{"id":28944,"date":"2022-07-02T12:29:00","date_gmt":"2022-07-02T12:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/02\/solo-con-la-grazia-luomo-realizza-il-suo-fine-ultimo\/"},"modified":"2022-07-02T12:29:00","modified_gmt":"2022-07-02T12:29:00","slug":"solo-con-la-grazia-luomo-realizza-il-suo-fine-ultimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/02\/solo-con-la-grazia-luomo-realizza-il-suo-fine-ultimo\/","title":{"rendered":"Solo con la grazia l&#8217;uomo realizza il suo fine ultimo"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo visto e detto molte volte, sulla scia di Aristotele e di san Tommaso d&#8217;Aquino, che l&#8217;uomo tende alla felicit\u00e0, dunque \u00e8 fatto per la felicit\u00e0 o beatitudine (<em>eudaimonia<\/em> o <em>beatitudo<\/em>); che un essere \u00e8 felice quando raggiunge la perfezione della propria natura; che la natura propria dell&#8217;uomo \u00e8 quella razionale, e che pertanto l&#8217;uomo \u00e8 felice quando porta alla perfezione la ragione naturale della quale \u00e8 dotato.<\/p>\n<p>Ora, egli \u00e8 un grado di fare ci\u00f2 quando indirizza la ragione verso il suo fine pi\u00f9 perfetto: e va da s\u00e9 che tale fine non pu\u00f2 essere nelle cose sensibili, perch\u00e9 alle cose sensibili corrisponde l&#8217;anima sensitiva e non gi\u00e0 l&#8217;anima razionale. L&#8217;oggetto dell&#8217;anima razionale \u00e8 dunque qualcosa di superiore alla natura sensibile. Tuttavia nell&#8217;uomo vi \u00e8 anche la natura sensitiva, come del resto quella vegetativa, entrambe per\u00f2 nell&#8217;ordine inferiore della sua natura specifica, poich\u00e9 nell&#8217;ordine superiore di essa c&#8217;\u00e8 l&#8217;anima razionale. Pertanto se l&#8217;uomo tendesse, come fine ultimo della propria vita, a realizzare perfettamente la propria natura sensitiva, tenderebbe, s\u00ec, a qualcosa di conforme alla propria natura, e dunque a qualcosa di umano, per\u00f2 alla dimensione inferiore di essa: mentre la perfezione d&#8217;una cosa si realizza allorch\u00e9 questa porta al grado pi\u00f9 alto e pi\u00f9 nobile la propria natura superiore.<\/p>\n<p>Un cavallo, per esempio, essendo dotato di anima sensitiva, realizza la propria perfezione non quando conduce un&#8217;esistenza vegetativa, nutrendosi e bevendo e riposando, ma quando esplica nel modo migliore le qualit\u00e0 specifiche della sua natura: la velocit\u00e0, l&#8217;ardimento, la generosit\u00e0, per cui l&#8217;uomo dir\u00e0 di lui: \u00abEcco un <em>buon<\/em> cavallo!\u00bb. Allo stesso modo, un uomo sar\u00e0 perfetto in quanto uomo non quando si diletta delle cose sensibili, e sia pure nella sfera pi\u00f9 alta di esse, come quella della creazione artistica o della ricerca scientifica, ma quando si volge all&#8217;indagine e alla contemplazione delle cose razionali e spirituali, che eccedono la sfera sensibile e che sono fatte di realt\u00e0 invisibili, perch\u00e9 <em>soprannaturali<\/em>.<\/p>\n<p>Ecco dunque che emerge la condizione anfibia dell&#8217;uomo: unico, fra tutti gli esseri viventi, dotato di una natura sia materiale che spirituale, sia visibile che invisibile, sia terrena che soprannaturale. Ma ci\u00f2 lo pone in una posizione particolare riguardo al proprio fine ultimo e dunque anche alla felicit\u00e0 cui aspira, al pari di tutti gli altri esseri: perch\u00e9 mentre gli altri esseri sono stati dotati dalla natura dei mezzi per giungere al proprio fine e alla felicit\u00e0, nel caso dell&#8217;uomo sembrerebbe che la natura gli abbia assegnato un fine che \u00e8, almeno in parte, superiore alle forze di cui dispone, secondo la propria natura, per realizzarlo.<\/p>\n<p>Curiosa contraddizione. L&#8217;uomo, fatto per la felicit\u00e0 &#8212; e fatto per la felicit\u00e0 pi\u00f9 alta, essendo egli la creatura pi\u00f9 nobile e alta di tutte quelle della sfera terrena &#8212; si direbbe che poi sia destinato a fallire, essendo ordinato ad un fine soprannaturale, mentre egli, legato dal corpo alla condizione terrena, e dunque al declino del suo organismo e alle vicissitudini dello spazio e del tempo, possiede bens\u00ec la nostalgia dell&#8217;assoluto e dell&#8217;eterno, ma non possiede i mezzi per appagarla, perch\u00e9 essi eccedono comunque le forze delle quali si trova a disporre, che sono pur sempre &#8212; anche nell&#8217;individuo pi\u00f9 fortunato, o pi\u00f9 favorito dalla sorte &#8212; limitate e insufficienti, appunto perch\u00e9 condizionate dalla sfera del contingente e del transitorio, alla quale materialmente appartiene. Sarebbe dunque l&#8217;uomo, il pi\u00f9 nobile e perfetto degli esseri viventi dotati di un corpo, anche il pi\u00f9 infelice di tutti, perch\u00e9 il solo sprovvisto dei mezzi per giungere al proprio fine?<\/p>\n<p>Per rispondere a questa domanda, che ha turbato e gettato nello sconforto e nel pessimismo tanti spiriti nobilmente pensosi, ad esempio Leopardi, bisogna tener presente che Dio, infinita Bont\u00e0 e Sapienza ed inesausta Provvidenza, ha disposto ogni cosa, ogni ente, in modo che possano aspirare alla felicit\u00e0, ciascuno secondo la propria natura. Opinare diversamente equivale a pensare Dio come malvagio, ignorante e indifferente verso le creature, cio\u00e8 a negare la <em>sua<\/em> natura, il che \u00e8 impossibile, perch\u00e9 Dio, per definizione, \u00e8 Amore, Sapienza e Provvidenza. Se fosse il contrario, non sarebbe dio, ma il diavolo: il che sposterebbe semplicemente il problema, perch\u00e9 l&#8217;esistenza del diavolo presuppone, secondo logica, l&#8217;esistenza di Dio; senza contare che il diavolo non \u00e8 n\u00e9 creatore, n\u00e9 governatore del mondo, ma si aggira nel mondo come un ladro e un intruso, una scheggia impazzita della creazione.<\/p>\n<p>La questione \u00e8 stata ampiamente trattata da san Tommaso d&#8217;Aquino (cit. da: <em>La somma teologica, trad. e commento a cura dei Domenicani italiani, testo latino dell&#8217;ed. Leonina, Bologna, Edizioni Studio Domenicano, 1984, vol. 8, parte I-II, questione 3, artt. 6 e 8, vol. 1, parte I, questione 12, art. 5, pp. 104; 110; 262<\/em>):<\/p>\n<p><em>SE LA BEATITUDINE CONSISTA NELL&#8217;ESERCIZIO DELLE SCIENZE SPECULATIVE<\/em><\/p>\n<p><em>Rispondo: Abbiamo gi\u00e0 detto che la felicit\u00e0 dell&#8217;uomo \u00e8 di due specie: perfetta e imperfetta. Per beatitudine perfetta si deve intendere quella che esaurisce la vera nozione di felicit\u00e0; la beatitudine imperfetta quella che non la esaurisce, ma solo partecipa un aspetto particolare di essa [&#8230;].<\/em><\/p>\n<p><em>Per tale motivo la felicit\u00e0 non pu\u00f2 consistere essenzialmente nell&#8217;esercizio delle scienze speculative. E per averne la dimostrazione si deve considerare che l&#8217;esercizio di una scienza speculativa non si estende oltre la virtualit\u00e0 dei suoi principi: poich\u00e9 una scienza \u00e8 contenuta tutta virtualmente nei suoi principi. Ma i primi principi delle scienze speculative sono appresi mediante i sensi, come Aristotele dimostra. Dunque l&#8217;esercizio delle scienze speculative pu\u00f2 estendersi solo entro quei limiti che si possono raggiungere con la conoscenza delle cose sensibili.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, l&#8217;ultima beatitudine dell&#8217;uomo, che \u00e8 poi la sua perfezione suprema, non pu\u00f2 consistere nella conoscenza delle cose sensibili. Niente infatti pu\u00f2 essere perfezionamento da una realt\u00e0 inferiore, se non in quanto quest&#8217;ultima partecipa di una realt\u00e0 superiore. Ora, \u00e8 evidente che l&#8217;idea della pietra, o di qualsiasi altra cosa sensibile, \u00e8 inferiore all&#8217;uomo. Perci\u00f2 l&#8217;intelletto non acquista perfezione alcuna dall&#8217;idea della pietra come tale, ma in quanto in essa c&#8217;\u00e8 una partecipazione di qualche cosa che \u00e8 al di sopra dell&#8217;intelletto umano, e cio\u00e8 la luce intellettuale, o altre cose del genere. E siccome ci\u00f2 che \u00e8 per partecipazione si riporta a ci\u00f2 che \u00e8 tale per essenza, \u00e8 necessario che l&#8217;ultima perfezione dell&#8217;uomo sia attribuita alla conoscenza di qualche cosa che \u00e8 al di sopra dell&#8217;intelletto umano. Perci\u00f2 rimane stabilito che l&#8217;ultima felicit\u00e0 dell&#8217;uomo non pu\u00f2 consistere nell&#8217;esercizio delle scienze speculative. Tuttavia, allo stesso modo che nelle idee di cose sensibili \u00e8 partecipata una somiglianza delle sostanze superiori, cos\u00ec nell&#8217;esercizio delle scienze speculative si trova una certa partecipazione della vera e perfetta felicit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>SE LA BEATITUDINE UMANA CONSISTA NELLA VISIONE DELL&#8217;ESSENZA DIVINA<\/em><\/p>\n<p><em>Rispondo: La felicit\u00e0 ultima e perfetta non pu\u00f2 consistere che nella visione dell&#8217;essenza divina. Per averne la dimostrazione si impongono due considerazioni. La prima, che l&#8217;uomo non \u00e8 perfettamente felice fino a che gli rimane qualche cosa da desiderare e da cercare. La seconda, che la perfezione di ciascuna potenza \u00e8 determinata dalla natura del proprio oggetto.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, l&#8217;intelletto, come insegna Aristotele, ha per oggetto la quiddit\u00e0, o essenza delle cose. Perci\u00f2 la perfezione di un intelletto si misura dal suo modo di conoscere l&#8217;essenza di una cosa. Cosicch\u00e9 se un intelletto viene a conoscere l&#8217;essenza di un effetto, da cui non \u00e8 in grado di conoscere l&#8217;essenza o quiddit\u00e0 della causa, non si dir\u00e0 che l&#8217;intelletto pu\u00f2 raggiungere senz&#8217;altro la causa, sebbene possa conoscerne l&#8217;esistenza mediante gli effetti. Perci\u00f2 rimane nell&#8217;uomo il desiderio naturale di conoscere la quiddit\u00e0 della causa, quando nel conoscere gli effetti arriva a comprendere che essi hanno una causa. Si tratta di un desiderio dovuto a meraviglia, come dice Aristotele, che stimola la ricerca. Chi, p. es., osserva le eclissi del sole, capisce la loro dipendenza da una causa, la cui natura per\u00f2 gli sfugge, allora si meraviglia, e mosso dalla meraviglia si pone alla ricerca. Ma questa non cessa finch\u00e9 non arrivi a conoscere la natura della causa. Ora, dal momento che l&#8217;intelletto umano, conoscendo la natura di un effetto creato, arriva a conoscere solo l&#8217;esistenza di Dio; la perfezione conseguita non \u00e8 tale da raggiungere davvero la causa prima, ma gli rimane ancora il desiderio naturale di indagarne la natura. Quindi non \u00e8 perfettamente felice. Ma alla perfetta felicit\u00e0 si richiede che l&#8217;intelletto raggiunga l&#8217;essenza stessa della causa prima. E allora, avr\u00e0 la sua perfezione nel possesso oggettivo di Dio, nel quale soltanto si trova la felicit\u00e0 dell&#8217;uomo, come abbiamo detto.<\/em><\/p>\n<p><em>SE L&#8217;INTELLETTO CREATO PER VEDERE L&#8217;ESSENZA DI DIO NECESSITI DI UN QUALCHE LUME CREATO<\/em><\/p>\n<p><em>Rispondo: Tutto ci\u00f2 che viene elevato a qualche cosa che supera la sua natura, ha bisogno d&#8217;esservi disposto con una disposizione superiore a questa natura [&#8230;]. Ora, quando un intelletto creato vede Dio per essenza, la stessa essenza di Dio diventa la forma intelligibile dell&#8217;intelletto. Quindi bisogna che gli si aggiunga una disposizione soprannaturale perch\u00e9 possa elevarsi a tanta sublimit\u00e0. Siccome dunque la potenza naturale dell&#8217;intelletto creato \u00e8 insufficiente a vedere l&#8217;essenza di Dio, come si \u00e8 dimostrato, \u00e8 necessario che per grazia divina gli venga accresciuta la capacit\u00e0 d&#8217;intendere. E questo accrescimento di potenza intellettiva la chiamiamo illuminazione dell&#8217;intelletto; come lo stesso intelligibile si chiama lume o luce. E questa \u00e8 la luce, della quale si dice: \u00abla gloria di Dio l&#8217;ha illuminata\u00bb, cio\u00e8 la societ\u00e0 dei beati contemplatori di Dio. In forza di questa luce i beati diventano deiformi, cio\u00e8 simili a Dio, secondo il detto della sacra Scrittura: \u00abquando [Dio] si manifester\u00e0, saremo simili a lui, perch\u00e9 lo vedremo come egli \u00e8\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Con la sua abituale chiarezza e con logica impeccabile, san Tommaso mostra come sia impossibile, dopo aver dimostrato che il fine ultimo dell&#8217;uomo eccede le sue facolt\u00e0 naturali, pensare che Dio, nella sua infinita amorevolezza e provvidenza, non offra alla sua creatura prediletta il mezzo per superare tale difficolt\u00e0 e metterla in grado di realizzarsi perfettamente, raggiungendo al tempo stesso la felicit\u00e0: e quel mezzo \u00e8 la grazia. L&#8217;uomo, infatti, potr\u00e0 essere felice solo quando trover\u00e0 un oggetto di conoscenza razionale tale da appagare ogni suo desiderio e soddisfare ogni sua aspirazione; il che non accade quando si ferma ad un oggetto meno perfetto, dopo aver goduto del quale risorge in lui un bisogno ulteriore.<\/p>\n<p><em>Fecisti nos ad Te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te, Domine<\/em>: \u00abci hai creati per Te e il nostro cuore \u00e8 inquieto finch\u00e9 non trova la pace in Te, o Signore\u00bb, dice sant&#8217;Agostino in una delle sue frasi memorabili, che restano scolpite per sempre nella mente del lettore, con scultorea evidenza. Da Dio veniamo, la Causa prima di noi e di tutto ci\u00f2 che esiste, ed a Lui aspiriamo a ritornare, inconsciamente, fin da bambini, e pi\u00f9 tardi, da adulti, in maniera pi\u00f9 o meno chiara e consapevole. Infatti anche l&#8217;uomo pi\u00f9 superficiale e grossolano fa l&#8217;esperienza di come tutti i beni terreni, una volta raggiunti, ed ogni umano piacere, una volta soddisfatto, lasciano nell&#8217;anima un senso di vuoto, quasi di tristezza, ed un&#8217;ulteriore nostalgia, una sorta di presentimento: che esiste Qualcuno nel quale tutti i beni si sommano e non si allontanano pi\u00f9 da noi, e tutto il piacere possibile di concentra, beninteso il piacere intellettuale che si addice ad un&#8217;anima razionale e non il piacere animalesco che \u00e8 proprio dell&#8217;anima sensitiva.<\/p>\n<p>Questo ha compreso sant&#8217;Agostino, tardi nella sua vita, dopo aver inseguito per anni i piaceri terreni e l&#8217;amore terreno; e a tale lucida consapevolezza ci accompagna per gradi, con progressione irresistibile, il genio speculativo e dialettico di san Tommaso d&#8217;Aquino, capace di sciogliere innanzi a noi i problemi filosofici pi\u00f9 ardui come se fossero le cosa pi\u00f9 semplici di questo mondo, e persuadendoci con la sua calma, esaustiva capacit\u00e0 di dimostrazione, che non \u00e8 freddezza, ma trasparenza del pensiero, senza che in noi sussistano residui di dubbio o di perplessit\u00e0. Forse che Dio potrebbe rimanere sordo ad un bisogno che prorompe dalla nostra stessa natura, ma che la nostra natura non \u00e8, di per s\u00e9, in grado di soddisfare, e che poi \u00e8 il bisogno di Lui, di contemplare Lui, di amare Lui, di gioire di Lui, cos\u00ec come la creatura pu\u00f2 gioire del suo Creatore, e cio\u00e8 in maniera pur sempre imperfetta rispetto alla gioia che prova Dio stesso, contemplando ed amando la propria essenza? Perch\u00e9 la felicit\u00e0 perfetta appartiene a Dio e a Dio solo, in quanto Lui, essere perfetto, pu\u00f2 amare e contemplare perfettamente Se stesso, ammirando la propria suprema intelligenza e perfezione. La nostra contemplazione e il nostro amore per Lui sono, in confronto, meno ancora di una pallida ombra. Come scrive Dante nel <em>Paradiso<\/em>, XXXIII, 124-126<em>: O luce etterna che sola in te sidi, \/ sola t&#8217;intendi, e da te intelletta \/ e intendente te ami e arridi!<\/em> Eppure quel pallido riflesso della sua gioia \u00e8 la massima felicit\u00e0 che possiamo desiderare quale premio a una vita spesa in quel desiderio struggente. La pi\u00f9 perfetta, oltre la quale non pu\u00f2 essercene un&#8217;altra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo visto e detto molte volte, sulla scia di Aristotele e di san Tommaso d&#8217;Aquino, che l&#8217;uomo tende alla felicit\u00e0, dunque \u00e8 fatto per la felicit\u00e0<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[96,97,117,241],"class_list":["post-28944","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-anima","tag-aristotele","tag-dio","tag-san-tommaso-daquino"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28944","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28944"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28944\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28944"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28944"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28944"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}