{"id":28964,"date":"2015-07-28T10:56:00","date_gmt":"2015-07-28T10:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/il-pensiero-di-sorel-e-di-destra-o-di-sinistra-pre-moderno-o-anti-moderno\/"},"modified":"2015-07-28T10:56:00","modified_gmt":"2015-07-28T10:56:00","slug":"il-pensiero-di-sorel-e-di-destra-o-di-sinistra-pre-moderno-o-anti-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/il-pensiero-di-sorel-e-di-destra-o-di-sinistra-pre-moderno-o-anti-moderno\/","title":{"rendered":"Il pensiero di Sorel \u00e8 di destra o di sinistra, pre-moderno o anti-moderno?"},"content":{"rendered":"<p>Il pensiero do Georges Sorel (nato a Cherbourg nel 1847 e spentosi a Boulogne-sur-Seine nel 1922) \u00e8, da sempre, la croce e la delizia di quegli studiosi di storia e di quei filosofi della politica che non riescono a restarsene tranquilli, finch\u00e9 non siano riusciti a completare la loro mappa mentale con la giusta etichettatura di ogni cosa.<\/p>\n<p>\u00c8 la stessa razza di persone, per intenderci, che si tormenta nel dilemma se qualificare Mussolini, senz&#8217;altro, come un uomo politico di destra, anzi, come il fondatore della destra moderna, o se non si debba ammettere, in lui, anche l&#8217;esistenza di una componente di sinistra, se non altro per la sua lunga e battagliera militanza nell&#8217;estrema sinistra del Partito socialista, oltre che per gli aspetti sociali del fascismo repubblichino, tendenti alla socializzazione (Manifesto di Verona) e per la presenza accanto al Duce, fino all&#8217;ultimo istante &#8212; cio\u00e8 fino al plotone d&#8217;esecuzione &#8212; d&#8217;un vecchio militante comunista, come Nicola Bombacci.<\/p>\n<p>Ebbene, basterebbe che quelle persone risalissero a uno degli indiscussi e dichiarati modelli e maestri di Mussolini, il francese Georges Sorel, le cui \u00abConsiderazioni sulla violenza\u00bb (1908) tanto influenzarono gli orientamenti del sindacalismo rivoluzionario, per rendersi conto che il problema di &quot;catalogare&quot; ideologicamente Sorel &#8211; come, del resto, quello di &quot;catalogare&quot; ideologicamente Mussolini &#8212; \u00e8 un falso problema: perch\u00e9 la stessa ambiguit\u00e0, o, se si preferisce, la stessa ambivalenza ideologica, contraddistingue, appunto, un po&#8217; tutto il sindacalismo rivoluzionario, europeo ed italiano (si pensi all&#8217;impresa di Fiume e alla Carta del Carnaro del 1920, scritta materialmente da Alceste De Ambris e rielaborata da D&#8217;Annunzio); e, come se non bastasse, che essa si estende anche al di fuori dell&#8217;ambito del sindacalismo rivoluzionario, e investe gran parte del socialismo della II Internazionale.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che la cultura ancor oggi dominante, erede di quella tardo-ottocentesca e del primo Novecento &#8212; la cultura del positivismo, con tutti i suoi annessi e connessi: evoluzionismo e psicanalisi -, con le sue chiare (fin troppo!) e rigide categorie concettuali, con la sua (esagerata) fiducia nei fatti concreti e obiettivi, nei fatti verificabili e quantificabili, non possiede, alla lettera, gli strumenti intellettuali per capire sino in fondo le ambiguit\u00e0, o piuttosto le ambivalenze, di quel periodo storico: n\u00e9 in letteratura (\u00e8 buffo vedere i soliti noti continuare a scandalizzarsi per la supposta &quot;involuzione&quot; nazionalista di un quasi-socialista come Pascoli; per non parlare di Carducci, poi!), n\u00e9 in filosofia (quanti grattacapi, ma s\u00ec, diciamolo pure: quanti fastidi, per etichettare uno come Nietzsche: di destra, di sinistra, o cosa?), n\u00e9, appunto, nel pensiero politico (che cosa \u00e8 stato il fascismo? come spiegare i suoi cambiamenti, da Piazza San Sepolcro ai Patti Lateranensi, per esempio?; e come mai perfino il nazismo ha sentito il bisogno di muovere i primi passi come \u00abnazionalsocialismo, ossia come socialismo nazionale?\u00bb).<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 molto diversa da come oggi, con il senno di poi (che \u00e8, in ultima analisi, il senno dei vincitori del 1945), si pretende di rappresentarla. Che dire, ad esempio, di un Leandro Arpinati: fascista della prima ora, poi un pezzo grosso del regime, indi espulso dal P.N.F. e mandato al confino; amico di noti esponenti della costellazione antifascista; infine ucciso dai partigiani comunisti, durante la guerra civile, con sdegno e incredulit\u00e0 di molti esponenti dell&#8217;antifascismo? E che dire di quel Tullio Cianetti, Ministro delle corporazioni, che un uomo di destra non era mai stato, e che anzi aveva spinto le sue tendenze rivoluzionarie al punto di servirsi delle squadre d&#8217;assalto per far bastonare gli agrari pi\u00f9 reazionari, contrariamente a quel che dice la Vulgata corrente? Potremmo continuare a lungo e citare decine e decine di nomi di personaggi, sia fascisti che antifascisti, ai quali va stretta, strettissima, l&#8217;etichetta di &quot;destra&quot; e &quot;sinistra&quot;.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso dei fratelli Bergamo, di Montebelluna (in provincia di Treviso), Guido e Mario, e specialmente di quest&#8217;ultimo: socialista e antifascista, poi emigrato in Francia, invitato a rientrare da Mussolini all&#8217;epoca della R.S.I., non lo fece; nondimeno, dopo la fine della guerra, rifiut\u00f2 di tornare in Italia, non riconoscendo alla Repubblica, nata nel 1946, n\u00e9 validit\u00e0 morale, n\u00e9 politica, per il fatto di non aver voluto assumere sino in fondo il significato di quanto era avvenuto nel precedente ventennio. Di Mario Bergamo esiste anche un libro, \u00abNazionalcomunismo\u00bb (raccolta di scritti scelti, editi e inediti, apparsa nel 1965, sue anni dopo la morte), che \u00e8 tutto un programma; certo non era un uomo che giocasse con le perifrasi: quale intellettuale di sinistra &#8211; com&#8217;egli era, dai pi\u00f9, considerato, e assai rispettato &#8211; oserebbe esprimere un simile concetto politico, e adoperando una simile terminologia, ai nostri giorni?<\/p>\n<p>Si resterebbe stupidi, peraltro, se si passasse in rassegna, con mente libera da pregiudizi, l&#8217;insieme degli scritti dei maggiori esponenti della sinistra di quegli anni, da Antonio Labriola a Gramsci (come ha fatto l&#8217;ottimo Enrico Landolfi nel suo saggio \u00abRosso imperiale\u00bb, edito da Solfanelli nel 1992) e si verificasse con quale frequenza ricorrono, in essi, temi e spunti che, secondo la divisione manichea oggi data per scontata, dovrebbero, invece, appartenere alla destra (basti dire dell&#8217;influenza di Sorel su Gramsci). Perfino il tema pi\u00f9 inviso alle sinistre, il colonialismo, \u00e8 trattato da molti esponenti socialisti, tra l&#8217;epoca di Crispi e quella di Mussolini, con una disinvoltura e con un possibilismo, che sfociano, talvolta, nell&#8217;aperta adesione. Il culmine di questa tendenza fu raggiunto nel 1935-36, con la guerra d&#8217;Etiopia, con le sanzioni della Societ\u00e0 delle Nazioni contro l&#8217;Italia, e, infine, con la proclamazione dell&#8217;Impero. Ce ne furono, allora, di socialisti e di antifascisti, perfino tra quelli emigrati all&#8217;estero, che chiesero e supplicarono di rientrare, e che si affrettarono a congratularsi con il Duce per aver felicemente condotto a termine l&#8217;impresa africana, a dispetto delle potenze capitaliste (\u00abplutocratico-massoniche\u00bb)!<\/p>\n<p>Ma tutto questo, dopo il 1945, \u00e8 stato semplicemente rimosso: i &quot;vincitori&quot; (o coloro che tali s&#8217;immaginarono di essere) e che per tali si pavoneggiarono ampiamente, come altrettante mosche cocchiere, dimenticando che di vincitori ve ne furono due soli: Wall Street e il compagno Stalin) non volevano aver pi\u00f9 niente a che fare con i vinti; e, come nei cattivi romanzi polizieschi, fecero del loro meglio per far sparire le tracce dei loro trascorsi pi\u00f9 compromettenti.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto &#8212; ma questa premessa, a nostro avviso, era assolutamente necessaria -, torniamo al nostro buon Georges Sorel.<\/p>\n<p>Particolarmente acuta e penetrante ci \u00e8 sembrata l&#8217;analisi fatta da uno studioso di orientamento cattolico, Giuseppe L. Goisis, a proposito della &quot;polivalenza&quot; del pensiero di Sorel, di cui riportiamo una pagina centrale (da: Giuseppe L. Goisis, \u00abSorel e i soreliani. Le metamorfosi dell&#8217;attivismo\u00bb, Spinea, Venezia, Edizioni Helvetia, 1983, pp. 24-26):<\/p>\n<p>\u00abLa sua condizione di &quot;uomo etico&quot;, infatti, e la sua posizione \u00a0di indagatore solitario lo rendevano un &quot;outsider&quot; di eccezione, lo collocavano, istintivamente, \u00a0sull&#8217;onda della colera dei poveri e dei proletari, \u00a0conducendolo a simpatizzare per la rivolta, quella pi\u00f9 pura ed ideale, di quanti lottavano contro un assetto sociale ingiusto e soffocante, dominato dall&#8217;ipocrisia e dalla religione del procacciarsi denaro; ma, d&#8217;altro canto, il culto del lavoro ben fatto e dello sforzo, l&#8217;individualismo spiccato, che non trova che una temporanea \u00a0identificazione con i movimento sociali, di massa, il radicato idealismo, che lo porta a minimizzare, se non a misconoscere, l&#8217;importanza delle conquiste materiali quotidiane ed infine la profonda severit\u00e0 ed il &quot;catonismo&quot; morale, frutto della prima educazione cattolica di stampo quasi giansenista, sono tutti elementi che raccordano Sorel alla &quot;destra&quot; francese tradizionale, che si muove in un orizzonte &quot;antimoderno&quot; e fa propri gli antichi ideali dell&#8217;ethos cavalleresco, &quot;in primis&quot; quelli di fedelt\u00e0 e di on ore.<\/p>\n<p>In particolare, il dissidio si manifesta tra quella faccia \u00a0dell&#8217;opera soreliana che guarda in avanti, che scruta con attenzione non scevra di simpatia il moderno \u00a0industrialismo, l&#8217;ascesa della civilt\u00e0 delle macchine e il vigoreggiare dei movimenti d&#8217;autoemancipazione, e quella faccia che rimira, con segreta ma cocente nostalgia, \u00a0i fieri costumi del passato, i sobri ed operosi \u00a0&quot;mores&quot; delle et\u00e0 preborghesi. A quest&#8217;atteggiamento di rimpianto lo sospinge una vena persistente di &quot;conservatorismo morale&quot;, che lo connette, per mille fili tenaci, alla tradizione della Francia artigiana e contadina; \u00e8 quest&#8217;intimo legame, tanto pi\u00f9 forte quanto meno dichiarato, che trae indietro Sorel nell&#8217;apertura alla multiforme \u00a0e seducente realt\u00e0 del mondo moderno, che smorza la sua ammirazione verso il mondo operaio.<\/p>\n<p>La questione delle due anime &#8211; quella premoderna e quella antimoderna &#8211; che si agitano ed entrano in dissidio nel&#8217;opera di Sorel, \u00e8 la questione stessa del movimento operaio francese, o meglio di alcuni esponenti di una parte consistente di esso: Proudhon, P\u00e9guy e [&#8230;] Mounier.I oro legami col movimento operaio li conducevano all&#8217;opposizione pi\u00f9 netta nei confronti della societ\u00e0 borghese ad un inesauribile spirito di rivolta; ma la loro profonda adesione, anche in coincidenza con la moralit\u00e0 tradizionale, con l&#8217;idea tradizionale di uomo li sospingeva verso le teorie e gli ambienti della &quot;destra&quot;m, li sospingeva irresistibilmente a mescolarsi con gli uomini della &quot;destra&quot;. Perch\u00e9, in verit\u00e0, \u00a0essi erano uomini molto simili, anzi erano gli stessi tipi di uomini; avevano in comune molto pi\u00f9 che un&#8217;idea di uomo, che \u00e8 gi\u00e0 un fattore decisivo: avevano in comune la dimensione profonda, simili propensioni culturali, un analogo modo di sentire e di agire, &quot;categorie&quot; intellettuali simmetriche e corrispondenti. Bergson, maestro sia di P\u00e9guy, sia di Sorel, \u00a0aveva spiegato a sufficienza che ci\u00f2 che conta non \u00e8 l&#8217;uomo superficiale, con quel che crede di credere, quel che dice \u00a0o scrive secondo gli imperativi pi\u00f9 estrinseci del suo ambiente, ma l&#8217;uomo &quot;profondo&quot;, quell&#8217;io pi\u00f9 vero che si manifesta solo a tratti, \u00a0rotta la scorza degli automatismi e delle abitudini, quello sconosciuto in noi stessi che l&#8217;educazione \u00a0e l&#8217;esempio hanno modellato compiutamente. [&#8230;]<\/p>\n<p>Ma il valore esemplare di Sorel \u00e8 che la sua opera illustra in modo lampante, su questo punto, le stesse contraddizioni e tensioni presenti \u00a0in una parete rilevante del socialismo francese. Romanticismo rivoluzionario, malessere e disagio profondo \u00a0nei confronti della moderna societ\u00e0 dell&#8217;intermediazione, \u00a0dell&#8217;informazione diffusa, degli affari, \u00a0della politica di massa; amore per un tipo \u00a0d&#8217;uomo che incarna un potere di semplificazione e di decisa risolutezza e, quindi, la propensione per &quot;sblocchi&quot; rapidi e violenti di situazioni complesse: sono tutti tratti \u00a0che unificano, davvero in profondit\u00e0, il ribelle per amore di ordine, di un ordine pi\u00f9 antico, &quot;di destra&quot; ed il rivoluzionario &quot;di sinistra&quot;.<\/p>\n<p>A Sorel capit\u00f2, e ci\u00f2 \u00e8, a mio avviso, \u00a0straordinariamente interessante, \u00a0di essere non soltanto il tratto di unione \u00a0tra ambienti estremisti connotati come &quot;di destra&quot; e &quot;di sinistra&quot;, ma di incarnare in se stesso le esigenze dei due ambienti, di viverle indissolubilmente intrecciate.\u00bb<\/p>\n<p>In conclusione. Georges Sorel fu uomo del suo tempo: tempo di crisi e di ambivalenze (egli stesso conobbe l&#8217;esperienza del declassamento). Ambivalente fu il suo atteggiamento verso la modernit\u00e0: da un lato, di sincera ammirazione per la civilt\u00e0 delle macchine (egli stesso era ingegnere civile), e questo \u00e8 l&#8217;aspetto &quot;positivistico&quot;; dall&#8217;altro di diffidenza verso il mondo moderno, urbano, disgregato, anonimo (oggi diremmo, con Zygmunt Bauman: &quot;liquido&quot;) e di ardente nostalgia per quello pre-moderno, quello dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;artigianato, proprio come in Proudhon.<\/p>\n<p>Come Gustave Le Bon (l&#8217;autore del saggio \u00abPsicologia delle folle\u00bb) vedeva che il &quot;popolo&quot; si era trasformato nella &quot;massa&quot;, una massa agitata, inconsapevole, preda di tutte le suggestioni, facilmente manipolabile: ne era angustiato, ma anche deciso a trarne tutte le conseguenze politiche. Il suo contributo al sindacalismo rivoluzionario nasce da questo realismo disincantato, se non proprio da questo pessimismo antropologico: le masse non sono capaci di governarsi da s\u00e9, questo \u00e8 il fatto di cui bisogna prendere atto; di conseguenza, quel che pu\u00f2 fare chi non accetti l&#8217;egoistico dominio delle classi abbienti, deve addestrarsi a guidare le masse, a condurle, a manovrarle, senza romanticismo e senza idealismi ingiustificati: un po&#8217; come il Principe di Machiavelli.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 Sorel era letto e ammirato da Mussolini, ma anche da Gramsci: perch\u00e9 il suo pensiero forniva una base razionale alla tecnica del potere nell&#8217;et\u00e0 delle masse, ossia nell&#8217;epoca democratica moderna. Esso forniva il veleno, ma anche l&#8217;antidoto: e ciascuno poteva interpretarlo a suo modo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il pensiero do Georges Sorel (nato a Cherbourg nel 1847 e spentosi a Boulogne-sur-Seine nel 1922) \u00e8, da sempre, la croce e la delizia di quegli<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[102,137],"class_list":["post-28964","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-benito-mussolini","tag-fascismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28964","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28964"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28964\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28964"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28964"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28964"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}