{"id":28986,"date":"2014-01-03T05:28:00","date_gmt":"2014-01-03T05:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/01\/03\/lanti-teologia-demoniaca-di-spengler-spinge-luomo-nel-vicolo-cieco-della-disperazione\/"},"modified":"2014-01-03T05:28:00","modified_gmt":"2014-01-03T05:28:00","slug":"lanti-teologia-demoniaca-di-spengler-spinge-luomo-nel-vicolo-cieco-della-disperazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/01\/03\/lanti-teologia-demoniaca-di-spengler-spinge-luomo-nel-vicolo-cieco-della-disperazione\/","title":{"rendered":"L\u2019anti-teologia demoniaca di Spengler spinge l\u2019uomo nel vicolo cieco della disperazione"},"content":{"rendered":"<p>La filosofia della storia di Oswald Spengler, che ebbe una improvvisa e travolgente fortuna &#8212; sia pure molto contrastata negli ambienti accademici &#8212; durante e subito dopo la prima guerra mondiale, per poi venire pressoch\u00e9 dimenticata dopo la seconda, sta conoscendo, da alcuni decenni, una lenta ma graduale ripresa.<\/p>\n<p>Come certi fiumi carsici, che spariscono inaspettatamente fra le rocce e poi riaffiorano, a distanza di molti chilometri, dalle profondit\u00e0 della terra, in modo cos\u00ec inusitato che non \u00e8 facile, sulle prime, capire che si tratta del medesimo corso d&#8217;acqua, cos\u00ec le idee di Spengler sulla natura &quot;organica&quot; e auto-sufficiente delle civilt\u00e0, nonch\u00e9 sullo scarso significato del singolo individuo, assorbito dalla entit\u00e0 ben pi\u00f9 significativa che \u00e8 la specie, tornano a farsi sentire dietro discorsi e posizioni culturali che riflettono lo smarrimento e la confusione dei tempi oscuri che stiamo vivendo, dominati da una angoscia collettiva che ricorda da vicino il clima post-bellico in cui trov\u00f2 pronta e calorosa accoglienza un&#8217;opera atipica come \u00abDer Untergang des Abendlandes\u00bb.<\/p>\n<p>Per fare solo un esempio (ma se ne potrebbero fare a decine), la filosofia della storia di Spengler \u00e8 esplicitamente richiamata, e fin dal titolo, nel saggio di Piero Ottone \u00abIl tramonto della nostra civilt\u00e0\u00bb, del 1994; e Piero Ottone, come direttore de \u00abIl Corriere della Sera\u00bb e, poi, come commentatore de \u00abLa Repubblica\u00bb, oltre che come saggista a tutto campo, ha esercitato un ruolo non marginale nel dibattito culturale e nella formazione dell&#8217;opinione pubblica italiana, fra gli anni Settanta e Novanta del secolo da poco trascorso.<\/p>\n<p>Al nocciolo della concezione spengleriana vi \u00e8 l&#8217;idea che l&#8217;uomo non pu\u00f2 scegliere affatto il proprio destino, ma non perch\u00e9 esso sia nelle mani di Dio, bens\u00ec perch\u00e9 esso \u00e8 il frutto del caso, o meglio della necessit\u00e0 naturale: Spengler \u00e8 un Lutero ateo che nega il libero arbitrio e che pone i fatti naturali sul trono di Dio. La natura, a sua volta, non \u00e8 che il flusso incessante e inesorabile del fenomeno &quot;vita&quot;, fenomeno cieco e chiuso in se stesso: per cui si potrebbe anche dire che Spengler \u00e8 un Darwin che si allea con Schopenhauer: come Darwin non crede che alla necessit\u00e0 dell&#8217;evoluzione, e come Schopenhauer non vede alcun significato nell&#8217;attaccamento della vita a se stessa. Come Darwin, inoltre, \u00e8 una specie di teologo deluso &#8212; sappiamo che Darwin studiava per diventare pastore anglicano e che la sua teoria scientifica lo allontan\u00f2 irrimediabilmente dalla fede in un mondo ordinato secondo un disegno provvidenziale; e ritiene, inoltre, che all&#8217;uomo non sia data la facolt\u00e0 di scegliere se essere questa o quella cosa, ma solo di scegliere fra ci\u00f2 che realmente pu\u00f2 essere e il nulla &#8212; cos\u00ec come Schopenhauer preferirebbe che egli scegliesse il nulla, cio\u00e8 che sopprimesse in se stesso la volont\u00e0 di vivere, per evadere da quella cosa orribile che \u00e8, secondo lui, la vita medesima.<\/p>\n<p>Il mondo della storia, dunque, \u00e8 il campo d&#8217;azione del destino, un destino cieco e irragionevole, che non risponde ad alcun disegno, ad alcuna esigenza morale, ad alcun fine, se non la cieca, insopprimibile manifestazione del fenomeno &quot;vita&quot;: le civilt\u00e0 sorgono, crescono, culminano e muoiono, una dopo l&#8217;altra, senza creare mai nulla che vada al di l\u00e0 di se stesse, nulla che possa dirsi realmente universale: la loro arte, la loro scienza, la loro tecnica, la loro filosofia, la loro religione, tutto \u00e8 il frutto delle necessit\u00e0 interne di quella determinata civilt\u00e0 e non \u00e8 esportabile, non \u00e8 universalizzabile, se non a prezzo di una corruzione e di una alterazione che ne modifica sostanzialmente i contenuti.<\/p>\n<p>Spengler non ama la macchina, teme anzi la diffusione di essa; per\u00f2, al tempo stesso, pensa che gli uomini non possano far nulla per arrestarne il dilagare, ma che debbano, semmai, sfruttare al massimo le condizioni date nel presente momento storico, che \u00e8 il momento della tecnica e delle banche (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abGli ultimi trionfi del denaro e della macchina nella filosofia della storia di Oswald Spengler\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 14\/07\/2008), perch\u00e9 questo e non altro \u00e8 dato di fare e un capo energico e deciso deve puntare su tali forze per cercar di ritardare l&#8217;inevitabile tramonto della civilt\u00e0 occidentale, entrata nella fase della &quot;civilizzazione&quot;- caratterizzata da urbanizzazione, gigantismo architettonico, cosmopolitismo e relativismo morale &#8211; e dunque ormai in fase di agonia.<\/p>\n<p>La stessa idea di &quot;destino&quot;, cos\u00ec centrale nella riflessione di Spengler, \u00e8 un&#8217;idea piuttosto poetica che filosofica, per la sua estrema indeterminatezza, che consente di piegarla a qualunque significato le si voglia dare; ma a Spengler interessa solo il destino delle civilt\u00e0, non quello del singolo individuo. Erede, in questo, della concezione hegeliana, a Spengler interessa l&#8217;umanit\u00e0, ma non gli uomini: invano si cercherebbe nelle pagine fitte delle sue opere, ivi compreso il \u00abTramonto\u00bb (forse un po&#8217; troppo celebrato, ma anche ingiustamente snobbato dai soliti professori accademici), un autentico interessamento alla sorte del singolo essere umano, ai suoi veri bisogni, al suo orizzonte di speranza. Si direbbe che la propensione di Spengler per le scienze naturali (prima di diventare famoso, era stato anche insegnante di scienze e di matematica) abbia rafforzato in lui una tendenza spiccatamente naturalistica, che, unita alla tradizione dell&#8217;idealismo di Fichte ed Hegel, lo porta a vedere gli uomini sempre attraverso la lente deformante della specie. Il singolo individuo \u00e8 poca cosa, per non dire che \u00e8 niente: quel che conta \u00e8 la specie; e, nel caso della specie umana, quel che conta \u00e8 la civilt\u00e0 di cui l&#8217;individuo fa parte.<\/p>\n<p>Spengler \u00e8, pertanto, l&#8217;anti-Kierkegaard: per il filosofo danese la storia universale non ha senso se non dal punto di vista del singolo soggetto, chiamato a una scelta personale e irrevocabile; per quello tedesco, il soggetto individuale non ha senso n\u00e9 scopo, se non nella prospettiva della storia universale, e le sue scelte sono condizionate in partenza e limitate a quel ristretto margine di autonomia che le circostanze storiche gli concedono o gli negano.<\/p>\n<p>A questo proposito ci sembrano chiarificatrici le riflessioni svolte da Nicola Abbagnano su Spengler e particolarmente sulla sua opera incompiuta \u00abUrfragen\u00bb, ossia \u00abQuestioni fondamentali\u00bb, che avrebbe dovuto chiarire il significato complessivo di quella, tanto pi\u00f9 celebre &#8212; e discussa &#8211; \u00abIl tramonto dell&#8217;Occidente\u00bb (da: N. Abbagnano, \u00abLa saggezza della filosofia\u00bb (Milano, Rusconi, 1987, pp. 24-25):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;uomo \u00e8 soggetto senza remissione al destino che domina la storia. La sua volont\u00e0 non \u00e8 che l&#8217;espressione del destino il quale \u00e8 incalcolabile e misterioso se pu\u00f2 essere non gi\u00e0 definito ma solo sperimentato e vissuto. Fuori dell&#8217;uomo, nella natura, il destino \u00e8 ci\u00f2 che la scienza chiama causalit\u00e0 ed \u00e8 la necessit\u00e0 ineluttabile che lega i fatti naturali fra loro. All&#8217;interno dell&#8217;uomo il destino conserva il suo volto imperscrutabile e le interpretazioni di esso sono dettate soltanto dalla paura. E infatti l&#8217;uomo non \u00e8 che un episodio del destino universale e la sua tragedia volge ora alla fine: la sua sola nobilt\u00e0 consiste nel prender coscienza del destino stesso.<\/p>\n<p>Tutte le &quot;questioni&quot; di Spengler sono dominate da questo tema fondamentale. La vita \u00e8 una forma casuale del &quot;divenire infinito&quot; , quindi un fenomeno transitorio, legato alla storia del nostro pianeta; \u00e8 un fatto misterioso, alla cui base Spengler crede (con l&#8217;antico Eraclito) ci sia la contrapposizione tra il fuoco e il gelo. Essa \u00e8 come una fiamma che lotta contro il gelo, cio\u00e8 contro la morte. La direzione della fiamma \u00e8 il protendersi della vita verso il futuro e il suo movimento \u00e8 la storia. Nell&#8217;uomo, che \u00e8 una scintilla della fiamma vitale, il dualismo di fuoco e gelo si presenta come il dualismo di &quot;io&quot; e &quot;mondo&quot; dal quale procedono tutte le altre differenziazioni: sentire e percepire, anima e corpo, spazio e tempo, e perfino nobilt\u00e0 e clero. Ma come prodotto transeunte del divenire universale, l&#8217;io non \u00e8 una realt\u00e0 individuale, ma soltanto un esemplare del vero individuo che \u00e8 la specie. L&#8217;uomo, come esemplare specie, prova terrore della solitudine e aspira alla comunit\u00e0 per sfuggire al terrore. La brama, la tendenza, l&#8217;aggressione, costituiscono l&#8217;essena dell&#8217;individuo i quanto \u00e8 parte della fiamma universale della vita. E come fiamma che si spande e distrugge, si abbassa e risorge, la vita non ha scopo e non esiste un &quot;significato dell&#8217;umanit\u00e0&quot;. Gli scopi imposti dalla morale sono soltanto l&#8217;espressione dei costumi dominanti di un gruppo. Al di sopra di questa morale, Spengler pone l&#8217;&quot;ethos&quot;, cio\u00e8 l&#8217;etica aristocratica fondata sull&#8217;amor proprio. &quot;Nessun popolo, come totalit\u00e0, ha &quot;ethos&quot;, ma ce l&#8217;hanno un esercito, la nobilt\u00e0, una classe, ecc.&quot;<\/p>\n<p>Fantasia, mito e ideologia si intrecciano in questi pensieri di Spengler, che disdegnano l&#8217;ordine e il rigore della dimostrazione e si appellano all&#8217;intuizione e al gusto. E non varrebbe, forse, la pena di richiamarli se se essi non avessero trovato, nei decenni trascorsi, una vasta eco tra i sostenitori di un antiumanesimo radicale che \u00e8 stato ed \u00e8 alla base di alcuni indirizzi filosofici e politici. \u00c8 l&#8217;antiumanesimo di teologi delusi che negano l&#8217;esistenza di Dio e dell&#8217;uomo solo per porre al loro post sgorbi indecifrabili. Non rinunciano, per la loro mentalit\u00e0 di teologi, ad affermare dogmaticamente una realt\u00e0 ultima e un principio spremo; ma come realt\u00e0 ultima considerano il disordine invece dell&#8217;ordine, come principio supremo il destino invece della provvidenza divina. Spengler \u00e8 forse l primo rappresentante di questa antiteologia che vuol essere una teologia diabolica o tragica, ma \u00e8 soltanto lo sbocco di una delusione o di una ideologia camuffata. L&#8217;ispirazione di Spengler era l&#8217;ideologia della razza o della classe dominante. L&#8217;ideologia dei suoi seguaci, che si sono dati molto da fare (per nulla) nei decenni appena trascorsi, \u00e8 quella della classe inferiore che vuol diventare dominante e crede gi\u00e0 di esserlo. Sono ideologie costrette, gi\u00e0 dalla loro impostazione, a negare il valore e il significato dell&#8217;uomo, a ritenerlo un prodotto provvisorio della storia o del destino, un prodotto che la storia o il destino stesso si incaricheranno di spazzare via. Un antiumanesimo siffatto rende impossibile la convivenza umana, fa dell&#8217;uomo uno sprazzo utilizzabile per le imprese pi\u00f9 sporche autorizza la violenza e la distruzione&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Un altro accostamento ci sembra inevitabile, quello con Machiavelli (e, di riflesso, con Hobbes): per Spengler, l&#8217;uomo \u00e8 afferrato e trascinato da forze infinitamente pi\u00f9 potenti di lui, da forze storiche gigantesche e imperscrutabili, che egli chiama &quot;destino&quot;. \u00c8 una concezione molto simile a quella del segretario fiorentino, solo che si metta la Fortuna al posto del Destino; ma, pi\u00f9 ottimista di Spengler &#8212; o, per parlare pi\u00f9 esattamente, un po&#8217; meno pessimista &#8212; Machiavelli non arriva a sostenere che all&#8217;uomo resta solo la scelta fra essere ci\u00f2 che i tempi vogliono che sia, e il nulla: pensa, invece, che l&#8217;uomo, mediante la Virt\u00f9, possa combattere ad armi pari, o quasi, contro la Fortuna, e che, se non la pu\u00f2 imbrigliare n\u00e9 modificare, la pu\u00f2, quanto meno, arginare e incanalare, in modo da evitare di esserne travolto.<\/p>\n<p>Cupa, angosciante, disperata \u00e8 la visione spengleriana del mondo e della condizione umana: \u00e8, in effetti, molto simile a quella di un teologo deluso &#8212; e, in questo, somiglia a quella dei marxisti delusi, purch\u00e9 si riconosca la natura essenzialmente teologica (certo, di una teologia rovesciata) del pensiero di Marx, un ateo che non rinuncia all&#8217;Assoluto, ma che pretende di trascinarlo gi\u00f9 dal Cielo sulla terra, per costruire quaggi\u00f9 il suo Paradiso della societ\u00e0 comunista, senza classi e senza sfruttamento. Assai meno lucido di Spengler, per\u00f2, Marx non coglie affatto le potenzialit\u00e0 minacciose e distruttive della macchina: vede solo la sua supposta funzione liberatrice, purch\u00e9 la macchina venga a trovarsi nelle mani &quot;giuste&quot;: quelle del lavoratore e non quelle dell&#8217;avido capitalista. Spengler coglie perfettamente la natura &quot;faustiana&quot; (l&#8217;espressione \u00e8 sua) del patto fra l&#8217;uomo e la macchina, ovvero la natura diabolica di una tecnica che si trasforma da mezzo a fine; ma la coglie per le ragioni sbagliate, ossia perch\u00e9 teme che le razze &quot;di colore&quot; se ne servano per combattere la razza bianca, strappandole la supremazia mondiale. Un punto di vista, quest&#8217;ultimo, molto simile a quello dello storico americano Theodore Lothrop Stoddard, che metteva in guardia l&#8217;Occidente contro una &quot;invasione&quot; delle razze indigene, un po&#8217; come era accaduto nell&#8217;Impero Romano al tempo delle invasioni barbariche: e sappiamo che Spengler aveva letto Stoddard e che se ne era servito per illustrare alcuni punti della sua teoria &quot;antimoderna&quot;.<\/p>\n<p>Secondo Spengler (e, implicitamente, secondo Stoddard), la modernit\u00e0 rappresenta una minaccia per la civilt\u00e0 occidentale, perch\u00e9 mette a disposizione dei suoi potenziali nemici i mezzi tecnici con i quali attaccarla e, forse, distruggerla. In fondo, \u00e8 lo sviluppo &#8212; visto dal&#8217;altra parte della barricata &#8212; della teoria marxista della &quot;inevitabilit\u00e0&quot; della vittoria del proletariato sulla borghesia: vittoria che proprio i temporanei successi della borghesia renderanno inevitabile, forgiando inconsapevolmente le armi di cui il proletariato si servir\u00e0 per ribellarsi ed emanciparsi.<\/p>\n<p>Una filosofia della paura, quindi; la concezione storica di Spengler oscilla fra il pessimismo e la paura: pessimismo sul destino dell&#8217;uomo, paura per il destino di quella particolare umanit\u00e0 che \u00e8 rappresentata dalla civilt\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p>E come potrebbe essere diversamente, se la filosofia di Spengler non \u00e8 che una teologia rovesciata, e perci\u00f2 demoniaca: con il Destino al posto di Dio e con il vitalismo, la brama e l&#8217;aggressione (sembra il Manifesto del Futurismo!) al posto di un equilibrio armonioso fra l&#8217;uomo e Dio, fra l&#8217;uomo e i suoi simili e dell&#8217;uomo con se stesso?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La filosofia della storia di Oswald Spengler, che ebbe una improvvisa e travolgente fortuna &#8212; sia pure molto contrastata negli ambienti accademici &#8212; durante e subito<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30156,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[45],"tags":[110,134,141],"class_list":["post-28986","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia-della-storia","tag-civilta","tag-evoluzionismo","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofia-della-storia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28986","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28986"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28986\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30156"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28986"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28986"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28986"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}