{"id":28942,"date":"2016-05-25T12:32:00","date_gmt":"2016-05-25T12:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/25\/solitudine-silenzio-paura-sono-il-destino-politico-delluomo-contemporaneo\/"},"modified":"2016-05-25T12:32:00","modified_gmt":"2016-05-25T12:32:00","slug":"solitudine-silenzio-paura-sono-il-destino-politico-delluomo-contemporaneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/25\/solitudine-silenzio-paura-sono-il-destino-politico-delluomo-contemporaneo\/","title":{"rendered":"Solitudine, silenzio, paura, sono il destino politico dell\u2019uomo contemporaneo?"},"content":{"rendered":"<p>Una sempre pi\u00f9 avvilente solitudine esistenziale, il silenzio come forma di auto-censura preventiva, la paura istituzionalizzata e permanente, sono il destino non solo sociologico e culturale dell&#8217;uomo contemporaneo, ma anche il suo destino <em>politico<\/em>? Vale a dire: \u00e8 la politica stessa, sono le forme che la politica assume, specialmente attraverso il controllo del potere finanziario, a produrre un inevitabile orizzonte di solitudine, silenzio e paura, a delineare un quadro d&#8217;insieme nel quale la solitudine e l&#8217;alienazione, il silenzio auto-indotto e la paura cronica, particolarmente del terrorismo, ma anche della delinquenza, delle tasse, della guerra, della catastrofe ecologica e dell&#8217;apocalisse nucleare, saranno i compagni definitivi e ineliminabili della condizione umana? Dobbiamo rassegnarci al fatto che questo, e null&#8217;altro, ci offrir\u00e0 la societ\u00e0 del futuro; e che questa e non altra sar\u00e0 la sorte dei nostri figli e dei nostri nipoti, se pure ne nasceranno ancora?<\/p>../../../../n_3Cp>Nonostante i mass media, la pubblicit\u00e0, i guru dei corsi di meditazione, i corifei delle <em>magnifiche sorti e progressive<\/em>, e persino gli esponenti del mondo politico, ci esortino, ci incitino, ci spronino a prendere in mano la nostra vita, a goderla sino in fondo, a non lasciarci sfuggire nessuna occasione di piacere o di potere, pure \u00e8 evidente che la nostra vita ci sta completamente sfuggendo di mano, se pure non ci \u00e8 gi\u00e0 sfuggita del tutto; che non siamo pi\u00f9 padroni di niente, n\u00e9 dei nostri risparmi, n\u00e9 della nostra casa, n\u00e9 dei nostri figli, n\u00e9 dei nostri studi, n\u00e9 della nostra identit\u00e0, n\u00e9 delle nostre speranze e dei nostri sogni.<\/p>\n<p>A questo senso d&#8217;impotenza, di straniamento e di estremo, angoscioso isolamento, percepito ormai come una condizione strutturale dell&#8217;esistenza, come un dato di fatto irreversibile della condizione moderna, si deve rispondere con una riflessione e con una critica globale ai meccanismi finanziari, economici, politici, sociali, culturali, psicologici e morali, che caratterizzano questa estrema fase del capitalismo selvaggio, divoratore di se stesso, dove lo smisurato accrescimento di ricchezza di pochissimi produce l&#8217;incessante impoverimento dei pi\u00f9, e dove tutto, letteralmente tutto, \u00e8 piegato alle logiche di un profitto disumano e di una sistematica manipolazione dei corpi, delle coscienze, degli intelletti e perfino dei cromosomi, a maggior gloria e potenza della borsa e delle grandi istituzioni bancarie e assicurative.<\/p>\n<p>Una siffatta critica globale pu\u00f2 vedere una convergenza di differenti posizioni ideologiche, anche perch\u00e9 le tradizionali contrapposizioni, retaggio della Guerra fredda e, pi\u00f9 in generale, della esasperata ideologizzazione del periodo che va dalla met\u00e0 del XVIII secolo alla met\u00e0 del XX, sono ormai da considerarsi definitivamente superate e, semmai, sostituite da altre, che non sono propriamente di natura ideologica, ma etica ed esistenziale: da una parte la cultura del progresso, dei diritti, dell&#8217;individualismo eretto a religione e del denaro eretto a divinit\u00e0 (con tanto di sacrifici umani per propiziarsene i favori), dall&#8217;altro la cultura dei valori morali, spirituali e religiosi, della consapevolezza olistica, della responsabilit\u00e0 verso le generazioni future. In questa ideale convergenza, non priva, peraltro, di ambiguit\u00e0 e portatrice di possibili malintesi, trovano spazio anche alcuni eredi del pensiero marxista eretico, o post-marxista, e delle filosofie esistenzialiste e materialiste che hanno dominato nella seconda met\u00e0 del XX secolo, ma che, attualmente, si trovano ridotte completamente sulla difensiva: i quali, se intellettualmente onesti, come pure ve ne sono alcuni, fanno autocritica per le colpevoli illusioni del passato e ammettono che nessuna riforma sar\u00e0 possibile, senza correggere talune indicazioni di rotta seguite in passato.<\/p>\n<p>Ha scritto, ad esempio, Santiago Lopez Petit nel suo libro\u00a0<em>Lo stato di guerra. Terrorismo internazionale e fascismo post-moderno\u00a0<\/em>(titolo originale: El Estado-Guerra, 2003; traduzione dallo spagnolo di Saida Volpe, Roma, Edizioni Le Nubi, 2005, pp. 64-65; 69-70):<\/p>\n<p><em>Ho gi\u00e0 parlato del mio mal-essere con me stesso. Soffro questo mal-essere quando constato la povert\u00e0 della mia esperienza vitale. Walter Benjamin scriveva che coloro che tornavano dal fronte nella I guerra mondiale non avevano niente da raccontare, e che le loro esperienze erano totalmente ridotte. A me succede qualcosa di simile in quanto abitante della metropoli. Sono immerso in una solitudine gregaria, passeggiare diventa andare per negozi, la felicit\u00e0 e la libert\u00e0 sono pi\u00f9 separate che mai, quanto pi\u00f9 si allontana da me la politica dello Stato dei partiti pi\u00f9 &#8211; tuttavia &#8211; mi colpiscono le stesse politiche. In virt\u00f9 di ci\u00f2, io posso anche dire: che il mio mal-essere \u00e8 il risultato della mia\/e esperienza\/e. Quindi: sperimentare la povert\u00e0 della\/e esperienza\/e \u00e8 prima di tutto sperimentare l&#8217;esperienza della povert\u00e0, ossia della assenza nella totalit\u00e0, della miseria nell&#8217;abbondanza, del vuoto. Prendendo la famosa frase di Rimbaud potrei riformularla cos\u00ec: il mio malessere \u00e8 giorno dopo giorno fare esperienza del vuoto, del fatto che &quot;la vita \u00e8 in un altro luogo&quot;. Quando faccio detta esperienza mi sto riconoscendo come non-pieno, come non-integro, come vivendo una vita che non \u00e8 il mio volere vivere. Ossia, mi sento ogni volta pi\u00f9 spettatore di quello che faccio perch\u00e9 il mio vivere \u00e8 un &quot;lasciarsi vivere&quot;. Allora posso concluder effettivamente che io sono in modo improprio, come propriamente non-io (mi manca questa vita che non vivo).Per\u00f2 quando sono &quot;non propriamente io&quot; non \u00e8 perch\u00e9 io sono un altro. Al contrario. \u00e8 perch\u00e9 mi riconosco ordinario come tutti. Cio\u00e8 senza nome. Ossia, come un uomo anonimo.<\/em><\/p>\n<p><em>Adesso s\u00ec, posso iniziare forse a capire il &quot;malessere del sociale&quot; perch\u00e9 questo \u00e8 il\u00a0mio\u00a0proprio malessere. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Vivere si converte cos\u00ec per lui in un abitare questo spazio della paura. O detto in un modo pi\u00f9 preciso in un sottrarsi, in un evitare i vuoti che egli apre (nei suoi usi del silenzio) e che gli si aprono finanzi. la vita dentro lo spazio della paura \u00a0\u00e8, ogni volta di pi\u00f9, un semplice mantenersi grazie a un\u00a0uso opportunista\u00a0del silenzio. Invece di gridare, mormorare. Invece di non sperare niente, meglio qualcosa&#8230; Vivere consiste nel suggellare un patto per la sopravvivenza, per l&#8217;accettazione del senso del sistema. Si pu\u00f2 concludere che\u00a0non\u00a0esiste &quot;malessere nel sociale&quot; inteso come malessere\u00a0del\u00a0&quot;sociale&quot;. Quello che esiste \u00e8 paura. C&#8217;\u00e8 solo paura.\u00a0Una paura assoluta davanti al vuoto, davanti ai vuoti che minacciano. E paradossalmente, l&#8217;uomo anonimo, nella misura in cui rifugge dall&#8217;affrontare questi vuoti \u00a0e rifugge ogni affermazione del nulla, si precipita e affonda in un mulinello nel quale il voler vivere e il nichilismo si separano. Da un lato, si produce una affermazione della vita vuota per tautologia (Vivi la tua vita!). Dall&#8217;altro, un nichilismo sboccato. \u00c8 la nota fenomenologia che risulta da questa separazione: violenza diretta contro il debole che si converte in capro espiatorio, droga per &quot;vivere&quot; il fine settimana, moralismo estremo, cinismo, tristezza&#8230;<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;autore, nato a Barcellona nel 1950, professore di Filosofia all&#8217;Universit\u00e0 della medesima citt\u00e0, \u00e8 un esponente del pensiero critico post-marxista e post-strutturalista, nel cui bagaglio culturale vi sono Michel Foucault e Gilles Deleuze, oltre a Toni Negri e Mario Tronti, storici esponenti italiani dell&#8217;operaismo e dell&#8217;estremismo di sinistra. Tutto, dunque, ci separa da lui, tranne una cosa: la convergenza sulla critica alla globalizzazione post-capitalista, allo strapotere del capitalismo finanziario e all&#8217;implacabile riduzione degli spazi di libert\u00e0, di socialit\u00e0 e di speranza del cittadino comune, ridotto sempre pi\u00f9 a produttore passivo e consumatore da allevamento. Condivisibile \u00e8 anche ci\u00f2 che egli dice a proposito del <em>vuoto<\/em> e del <em>silenzio<\/em>, con reminiscenza heideggeriane sulla vita inautentica, ridotta a pura &quot;chiacchiera&quot;, e, naturalmente, con vistosi debiti dall&#8217;esistenzialismo sartriano, a cominciare da quel famoso (o famigerato) concetto, <em>l&#8217;inferno sono gli altri<\/em>, che descrive cos\u00ec bene la condizione dell&#8217;<em>uomo anonimo<\/em>, come lo chiama Lopez Petit: che \u00e8 poi l&#8217;uomo senza qualit\u00e0 di Robert Musil, e l&#8217;uomo massa di Jos\u00e9 Ortega y Gasset, evoluti (si fa per dire) nel corso del XX secolo e giunti alla condizione odierna di totale frustrazione, solitudine e scoraggiamento.<\/p>\n<p>Qui, per\u00f2, finisce la convergenza. Perch\u00e9, per poter fare una critica dell&#8217;esistente, bisogna capire bene come esso si sia originato: e un intellettuale di estrema sinistra che non sia capace di fare un grandissimo <em>mea culpa<\/em> per la degenerazione della societ\u00e0 attuale, attribuendone la responsabilit\u00e0 ai soli meccanismi del capitale finanziario, senza nulla dire di come la cultura marxista e neomarxista (con tutti i Walter Benjam annessi e connessi) abbia poderosamente contribuito a creare quel misto d&#8217;irresponsabilit\u00e0 massimalista, di velleitarismo rivoluzionario e di pseudo libertarismo parolaio, che ha allontanato le famose &quot;masse&quot; da una vigilanza critica dei meccanismi del potere e l&#8217;ha consegnata, pronta e legata per andare al macello, in balia degli automatismi pi\u00f9 pecorili e delle mitologie pi\u00f9 demagogiche, ieri spontaneisiti e anarcoidi, oggi brutalmente e stolidamente consumistici, significa spuntare in partenza l&#8217;arma della critica e perpetuare la demenziale, colpevole illusione che basterebbe illuminare il buon &quot;popolo&quot;, naturalmente virtuoso e assetato di giustizia e libert\u00e0, e ben presto cadrebbero, uno dopo l&#8217;atro, tutti i pilastri del potere &quot;cattivo&quot;, versione aggiornata e corretta dell&#8217;intramontabile, pia leggenda del &quot;buon selvaggio&quot; creata dal Secolo dei lumi, e specialmente da Rousseau.<\/p>\n<p>Se, come dice Lopez Petit riecheggiando Rimbaud (e come scrivevano sui muri gli studenti parigini del Maggio 1968), <em>la vita \u00e8 altrove<\/em>, una parte di responsabilit\u00e0 ce l&#8217;hanno anche quegli intellettuali che, invece di educare l&#8217;uomo comune al senso di responsabilit\u00e0, alla fortezza, alla temperanza, alla giustizia e alla prudenza, lo hanno blandito, lusingato, arringato ed elettrizzato con assurde utopie rivoluzionarie e, non arrendendosi nemmeno davanti all&#8217;evidenza, si sono arrovellati e affaccendati, con uno zelo e una tenacia degni d&#8217;una miglior causa, per riformare ci\u00f2 che non era assolutamente riformabile: l&#8217;ideologia marxista nelle sue varie versioni, sia pure eretiche, sia pure dissidenti, rispetto al modello leninista e stalinista; intestardendosi, inoltre, a inseguire il miraggio impossibile di una societ\u00e0 dove il progresso sconfigger\u00e0 per sempre l&#8217;ingiustizia, e dove la povert\u00e0 e l&#8217;uguaglianza porranno fine alle contese e ad ogni forma di sfruttamento.<\/p>\n<p><em>La vita \u00e8 altrove<\/em> perch\u00e9, a suo tempo, non l&#8217;abbiamo saputa vedere l\u00e0 dov&#8217;essa era: nelle nostre famiglie, troppo a lungo derise, criticate, insultate, denigrate, umiliate; nei rapporti sociali fra le persone e le classi, imprigionati nel morsetto della contrapposizione ideologica e della lotta di classe; nelle nostre parrocchie, avvelenate dal dilagare del consumismo, del secolarismo, di una sottile proliferazione di tendenze moderniste che, con la scusa di aggiornare l&#8217;azione della Chiesa, di fatto hanno stravolto la fede dei nostri padri e l&#8217;hanno ridotta a una marmellata immangiabile e indigeribile; nelle scuole, nelle fabbriche, negli uffici, negli ospedali, nelle amministrazioni pubbliche, dove ben pochi hanno avuto a cuore il bene comune e in molti, in troppi, si sono preoccupati unicamente di fare carriera, d&#8217;imporre il proprio punto di vista, di zittire e mortificare i concorrenti e i rivali; nel mondo della cultura, dell&#8217;universit\u00e0, della grande informazione, ridotto a una galleria di Narcisi chiacchieroni e autoreferenziali, conformisti e maligni, sempre preoccupati di avere tutta per s\u00e9 la luce dei riflettori, di poter avere visibilit\u00e0 e prestigio, di occupare le poltrone, nel pi\u00f9 completo disprezzo della verit\u00e0 e della onest\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p>Soprattutto, bisogna avere il coraggio di andare alla radice dei problemi: il che, in questo caso, significa riconoscere che il primo errore, e il pi\u00f9 grave, perpetrato dalla societ\u00e0 moderna, con l&#8217;avallo e, spesso, con l&#8217;incitamento della cosiddetta cultura, \u00e8 stato quello di escludere Dio dalle nostre vite e dai nostri orizzonti; di isolare, emarginare, deridere i suoi ultimi seguaci; di dichiarare morti e sepolti i suoi insegnamenti, inefficace la preghiera, illusoria la credenza nel bene e nel male; e di aver cercato di porre sul trono, al suo posto, l&#8217;uomo, cio\u00e8 noi stessi, pur vedendo benissimo che ci\u00f2 \u00e8 impossibile e che sarebbe pi\u00f9 facile porre una scimmia al posto dell&#8217;uomo, che porre l&#8217;uomo sul trono di Dio. Una volta eliminato Dio dalla nostra prospettiva, che cosa ci \u00e8 rimasto, se non il nichilismo sfrenato <em>del tutto \u00e8 permesso<\/em> (di Rasolnikov <em>in Delitto e castigo)<\/em>, del <em>lascia che accada<\/em> (dei <em>Beatles<\/em>, in <em>Let it be)<\/em>, del <em>fa&#8217; ci\u00f2 che vuoi<\/em> (del mago nero Aleister Crowley), ultima versione, aggiornata e post-moderna, del rinascimentale <em>S&#8217;ei piace, ei lice<\/em>, proclamato da Tasso nell&#8217;<em>Aminta<\/em>, e rivendicato con orgoglio da Giordano Bruno nello <em>Spaccio della bestia trionfante<\/em> e soprattutto nella <em>Cabala del cavallo pegaseo.<\/em> A ben guardare, infatti, la nostra solitudine, il nostro vuoto e il nostro silenzio partono da lontano: dal libertinismo di cinque secoli fa e dall&#8217;edonismo umanistico&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una sempre pi\u00f9 avvilente solitudine esistenziale, il silenzio come forma di auto-censura preventiva, la paura istituzionalizzata e permanente, sono il destino non solo sociologico e culturale<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-28942","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28942","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28942"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28942\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28942"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28942"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28942"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}