{"id":29000,"date":"2012-02-04T08:09:00","date_gmt":"2012-02-04T08:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/04\/ugo-spirito-romano-amerio-e-le-aporie-del-concetto-della-vita-come-amore-totale\/"},"modified":"2012-02-04T08:09:00","modified_gmt":"2012-02-04T08:09:00","slug":"ugo-spirito-romano-amerio-e-le-aporie-del-concetto-della-vita-come-amore-totale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/04\/ugo-spirito-romano-amerio-e-le-aporie-del-concetto-della-vita-come-amore-totale\/","title":{"rendered":"Ugo Spirito, Romano Amerio e le aporie del concetto della vita come amore totale"},"content":{"rendered":"<p>La vita \u00e8, la vita deve essere soltanto amore, amore totale, amore indifferenziato, amore di tutto ci\u00f2 che esiste?<\/p>\n<p>Si rifletta bene che, se la risposta sar\u00e0 affermativa, allora ne consegue necessariamente che si deve amare anche il male; anzi, per dire meglio, ne consegue necessariamente che non vi sono pi\u00f9 il bene e il male &#8211; il bene da amare e il male da odiare -, perch\u00e9, essendo ogni cosa degna e meritevole di amore, ogni cosa diventa assolutamente amabile.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la linea di pensiero che sviluppa, a un certo punto del suo itinerario speculativo, il filosofo Ugo Spirito; e questa \u00e8 la linea di pensiero che, qua e l\u00e0, \u00e8 possibile intravedere, magari non dichiarata e non esplicita, in molti atteggiamenti, in molte prese di posizione, in molti comportamenti pratici, non solo di personalit\u00e0 della cultura laica, ma anche di teologi che si dicono cattolici e perfino di esponenti della gerarchia cattolica, quegli stessi che hanno preparato, favorito e portato avanti gli aspetti pi\u00f9 &quot;modernisti&quot; del Concilio Vaticano II.<\/p>\n<p>In subordine a ci\u00f2, si comprendono meglio le posizioni di quei teologi che tendono a negare, o che negano apertamente, l&#8217;esistenza del Diavolo e dell&#8217;Inferno; si comprendono lo stupore e l&#8217;imbarazzo con cui non solo la cultura laica, ma anche quella cattolica &quot;progressista&quot;, hanno accolto il discorso di Paolo VI del 15 novembre 1972 sul Diavolo, come agente oscuro e nemico, come essere personale che agisce nella storia e nella vita degli uomini, e vi hanno visto una involuzione e quasi un tradimento dello spirito &quot;moderno&quot; del Concilio.<\/p>\n<p>Il bene e il male, dunque, come falso problema; come le due polarit\u00e0 di una visione del mondo lacerata e divisa; come incapacit\u00e0 di guardare oltre le apparenze e di riconoscere l&#8217;assoluta unit\u00e0 dell&#8217;esistente, nella dimensione dell&#8217;amore?<\/p>\n<p>\u00c8 questo un modo di vedere caro a quanti, consapevolmente o meno, vorrebbero negare la reale presenza e consistenza ontologica del male e, pi\u00f9 in generale, si immaginano l&#8217;amore come una sorta di bacchetta magica capace di trasformare tutto il male in bene o, addirittura, di rivelare che il male non possiede una propria dimensione specifica e sussistente, ma \u00e8 solo un errore di prospettiva, una illusione ottica, un equivoco dovuto a pregiudizi e insufficienza visiva.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 una linea di pensiero accettabile e coniugabile con l&#8217;etica, non diciamo cristiana, ma con l&#8217;etica in quanto tale, se l&#8217;etica \u00e8 la scienza del bene e del male e se la sua ragion d&#8217;essere \u00e8 quella di guidare gli uomini verso il bene e di trattenerli dal male?<\/p>\n<p>Apparentemente, sembrerebbe che il pensiero di Ugo Spirito venga incontro al pensiero di San Paolo e al genuino messaggio cristiano, cos\u00ec come lo sintetizza Bernanos nella celebre espressione: \u00abTutto \u00e8 grazia\u00bb; e anche a quelle frange di pensiero cristiano che vedono, per esempio, in Giuda una figura non solo necessaria, ma anche ammirevole, perch\u00e9, senza di lui e senza il suo tradimento nei confronti di Cristo, il piano di salvezza divino rivolto a tutti gli uomini non avrebbe potuto realizzarsi.<\/p>\n<p>Per\u00f2, a ben guardare, questo tipo di impostazione tradisce una origine gnostica che da sempre \u00e8 presente nelle pieghe del cristianesimo e che, a ben guardare, si fonda su un sofisma, e pi\u00f9 precisamente su una confusione di piani tra ci\u00f2 che \u00e8 contingente e relativo, e ci\u00f2 che \u00e8 necessario ed assoluto.<\/p>\n<p>Noi, al presente, viviamo nella dimensione del contingente e del relativo: in essa siamo immersi, con essa dobbiamo fare i conti; non \u00e8 lecito confonderla con la dimensione dell&#8217;assoluto e del necessario, nella quale la prospettiva delle cose di quaggi\u00f9 si modifica sensibilmente, nel senso che acquistano chiarezza e intelligibilit\u00e0 quelle realt\u00e0 che, per ora, rimangono profondamente avvolte nel mistero, prima fra tutte quella del male.<\/p>\n<p>Nella nostra presente dimensione, il bene \u00e8 bene e il male \u00e8 male: c&#8217;\u00e8 poco da fare, c&#8217;\u00e8 poco da arzigogolare; nessuno possiede la bacchetta magica per trasformare il male in bene, e tanto meno per trasformare il bene in male.<\/p>\n<p>Non solo non li si pu\u00f2 confondere, ma non li si pu\u00f2 nemmeno azzerare, in nome di una unit\u00e0 indifferenziata in cui tutto \u00e8 amabile: una tale operazione sarebbe scorretta e velleitaria sul piano teoretico, e profondamente dannosa sul piano pratico.<\/p>\n<p>Sul piano dell&#8217;assoluto e del necessario, invece, le cose stanno altrimenti: ma quello \u00e8 il piano del divino; noi non vi possiamo accedere, se non fugacemente, in qualche raro momento d&#8217;estasi; in quei momenti, e solo in quei momenti, vediamo, capiamo, sentiamo, che tutto \u00e8 luce, tutto \u00e8 amore, tutto \u00e8 vita: ma poi torniamo con i piedi sulla terra, e finch\u00e9 siamo destinati a restarvi, ci rendiamo conto che noi non abbiamo gli strumenti per superare l&#8217;antinomia del bene e del male, e che sarebbe fuorviante e pericoloso volerla negare, perch\u00e9 noi non siamo Dio.<\/p>\n<p>Di questa aporia, cos\u00ec come di altre cose che sfuggivano al distratto conformismo di molti, si \u00e8 perfettamente reso conto un acuto teologo come Romano Amerio, il quale, per aver osato dire che non tutto era oro quello che luccicava nel &quot;rinnovamento&quot; della Chiesa conciliare e post-conciliare, ha subito un vero ostracismo ed \u00e8 stato relegato in una posizione pi\u00f9 che emarginata; per ricevere infine, ma solo post mortem, un parziale e tardivo riconoscimento della sua lucidit\u00e0 e della sua estrema onest\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p>Il suo libro pi\u00f9 importante, \u00abIota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX\u00bb, apparso nel 1985, mano a mano che passano gli anni e sbiadiscono certe mode, sempre pi\u00f9 si rivela un&#8217;opera poderosa, di cristallina coerenza e di insospettata lungimiranza, e sempre pi\u00f9 ci consegna l&#8217;immagine del suo autore come di un uomo che, lungi dall&#8217;essere un retrogrado e, magari, un reazionario, possedeva una straordinaria acutezza di pensiero e aveva anche il dono di una non comune indipendenza di giudizio.<\/p>\n<p>Pescando fra le oltre settecento pagine di quel notevolissimo studio, si scopre una vera e propria miniera di spunti, di osservazioni, di valutazioni, che aiutano a farsi un&#8217;idea pi\u00f9 concreta e veritiera del travaglio che la Chiesa cattolica ha vissuto nella moderna societ\u00e0 secolarizzata e, di riflesso, che ha subito anche il pensiero cristiano, nello sforzo di &quot;tenersi al passo coi tempi&quot;, ma anche di restare fedele a se stesso, di non negare i punti di discordanza con il &quot;modo&quot;, di non edulcorare la natura di quei dissensi, ma anzi di guardarli bene in faccia, cos\u00ec come onest\u00e0 e coerenza esigono.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la tesi di Ugo Spirito sulla vita come amore &quot;totale&quot;, ecco le brevi, misurate ma lucidissime osservazioni del teologo svizzero (da: R. Amerio, \u00abIota unum\u00bb, a cura di Enrico Maria Radaelli, Lindau Torino, 2009, pp. 356-58):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; N\u00e9 soltanto \u00e8 la carit\u00e0 la pi\u00f9 eccellente delle virt\u00f9, ma \u00e8 propriissima del cristianesimo, giacch\u00e9 i Pagani non conobbero quasi n\u00e9 amore di Dio per il mondo n\u00e9 amore dell&#8217;uomo per Dio. Aristotele nell&#8217;&quot;Etica a Nicomaco&quot; nega, per la trascendenza dell&#8217;uno sull&#8217;altro, poter essere amicizia tra Dio e l&#8217;uomo e Platone, nel &quot;Simposio&quot; lo nega parimenti, perch\u00e9 l&#8217;amore \u00e8 figlio di Penia e implica indigenza.<\/p>\n<p>Questa eccellenza dell&#8217;amore viene contraffatta dalle correnti neoteriche. Come aboliscono il logico in favore del vissuto, cos\u00ec aboliscono la legge in favore dell&#8217;amore e i tal modo, la legge essendo la struttura della moralit\u00e0 e della religione, vengono a ridurre la Chiesa stessa a fermento d&#8217;amore.<\/p>\n<p>Nell&#8217;opera di Ugo Spirito &quot;La vita come amore&quot; questa risoluzione di tutti i valori, e massime dei logici, nella categoria del&#8217;amore \u00e8 teorizzata con coerenza inflessibile e qualificata come il tramonto della civilt\u00e0 cristiana, troppo signoreggiata dal Logo. La tesi dello Spirito implica infatti, come dicemmo gi\u00e0 tante ma non troppe volte, la negazione del Verbo, cio\u00e8 dell&#8217;organismo triadico, cio\u00e8 di Dio. L&#8217;autore sostiene che il Logo sia incompatibile con l&#8217;agape e che si possa giungere all&#8217;amore soltanto eliminando la dualit\u00e0 e opposizione di bene e male e conseguentemente il giudizio di valore da cui l&#8217;opposizione \u00e8 espressa. Per poter amare occorre un&#8217;acrisia assoluta che levi ogni &quot;discretio spirituum&quot; e che degradi insomma il principio di contraddizione in forza del quale il male non \u00e8 il bene e deve essere odiato, mentre il bene va amato. Secondo Ugo Spirito la crisi del mondo \u00e8 propriamente e formalmente effetto del giudizio onde l&#8217;uomo \u00e8 diviso tra vari e disvalori tra cose amabili e cose odibili. La profondit\u00e0 metafisica e veramente principale di questo amore assunto come il trascendente i cui tutto si fa uno, non pu\u00f2 certo sfuggire. In realt\u00e0 l&#8217;amore sarebbe possibile soltanto nella nullit\u00e0 dei valori. Ma vi \u00e8 intrinseca contraddizione nel dire che una cosa \u00e8 amabile perch\u00e9 non pu\u00f2 essere giudicata amabile. Il circolo vizioso \u00e8 l&#8217;identico circolo vizioso del pirronismo: se si supera la distinzione tra l&#8217;amabile e l&#8217;odibile per forza d amore, occorre ancora quella distinzione per scegliere come abile la in distinzione. &quot;utcumque philosophandum est&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 superfluo osservare che la teoria della vita come amore aborre da giudizi assoluti e perci\u00f2 rigetta il giudizio assoluto che nell&#8217;etica chiamasi inferno. E questo non perch\u00e9 si dica che tutti sono salvati, i giusti ala giustizia e i malvagi dalla misericordia di Dio, ma perch\u00e9 virt\u00f9 e crimine sono uno nell&#8217;amore che si situa al di l\u00e0 di ogni contrapposto.<\/p>\n<p>Come nell&#8217;infinito lo Spirito santo procede dal Verbo e nella creatura spirituale la volont\u00e0 dall&#8217;intelletto, cos\u00ec la negazione di quella processione importa l&#8217;assorbimento della legge nell&#8217;amore. L&#8217;uomo avente la carit\u00e0 \u00e8 libero dalla legge la quale \u00e8 presa unicamente come ordine obbligante e coercitivo. Anzi si contrappone la legge allo Spirito e se ne fa il carattere dell&#8217;uomo antico e il contrario del vangelo. La dottrina cattolica viceversa insegna che l&#8217;amore contiene l&#8217;obbedienza alla legge e modella la volont\u00e0 sull&#8217;ordine della legge. Le parole di Cristo in Iohann., 14, 15, sono irrefragabili: &quot;Si diligitis me, mandata mea servate&quot;. Se non fosse la legge, come si manifesterebbe l&#8217;amore? L&#8217;amore non scioglie la legge, ma l&#8217;adempie, come, metaforicamente, la volont\u00e0 suppone l&#8217;intelletto e, teologicamente, lo Spirito santo suppone (se \u00e8 lecito dirlo) il Verbo&#8230;.\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede da questa pagina, la questione relativa alla vita come amore che negherebbe l&#8217;esistenza reale del male, non \u00e8 che un aspetto della pi\u00f9 vasta problematica, sulla quale si incentra il poderoso e lucidissimo saggio di Amerio, del rapporto fra amore e legge; rapporto che, da sempre, alcune frange del pensiero cristiano vorrebbero risolvere a favore dell&#8217;amore, come se esso fosse contrapposto alla legge.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 ben vero che San Paolo contrappone, per cos\u00ec dire, l&#8217;amore e la legge, quando afferma che, secondo la legge, gli uomini sarebbero inesorabilmente condannati, mentre sono salvati per mezzo dell&#8217;amore; ma ci\u00f2 che li salva \u00e8 l&#8217;amore di Dio, che non contraddice la necessit\u00e0, per essi, di rispettare la legge, e non l&#8217;amore degli uomini, che, imperfetto com&#8217;\u00e8, non sarebbe in grado di salvare nessuno, e neppure se stesso.<\/p>\n<p>Come si vede, anche all&#8217;origine di quest&#8217;ultimo dibattito vi \u00e8 un equivoco di fondo: perch\u00e9, quando si parla dell&#8217;amore, bisognerebbe distinguere nel modo pi\u00f9 chiaro l&#8217;amore di Dio per l&#8217;uomo, che \u00e8 totale e assoluto e che, ovviamente, comprende la legge, ma senza abolirla, e l&#8217;amore degli uomini fra di loro e verso Dio, che \u00e8 imperfetto e che, da solo, non ha la forza di farsi norma a se stesso, e sempre si inscrive all&#8217;interno della legge.<\/p>\n<p>E, per evitare possibile fraintendimento, precisiamo subito che per &quot;legge&quot; non si intende solo la legge formale, la legge mosaica, inglobata poi nel cristianesimo, ma s&#8217;intende anche e soprattutto &#8211; e qui il discorso \u00e8 aperto, apertissimo alla cultura laica, ma su un piano di distinzione che non esclude possibili punti d&#8217;incontro, anzi li desidera e li cerca, per\u00f2 sul piano delle rispettive identit\u00e0 &#8211; la legge morale in quanto tale, la legge morale che distingue il bene dal male e chiama ciascuno di essi con il suo nome, senza ambiguit\u00e0 o, peggio, senza confusioni.<\/p>\n<p>Si obietter\u00e0 che molte filosofie e religioni orientali, d&#8217;indirizzo non dualista, negano la netta distinzione, o meglio, negano la netta contrapposizione del bene e del male, cos\u00ec come la conosce la cultura occidentale e, in essa, specialmente il cristianesimo; e che tale distinzione, tale dualismo, potrebbero leggersi come sintomi di scissione psicologica, di autentica schizofrenia.<\/p>\n<p>Il discorso sarebbe qui troppo lungo e richiederebbe una analisi dettagliata di quelle filosofie e di quelle religioni, peraltro non sempre ben comprese in Occidente, che esula dai limiti e dalle finalit\u00e0 della presente riflessione.<\/p>\n<p>Pertanto ci limitiamo, per adesso, a porre la questione nei termini pi\u00f9 semplici possibili, all&#8217;interno delle coordinate culturali che sono proprie della nostra cultura e che risultano, quindi, di pi\u00f9 immediata comprensibilit\u00e0 non solo per lo studioso di filosofia e di religioni comparate, ma per l&#8217;uomo comune, che non pu\u00f2 certo essere considerato come una variabile secondaria in un dibattito sul senso complessivo dell&#8217;etica: se si afferma che tutta la vita \u00e8 amore, allora ci si dovrebbe prendere anche la responsabilit\u00e0 di dichiarare incomprensibile e inaccettabile la presenza del male, oppure negarla addirittura.<\/p>\n<p>Ma, a quel punto, bisognerebbe anche spiegare a una mamma che ha perso il suo bambino per una dolorosa e fatale malattia, a un padre che ha visto suo figlio ucciso in una guerra crudele o in un attentato di terroristi fanatici, che si \u00e8 trattato solo di apparenze ingannevoli; che non vi \u00e8 stata sofferenza; che non vi \u00e8 stato proprio nulla di moralmente problematico.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 qualcuno che, in tutta onest\u00e0, si sentirebbe di farlo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vita \u00e8, la vita deve essere soltanto amore, amore totale, amore indifferenziato, amore di tutto ci\u00f2 che esiste? 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