{"id":28962,"date":"2012-05-09T10:02:00","date_gmt":"2012-05-09T10:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/05\/09\/la-soppressione-dei-tram-elettrici-una-soluzione-poco-intelligente-che-va-ripensata\/"},"modified":"2012-05-09T10:02:00","modified_gmt":"2012-05-09T10:02:00","slug":"la-soppressione-dei-tram-elettrici-una-soluzione-poco-intelligente-che-va-ripensata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/05\/09\/la-soppressione-dei-tram-elettrici-una-soluzione-poco-intelligente-che-va-ripensata\/","title":{"rendered":"La soppressione dei tram elettrici, una soluzione poco intelligente che va ripensata"},"content":{"rendered":"<p>Oggi in molte parti d&#8217;Europa, e anche nella stessa Italia, si stanno ripensando le discutibili scelte che indussero le amministrazioni comunali, negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, a sopprimere i vecchi tram elettrici per sostituirli con gli autobus su gomma.<\/p>\n<p>Sono molte le ragioni che stanno favorendo tale ripensamento: il tram, oggi dotato di una tecnologia pi\u00f9 sofisticata di quella in uso sessant&#8217;anni fa, garantisce tutta una serie di vantaggi come mezzo di trasporto urbano: snellisce il traffico e contribuisce a renderlo pi\u00f9 ordinato; \u00e8 pi\u00f9 silenzioso dell&#8217;autobus e inquina di meno; costa di meno della metropolitana e offre un servizio pi\u00f9 capillare; \u00e8 pi\u00f9 amato dai cittadini, che lo preferiscono per ragioni sia di ordine pratico, sia di ordine affettivo ed estetico.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, affettivo ed estetico: e qui non si pu\u00f2 non riandare a quella frettolosa decisione di mettere in pensione i vecchi tram elettrici, cui la popolazione era affezionata, perch\u00e9 li vedeva come elementi caratterizzanti il panorama cittadino e quasi come il simbolo della citt\u00e0 stessa: ciascuna linea municipale con le carrozze verniciate di un certo colore, sicch\u00e9 al solo vederle passare lungo le rotaie, sferragliando allegramente, si riconosceva di primo acchito a quale linea appartenessero e dove stessero andando.<\/p>\n<p>Il legame affettivo era forte: nei giorni feriali si prendeva il tram per recarsi al lavoro o, magari, per recarsi a fare acquisti o sbrigare faccende; nei giorni festivi erano le famiglie a servirsene: quelle cittadine per concedersi una piccola gita nell&#8217;hinterland, al mare, al lago, in collina, mangiando in trattoria &#8211; o sui prati, nella bella stagione &#8211; e rientrando alla sera, dopo aver trascorso alcune ore serene; quelle di paese per fare una puntata in citt\u00e0, assistere alla proiezione di un film o a qualche altro spettacolo.<\/p>\n<p>Era un legame cos\u00ec profondo, cos\u00ec caratteristico, che molte cittadinanze tendevano a identificarsi con il proprio tram urbano; si veda, a titolo di esempio, il bel libro di Renzo Valente: \u00abUdine, un paese col tram\u00bb: dove i tram extra-urbani, veramente, erano due: il &quot;tram bianco&quot; della linea per Tarcento e il &quot;tram verde&quot; della linea per San Daniele del Friuli. Uscivano di citt\u00e0 da Piazzale Osoppo, a nord di borgo Gemona, e costituivano un elemento tipico del paesaggio urbano, quasi quanto le vecchie osterie con il pergolato di edera o quanto i vecchi cortili dove, la sera, se il tempo lo permetteva, si faceva un po&#8217; di vita comunitaria (tanto che lo stesso Valente ha parlato, con espressione efficacissima, di &quot;civilt\u00e0 del cortile&quot;, cos\u00ec come si parla di &quot;civilt\u00e0 dell&#8217;osteria&quot;).<\/p>\n<p>La decisione di sopprimere i tram giunse repentina, all&#8217;inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso, dopo vari decenni di onorato servizio e di consolidata familiarit\u00e0: la linea del &quot;tram bianco&quot; era stata istituita addirittura nel 1915, cio\u00e8 nei primi mesi della prima guerra mondiale (allorch\u00e9 Udine, ricordiamolo, era la sede del Quartier generale dell&#8217;esercito e tale rimase fino all&#8217;ottobre 1917, quando si verific\u00f2 il disastroso sfondamento austro-tedesco di Caporetto).<\/p>\n<p>La scomparsa dei tram elettrici avvenne contestualmente alla copertura delle rogge cittadine, di cui abbiamo gi\u00e0 parlato, e precedette di poco, o accompagn\u00f2, la demolizione di alcuni cinema &quot;storici&quot; e la chiusura di un certo numero di osterie fra le pi\u00f9 caratteristiche; sicch\u00e9 si pu\u00f2 ben dire che la svolta della met\u00e0 del secolo fu decisiva, a Udine come in tante altre citt\u00e0 italiane piccole e medie (il capoluogo friulano aveva toccato nel 1951 i 72.000 abitanti), per non parlare di quelle pi\u00f9 grandi, riguardo alla trasformazione dell&#8217;aspetto urbanistico in senso &quot;moderno&quot;, e alla distruzione del vecchio volto e della vecchia anima &quot;popolare&quot;.<\/p>\n<p>Ha scritto Aldo Rizzi in \u00abUdine. Guida storico-artistica\u00bb (Udine, Arti Grafiche Friulane, 1978, pp. 62-65):<\/p>\n<p>\u00ab.. prima ancora delle rogge erano scomparsi i piccoli e sferraglianti tram elettrici urbani tanto cari al cuore degli Udinesi che sono molto affezionati alle cose del passato. Il 1\u00b0 luglio 1951 fu soppresso il tratto Piazza Liber\u00e0 -Piazza del Pollame della linea che portava a Santa Caterina e che l&#8217;anno dopo fu definitivamente levata. Con l&#8217;inizio del 1952 fu pure soppressa la linea che dalla stazione ferroviaria conduceva all&#8217;Ospedale civile passando per Piazza Libert\u00e0. Ma gi\u00e0 dopo la prima Guerra Mondiale era stata tolta la linea che dalla stazione ferroviaria portava in Piazza Libert\u00e0 passando per Piazza Garibaldi e Via Cavour. Tutto ci\u00f2 venne effettuato per rendere pi\u00f9 veloci i pubblici trasporti urbani sostituendo i tram con comodi autobus. Fu cos\u00ec che si pass\u00f2 anche alla soppressione delle linee tramviarie extra-urbane. La prima a essere sacrificata fu la linea Udine-San Daniele. Gi\u00e0 nel 1950 alcune corse tramviarie erano state sostituite con altrettante corse d&#8217;autobus. La soppressione definitiva della linea tramviaria avvenne nell&#8217;ottobre del 1955,. Ma il tram che lasci\u00f2 un vivo ricordo nostalgico, che permane ancora in molti Udinesi e Friulani della zona collinare, fu il &quot;tram bianco di Tricesimo&quot; che in realt\u00e0 arrivava fino a Tarcento. Le sue comode e veloci vetture cessarono definitivamente di circolare alla fine del 1959ma siamo certi che molti Udinesi preferirebbero ancora recarsi a fare le loro scampagnate nella zona collinare proprio con quel tram che dopo Molin Nuovo correva nella campagna e fra le verdi colline lasciando entrare nella bella stagione dai finestrini aperti il profumo dei campi e delle siepi fiorite.<\/p>\n<p>Nel dopoguerra scomparvero gradatamente dalla scena cittadina non solo i caff\u00e8 ed i ritrovi gi\u00e0 menzionati, ma anche i locali di spettacolo cari agli Udinesi della precedente generazione. La chiusura del Caff\u00e8 Dorta costitu\u00ec un colpo al prestigio e al decoro della citt\u00e0. I suoi frequentatori si rifugiarono nelle sale del caff\u00e8 rivale che era il Contarena e che fu l&#8217;unico a sopravvivere fra i caff\u00e8 udinesi di prestigio. Per\u00f2, dopo che vi sono effettuati lavori di restauro e di parziale trasformazione, l&#8217;ambiente ha perso gran parte del suo tono e del suo fascino che faceva morire dalla voglia d&#8217;entrarvi i giovani squattrinati di quarant&#8217;anni fa.<\/p>\n<p>Quanto ai locali di spettacolo sparirono l&#8217;uno dopo l&#8217;altro il Cinema Italia, il Cinema Moderno (che fu chiamato Impero in tempi di fatidica retorica), ed il popolarissimo ed economico Cinema Cecchini. Fu demolito il Cinema Eden, che per la sua ubicazione era un ambiente &quot;chic&quot;, e sulla sua area sorse un tempio del consumismo contemporaneo ossia un grande magazzino [per la precisione, un grande magazzino della Upim]. Venne &quot;giustiziato&quot; anche il Cinema-teatro Puccini, quello che era stato il veramente glorioso Teatro Sociale e cos\u00ec Udine perse l&#8217;unico ambiente dove oltre a spettacoli di prosa si potevano dare rappresentazioni di opere liriche e di operette. [&#8230;]<\/p>\n<p>A tutti quei cinema, a quei tram, alle rogge, agli ambienti di ritrovo, alle vie, alle piazze, agli edifici di cui esiste solo un vago ricordo, dedica alcune delle sue pi\u00f9 belle e commosse pagine lo scrittore Renzo Valente nel suo libro &quot;Udine 16 millimetri&quot; al quale rimandiamo volentieri il lettore desideroso d&#8217;approfondire queste nostre brevi e frettolose note.\u00bb<\/p>\n<p>La domanda che non pu\u00f2 non sorgere spontanea, a questo punto, \u00e8 che cosa abbia spinto la classe dirigente di allora, la borghesia cittadina, a prendere simili decisioni urbanistiche e che cosa abbia fatto il ceto degli intellettuali mentre tutto ci\u00f2 avveniva, che cosa abbia spinto scrittori, artisti, architetti, a non levare la bench\u00e9 minima obiezione o, peggio, a salutare entusiasticamente la distruzione dell&#8217;anima delle citt\u00e0 e ad acclamare incondizionatamente l&#8217;avvento del &quot;nuovo&quot;, sul modello consumista d&#8217;importazione americana.<\/p>\n<p>Nel caso della soppressione dei tram, la decisione si \u00e8 rivelata non solo totalmente irrispettosa dell&#8217;antico paesaggio urbano, ma anche sostanzialmente stupida: in nome della velocit\u00e0 si sono creati dei problemi di inquinamento ambientale e di intasamento del traffico che, alla fine, hanno vanificato anche i supposti vantaggi, mentre hanno contribuito a peggiorare di molto la qualit\u00e0 della vita nei centri urbani; e tale scarsa lungimiranza \u00e8 dimostrata dalla circostanza che, oggi, molte amministrazioni comunali hanno ripensato quelle scelte e sono ritornate su quelle decisioni.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, allora come oggi, l&#8217;Italia non aveva una classe dirigente degna di questo nome: aveva una borghesia di arricchiti, che ragionava esclusivamente in termini di profitto e la cui mentalit\u00e0 avida e cialtrona si andava diffondendo anche nelle altre classi sociali. Per il contadino che andava in fabbrica, ad esempio, il passaggio dalla condizione di agricoltore a quella di operaio era vissuto sovente come una promozione sociale, non come uno sradicamento e una perdita di identit\u00e0.<\/p>\n<p>Solo l\u00e0 dove esisteva una borghesia intelligente, con una seria tradizione culturale e di governo, la transizione verso la modernit\u00e0 ha avuto luogo in forme graduali e accettabili: e ci\u00f2 principalmente nell&#8217;Europa settentrionale, dove, tanto per fare un esempio, il direttore di banca e magari il membro d&#8217;una famiglia reale scandinava non si vergognano affatto di recarsi al lavoro in bicicletta, perch\u00e9 non considerano l&#8217;automobile privata come uno status-symbol, ma come un semplice mezzo di trasporto, con i suoi pro e i suoi contro.<\/p>\n<p>Nel nord Europa, inoltre, e specialmente nei Paesi di lingua tedesca, esisteva ancora qualche vestigio dell&#8217;aristocrazia: e anche questo ha consentito di ammortizzare in parte l&#8217;impatto della modernizzazione, rendendolo meno devastante: perch\u00e9 l&#8217;azione combinata di una borghesia colta e intelligente e di una antica aristocrazia muove da una filosofia che tiene nel massimo rispetto la tradizione e che, quindi, ci pensa due volte prima di demolire un edificio pubblico di valore storico e affettivo, o prima di sopprimere un mezzo di trasporto, come lo era il tram elettrico, pratico ed economico, anche se non sempre veloce ed efficiente quanto pu\u00f2 esserlo un autobus.<\/p>\n<p>Degli intellettuali \u00e8 meglio non parlare: una mala razza di parassiti e di servi senza alcuna dignit\u00e0, sempre pronti a farsi mettere sul libro paga del potere di turno: non che vigilare sulle scelte urbanistiche e culturali del secondo dopoguerra, si sono messi in coro a suonare il piffero per la modernizzazione e l&#8217;americanizzazione, cos\u00ec come prima avevano suonato il piffero per l&#8217;autarchia fascista e, prima ancora, per il modello liberaldemocratico. Nessuna differenza fra intellettuali di sinistra e di destra: tutti quanti a cantare le meravigli del progresso; nessuno, o quasi nessuno, che abbia avuto un dubbio, una perplessit\u00e0, un ripensamento circa le drastiche scelte che allora si venivano facendo, da parte di politici, amministratori, urbanisti.<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 mancato, in definitiva, nel disordine intellettuale e materiale degli anni Cinquanta, quando si \u00e8 consumato l&#8217;assassinio contestuale della civilt\u00e0 contadina e dell&#8217;anima dei vecchi centri urbani, senza neppure un&#8217;ombra di rammarico e, tanto meno, di rimorso? Noi crediamo che non siano mancate soltanto l&#8217;intelligenza, il buon gusto e l&#8217;autentica capacit\u00e0 progettuale, ma anche e sopratutto la sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Per capire che non tutto quel che si pu\u00f2 fare va fatto, che non tutto quel che luccica \u00e8 oro e che le scelte degli uomini non devono essere guidate solo dal criterio dell&#8217;utile, ma anche da quello del bello (e, naturalmente, del giusto e dell&#8217;onesto), \u00e8 necessario possedere un certo grado di sensibilit\u00e0. Non \u00e8 detto che un sindaco o un assessore comunale ce l&#8217;abbiano; ma ecco, allora, che diventa importante che ce l&#8217;abbiano &#8211; e che il loro parere sia tenuto nel debito conto &#8211; gli intellettuali; e, prima ancora, che un certo grado di sensibilit\u00e0 sia diffuso fra la popolazione.<\/p>\n<p>Se gli intellettuali tacciono, se la popolazione sa solo rallegrarsi per l&#8217;apertura domenicale dei centri commerciali, mentre si disinteressa del fatto che migliaia di nobili edifici storici vadano in rovina e vengano demoliti, allora non deve fare meraviglia che politici, amministratori e urbanisti vadano dritti per la loro strada, senza tenere in alcun conto i fattori estetici, affettivi e tutto ci\u00f2 che riguarda gli aspetti qualitativi dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Abbiamo coltivato l&#8217;insensibilit\u00e0 e ne stiamo raccogliendo i frutti amari; n\u00e9 bisogna aspettarsi un cambiamento, fino a quando non torneremo a riscoprire il nostro cuore di carne, dimenticato chiss\u00e0 dove, come dice il profeta Ezechiele, dacch\u00e9 lo abbiamo sostituito con un cuore di pietra.<\/p>\n<p>La sensibilit\u00e0 \u00e8 fatta anche di cultura (e nel secondo dopoguerra le conferenze delle Universit\u00e0 popolari erano affollatissime, mentre oggi sono quasi deserte, a meno che ci sia il personaggio televisivo di grande richiamo), ma non solo: \u00e8 una dote dell&#8217;anima che nasce spontaneamente, ma che va anche coltivata, a cominciare dalla famiglia e della scuola. Dobbiamo tornare a coltivare la sensibilit\u00e0: in noi stessi, nei nostri figli, nei nostri studenti. Solo cos\u00ec possiamo sperare di veder tornare un po&#8217; di bellezza, o almeno diminuire la bruttezza, nelle nostre citt\u00e0 e nei nostri paesaggi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi in molte parti d&#8217;Europa, e anche nella stessa Italia, si stanno ripensando le discutibili scelte che indussero le amministrazioni comunali, negli anni successivi alla seconda<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[92],"class_list":["post-28962","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28962","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28962"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28962\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28962"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28962"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28962"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}