{"id":28993,"date":"2011-03-26T09:45:00","date_gmt":"2011-03-26T09:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/26\/spinoza-e-il-miracolo-alle-radici-dellintolleranza-scientista-contro-il-soprannaturale\/"},"modified":"2011-03-26T09:45:00","modified_gmt":"2011-03-26T09:45:00","slug":"spinoza-e-il-miracolo-alle-radici-dellintolleranza-scientista-contro-il-soprannaturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/26\/spinoza-e-il-miracolo-alle-radici-dellintolleranza-scientista-contro-il-soprannaturale\/","title":{"rendered":"Spinoza e il miracolo: alle radici dell\u2019intolleranza scientista contro il soprannaturale"},"content":{"rendered":"<p>Si \u00e8 voluto fare di Baruch Spinoza l&#8217;araldo e l&#8217;intrepido campione del ibero pensiero, per quel vezzo del Pensiero Unico moderno che, conscio della propria pochezza filosofica e morale, se ne va attorno ad arruolare fra i propri antesignani tutti quei pensatori dei secoli passati che possono prestarsi alla bisogna, immettendo almeno un po&#8217; di &quot;noblesse&quot; nel suo scarno e rachitico albero genealogico, in modo da retrodatare i propri fasti.<\/p>\n<p>Certo: Spinoza, nel \u00abTractatus teologico-politicus\u00bb, spezza una lancia, come si suol dire, a favore della laicit\u00e0 dello Stato, affermando che lo Stato deve garantire ai suoi cittadini libert\u00e0 di pensiero, di espressione e di fede religiosa attraverso una politica di tolleranza; e che, proprio per questo, non deve identificarsi con nessuna religione, limitandosi a lasciare campo libero a tutte le credenze e le pratiche che non mettano in pericolo la pace e la sicurezza della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Hobbes, per\u00f2, aveva detto le stesse cose, con altrettanta forza e chiarezza e con un anticipo di circa vent&#8217;anni: il \u00abLeviathan\u00bb venne pubblicato nel 1651, mentre il \u00abTractatus\u00bb spinoziano apparve, anonimo, solo nel 1670; eppure le circostanze della societ\u00e0 inglese, allorch\u00e9 Hobbes scriveva e pubblicava la sua opera maggiore, erano infinitamente pi\u00f9 difficili e complesse di quelle esistenti nei Paesi Bassi al tempo di Spinoza.<\/p>\n<p>L&#8217;unica vera differenza consiste nel fatto che Hobbes pone l&#8217;accento sull&#8217;aspetto negativo, ossia sulla necessit\u00e0, per lo Stato, di non ammettere che alcuna Chiesa sconfini nel campo delle proprie competenze; mentre Spinoza lo pone sull&#8217;aspetto positivo, ossia sulla necessit\u00e0 che lo Stato rispetti, nell&#8217;individuo, tutto ci\u00f2 che la legge non proibisce, a cominciare dalla libert\u00e0 di coscienza, che, essendo costitutiva della natura umana, sarebbe comunque fatica vana cercare di spegnere.<\/p>\n<p>Hobbes \u00e8 pi\u00f9 duro, pi\u00f9 spigoloso, pi\u00f9 amaramente pessimista di Spinoza; ma le sue argomentazioni, come quelle di Machiavelli, hanno una forza tremenda, implacabile nella loro consequenzialit\u00e0 quasi brutale.<\/p>\n<p>Spinoza, che passava per uomo mite e benevolo, dalla vita pressoch\u00e9 ascetica (quando non si divertiva a strappare le ali agli insetti e ad osservare come morivano nella sofferenza), \u00e8 molto abile nel presentare la sua dottrina come ispirata da nobilissimi ideali filantropici e nel lodare i Paesi Basi e la citt\u00e0 di Amsterdam come societ\u00e0 esemplari per spirito di tolleranza; ci\u00f2 che ha contribuito non poco a creare la leggenda di una Olanda prospera e felice, mentre il resto dell&#8217;Europa, Inghilterra a parte (naturalmente) sarebbe stato ancora sprofondato nella barbarie dell&#8217;assolutismo.<\/p>\n<p>Ci si dimentica per\u00f2 di osservare che Spinoza, poco coerentemente, non sostiene che la repubblica sia la miglior forma di governo, n\u00e9 che l&#8217;assolutismo &#8211; proclamato da Hobbes come una dura e imprescindibile necessit\u00e0 &#8211; sia un male; al contrario, egli afferma che l&#8217;assolutismo \u00e8 la forma di governo ideale, purch\u00e9 il sovrano non sia &quot;autoritario&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;assolutismo di Hobbes si spiega con il suo pessimismo antropologico: dal momento che gli uomini sono come lupi feroci per gli altri uomini, \u00e8 necessario uno Stato assoluto e severo, che imponga a ciascuno, con pugno di ferro, il rispetto della pace e della civile convivenza; ma quello di Spinoza non si capisce bene da che cosa derivi.<\/p>\n<p>Per Spinoza, gli esseri umani non possiedono libero arbitrio: il libero arbitrio \u00e8 impossibile, poich\u00e9 tutto procede necessariamente e perfino l&#8217;etica, come recita gi\u00e0 il titolo della sua opera pi\u00f9 nota e completa, pu\u00f2 essere descritta infallibilmente con il procedimento matematico, alla maniera di un teorema geometrico. A che pro, dunque, lo Stato assoluto?<\/p>\n<p>Vi sono, nel pensiero di Spinoza, una rigidit\u00e0, una durezza, una cos\u00ec radicata convinzione della propria verit\u00e0, che il volerne fare la bandiera della tolleranza e del libero pensiero risulta abbastanza difficile, anche se la storia della filosofia tende a procedere per forza d&#8217;inerzia e per stereotipi i quali, una volta consolidati, non vengono pi\u00f9 scalfiti da niente e da nessuno.<\/p>\n<p>In ambito religioso, Spinoza proclama la libert\u00e0 di coscienza: questo \u00e8 un dato incontestabile e anche, senza dubbio, un titolo di merito; per\u00f2, nello stesso tempo, la sua critica razionalista, che anticipa quella demolitrice dell&#8217;Illuminismo, prende d&#8217;assalto con tale impeto la cittadella della religione, e particolarmente l&#8217;autorit\u00e0 della Bibbia, che bisogna essere ben parziali per non vedere come egli, dietro il pretesto di contestare le inverosimiglianze dell&#8217;Antico Testamento, vuole affermare che l&#8217;unica forma di religione seria e accettabile \u00e8 quella che sopravvive alla falce della ragione logico-matematica: la sua, appunto.<\/p>\n<p>Dietro l&#8217;apparente mitezza e l&#8217;apparente tolleranza, Spinoza si fa campione della pi\u00f9 rigorosa intolleranza in materia religiosa: solo la sua idea di Dio \u00e8 ragionevole e, pertanto, vera: Deus sive Natura, Dio \u00e8 la natura stessa; tutte le altre fedi non sono che un guazzabuglio di assurdit\u00e0 e inverosimiglianze, perch\u00e9 non si adeguano ai dettami della matematica. Pi\u00f9 coerente o pi\u00f9 esplicito di Cartesio, che in fondo la pensava allo stesso modo, egli lancia il guanto della sfida a tutti i credenti: convertitevi alla matematica o sarete gettati nell&#8217;immondezzaio della storia, con le vostre ubbie e le vostre favolette edificanti.<\/p>\n<p>Un tipico esempio del suo modo di procedere \u00e8 l&#8217;argomentazione con cui egli nega l&#8217;impossibilit\u00e0 pura e semplice del miracolo, questo imbarazzante residuo di et\u00e0 remote, che ha il vizio capitale di non volersi piegare ai dettami del Logos razionale. Egli non fa distinzioni tra miracoli autentici e miracoli supposti: per lui sono tutti impossibili, quindi sono tutti falsi, scaturiti dall&#8217;ignoranza e dalla superstizione o, peggio, dalla frode.<\/p>\n<p>Gli oppositori di Galilei si rifiutavano di guardare nel suo cannocchiale, perch\u00e9 la teoria di Galilei (o meglio, di Copernico) contrastava con quella di Aristotele; Spinoza si rifiuta di guardare i fatti, perch\u00e9 ammettere l&#8217;esistenza anche di un solo miracolo non si concilierebbe con il suo implacabile, tetragono razionalismo.<\/p>\n<p>Uno come Spinoza, se capitasse a Lourdes e assistesse ad una guarigione inesplicabile, negherebbe il fatto, puramente e semplicemente; ma \u00e8 molto pi\u00f9 probabile che a Lourdes non ci andrebbe, se non come fece Emile Zola, ossia con la malafede del positivista che voleva corrompere anche una donna miracolata, per far sparire le tracce del miracolo stesso; piuttosto aderirebbe entusiasticamente al C.I.C.A.P., vestendo i panni dello zelante gendarme scientista, tutto preso dal sacro dovere di estirpare le erbacce della credulit\u00e0 popolare.<\/p>\n<p>Il suo furore razionalista e scientista lo spinge fino al limite del grottesco, quando arriva a ipotizzare che il &quot;volgo&quot; non per altra ragione rifiuti la spiegazione naturale dei fenomeni straordinari, oltre al fanatismo religioso, se non per ostacolare e fare un dispetto ai veri cultori della scienza della natura, tra i quali, evidentemente, pone in primo luogo se stesso.<\/p>\n<p>Egli \u00e8 il tipico esempio di intellettuale che si autoglorifica e che, per innalzare un poco pi\u00f9 in alto il proprio sgabello, ha bisogno di abbassare il pi\u00f9 possibile l&#8217;intelligenza delle persone comuni; le quali, si direbbe, trovano posto nel suo sistema solo allo scopo di far rifulgere, per contrasto, il genio isolato del grand&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Invero le argomentazioni di cui si serve per confutare la possibilit\u00e0, anche solo teorica, del miracolo, sono quanto di pi\u00f9 piattamente e pedissequamente e, si vorrebbe dire, quanto di pi\u00f9 tristemente arrogante, un razionalismo apodittico potrebbe concepire; con l&#8217;aggiunta di un sovrano disprezzo nei confronti del &quot;volgo&quot; (da: B. Spinoza, \u00abTrattato teologico-politico\u00bb, VI e VII, Torino, UTET, 1988, pp. 486-87, 504-07):<\/p>\n<p>\u00abCome gli uomini sono soliti definire &quot;divino&quot; quel sapere che trascende le capacit\u00e0 umane di comprensione, cos\u00ec sono abituati a chiamare &quot;divino&quot;, oppure opera di Dio, ogni fenomeno la cui causa \u00e8 sconosciuta al volgo. Il volgo infatti ritiene che la potenza e la provvidenza divine si manifestino nel modo pi\u00f9 luminoso possibile quando accade in natura qualcosa di inconsueto e di contrario all&#8217;opinione che per consuetudine esso ha riguardo alla natura stessa, particolarmente se l&#8217;evento gli ha portato qualche profitto o se gli \u00e8 riuscito vantaggioso. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il volgo crede, evidentemente, che Dio non faccia nulla quando la natura agisce secondo l&#8217;ordine consueto, e viceversa che restino oziose le potenze della Natura e le cause naturali quando agisce Dio. Ci si immagina pertanto le due potenze nettamente separate l&#8217;una dall&#8217;altra: la potenza di Dio e la potenza delle cose naturali, quest&#8217;ultima tuttavia determinata da Dio in qualche particolare modo o anzi (come i pi\u00f9 credono ai giorni nostri) da lui creata. Ma che cosa poi il volgo intenda per l&#8217;una e per l&#8217;altra delle due potenze, come concepisca Dio e la Natura, ci\u00f2 invero non lo sa; esso si raffigura la potenza divina come l&#8217;autorit\u00e0 di un monarca assoluto e la potenza della Natura come una sorta di violenza senza freno.<\/p>\n<p>Il volgo, pertanto, chiama miracoli e opere di Dio gli eventi straordinari della Natura; e, parte per zelo religioso, parte per smania di osteggiare coloro che coltivano la scienza della Natura, desidera di ignorare le cause naturali delle cose e si mostra voglioso di ascoltare soltanto ci\u00f2 che gli \u00e8 del tutto oscuro e che di conseguenza suscita la sua massima ammirazione. [&#8230;]<\/p>\n<p>In pi\u00f9 di un luogo la Scrittura dice che la natura osserva un ordine fermo e immutabile: cos\u00ec in Salmo CXLVII, 6 e in Geremia, XXXI, 35 e 36. Il Filosofo, inoltre, nel suo Ecclesiaste, 1, 10, insegna nel modo pi\u00f9 deciso che in Natura non avviene mai nulla di nuovo e ai versetti 11 e 12, nel chiarire tale sentenza, dice che accade talvolta qualcosa che sembra costituire una novit\u00e0, ma di novit\u00e0 evidentemente non si tratta perch\u00e9 un caso identico si produsse in secoli precedenti dei quali \u00e9 spento ogni ricordo. Infatti, com&#8217;egli stesso dice, nessuna memoria dei tempi antichi \u00e8 presente nei contemporanei, cos\u00ec come presso i posteri non vi sar\u00e0 memoria di coloro che vivono oggi. Inoltre, sempre nell&#8217;Ecclesiaste (3, 119, il Filosofo afferma che Dio ebbe a stabilire esattamente ogni cosa nel suo tempo, e al verdetto 14 dichiara di spere che, qualunque cosa Dio faccia, essa permarr\u00e0 in terno e che nulla pu\u00f2 esserle n\u00e9 aggiunto n\u00e9 sottratto. Ci\u00f2 fa capire in modo inequivocabile che la Natura mantiene un ordine stabile e non passibile di mutamenti, che Dio persistette identico in tutte le ere a noi note e ignote, che le leggi della Natura sono tanto perfette e feconde che nulla pu\u00f2 essere loro aggiunto o da esse eliminato, e finalmente che i miracoli sembrano essere qualcosa di nuovo e di straordinario soltanto a causa dell&#8217;ignoranza degli uomini.\u00bb<\/p>\n<p>Spinoza \u00e8 abbastanza astuto da fare una distinzione preliminare fra profezia e miracolo: riguardo alla prima dice di non volerci entrare, perch\u00e9 ci\u00f2 lo porterebbe su di un terreno squisitamente teologico; circa il secondo, invece, rivendica il diritto di esprimersi, trattandosi di una questione prettamente filosofica.<\/p>\n<p>Si noti che non si prende il disturbo di considerare, singolarmente, almeno alcuni dei miracoli di cui parla la Bibbia: egli li valuta in blocco, a partire dal proprio pregiudizio razionalista e panteista. Se Dio \u00e8 la Natura e se Dio \u00e8 immutabile, allora il miracolo \u00e8 impossibile: e ci\u00f2 chiude la discussione. Ritenendo di aver dimostrato a sufficienza, con la sua \u00abEthica more geometrico demonstrata\u00bb, la verit\u00e0 delle due precedenti affermazioni, per lui non c&#8217;\u00e8 altro da aggiungere.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che di una argomentazione, si tratta di una sentenza apodittica: Spinoza, fratello siamese di Cartesio, non possiede l&#8217;umilt\u00e0 necessaria per confrontarsi con i fatti, o meglio, tiene presenti solamente quei fatti che possono servire a corroborare la sua tesi precostituita; gli altri, li ignora puramente e semplicemente. \u00c8, in fondo, il classico seguace di una nuova fede, la Ragione, che vuole sostituire ai vecchi dei, senza rendersi conto che il cambiamento di paradigma \u00e8 solo di tipo quantitativo e non qualitativo.<\/p>\n<p>Significativamente, i miracoli&quot; di cui vuole negare non solo la storicit\u00e0, ma anche la semplice possibilit\u00e0, sono quelli pi\u00f9 clamorosi dell&#8217;Antico Testamento, come il passaggio del Mar Rosso da parte degli Ebrei in fuga dall&#8217;Egitto. Citando Flavio Giuseppe, che a sua volta cita un analogo &quot;miracolo&quot; attribuito ad Alessandro Magno, se la cava, invero gesuiticamente, affermando che ciascuno ha il diritto di credere quello che ritiene giusto per onorare debitamente la divinit\u00e0: e ci\u00f2 dopo aver ribadito che la Natura non conosce contraddizioni alle proprie leggi e che, pertanto, qualunque preteso miracolo \u00e8 una assurdit\u00e0 in termini.<\/p>\n<p>Prudentemente, non dice nulla dei miracoli del Nuovo Testamento e non sfiora nemmeno la questione se la guarigione di un paralitico o di un cieco nato, ad esempio, appartengano al medesimo ordine di fenomeni di un mare che si &quot;apre&quot; per lasciar passare un intero popolo in cammino.<\/p>\n<p>L&#8217;unica osservazione che egli fa a proposito del Nuovo Testamento, \u00e8 che gli Apostoli scrissero le loro opere non in qualit\u00e0 di profeti, ma per confermare gli uomini nella fede; e i suoi contorcimenti verbali sono tali, che quasi quasi riesce a fare di San Paolo e degli altri autori del Nuovo Testamento dei deisti &quot;ante litteram&quot;, preoccupati soltanto di evitare confusioni e turbamenti e di condurre gli uomini alla fede, nella maniera che essi reputavano pi\u00f9 efficace.<\/p>\n<p>Si faccia attenzione che, per Spinoza, il miracolo \u00e8 impossibile in quanto contraddice alle leggi della Natura; ma, alquanto sofisticamente, egli non nega la possibilit\u00e0 di eventi naturali straordinari, purch\u00e9 non siano contraddittori. Ad esempio, la resurrezione di Cristo si potrebbe considerare come un evento straordinario, ma non contraddittorio: la morte \u00e8 un evento naturale ordinario, la resurrezione \u00e8 un evento naturale straordinario, ma non impossibile, perch\u00e9 non contraddice l&#8217;evento precedente, ossia quello della morte.<\/p>\n<p>Qui ci si arrampica veramente sugli specchi: ma tali sono le conclusioni alle quali si giunge, coerentemente e inevitabilmente, una volta imboccata la strada del razionalismo e del panteismo spinoziani.<\/p>\n<p>Nell&#8217;Europa del XVIII e XIX secolo far\u00e0 furore, negli ambienti libertini e anticristiani, un \u00abTrattato dei tre impostori\u00bb, ossia Mos\u00e9, Ges\u00f9 e Maometto, che dapprima circol\u00f2 come opera postuma di Spinoza, poi come opera di un suo discepolo anonimo e che conosce ai nostri giorni una nuova stagione di celebrit\u00e0 (in Italia \u00e8 stato recentemente ristampato con una prefazione di Piergiorgio Odifreddi).<\/p>\n<p>\u00c8 possibile che l&#8217;opera non sia autenticamente spinoziana, ma sarebbe ipocrita negare che spinoziani sono lo spirito ed il metodo che la animano: forse coloro i quali accolsero come ateo e blasfemo il \u00abTractatus\u00bb non erano poi cos\u00ec lontani dal vero, anche se partivano, ovviamente a torto, da una interpretazione letteralistica delle Scritture e anche se Spinoza aveva avuto la prudenza o la malizia di non esporre sino in fondo il proprio pensiero.<\/p>\n<p>In una cosa, per\u00f2, era stato sincero: nel pretendere di insegnare come vadano lette le Scritture, cosa che gi\u00e0 aveva fatto Galilei, ma in forma semiprivata, nella lettera a Benedetto Castelli: se ci\u00f2 sia o meno un entrare a gamba tesa nel bel mezzo della teologia, e se non equivalga alla pretesa, da parte della ragione logico-matematica, di stabilire in che cosa possono o non possono credere i seguaci di una determinata fede, ciascuno pu\u00f2 giudicare da s\u00e9.<\/p>\n<p>Spinoza, dunque, apre la via all&#8217;intolleranza scientista nei confronti del soprannaturale: poich\u00e9 il suo panteismo lo porta ad escludere che esista qualcosa al di sopra o al di fuori della Natura, non gli resta che condannare come &quot;eretica&quot; la posizione di quanti credono alla possibilit\u00e0 del miracolo. Nonostante le apparenze, dal punto di vista speculativo \u00e8 lui il persecutore e non il perseguitato; \u00e8 lui che si arroga il diritto di decidere in che cosa possa consistere la fede altrui.<\/p>\n<p>Gli far\u00e0 seguito Kant, nel 1793, con la sua \u00abReligione nei limiti della sola ragione\u00bb, passando per la mediazione di Locke; del resto, lo stesso Spinoza, nel \u00abTractatus\u00bb, aveva ribadito che la verit\u00e0 insegnata dalla religione \u00e8 di un genere estremamente semplice, anticipando il deismo e contraddicendo in pieno lo &quot;scandalo&quot; della ragione di cui, giustamente, parla San Paolo nel famoso discorso dell&#8217;Areopago di Atene.<\/p>\n<p>Quando i governi del Messico, dell&#8217;Unione Sovietica o dell&#8217;Albania, nel corso del XX secolo (ma sull&#8217;esempio della Rivoluzione francese), chiuderanno le chiese, imprigioneranno i preti e manderanno a morte i fedeli &quot;recidivi&quot;, altro non faranno che servirsi dell&#8217;impostazione teorica fornita loro dai razionalisti che, come Spinoza, vollero stabilire, dall&#8217;alto delle loro superbe categorie logiche, ci\u00f2 che il popolo ha il diritto di credere riguardo a Dio, e ci\u00f2 di cui non ha il diritto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 voluto fare di Baruch Spinoza l&#8217;araldo e l&#8217;intrepido campione del ibero pensiero, per quel vezzo del Pensiero Unico moderno che, conscio della propria pochezza<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[100,258],"class_list":["post-28993","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-baruch-spinoza","tag-thomas-hobbes"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28993","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28993"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28993\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28993"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28993"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28993"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}