{"id":28940,"date":"2021-04-29T10:26:00","date_gmt":"2021-04-29T10:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/04\/29\/solitudine-e-attrazione-del-nulla-nelluomo-moderno\/"},"modified":"2021-04-29T10:26:00","modified_gmt":"2021-04-29T10:26:00","slug":"solitudine-e-attrazione-del-nulla-nelluomo-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/04\/29\/solitudine-e-attrazione-del-nulla-nelluomo-moderno\/","title":{"rendered":"Solitudine e attrazione del nulla nell&#8217;uomo moderno"},"content":{"rendered":"<p>Se dovessimo indicare due libri che segnano nettamente il momento di svolta della modernit\u00e0, dalla forza ottimistica e propulsiva della prima fase al ripiegamento su se stessa, velato di tristezza e nichilismo, consiglieremmo la lettura de <em>La luce che si spense<\/em> (<em>The Light that Failed<\/em>, 1891) di Rudyard Kipling e <em>Martin Eden<\/em> (<em>Martin Eden<\/em>, 1909) di Jack London. \u00c8 l\u00ec, al giro di boa fra XIX e XX secolo, vale a dire quando la civilt\u00e0 moderna pareva pi\u00f9 colma di forza e di salute, aggressiva e sicura di s\u00e9, tanto che gli storici hanno designato quell&#8217;epoca come <em>l&#8217;era dell&#8217;imperialismo<\/em> sul piano geopolitico, e <em>terza rivoluzione industriale<\/em> sotto il profilo economico e produttivo, che alcune menti pi\u00f9 acute e sensibili hanno colto gli oscuri presentimenti del crollo imminente, e hanno saputo scorgere, sotto le apparenze della salute e della forza, l&#8217;intima debolezza, la perplessit\u00e0 paralizzante, addirittura il disorientamento e la perdita di fiducia in se stesso da parte dell&#8217;uomo e della donna moderni. Sentimenti esplicitamente sviluppati in romanzi come <em>Memorie dal sottosuolo<\/em> di F\u00ebdor Dostoevskij (1864: il capostipite), <em>Anna Karenina<\/em> di Lev Tolstoj (1877), <em>Una vita di<\/em> Guy de Maupassant (1883), <em>Il piacere<\/em> di Gabriele D&#8217;Annunzio (1899), <em>Lord Jim<\/em> di Joseph Conrad (1899), <em>La morte a Venezia di Thomas Mann<\/em> (1912); e tralasciamo quelli notissimi, ma ormai decisamente confinanti con la psicopatologia, e forse alquanto sopravvalutati, di Virginia Woolf, Italo Svevo, Franz Kafka ed Ernest Hemingway. Romanzi, come si vede: non opere filosofiche. I filosofi di quell&#8217;epoca, ammesso che ve ne fossero ancora (se la filosofia non pensa la metafisica, che filosofia \u00e8?), e comunque non i pi\u00f9 conosciuti, tranne forse Nietzsche con lo <em>Zarathustra<\/em> &#8212; il quale, per\u00f2, va letto con tale sottigliezza ermeneutica, che la cultura dominante lo ha bell&#8217;e frainteso, anzi diciamo pure che non l&#8217;ha capito affatto &#8211; i filosofi, dicevamo, erano troppo presi dall&#8217;Uomo astratto per degnare d&#8217;uno sguardo l&#8217;uomo concreto, che gi\u00e0 stava annaspando e sprofondando nella grande palude da lui stesso creata e alimentata per mezzo di mille rigagnoli, scorie e liquami convogliati da ogni parte.<\/p>\n<p><em>La luce che si spense<\/em>, dunque, e <em>Martin Eden<\/em>: due libri che ebbero differente accoglienza, mediocre il primo, ottima il secondo, anche se ci\u00f2 dipendeva largamente dal fatto che dei due rispettivi autori, l&#8217;uno, Kipling, era alle prime armi, e infatti quello era il suo primo romanzo, mentre l&#8217;altro, London, era ormai giunto al culmine della popolarit\u00e0 grazie a una serie di romanzi fortunatissimi e divenuti presto addirittura leggendari, come <em>Zanna bianca<\/em> e <em>Il richiamo della foresta<\/em> (e fra i due, a costo di passare per gli eterni Bastian contrari, noi personalmente preferiamo il primo, che pur nella complessiva immaturit\u00e0 artistica contiene sprazzi di vera ispirazione). In entrambi troviamo un giovane eroe, o piuttosto un anti-eroe, convinto di poter conquistare il mondo con la sua forza di volont\u00e0 e la fiducia nelle proprie risorse, e intende affermarsi nel mondo dell&#8217;arte: con la pittura l&#8217;inglese Dick, ne <em>La luce che si spense<\/em>, e con la scrittura l&#8217;americano Martin, in <em>Martin Eden<\/em>. Per entrambi la fonte dell&#8217;ispirazione, e quasi la ragione di vita, \u00e8 l&#8217;amore per una ragazza, Maisie, la compagna della triste infanzia di bambini orfani, per Dick; e Ruth Morse, la bella e ricca figlia viziata della <em>upper class<\/em>. Entrambi, partendo dal nulla, cercano di affermarsi dispiegando tutta la loro energia e il loro entusiasmo; entrambi stravedono per una ragazza che non \u00e8 spiritualmente alla loro altezza, ma che essi hanno totalmente idealizzato; ed entrambi, passati attraverso varie vicende, fiiscono per sfiorare l&#8217;agognato successo (anzi a raggiungerlo, nel caso di Martin), salvo perdere non solo il loro grande amore, ma anche la propria ragione di vivere. Dick, divenuto cieco, e quindi impossibilitato a dipingere, dopo che la modella Bessie per dispetto ha distrutto il suo ultimo capolavoro, cercher\u00e0 e trover\u00e0 la morte sul campo di battaglia, in una remota landa del Sudan, nella guerra condotta dai Britannici contro i mahdisti; l&#8217;altro, imbarcato su una nave per una crociera nel Pacifico, decide di togliersi la vita lasciandosi scivolare in mare, di notte, all&#8217;insaputa di tutti. Dick non ha pi\u00f9 ragioni per vivere dopo che Maisie ha rifiutato per l&#8217;ennesima volta il suo amore e dopo che la cecit\u00e0 lo ha resto non solo inabile alla pittura, ma anche bisognoso di cure e assistenza, che egli sdegnosamente rifiuterebbe dalla donna amata: anche se non si suicida deliberatamente, la sua morte \u00e8 una specie di ricerca della pace nel nulla. Martin ha raggiunto la celebrit\u00e0 dopo essere stato respinto da Ruth, che lo considerava un buono a nulla, e dopo aver subito il rifiuto di molti editori, gli stessi che poi, bruscamente, fanno a gara per assicurarsi i suoi diritti d&#8217;autore, una volta che si \u00e8 rivelato non il brutto anatroccolo che tutti credevano, ma il prodigioso cigno dalle uova d&#8217;oro. Entrambi, dunque, vanno incontro alla fine col cuore amareggiato dal disincanto: hanno mancato l&#8217;appuntamento pi\u00f9 importante della vita, quello con l&#8217;amore; hanno constatato la fragilit\u00e0, la superficialit\u00e0 e l&#8217;egoismo dell&#8217;animo umano; e hanno contemplato con disprezzo, il secondo specialmente, la vanit\u00e0 del successo, che giunge ironicamente quando ormai la vena creativa si \u00e8 esaurita per effetto della delusione esistenziale.<\/p>\n<p>Ecco come Kipling narra la fine di Dick (da: <em>La luce che si spense<\/em>, traduzione dall&#8217;inglese di Mario Benzi, Milano, AMZ Editrice, 1967, p. 139-140):<\/p>\n<p><em>Udirono il brusio di lontani nitriti e urla e ruggiti e grida di soldati che si preparavano per il giorno. Risuonarono due o tre spari.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abSparano a noi? Dovrebbero pur vedere che io sono un Inglese.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNo, dal deserto, &#8211; rispose il cammelliere, curvandosi sulla bestia ed esortandola: &#8211; Corri, figlio mio! Per fortuna, l&#8217;alba non ci ha scoperti un&#8217;ora prima.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abChe fortuna! Una fortuna stupenda, imperiale!\u00bb disse Dick. \u00abGiusto prima della battaglia, mamma mia! \u00c8 proprio vero che Dio \u00e8 molto buono con me! Soltanto &#8212; la fitta del pensiero gli fece dilatare gli occhi un istante, &#8211; Maisie&#8230;\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abAllah! Siamo dentro!\u00bb grid\u00f2 il conducente, penetrando nella retroguardia e facendo inginocchiare il cammello.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abChi diavolo siete? Ordini o che? In quanti sono dietro quella duna? Come siete passati?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Questo fu detto loro da una dozzina di voci. Per tutta risposta, Dick tir\u00f2 un gran respiro, si sciolse la cintura e grid\u00f2 con tutta la forza della sua voce stanca e arrochita:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abTorpenhow! Oh\u00e9, Torp! Tor-pen-how!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Un uomo barbuto, che frugava nella cenere d&#8217;un fuoco per accendersi la pipa, si fece avanti rapidamente.<\/em><\/p>\n<p><em>I soldati del quadrato tossivano e imprecavano, infastiditi dal proprio fumo, e si facevano avanti per veder meglio. Un cammello ferito scatt\u00f2 in piedi e mand\u00f2 un grugnito gorgogliante. S&#8217;ud\u00ec il grosso singulto d&#8217;un uomo colpito a morte, poi un raddoppiato crepitio di fucilate. Non c&#8217;era tempo di far domande.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abButtati gi\u00f9! Buttati dietro il cammello!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNo, mettimi davanti, in prima fila, te ne prego!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Dick volse il viso a Torpenhow e alz\u00f2 le mani per accomodarsi l&#8217;elmetto; ma, calcolata male la distanza, vi diede un colpo che lo fece cadere. Torpenhow vide che i suoi capelli erano grigi alle tempie, e che il suo viso era quello d&#8217;un vecchio.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abSmonta. Smonta per carit\u00e0, Dick!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Dick smont\u00f2 ubbidiente, ma come un albero reciso alla base, ruzzolando da un lato lungo la sella del bisciarino, ai piedi di Torpenhow. La sua fortuna era durata fino all&#8217;ultimo, fino alla grazia suprema d&#8217;una pallottola attraverso il capo.<\/em><\/p>\n<p><em>E Torpenhow s&#8217;inginocchi\u00f2 sottovento al cammello, col corpo di Dick tra le braccia.<\/em><\/p>\n<p>A Dick, dunque, \u00e8 concesso di morire dopo aver ritrovato il suo pi\u00f9 caro amico, di venire accolto fra le sue braccia pietose. La morte di Martin Eden, invece, al confronto, \u00e8 terribilmente fredda e disperata: solo, del tutto solo in mezzo all&#8217;oceano, di notte, come se fosse l&#8217;unico uomo rimasto al mondo, senza un&#8217;ultima parola amica o un ultimo pensiero di conforto (da: <em>Martin Eden<\/em>, a cura di P. A. Spizzottin, Fratelli Melita Editori, 1988, pp. 271-272):<\/p>\n<p><em>Guard\u00f2 di nuovo lo sportello aperto. Swinburne gli aveva fornito la chiave. La vita era cattiva, o piuttosto, era diventata cattiva, insopportabile &quot;Perch\u00e9 i morti non risuscitano!&quot;. Questo verso suscit\u00f2 nel suo cuore un profondo sentimento di gratitudine. Era l&#8217;unica cosa benefica dell&#8217;universo. Quando la vita diventava dolorosa e faticosa, la morte era pronta ad accoglierlo in un sonno interminabile. Ma che stava aspettando? Era tempo di andare.<\/em><\/p>\n<p><em>Si alz\u00f2 dal letto e pass\u00f2 la testa attraverso il finestrino, guardando il mare lattiginoso che scorreva lungo il fianco della nave. Il &quot;Mariposa&quot; era molto carico e se si fosse sospeso con le mani, i suoi piedi avrebbero toccato l&#8217;acqua. Uno spruzzo di schiuma balz\u00f2 in alto, bagnandogli il volto. Sent\u00ec il sapore del sale sulle labbra, e il sapore era buono. Si chiese se doveva scrivere un canto del cigno, ma scacci\u00f2 ridendo il pensiero. Non c&#8217;era tempo. Era troppo impaziente di essere gi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>Spenta la luce nella cabina, affinch\u00e9 non potesse tradirlo, s&#8217;insinu\u00f2 attraverso ilo finestrino, coi piedi in avanti. Ma le spalle non passavano e fece uno sforzo per ritirarsi su, in modo da tentare d&#8217;uscire con un braccio sul fianco. Un colpo di rollio del piroscafo l&#8217;aiut\u00f2 e si trov\u00f2 fuori sospeso per le mani. Quando i piedi toccarono il mare, si lasci\u00f2 andare. Fu in mezzo a una spuma vertiginosa. Il fianco del &quot;Mariposa&quot; gli pass\u00f2 davanti come una parete nera, interrotta qua e l\u00e0 da finestrini illuminati. Andava certo a una buona velocit\u00e0. Quasi prima di accorgersene, si trova a poppa, nuotando dolcemente sulla superficie spumeggiante.<\/em><\/p>\n<p><em>Un tonno morse il suo corpo bianco, e lui rise forte. L&#8217;animale gli aveva portato via un pezzetto di carne, e il bruciore gli fece tornare in mente il motivo per cui era l\u00ec. Nello sforzo dell&#8217;azione ne aveva dimenticato lo scopo. Le luci del &quot;Mariposa&quot; svanivano in lontananza, e lui nuotava fiduciosamente, come se avesse l&#8217;intenzione di dirigersi verso la terra pi\u00f9 vicina, a mille miglia di distanza. Era l&#8217;istinto di conservazione, che agiva automaticamente. Smise di nuotare, ma nel momento sentiva l&#8217;acqua che gli raggiungeva la bocca, le mani cominciarono a battere violentemente con un movimento ascensionale. Il desiderio di vivere, pens\u00f2, ridendo amaramente. Ebbene, aveva la volont\u00e0 &#8212; s\u00ec, la volont\u00e0 abbastanza forte, e con un ultimo sforzo avrebbe potuto distruggere la vita e cessare di esistere.<\/em><\/p>\n<p><em>Cambi\u00f2 posizione e si mise verticale, guard\u00f2 in alto le stelle tranquille, e nello stesso tempo vuot\u00f2 d&#8217;aria i polmoni. Con un rapido, vigoroso impulso delle mani e dei piedi , sollev\u00f2 le spalle e met\u00e0 del petto fuori dell&#8217;acqua, per guadagnare impeto nella discesa. Poi si lasci\u00f2 andare, e sprofond\u00f2 senza un movimento, una statua bianca, nel mare. Respir\u00f2 nell&#8217;acqua profondamente, deliberatamente, come un uomo che aspirasse un anestetico. Quando incominci\u00f2 a soffocare, involontariamente le gambe e le braccia batterono l&#8217;acqua, e lo riportarono alla superficie e alla vista chiara delle stelle.<\/em><\/p>\n<p><em>Il desiderio di vivere, pens\u00f2 sdegnosamente, sforzandosi d&#8217;impedire ai polmoni che scoppiavamo di aspirare l&#8217;aria. Ebbene, avrebbe dovuto ricorre a un nuovo sistema. Riemp\u00ec i polmoni d&#8217;aria &#8212; li riemp\u00ec completamente. Questa provvista lo avrebbe portato molto lontano dalla superficie. Su mise a testa in gi\u00f9, e cominci\u00f2 a nuotare verso le profondit\u00e0 dell&#8217;oceano con tutta la sua forza e tutta la sua volont\u00e0. Andava sempre pi\u00f9 verso il basso. Aveva gli occhi aperti, e guardava la traccia spettrale, fosforescente, lasciata dai tonni. Mentre nuotava, sperava di non essere morso, perch\u00e9 ci\u00f2 avrebbe potuto diminuire la tensione della sua volont\u00e0. Ma non venne morso e trov\u00f2 il tempo di essere grato alla vita per quest&#8217;ultima cortesia.<\/em><\/p>\n<p><em>In gi\u00f9, in gi\u00f9, nuot\u00f2 ancora, finch\u00e9 le braccia e le gambe furono stanche e si agitarono debolmente. Sapeva di essere a una grande profondit\u00e0. La pressione sui timpani dell&#8217;orecchio era una sofferenza e il capo gli ronzava. La sua resistenza cominciava a venir meno, ma costrinse le gambe e le braccia a portarlo ancora pi\u00f9 in basso, finch\u00e9 la volont\u00e0 fu vinta, e l&#8217;aria gli sfugg\u00ec dai polmoni con uno scoppio da esplosione. Le bolle gli strisciarono e rimbalzarono come palloncini sulle guance e sugli occhi, nel prendere la loro fuga verso l&#8217;alto. Poi sopraggiunse il senso di soffocazione. Questa sofferenza non era la morte, fu il pensiero che pass\u00f2 attraverso la sua coscienza vacillante. La morte non faceva soffrire. Era la vita, erano le sofferenze della vita; quella spaventosa sensazione era l&#8217;ultimo colpo infertogli dalla vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Le sue forti mani e i piedi cominciarono a battere e ad agitarsi spasmodicamente e debolmente. Ma lui si era preso gioco di loro e della volont\u00e0 di vivere che li faceva battere e agitarsi. Era troppo lontano. Non avrebbero mai potuto riportarlo alla superficie. Gli parve di navigare, languidamente in un mare di sognanti visioni. Colori e luminosit\u00e0 lo circondavano, la bagnavano, lo pervadevano. Che cos&#8217;era? Sembrava un faro; ma era dentro il suo cervello &#8212; una bianca luce splendente, balenante. Balenava sempre pi\u00f9 rapidamente. Vi fu un rombo prolungato e gli sembr\u00f2 di scivolare lungo un vasto interminabile pendio. E, in qualche parte, in fondo, cadde nelle tenebre. Solo questo seppe: era caduto nelle tenebre. E nel momento stesso in cui lo seppe, cess\u00f2 di saperlo.<\/em><\/p>\n<p>In questa pagina terribile, certo superiore artisticamente a quella dello sconosciuto ventiseienne Kipling, London, che di anni ne aveva trentacinque, ma era gi\u00e0 al culmine della celebrit\u00e0, ha descritto nel mondo pi\u00f9 vivido l&#8217;odio e il disgusto della vita che sembra aver attraversato come un vento di follia autodistruttiva la coscienza dell&#8217;uomo moderno, proprio nel momento del suo apparente trionfo. Sia in Kipling &#8212; si pensi ai <em>Libri della giungla<\/em> &#8211; sia in London, si pensi ai racconti del Grande Nord e a quelli dei Mari del Sud, ma anche a romanzi come <em>La valle della Luna<\/em>, vi \u00e8 una vena di potente vitalismo, eppure, nello stesso tempo, si percepisce una sorta di oscura attrazione per la morte e il nulla, un fastidio per la parte ingrata e deludente della vita, una feroce volont\u00e0 di rimediare a questa imperfezione della natura mediante la distruzione della vita stessa. In Dick, il protagonista de <em>La luce che si spense<\/em>, il richiamo di Tanatos \u00e8 ancora semicosciente, mentre in Martin Eden \u00e8 freddo e razionale, al punto da costringerlo a usare tutte la sua intelligenza e la sua forza di volont\u00e0 per impedire al suo organismo di lottare per sopravvivere, una volta lasciatosi cadere in mare. Martin si osserva come attraverso uno specchio: si sdoppia e impegna le sue ultime risorse per sopprimere quell&#8217;organismo imperfetto che vorrebbe ancora vivere, pur avendo deciso che la vita non vale la pena d&#8217;essere vissuta. La contraddizione tra la brama di vivere e il desiderio di morte \u00e8 solo apparente: di fatto, sono le due facce d&#8217;una stessa medaglia. Proprio perch\u00e9 affamato di vita, ma di una vita soddisfacente, gratificante, felice, Martin giudica che, venute meno tali aspettative e subentrata la disillusione &#8212; anche Ruth ha cercato di rientrare nella sua vita, ma troppo tardi, opportunisticamente, solo perch\u00e9 il successo lo aveva infine fatto emergere dalla massa senza nome &#8212; la vita \u00e8 solo un inutile fardello, un impulso cieco e istintivo, che l&#8217;uomo razionale deve sopprimere senza inutili rimpianti. Difficile dire in che misura questa visione brutalmente maltusiana e darwiniana sia stata causa, o effetto, di chi sa quanti suicidi, materiali o morali, che hanno incominciato a dilagare come una nuova malattia nella societ\u00e0 moderna, in una misura che mai si era vista nelle epoche precedenti. Sullo sfondo c&#8217;\u00e8 la filosofia nichilista di Eduard von Hartmann, e poi, ancora, il cupo pessimismo di Schopenhauer e quello di Leopardi. Alfonso Nitti, il protagonista di <em>Una vita<\/em> di Svevo, del 1892, si suicida alla luce di una tale filosofia: quando la vita si accorge di essere contenuta in un organismo malato e imperfetto, \u00e8 bene che si autodistrugga, come un esperimento malriuscito; e lo stesso far\u00e0, nel 1950, non nella finzione letteraria ma nella vita reale, Cesare Pavese, anche lui al culmine del successo; cos\u00ec aveva fatto, nel 1910, Carlo Michelstaedter, giovane scrittore e pensatore assai promettente, forse volendo dimostrare che solo scegliendo la morte l&#8217;uomo pu\u00f2 affermare sino in fondo la propria libert\u00e0 contro la forza oscura e meccanica d&#8217;una vita non voluta, n\u00e9 scelta. In fondo, Martin Eden che si getta dal finestrino della sua cabina compie il medesimo atto della Saffo leopardiana, la quale si precipita in mare dalla rupe di Leucade; cos\u00ec come Dick che va al seguito dell&#8217;esercito di Kitchener nella campagna del Sudan, cercando inconsciamente nella morte la via d&#8217;uscita da una totale delusione esistenziale, ricorda il principe Andrej che, infelicemente innamorato di Nata\u0161a, cerca e trova la ferita mortale nella battaglia di Bordino. In tutti questi casi \u00e8 la malattia della modernit\u00e0, fatta di aspettative esagerate e maldirette a uccidere i rispettivi eroi. Alla loro delusione si aggiunge la solitudine, perch\u00e9 la donna, nel cui amore cercano rifugio, \u00e8 a sua volta agitata dai propri demoni: non sogna le gioie familiari, ma insegue disordinate immagini di autorealizzazione, anch&#8217;esse in ultima analisi vuote e deludenti. <em>La donna moderna non ha figli, ha problemi<\/em>, diceva Oswald Spengler con acre ma efficace ironia. E l&#8217;uomo, senza una compagna di vita, n\u00e9 uno scopo, n\u00e9 un fine, \u00e8 solo un atomo smarrito nel buio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se dovessimo indicare due libri che segnano nettamente il momento di svolta della modernit\u00e0, dalla forza ottimistica e propulsiva della prima fase al ripiegamento su se<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[148],"class_list":["post-28940","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-friedrich-nietzsche"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28940","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28940"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28940\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28940"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28940"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28940"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}