{"id":28947,"date":"2017-12-21T01:32:00","date_gmt":"2017-12-21T01:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/12\/21\/solo-la-santita-rende-possibile-la-vita-d-barsotti\/"},"modified":"2017-12-21T01:32:00","modified_gmt":"2017-12-21T01:32:00","slug":"solo-la-santita-rende-possibile-la-vita-d-barsotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/12\/21\/solo-la-santita-rende-possibile-la-vita-d-barsotti\/","title":{"rendered":"\u00abSolo la santit\u00e0 rende possibile la vita\u00bb (D. Barsotti)"},"content":{"rendered":"<p>Don divo Barsotti! Ne avessimo ancora di sacerdoti e di teologi come lui; ne avessimo qualcuno del suo stampo, e avessimo meno Vito Mancuso ed Enzo Bianchi, quanto giovamento ne trarrebbero le anime. Perch\u00e9 quando si leggono o si ascoltano gli ultimi che abbiamo nominato, l&#8217;anima vola bassa, tocca terra, sfiora il fango, s&#8217;imbratta e non si rialza pi\u00f9; ma quando si ascoltano le parole di un Divo Barsotti, quando si apre a caso un suo libro e si butto l&#8217;occhio sulla prima pagina che capita, ecco che la realt\u00e0 si trasfigura, lo spirito respira e l&#8217;anima vola in alto, o, quanto meno, si sente spronata a volare in alto, si sente presa e afferrata da una forza immensa, una forza che non \u00e8 di origine umana, perch\u00e9 Barsotti lo diceva sempre: se l&#8217;anima cerca Dio, \u00e8 perch\u00e9 Dio la sta chiamando; se aspira alla santit\u00e0, solo con l&#8217;aiuto di Dio pu\u00f2 trovarla. Cos\u00ec parla un vero sacerdote, cos\u00ec parla un vero teologo: ci apre uno squarcio d&#8217;infinito davanti agli occhi della mente, ci fa respirare a fondo il profumo del divino, c&#8217;innalza da questo basso mondo materiale, senza perci\u00f2 disprezzarlo, ma anzi, cogliendone la bellezza, e tuttavia usando proprio essa per farci desiderare una bellezza ancor pi\u00f9 grande, pi\u00f9 pura, pi\u00f9 assoluta&#8230; che l&#8217;anima pu\u00f2 trovare solamente in Dio. Questa \u00e8 stata la sua lezione. In fondo, la stessa che generazioni di sacerdoti hanno predicato dai loro pulpiti ai fedeli, e generazioni di teologi hanno rivolto, attraverso i loro libri, alle persone colte, ma anch&#8217;esse animate dalla stessa fede, nello stesso Dio, delle persone semplici. Perch\u00e9 il cattolicesimo non \u00e8 una gnosi, e la fede \u00e8 la stessa per tutti, colti e incolti.<\/p>\n<p>Oggi i neopreti e i neoteologi, credendo di aver scoperto l&#8217;acqua calda, ci parlano sempre e solo del mondo di quaggi\u00f9; ci parlano dell&#8217;amore al prossimo, e questo va bene: ma dimenticano che non si pu\u00f2 amare il prossimo se non si ama Dio, che non lo si pu\u00f2 amare nella maniera giusta, nella maniera veramente umana, quella che fa bene sia a lui che a noi stessi&#8230; Amare, amare, che parola abusata! L&#8217;adoperano tutti, i cantanti di musica rap, i bigliettini dei Baci Perugina; ora l&#8217;adoperano anche i seguaci della neochiesa, gonfi di falsa umilt\u00e0 e di reale superbia. Guardateli bene, quando parlano in televisione, quando si pavoneggiano davanti alle telecamere: come posano a uomini ispirati, a uomini superiori: parlano di Dio, ma \u00e8 del loro io che sono gonfi; si sbrodolano a ripetere, come un <em>mantra<\/em>, la parola &quot;prossimo&quot;, ma la realt\u00e0 \u00e8 che non sanno uscire da se stessi, la loro vera religione \u00e8 il proprio io, non desiderano altro che di essere lodati, di piacere, di occupare uno spazio &#8212; pubblico, s&#8217;intende -, di sentirsi importanti agli occhi del mondo&#8230;. Leggendo una pagina qualsiasi di don Divo Barsotti, invece, ci si sente trasportati in un mondo in penombra, schivo, silenzioso, bruciante solo del desiderio d&#8217;incontrare Dio; una dimensione dove gli onori del mondo contano meno di nulla, dove la celebrit\u00e0 \u00e8 roba da cestino dei rifiuti, e dove l&#8217;anima vibra all&#8217;unisono con la creazione che, come dice san Paolo, <em>soffre e geme nelle doglie del parto<\/em>, in attesa del suo Redentore, del ritorno del suo Signore, come la sposa in attesa dello sposo, come il padre in attesa del ritorno di suo figlio, come la madre che va in cerca del suo bambino, e tende le braccia verso di lui, con un sorriso d&#8217;ineffabile felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Uno dei concetti-chiave della spiritualit\u00e0 di Divo Barsotti &#8212; spiritualit\u00e0: ecco una parola che sembra improvvisamente passata di moda nella neochiesa, tutta presa soltanto da questioni materiali e da rivendicazioni di giustizia sociale &#8212; \u00e8 che la santit\u00e0, per l&#8217;uomo, non \u00e8 un lusso, una cosa riservata a poche anime elette, ma una necessit\u00e0, un autentico bisogno dell&#8217;anima, di tutte le anime, affinch\u00e9 la vita diventi sopportabile, affinch\u00e9 sia possibile viverla. Senza la santit\u00e0, vivere diventa impossibile. E la santit\u00e0, l&#8217;uomo non pu\u00f2 raggiungerla da solo, non pu\u00f2 darsela da se stesso: la deve chiedere a Dio. La relazione dell&#8217;uomo con Dio \u00e8 questa: l&#8217;uomo ha bisogno di Dio, per essere santo; e ha bisogno di essere santo, per poter vivere da uomo e non da bestia, o da disperato. Ci piace riportare questo pensiero nel testo originale (da: D. Barsotti, <em>La fuga immobile. Diario spirituale<\/em>, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2004, p. 117):<\/p>\n<p><em>13 luglio 1945.<\/em><\/p>\n<p><em>Soltanto la santit\u00e0 rende possibile la vita &#8212; ma la santit\u00e0 \u00e8 un miracolo che pu\u00f2 compiere Dio solo.<\/em><\/p>\n<p><em>La vita umana spiega la ribellione dell&#8217;uomo; le rivoluzioni paurose, nelle quali la societ\u00e0 \u00e8 sempre in procinto di cadere, sono giustificate dalla pena insopportabile e dal peso del nostro destino: SOLTANTO UNA FEDE EROICA PU\u00d2 SUPERARE, NEL SUO VOLO, L&#8217;ABISSO DELLA DISPERAZIONE UMANA. La ribellione \u00e8 impotente, ma \u00e8 pur sempre un segno di vita &#8212; l&#8217;uomo non pu\u00f2 accettare la morte.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella ribellione l&#8217;uomo afferma la sua vita dandosi da se stesso la morte &#8212; e nella rivoluzione tutta l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 presa dalla follia di un&#8217;autodistruzione. Nei movimenti politici di oggi \u00e8 pi\u00f9 forte forse questa volont\u00e0 di autodistruzione che qualunque desiderio di vita: il comunismo \u00e8 per questo assai pi\u00f9 fedele a se stesso e logico del socialismo e per questo il socialismo tende necessariamente al comunismo. &#8212; Il comunismo \u00e8 essenzialmente prima di tutto volont\u00e0 di rivolta, di violento e generale sconquasso. E non illudiamoci che il comunismo debba passar domani dalla rivoluzione mondiale all&#8217;ordine nuovo &#8212; non c&#8217;\u00e8 un ordine nuovo se non per opera di altri principi, per il comunismo il nuovo ordine non potrebbe essere che la morte. Ma il comunismo non potr\u00e0 mai annientare del tutto la vita personale dell&#8217;uomo, perch\u00e9 l&#8217;uomo, nonostante tutto, rimane immortale. Cos\u00ec il comunismo non potr\u00e0 mai passare dallo stato di rivoluzione allo stato di pace, non potr\u00e0 mai dire di aver vinto, ma rimarr\u00e0 necessariamente sul piede di guerra, di lotta: rivoluzione continua per la morte, come il cristianesimo \u00e8 rivoluzione permanente per la vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Intanto questa rimane la verit\u00e0: non \u00e8 possibile vivere se non \u00e8 possibile la santit\u00e0: l&#8217;unica vita che sia possibile all&#8217;uomo \u00e8 la santit\u00e0, e la santit\u00e0 non \u00e8 possibile senza un dono di Dio.<\/em><\/p>\n<p>Quale intensit\u00e0 e quale profondit\u00e0 in queste scarne, lucide, spietatamente sincere riflessioni, dove l&#8217;uomo si guarda senza veli, dove giudica la propria vita senza finizioni e senza orpelli, spogliata dalle mascherate ideologiche. Il comunismo? Una rivoluzione permanente per la morte, una ricerca continua di auto-annientamento. Come si vede, su Barsotti il <em>vento del Nord<\/em> del &#8217;45 e il cosiddetto fascino dell&#8217;ideale comunista non esercitano la minima presa o seduzione; ben diversamente da tutti i preti, i pretini, i vescovi e i cardinali che da allora, e per quasi mezzo secolo, finch\u00e9 il comunismo stesso \u00e8 caduto, hanno continuato a civettare con esso, fino al punto di svendere la propria identit\u00e0 e di corteggiare i nemici dichiarati della Chiesa; fino al punto di chiudersi gli orecchi se qualcuno faceva il nome di monsignor Stepinac o di monsignor Mindszenty, perch\u00e9 non bisognava ostacolare il &quot;dialogo&quot; della Santa Sede con il comunismo. Il quale, in fondo, delle bune ragioni le aveva: era l&#8217;espressione di una nobile aspirazione verso la giustizia sociale; e, in questo senso, i cattolici potevano prendere i comunisti quali rispettabili compagni di strada, almeno per un certo tratto. I Illusione che non \u00e8 tramontata neppure adesso che il comunismo \u00e8 finito, anzi, si \u00e8 ancor pi\u00f9 rafforzata nella neochiesa: fino al punto che il papa Francesco non \u00e8 arrossito e non ha rifiutato con sdegno, come avrebbe dovuto, quando il presidente boliviano Morales gli ha fatto dono, per la gioia dei fotografi e dei giornalisti, di un &quot;crocifisso&quot; confezionato con la falce e il martello, come a dichiarare che non v&#8217;\u00e8 differenza fra comunismo e cristianesimo; anzi lo ha accettato con un bellissimo sorriso, lo ha preso e se lo \u00e8 tenuto, come avesse ricevuto un dono prezioso e degno della massima cura. Mentre don Barsotti annota lucidamente: se il cristianesimo \u00e8 una rivoluzione permanente per la vita, il comunismo \u00e8 una rivoluzione per la morte; come possono esser apparentati, o anche solo come possono essere compagni di viaggio, il comunismo e il cristianesimo? Non \u00e8 affatto vero che essi vogliono, almeno fino a un certo punto, le stesse cose: perch\u00e9 la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo e la libert\u00e0 di cui parlavano i comunisti, e la giustizia sociale, che era il loro cavallo di battaglia, non avevano e non hanno nulla a che vedere con la dignit\u00e0, con la libert\u00e0 e con la giustizia, cos\u00ec come le intende il cristianesimo. E se don Barsotti aveva perfettamente capito queste cose nel 1945, con l&#8217;Europa ancora cosparsa di macerie fumanti e con Stalin al culmine della sua gloria, come va che il papa Francesco e tutti i preti e vescovi di sinistra non l&#8217;hanno compreso nemmeno oggi, a pi\u00f9 di settant&#8217;anni di distanza?<\/p>\n<p>Ma non c&#8217;\u00e8 solo questo, nella pagina di Barsotti; c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9, molto di pi\u00f9. C&#8217;\u00e8 il soffio della vera spiritualit\u00e0, uno scorcio sulle profondit\u00e0 infinite del soprannaturale. L&#8217;uomo, per poter vivere, ha bisogno di Dio, del suo aiuto, della sua santit\u00e0: perch\u00e9? Perch\u00e9 la vita, senza Dio, diventa insopportabile. L&#8217;uomo, infatti, \u00e8 fatto per la vita; nondimeno, deve morire. E questo pensiero lo angustia, lo angoscia, lo fa impazzire. Le rivoluzioni, sempre accompagnate dal mito della giovinezza, sono un inconscio tentativo di esorcizzare la paura della morte e, nello stesso tempo, un modo per rompere le sbarre della solitudine, per gettare un ponte ideale fra gli uomini. Ma un ponte per fare che cosa, se non per alimentare funeste illusioni e per inseguire ingannevoli ideali di giustizia, dietro il cui paravento ci celano la rabbia e il desiderio di sfogare la voglia di distruzione e di autodistruzione? La rivoluzione comunista \u00e8 un sogno di morte; e se mai la pace, ipoteticamente, arrivasse, sarebbe la pace della morte, cio\u00e8 un incubo. No: per sentirsi vivi, i comunisti hanno bisogno di fare le rivoluzioni. Una societ\u00e0 pacifica e armoniosa li getterebbe in un&#8217;ansia ancor maggiore, perch\u00e9 li metterebbe di fronte all&#8217;inevitabilit\u00e0 della morte. E tuttavia, il destino dell&#8217;uomo non \u00e8 la morte, ma la vita. E dove trovare la vita, dove trovare l&#8217;amore per la vita e la fora di viverla, nonostante tutto, nonostante le delusioni, le amarezze, le sconfitte, e la stessa prospettiva della morte fisica, la propria e quella delle persone care? Dove, se non al di fuori e al di sopra dell&#8217;uomo, cio\u00e8 in Dio? Solo da Dio pu\u00f2 venire all&#8217;uomo il senso profondo della sua vita e della sua morte; e solo da Dio egli pu\u00f2 ricevere l&#8217;aiuto necessario a viverla santamente. Qualunque altra maniera di vivere la vita, infatti, risulta, alla fine dei conti, impossibile.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 la santit\u00e0 \u00e8 necessaria? Se la vita fosse bella in se stessa, cos\u00ec com&#8217;\u00e8, chiusa nei propri confini; se potesse realmente appagare l&#8217;uomo sino in fondo, non vi sarebbe bisogno della santit\u00e0, perch\u00e9 non vi sarebbe bisogno di qualcosa che aiuti a viverla e a sopportarla. Ma la vita, in se stessa, non \u00e8 bella. Bisogna essere onesti su questo punto; e, anche se si appartiene alla esigua schiera dei fortunati e dei privilegiati, bisogna riconoscere che, per la maggioranza degli esseri umani, la vita non \u00e8 bella. Poco importa che non lo sia per cause esterne o per una incapacit\u00e0 interna: se non sono le malattie, le guerre, le ingiustizie, lo sfruttamento, le violenze indiscriminate, sono le gelosie individuali e familiari, l&#8217;invidia, l&#8217;amaro rancore e la depressione, lo scoraggiamento e l&#8217;infelicit\u00e0, la solitudine e il terrore di ci\u00f2 che non possiamo controllare, che \u00e8 pi\u00f9 forte di noi: la morte, appunto. Bisogna essere ben induriti nel proprio egoismo per non vedere che non solo gli umani, ma tutte le creature esistenti soffrono: soffre l&#8217;usignolo cui hanno rubato i pulcini (ricordate Virgilio?) e soffrono i piccoli della rondine che \u00e8 stata uccisa da una mano crudele (Pascoli); soffre il fiore prostrato dalla siccit\u00e0, soffre la foresta bruciata dal fuoco, e soffrono tutti gli abitanti dell&#8217;isola, grandi e piccoli, squassata dal terremoto, o dall&#8217;eruzione vulcanica. L&#8217;animale pi\u00f9 grosso divora quello pi\u00f9 piccolo; l&#8217;animale ormai vecchio si arrende ai competitori pi\u00f9 giovani &#8212; e nessuno \u00e8 mai stabile nel proprio bisogno di pace, di sicurezza. Ma non \u00e8 questo il nostro destino. Noi sentiamo, in qualche parte di noi, che non per questo siamo stato creati; e che deve esserci stato un tempo remoto nel quale le miserie presenti non esistevano, e i nostri primi progenitori vivevano in pace, amici di Dio. Quando l&#8217;amicizia con Dio si \u00e8 infranta, il dolore e la morte sono entrati nel mondo; e gli uomini, da allora, non fanno altro che tormentarsi a vicenda, e tormentare se stessi, perch\u00e9 non riescono ad accettare l&#8217;idea della malattia, della vecchiaia, della povert\u00e0 e della morte. Soprattutto della morte. Sentono che la morte \u00e8, contro tutte le apparenze, una anomalia, il frutto di un evento scellerato, che ha turbato l&#8217;ordine cosmico; e anelano con tutta l&#8217;anima a ritrovare quella pace ancestrale, a rientrare nell&#8217;amicizia di Dio. Ma prima, per\u00f2, devono imparare a vivere; a vivere la vita cos\u00ec come essa \u00e8 attualmente, per essere degni vivere l&#8217;altra, dove le contraddizioni e le aporie che ci fanno soffrire non saranno pi\u00f9 nemmeno un ricordo. Ed \u00e8 per questo che essi hanno bisogno dell&#8217;aiuto di Dio; perch\u00e9, da soli, non vanno lontano.<\/p>\n<p>Noi vorremmo la pace, ma la vita \u00e8 lotta, perch\u00e9 la vita \u00e8 disordine. Dunque, per lottare abbiamo bisogno di essere santi; altrimenti, nella lotta soccomberemmo al male, diventeremmo peggiori, e gi\u00e0 adesso non possiamo andare fieri di noi stessi: scivoleremmo al rango delle bestie. Solo la santit\u00e0 ci pu\u00f2 salvare; e solo Dio ci pu\u00f2 aiutare a divenire santi. Dio \u00e8 la nostra sola salvezza, e la preghiera \u00e8 il solo modo che abbiamo di domandargli quel che ci serve per vivere. Ma Lui lo sa gi\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don divo Barsotti! 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