{"id":28965,"date":"2018-03-09T17:58:34","date_gmt":"2018-03-09T17:58:34","guid":{"rendered":"https_3A//fides-et-ratio.it/@p=28965"},"modified":"2023-09-13T13:54:31","modified_gmt":"2023-09-13T13:54:31","slug":"sorpresa-bergoglio-e-un-discepolo-di-evola-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/09\/sorpresa-bergoglio-e-un-discepolo-di-evola-2\/","title":{"rendered":"Sorpresa: Bergoglio \u00e8 un &#8220;discepolo&#8221; di Evola?"},"content":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 immaginare qualcosa di pi\u00f9 lontano, di pi\u00f9 opposto, di pi\u00f9 totalmente estraneo al pensiero di Julius Evola, il teorico dell&#8217;imperialismo pagano, fondato sulla volont\u00e0 di potenza di una schiera di &quot;eletti&quot;, della\u00a0<em>Weltanschauung<\/em>\u00a0che, per forza di cose, dovrebbe appartenere ad un papa, al capo della Chiesa cattolica, per il quale vi \u00e8 un solo Re dell&#8217;Universo, Ges\u00f9 Cristo, Figlio di Dio, ed un solo popolo, quello dei suoi seguaci, tutti moralmente eguali perch\u00e9 tutti suoi figli?<\/p>\n<p>Eppure&#8230;<\/p>\n<p>Ma partiamo dal principio. Che cosa \u00e8 un impero? \u00c8 solo un insieme di territori e di popoli soggetti ad una stessa autorit\u00e0 centrale, che li governa alla stregua di un ente puramente giuridico e amministrativo, da un punto di vista produttivo e commerciale; oppure \u00e8 qualcosa di pi\u00f9, una vera ambizione alla totalit\u00e0, e, quindi, un superamento dei particolarismi nazionali e culturali? E, in questo secondo caso, che cosa pu\u00f2 tenerlo insieme? Evola si faceva queste domande, ed era sollecitato a farsele dalla ideologia fascista, che aveva sempre parlato del &quot;destino imperiale dell&#8217;Italia&quot; ancor prima della guerra italo-abissina del 1935-36; e, nella sua particolare prospettiva filosofica, ch&#8217;era quella neopagana, dopo aver risposto che il &quot;vero&quot; impero non pu\u00f2 ridursi a pura e semplice amministrazione, rispondeva alla seconda domanda che l&#8217;elemento unificatore dell&#8217;impero \u00e8 di tipo spirituale, e consiste in un richiamo alla tradizione. Ma qui sorgeva il problema:\u00a0<em>quale<\/em>\u00a0tradizione, visto che l&#8217;impero, per definizione, abbraccia numerose tradizioni, nessuna delle quali pu\u00f2 essere sacrificata, senza che l&#8217;impero si trasformi in un atto di pura violenza?<\/p>\n<p>Scartato il &quot;modello britannico&quot;, visto che l&#8217;impero inglese \u00e8 un impero nato sostanzialmente da esigenze commerciali, e quindi risolto in mero &quot;imperialismo&quot;, e focalizzata l&#8217;attenzione sull&#8217;impero romano, come tipico esempio di impero &quot;spirituale&quot;, Evola sosteneva che l&#8217;elemento unificatore era stato duplice: da un lato, l&#8217;ideale del\u00a0<em>civis romanus<\/em>\u00a0(che per\u00f2, contraddicendosi, per lui corrispondeva anche a una realt\u00e0 etnica, e sia pure in una prospettiva supernazionale), dall&#8217;altro il culto dell&#8217;imperatore divinizzato, posto al vertice del Pantheon pagano, inteso come coabitazione di tutte le fedi\u00a0<em>riconosciute dallo Stato<\/em>. I cristiani, Evola non lo dice, erano esclusi da una siffatta tolleranza proprio perch\u00e9 negavano l&#8217;adorazione dell&#8217;imperatore divinizzato: pi\u00f9 coerenti e coraggiosi dei giudei, dalla cui tradizione erano nati, non chiedevano di essere riconosciuti come l&#8217;eccezione alla regola, ma contestavano, puramente e semplicemente, la pretesa di un uomo di farsi adorare come dio. Era questa la ragione della loro incompatibilit\u00e0 con l&#8217;ordinamento giuridico romano, per quanto si dichiarassero disposti ad onorare l&#8217;imperatore, ma sempre come uomo, cio\u00e8 negandogli la funzione di proiezione ipostatica dell&#8217;elemento spirituale insito nella coabitazione delle svariate tradizioni religiose. Ed essi erano coerenti, perch\u00e9, diversamente, avrebbero accettato il<em>\u00a0fatto<\/em>\u00a0del pluralismo religioso, che qualche teologo malaccorto ha creduto di riscoprire, con il Concilio Vaticano II, come la cosa pi\u00f9 bella e naturale per un cristiano, mentre \u00e8 la negazione dell&#8217;idea stessa del cristianesimo, nonch\u00e9 la negazione del Primo Comandamento, dato che, per il cristiano, una sola \u00e8 l<em>a via, la verit\u00e0 e la vita<\/em>, cio\u00e8 Ges\u00f9 Cristo, e nessun altri che Lui. Quando, con Costantino, e poi, soprattutto, con Teodosio, l&#8217;impero romano diventa cristiano, mutano i suoi presupposti ideologici: la tradizione su cui si fonda non \u00e8 una specie di sincretismo universale, cio\u00e8 l&#8217;adorazione di Dio sotto le forme di molteplici dei, ma quella di una sola tradizione, quella cristiana appunto, ad esclusione di tutte le altre, che vengono respinte, demonizzate e, da ultimo, perseguitate. E sempre con molta coerenza da parte dei cristiani, perch\u00e9 tale \u00e8 la vera prospettiva cristiana:\u00a0<em>Non avrai altro Dio all&#8217;infuori di me<\/em>. Perci\u00f2, quando Pio IX, con il\u00a0<em>Sillabo<\/em>, ribadiva il concetto che la libert\u00e0 religiosa \u00e8 un grave errore e che il cristiano non potr\u00e0 mai acconsentire al pluralismo religioso, egli era perfettamente coerente e perfettamente in linea con milleottocento anni di tradizione cattolica. Sono stati i cristiani moderni, i papi della seconda met\u00e0 del XX secolo e i teologi della &quot;svolta antropologica&quot;, a rovesciare la prospettiva, imboccando fatalmente la strada dell&#8217;indifferentismo religioso. Se, infatti, esistono diverse religioni, tutte ugualmente legittime, e ciascuna delle quali contenente una scintilla della verit\u00e0 divina, come negare che, alla fine, nessuna di esse merita di essere seguita in maniera esclusiva, perch\u00e9 nessuna di esse possiede l&#8217;intera verit\u00e0? E dall&#8217;indifferentismo all&#8217;ateismo, il passo \u00e8 ancor pi\u00f9 breve: se nessuna religione ha l&#8217;intera verit\u00e0, a che scopo credere in Dio, o, almeno, credere nel Dio di cui parlano le religioni? Ed ecco riaffacciarsi il Grande Architetto dell&#8217;universo, il dio dei liberi pensatori e dei massoni, un &quot;dio&quot; fabbricato sulla misura dell&#8217;orgoglio umano, un dio luciferino, che alto non \u00e8, in buona sostanza, se non il riflesso dell&#8217;eterna aspirazione dell&#8217;uomo stesso ad auto-divinizzarsi. Come vollero fare Adamo ed Eva, appunto, quando si lasciarono tentare dal serpente, nel Giardino dell&#8217;Eden, per invidia nei confronti di Dio.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Evola. Il pensatore italiano\u00a0 riteneva che l&#8217;essenza dell&#8217;impero fosse questa: innalzare tutte le tradizioni spirituali e religiose in un solo fascio, che, senza negarle, le trasfigurasse verso una sola verit\u00e0 d&#8217;ordine superiore. Il fatto che l&#8217;Italia allora possedesse un discreto impero coloniale, e che avesse mostrato sempre un grande rispetto verso i musulmani della Libia, dell&#8217;Eritrea o della Somalia, o verso i copti dell&#8217;Etiopia, o verso i greci ortodossi del Dodecanneso (beninteso, a patto che le loro credenze religiose non li spingessero a voler lottare contro l&#8217;idea imperiale) era per lui un primo passo sulla via dell&#8217;instaurazione del principio d&#8217;ordine superiore, che egli indicava in una super-tradizione, momento culminante della sintesi delle diverse tradizioni. E profetizzava che, dopo il fallito tentativo spagnolo di Carlo V, nel XVI secolo, nessun impero avrebbe mai pi\u00f9 potuto riproporsi sulla base di una sola tradizione religiosa, compresa quella cristiano-cattolica.<\/p>\n<p>Si rilegga quanto scriveva Evola nel saggio del 1937, un anno dopo la proclamazione dell&#8217;impero italiano d&#8217;Etiopia, nel suo articolo\u00a0<em>Sulle premesse spirituali dell&#8217;Impero<\/em>\u00a0(ripubblicato in: J. Evola,\u00a0<em>Nazionalismo, germanesimo, nazismo<\/em>, a cura di Renato del Ponte, Genova, Fratelli Melita Editori, 1989, pp. 62-65):<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Il problema dell&#8217;impero, nella sua espressione pi\u00f9 alta, \u00e8 quello di una organizzazione supernazionale tale, che in essa l&#8217;unit\u00e0 non agisca in modo distruttivo\u00a0 e livellatore nei riguardi della molteplicit\u00e0 etnica e culturale da essa ricompresa.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec impostato il problema dell&#8217;impero ammette due principali soluzioni, che sono quella\u00a0GIURIDICA\u00a0e quella\u00a0SPRITUALE.<\/em><\/p>\n<p><em>Secondo la prima, l&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;impero \u00e8 quella di una semplice unit\u00e0 politico-amministrativa, di una legge generale di ordine, nel senso pi\u00f9 empirico del termine. In questo caso le qualit\u00e0, le culture e le tradizioni specifiche dei vari popoli raccolti dall&#8217;impero non sono lese, per il semplice fatto che l&#8217;impero resta, rispetto ad esse, indifferente ed estraneo. All&#8217;impero, qui, importa la semplice organizzazione politico-amministrativa e la semplice sovranit\u00e0 giuridica. Esso si comporta rispetto ai singoli popoli cos\u00ec come lo Stato agnostico del liberalismo si comporta rispetto ai singoli, ai quali lasciava fare quel che volevano purch\u00e9 certe leggi\u00a0 generali venissero rispettate.<\/em><\/p>\n<p><em>Nei tempi moderni, un esempio caratteristico di impero di questo tipo \u00e8 l&#8217;impero inglese. Da alcuni, per es. dal Bryce, si \u00e8 voluto stabilire, si \u00e8 voluto stabilire, a questa stregua, un analogia fra l&#8217;impero inglese e quello dell&#8217;antica Roma; e anche da noi non sono mancati storici caduti in questo grave errore, per il fatto di aver considerato, nell&#8217;antico impero romano, il suo aspetto giuridico e politico, tralasciando, o considerando come irrilevante, ogni presupposto d&#8217;ordine superiore, spirituale e religioso.<\/em><\/p>\n<p><em>Vero \u00e8, invece, che con Roma si deline\u00f2 gi\u00e0 una organizzazione imperiale del\u00a0SECONDO TIPO, un impero, cio\u00e8, corrispondente alla seconda soluzione.\u00a0 \u00c8 questa la soluzione, nella quale l&#8217;unit\u00e0 \u00e8 determinata dal riferimento a qualcosa di spiritualmente pi\u00f9 alto, che non il particolarismo di tutto ci\u00f2, che, nei singoli popoli, \u00e8 condizionato dall&#8217;elemento etnico e naturalistico.<\/em><\/p>\n<p><em>In Roma antica si ebbe gi\u00e0 una realt\u00e0 di questo genere per una doppia via. \u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>In primo luogo, per la presenza di un tipo unico, e di un unico ideale, corrispondente al &quot;civis romanus&quot;, il quale non era per nulla, come da alcuni si ritiene, una mera formula giuridica, ma una realt\u00e0 etnica, un modello umano di validit\u00e0 supernazionale.<\/em><\/p>\n<p><em>In secondo luogo Roma pose quel punto trascendete di riferimento di cui dicevamo, attraverso il\u00a0CULTO IMPERIALE. Il Pantheon romano, come \u00e8 noto, ospitava i simboli di tutte le fedi e le tradizioni etnico-spirituali delle genti soggette a Roma, che Roma rispettava e perfino tutelava. Ma questa ospitalit\u00e0 e questa protezione avevano per presupposto e per condizione una fedelt\u00e0, &quot;fides&quot;, d&#8217;ordine superiore. Al di l\u00e0 dei simboli religiosi raccolti nel Pantheon, troneggiava il simbolo dell&#8217;imperatore, concepito come &quot;nume&quot;, come essere divino: esso raffigurava la stessa unit\u00e0 trascendente e spirituale dell&#8217;impero, perch\u00e9 l&#8217;impero dalla tradizione romana veniva concepito meno come semplice opera umana che come opera di forze dall&#8217;alto. La fedelt\u00e0 a questo simbolo era la condizione. Giurata una tale fedelt\u00e0 nei termini di un rito sacro, ogni fede o particolare tradizione nei popoli soggetti, semprech\u00e9 non ledesse o offendesse l&#8217;etica e la legge generale romana, era accolta e rispettata.<\/em><\/p>\n<p><em>In questi termini, Roma antica ci ha presentato un esempio di organizzazione imperiale di perenne e universale valore. Basta infatti sostituire alle forme condizionate dal tempo, di una soluzione del genere, altre forme, per allontanare qualsiasi apparenza di anacronismo e per accorgersi che chi, oggi, volesse di nuovo studiare il problema di un impero spirituale, difficilmente saprebbe trovare altre prospettive.<\/em><\/p>\n<p><em>Oggi, infatti, molto pi\u00f9 anacronistica sarebbe l&#8217;idea di una organizzazione super-nazionale basata sull&#8217;affermazione di una particolare idea religiosa, sia pure quella cristiana. Non vi \u00e8 chi possa sensatamente pensare, oggi, all&#8217;attualit\u00e0 e al ritorno di un impero sul tipo di quello spagnolo, supercattolico e inquisitoriale di Carlo V: ma anche all&#8217;infuori di questa formula estremistica, ma pur coerente, altre formule, pi\u00f9 vaghe e &quot;intellettuali&quot;, di unit\u00e0 supernazionale su base unilateralmente religiosa palesano, di fronte ad un&#8217;analisi approfondita, lo stesso difetto. In un grande quadro d&#8217;insieme, non si pu\u00f2 dimenticare che di tradizioni religiose ne esistono molte, e spesso di dignit\u00e0 e di elevatezza spirituale quasi pari. Se l&#8217;impero dovesse usar violenza su di esse nel realizzare la sua unit\u00e0 definita dall&#8217;affermazione e dal riconoscimento di una soltanto di tali fedi, allora \u00e8 chiaro che noi avremmo dinanzi assai pi\u00f9 un esempio di settarismo, che non di universalismo spirituale. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Riconosciuto ci\u00f2, il problema generale dei presupposti spirituali dell&#8217;impero \u00e8 di definire il principio, in funzione del quale si pu\u00f2 avere, simultaneamente, riconoscimento e superamento di ogni particolare fede religiosa delle nazioni da organizzare. Questo \u00e8 il punto fondamentale. L&#8217;impero, infatti, nel senso vero, pu\u00f2 esistere solo se animato da un empito spirituale, da una fede, da qualcosa che si rivolge alle stesse profondit\u00e0 spirituali, dalle quali la stessa religione prende vita. Senza di ci\u00f2, non si avr\u00e0 mai che una creatura di violenza &#8211; l&#8217;&quot;imperialismo&quot; &#8212; e una meccanica, disanimata superstruttura. \u00c8 perci\u00f2 necessario captare &#8212; se cos\u00ec si pu\u00f2 dire &#8212; le stesse forze agenti nelle fedi, senza per\u00f2 che queste fedi ne risultino comunque lese, ma invece, integrate e riportate ad un pi\u00f9 alto livello. Ora, a tanto, esiste una via:\u00a0ESSA CI \u00c8 DISCHIUSA DALLA CONCEZIONE, SECONDO LA QUALE OGNI TRADIZIONE SPIRITUALE E OGNI PARTICOLARE RELIGIONE NON RAPPRESENTA CHE L&#8217;ESPRESSIONE VARIA DI UN CONTENUTO UNICO, ANTERIORE E SUPERIORE A CIASCUNA DI TALI ESPRESSIONI. Saper risalire fino a questo contenuto unico e, per dir cos\u00ec, super-tradizionale, significherebbe anche raggiungere una base atta ad affermare una unit\u00e0 che non distrugge, bens\u00ec integra, ogni particolare fede e che pu\u00f2 definire una &quot;fedelt\u00e0&quot; imperiale, nel riferimento, appunto, a quel contenuto superiore.\u00a0TRASCENDERE, nella sua etimologia latina, significa &quot;superare ascendendo&quot; &#8212; epper\u00f2\u00a0 in questa parola sarebbe racchiusa tutta l&#8217;essenza del problema. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p>E ora veniamo a Bergoglio. A noi sembra che il disegno (massonico) della neochiesa consista sostanzialmente nella ricerca di quell&#8217;elemento &quot;spirituale&quot; che possa condurre a unit\u00e0 il nuovo impero, quello creato dalla modernit\u00e0 e dalla globalizzazione. I vertici dell&#8217;Ordine dei gesuiti, in particolare, hanno riflettuto se sia ancora possibile proporre al mondo intero il modello &quot;unico&quot; del cattolicesimo, come ai tempi del Concilio di Trento e di Ignazio di Loyola, ma anche come ai tempi di Pio X del suo\u00a0<em>instaurare omnia in Christo\u00a0<\/em>e hanno concluso che no, non \u00e8 possibile; cos\u00ec come non possono sperare di riuscirci gli esponenti delle altre grandi tradizioni religiose, se non, forse, con la violenza, ma tradendo con ci\u00f2 l&#8217;idea di una coesistenza pacifica. I gesuiti, in effetti, avevano gi\u00e0 tentato di realizzare una strategia di unificazione spirituale globale, nel XVII e XVIII secolo, al tempo della controversia sui riti cinesi&quot; e sui &quot;riti malabarici&quot;, cio\u00e8 al tempo in cui tentarono di &quot;evangelizzare&quot; la Cina e l&#8217;India adattando la tradizione cristiana alle credenze religiose locali, rispettivamente confuciane e induiste. Allora essi vennero fermati e sconfessati dai pontefici romani; ora stanno ripetendo il tentativo, ma in forma diversa e pi\u00f9 diffusa: quel che vogliono fare \u00e8 sostituire all&#8217;idea della sola via cattolica alla Verit\u00e0 divina, l&#8217;idea delle molte strade, corrispondenti alle grandi religioni, e ci\u00f2 spiega il bacio del papa sul\u00a0<em>Corano<\/em>, l&#8217;abbraccio coi rabbini e la\u00a0<em>kippah<\/em>\u00a0in testa del santo padre, l&#8217;invito ai musulmani a partecipare alla santa Messa, per non parlare delle concelebrazioni liturgiche coi luterani e della clamorosa riabilitazione di Lutero, nel cinquecentesimo della sua &quot;riforma&quot;. La posizione dei gesuiti \u00e8 ora molto pi\u00f9 forte di quella di tre secoli addietro, sia perch\u00e9 ormai si \u00e8 definitivamente insediata nella Chiesa l&#8217;idea della libert\u00e0 religiosa, sia per gli spazi di autonomia che le chiese locali, specie nel Terzo Mondo, si sono prese nei confronti di Roma, sovente dietro incitamento dei missionari, come nel caso dei comboniani in Africa e della &quot;teologia della negritudine&quot;. Infatti \u00e8 considerato ormai normale che il cattolicesimo sia annunciato in forme anche assai diverse, a seconda della latitudine e della longitudine, e che persino in ambito strettamente dottrinale e pastorale, vedi l&#8217;applicazione di\u00a0<em>Amoris laetitia<\/em>\u00a0al caso dei divorziati che vogliono far la Comunione, ogni chiesa locale prenda decisioni autonome e anche contraddittorie rispetto alle altre. Contemporaneamente, \u00e8 considerato normale non solo &quot;dialogare&quot; con le altre religioni, ma perfino vedere in esse delle strade, altrettanto legittime e fruttuose, verso la Verit\u00e0 divina: al punto che qualche prete di larghe vedute ha ritenuto cosa buona e giusta invitare il dio Ganesha a fare una bella processione in una chiesa cattolica (a Ceuta, territorio spagnolo del Nordafrica), o un vescovo francese(nella diocesi di Rodez) ordinare i nuovi sacerdoti secondo un rito misto cattolico e induista, con tanto di danzatrici del dio Shiva nello spazio del presbiterio, e la Comunione impartita sotto la specie del mango o della papaya (visto che il pane \u00e8 un cibo europeo e, quindi, fastidiosamente etnocentrico).<\/p>\n<p>Siamo giunti cos\u00ec alla sconcertante conclusione che il pensiero della neochiesa presenta una sostanziale coincidenza con quello di Evola. L&#8217;uno e l&#8217;altro vogliono &quot;superare&quot; le diverse tradizioni religiose, ma senza negarle frontalmente; vogliono &quot;innalzarle&quot; al livello di una super-tradizione, di una super-religione universale, il cui principio ispiratore non pu\u00f2 e non deve coincidere con quello di nessuna singola tradizione religiosa. Se non ci si ferma ad alcune differenze, puramente esteriori, di linguaggio e, in parte, di mentalit\u00e0, ma si guarda all&#8217;essenziale, si scopre che i due progetti universalistici, chiamiamoli cos\u00ec, hanno moltissimi punti in comune, al punto che sono sostanzialmente sovrapponibili. Chiaro che n\u00e9 Evola, n\u00e9 Bergoglio accetterebbero un simile parallelismo; ma che importa? Lasciamo che parlino i fatti. Entrambi sognavano un &quot;impero&quot; supernazionale che abbracciasse popoli e religioni diverse; entrambi desideravano rispettare le singole tradizioni, ma, nello stesso tempo, &quot;elevarle&quot; verso una superiore unit\u00e0; ed entrambi pensavano che tale strategia merita di essere perseguita sino alle ultime conseguenze, e che quanto vi si oppone \u00e8 meritevole di essere combattuto senza quartiere. Dei due, il pi\u00f9 ingenuo era sicuramente Evola: non aveva capito, con tutto il suo &quot;idealismo&quot;, che le sue idee si prestavano perfettamente all&#8217;instaurazione di una macchina diabolica di distruzione delle culture e di omologazione delle identit\u00e0, come prefigurato &#8211; proprio negli stessi anni &#8211; nel Piano Kalergi, che oggi la\u00a0<em>\u00e9lite<\/em>\u00a0mondiale sta attuando coi miliardi di George Soros e la benedizione delle Nazioni Unite, delle grandi banche newyorkesi (ebraiche) e della neochiesa. Bergoglio, rispetto a lui, \u00e8 molto pi\u00f9 astuto: sa quello che fa e vede perfettamente dove le sue mosse stanno conducendo la Chiesa cattolica, quella vera, o ci\u00f2 che ancora ne rimane. Al tempo stesso, Bergoglio non va sopravvalutato: \u00e8 solo lo strumento della massoneria ecclesiastica, e, se non ci fosse lui, al suo posto ci sarebbe un altro, a fare le stesse cose, magari in forme e tempi lievemente diversi, ma con gli stessi obiettivi e le stesse scadenze. Il punto d&#8217;arrivo del progetto di Evola e del progetto di Bergoglio \u00e8 lo stesso: un pluralismo religioso molto simile ad un sincretismo politeista: cio\u00e8, se non vogliamo aver paura delle parole, ma chiamarle con il nome che si addice loro, un neopaganesimo che deve andare\u00a0<em>oltre<\/em>\u00a0le varie religioni, a cominciare da quella cattolica. Non sar\u00e0 per questo che una delle primissime azioni intraprese da Bergoglio \u00e8 stato quella di colpire al cuore l&#8217;Ordine dei Francescani dell&#8217;Immacolata, il pi\u00f9 fiorente e ricco di vocazioni, e, nello stesso temo, il pi\u00f9 specificamente e inconfondibilmente cattolico, quello che pi\u00f9 di tutti esprime, sino in fondo, la visione cattolica del mondo e della vita?<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 immaginare qualcosa di pi\u00f9 lontano, di pi\u00f9 opposto, di pi\u00f9 totalmente estraneo al pensiero di Julius Evola, il teorico dell&#8217;imperialismo pagano, fondato sulla volont\u00e0<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30174,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[81],"tags":[107,117,157],"class_list":["post-28965","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-papa-francesco","tag-cattolicesimo","tag-dio","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-papa-francesco.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28965","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28965"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28965\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30174"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28965"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28965"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28965"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}