{"id":28987,"date":"2011-12-18T07:41:00","date_gmt":"2011-12-18T07:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/18\/la-critica-di-spengler-a-marx-e-di-non-aver-capito-il-capitalismo-moderno\/"},"modified":"2011-12-18T07:41:00","modified_gmt":"2011-12-18T07:41:00","slug":"la-critica-di-spengler-a-marx-e-di-non-aver-capito-il-capitalismo-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/18\/la-critica-di-spengler-a-marx-e-di-non-aver-capito-il-capitalismo-moderno\/","title":{"rendered":"La critica di Spengler a Marx \u00e8 di non aver capito il capitalismo moderno"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 quasi incredibile il fatto che neppure la crisi gravissima che le nostre societ\u00e0 stanno attraversando abbia sollecitato negli ambienti culturali, oltre che in quelli economici, un serio dibattito sulle origini di essa e sui meccanismi della finanza che consentono di eludere il fisco e di spostare continuamente ingenti capitali al di fuori di qualsiasi controllo; meccanismi cos\u00ec capillari e pervasivi che perfino il pi\u00f9 modesto cittadino, attraverso la trasformazione del risparmio in titoli azionari, diventa possessore teorico di propriet\u00e0 delle quali non conosce assolutamente nulla se non il controvalore, sempre mutevole, in quotazioni borsistiche.<\/p>\n<p>Questa arretratezza culturale quasi inconcepibile o, per dir meglio, questa assordante assenza di riflessione e di dibattito \u00e8, in larga misura, uno dei tanti effetti negativi che l&#8217;egemonia del marxismo ha avuto nella mentalit\u00e0 occidentale, anche fra coloro che lo hanno avversato e che lo hanno combattuto.<\/p>\n<p>Una volta stabilito, in via definitiva, che Marx indiscutibilmente era un genio dell&#8217;economia politica, non restava che prendere per buona la sua analisi e attrezzarsi di conseguenza, sia che si auspicasse la rivoluzione comunista da lui propugnata, sia che la si paventasse; per cui non solo milioni di cittadini comuni, ma anche quasi tutta la schiera degli economisti e moltissimi filosofi dell&#8217;economia, sono rimasti letteralmente ipnotizzati dalle sue formule, dai suoi slogan e dai suoi mantra, ripetuti all&#8217;infinito con monotona ed esasperante insistenza.<\/p>\n<p>Senonch\u00e8, Marx non era, forse, quel genio dell&#8217;economia che tutti affermano: la sua analisi dell&#8217;economia politica parte dalla realt\u00e0 storica del 1848, ma vista &#8211; come osserva acutamente Oswald Spengler &#8211; con gli occhi di un liberale del 1789; in altre parole, le sue basi culturali erano quelle del diciottesimo secolo, e del capitalismo moderno egli aveva compreso poco o nulla, bench\u00e9 la rapida evoluzione di esso fosse proprio sotto i suoi occhi.<\/p>\n<p>In particolare, Marx non si rese conto della crescente, inarrestabile trasformazione del capitale industriale in capitale finanziario e bas\u00f2 la sua riflessione su una figura quasi mitologica, quella del capitano d&#8217;industria che sfrutta gli operai della fabbrica, secondo il modello di Charles Dickens, mentre ben altri erano i meccanismi in movimento e ben altre le modalit\u00e0 di accumulazione capitalistica, assai pi\u00f9 complesse e meno spettacolari.<\/p>\n<p>E tuttavia, per quasi un secolo e mezzo, le masse occidentali sono rimaste affascinate e incantate da quella mitologia, da quello schema in bianco e nero, che presentava tutto come semplice e chiaro: di qua gli sfruttatori, alcuni loschi individui in cilindro e redingote, di l\u00e0 le masse sfruttate e sofferenti, gli onesti operai dalle mani callose, costretti a farsi schiavi delle macchine per impinguare i forzieri dei loro insaziabili padroni.<\/p>\n<p>Lo stereotipo ingenuamente manicheo ha retto almeno fino al 1968, aiutato dal fatto, invero paradossale, che la cultura egemone in Italia, e in buona parte del mondo, fino a quella data e ancora oltre, \u00e8 stata quella di matrice marxista, ma senza che praticamente nessuno di quanti la professavano si fosse dato in realt\u00e0 la pena di leggere i ponderosi, noiosissimi volumi de \u00abIl Capitale\u00bb, e tanto meno di leggerli con un minimo di spirito critico. Non si legge un testo religioso con spirito critico, specialmente se si \u00e8 degli apostoli zelanti: e tali si sentivano milioni di giovani e di meno giovai rivoluzionari&quot; di sinistra, che facevano il tifo &#8211; oltre che per Marx &#8211; per Lenin, Stalin, Mao, Ho-chi-min e &quot;Che&quot; Guevara. I testi religiosi si citano come verit\u00e0 rivelata e si brandiscono come spade, magari per chiudere la bocca a qualche arrogante infedele.<\/p>\n<p>L&#8217;immagine marxiana di una semplicistica contrapposizione fra &quot;capitalista&quot; e &quot;proletario&quot; \u00e8 rimasta inalterata anche quando Engels, e soprattutto Lenin, hanno ripreso il discorso, riprendendolo l\u00e0 dove Marx di fatto lo aveva lasciato e sviluppando l&#8217;analisi del capitalismo finanziario, dei trust, dei cartelli e delle forme impersonali del capitale; ed \u00e8 rimasta inalterata per la buona ragione che \u00e8 molto pi\u00f9 semplice creare un immaginario collettivo a sfondo mitologico, come ben sanno gli ideatori delle varie forme di pubblicit\u00e0, specialmente televisiva, che non modificarlo o riequilibrarlo, una volta ch&#8217;esso si sia imposto.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, Spengler ne \u00abLa rigenerazione del Reich\u00bb (titolo originale: \u00abNeubau des Deutschen Reiches\u00bb, Munchen, 1924; traduzione italiana di Carlo Sandrelli, Edizioni di Ar, Padova, 1992, pp. 92-95):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;ideale delle imposte dirette, calcolate in base ad una corretta valutazione fiscale dei propri redditi e pagate personalmente da ogni concittadino, oggi domina cos\u00ec incondizionatamente che la sua equit\u00e0 ed efficacia sembrano evidenti. La critica si rivolge ad aspetti particolari, non al principio in quanto tale. Eppure esso deriva non da considerazioni ed esperienze pratiche, ed ancor meno dalla preoccupazione di sostenere la vita economica, bens\u00ec DALLA FILOSOFIA DI ROUSSEAU. Ai crudi metodi degli appaltatori e degli esattori del 18\u00b0 secolo, volti esclusivamente alla realizzazione di un profitto, esso contrappone il concetto dei diritti umani nati, fondato sulla rappresentazione dello Stato come frutto di un libero contratto sociale &#8211; figura, questa, che a sua volta viene contrapposta alle forme statali storicamente sviluppatesi. Secondo questa concezione, \u00e8 dovere del singolo cittadino e rientra nella sua dignit\u00e0 umana stimare personalmente e pagare personalmente la propria partecipazione al pagamento dei carichi che gravano sull&#8217;intera societ\u00e0. Da questo momento la moderna politica fiscale si fonda, dapprima inconsapevolmente poi in modo sempre pi\u00f9 chiaro, in corrispondenza con la crescente democratizzazione dell&#8217;opinione pubblica, su una Weltanschauung che cede ai sentimenti e agli stati d&#8217;animo politici, alla fine escludendo completamente un riflessione spregiudicata sull&#8217;adeguatezza dei procedimenti correnti. Quel concetto tuttavia era allora sostenibile. A quell&#8217;epoca, la struttura dell&#8217;economia era tale che i singoli redditi erano tutti palesi e facilmente accertabili. Essi derivavano dall&#8217;agricoltura, da un ufficio oppure dal commercio e dall&#8217;industria., dove, in virt\u00f9 di un&#8217;organizzazione corporativa, ognuno poteva conoscere la situazione dell&#8217;altro. Non esistevano entrate maggiori da tener nascoste. Inoltre, allora i patrimoni erano un possesso immobile e visibile: terra e campi, case, aziende ed imprese che ognuno sapeva a chi appartenevano. Ma proprio con la fine de secolo \u00e8 intervenuto nell&#8217;ambito economico un sovvertimento che ne ha interamente modificatola struttura interna, il ciclo ed il significato, e che risulta molto pi\u00f9 importante di ci\u00f2 che Marx intende per capitalismo&quot;, ossia l&#8217;egemonia dei capitani d&#8217;industria. Proprio la dottrina di Marx, poich\u00e9 parte da una segreta invidia e perci\u00f2 pu\u00f2 scorgere soltanto la superficie delle cose, per un secolo intero ha disegnato con linee false l&#8217;immagine riconosciuta dell&#8217;economia. L&#8217;influenza delle sue formule speciose \u00e8 stata tanto maggiore in quanto essa ha rimosso i giudizi riferiti all&#8217;esperienza, soppiantandoli con i giudizi dettati dal sentimento. \u00c8 stata cos\u00ec grande che nemmeno i suoi avversari vi si sono sottratti e che la normativa moderna sul lavoro poggia totalmente sui concetti fondamentali interamente marxisti di &quot;prestatore di lavoro&quot;e &quot;datori di lavoro&quot; (come se questi ultimi non lavorassero). Poich\u00e9 queste formule si riferiscono agli operai delle grandi citt\u00e0, la dottrina rifletteva la svolta decisiva intervenuta verso la met\u00e0 del XIX secolo con la rapida crescita della grande industria. Ma proprio nell&#8217;ambito della grande tecnica lo sviluppo era stato assai regolare. Un&#8217;industria meccanica esisteva gi\u00e0 dal 18\u00b0 secolo. Agisce piuttosto da fattore decisivo il progressivo svanire della propriet\u00e0 intesa come qualit\u00e0 naturale delle cose possedute, con l&#8217;introduzione di certificati di valore, quali i crediti, le partecipazioni o le azioni. I patrimoni individuali diventano mobili, invisibili e inafferrabili Essi non CONSTANO pi\u00f9 di cose visibili, giacch\u00e9 in queste ultime sono INVESTITI ed in ogni momento possono mutare il luogo e le modalit\u00e0 di investimento. Il PROPRIETARIO delle aziende si \u00e8 contemporaneamente trasformato in POSSESSORE di azioni. Gli azionisti hanno perduto qualsiasi rapporto naturale, organico con le aziende. Essi nulla capiscono delle loro funzioni e capacit\u00e0 produttive, n\u00e9 se ne interessano: badano solo al profitto. Possono cambiare rapidamente, essere molti o pochi, e trovarsi in qualsiasi luogo; le quote di partecipazione possono essere riunite in poche mani, oppure disperse o addirittura finire all&#8217;stero. Nessuno sa a chi realmente appartenga un&#8217;azienda. Nessun proprietario conosce le cose che possiede. Conosce soltanto il valore monetario di questa propriet\u00e0 secondo le quote di Borsa. Non si sa mai quante delle cose che si trovano entro i confini di un Paese appartengono ai suoi abitanti. Infatti, da quando esiste un servizio elettrico di trasmissione delle notizie &#8211; che con una semplice disposizione orale consente di cambiare anche la titolarit\u00e0 delle azioni oppure di trasferirle all&#8217;estero -, la partecipazioni di azionisti azionali in aziende del nostro Paese pu\u00f2 aumentare o ridursi di quantit\u00e0 impressionanti in un&#8217;ora di Borsa, a seconda che gli stranieri cedano o acquistino pacchetti azionari, magari in un solo giorno. Oggi in tutte le Nazioni ad economia avanzata oltre la met\u00e0 delle propriet\u00e0 \u00e8 diventata mobile ed i suoi mutevoli proprietari sono disseminati per tutta la terra, avendo perduto ogni interesse che non sia finanziario al lavoro effettivamente compiuto. Anche l&#8217;imprenditore \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 un impiegato ed un oggetto di questi ambienti. Tutto questo non \u00e8 riconoscibile nelle aziende medesime e non \u00e8 accettabile con alcun metodo fiscale. Cos\u00ec per\u00f2 svanisce la possibilit\u00e0 di verificare l&#8217;assolvimento del dovere fiscale della singola persona, se il possessore di valori variabili non lo vuole. Lo stesso vale in misura crescente per i redditi. La mobilit\u00e0, la libert\u00e0 professionale, la soppressione delle corporazioni sottrae il singolo al controllo dei suoi compagni di lavoro. Da quando esistono ferrovie, piroscafi, giornali e telegrammi, la circolazione delle notizie ha assunto forme che liberano L&#8217;acquisto e la vendita dal limite del tempo e dello spazio. La vendita a distanza domina l&#8217;economia. Le transazioni a termine superano il semplice scambio tra produttori e consumatori. Il fabbisogno locale per il quale lavorava la corporazione viene ora soddisfatto dalla Borsa merci, che approfitta dei nessi tra la produzione, la distribuzione e il consumo di cose per realizzare guadagni speculativi. Per le banche, al posto delle operazioni di cambio del 18\u00b0 secolo,la fonte principale di guadagno diventa l&#8217;erogazione di crediti, mentre la speculazione con i valori diventati mobili decide da un giorno all&#8217;altro nella Borsa valori sull&#8217;ammontare del patrimonio nazionale. Cos\u00ec anche i profitti commerciali e speculativi risultano sottratti a qualsiasi controllo ufficiale, alla fine rimangono soltanto i redditi medio-bassi che, come i salari e gli stipendi, sono cos\u00ec modesti che non \u00e8 proprio possibile sbagliarsi sulla loro entit\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere una scoperta, per quanti hanno sempre considerato Spengler semplicemente come un filosofo della storia, scoprire in lui una tale acutezza nell&#8217;analisi dell&#8217;economia politica e una tale indipendenza di giudizio rispetto a un &quot;mostro sacro&quot; come Marx, del quale coglie tutta l&#8217;insufficienza speculativa, nonch\u00e9 i sotterranei meccanismi psicologici (la \u00absegreta invidia\u00bb del piccolo borghese declassato rispetto ai ricchi imprenditori; salvo poi vivere senza alcun imbarazzo, si potrebbe aggiungere, sul portafoglio di quegli aborriti signori, tramite l&#8217;amico Engels che era, appunto, figlio di un capitano d&#8217;industria).<\/p>\n<p>In effetti, la fama &#8211; positiva o negativa, questo non importa &#8211; de \u00abIl tramonto dell&#8217;Occidente\u00bb ha messo alquanto in ombra le altre opere di questo filosofo e gli svariati e molteplici aspetti del suo itinerario speculativo.<\/p>\n<p>Ma forse, vi \u00e8 un&#8217;altra ragione per cui il clich\u00e9 mitologico marxiano del capitalismo ha avuto tanto successo, nonostante la sua palese rozzezza e inverosimiglianza: il fatto che ampliare l&#8217;analisi dei meccanismi finanziari speculativi avrebbe recato un colpo decisivo all&#8217;immagine del proletario moralmente sano e antropologicamente differente dal bieco capitalista.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che, nella speculazione finanziaria, il cittadino comune \u00e8 contemporaneamente vittima e carnefice: vittima, perch\u00e9 i suoi risparmi sono risucchiati in un mostruoso, anonimo meccanismo che li utilizza in modi a lui sconosciuti e, comunque, incomprensibili; carnefice, perch\u00e9 egli stesso si avvantaggia della legge della giungla che domina nelle Borse, e realizza margini di profitto ogni qualvolta si indeboliscono titoli e azioni detenuti da altri piccoli risparmiatori, simili a lui.<\/p>\n<p>Tutto questo, naturalmente, non si accorda con il mito dell&#8217;operaio e del &quot;lavoratore&quot; senza macchia e senza paura, versione marxista del roussoiano &quot;buon selvaggio&quot;, perci\u00f2 andava rimosso: le bandiere della rivoluzione andavano sventolate in omaggio a dei fantasmi ideologici, non alla realt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 quasi incredibile il fatto che neppure la crisi gravissima che le nostre societ\u00e0 stanno attraversando abbia sollecitato negli ambienti culturali, oltre che in quelli economici,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30149,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[59],"tags":[147,185,269],"class_list":["post-28987","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-economia","tag-friedrich-engels","tag-karl-marx","tag-vladimir-ilyich-lenin"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-economia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28987","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28987"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28987\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30149"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28987"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28987"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28987"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}