{"id":28988,"date":"2008-07-14T07:21:00","date_gmt":"2008-07-14T07:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/14\/gli-ultimi-trionfi-del-denaro-e-della-macchina-nella-filosofia-della-storia-di-oswald-spengler\/"},"modified":"2008-07-14T07:21:00","modified_gmt":"2008-07-14T07:21:00","slug":"gli-ultimi-trionfi-del-denaro-e-della-macchina-nella-filosofia-della-storia-di-oswald-spengler","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/14\/gli-ultimi-trionfi-del-denaro-e-della-macchina-nella-filosofia-della-storia-di-oswald-spengler\/","title":{"rendered":"Gli ultimi trionfi del denaro e della macchina nella filosofia della storia di Oswald Spengler"},"content":{"rendered":"<p>Nato a Blankenburg, nel Magdeburgo, nel 1880 e morto a Monaco nel 1936 &#8211; in buon punto per evitare le conseguenze del suo rifiuto di approvare il violento antisemitismo del regime hitleriano -, Oswald Spengler \u00e8 stato uno dei filosofi pi\u00f9 discussi e controversi del XX secolo, suscitando fervidi entusiasmi e ripulse totali e irrevocabili. Per alcuni egli \u00e8 stato il teorico del nazionalsocialismo, nella misura in cui &#8211; pur non aderendo formalmente ad esso &#8211; aveva sostenuto la necessit\u00e0 di instaurare un forte potere militare e affermato la superiorit\u00e0 della razza \u00abbianca\u00bb e della preponderanza della Germania nel quadro politico mondiale. Altri hanno visto in lui il maggiore erede di Nietzsche, della sua fedelt\u00e0 alla terra e della volont\u00e0 di potenza, oltre che un continuatore del relativismo storicistico di Dilthey e, quindi, il legittimo continuatore della tradizione filosofica tedesca di fine Ottocento.<\/p>\n<p>La sua concezione organicistica delle civilt\u00e0, secondo la quale ogni civilt\u00e0 \u00e8 equiparabile a un essere vivente che nasce, si sviluppa, decade (nella fase della \u00abcivilizzazione\u00bb) e, da ultimo, muore, apparve &#8211; ed era &#8211; una tipica forma di biologismo sociale, dominata com&#8217;era da una darwiniana <em>strenght for life<\/em>, ove le civilt\u00e0 vecchie e deboli devono cedere il passo a quelle giovani e forti. Concezione che a molti non piacque, e che tuttavia appariva fondata su cospicui elementi di realt\u00e0 oggettiva, e che tanto pi\u00f9 difficile sembrava smentire quanto pi\u00f9 l&#8217;Autore dispiegava, per sostenerla, una immensa congerie di osservazioni tratte dalla musica, dall&#8217;architettura, dalla storia delle religioni e da quella dell&#8217;economia e della tecnica.<\/p>\n<p>Piacque, soprattutto ai Tedeschi, l&#8217;implicito machiavellismo sotteso a tutta l&#8217;opera: per cui, nelle convulsioni della disfatta al termine della prima guerra mondiale (<em>Il tramonto dell&#8217;Occidente<\/em> venne pubblicato tra il 1918 e il 1922, ossia negli anni pi\u00f9 bui mai vissuto sino ad allora dalla Germania), era possibile intravedere una ripresa e, forse, persino una futura rivincita, a patto di sapere accettare il proprio destino e di percorrere sino in fondo la strada tracciata dalle presenti forze storiche, materiali non meno che spirituali.<\/p>\n<p>Otto, secondo Spengler, sono le civilt\u00e0 che si sono succedute, dall&#8217;origine ad oggi, nel panorama della storia mondiale, sviluppando quei \u00abcicli di cultura\u00bb i quali tendono a ripetersi con caratteristiche sostanzialmente analoghe, pur nella diversit\u00e0 delle situazioni specifiche. Esse sono state la babilonese, l&#8217;egiziana, la indiana, la cinese, la greco-romana (o \u00abapollinea\u00bb), l&#8217;araba (o \u00abmagica\u00bb), quella dei Maya e, infine, l&#8217;occidentale (che Spengler definisce \u00abfaustiana\u00bb). Si sono avvicendante secondo una cadenza di circa mille anni, soggiacendo a leggi in tutto e per tutto simili a quelle degli organismi viventi e finendo per estinguersi e scomparire completamente &#8211; tranne la nostra, che \u00e8 destinata, per\u00f2, a concludersi come le altre.<\/p>\n<p>Si suole affermare che qualcosa di una civilt\u00e0 continua a permanere anche al di l\u00e0 di essa, ma \u00e8 un errore. Ogni civilt\u00e0 \u00e8 destinata a una fine totale, che trascina con s\u00e9 anche i valori da essa emanati; nessun valore pu\u00f2 sopravvivere al di l\u00e0 della civilt\u00e0 che lo ha prodotto. I valori sono deperibili, proprio come le civilt\u00e0; possono, semmai, essere sostituiti da altri valori, frutto di altre civilt\u00e0. Non esistono valori assoluti, cos\u00ec come non esistono verit\u00e0 assolute; ogni verit\u00e0 \u00e8 relativa al contesto della civilt\u00e0 che la pone e, esauritasi quest&#8217;ultima, anche il concetto di verit\u00e0 si sbriciola, si frantuma. La stessa idea di progresso, non \u00e8 altro che una illusione.<\/p>\n<p>Quanto alla civilt\u00e0 occidentale, essa \u00e8 ormai quasi giunta al termine del proprio ciclo vitale e, quindi, alla successiva, inevitabile estinzione: non resta che prenderne atto e seguire il destino che ci si prepara, rinunciando alla chimera di poter tramandare valori imperituri o di poter mutare il corso della storia, bens\u00ec sfruttando l&#8217;ultimo guizzo di luce prima del crepuscolo.<\/p>\n<p>Ma gi\u00e0 si fa avanti la prossima civilt\u00e0, che prender\u00e0 il posto di quella occidentale: civilt\u00e0 la russa, che dominer\u00e0 a sua volta la scena della storia mondiale, finch\u00e9 non avr\u00e0 esaurito il suo ciclo e scomparir\u00e0 a sua vola.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 occidentale, dunque, non ha nulla di speciale, in se stessa, perch\u00e9 si debba pensare che possa sfuggire al destino di tutte le altre civilt\u00e0. Anzi, essa \u00e8 gi\u00e0 entrata, e da tempo, nella fase della civilizzazione, caratterizzata dal gigantismo delle sue creazioni esteriori e dal progressivo esaurimento del suo spirito vitale, della sua \u00abanima\u00bb.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, negli ultimi secoli della sua vicenda millenaria si \u00e8 prodotto un evento finora sconosciuto alla storia dell&#8217;umanit\u00e0: il sopravvento della tecnica, della macchina, sulla natura e sull&#8217;uomo stesso, che ne \u00e8 divenuto lo schiavo. \u00c8 nata una figura nuova, quella dell&#8217;ingegnere; che, molto pi\u00f9 importante dell&#8217;imprenditore o dell&#8217;operaio dell&#8217;industria, tiene in mano i futuri sviluppi della civilt\u00e0 occidentale. Ma il tempo di quest&#8217;ultima \u00e8 ormai quasi compiuto; la fine \u00e8 imminente. Si tratta soltanto di vedere se l&#8217;uomo occidentale sapr\u00e0 assecondare il movimento della storia, creando una nuova forma di potenza &#8211; quella del signore, che non si cura dei profitti personali come fa il mercante e che, a differenza di lui, mira ad instaurare una societ\u00e0 basata sull&#8217;armonia generale e non sul vantaggio egoistico di pochi capitalisti.<\/p>\n<p>Questa posizione spiega l&#8217;atteggiamento di cauto interesse nei confronti del socialismo, inteso come principio etico pi\u00f9 che come concreto movimento storico; e coniugato, d&#8217;altronde, con un forte elemento di tipo nazionalistico, s\u00ec da far pensare pi\u00f9 al nazionalsocialismo che al comunismo sovietico. Ma forse, dopotutto, Spengler aveva la vista pi\u00f9 lunga di quanto non sembrasse ai suoi detrattori e aveva intuito che, dietro le grandi differenze esteriori, nazismo e stalinismo avevano pi\u00f9 cose in comune di quante non fossero disposti ad ammettere sia l&#8217;uno che l&#8217;altro. Per cui la sua profezia, che alla fine l&#8217;idea del denaro si sarebbe scontrata con l&#8217;idea del sangue; ossia che i valori mercantili sarebbero venuti a una resa dei conti con i valori aristocratici, conteneva elementi tutt&#8217;altro che peregrini; tanto \u00e8 vero che molti intellettuali europei di destra &#8211; a cominciare da Julius Evola, traduttore dal tedesco de <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente<\/em> nella nostra lingua &#8211; avrebbero visto nella seconda guerra mondiale, a torto o a ragione, precisamente questo tipo di scontro finale. E cos\u00ec la vide anche Berto Ricci, andato volontario a combattere (e a morire) in Libia contro gli Inglesi, lui sposato e padre di famiglia, nella speranza di vedere &#8211; come scrisse in una delle sue ultime lettere &#8211; il sorgere di un mondo un po&#8217; meno ingiusto, un po&#8217; meno ladro di quello allora esistente.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, Oswald Spengler nelle pagine conclusive de <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente<\/em> (titolo originale: <em>Der Untergang des Abendlandes<\/em>, traduzione italiana di Julius Evola, Longanesi &amp;C., Milano, 1957,, 1978, vol. 2, pp. 1.390-98):<\/p>\n<p><em>&#8230;contemporaneamente al razionalismo, si giunge alla scoperta della macchina a vapore che sovverte tutto e trasforma dai fondamenti l&#8217;immagine dell&#8217;economia. Fino a allora la natura aveva avuto la parte di una coadiutrice; orala si riduce a una schiava e il suo lavoro, quasi per scherno, lo si calcola secondo cavalli-vapore. Dalla forza muscolare del negro sfruttata nelle aziende organizzate, si pass\u00f2 alle riserve organiche della scorza terrestre dove l&#8217;energia vitale di millenni \u00e8 immagazzinata sotto specie di carbone, e infine lo sguardo sii \u00e8 portato sulla natura anorganica, le cui forze idrauliche sono state gi\u00e0 arruolate ad integrare quelle del carbone. Coi milioni e miliardi di cavalli-vapore la densit\u00e0 di popolazione raggiunge un livello che nessun&#8217;altra civilt\u00e0 avrebbe mai ritenuto possibile. Questo aumento \u00e8 conseguenza della macchina, la quale vuol essere servita e diretta, in cambio centuplicando le forze di ogni individuo. \u00c8 con riferimento alla macchina che la vita umana va ora a rappresentare un valore. Il lavoro diviene la grande parola d&#8217;ordine del pensiero etico. Gi\u00e0 nel diciottesimo esso in tutte le lingue aveva perduto il suo significato negativo originario. La macchina lavora e costringe l&#8217;uomo a lavorare insieme ad essa. Tutta la civilt\u00e0 \u00e8 giunta ad un tale grado di attivismo, che sotto di esso la terra trema.<\/em><\/p>\n<p><em>E ci\u00f2 che si \u00e8 svolto nel corso di appena un secolo \u00e8 uno spettacolo di una tale potenza, che l&#8217;uomo di una futura civilt\u00e0, di una civilt\u00e0 con una anima diversa e con diverse passioni, avr\u00e0 il sentimento che la stessa natura ne doveva esser stata scossa nel suo equilibrio. Anche in altri tempi la politica pass\u00f2 sopra citt\u00e0 e popoli e l&#8217;economia umana incise profondamente sui destini del regno animale e vegetale; ma tutto ci\u00f2 sfior\u00f2 appena la vita e di nuovo spar\u00ec. Invece questa tecnica lascer\u00e0 le sue tracce anche quando tutto sar\u00e0 dimenticato e sepolto. Questa passione faustiana ha trasformato l&#8217;imagine della superficie terrestre.<\/em><\/p>\n<p><em>Qui ha agito un impulso della vita a trascendere e ad innalzarsi che, intimamente affine a quello del gotico, al tempo dell&#8217;infanzia della macchina a vapore trov\u00f2 espressione nel monologo del<\/em> Faust <em>di Goethe. L&#8217;anima ebbra vuol portarsi di l\u00e0 da spazio e tempo. Una indicibile nostalgia la attira verso lontananze sconfinate. Ci si vorrebbe staccare dalla terra, ci si vorrebbe perdere nell&#8217;infinito, si vorrebbero sciogliere i vincoli del corpo ed errare nello spazio cosmico fra le stelle. Ci\u00f2 che all&#8217;inizio fu cercato dal fervido empito ascensionale di un San Bernardo, ci\u00f2 che Gr\u00fcnewald e Rembrandt evocarono negli sfondi dei loro quadri e Beethoven negli accordi trasfigurati dei suoi ultimi quartetti, torna di nuovo nell&#8217;ebbrezza spirituale donde procede questa fitta serie di invenzioni. \u00c8 cos\u00ec che si \u00e8 formato un sistema fantastico di mezzi di comunicazione che ci fa attraversare interi continenti in pochi giorni, e ci porta con citt\u00e0 galleggianti di l\u00e0 da ogni oceano, che trafora montagne e lancia convogli a velocit\u00e0 pazze nei labirinti delle ferrovie sotterranee; e dalla veccia macchina a vapore, da tempo esaurita nelle sue possibilit\u00e0, si \u00e8 passati ai motori a gas per infine staccarsi dalle vie e dalle rotaie ed elevarsi negli spazi. Cos\u00ec la parola parlata in un attimo pu\u00f2 esser inviata oltre ogni mare; prorompe il piacere per records di ogni specie e per le dimensioni inaudite, ambienti giganteschi vengono costruiti per macchine titaniche, navi enormi e ponti ad incredibile gettata, costruzioni pazzesche che raggiungono le nubi, forze meravigliose incatenate in un punto in modo tale che basta la mano di un bambino per metterle in movimento, opere di cristallo e di acciaio che vibrano nel frastuono di ogni specie di meccanismi nelle qual, questo essere minuscolo, si muove come un signore assoluto sentendo finalmente sotto di s\u00e9 la natura.<\/em><\/p>\n<p><em>E queste macchine nella loro forma sono sempre pi\u00f9 disumanizzate, sempre pi\u00f9 ascetiche, mistiche, esoteriche. Esse avvolgono la terra con una rete infinita di forze sottili, di correnti e di tensioni. Il loro coro si fa sempre pi\u00f9 spirituale, sempre pi\u00f9 chiuso. Queste ruote, questi cilindri, queste leve non parlano pi\u00f9. Ci\u00f2 che in esse \u00e8 pi\u00f9 importante si ritira all&#8217;interno.. La macchina \u00e8 stata sentita come qualcosa di diabolico, e non a torto. Agli occhi del credente essa rappresenta la detronizzazione di Dio. Essa pone la causalit\u00e0 sacra nelle mani dell&#8217;uomo e questi la mette silenziosamente, irresistibilmente in moto con una specie di preveggente onnisapienza.<\/em><\/p>\n<p><em>Mai come oggi un microcosmo si \u00e8 sentito superiore al macrocosmo.Oggi vediamo piccoli esseri viventi che con la loro forza spirituale hanno ridotto il non vivente a dipendere da loro. Nulla sembra eguagliare un simile trionfo che \u00e8 riuscito ad un&#8217;unica civilt\u00e0 e forse solo per la durata di qualche secolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma proprio per tal via l&#8217;uomo faustiano \u00e8 divenuto schiavo della sua creazione. Nelle sue mosse cos\u00ec come nelle sue abitudini di vita egli sar\u00e0 spinto dalla macchina in una direzione sulla quale non vi sar\u00e0 pi\u00f9 n\u00e9 sosta, n\u00e9 possibilit\u00e0 di tornare indietro. Il contadino, l&#8217;artigiano, perfino il commerciante appaiono d&#8217;un tratto insignificanti di fronte a tre figure cui lo sviluppo della macchina ha dato forma: l&#8217;imprenditore, l&#8217;ingegnere e l&#8217;operaio industriale. In questa civilt\u00e0, e in nessun&#8217;altra al di fuori di essa, da un piccolo ramo dell&#8217;artigianato, cio\u00e8 dall&#8217;economia dei manufatti, si \u00e8 sviluppato il possente albero che oscura ogni altra professione: il mondo economico dell&#8217;industria meccanica. E questo mondo costringe sia l&#8217;imprenditore che l&#8217;operaio industriale ad obbedirgli. Entrambi sono gli schiavi, non i signori della macchina che ora comincia a manifestare il suo occulto potere demonico. Ma se le attuali teorie socialistiche hanno solo voluto vedere il rendimento dell&#8217;operaio non avanzando che per il lavoro di questi le loro rivendicazioni, un tale lavoro \u00e8 tuttavia reso possibile esclusivamente dall&#8217;attivit\u00e0 decisiva e sovrana dell&#8217;imprenditore. Il famoso detto del braccio possente che fa arrestare tutte le ruote \u00e8 un errore. Per fermarle, non c&#8217;\u00e8 bisogno di essere operai. Ma per tenerle in moto, non basta essere operai. \u00c8 l&#8217;organizzazione, \u00e8 il dirigente che costituisce il centro di tutto questo regno artificiale e complesso della macchina. Il pensiero, non il braccio, tiene insieme un tale regno. Ma proprio per questo, per mantenere in piedi siffatto edificio perennemente pericolante, una figura \u00e8 ancor pi\u00f9 importante della stessa energia di nature dominatrici in veste di imprenditori che fa scaturire da suolo intere citt\u00e0 e che sa trasformare l&#8217;immagine del paesaggio &#8211; una figura, che nelle lotte politiche si \u00e8 soliti dimenticare: l&#8217;ingegnere, sapiente sacerdote della macchina. Non sol il livello ma la stessa esistenza dell&#8217;industria dipendono dall&#8217;esistenza di centinaia di migliaia di menti qualificate e ben addestrate che dominano e fanno progredire incessantemente la tecnica.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ingegnere \u00e8 propriamente il silenzioso dominatore e il destino dell&#8217;industria meccanica. Il suo pensiero \u00e8 come possibilit\u00e0 quel che la macchina \u00e8 come realt\u00e0. Si \u00e8 temuto, materialisticamente, l&#8217;esaurirsi dei giacimenti di carbone. Ma finch\u00e9 esisteranno degli scopritori di sentieri di un rango superiore pericoli di tal genere saranno inesistenti. Solo quando questo esercito di inventori, il cui lavoro intellettuale forma una interna unit\u00e0 con quello della macchina, non avr\u00e0 pi\u00f9 una posterit\u00e0, l&#8217;industria, malgrado la presenza di imprenditori e di operai si spegner\u00e0. Anche se la salute dell&#8217;anima dei migliori delle future generazioni venisse considerata pi\u00f9 importante di tutta la potenza della terra e se per influenza di quella mistica e di quella metafisica che oggi stano soppiantando il razionalismo il sentimento del satanismo della macchina guadagnasse terreno in una \u00e9lite spirituale sollecita di quella salute &#8211; sarebbe l&#8217;equivalente del passaggio da Ruggero Bacone a Bernardo di Chiaravalle &#8211; anche in questo caso nulla arrester\u00e0 la conclusione di questo grande dramma dello spirito nel quale le forze materiali hanno solo una parte secondaria.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;industria occidentale ha sostato le vie gi\u00e0 seguite dal commercio delle altre civilt\u00e0. Le correnti della vita economica si portano verso le sedi del \u00abre carbone\u00bb e le aree ricche di materie prime; la natura viene saccheggiata, tutta la terra viene offerta in olocausto al pensiero faustiano sotto specie di energia. La terra che lavora \u00e8 l&#8217;essenza della visione faustiana; nel contemplarla, muore il Faust della seconda parte. Del poema, nella quale il lavoro dell&#8217;imprenditore ha avuto la sua suprema trasfigurazione. \u00c8 la suprema antitesi all&#8217;esistenza statica e sazia del periodo imperiale antico. L&#8217;ingegnere \u00e8 il tipo pi\u00f9 lontano dal pensiero giuridico romano ed egli otterr\u00e0 che la sua economia abbia un proprio diritto: un diritto nel quale le forze e le opere prenderanno il posto delle persone e delle cose.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma non \u00e8 meno titanico l&#8217;assalto sferrato dal danaro contro questa potenza spirituale. Anche l&#8217;industria \u00e8 legata alla terra &#8211; come l&#8217;elemento contadino. Essa ha le sue sedi, i suoi impianti, le sue sorgenti di energia vincolate al suolo. Solo l&#8217;alta finanza \u00e8 completamente libera, completamente inafferrabile. A partire dal 1789 le banche e quindi le Borse si sono sviluppate come una potenza autonoma grazie al bisogno di credito determinato dall&#8217;enorme incremento dell&#8217;industria e, come il danaro in tutte le civilizzazioni, questa potenza ora vuol essere l&#8217;unica potenza. L&#8217;antichissima lotta fra economia di produzione e economia di conquista prende ora le proporzioni di una lotta gigantesca e silenziosa di spiriti svolgentesi sul suolo delle citt\u00e0 cosmopolite.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 la lotta disperata del pensiero tecnico, il quale difende la sua libert\u00e0 contro ilo pensiero in funzione di danaro.<\/em><\/p>\n<p><em>La dittatura del danari si consolida e si avvicina ad un apice naturale &#8211; ci\u00f2 sta accadendo oggi nella civilizzazione faustiana come gi\u00e0 \u00e8 accaduto in ogni altra civilizzazione. Ed ora interviene qualcosa che pu\u00f2 esser compreso solo da chi ha penetrato il significato essenziale del danaro faustiano. Se il danaro faustiano fosse qualcosa di tangibile, di concreto, la sua esistenza sarebbe eterna; ma poich\u00e9 esso \u00e8 una forma del pensiero, esso scomparir\u00e0 non appena il mondo dell&#8217;economia sar\u00e0 stato pensato a fondo: scomparir\u00e0 per l&#8217;esaurirsi della materia che gli fa da substrato. Quel pensiero \u00e8 gi\u00e0 penetrato nella vita della campagna mobilitando il suolo; esso ha trasformato in senso affaristico ogni specie di mestiere; oggi esso penetra vittoriosamente nell&#8217;industria per mettere le mani sullo stesso lavoro produttivo dell&#8217;imprenditore, dell&#8217;ingegnere e dell&#8217;operaio. La macchina col suo seguito umano, la macchina, questa vera sovrana del secolo, \u00e8 in procinto di soggiacere ad una pi\u00f9 forte potenza. Ma questa sar\u00e0 l&#8217;ultima delle vittorie che il danaro pu\u00f2 riportare; dopo, comincer\u00e0 l&#8217;ultima lotta, la lotta con la quale la civilizzazione conseguir\u00e0 la sua forma conclusiva: la lotta tra danaro e sangue.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;avvento del cesarismo spezzer\u00e0 la dittatura del danaro e della sua arma politica, la democrazia. Dopo un lungo trionfo dell&#8217;economia cosmopolita e dei suoi interessi sulla forza politica creatrice, l&#8217;aspetto politico della vita dimostrer\u00e0 di essere, malgrado tutto, il pi\u00f9 forte. La spada trionfer\u00e0 sul danaro, la volont\u00e0 da signore piegher\u00e0 di nuovo la volont\u00e0 da predatore. Se designiamo come capitalismo le potenze del danaro e se per socialismo s&#8217;intende invece la volont\u00e0 d dar vita a un forte ordinamento politico-economico di l\u00e0 da ogni interesse di classe, ad un sistema compenetrato da una preoccupazione aristocratica e da un sentimento di dovere che mantengano il tutto in una salda forma in vista della lotta decisiva della storia &#8211; allora lo scontro tra capitalismo e socialismo potr\u00e0 significare anche quello fra danaro e diritto. Le potenze private dell&#8217;economia vogliono avere mani libere perla conquista delle grandi fortune. Non intendono che nessuna legge sbarri loro la via. Vogliono leggi che vadano nel loro interesse e per questo si servono dello strumento che esse stesse si sono create, della democrazia e dei partiti pagati. Per far fronte ad un tale assalto il diritto ha bisogno di una tradizione aristocratica, dell&#8217;ambizione di forti schiatte capaci di trovare la loro soddisfazione non nell&#8217;accumulazione delle ricchezze bens\u00ec nei compiti propri ad un&#8217;autentica razza di capi di l\u00e0 da ogni vantaggio procurato dal danaro. Una potenza pu\u00f2 esser rovesciata solo da un&#8217;altra potenza, non da un principio; ma al difuori della potenza del danaro non ve ne \u00e8 un&#8217;altra, oltre a quella ora detta. Il danaro potr\u00e0 essere spodestato e dominato soltanto dal sangue. La vita \u00e8 la prima e l&#8217;ultima delle correnti cosmiche in forma microcosmica. Essa costituisce la realt\u00e0 per eccellenza nel mondo considerato come storia. Di fronte all&#8217;irresistibile ritmo agente nella successione delle generazioni alla fine scompare tutto ci\u00f2 che l&#8217;essere desto ha costruito nei suoi mondi dello spirito. Nella storia l&#8217;essenziale \u00e8 sempre e soltanto la vita, la razza, il trionfo della volont\u00e0 di potenza, non il trionfo delle verit\u00e0, delle invenzioni o del danaro. La storia mondiale \u00e8 il tribunale del mondo ed essa ha sempre riconosciuto il diritto della vita pi\u00f9 forte, pi\u00f9 piena, pi\u00f9 sicura di s\u00e9: il suo diritto all&#8217;esistenza, non curandosi se ci\u00f2 venga riconosciuto giusto o ingiusto dall&#8217;essere desto. La storia ha sempre sacrificato la verit\u00e0 e la giustizia alla potenza, alla razza, condannando a morte gli uomini e i popoli per i quali la verit\u00e0 \u00e8 stata pi\u00f9 importante dell&#8217;azione e la giustizia pi\u00f9 essenziale della potenza. Cos\u00ec lo spettacolo offerto da una civilt\u00e0 superiore, da questo meraviglioso mondo di divinit\u00e0, di arti, di idee, di battaglie, di citt\u00e0, si chiude di nuovo con i fatti elementari del sangue eterno, che fa tutt&#8217;uno con l&#8217;onda cosmica in perenne circolazione. Come gi\u00e0 il periodo imperiale cinese e quello romano ce l insegnano, l&#8217;essere desto con tutta la sua ricchezza delle sue forme \u00e8 destinato a tornare silenziosamente al servizio dell&#8217;essere, della vita; il tempo trionfer\u00e0 dello spazio ed \u00e8 esso che col suo corso inesorabile incanaler\u00e0 col suo corso fuggevole, che sul nostro pianeta rappresenta la civilt\u00e0, in quell&#8217;altro accidente, che \u00e8 l&#8217;uomo: forma nella quale l&#8217;accidente \u00abvita\u00bb scorre per un certo periodo, mentre nel mondo illuminato che si apre al nostro sguardo appaiono, dietro a tutto ci\u00f2, gli orizzonti in moto della storia della terra e di quella degli astri.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma per noi, posti da un destino in questa civilt\u00e0 e in questo punto del suo divenire in cui il danaro celebra i suoi ultimi trionfi e in cui il suo erede, il cesarismo, ormai avanza silenziosamente e irresistibilmente, \u00e8 strettamente definita la direzione di quel che possiamo volere e che dobbiamo volere, a che valga la pena di vivere. A noi non \u00e8 data la libert\u00e0 di realizzare una cosa anzich\u00e9 l&#8217;altra. Noi ci troviamo invece di fronte all&#8217;alternativa di fare il necessario o di non poter fare nulla. Un compito posto dalla necessit\u00e0 storia sar\u00e0 in ogni caso realizzato: o col concorso dei singoli o ad onta di essi.<\/em><\/p>\n<p>Ducunt fata volentem, nolentem trahunt.<\/p>\n<p>Come ha osservato Domenico Conte (in <em>Introduzione a Spengler<\/em>, Laterza Editori, Bari, 1997, p. 30 sgg.), sono almeno tre le prospettive dalle quali Spengler osserva il movimento della storia universale.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 una dimensione &quot;popolare&quot;, che vede la contrapposizione pura e semplice fra mondo della natura e mondo della storia (ci\u00f2 che riecheggia la distinzione diltheyana fra scienze della natura e scienze dello spirito: cfr. F. Lamendola, <em>Essenza della filosofia e coscienza della sua storicit\u00e0 nel pensiero di Wilhelm Dilthey<\/em>, sempre sul sito di Arianna Editrice). Il mondo della natura \u00e8 statico, quello della storia \u00e8 dinamico; il mondo della natura \u00e8 sottoposto a leggi regolari e costanti, quello della storia \u00e8 unico e irripetibile.<\/p>\n<p>La seconda dimensione \u00e8, propriamente, quella della filosofia della storia, basata sulla concezione organicistica delle civilt\u00e0, che egli assimila a degli organismi viventi. \u00c8 questo l&#8217;aspetto pi\u00f9 noto della sua concezione filosofica, quello che ha destato maggiori consensi ma anche le critiche pi\u00f9 pesanti, da parte di coloro i quali hanno evidenziato l&#8217;arbitrariet\u00e0 di una analogia in senso stretto fra la vita degli organismi e la \u00abvita\u00bb delle civilt\u00e0 umane.<\/p>\n<p>La terza prospettiva, che potremmo definire metafisica, \u00e8 quella che ruota intorno al concetto spengleriano di \u00abanima\u00bb delle civilt\u00e0. \u00c8 qui che il pensatore tedesco ha sviluppato la parte pi\u00f9 originale delle sue riflessioni, istituendo complessi e vorticosi parallelismi fra gli elementi formali delle single civilt\u00e0 e spaziando, con tono ispirato e quasi da veggente, attraverso i campi pi\u00f9 svariati dell&#8217;arte, della scienza e della tecnica. Ed \u00e8 qui che ha dispiegato quel suo stile turgido e solenne, drammatico e affascinante, che gli ha conquistato la simpatia di tante schiere di lettori ma anche, inevitabilmente, la diffidenza o il disdegno di molti filosofi di pi\u00f9 austera concezione, ivi compresi gli idealisti ideali e, segnatamente, Benedetto Croce.<\/p>\n<p>Quanto a noi, quello che pi\u00f9 ci colpisce nella concezione della storia di Spengler \u00e8 la brutalit\u00e0, per cos\u00ec dire, ovvero la crudezza del suo vitalismo biologico. Unendo la volont\u00e0 di Schopenhauer con la selezione naturale di Darwin, l&#8217;autore de <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente<\/em> delinea un mondo della storia dominato da inesorabili leggi biologiche, ove tutto ci\u00f2 che resta della libert\u00e0 umana non \u00e8 altro che la libert\u00e0 di &quot;scegliere&quot; un destino tra segnato dalle forze della storia stessa, oppure di precipitare nell&#8217;impotenza pi\u00f9 completa.<\/p>\n<p>Spengler, come si \u00e8 visto, \u00e8 estremamente esplicito a questo riguardo: <em>Nella storia l&#8217;essenziale \u00e8 sempre e soltanto la vita, la razza, il trionfo della volont\u00e0 di potenza, non il trionfo delle verit\u00e0, delle invenzioni o del danaro. La storia mondiale \u00e8 il tribunale del mondo ed essa ha sempre riconosciuto il diritto della vita pi\u00f9 forte, pi\u00f9 piena, pi\u00f9 sicura di s\u00e9: il suo diritto all&#8217;esistenza, non curandosi se ci\u00f2 venga riconosciuto giusto o ingiusto dall&#8217;essere desto. La storia ha sempre sacrificato la verit\u00e0 e la giustizia alla potenza, alla razza, condannando a morte gli uomini e i popoli per i quali la verit\u00e0 \u00e8 stata pi\u00f9 importante dell&#8217;azione e la giustizia pi\u00f9 essenziale della potenza.<\/em><\/p>\n<p>Questo \u00e8 il dramma di una concezione della storia chiusa in s\u00e9 stessa, opera di un essere umano gettato a caso nel mondo e destinato a sparire, come gi\u00e0 sono scomparse tante altre forme di vita prima di lui. Solo quando si d\u00e0 per scontata la assoluta insignificanza dell&#8217;uomo in quanto persona unica e irripetibile, nonch\u00e9 la radicale immanenza della storia, si pu\u00f2 giungere a proclamare, senza ombra di turbamento &quot;sentimentale&quot;, che la verit\u00e0 non ha alcuna importanza e che quello che conta \u00e8 solo la potenza.<\/p>\n<p>Peggio ancora, Spengler afferma &#8211; senza batter ciglio &#8211; che la storia \u00e8 il tribunale del mondo, il che equivale ad innalzare la realt\u00e0 effettuale al di sopra di tutto e implica, come logica conseguenza, l&#8217;adorazione dell&#8217;esistente, visto come l&#8217;affermazione, attraverso la lotta, di ci\u00f2 che \u00e8 migliore, nel senso di pi\u00f9 forte. Si tratta di un tribunale che non riconosce valori o principi, ma solo dati di fatto; e che si inchina solo davanti a quelle forze storiche che sanno imporre, nietzschianamente, una vita pi\u00f9 piena e pi\u00f9 sicura di s\u00e9, non una vita pi\u00f9 giusta o pi\u00f9 buona.<\/p>\n<p>Nel clima di generale disorientamento intellettuale e morale dei primi decenni del Novecento, milioni di persone hanno fatto propria una tale filosofia della forza e si sono lasciate trascinare da capi politici che l&#8217;avevano adottato come loro credo incondizionato.<\/p>\n<p>Negli ultimi giorni della sua vita, quando i carri armati sovietici irrompevano gi\u00e0 per le vie di una Berlino distrutta dai bombardamenti aerei, Hitler ebbe a riconoscere &#8211; assai a denti stretti &#8211; che i Russi, alla fine, si erano dimostrati pi\u00f9 forti dei Tedeschi e che, quindi, meritavano di divenire i nuovi signori dell&#8217;Europa. Anche Mussolini, negli ultimi tempi della sua vita, si era pi\u00f9 volte lamentato del fatto che gli Italiani non erano stati all&#8217;altezza del grande destino offertosi a portata delle loro possibilit\u00e0 e che, pertanto, avevano meritato pienamente la sconfitta.<\/p>\n<p>Ma se la storia non \u00e8 altro che un tribunale del mondo fondato sul diritto del pi\u00f9 forte, bisogna sempre aspettarsi che la forza di oggi ceda, domani, davanti a una forza pi\u00f9 grande o semplicemente pi\u00f9 spregiudicata; il che equivale a fare della storia umana una giungla insanguinata, popolata di zanne e di artigli sempre protesi a ghermire la preda, lacerarla e massacrarla. Il tribunale assomiglia pericolosamente a un mattatoio, da cui si levano incessantemente muggiti di terrore e grida di dolore; un tribunale che sanziona il diritto della forza in luogo della forza del diritto.<\/p>\n<p>Se cos\u00ec fosse, vorrebbe dire che nessun progresso \u00e8 stato compiuto dai tempi degli eroi omerici, trascinati in una spirale infinita di violenza per acquisire la gloria, che richiede sempre nuova violenza per conservare ed accrescere la gloria stessa: e ci\u00f2 in un mondo ove tutti mirano allo stesso obiettivo, e ridotto, quindi, a un eterno, sanguinoso campo di battaglia di ciascuno contro tutti. Spengler, nemico dell&#8217;idea di progresso, non aveva alcuna difficolt\u00e0 ad ammetterlo; ma noi, che pure non adoriamo l&#8217;idea (illuministica) del progresso, possiamo ammettere che la civilt\u00e0 cui apparteniamo non abbia saputo minimamente elaborare l&#8217;insegnamento di quelle che l&#8217;hanno preceduta, per instaurare non gi\u00e0 un mondo concreto di giustizia e armonia, ma almeno <em>l&#8217;idea<\/em> di una superiore giustizia e di una necessaria armonia?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nato a Blankenburg, nel Magdeburgo, nel 1880 e morto a Monaco nel 1936 &#8211; in buon punto per evitare le conseguenze del suo rifiuto di approvare<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30156,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[45],"tags":[110,124,148,263],"class_list":["post-28988","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia-della-storia","tag-civilta","tag-educazione","tag-friedrich-nietzsche","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofia-della-storia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28988","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28988"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28988\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30156"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28988"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28988"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28988"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}