{"id":28974,"date":"2010-12-23T07:32:00","date_gmt":"2010-12-23T07:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/23\/sotto-il-vestito-niente\/"},"modified":"2010-12-23T07:32:00","modified_gmt":"2010-12-23T07:32:00","slug":"sotto-il-vestito-niente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/23\/sotto-il-vestito-niente\/","title":{"rendered":"Sotto il vestito niente?"},"content":{"rendered":"<p>\u00abChe cos&#8217;\u00e8 una modella? Un corpo, un volto, un po&#8217; di trucco, un bel vestito; e, sotto il vestito&#8230; niente\u00bb.<\/p>\n<p>Laddove quell&#8217;avverbio \u00abniente\u00bb costituisce una vera perla di voluta ambiguit\u00e0: perch\u00e9 lo si pu\u00f2 interpretare sia in senso fisico, come assenza di qualunque biancheria fra il corpo e il vestito, sia in senso morale, come assenza di qualunque consistenza personale, di qualunque dignit\u00e0 individuale: come dire che il corpo di una modella vale quello di un&#8217;altra; sempre e solo di carne si tratta, non di un essere umano nel senso compiuto dell&#8217;espressione.<\/p>\n<p>Questa memorabile battuta ha fornito il titolo al film di Carlo Vanzina del 1985, ambientato nel mondo dell&#8217;alta moda della craxiana &quot;Milano da bere&quot;, \u00abSotto il vestito niente\u00bb, ispirato al romanzo omonimo di Marco Parma, pseudonimo di Paolo Pietroni.<\/p>\n<p>Mediocre pellicola tratta da un romanzo meno che mediocre; che per\u00f2, sebbene stroncata dalla critica, riport\u00f2 un ottimo successo di pubblico, forse anche per le grazie dell&#8217;esordiente modella svedese Ren\u00e9e Simonsen, tipica bellezza nordica alquanto algida e sofisticata, per non dire quasi androide, alla quale venne perdonata generosamente l&#8217;assoluta mancanza di capacit\u00e0 e di preparazione nel campo della recitazione.<\/p>\n<p>Il titolo di quel film, peraltro, ci offre lo spunto per una riflessione di pi\u00f9 vasta portata: che cosa c&#8217;\u00e8, realmente, sotto il vestito delle persone; che cosa si cela sotto il vestito delle donne e degli uomini d&#8217;oggi, di questa nostra contraddittoria e, per molti aspetti, drammatica, ma anche esaltante, epoca post-moderna?<\/p>\n<p>I vestiti sono belli, spesso di marca: oggi che &#8211; parafrasando Cesare Marchi &#8211; non siamo pi\u00f9 &quot;povera gente&quot;, non si va mica in giro con la giacca del nonno o con il cappotto del pap\u00e0; con i pantaloni rammendati e con i gomiti lisi; e, quanto alle scarpe, \u00e8 molto pi\u00f9 facile comprarne un paio nuovo, piuttosto che portarle a risuolare dal calzolaio.<\/p>\n<p>Per le strade, dunque, specialmente nei centri cittadini, si vedono in giro quasi solo persone elegantemente vestite o, nella peggiore delle ipotesi, decentemente e appropriatamente vestite; fatta eccezione per barboni e &quot;clochards&quot; e poche altre, sparute categorie di persone, non si pu\u00f2 dire che la gente non se ne vada a spasso portando indosso roba fina, roba di qualit\u00e0: non si tratta semplicemente di coprirsi, ma di proclamarsi quanto meno al di sopra di uno status socio-economico minimo, da potersi definire &quot;corretto&quot;.<\/p>\n<p>Quanto ai corpi che, a seconda della stagione, s&#8217;intravedono sotto quegli abiti decenti, appropriati, eleganti o addirittura firmati (e sia pure con il marchio taroccato, ma sempre firmati, insomma, almeno nelle intenzioni di chi li indossa), generalmente non si pu\u00f2 dire che siano da meno e che facciano sfigurare il taglio, la linea, il tessuto e il colore degli abiti stessi.<\/p>\n<p>Corpi ben nutriti, innanzitutto; eventualmente magri, ma non certo per la cattiva alimentazione; corpi abbronzati anche d&#8217;inverno, palestrati tutto l&#8217;anno, profumati, incipriati, ammorbiditi e levigati da innumerevoli ritrovati cosmetici; corpi aggiustati col silicone e con la chirurgia plastica, tutti nasini ben dritti o magari alla francese, tutti addominali piatti e ben sodi ed altrettanto tonici fondoschiena; tutte labbra prominenti, tutti seni misura maxi, tutte gambe slanciate e scattanti, ulteriormente allungate da tacchi vertiginosi, le cui proprietarie incedono animose, pi\u00f9 o meno disinvoltamente, con l&#8217;andatura ondeggiante degli uccelli trampolieri.<\/p>\n<p>Non parliamo, poi, delle capigliature: quasi scomparsa la calvizie, peccato vergognoso da tener nascosto sotto berretti, parrucchini o, per i pi\u00f9 danarosi, abbondanti trapianti di capelli in qualche clinica specializzata; chiome fluenti, dunque, e perfettamente in ordine, non solo al sabato, come usava una volta (quando eravamo, appunto, &quot;povera gente&quot;), ma per sette giorni la settimana; tutti come appena usciti dal salone della parrucchiera, uomini e donne (il barbiere, per i maschietti di citt\u00e0, \u00e8 ormai un ricordo dell&#8217;et\u00e0 della pietra); dosi industriali di fissanti spray, di gelatina o di borotalco, per farli apparire eternamente irreprensibili, vaporosi e, quel che pi\u00f9 conta, decisamente sexy.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che il passeggio di creature umane, quello nei centri commerciali e nei quartieri &quot;bene&quot; sembra la libera uscita di una variegata fauna di creste rampanti e di criniere leonine, che sfidano statuarie impassibili i maliziosi dispetti del vento o della pioggia; con riccioli e boccoli che lievitano per lo stupore altrui, come in una barocca &quot;poetica della meraviglia&quot; che non concede quartiere e che, pur di far colpo, trasforma magicamente le brune ed i bruni in altrettante bionde o biondi stile Miami Beach, e le rosse, ah, le rosse diventano addirittura delle provocazioni fiammeggianti, delle meteore di fuoco che incendiano i cieli del nostro turbamento.<\/p>\n<p>N\u00e9 va trascurato il reparto &quot;lingerie&quot;, che, anche in pieno inverno, deve trovare il modo di far capolino da una camicia pi\u00f9 che generosamente sbottonata con improbabile negligenza, o da un paio di jeans a vita cos\u00ec bassa, da sembrare sul punto di scivolare a terra da un momento all&#8217;altro, se a ci\u00f2 non si opponesse il fatto che, stretti alle gambe in modo quasi inverosimile (ma come avranno fatto ad infilarseli, questi Houdin\u00ec della vestizione quotidiana?), non potrebbero cadere nemmeno se qualcuno, per gioco o per ingiuria, li tirasse gi\u00f9 a viva forza, afferrandoli alla cintura con mano decisa.<\/p>\n<p>Perizomi dal fascino proibito, evocanti lontane foreste ed esotici amplessi, sono diventati praticamente d&#8217;obbligo, cos\u00ec come l&#8217;accoppiata fra essi e i pantaloni strettissimi e leggerissimi, di colore bianco, in modo che tutti vedano e sappiano, anche i pi\u00f9 tardi di comprendonio e i pi\u00f9 deboli di fantasia, che sotto quella stoffa vi sono delle mutandine talmente minuscole, che, sul lato B, si riducono ad un filo destinato fatalmente a scivolare l\u00e0 dove, di solito, la mano scende solo per compiere una doverosa operazione igienica, dopo avere espletato a una imprescindibile necessit\u00e0 fisiologica piuttosto consistente.<\/p>\n<p>Non parliamo poi dei reggiseno, o meglio dell&#8217;assenza dei reggiseno: a che servono mai le camicie, infatti, se non a far risaltare, pungendone la seta con languida malizia, le punte dei capezzoli, e a far constatare i possenti volumi &#8211; pi\u00f9 o meno &quot;naturali&quot;, ma questo \u00e8 un altro discorso &#8211; della grazia di Dio che deborda dalla balconata?<\/p>\n<p>Per completare il quadro, una quantit\u00e0 prodigiosa di collane, braccialetti, catenine e cavigliere tintinnano e luccicano con vividi riflessi che abbacinano la vista dei comuni mortali, mentre anelli di ogni foggia e dimensione risplendono non solo nei loro luoghi naturali &#8211; o, quanto meno, tradizionali -, ossia sulle dita delle mani e, talvolta, sotto i lobi degli orecchi, ma un po&#8217; dovunque e fin nei punti pi\u00f9 impensati e sconvenienti, talvolta occhieggiando indiscreti l\u00e0 dove meno ci si aspetterebbe di vederli, talaltra ammiccando lascivi da profondi recessi corporei e da segrete zone in penombra (e lo stesso dicasi per gl&#8217;immancabili tatuaggi).<\/p>\n<p>Cos\u00ec, li si vede pendere dalle labbra e dalle sopracciglia, non meno che all&#8217;interno o all&#8217;esterno delle narici, l\u00e0 dove solo la sapienza delle trib\u00f9 berbere e africane sapeva ritagliare loro un seducente angolino; ma li si pu\u00f2 ammirare anche emergere dalla lingua della ragazza o del ragazzo che ci stanno parlando, oppure occhieggiare spavaldi dalla cavit\u00e0 dell&#8217;ombelico o, magari, suggerire indicibili inviti nelle zone ancora pi\u00f9 intime, al di sotto della cintura.<\/p>\n<p>A tutta questa fiera delle vanit\u00e0 si accompagna una massiccia omologazione degli sguardi, del modo di camminare e di ancheggiare (leggi: di sculettare), di fermarsi e di ripartire, di strabuzzare gli occhioni sbattendo le ciglia come le Veline televisive e di sorridere a trentadue denti, come se la bocca fosse stata colpita da una paresi fulminante o come se tutti quanti fossero stati ingaggiati per la pubblicit\u00e0 di uno smagliante dentifricio; e, soprattutto, del modo di apparire noncuranti e disinvolti anche nel bel mezzo delle contorsioni pi\u00f9 strane, studiate per ore ed ore davanti allo specchio, allo scopo di valorizzare questo o quel particolare anatomico, questo o quell&#8217;orpello dell&#8217;abbigliamento e della chincaglieria.<\/p>\n<p>Eh s\u00ec, che fatica avere un corpo, al giorno d&#8217;oggi; che fatica indossare un vestito, anche quando &#8211; nella stagione pi\u00f9 calda &#8211; si tratta di pochi grammi di stoffa, di un paio di ciabatte infradito e di un paio di occhiali da sole dai riflessi metallici e vagamente futuristi; che fatica dover essere all&#8217;altezza degli standard dell&#8217;immaginario collettivo, che si sono improvvisamente impennati, complici il cinema e la televisione, verso gli irraggiungibili modelli holliwoodiani.<\/p>\n<p>Davvero, proprio una bella fatica.<\/p>\n<p>E tuttavia ci permettiamo una piccola, semplice, ingenua domanda: che cosa c&#8217;\u00e8 sotto quei vestiti, oltre all&#8217;epidermide abbronzata, ai piercing a profusione, ai pettorali d&#8217;acciaio bene in vista e, se possibile, agli altrettanto spasmodicamente esibiti addominali?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 ancora qualcuno o qualcosa, oltre ai muscoli ben modellati, ai bicipiti poderosi e ai polpacci da culturisti?<\/p>\n<p>Ahim\u00e8, non vorremmo che qui, proprio qui, il discorso cominciasse a farsi imbarazzante; che, dietro tanto fumo, vi fosse cos\u00ec poco arrosto, da non poter sfamare neppure l&#8217;appetito pi\u00f9 modesto, neppure la fame pi\u00f9 discreta&#8230;<\/p>\n<p>Certo, l&#8217;anima \u00e8 assetata di bellezza; ma \u00e8 assetata anche, e prima ancora, di autenticit\u00e0, di limpidezza, di trasparenza; \u00e8 assetata di autentica virilit\u00e0 e di autentica femminilit\u00e0, non di bambolotti e bombolette lustri, profumati e depilati, ma assolutamente insignificanti nella loro banalit\u00e0 plastificata, stile Barbie e Ken.<\/p>\n<p>\u00c8 la bellezza dell&#8217;anima a rendere il corpo attraente, e non viceversa: possibile che l&#8217;analfabetismo dell&#8217;apparire sia giunto fino a questi livelli, s\u00ec da aver scambiato la realt\u00e0 della nostra vita quotidiana con gli improbabili interni californiani delle soap opera stile \u00abBeautiful\u00bb?<\/p>\n<p>Invero, porre la propria vita sotto la categoria dell&#8217;avere o, peggio ancora, dell&#8217;apparire, significa tagliarsi fuori, con le proprie mani, dalla vita vera; significa alienarsi in una vita immaginaria e inverosimile, che non ha nemmeno il pregio della poeticit\u00e0, ridotto ormai, come lo \u00e8 attualmente, a brutale sfoggio di cose.<\/p>\n<p>Laddove anche i muscoli son diventati cose, perch\u00e9 non sono pi\u00f9 visti, armoniosamente (come per gli antichi Greci, ad esempio) quali parti della persona, ma come un valore a s\u00e9 stante: tanto \u00e8 vero che \u00e8 sorta una vera e propria industria per lo sfruttamento economico della muscolatura a fini estetici o supposti tali. E la stessa cosa si pu\u00f2 dire per gli altri, spasmodici accorgimenti estetici &#8211; o antiestetici, secondo i punti di vista &#8211; messi in atto per apparire eternamente giovani, eternamente sani e seducenti.<\/p>\n<p>Il contrasto fra l&#8217;apparire e l&#8217;essere risulta ancora pi\u00f9 stridente, in quanto che esso capovolge il naturale ordine delle priorit\u00e0: se la bellezza interiore, infatti, illumina quella esteriore e traspare vittoriosamente anche da un abito modesto e da un look dimesso, al contrario un abito firmato e un look vistoso non faranno altro che sottolineare, con involontaria ironia, tutta la mediocrit\u00e0 di un&#8217;anima puerile ed esibizionista, priva di reali attrattive, ma terribilmente ansiosa di mettersi in mostra, di primeggiare in virt\u00f9 di non si sa quali meriti.<\/p>\n<p>Se Diogene il cinico se ne andava attorno con la lampada accesa, in pieno giorno, per le vie di Atene, dicendo di cercare invano l&#8217;uomo in mezzo alla folla, allora oggi dovrebbero esserci molti Diogene che se ne vanno in giro per le nostre citt\u00e0 ultramoderne, per i quartieri bene e lungo le vetrine scintillanti, onde ricordare a noi tutti l&#8217;impazzimento di cui siamo divenuti le vittime pi\u00f9 che volonterose.<\/p>\n<p>Solo l&#8217;essere pu\u00f2 vestirci di bellezza e di fascino; solo il radicamento nella nostra verit\u00e0 interiore pu\u00f2 donare al nostro aspetto qualcosa di attraente, cio\u00e8 qualcosa che sia suscettibile di parlare all&#8217;anima degli altri. Se siamo opachi dentro, nulla potremo dire al cuore altrui; e tutto il nostro dimenarci per attirare la loro attenzione non far\u00e0 che sottolineare impietosamente tutta la nostra fondamentale insufficienza.<\/p>\n<p>Si \u00e8 adeguati rispetto agli altri, quando lo si \u00e8 rispetto a se stessi: e non vi sono altre strade che quelle della coerenza, dell&#8217;onest\u00e0 e della trasparenza; non esistono scorciatoie per arrivare alla meta, se non quelle che portano al ridicolo e alla perdita della dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi si parla un po&#8217; troppo di diritti, ivi compreso quello di piacere agli altri; ma ci si dimentica che, per piacere agli altri, bisogna prima piacersi veramente, realizzando il proprio essere.<\/p>\n<p>E questo non \u00e8 un diritto, ma un impegno verso noi stessi: un impegno talvolta difficile, sempre faticoso; e, tuttavia, si tratta della sola cosa che possa dare veramente un senso alla nostra vita&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abChe cos&#8217;\u00e8 una modella? 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