{"id":28931,"date":"2007-05-31T07:47:00","date_gmt":"2007-05-31T07:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/05\/31\/malinconia-e-platonismo-nel-sogno-di-una-notte-di-mezza-estate\/"},"modified":"2007-05-31T07:47:00","modified_gmt":"2007-05-31T07:47:00","slug":"malinconia-e-platonismo-nel-sogno-di-una-notte-di-mezza-estate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/05\/31\/malinconia-e-platonismo-nel-sogno-di-una-notte-di-mezza-estate\/","title":{"rendered":"Malinconia e platonismo nel sogno di una notte di mezza estate"},"content":{"rendered":"<p>Ci proponiamo di mostrare come, al di sotto dell&#8217;apparenza di commedia lieta e festosa, il <em>Sogno di una notte di mezza estate<\/em> di William Shakespeare sia un&#8217;opera pervasa da una diffusa malinconia; e che tale malinconia non sia determinata da un vezzo tardo-rinascimentale ovvero da un conflitto tra le ragioni dell&#8217;ideologia e quelle del sentimento, come &#8211; ad esempio &#8211; avviene in Torquato Tasso, bens\u00ec da una ragione interna alla stessa concezione poetica dell&#8217;Autore: un neoplatonismo che allontana l&#8217;Amore ideale nelle regioni rarefatte di un Iperuranio imperscrutabile, lasciando fra le mani dei mortali un amore reale fatto d&#8217;inesplicabili carenze, provvisoriet\u00e0 e inadeguatezze. Tale profonda e insolubile dicotomia, gi\u00e0 evidente nei <em>Sonetti<\/em> di Shakespeare poeta, determina una condizione esistenziale in cui gli esseri umani, presi da passioni che non sanno spiegare e che li trascinano nel labirinto angoscioso di un fatale e incomprensibile gioco di specchi (simboleggiato dalle coppie di amanti che, nel magico bosco notturno, subiscono continue trasformazioni e paradossali capovolgimenti di attitudine reciproca), appaiono pi\u00f9 come trastulli di un gioco capriccioso e imprevedibile che non come liberi soggetti dotati di ragione, volont\u00e0 e consapevolezza dei propri fini e del proprio destino.<\/p>\n<p>Prima di incominciare, desideriamo rendere omaggio alla esemplare acutezza interpretativa di due saggi di Anna Luisa Zazo, <em>La lunga notte nel bosco: immagini e magie di uno stregato Iperuranio<\/em> e <em>&quot;Nella cerchia di queste mura: Shakespeare e il teatro elisabettiano<\/em> (Milano, Mondadori, 1998) che sono stati pubblicati a corredo di una recente edizione mondadoriana del capolavori di William Shakespeare. Ci riconosciamo debitori verso di essi di alcune intuizioni che intendiamo ora ulteriormente sviluppare sul tema dei significati reconditi di <em>A<\/em> <em>Midsummer Night&#8217;s Dream<\/em> (il <em>Sogno di una notte di mezza estate<\/em>), la commedia &#8216;degli inganni&#8217; composta, probabilmente per celebrare qualche matrimonio altolocato, fra il 1596 e il 1598, dunque in pieno Rinascimento inglese. Il Rinascimento italiano, il grande modello amato-odiato dagli elisabettiani, era tramontato irreversibilmente fra le nebbie della Controriforma; l&#8217;ultima opera del teatro italiano dallo spirito ancor pienamente rinascimentale, l&#8217;<em>Aminta<\/em> di Torquato Tasso, era stata rappresentata su un&#8217;isola del Po, alla presenza della corte di Ferrara, nel 1573 (e cio\u00e8 prima delle drammatiche circostanze che portarono alla reclusione dell&#8217;autore, per sette lunghi anni, nel carcere-manicomio di San&#8217;Anna). Ma il fuoco dell&#8217;originale si \u00e8 spento, i suoi lontani bagliori sono ancora in grado di illuminare, anzi d&#8217;incendiare il Rinascimento inglese; tanto pi\u00f9 che, nella cittadella della cultura britannica &#8211; l&#8217;universit\u00e0 di Oxford &#8211; prevale quel medesimo indirizzo platonizzante che aveva caratterizzato la stagione pi\u00f9 felice dell&#8217;Umanesimo italiano, e specialmente fiorentino.<\/p>\n<p>La matrice platonica del <em>Sogno di una notte di mezza estate<\/em> appare evidente nella analogia-contrapposizione fra l&#8217;amore ideale, rappresentato dalla coppia &#8216;soprannaturale&#8217; Oberon-Titania e dai rispettivi seguiti di fate e folletti tratti dalla mitologia celtica, Puck in primo luogo, e l&#8217;amore reale, incarnato dalle tre coppie Teseo-Ippolita, Ermia-Lisandro ed Elena-Demetrio. Coppie asimmetriche, \u00e8 stato osservato, poich\u00e9 Ippolita \u00e8 la regina elle Amazzoni che sposa il suo vincitore, Teseo principe d&#8217;Atene (controvoglia?), mentre Ermia \u00e8 amata follemente sia da Lisandro (che ella riama) che da Demetrio (che \u00e8 ufficialmente fidanzato con lei grazie alla volont\u00e0 del padre della fanciulla, il vecchio Egeo); mentre Elena non \u00e8 amata da nessuno ed ama, non ricambiata, Demetrio. Infine vi \u00e8 un terzo livello di amore: la <em>rappresentazione<\/em> dell&#8217;amore che ne fanno, nella involontariamente grottesca <em>Tragedia di Piramo e Tisbe,<\/em> gli artigiani desiderosi di esibirsi per le nozze del loro duca: unici personaggi che parlano in prosa e non in versi, e il cui linguaggio e il cui mondo spirituale sono talmente goffi e inadeguati alla bisogna, da creare irresistibili quanto casuali effetti comici nello spettatore. Quando poi Titania, vittima di un incantesimo ordito da Oberon (che la vuol &#8216;punire&#8217; per non aver voluto cederle un grazioso paggio indiano) e materialmente realizzato da Puck, s&#8217;innamora follemente di uno di questi attori improvvisati, Bottom dalla testa d&#8217;asino, la commedia tocca il vertice della spiritosa fantasiosit\u00e0 e, al tempo stesso, sfiora insensibilmente le corde di una malinconia intimistica e pensosa. Infatti la situazione in cui viene a trovarsi la leggiadra Titania, \u00e8 contemporaneamente esilarante ma anche penosa: lei, la regina delle fate, bellissima ed aerea, &#8216;costretta&#8217; ad innamorarsi &#8211; e a degradarsi &#8211; di un essere semi-asinino dall&#8217;intelligenza assai mediocre (ancorch\u00e9 capace di stralunate notazioni di &#8216;saggezza&#8217;) pare rappresenti la precariet\u00e0 e l&#8217;intima vulnerabilit\u00e0 del sentimento amoroso <em>reale<\/em> che, quando passa dall&#8217;ideale alla dimensione del quotidiano, si carica inevitabilmente di valenze ambigue, contraddittorie e tutto sommato patetiche &#8211; o almeno cos\u00ec appare dall&#8217;esterno.<\/p>\n<p>La trama della vicenda \u00e8 piuttosto nota, per cui ci limiteremo a riassumerla molto velocemente. Nell&#8217;imminenza elle nozze di Teseo d Ippolita, Egeo conduce dal duca sua figlia e pretende che, se ella non si sottometter\u00e0 al suo volere sposando Demetrio, l&#8217;antica legge di Atene dovr\u00e0 condannare a morte la fanciulla. Teseo, sebbene a malincuore, \u00e8 costretto a promettere che cos\u00ec avverr\u00e0. Quella sera stessa Ermia e Lisandro fuggono dalla citt\u00e0 e si danno appuntamento nel bosco; ma Elena, che ha saputo ogni cosa dall&#8217;amica, pur di ingraziarsi Demetrio lo avverte di quello che sta per accadere. Perci\u00f2 anche Demetrio si inoltra nel bosco alla ricerca di Ermia, seguito da una Elena sempre pi\u00f9 umiliata e ferita nel suo amore non corrisposto, e tuttavia decisa a non perdere di vista il giovane. Oberon, frattanto, avendo ascoltato i rimproveri di Demetrio ad Elena che si ostina a seguirlo, decide di farli rappacificare e ordina a Puck di versare un filtro amoroso sugli occhi di Demetrio, che lo far\u00e0 innamorare della prima persona che vedr\u00e0; lo stesso filtro che Puck versa sugli occhi di Titania addormentata. E mentre Titania, al risveglio, vede il tessitore Bottom con la sua testa d&#8217;asino e se ne innamora perdutamente, Puck scambia Lisandro per Demetrio e gli versa il filtro al posto di questi: cosicch\u00e9, svegliandosi e vedendo per prima Elena, il giovane le dichiara il suo amore. Resosi conto dell&#8217;errore commesso da Puck, Oberon versa il filtro sugli occhi di Demetrio, col, risultato che ora entrambi i giovani si dicono presi d&#8217;amore per Elena. Entrambe le fanciulle si sentono beffate: Elena perch\u00e9 crede che sia tutta una beffa crudele ordita ai suoi danni, Ermia perchp non sa capacitarsi del voltafaccia di Lisandro e si sente profondamente tradita; sicch\u00e9 le due ragazze si bisticciano aspramente, mentre i due giovani si accingono a battersi per disputarsi l&#8217;amore di Elena. Un divertente intermezzo \u00e8 dato dalla compagnia degli attori dilettanti che sono entrati nel bosco di notte per provare le scene del dramma di <em>Piramo e Tisbe<\/em>, da recitare per le nozze del duca. Il loro gergo \u00e8 assurdamente pretenzioso e inconsapevolmente ridicolo, come la loro recitazione; basati dire che uno di loro rappresenta il muro attraverso il quale dialogano i due infelici amanti, con due dita aperte a rappresentarvi una fessura; un altro \u00e8 il leone e un terzo, munito di lampada a olio, rappresenta il chiaro di luna. Oberon, intanto, impietosito dalla degradazione in cui \u00e8 caduta Titania, che bacia e abbraccia Bottom dalla testa d&#8217;asino (uno scherzo, quest&#8217;ultimo particolare, del solito Puck), la scioglie dal filtro dopo aver ottenuto la restituzione del paggio; una nube magica avvolge i due giovani che stavano per battersi e, vagando a casaccio nell&#8217;oscurit\u00e0, tutti e quattro gli amanti cadono a terra sfiniti, e si addormentano sull&#8217;erba. Mentre dormono, Puck &#8211; per ordine di Oberon &#8211; spreme sugli occhi di Lisandro il filtro che lo libera dall&#8217;incantesimo; sicch\u00e9, al risveglio, il giovane torna felicemente all&#8217;amore di Ermia mentre Demetrio (che permane sotto l&#8217;influsso del primo filtro) continua ad amare Elena. Sopraggiungono intanto Teseo ed Ippolita, il testardo Egeo, finalmente, si arrende alla volont\u00e0 della figlia, e acconsente alle nozze di lei con Lisandro. Cos\u00ec, in un giorno solo, vi saranno tre matrimoni: del duca con Ippolita: di Lisandro ed Ermia; e di Demetrio con Elena. La recita degli attori-artigiani mander\u00e0 gli spettatori in visibilio con una serie di <em>gaffes<\/em> tanto pi\u00f9 irresistibili, in quanto inconsapevoli.<\/p>\n<p>Il commiato al pubblico \u00e8 riservato ai versi di Puck, spirito folletto che ha rappresentato l&#8217;imprevedibilit\u00e0 e la capricciosit\u00e0 dei bruschi voltafaccia dell&#8217;amore, aggiungendovi un oizzico di malizia che gli viene dal mondo un po&#8217; inquietante del folklore anglosassone:<\/p>\n<p><em>&quot;If we shadows have offended,<\/em><\/p>\n<p><em>Think but this, and all is mended:<\/em><\/p>\n<p><em>That you have but slumbered here<\/em><\/p>\n<p><em>While thgese visions did appear.<\/em><\/p>\n<p><em>And this weak and idle theme,<\/em><\/p>\n<p><em>No more yieldingbut a dream.<\/em><\/p>\n<p><em>Gentles, do not reprehend.<\/em><\/p>\n<p><em>If you pardon, we will mend.<\/em><\/p>\n<p><em>And, as i am an honest Puck,<\/em><\/p>\n<p><em>If we have unearned luck<\/em><\/p>\n<p><em>Now to scape the serpent&#8217;s tongue<\/em><\/p>\n<p><em>We will make amends ere loing,<\/em><\/p>\n<p><em>Else the Puck a liar call.<\/em><\/p>\n<p><em>So, good night unto you all.<\/em><\/p>\n<p><em>Give me your hands if we be friends,<\/em><\/p>\n<p><em>And Robin shall restore amends.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ossia, nella traduzione di Antonio Calenda e Giorgio Melchiori (ediz. cit., pp. 171-173):<\/p>\n<p><em>&quot;Se noi ombre vi abbiamo irritato,<\/em><\/p>\n<p><em>non prendetela a male, ma pensate<\/em><\/p>\n<p><em>di aver dormito, e che questa sia<\/em><\/p>\n<p><em>una visione della fantasia.<\/em><\/p>\n<p><em>Non prendetevela, miei cari signori,<\/em><\/p>\n<p><em>perch\u00e9 questa storia d&#8217;ogni logica \u00e8 fuori:<\/em><\/p>\n<p><em>noi altro non v&#8217;offrimmo che un sogno:<\/em><\/p>\n<p><em>della vostra indulgenza abbiamo bisogno.<\/em><\/p>\n<p><em>Come \u00e8 vero che sono un Puck onesto,<\/em><\/p>\n<p><em>se abbiam fallito vi prometto questo:<\/em><\/p>\n<p><em>che, per fuggir le lingue di serpente,<\/em><\/p>\n<p><em>faremo assai di pi\u00f9, prossimamente.<\/em><\/p>\n<p><em>Se no, chiamatemi bugiardo e mentitore.<\/em><\/p>\n<p><em>Per ora buonanotte, signori e signore.<\/em><\/p>\n<p><em>Non siate avari di mano: siamo amici,<\/em><\/p>\n<p><em>e in cambio Robin vi far\u00e0 felici.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Puck, dunque &#8211; cio\u00e8 Shakespeare &#8211; insiste sul fatto che si \u00e8 trattato di una vicenda irreale, di una storia puramente onirica; ma se lo afferma a parole, lascia intuire che non lo pensa affatto, tanto \u00e8 vero che allude maliziosamente al carattere ribaldo, truffaldino e mentitore del personaggio che fornisce una tale interpretazione.<\/p>\n<p>Scrive a proposito del <em>Sogno<\/em> l&#8217;illustre anglista Mario Praz: <em>&quot;I fili diversi del dramma &#8211; le nozze di Teseo e Ippolita, la lite di Oberon e di Titania, la fuga dei quattro amanti, la recita degli artigiani &#8211; s&#8217;intrecciano nel modo pi\u00f9 facile in un sontuoso arazzo di vivaci colori contro lo sfondo della magica foresta. Il mondo classico e il mondo fiabesco si fondono come in un &#8216;trionfo&#8217; del tardo Rinascimento; nella coppia Oberon-Titania \u00e8 un riflesso dell&#8217;antica contesa tra Giove e Giunone, e i due esseri paiono partecipare della serena bellezza degli dei della Grecia, mentre Puck appartiene al mondo tenebroso e pauroso della superstizione nordica. Alla incantevole leggerezza del mondo degli elfi s&#8217;intona la vicenda umana; anche i movimenti e le passioni degli innamorati sembrano svolgersi secondo arabeschi di sogno, s&#8217;avviluppano in assurdi nodi e si dissipano d&#8217;incanto, come una danza elegante e astrusa governata dal capriccio d&#8217;Amore. Una gaia e assurda metamorfosi s&#8217;impadronisce anche degli umili artigiani, che non son macchiette marginali nel quadro, ma vengon travolti nella stessa atmosfera falotica, e Bottom con la testa asinina, e la grottesca recita di Piramo e Tisbe, non sembran tanto imparentati al mondo classico di Luciano e di Ovidio, quanto all e bizzarre invenzioni di quel pittore di assurdi fantasmi che fu Hyeronimus Bosch. Il mondo fantastico delle allegorie rinascimentali, il modo amoroso dei romanzi cavallereschi colle sue fontane che accendono o ghiacciano l&#8217;amore, trovano qui la loro pi\u00f9 perfetta e poetica espressione.&quot;<\/em> (in <em>Centouno capolavori inglesi,<\/em> Milano, Bompiani, 1966, pp. 28-30).<\/p>\n<p>La commedia, col suo gioco incrociato di sogno e realt\u00e0, rimanda al valore di conoscenza della nostra percezione delle cose e quindi, per quanto possa non sembrare data la sua apparente &#8216;leggerezza&#8217;, implica un profondo livello di riflessione filosofica che potremmo cos\u00ec sintetizzare: che cos&#8217;\u00e8 quella che abitualmente definiamo &#8216;realt\u00e0&#8217;? Quale valore di verit\u00e0 le possiamo attribuire, su quali e quanti piani differenti essa si articola? Senza ripetere cose gi\u00e0 dette in altri luoghi, spec. nel saggio <em>La scelta,<\/em> a noi sembra che fra gli enti reali e gli enti semplicemente &#8216;possibili&#8217; esistano numerose gradazioni e, pi\u00f9 in generale, che si possa quanto meno individuare una tripartizione fra la realt\u00e0 e la verit\u00e0 dell&#8217;Essere, quella del conoscere e quella dell&#8217;esprimere. Vero &#8211; e reale &#8211; \u00e8 l&#8217;Essere che \u00e8 quello che deve essere; vera (e reale) \u00e8 la conoscenza che vede ci\u00f2 che \u00e8 nell&#8217;Essere; vera (e reale) l&#8217;espressione che traduce ci\u00f2 che vi \u00e8 nella conoscenza (cfr. anche P. F. Pollien, <em>La vita interiore semplificata,<\/em> Roma, Edizioni Paoline, 1945). Ora, nel <em>Sogno di una notte di mezza estate<\/em> di Shakespeare tutti i personaggi (tranne Oberon, il grande tessitore d&#8217;incantesimi, e Teseo, che si potrebbe interpretare come il suo &#8216;doppio&#8217; umano) appaiono sospesi in una condizione di illusoriet\u00e0 e di contraddittoriet\u00e0, al punto che tutti, al termine della commedia, conservano il dubbio se hanno vissuto delle esperienze reali o se hanno sognato o se abbiano fantasticato ad occhi aperti. Il loro dubbio, pertanto, si situa sia al livello del conoscere: le esperienze che hanno fatto nella notte di mezza estate (cio\u00e8 la notte di San Giovanni, il 24 giugno, che il folklore di molte civilt\u00e0 considera &#8216;magica&#8217; per eccellenza), le azioni compiute, i sentimenti provati, sono stati &#8216;reali&#8217; nel senso di &#8216;veri&#8217;? Che cosa \u00e8 reale, che cosa \u00e8 vero? E chi sono io che vivo le cose e, vivendole, le conosco in modo cos\u00ec contraddittorio e incomprensibile?<\/p>\n<p>Scrive Ernest Cassirer (in <em>Sostanza e funzione. Sulla teoria ella relativit\u00e0 di Einstein,<\/em> Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1973, pp. 359-360.):<\/p>\n<p><em>&quot;Il procedimento caratteristico della metafisica non consiste nel trascendere il campo della conoscenza in generale &#8211; giacch\u00e8 fuori di questo campo non ci sarebbe pi\u00f9 per essa materia per possibili problemi -, bens\u00ec nel separare gli uni dagli altri, nel campo della conoscenza stessa, dei punti di vista correlativi, convertendo cos\u00ec la correlazione logica in opposizione oggettiva. In nessun punto questo carattere si manifesta cos\u00ec chiaramente e in nessun punto \u00e8 cos\u00ec significativo e grave di conseguenze come nell&#8217;antica e fondamentale questione concernente il rapporto fra pensiero ed essere, fra soggetto e oggetto della conoscenza. Gi\u00e0 questa sola opposizione nasconde in s\u00e9 tutte le altre e progressivamente si sviluppa in esse. Una volta che le &#8216;cose&#8217; e lo &#8216;spirito&#8217; sono stato concettualmente separati, essi si vengono a trovare subito in due sfere spaziali staccate, in un mondo interiore e in un mondo esteriore, fra cui non c&#8217;\u00e8 nessuna connessione causale comprensibile. E sempre pi\u00f9 acuto si manifesta il contrasto: se gli oggetti esistono soltanto come pluralit\u00e0, al soggetto \u00e8 essenziale l&#8217;esigenza dell&#8217;unit\u00e0; se all&#8217;essenza della realt\u00e0 appartiene il fatto del cambiare e del muoversi, il puro concetto esige invece identit\u00e0 ed immutabilit\u00e0. Nessuna soluzione dialettica pu\u00f2 mai eliminare del tutto queste scissioni che si sono prodotte gi\u00e0 nell&#8217;originaria formulazione dei concetti fondamentali; la storia della metafisica oscilla fra le tendenze opposte, senza che le riesca di derivare l&#8217;una dall&#8217;altra, di ricondurre l&#8217;una all&#8217;altra.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Proviamo a semplificare. La foglia del platano \u00e8 diversa da quella del castagno; la foglia in autunno \u00e8 diversa da quella in estate; eppure noi diciamo &#8216;reali&#8217; le <em>singole foglie,<\/em> e ideali le foglie semplicemente pensate. La foglia pensata, infatti, non \u00e8 di platano n\u00e9 di castagno; non \u00e8 in fiore n\u00e9 disseccata: non \u00e8 questa o quella foglia reale (e perci\u00f2 mutevole e imprevedibile), bens\u00ec la foglia ideale ed eterna, il puro concetto di foglia. Ma allora &#8211; come diceva Pirandello &#8211; le foglie reali (come le persone) hanno l&#8217;esistenza, mentre la foglia ideale (come il personaggio) ha &#8216;solo&#8217; l&#8217;essenza: e quelle soffrono perch\u00e9 prive di essenza (di forma), questa perch\u00e9 priva di esistenza (di materia). Oppure, tornando al <em>Sogno<\/em> shakesperiano, l&#8217;amore di Lisandro per Ermia e di lei per lui, l&#8217;amore di Demetrio per Ermia e di Elena per Demetrio, non sino che manifestazioni sensibili, &#8216;reali&#8217; dell&#8217;amore; ma l&#8217;Amore ideale \u00e8 altra cosa: \u00e8 il magico e mutevole gioco delle passioni e dei sentimenti, che intreccia i suoi arabeschi misteriosi come una danza di lucciole in una notte di mezza estate. Gli amori &#8216;reali&#8221;, inoltre, possono essere domane senza risposta: perch\u00e9 Elena ama disperatamente Demetrio, fino al punto di tradire la sua migliore amica solo per mendicare un po&#8217; di gratitudine da lui, mentre Demetrio finisce per amarla solo mediante un artificio scenico, il filtro d&#8217;amore che Oberon decide di <em>non<\/em> togliere dai suoi occhi? Non \u00e8 forse incomprensibile questa gratuita e questa non necessaria corrispondenza dell&#8217;amore (con buona pace del dantesco <em>Amor che a nullo amato amar perdona<\/em>)?<\/p>\n<p>Forse, l&#8217;errore risiede proprio nel considerare &#8216;reale&#8217; la realt\u00e0 contingente, e &#8216;illusoria&#8217; (sogno o allucinazione) quella Assoluta. Finch\u00e9 non ci colloca nella giusta prospettiva nei confronti dell&#8217;Essere, inevitabilmente si avr\u00e0 l&#8217;impressione che la realt\u00e0 sia illusoria, ingannevole, traditrice: che la nostra vita sia costruita sulla sabbia, che forse sia solo (come dice Calder\u00f2n de la Barca, e come insinua il taoista Chuang Tzu) null&#8217;altro che un sogno. \u00c8 solo dopo aver compreso che l&#8217;Essere, in s\u00e9 stesso, \u00e8 per noi inattingibile, e che l&#8217;essere che noi esperiamo \u00e8 soltanto una manifestazione parziale e imperfetta di quello, che noi possiamo recuperare un certo grado di fiducia nelle &#8216;cose&#8217;, sfuggendo al pericolo (gi\u00e0 mostrato dalla filosofia di David Hume) dello scetticismo assoluto. Realt\u00e0, dunque, non \u00e8 sinonimo di &#8216;realt\u00e0 sensibile&#8217;: la Realt\u00e0 vera &#8211; come insegnava Platone &#8211; non \u00e8 nelle cose, ma nelle Idee delle cose, di cui esse non sono che pallidi riflessi o manifestazioni (cfr. il mito della caverna). A quel punto, anche la dicotomia fra realt\u00e0 &#8216;interiore&#8217; ed &#8216;esteriore&#8217; viene superata: non si tratta, infatti, di due diversi ordini di realt\u00e0, ma di due differenti livelli di conoscenza <em>della medesima realt\u00e0<\/em>: proprio come diversa appare la costa lontana ai naviganti se vista dal ponte della nave o se osservata dalla coffa dell&#8217;albero maestro.<\/p>\n<p>Scrive ancora il Cassirer (op. cit., pp. 364-365):<\/p>\n<p><em>&quot;Finch\u00e9 ci si attiene alla distinzione metafisica di interiore e di esteriore, si ha un&#8217;opposizione che non ammette assolutamente alcuna mediazione. Qui vige soltanto un semplice<\/em> aut-aut<em>: come una cosa non si pu\u00f2 trovare contemporaneamente in due diverse posizioni dello spazio, cos\u00ec l&#8217;interiore non pu\u00f2 in alcun modo essere al tempo stesso un esteriore, e viceversa. Nella formulazione critica della questione, invece, questa limitazione \u00e8 abolita. L&#8217;opposizione non \u00e8 pi\u00f9 di due termini, bens\u00ec di molti termini, finch\u00e9 (&#8230;) uno solo e medesimo contenuto della esperienza pu\u00f2 dirsi soggettivo oppure oggettivo a seconda che venga considerato relativamente a diversi punti logici di riferimento. La percezione sensoriale, rispetto all&#8217;allucinazione e al sogno, rappresenta il vero e proprio tipo dell&#8217;oggettivit\u00e0, mentre, valutata secondo lo schema della fisica esatta, pu\u00f2 diventare un fenomeno che non esprime pi\u00f9 alcuna propriet\u00e0 indipendente delle cose, bens\u00ec soltanto uno stato oggettivo dell&#8217;osservatore. In verit\u00e0 si tratta qui sempre di un rapporto che sussiste fra il campo relativamente pi\u00f9 ristretto e il campo relativamente pi\u00f9 ampio dell&#8217;esperienza, ra giudizi relativamente dipendenti e giudizi relativamente indipendenti.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Perfettamente. Il campo pi\u00f9 ristretto di esperienza \u00e8 quello al livello del ponte della nave; il campo pi\u00f9 esteso, quello che si apre dalla cima dell&#8217;albero maestro. Ma il mare \u00e8 sempre lo stesso, la costa lontana sempre la stessa. Non \u00e8 l&#8217;Essere a cambiare, ma la nostra possibilit\u00e0 di esperirlo e di conoscerlo; conoscenza che rimane, comunque, sostanzialmente inadeguata e imperfetta, almeno finch\u00e9 essa non compie un atto di umilt\u00e0 e si <em>affida<\/em> all&#8217;Essere, fiduciosamente, piuttosto di volerlo comprendere e quasi sottomettere, come avviene nel Logos strumentale e calcolante, grande peccato di orgoglio della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Con Shakespeare &#8211; contemporaneo di Francis Bacon, il filosofo che ha teorizzato il massimo grado di antropocentrismo e il massimo grado di dominio e manipolazione sulla realt\u00e0, ci troviamo appunto alle soglie di questo <em>sentire<\/em> tutto moderno. La malinconia di cui dicevamo nel nostro assunto iniziale, dunque, risiede precisamente nel fatto che i personaggi del <em>Sogno di una notte di mezza estate<\/em> si aggrappano alla <em>loro<\/em> idea di realt\u00e0, che coincide &#8211; per essi &#8211; con la realt\u00e0 esperibile con i sensi ben desti e che \u00e8 possibile fare oggetto di completa spiegazione logica; mentre sentono, intuiscono oscuramente che stanno inseguendo solamente brandelli di realt\u00e0, ombre proiettate da una fiamma sulla parete della caverna: non la Realt\u00e0, ma la sua apparenza sfuggente e mutevole; non la Vita (di cui, giusta la celebre espressione di Trevelyan, l&#8217;uomo &#8216;elisabettiano&#8217; \u00e8 cos\u00ec assetato), ma un suo riflesso pallido ed elusivo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci proponiamo di mostrare come, al di sotto dell&#8217;apparenza di commedia lieta e festosa, il Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare sia<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[270],"class_list":["post-28931","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-william-shakespeare"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28931","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28931"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28931\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28931"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28931"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28931"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}