{"id":28989,"date":"2015-10-17T06:48:00","date_gmt":"2015-10-17T06:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/17\/natura-e-storia-necessita-e-destino-nel-pensiero-di-oswald-spengler\/"},"modified":"2015-10-17T06:48:00","modified_gmt":"2015-10-17T06:48:00","slug":"natura-e-storia-necessita-e-destino-nel-pensiero-di-oswald-spengler","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/17\/natura-e-storia-necessita-e-destino-nel-pensiero-di-oswald-spengler\/","title":{"rendered":"Natura e storia, necessit\u00e0 e destino nel pensiero di Oswald Spengler"},"content":{"rendered":"<p>Tutti conoscono Oswald Spengler (1880-1936) come filosofo della storia, specialmente per merito &#8211;o per demerito &#8211; del suo capolavoro, tanto discusso e criticato, quanto letto e meditato, anche dai suoi pi\u00f9 feroci e intransigenti detrattori: \u00abIl tramonto dell&#8217;Occidente\u00bb (\u00abDer Untergang des Abendlandes\u00bb), pubblicato in due volumi, il primo a Vienna, nel 1918, il secondo a Monaco di Baviera, nel 1922, infine in edizione unica, sempre a Monaco, nel 1923.<\/p>\n<p>Per quel libro, e per alcuni altri, oggi meno conosciuti, ma, allora, assai noti e controversi, come \u00abPrussianesimo e socialismo\u00bb, del 1919, e \u00abAnni decisivi\u00bb, del 1934, Spengler godette di una vastissima notoriet\u00e0, non solo in Germania e nell&#8217;area di lingua tedesca, ma a livello mondiale: fu apprezzato e detestato, mai amato, anche per il suo carattere aspro e solitario e, da ultimo, per il suo rifiuto di suonare il piffero per il nazismo dilagante, pur essendo uno dei pi\u00f9 significativi esponenti della cosiddetta &quot;rivoluzione conservatrice&quot; tedesca degli anni &#8217;20 e &#8217;30. In particolare, il suo rifiuto di unirsi agli attacchi contro gli Ebrei gli sarebbe, probabilmente, costato assai caro, se la morte non lo avesse tolto dalla scena pubblica, ove la sua presenza era troppo ingombrante per passare inosservata, cos\u00ec come il suo mancato allineamento all&#8217;hitlerismo. Ebbe comunque il malinconico merito di avere previsto, contro tutte le aspettative pi\u00f9 diffuse, il breve tempo che ancora rimaneva alla risorgente potenza della sua patria: infatti scrisse ad un amico, poco prima di morire, che, probabilmente, il Reich avrebbe cessato di esistere prima che fossero passati dieci anni. Profezia notevole, se si pensa che non solo in Germania, ma nel mondo, erano ben pochi quelli che, nel 1936, l&#8217;avrebbero sottoscritta.<\/p>\n<p>Del pensiero di Oswald Spengler ci eravamo gi\u00e0 interessati in una serie di articoli (\u00abGli ultimi trionfi del denaro e della macchina nella filosofia della storia di Oswald Spengler\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice il 14\/07\/2008; \u00abLa critica di Spengler a Marx \u00e8 di non aver capito il capitalismo moderno\u00bb, il 19\/12\/2011; e \u00abL&#8217;anti-teologia demoniaca di Spengler spinge l&#8217;uomo nel vicolo cieco della disperazione\u00bb, l&#8217;08\/01\/2014; tutti ripubblicati su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb). Ora vogliamo tornare a occuparci di lui, ma non in quanto filosofo della storia, bens\u00ec come filosofo della natura e dal punto di vista della sua concezione generale del reale &#8211; un aspetto della sua filosofia che, a nostro avviso, \u00e8 stato decisamente trascurato, essendogli stato anteposto, in maniera pressoch\u00e9 esclusiva, l&#8217;interesse per il destino delle civilt\u00e0 umane.<\/p>\n<p>Eppure, la filosofia della natura costituisce, per Spengler, il necessario presupposto logico della filosofia della storia; sicch\u00e9, se davvero si vuol capire ci\u00f2 che costituisce la vicenda della storia umana per l&#8217;autore de \u00abIl declino dell&#8217;Occidente\u00bb, \u00e8 indispensabile rifarsi alla sua concezione complessiva dei fenomeni vitali, che egli distingue in cosmici (vegetali) e microcosmici (animali, uomo compreso). Spengler, infatti, \u00e8 uno storicista e, decisamente, un relativista, come e pi\u00f9 del suo maestro ideale, Wilhelm Dilthey; tuttavia egli non considera la storia come qualcosa di intimamente diverso dalla natura, poich\u00e9 la sua visione della storia \u00e8 organicistica: vede le civilt\u00e0 come degli organismi viventi, e, appunto come questi ultimi, anche esse vivono un processo naturale che va dalla nascita, allo sviluppo, alla maturit\u00e0, alla vecchiaia e, infine, alla morte. Il suo storicismo, pertanto, \u00e8 figlio del suo naturalismo; e il suo esistenzialismo, se cos\u00ec possiamo chiamarlo &#8212; quel che importa \u00e8 fare quel che va fatto nel presente storico: e, se il momento presente richiede banche e munizioni, ebbene le civilt\u00e0 devono produrre banche e munizioni, pi\u00f9 che poesie o monumenti architettonici &#8212; \u00e8 il prodotto del suo vitalismo: la vita \u00e8 un flusso cieco e inarrestabile; muoiono gl&#8217;individui, ma la vita continua.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Spengler, al principio della Seconda parte de \u00abIl declino dell&#8217;Occidente\u00bb (titolo originale: \u00abDer Untergang des Abendlandes\u00bb, traduzione italiana di Julius Evola, , Milano, Longanesi &amp; C., 1957, 1978, vol. 2, pp.653-57):<\/p>\n<p><em>\u00abSi osservino i fiori di sera, quando essi, nel sole che tramonta, chiudono l&#8217;uno dopo l&#8217;altro le loro corolle. Allora ci prende un\u00ec&#8217;inquietudine, un sentimento misterioso d&#8217;angoscia alla vista di questa esistenza cieca, trasognata, legata alla terra. La foresta muta, le praterie silenziose, ogni cespuglio e ogni arbusto, in s\u00e9 non si muovono. \u00c8 solo il vento che giuoca con essi. Per contro, questo moscerino \u00e8 libero: ancor nella luce del crepuscolo esso danza; si muove, va dove vuole.<\/em><\/p>\n<p><em>Una pianta, in s\u00e9, non \u00e8 nulla. \u00c8 una parte del paesaggio nel quale un caso le fece metter radici. Il crepuscolo, la frescura e il chiudersi di ogni fiore: in ci\u00f2 non si ha un rapporto di causa e di effetto, di pericolo e di corrispondente decisione, ma si ha un fatto naturale unitario che si realizza presso alla pianta, con la pianta e nella pianta. La pianta come individuo non \u00e8 libera di attendere, di volere, di scegliersi qualcosa.<\/em><\/p>\n<p><em>Invece un animale pu\u00f2 scegliere. Egli non \u00e8 vincolato al resto del mondo. Questo sciame di moscerini che danza ancora sul sentiero, l&#8217;uccello solitario che vola nella notte, la volpe che si avvicina cauta al nido, sono DEI PICCOLI MONDI A S\u00c9, RICOMPRESI IN UN PI\u00d9 GRANDE MONDO. L&#8217;infusorio, che in una goccia d&#8217;acqua vive un&#8217;esistenza che, gi\u00e0 invisibile per l&#8217;occhio umano, dura un secondo e si svolge in un angolo microscopico di questa gocciolina &#8211; \u00c8 LIBERO E INDIPENDENTE DI FRONTE A TUTTO L&#8217;UNIVERSO. Non lo \u00e8, invece, la quercia gigantesca ad una foglia della quale quella goccia sta sospesa.<\/em><\/p>\n<p><em>VINCOLO E LIBERT\u00c0: questi tratti fondamentali, profondi, ultimi, distinguono la vita vegetale da ogni vita animale. Per\u00f2 ci\u00f2 che la pianta \u00e8, lo \u00e8 COMPLETAMENTE. Invece nella natura dell&#8217;animale vi \u00e8 come una scissione. Una pianta \u00e8 soltanto pianta, un animale \u00e8 pianta e, insieme, qualcosa d&#8217;altro. Il gregge che si stringe insieme dinanzi ad un pericolo, il bimbo che piangendo si afferra alla madre, l&#8217;uomo che nella sua disperazione vorrebbe raggiungere Dio, tutti costoro vorrebbero tornare dalla vita libera a quella vincolata, vegetale, dalla quale sono stati dimessi per essere individui.<\/em><\/p>\n<p><em>Il seme di una pianta da fiori mostra all&#8217;esame microscopico due foglie germinali che poi formeranno e proteggeranno la giovane pianta rivolta verso la luce coi suoi organi di circolazione della linfa e di riproduzione; in pi\u00f9 ci mostra un terzo elemento, il pollone, il quale indica l&#8217;ineluttabile destino della futura pianta di esser di nuovo parte di un paesaggio. Negli animali superiori noi vediamo che l&#8217;uovo fecondato nelle prime ore della sua esistenza autonoma va a formare una foglia germinale esterna che avviluppa la parte interna contenente in embrione i futuri organi di circolazione e di riproduzione, cio\u00e8 la parte che \u00e8 analoga alla pianta nel corpo animale, delimitandola di contro al corpo materno epper\u00f2 anche di contro A TUTTO IL RESTO DEL MONDO. La foglia germinale esterna \u00e8 il simbolo dell&#8217;esistenza specificamente animale. Essa distingue le due specie di esseri viventi che sono apparse nella storia della terra.<\/em><\/p>\n<p><em>Ad esprimere ci\u00f2 l&#8217;antichit\u00e0 ebbe delle belle espressioni: la pianta \u00e8 QUALCOSA DI COSMICO, l&#8217;animale \u00e8, in pi\u00f9, UN MICROCOSMO CHE STA IN RELAZIONE CON UN MACROCOSMO. Solo per il fatto che un essere vivente si stacca in tal guisa dall&#8217;universo e pu\u00f2 determinare come vuole la sua posizione rispetto ad esso, solo per tale fatto esso \u00e8 un microcosmo. Perfino gli astri sono vincolasti nelle loro orbite e nelle loro rivoluzioni; soltanto questi piccoli mondi si muovono liberamente rispetto al grande mondo che essi conoscono come il loro ambiente. \u00c8 cos\u00ec che, per la prima volta, per il nostro occhio ci\u00f2 che la luce ci fa apparire nello spazio acquista significato di CORPO. Vi \u00e8, in noi, qualcosa che si oppone se volessimo parlare anche per la pianta di un corpo in senso proprio.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutto ci\u00f2 che \u00e8 cosmico, \u00e8 contrassegnato dalla periodicit\u00e0. Ha un suo RITMO. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 microcosmico ha invece una polarit\u00e0. La parola &quot;di contro&quot; ne esprime tutta la natura. Ha una TENSIONE. Parliamo di una tensione dell&#8217;attenzione o del pensiero, ma, di fatto, ogni stato di veglia \u00e8 in essenza tensione; i sensi e i loro oggetti, l&#8217;Io e il Tu, la causa e l&#8217;effetto, la cosa e le sue propriet\u00e0: tutto ci\u00f2 implica distanza e tensione, e quando interviene quel che vien significativamente chiamato rilasciamento, distensione, subentra un intorpidimento in questa parte microcosmica della vita, che finisce nel sonno. L&#8217;uomo che dorme, l&#8217;uomo nel quale tutte le tensioni son venute meno, ha una vita soltanto vegetativa, da pianta.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 ritmo cosmico quanto si pu\u00f2 designare con le parole direzione, tempo, destino, nostalgia: e esso va dallo stile di trotto di un tiro di cavalli puro sangue e dalla cadenza di marcia di eserciti pervasi da un entusiasmo, fino al muto comprendersi di due amanti, alla finezza sentita di una societ\u00e0 distinta e all&#8217;intuizione dello psicologo: a ci\u00f2 che gi\u00e0 chiamai sensibilit\u00e0 fisiognomica.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo ritmo di circuiti cosmici sussiste al disotto della libert\u00e0 dei movimenti microcosmici nello spazio, e di tempo in tempo risolve le tensioni proprie ad ogni individuo desto in un&#8217;UNICA grande sentita armonia. Chi ha seguito talvolta il volo di un uccello nell&#8217;etere, il suo innalzarsi sempre allo stesso modo, il suo girare, rigirare e sparire lontano, sente in questo movimento complessivo una sicurezza da pianta, qualcosa d&#8217;impersonale e di collettivo che non abbisogna di un intelletto per mettere in relazione l&#8217;Io col non-Io. Questo \u00e8 anche il senso delle danze guerriere e delle danze erotiche fra gli animali e gli uomini; in modo analogo una massa, in momenti di emozione, si trasforma d&#8217;un tratto in un unico essere che pensa in modo fulmineo, cieco ed enigmatico, ma che dopo pochi minuti si ridissolve. Qui i limiti microcosmici sono rimossi. Qualcosa d&#8217;impersonale agisce nell&#8217;infuriare e nel minacciare, nell&#8217;incalzare e nell&#8217;attrarre, nello slanciarsi, nel ripiegare e nell&#8217;ondeggiare. Le membra si confondono, il corpo balza in avanti, un UNICO grido si sprigiona da tutte le bocche, un UNICO destino domina su tutti. D&#8217;un tratto, da un insieme di singoli mondi \u00e8 natura una cosa unica.<\/em><\/p>\n<p><em>La percezione di un ritmo cosmico la chiamiamo SENTIMENTO, quella delle tensioni microcosmiche la chiamiamo SENSAZIONE. L&#8217;ambiguit\u00e0 della parola &quot;sensibilit\u00e0&quot; ha pregiudicato la distinzione fra l&#8217;aspetto genericamente vegetativo della vita e quello esclusivamente animale &#8211; in tedesco &quot;Sinnlichkeit&quot; significa sia sensibilit\u00e0 e sia sensualit\u00e0. Noi avvertiamo una relazione profonda se, riguardo al primo aspetto, parliamo di vita dei sensi; riguardo all&#8217;altro aspetto, di vita sessuale. L&#8217;una ha sempre i caratteri della periodicit\u00e0 e del ritmo nella sua armonia con i grandi periodi stellari, nelle relazioni della natura femminile con la luna e della vita in genere con la notte, con la primavera, col calore; l&#8217;altro aspetto si sostanzia di tensioni: della tensione fra luce e cosa illuminata, fra conoscere e conosciuto, fra il dolore e l&#8217;arma che l&#8217;ha causato. Nelle specie superiori i due aspetti della vita han dato luogo ciascuno a particolari organi. E quanto pi\u00f9 questi organi sono perfetti, tanto pi\u00f9 distintamente essi ci palesano il significato delle due facce della vita. Noi abbiamo DUE ORGANI DI CIRCOLAZIONE DELLA VITA COSMICA: il sistema sanguigno e gli organi sessuali; ed abbiamo DUE ORGANI DI DISTRIBUZIONE DELLA MOTILIT\u00c0 MACROCOSMICA: i sensi e il sistema nervoso. Dobbiamo supporre che in origine TUTTO il corpo sia stato organo della circolazione e, in pari tempo, organo del tatto.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Da questo brano di prosa &#8212; che lascia trasparire tutto il grande amore di Spengler per la natura, i suoi costanti soggiorni sulle native montagne dello Harz (famose per il Brocken e la notte di Valpurga), la sua formidabile capacit\u00e0 di osservazione delle piante e degli animali, che ne fanno veramente un pensatore completo, a differenza di gran parte dei filosofi post-cartesiani e post-kantiani, quasi tutti indifferenti alla <em>res extensa<\/em> e al mondo non-umano &#8212; emerge un interesse naturalistico che contrasta con l&#8217;immagine, largamente diffusa, del \u00abTramonto dell&#8217;Occidente\u00bb come di un libro puramente storicistico.<\/p>\n<p>Spengler \u00e8 uno storicista non perch\u00e9 assolutizza la storia, ma perch\u00e9 la naturalizza: la storia, per lui, \u00e8 il riflesso della realt\u00e0 cosmica, dalla quale, tuttavia, si differenzia per il carattere della volontariet\u00e0: eloquente, in tal senso, oltre che commovente, l&#8217;accostamento del minuscolo moscerino che si agita, insieme a tanti altri suoi simili, nella rossa luce del tramonto, mentre la grande quercia, legata alla terra e al mondo dei ritmi cosmici, libera non \u00e8; e il moscerino condivide con l&#8217;uomo, appunto, il fattore della libert\u00e0 di movimento, cio\u00e8 il poter agire come un piccolo mondo a s\u00e9. Gli animali e gli esseri umani, pertanto, possiedono un destino; mentre le piante, le rocce, gli astri del firmamento, sono natura; animali ed esseri umani sono caratterizzati dalla tensione verso qualcosa, gli organismi vegetali e il mondo minerale da un ritmo. Vi \u00e8 un ritmo nella spirale della chiocciola, nella crescita degli anelli di un tronco, nelle orbite dei pianeti, dei satelliti, delle comete; e vi \u00e8 una tensione nel branco di renne che si stringe e fa quadrato per affrontare gli assalti dei lupi, cos\u00ec come nel bambino che piange nella culla e nell&#8217;uomo adulto che cerca e invoca Dio, stretto nel suo dolore.<\/p>\n<p>Eppure, a ben guardare &#8212; osserva Spengler &#8212; la distinzione non \u00e8 affatto cos\u00ec netta, come poteva sembrare in un primo momento. Nell&#8217;uomo che dorme, il corpo si rilassa nel ritmo del sonno e la dimensione cosmica riprende il sopravvento; cos\u00ec pure in una folla che si agita nei movimenti sincronizzati della danza o in quelli di un baldanzoso esercito in marcia, il ritmo si fa strada, emerge, prende il sopravvento. Nell&#8217;organismo umano vi sono sia organi di circolazione, cosmici, sia organi di movimento, microcosmici: la circolazione \u00e8 ritmo, qualche cosa di naturale, di irriflesso; il movimento, invece, \u00e8 azione volontaria, che nasce per impulso di una decisione. L&#8217;uomo (e l&#8217;animale) \u00e8, dunque, sia cosmo, sia microcosmo; sia necessit\u00e0, sia libert\u00e0; la pianta, al contrario, \u00e8 solo cosmo, solo ritmo e necessit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, pertanto, possiede una doppia natura; ma la sua doppia natura non corrisponde ad un destino che sia, in se stesso, qualcosa di essenzialmente diverso dalla vita della pianta. La dimensione spirituale dell&#8217;uomo non si contrappone alla dimensione materiale: ne \u00e8 solo una specie di estroflessione, di prosecuzione, di adattamento. Il naturalismo di Spengler \u00e8 rigoroso, totale, quasi ossessivo; nulla vi sfugge: n\u00e9 la vita del singolo individuo, n\u00e9 quella dei popoli, degli stati, delle civilt\u00e0. Non vi \u00e8 differenza qualitativa tra la vita delle piante di un bosco, quella di uno stormo di uccelli migratori e quella di una civilt\u00e0 umana. E questo per la buona ragione che l&#8217;elemento fondamentale di differenziazione del microcosmo da ci\u00f2 che \u00e8 cosmico non risiede &#8211; gi\u00e0 lo abbiamo detto &#8211; che nella motilit\u00e0: troppo poco perch\u00e9 diventi una differenza sostanziale, una differenza di destino. La quercia crescer\u00e0, invecchier\u00e0, morir\u00e0, cos\u00ec come l&#8217;animale, come l&#8217;uomo, come i popoli e le civilt\u00e0 della storia. La sola, vera differenza, \u00e8 che gli uomini, e le civilt\u00e0 da essi formate, possono decidere, fino a un certo punto, se e come prolungare la propria vita, mediante un supplemento di volont\u00e0. \u00c8 in tal modo che le civilt\u00e0, a un certo punto, diventano civilizzazioni: subentrano nuovi caratteri, l&#8217;urbanesimo, il gigantismo architettonico, il cosmopolitismo culturale: ma nessuna civilt\u00e0 si \u00e8 mai sottratta al suo destino mortale, nessuna ha potuto vincere la sfida con la morte. La libert\u00e0 umana si riduce ad agire entro un margine esiguo e prefissato.<\/p>\n<p>Le civilt\u00e0 periscono, perch\u00e9 sono mortali, come lo sono i formicai o gli alveari; e cos\u00ec anche gli uomini periscono, perch\u00e9 sono prodotti della natura, e sia pure evoluti e resisi parzialmente autonomi. &quot;Autonomi&quot; non significa che possano sottrarsi al loro destino naturale. Di qui il pessimismo di Spengler, il suo fatalismo, la cupa visione del domani: anche la civilt\u00e0 occidentale \u00e8 giunta alla fine; \u00e8 entrata, e da tempo, nella tarda fase della civilizzazione: sta spendendo le sue ultime riserve. Un capo deciso, ambizioso, &quot;cesareo&quot;, potrebbe ancora trattenere il destino per qualche anno (ed ecco la sua ammirazione per Mussolini, pi\u00f9 che per Hitler; ammirazione, come \u00e8 noto, perfettamente ricambiata dal dittatore italiano); la fine potrebbe essere parzialmente ritardata, se la civilt\u00e0 giunge a comprendere le necessit\u00e0 profonde del momento storico, e vi si adatta. Ma nulla e nessuno potranno mai scongiurare l&#8217;inevitabile. L&#8217;Europa \u00e8 giunta al tramonto: la notte gi\u00e0 incombe, e ben presto ogni cosa verr\u00e0 inghiottita dall&#8217;oscurit\u00e0. Delle superbe costruzioni della nostra civilt\u00e0, non resteranno che ruderi muti: come sono muti, per noi, i resti del Partenone, o le Piramidi d&#8217;Egitto, o le mura di Persepoli, di Ninive, di Babilonia.<\/p>\n<p>Una domanda, per\u00f2, ci piacerebbe fare al filosofo di Blankenburg: che ne \u00e8 della tensione propria del mondo microcosmico? Che ne \u00e8 del pianto del bimbo, della preghiera dell&#8217;uomo che cerca il suo Dio? Si tratta solo di uno scherzo, di una beffa della natura? Eppure si direbbe che, qui, Spengler abbia sfiorato, per un attimo, lo spiraglio che conduce fuori dal suo soffocante naturalismo e dal suo disperato fatalismo; che abbia quasi intravisto un raggio di luce: ma, poi, se ne \u00e8 subito ritratto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti conoscono Oswald Spengler (1880-1936) come filosofo della storia, specialmente per merito &#8211;o per demerito &#8211; del suo capolavoro, tanto discusso e criticato, quanto letto e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[110,141,185,257],"class_list":["post-28989","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-civilta","tag-filosofia","tag-karl-marx","tag-teologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28989","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28989"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28989\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28989"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28989"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28989"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}