{"id":28932,"date":"2008-10-28T04:34:00","date_gmt":"2008-10-28T04:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/28\/il-sogno-ci-rivela-lillusorieta-delle-barriere-dello-spazio-e-del-tempo\/"},"modified":"2008-10-28T04:34:00","modified_gmt":"2008-10-28T04:34:00","slug":"il-sogno-ci-rivela-lillusorieta-delle-barriere-dello-spazio-e-del-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/28\/il-sogno-ci-rivela-lillusorieta-delle-barriere-dello-spazio-e-del-tempo\/","title":{"rendered":"Il sogno ci rivela l&#8217;illusoriet\u00e0 delle barriere dello spazio e del tempo"},"content":{"rendered":"<p>\u00abTre volte Randolph Carter sogn\u00f2 la meravigliosa citt\u00e0, e tre volte venne portato via mentre si trovava ancora sull&#8217;alta terrazza che la dominava.<\/p>\n<p>Riluceva, dorata e splendida nel tramonto, con le sue mura, i templi, i colonnati e i ponti ad arco di marmo venato, mentre fontane d&#8217;argento zampillavano con un effetto prismatico su ampi piazzali e giardini odorosi, e larghe strade passavano tra alberi delicati, urne ornate di boccioli e statue d&#8217;avorio disposte in file lenti. Su vertiginosi strapiombi, rivolte verso nord, si arrampicavano invece una lunga serie di tetti rossi, e antichi frontoni aguzzi si susseguivano lungo stradine erbose coperte da ciottoli. Era un vero delirio degli dei, una fanfara di trombe soprannaturali, e un risuonare di cimbali ultraterreni. La circondava il mistero, cos\u00ec come le nuvole si raccolgono intorno ad una favolosa montagna inviolata.<\/p>\n<p>Mentre carter rimaneva senza fiato e in trepidante attesa su quel parapetto circondato da una balaustra, fu sopraffatto dalla pienezza e dall&#8217;ansia di un ricordo quasi svanito, da un dolore di cose perdute, e dal bisogno ossessionante di ricordare di nuovo quello che una volta era stato un luogo veramente terribile.<\/p>\n<p>Sapeva che il suo significato una volta doveva essere stato estremamente importante per lui, anche se non sapeva dire in quale epoca remota o incarnazione l&#8217;avesse conosciuto, e neppure se fosse stato in sogno o da sveglio.<\/p>\n<p>Richiam\u00f2 alla memoria vaghi frammenti di una lontana giovinezza ormai tramontata, quando lo stupore e il divertimento erano racchiusi nello svolgersi elle giornate, e l&#8217;alba e il tramonto arrivavano, ricchi di aspettative e a grandi passi, al suono appassionato di canti e di liuti, schiudendo maestosi cancelli su ulteriori e sorprendenti meraviglie.<\/p>\n<p>Ma, ogni notte che trascorreva su quell&#8217;alta terrazza di marmo con le sue strane urne e il parapetto adorno di fregi, e volgeva lo sguardo su quella citt\u00e0 caria di bellezza e di immanenza ultraterrene immerse nel placido tramonto, percepiva il dominio dei tirannici d\u00e8i del Sogno. Infatti, non poteva in alcun modo lasciare quell&#8217;alto spazio, n\u00e9 scendere da quella scalinata di marmo e lasciarsi andare in una caduta senza fine l\u00e0 dove si aprivano quelle strade ine di antichi sortilegi che lo attiravano prepotentemente.<\/p>\n<p>Quando si svegli\u00f2 per la terza volta su quella scalinata che non aveva ancora disceso e su quelle strade immerse nel tramonto non ancora attraversate, preg\u00f2 a lungo e con fervore gli d\u00e8i del Sogno che meditano nascosti sulle nuvole dello sconosciuto monte Kadath, nel gelido deserto che in cui nessun uomo osa avventurarsi.<\/p>\n<p>Ma gli d\u00e8i non risposero, non mostrarono alcuna piet\u00e0, n\u00e9 espressero alcun segno favorevole quando li preg\u00f2 in sogno e li invoc\u00f2 con suppliche attraverso i barbuti sacerdoti Nasht e Kaman-Thah, il cui tempio oscuro come una caverna sorge non lontano dai Portali del mondo diurno, con al centro una colonna di fiamme&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Cos\u00ec incomincia il romanzo di Herbert Phillips Lovecraf, \u00abLa ricerca onirica dello sconosciuto Kadath\u00bb (titolo originale: \u00abThe Dream-Quest of Unknown Kadath\u00bb, 1927; traduzione italiana di a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Roma, Newton &amp; Compton, 1993, \u00abLovecraft, tutti i romanzi e i racconti\u00bb, vol. 3, pp. 159-160), che, a giudizio di alcuni studiosi dell&#8217;opera del &quot;solitario di Providence&quot;, \u00e8 probabilmente la sua cosa migliore.<\/p>\n<p>Vi si narra la storia di un uomo che audacemente, con ammirevole ostinazione, persegue la sua meta (vorremmo dire: il suo sogno) di raggiungere, nei mondi del sogno, appunto, una favolosa citt\u00e0 sconosciuta, che gli \u00e8 apparsa pi\u00f9 volte ma che non ha mai avuto la possibilit\u00e0 di esplorare, pur desiderandolo con tutte le sue forze; e che, per riuscirvi, intraprende un avventuroso viaggio onirico di regno in regno, come in un gioco di specchi, in cui il lettore \u00e8 sempre incerto se la multiforme ed umbratile realt\u00e0 di quei luoghi appartenga al mondo della Veglia o a quello, misterioso ed elusivo, del Sogno.<\/p>\n<p>Sappiamo che presso alcuni popoli nativi, ad esempio gli aborigeni australiani, il mondo dei sogni non \u00e8 affatto meno reale di quello della vita ordinaria; anzi, \u00e8 esso che sorregge l&#8217;intero edificio della realt\u00e0. E da esso discendono le cose e gli eventi che si manifestano a livello fisico (cfr. F. Lamendola, \u00abPer gli aborigeni del Sogno, ogni creatura del mondo fa parte di uno stesso organismo\u00bb, consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Per gli aborigeni, il tempo del Sogno \u00e8 un tempo che viene prima del tempo; o meglio, il Sogno esiste da prima che esista il concetto stesso del tempo. Secondo quelle ppopolazioni, il mondo era inizialmente privo di forma. La vita sul nostro pianeta fu il risultato di uno straordinario gesto creatore da parte degli Eroi del Cielo, che emersero da sotto terra per creare le montagne, i fiumi e tutti gli esseri viventi.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 i <em>Wandjina<\/em>, gli spiriti sacri tipici di questa parte del mondo &#8211; spesso raffigurati, nelle incisioni e pitture rupestri, con sconcerto degli etnologi e degli archeologi, \u00abcuriosamente\u00bb privi della bocca -, vengono onorati nelle cerimonie religiose. Si tratta di esseri celesti che hanno origine nel Sogno, sono creatori del mondo e delle leggi che lo governano; sono loro gli Eroi del Cielo, che non corrispondono a delle divinit\u00e0, ma ad entit\u00e0 celesti capaci di agire in qualit\u00e0 di guide e compagni degli esseri umani.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, non solo lo studio dell&#8217;etnologia dei popoli nativi, ma anche le pi\u00f9 recenti ricerche scientifiche tendono ad avvalorare sempre pi\u00f9 l&#8217;ipotesi che la natura del sogno non sia <em>meno<\/em> reale di quella dello stato di veglia, bens\u00ec <em>diversamente<\/em> reale; tanto \u00e8 vero che nel sogno non solo non viene meno l&#8217;autocoscieza, ma neppure la percezione del mondo esterno: di quel mondo esterno cui pensiamo generalmente si possa accedere solo mediante i cinque sensi.<\/p>\n<p>Lasciamo perdere, per ora, quella particolare casistica onirica che si riferisce ai sogni premonitori o, addirittura, ai sogni in cui sembra realizzarsi una precisa complementarit\u00e0 fra il sono e la veglia: nei quali, ad esempio, persone defunte rispondo a domande e svelano segreti, come sarebbe stato, secondo Boccaccio, il sogno con cui Dante Alighieri rivel\u00f2 al figlio dove giacevano custoditi gli ultimi canti del suo \u00abParadiso\u00bb, altrimenti introvabili.<\/p>\n<p>Rimandiamo ad altro luogo una discussione su questa particolare categoria di sogni, nei quali sembra che essi interagiscano esplicitamente con il mondo della veglia, mediante riscontri oggettivi, perch\u00e9 questo ci condurrebbe troppo lontano.<\/p>\n<p>Per ora, limitiamoci ad osservare che, anche nei sogni cosiddetti ordinari, esiste un livello di percezione della realt\u00e0 che, se non \u00e8 la realt\u00e0 dello stato di veglia, possiede nondimeno caratteri di coerenza e plausibilit\u00e0 tali, da rendere assai problematico indicare per quali ragioni dovremmo considerarla come puramente illusoria. Il fatto \u00e8 che, nel sogno, noi vediamo, udiamo, esercitiamo insomma i nostri sensi, non meno di quel che facciamo nella veglia; n\u00e9 abbiamo il potere &#8211; proprio come nella veglia &#8211; di modificare a nostro piacere la realt\u00e0 circostante, che, anzi, ci si impone con la sua evidenza e con la sua cogenza.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, piuttosto che almanaccare sul grado maggiore o minore di realt\u00e0 reciproca del mondo della veglia e di quello del sogno, meglio sarebbe, forse, riconoscere che sia l&#8217;uno che l&#8217;altro non sono che manifestazioni di una dimensione limitata della realt\u00e0, quella legata allo spazio-tempo ordinario; al di l\u00e0 dei quali, per\u00f2, esiste un livello pi\u00f9 alto, libero da tali condizionamenti.<\/p>\n<p>I sogni, secondo gli antichi, erano appunto i canali mediante i quali gli d\u00e8i o gli antenati si mettevano in comunicazione con i viventi: ossia, dei canali di comunicazione tra il piano della realt\u00e0 assoluta e quello della realt\u00e0 relativa.<\/p>\n<p>Anche gli sciamani dell&#8217;Asia centrale, della Siberia e delle due Americhe praticavano il viaggio astrale mediante le tecniche medianiche; e ritenevano che, quando il corpo giace in uno stato di forte alterazione (ad esempio, quando \u00e8 afflitto da una grave malattia), nonch\u00e9 quando \u00e8 immerso in un sonno molto profondo, abbandona il piano della realt\u00e0 fisica e si trasferisce nelle regioni superiori, libero dai condizionamenti della natura fisica.<\/p>\n<p>A quel punto, lo spirito dello sciamano pu\u00f2 anche trasferirsi nel corpo di un animale, ad esempio di un uccello, e coprire vaste distanze per vedere e conoscere quello che accade in altri luoghi (ed esistono testimonianze le quali inducono a pensare che, almeno in alcuni casi, tale viaggio possa avvenire oggettivamente).<\/p>\n<p>Scrive la studiosa dell&#8217;occulto francese H\u00e9l\u00e8ne Renard, gi\u00e0 autrice di un libro sa quattro mani con Louis Pauwels, \u00abL&#8217;arca di No\u00e9 e il diluvio\u00bb, ne suo interessante \u00abDiu l\u00e0. Credenze e ricerche sulla vita dopo la morte\u00bb (titolo originale:\u00abL&#8217;apr\u00e8s vie\u00bb, Philippe Lebaud Editeur, 1985; traduzione italiana di Cristina Viani, Milano, Longanesi &amp; C:, 1986, pp. 191-94):<\/p>\n<p>\u00abDurante il sogno lo spirito sembra vivere in maniera quasi autonoma. Nello stato di veglia la coscienza della realt\u00e0 ci perviene tramite i sensi. Nello stato di sogno, nel quale abbiamo ugualmente una sensazione di realt\u00e0, non sono pi\u00f9 i sensi a trasmetterla. I sogni ci forniscono l&#8217;occasione di una sorprendente esperienza: non siamo obbligati a passare attraverso i sensi per percepire una realt\u00e0. Non siamo cio\u00e8 sottoposti alla percezione esclusiva dei cinque sensi.<\/p>\n<p>Il sogno supera le barriere dello spazio-tempo.<\/p>\n<p>\u00c8 un&#8217;esperienza comune a tutti: il tempo del sogno non \u00e8 lo stesso di quello di veglia. In sogno si svolgono in pochi attimi avvenimenti che necessiterebbero ore, allo stato di veglia, per essere vissuti nelle medesime situazioni. Si pu\u00f2 parlare di un tempo psichico diverso dal tempo &quot;solare&quot; col quale misuriamo la vita in stato di veglia. Questo ultimo \u00e8 in relazione con la rotazione della Terra attorno al Sole. \u00c8 l&#8217;idea che ci facciamo del passato, del presente e del futuro, del momento che succede a un altro momento, a determinare la nostra esperienza del tempo &quot;solare&quot;. Il tempo dei sogni non ha nulla a che fare con questi dati e ci fornisce la prova della relativit\u00e0 del tempo, che in s\u00e9 non esiste.<\/p>\n<p>Sia il tempo sia lo spazio si rivelano costruzioni mentali, allo stesso modo che ci\u00f2 che avvertiamo in sogno come realt\u00e0 non \u00e8 che una costruzione mentale.<\/p>\n<p>Quindi n\u00e9 il mondo cosciente n\u00e9 il mondo sognato costituiscono la realt\u00e0 ultima. Ognuno di essi \u00e8 solo uno stato di spirito che li costruisce, lo stesso spirito presente quando siamo svegli e quando sogniamo. Lo spirito crea la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Il sogno ci permette di capire che gli spettacoli, gli oggetti e i personaggi costruiti altro non sono che apparenze. \u00c8 lo spirito a dare loro un aspetto di realt\u00e0: allo stesso modo la vita da svegli ci offre uno spettacolo costruito mentalmente, la cui realt\u00e0 non \u00e8 che apparenza.<\/p>\n<p>Ci si sente autorizzato a concludere che lo spirito, essendo dipendente dal cervello, muore insieme a esso. Ma l&#8217;uomo non \u00e8 fatto solo di corpo e spirito: ha anche una &quot;anima&quot;, cio\u00e8 una parte di s\u00e9 che custodisce una propria identit\u00e0, una memoria della individualit\u00e0, che, come \u00e8 noto, conserva miliardi di informazioni accumulate nel corso dell&#8217;esistenza terrena. Dopo la morte la nuova vita dell&#8217;anima potrebbe essere simile a quella di un sogno prolungati, come credono gli aborigeni. L&#8217;anima di un defunto iniziato potrebbe ritornare nel &quot;Tempo del Sogno&quot;.<\/p>\n<p>Gli aborigeni australiani credono che ogni essere umano possieda due anime: la prima, mortale, entra nell&#8217;essere insieme all&#8217;embrione; la seconda, una particella della vita dell&#8217;Antenato, \u00e8 immortale, perch\u00e9 conserva in s\u00e9 la memoria totale dell&#8217;individualit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli antenati totemici, eroi civilizzatori, Esseri primordiali, dopo aver modellato la Terra creato l&#8217;uomo e gli animali, insegnato all&#8217;uomo le basi della civilt\u00e0, sono risaliti in Cielo ritrovando il loro stato di eternit\u00e0. Gli aborigeni chiamano questo periodo favoloso, questa et\u00e0 dell&#8217;oro, il &quot;Tempo del Sogno&quot;. Solo attraverso la morte l&#8217;uomo raggiunge il suo stato di perfezione che consiste nel ridiventare un puro essere spirituale. La morte \u00e8 il passaggio obbligato da un universo profano a un universo sacro, e lo stato di sogno \u00e8 l&#8217;anello che collega il perituro mondo della materia all&#8217;immortale mondo dello spirito. Il sogno \u00e8 il mediatore fra il possibile vissuto e il possibile invisibile. Attraverso il sogno si manifesta l&#8217;invisibile&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Se tutto questo \u00e8 vero, o almeno verosimile, ecco che la morte potrebbe essere realmente il passaggio da una dimensione caratterizzata da un minor grado di realt\u00e0 &#8211; come lo sono, nella credenza comune, i sogni &#8211; ad una di pienezza e di completa realizzazione.<\/p>\n<p>Forse, se \u00e8 vera l&#8217;ipotesi di Ernesto Bozzano, secondo la quale, alla fine della vita, si rivede istantaneamente, come in un film, ogni singolo momento di essa, ci\u00f2 accade per il semplice fatto che la vita <em>\u00e8<\/em> davvero un sogno (come diceva Calder\u00f3n de la Barca, e come sospettava anche lo stesso Shakespeare).<\/p>\n<p>Un sogno, al di l\u00e0 del quale c&#8217;\u00e8 la vita vera: quella che si realizza sul piano della realt\u00e0 assoluta, libera da ogni condizionamento di tempo e di luogo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abTre volte Randolph Carter sogn\u00f2 la meravigliosa citt\u00e0, e tre volte venne portato via mentre si trovava ancora sull&#8217;alta terrazza che la dominava. 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