un giardino Zen, ove gli elementi pi\u00f9 semplici &#8211; la ghiaia rastrellata in onde curve, qualche sasso arrotondato, e null&#8217;altro &#8211; creano la sensazione dell&#8217;infinito, il magico incontro e l&#8217;abbraccio reciproco dello <em>yin<\/em> e dello <em>yang<\/em>.<\/p>\n<p>La superficie luminosa dei muri e l&#8217;ombra allungata e forcuta che si stampa e si adagia su di essa divengano un tutto unico e armonioso, quasi un ideogramma allusivo scritto, su una pagina di pura luce, in una lingua misteriosa e, tuttavia, non interamente sconosciuta.<\/p>\n<p>Momenti solenni, momento magici: assistere a un tale spettacolo di splendore \u00e8 come essere introdotti a un rito sacro e segreto; \u00e8 come essere chiamati a partecipare a tutto l&#8217;incanto e a tutta l&#8217;armonia del mondo.<\/p>\n<p>Il tempo \u00e8 sospeso; il ritmo della vita ordinaria \u00e8 sospeso; ogni cosa abituale, gi\u00e0 nota, gi\u00e0 sperimentata, \u00e8 abolita di colpo. Tutto \u00e8 come sempre e niente \u00e8 pi\u00f9 come prima; le cose, le cose umili e quotidiane, si sono adornate di una vesta smagliante che le rende diverse, nuove e sorprendenti.<\/p>\n<p>\u00c8 come tornare ai cieli sconfinati dell&#8217;infanzia.<\/p>\n<p>Il bambino piccolo vede le cose con occhi ben diversi da quelli, distratti e offuscati, dell&#8217;adulto. Le vede in tutto il loro splendore abbagliante, in tutta la loro forza prorompente, <em>perch\u00e9 le vede per la prima volta<\/em> e il suo sguardo incantato riflette tutta la freschezza aurorale di un mondo nuovo, che gli si spalanca davanti e gli offre i suoi tesori.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 al bambino le cose <em>parlano<\/em>: parlano una lingua semplicissima, eppure all&#8217;adulto quasi incomprensibile, <em>perch\u00e9 l&#8217;adulto l&#8217;ha dimenticata<\/em>; anzi, nemmeno ricorda di averla mai saputa, di averla mai adoperata.<\/p>\n<p>Torniamo ai muri luminosi della casa incendiata dal Sole basso dell&#8217;inverno.<\/p>\n<p>Una nuvola, evidentemente, \u00e8 passata davanti al Sole perch\u00e9, di colpo, la magia si conclude, la luce scompare e le superfici tornano smorte e opache, come lo erano prima.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;ombra del platano, l&#8217;ombra meravigliosa e disegnata con estrema nettezza, che sembrava una cosa viva nel suo perfetto aderire alle vive superfici dei muri, \u00e8 scomparsa di colpo; mentre il platano \u00e8 ancora l\u00ec, tutto solo, nell&#8217;aria fredda del pomeriggio.<\/p>\n<p>Ma tutto questo dura poco.<\/p>\n<p>Ecco, di colpo, la luce che ritorna: e i muri son di nuovo vivi e luminosi; e l&#8217;ombra del platano \u00e8 di nuovo viva e allungata come il corpo di una vergine; di nuovo i vetri, incendiandosi, ardono di uno splendore corrusco, simili a dei fuochi di felicit\u00e0.<\/p>\n<p>E gli alberi dietro i tetti, che spettacolo di una fastosit\u00e0 indicibile, senza pari!<\/p>\n<p>L&#8217;abete che si trova al centro, pi\u00f9 di tutti, ci incanta con la sua enorme figura patriarcale, con la sua possanza elegante; sintesi perfetta di forza e leggiadria.<\/p>\n<p>I suoi palchi maestosi che si allargano in ogni direzione; pi\u00f9 corti verso la cima, dove si alzano e si protendono verso il cielo, lasciando penzolare i rametti secondari, carichi di verdi aghi: \u00e8 un colpo d&#8217;occhio ineguagliabile, uno spettacolo regale.<\/p>\n<p>Quell&#8217;abete, illuminato dal Sole basso di gennaio, \u00e8 adesso veramente il maestoso sovrano di una corte di giganti arborei, le cui cime svettano in alto, a venti metri dal suolo, nella gloria del giorno che ancora non vuol finire.<\/p>\n<p>Questo giorno che ha strappato alle tenebre qualche istante in pi\u00f9 di luce; e domani ne strapper\u00e0 qualche altro; e cos\u00ec avanti, ogni nuovo giorno vincer\u00e0 la notte con qualche altro attimo di Sole, di vita, di bellezza: fino alla primavera.<\/p>\n<p>Questo, forse, \u00e8 il senso riposto della vita.<\/p>\n<p>Non l&#8217;attesa di una felicit\u00e0 futura, ma la consapevolezza della presente; non l&#8217;attesa della pienezza, ma il desto godimento delle cose in ogni loro sfumatura: anche ai loro timidi inizi, anche negli aspetti pi\u00f9 &quot;normali&quot;.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, a guardare il mondo con gi occhi incantati di un bambino, ci si accorge che niente \u00e8 <em>normale<\/em>, scontato, dovuto; che tutto \u00e8 miracolo, rivelazione, grazia.<\/p>\n<p>Che tutto \u00e8 vita, bellezza, preghiera, lode e ringraziamento.<\/p>\n<p>E che noi esseri umani siamo, forse, le uniche creature al mondo che si dimenticano di pregare, di lodare, di ringraziare.<\/p>\n<p>Cerchiamo negli oggetti artificiali la bellezza, negli articoli costosi; oppure la vediamo solo quando essa \u00e8 particolarmente appariscente, magari un po&#8217; volgare. Poveri ciechi, che brancolano al buio e credono di vedere pi\u00f9 di tutti gli altri.<\/p>\n<p>E poveri infelici, che inseguono lontani miraggi di gioia, di serenit\u00e0, di pace lungo sentieri che li allontanano sempre pi\u00f9 da tali cose; e ignorano o disprezzano la verit\u00e0 che \u00e8 l\u00ec, accanto a loro; anzi, ancora pi\u00f9 vicina: proprio <em>dentro<\/em> di loro. Perch\u00e9 la bellezza delle cose che si accendono di luce tutto intorno, altro non \u00e8 che la nostalgia dell&#8217;infinito che si accende nella parte pi\u00f9 riposta, pi\u00f9 segreta e pi\u00f9 vera di noi stessi.<\/p>\n<p>E la nostalgia \u00e8 l&#8217;indizio del presentimento; del presentimento non di questa o quella cosa, non di questo o quel bene, ma della cosa in s\u00e9 e del bene in s\u00e9. Altro essa non \u00e8 che il presentimento, quasi doloroso tanto &#8211; a volte &#8211; ci punge il cuore, dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Tutte le cose anelano all&#8217;Essere; tutte le cose tendono all&#8217;Essere; tutte le cose lodano, pregano e ringraziano l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>L&#8217;universo intero \u00e8 una preghiera di lode e di ringraziamento, come lo \u00e8 l&#8217;incanto della luce di gennaio che accende di splendore le superfici delle cose.<\/p>\n<p>Anche le tenebre della lunga notte, a loro modo, pregano, lodano e ringraziano; perch\u00e9, se cos\u00ec non fosse, neanche la luce potrebbe pregare, lodare e ringraziare. Senza le tenebre la luce <em>sarebbe<\/em>, e basta. Invece essa loda e ringrazia perch\u00e9, quando \u00e8 giunto il momento, le viene conferito il potere di vincere il freddo e l&#8217;oscurit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo soltanto \u00e8 libero di scegliere se pregare oppure no, se lodare e ringraziare oppure no. L&#8217;uomo soltanto pu\u00f2 scegliere di esserci, e basta.<\/p>\n<p>Quando ci\u00f2 avviene, ecco che il suo cielo si offusca e ogni cosa rientra nell&#8217;opacit\u00e0 e nel grigiore; e, allo stesso modo, si spegne anche la sua potente luce interiore.<\/p>\n<p>Precipita nel buio, nel freddo, nell&#8217;inconsapevolezza.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 essere consapevoli significa saper vedere il mondo, in ogni istante, come se fosse appena uscito dalle mani del Creatore, riscaldandoci ai suoi raggi, lodando con gratitudine la sua magnificenza.<\/p>\n<p>E, intanto, saper coltivare la salda speranza della rivelazione finale, che abbatter\u00e0 l&#8217;ultimo muro divisorio e che ci introdurr\u00e0, in un mare di luce, nella dimora eterna dell&#8217;Essere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni giorno, poco prima del tramonto, un miracolo si ripete sotto i nostri occhi &#8211; se solo abbiamo occhi per vedere. 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