{"id":28950,"date":"2018-12-24T12:16:00","date_gmt":"2018-12-24T12:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/12\/24\/solo-uno-sguardo-trasparente-puo-contemplare-il-vero\/"},"modified":"2018-12-24T12:16:00","modified_gmt":"2018-12-24T12:16:00","slug":"solo-uno-sguardo-trasparente-puo-contemplare-il-vero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/12\/24\/solo-uno-sguardo-trasparente-puo-contemplare-il-vero\/","title":{"rendered":"Solo uno sguardo trasparente pu\u00f2 contemplare il vero"},"content":{"rendered":"<p>La cosa essenziale \u00e8 la verit\u00e0; di tutto il resto si potrebbe anche fare a meno, ma non della verit\u00e0. Nessuno, neanche il cinico pi\u00f9 incallito, neanche il nichilista pi\u00f9 convinto, pu\u00f2 fare a meno della verit\u00e0: nelle grandi o nelle piccole cose, essa \u00e8 la garanzia del fatto che ci stiamo muovendo in un mondo reale, e non nel labirinto della pazzia.<\/p>\n<p>Una domanda affascinante \u00e8 se la verit\u00e0 sia accessibile a tutti, beninteso a determinate condizioni, ma pur sempre restando in un ambito strettamente intellettuale, oppure no; in altre parole, se la sua ricerca consista in una tecnica, o in un insieme di tecniche, applicando le quali, e rispettando le quali, la mente non possa che giungere a destinazione, purch\u00e9 sappia cosa sta cerando e possieda non solo la mappa concettuale, ma anche le strutture logico-linguistiche atte ad afferrarla e, poi, ad esprimerla. Partendo da quest&#8217;ultimo punto, dobbiamo innanzitutto riconoscere che una cosa \u00e8 giungere in un luogo, un&#8217;altra cosa \u00e8 vedere quel che in esso si trova, un&#8217;altra ancora comprenderlo, e una ulteriore operazione \u00e8 quella di saperlo descrivere ad altri. Per rispondere alla nostra domanda, dobbiamo quindi considerare questo quattro punti, uno per uno.<\/p>\n<p>A) GIUNGERE ALLA VERIT\u00c0.<\/p>\n<p>Tutti possono giungere alla verit\u00e0? Teoricamente, s\u00ec. Non vi sono ostacoli insuperabili di tipo gnoseologico. In pratica, no, assolutamente no: solo pochissimi possono sperare di riuscirvi. E non perch\u00e9 l&#8217;impresa sia, in se stessa, impossibile, ma perch\u00e9 richiede una disposizione d&#8217;animo che solo pochissimi possiedono, o hanno saputo sviluppare. Bisogna infatti svuotarsi del proprio io, abbandonare le sue pretese, liberarsi dalla presunzione di sapere gi\u00e0, o anche quella, non meno erronea, di essere degni di sapere. Ci vuole, in altre parole, un profondo e rigenerante bagno di umilt\u00e0. Ricordiamo il doppio rito cui si sottopone Dante &#8211; per mezzo di Virgilio e su indicazione di Catone Uticense, sulla spiaggia del Purgatorio &#8211; di purificazione e di umilt\u00e0: il primo consiste nel lavacro del viso, il secondo nel cingersi con la vita con un giunco schietto, simbolo di umilt\u00e0 e flessibilit\u00e0. Nessuno giunge alla verit\u00e0 mediante un atto di forza; nessuno vi giunge semplicemente perch\u00e9 ha deciso che deve giungervi; nessuno vi giunge grazie alla sua volont\u00e0 e ai suoi mezzi personali. La verit\u00e0 \u00e8 un dono, una grazia che scende dall&#8217;alto e che si nega e non si fa trovare, n\u00e9 si fa riconoscere, da chi pretende di averla ad ogni costo. E non basta l&#8217;umilt\u00e0: \u00e8 necessario tutto un certo percorso di vita, fatto, appunto, di umilt\u00e0 e di purificazione. Solo chi si sottopone a tale percorso, liberandosi mano a mano da ci\u00f2 che \u00e8 sciocco, superfluo, volgare, egoistico, e si abitua a nutrirsi solo di ci\u00f2 che \u00e8 bello, buono, giusto ed essenziale, solo costui si trova nelle condizioni adatte per poter accedere alla rivelazione finale del vero C&#8217;\u00e8 uno stile di vita che predispone alla verit\u00e0; cos\u00ec come, al contrario, c&#8217;\u00e8 uno stile di vita che rende pressoch\u00e9 impossibile il suo raggiungimento. Ora, specie nelle condizioni di vita che sono proprie della cosiddetta civilt\u00e0 moderna, la stragrande maggioranza delle persone vive sprofondata in stili di vita che sono quanto di pi\u00f9 egoico, grossolano, superficiale e impuro si possa immaginare. \u00c8 paradossale che certe correnti artistiche e certi movimenti poetici &#8212; come il decadentismo, o, pi\u00f9 recentemente, il movimento <em>beat<\/em> con tutte le sue varianti pi\u00f9 o meno fantasiose, come il Beat-Zen- abbiano teorizzato la sregolatezza dei sensi per agevolare la rivelazione del mistero che si trova al di l\u00e0 delle cose: al contrario, questa \u00e8 la via diametralmente opposta, una via che porta lontanissimo da quella rivelazione. N\u00e9 la droga, n\u00e9 l&#8217;alcol, n\u00e9 la lussuria, permetteranno di avvicinarsi d&#8217;un millimetro alla sospirata verit\u00e0; bens\u00ec la purezza di vita, lo sbarazzarsi del superfluo, il purificare i pensieri, le parole e le azioni, il rendersi trasparenti allo sguardo di Dio.<\/p>\n<p>B) SAPERLA VEDERE.<\/p>\n<p>Non basta giungere alla verit\u00e0, ammesso che si tratti di giungervi e non piuttosto di permetterle di giungere a noi, di svelarsi (anche le metafore hanno la loro importanza): bisogna anche, e soprattutto, saperla vedere. Parrebbe una precisazione superflua, quasi una tautologia, e invece non lo \u00e8. La verit\u00e0 appare evidente solo a colui che \u00e8 pronto per recepirla. A chi non \u00e8 pronto per essa, il fatto di averla davanti sar\u00e0, per lui, come se non ci fosse per niente: sar\u00e0 come un discorso che viene fatto in una lingua del tutto straniera e quindi incomprensibile: quel discorso potr\u00e0 anche essere veritiero e sommamente interessante, ma \u00e8 come se nessuno lo pronunciasse, qualora manchi l&#8217;orecchio capace d&#8217;intenderne il significato. Cos\u00ec \u00e8 anche per la verit\u00e0. Se l&#8217;occhio non \u00e8 pronto e disposto a vederla, non la vedr\u00e0; e non la udr\u00e0 neppure se qualcuno la gridasse dai tetti. Infatti, \u00e8 impossibile mostrare qualcosa a qualcuno, se costui \u00e8 fermamente deciso a non vedere e a non capire, o se \u00e8 sprovvisto degli strumenti a ci\u00f2 necessari. Non tutti quelli che dicono di cercare la verit\u00e0, la cercano realmente; e solo pochi di quelli che la cercano, la cercano nel modo giusto. \u00c8 noto l&#8217;aneddoto del Buddha che, a due visitatori venuti per interrogarlo circa il problema di Dio, aveva dato due risposte diametralmente opposte: all&#8217;uno aveva detto che Dio esiste, all&#8217;altro che non esiste; ma poi aveva chiarito al meravigliato discepolo Ananda che nessuno dei due era un vero ricercatore, poich\u00e9 entrambi avevano gi\u00e0 la loro idea bell&#8217;e fatta e avevano percorso tanta strada solo per averne la conferma. Come dire che cercare davvero la verit\u00e0, significa evitare di porre innanzi a s\u00e9 la risposta. E quanto al cercare nel modo sbagliato, ricordiamo le parole dell&#8217;apostolo Giacomo, nella sua lettera (4, 2-3): <em>Non avete perch\u00e9 non chiedete; chiedete e non ottenete, perch\u00e9 chiedete male<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>C) COMPRENDERLA.<\/p>\n<p>Non basta vedere: bisogna anche comprendere. Si pu\u00f2 vedere un manoscritto, ma non saperlo decifrare; si pu\u00f2 vedere un paesaggio, ma lasciandosi distrarre da ci\u00f2 che \u00e8 del tutto secondario e ignorando ci\u00f2 che in esso vi \u00e8 di essenziale; e lo stesso pu\u00f2 accadere nei confronti delle persone con le quali entriamo in relazione. Quante volte ci lasciamo incantare dalle cose pi\u00f9 superficiali, ad esempio l&#8217;abbigliamento, o l&#8217;acconciatura; o da ci\u00f2 che ha la sua importanza, e tuttavia non \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante, come l&#8217;aspetto fisico, la giovinezza, e simili. C&#8217;\u00e8 gente che si rifiuta di prendere in considerazione quel che dir\u00e0 una persona solo perch\u00e9 porta l&#8217;abito religioso, oppure per il fatto che \u00e8 in et\u00e0 avanzata: d\u00e0 per scontato che dalla sua bocca non uscir\u00e0 nulla che valga la pena di essere ascoltato. Molte persone erudite ritengono di non aver nulla da imparare da un operaio o da una vecchietta; e molti giovani disprezzano in anticipo quel che diranno i loro genitori. Il comunista rifiuta di ascoltare il fascista, e viceversa; e non parliamo delle fedi religiose. Si pu\u00f2 anche ascoltare una musica senza comprenderla affatto; guardare un quadro, e non capirlo; proprio come si pu\u00f2 assistere a una dimostrazione matematica, ma, essendo sprovvisti delle conoscenze di base, non capirci nulla. Comprendere una cosa non \u00e8 la stesso che vederla o udirla. Quando si comprende veramente, \u00e8 come se si spalancasse un terzo occhio, o come se si aprisse il muro della stanza e si spalancasse innanzi l&#8217;infinito. Se, poi, parliamo della verit\u00e0, allora si tratter\u00e0 di una esperienza sublime, di una vera e propria illuminazione. A colui che fa questa esperienza, pare che ogni cosa si accenda all&#8217;improvviso di uno splendore interno, e come se tutte le cose rivelassero il loro intimo, essenziale legame reciproco; mentre a ci\u00f2 si accompagna una sensazione di profonda pace, gioia e appagamento. \u00c8 come quel che si rivela a Dante nel XXXIII canto del <em>Paradiso<\/em>, l\u00e0 dove scrive (85-93): <em>Nel suo profondo vidi che s&#8217;interna, \/ legato con amore in un volume, \/ci\u00f2 che per l&#8217;universo si squaderna:\/ sustanze e accidenti e lor costume \/ quasi conflati insieme, per tal modo \/ che ci\u00f2 ch&#8217;i&#8217; dico \u00e8 un semplice lume.\u00a0\/ La forma universal di questo nodo \/ credo ch&#8217;i&#8217; vidi, perch\u00e9 pi\u00f9 di largo, \/ dicendo questo, mi sento ch&#8217;i&#8217; godo.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>D) SAPERLA DESCRIVERE.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima difficolt\u00e0 \u00e8 anche la pi\u00f9 ardua. Contrariamente a quel che si crede, \u00e8 pi\u00f9 difficile condividere con gli altri la rivelazione del vero, che non farne la personale esperienza. Anche Dante dedica ampio spazio a questa difficolt\u00e0: dice che alla difficolt\u00e0 di ricordare la meravigliosa visione di Dio, che \u00e8 la verit\u00e0 suprema, si accompagna la difficolt\u00e0 di riuscire a darne un&#8217;idea, per quanto imprecisa e approssimativa; una difficolt\u00e0 quasi insuperabile. Non esiste un linguaggio che sia adeguato a dire ci\u00f2 che \u00e8 quasi indicibile, perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 sublime e abbagliante; e non \u00e8 probabile che chi ascolta riesca a comprendere: come potrebbe capire la descrizione dei colori, colui che \u00e8 cieco fin dalla nascita? E come rendere la sublime armonia di un concerto musicale, a beneficio di colui che \u00e8 sordo da sempre? In genere, riesce a comprendere qualcosa di una tale comunicazione colui che gi\u00e0, per conto proprio, si era avvicinato alla medesima meta, cio\u00e8 alla verit\u00e0; ma colui che non ha mai intrapreso seriamente la ricerca e che, per giunta, non si \u00e8 mai posto nel giusto atteggiamento mentale e spirituale, non ha mai invocato il soccorso della grazia, non ha mai cercato di purificare i propri pensieri e la propria vita, come potrebbe capire? Anche se la verit\u00e0 gli venisse descritta perfettamente da chi ne ha fatto l&#8217;esperienza, lui non capirebbe nulla; anzi \u00e8 probabile che si limiterebbe ad alzare le spalle, annoiato se non infastidito, con un sorriso di compatimento sulle labbra. Penserebbe che l&#8217;altro si \u00e8 lasciato suggestionare, che si tratta di &quot;misticismo&quot;, il che per il ricercatore volgare \u00e8 una caratteristica fortemente negativa. Di solito, chi non \u00e8 pronto per la verit\u00e0 non \u00e8 in grado neppure di sentirla dalla bocca di un altro. Quanto a colui che l&#8217;ha vista e l&#8217;ha compresa, sa anche quanto sia difficile comunicarla: sa che i porci vogliono le ghiande, non le perle; e sa che i porci, a chi vuol dare loro le perle, si rivoltano contro, e cercano di calpestarlo, infuriati, perch\u00e9 non hanno avuto quel che volevano, ma qualcosa di cui non sanno che farsene e che per essi non ha alcun valore.<\/p>\n<p>Ora che abbiamo fatto questa premessa, possiamo riprendere la domanda che ci eravamo posti: se la verit\u00e0 sia alla portata di tutti e se essa dipenda da una tecnica. S\u00ec, \u00e8 accessibile a tutti, ma solo alle condizioni che abbiamo detto; e no, non \u00e8 una tecnica, n\u00e9 un insieme di tecniche. Di conseguenza, non esiste una via scientifica alla verit\u00e0: non si tratta di formulare ipotesi, fare osservazioni o esperimenti, indi tirare le conclusioni in termini di leggi. Non esistono leggi e non c&#8217;\u00e8 osservazione che valga: queste cose non servono a nulla. Ma la cosa pi\u00f9 importante che crediamo di poter dire, e che ha sorpreso non poco anche noi stessi, \u00e8 che la verit\u00e0 \u00e8 del tutto indipendente dal soggetto che la cerca ma non dal modo in cui essa viene cercata; pertanto, anche se essa ha un carattere oggettivo e universale, non \u00e8 tuttavia oggettivo, n\u00e9 universale, il modo in cui gli esseri umani la recepiscono. Desideriamo ribadire il concetto: a colui che \u00e8 sprofondato nel fango, la verit\u00e0 non si rivela, perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 luce, e il fango non lascia trasparire la luce. A colui che \u00e8 immerso nella menzogna, nell&#8217;ipocrisia, nella malvagit\u00e0, la verit\u00e0 si nega, perch\u00e9 tali cose sono nemiche della verit\u00e0. A colui che cerca la verit\u00e0 per farne un cattivo uso, la verit\u00e0 si sottrae, perch\u00e9 essa non si lascia strumentalizzare da alcuno. E davanti a chi non cerca sinceramente e disinteressatamente la verit\u00e0, ma vuole solo trastullarsi con essa, la verit\u00e0 rimarr\u00e0 muta: come Ges\u00f9 non disse neanche una parola a Erode Antipa, l&#8217;assassino del Battista, che lo interrogava; ed \u00e8 l&#8217;unico caso, di cui ci riferiscano i quattro <em>Vangeli<\/em>, in cui Egli si regol\u00f2 in tal modo. <em>Bisogna essere degni della verit\u00e0<\/em>: ecco perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 aperta a ciascuno, ma, di fatto, rimane preclusa ai pi\u00f9. Chi non la merita, non la trover\u00e0; e non la trover\u00e0 perch\u00e9 non la vedr\u00e0; e se anche la vedesse, non la capirebbe. Tale \u00e8 la condanna dei superbi, degli impuri, dei viziosi: quella di andare vagando a tentoni, per tutta la vita, senza mai riuscire a vedere nemmeno un raggio di verit\u00e0. Come dice il padre Dante, per bocca di Virgilio (<em>Purgatorio<\/em>, III, 40-42): <em>e dis\u00efar vedeste sanza frutto \/ tai che sarebbe lor disio quetato, \/ ch&#8217;etternalmente \u00e8 dato lor per lutto<\/em>.<\/p>\n<p>In conclusione, noi abbiamo bisogno della verit\u00e0: ne abbiamo bisogno come dell&#8217;aria da respirare. Tuttavia, se non ci abituiamo a desiderarla, a cercarla, a supplicarla (non gi\u00e0 a volerla; meno ancora a pretenderla), se non ci alleniamo a camminare verso di essa, se non impariamo a fare tutto quanto ce la pu\u00f2 rendere amica, esercitando un dominio su noi stessi, sulle nostre passioni, sul tumulto dei nostri appetiti animaleschi, ma anche sulla nostra superbia intellettuale, non saremo mai pronti n\u00e9 per raggiungerla, n\u00e9 per vederla, n\u00e9 per capirla, n\u00e9 per trasmetterla. Eppure, la verit\u00e0 non si cerca solamente per se stessi: la si cerca per il bene, disinteressatamente, in quanto \u00e8 una buona cosa in s\u00e9, e dunque la si cerca anche per gli altri. A tutti la si vorrebbe comunicare, quando si \u00e8 ricevuta la grazia di vederla e di capirla. Ma, per trovare qualcuno che l&#8217;accolga, bisogna divenire trasparenti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cosa essenziale \u00e8 la verit\u00e0; di tutto il resto si potrebbe anche fare a meno, ma non della verit\u00e0. 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