{"id":28921,"date":"2007-06-27T11:45:00","date_gmt":"2007-06-27T11:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/27\/socrate-credeva-nellimmortalita-dellanima\/"},"modified":"2007-06-27T11:45:00","modified_gmt":"2007-06-27T11:45:00","slug":"socrate-credeva-nellimmortalita-dellanima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/27\/socrate-credeva-nellimmortalita-dellanima\/","title":{"rendered":"Socrate credeva nell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima"},"content":{"rendered":"<p><em>Articolo pubblicato sul &quot;Quaderno&quot; n. 2 del 2006, a cura dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica (gi\u00e0 Associazione Filosofica Trevigiana), Organizzazione di Volontariato. Sito Internet http\/\/www. filosofiatv.org<\/em><\/p>\n<p>1)  LA NATURA DEL PROBLEMA.<\/p>\n<p>Si confrontino i seguenti due brani di critica filosofica, l&#8217;uno di E. Ferrai, l&#8217;altro di Giovanni La Magna.<\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec, che Socrate abbia professato la dottrina dell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima, non pare possa mettersi in dubbio.&quot;<\/em> (1)<\/p>\n<p><em>&quot;Infine, il mito finale [ del &#8216;Gorgia&#8217; ] rivela la profonda convinzione [ intendi: da parte di Platone ] che l&#8217;anima \u00e8 immortale, e questa convinzione non era certo di Socrate.&quot;<\/em> (2)<\/p>\n<p>Due opposte interpretazioni di un aspetto non certo ozioso n\u00e9 secondario della filosofia di Socrate, dunque; opposte interpretazioni di due valenti studiosi, i quali entrambi presentano come cosa dimostrata, e pressoch\u00e9 ovvia, il proprio punto di vista.<\/p>\n<p>Vediamo con quali argomenti.<\/p>\n<p>Il primo, il Ferrai, commentando il <em>Fedone<\/em>, chiama in causa per unconfronto il Socrate di senofonte: e rammenta che nella <em>Ciropedia,<\/em> VIII, 7, 6-28 (ove Ciro morente adombra lo stesso Socrate) il vecchio re conforta i figli a vivere in pacee concordia, &quot;sia che a persuadere Eutidemo che il non vedere gli d\u00e8inon \u00e8 ragione a negare che esistano&quot; (ibid. n. 1), cos\u00ec vale per l&#8217;anima; sia che se anche l&#8217;anima non \u00e8 di natura divina, essa consente per\u00f2 agli uomini d&#8217;innalzarsi, mediante l&#8217;intelletto, sopra gli altri viventi e sino agli d\u00e8i (e quest&#8217;ultimo ragionamento \u00e8 svolto nei <em>Memorabili di Socrate<\/em>, IV, 3, 13 sgg.). A ci\u00f2 il Ferrai aggiunge l&#8217;<em>Axioco<\/em>, un dialogo di autore ignoto ma &quot;indubbiamente socratico&quot; (il Boekch lo attribu\u00ec a Simone), ov&#8217;\u00e8 svolta appunto la dottrina dell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Il La Magna, dal canto suo, nel contestare che la fede nell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima, sostenuta nella parte finale del <em>Gorgia<\/em>, sia attribuibile al Socrate storico, afferma che &quot;si vede in questo dialogo che per bocca del vecchio filosofo molte volte parla Platone stesso; e in molte pagine si sente un entusiasmo giovanile, un fervore da neofita, che sono del tutto estranei a Socrate. Inoltre checch\u00e8 se ne dica, a me pare che qua e l\u00e0 faccia gi\u00e0 capolino la teoria delle idee, non ancora certo chiaramente formulata, ma gi\u00e0 <em>sentita<\/em>, sia pure confusamente, da Platone.&quot; (ibid., n. 2).<\/p>\n<p>Certo, questo pu\u00f2 ricondurre a Platone soltanto la teoria dell&#8217;immortalit\u00e0 espressa nel <em>Gorgia<\/em> (come, estendendo il ragionamento <em>a fortiori<\/em>, nel <em>Fedone<\/em>; non dimostra per\u00f2 che Socrate la negasse o la ignorasse. Ma il La Magna opporrebbe giustamente che, non avendo Socrate messo per iscritto le sue dottrine, tocca agli altri trovarvi indizi positivi di questa o quella particolare teoria, insomma l&#8217;onere della prova; laddove, in caso contrario, il silenzio di Socrate (si capisce, il silenzio di quanto <em>attribuito<\/em> a Socrate) vale di per s\u00e9 stesso come una prova in contrario.<\/p>\n<p>2)  PREMESSA METODOLOGICA.<\/p>\n<p>Anzitutto, occorre dare una definizione di &quot;anima&quot;: senza di che, qualunque dissertazione in merito alla sua mortalit\u00e0\/immortalit\u00e0 rischia di ridursi a un gioco degli equivoci. Prendiamo per buona la definizione di Nicola Abbagnano (nel suo <em>Dizionario di Filosofia<\/em>): <em>&quot;il principio della vita, della sensibilit\u00e0 e delle attivit\u00e0 spirituali &#8211; comunque intesee classificate in quanto costituente un&#8217;entit\u00e0 a s\u00e9 o sostanza.&quot;<\/em> E aggiunge:<\/p>\n<p><em>&quot;Quest&#8217;ultima notazione \u00e8 importante perch\u00e9 l&#8217;uso della nozione di Anima \u00e8 condizionato dal riconoscimento che un certo insieme di operazioni o di eventi, quelli appunto detti &#8216;psichici&#8217; o &#8216;spirituali&#8217;, costituiscono le manifestazioni di un principio autonomo irreducibile, per la sua originalit\u00e0, ad altre raelt\u00e0, sebbene in rapporto con esse. Che poi l&#8217;Anima sia incorporea o abbia la stessa costituzione delle cose corporee, \u00e8 questione meno importante: giacch\u00e8 la soluzione materialistica di essa \u00e8 spesso ugualmente fondata, come la sua opposta, sul riconoscimento dell&#8217;Anima come sostanza. In questo significato fondamentale, l&#8217;Anima viene il pi\u00e0 delle volte considerata come &#8216;sostanza&#8217;: intendendosi con questo termine per l&#8217;appunto una realt\u00e0 a s\u00e9, cio\u00e8 che esiste indipendentemente dalle altre.&quot;<\/em><\/p>\n<p>A questo punto, chiarito che per &quot;anima&quot; si intende una &quot;sostanza&quot;, passiamo a considerare la definizione di &quot;immortalit\u00e0&quot;, sempre aiutandoci con la definizione proposta da Abbagnano (<em>loc. cit.<\/em>):<\/p>\n<p><em>Dal punto di vista filosofico, il concetto d&#8217;immortalit\u00e0 pu\u00f2 assumere due forme diverse: 1) la credenza nell&#8217;Immortalit\u00e0 della persona individuale cio\u00e8 dell&#8217;anima umana nella sua totalit\u00e0; 2) la credenza nell&#8217;Immortalit\u00e0 di ci\u00f2 che la persona individuale ha in comune con un prinicpio eterno e divino e cio\u00e8 solo della parte non personale dell&#8217;anima stessa.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Si osservi che, per Giacomo Camuri (in <em>Enciclopedia della filosofia e delle scienze umane<\/em>, Novara, de Agostini, 1996) la seconda definizione di Abbagnano \u00e8 filosoficamente &quot;meno appropriata&quot;: per immortalit\u00e0, dunque, s&#8217;intenderebbe in primo luogo la sopravvivenza, dopo la morte, dell&#8217;anima individuale.<\/p>\n<p>Ora, evidentemente, si tratta di vedere se l&#8217;anima, per Socrate, era una sostanza semplice, unitaria, non divisibile; o se, come per Aristotele, essa era composta di almeno due parti ben distinte: l&#8217;intelletto attivo (eterno e incorruttibile), ossia la sua parte razionale, e l&#8217;intelletto passivo (limitato nel tempo e corruttibile, dunque mortale).<\/p>\n<p>3)  IL CONTESTO STORICO.<\/p>\n<p>La credenza nell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima (in senso stretto) era largamente diffusa nelle culture e nelle religioni antiche. Fuori che in ambito filosofico, era concepita essenzialmentew come una sorta di prosecuzione della vita terrena e si accompagnava al riconoscimento di una <em>distinzione<\/em> nella sorte dei defunti. Tale distinzione era considerata una conseguenza di svariati fattori: 1) la posizione sociale che il defunto occupava in vita; 2) il compimento, da parte dei parenti, di determinati riti cultuali e magici; 3) il comportamento etico tenuto in vita (quest&#8217;ultimo elemento fu il pi\u00f9 tardivo ad affermarsi).<\/p>\n<p>Induismo e buddhismo, caratterizzati dalla credenza nella trasmigrazione delle anime o metempsicosi, avevano familiarit\u00e0 con la credenza nell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima; lo stesso vale per il Gisappone (attraverso il culto degli antenati), la Mesopotamia e l&#8217;Egitto (testimoniata, in quest&#8217;ultima civilt\u00e0, dal rito funebre osiriano). In ambito ebraico, le parti pi\u00f9 antiche del <em>Vecchio Testamento<\/em> alludono a un regno dei morti di natura crepuscolare (lo She&#8217;ol) ove le ombre dei defunti (refa&#8217;im) sono pallide e inerti, non molto diversamenteda quanto avviene nell&#8217;Ade omerico (<em>Odissea<\/em>, libri XI e XXIV).<\/p>\n<p>Nell&#8217;antica Grecia il concetto di questa vita larvale, sbiadita immagine riflessa della vita terrena (<em>Invano tu vuoi consolarmi, Ulisse divino .-<\/em> dice l&#8217;ombra di Achille nell&#8217;Ade &#8211; <em>d&#8217;essere morto. Servire io vorrei, lavorare i campi di un altro, cui la vita sia pure difficile, ma vivere sopra la terra, anzich\u00e9 su la turba regnare infinita dei morti.&quot;<\/em> (Hom., Od., XI, 488-91), far\u00e0 un notevole progresso con le religioni dei misteri, e specialmente con l&#8217;orfismo.<\/p>\n<p>Nell&#8217;orfismo, per\u00f2 &#8211; si badi &#8211; erano gli iniziati a perseguire il fine dell&#8217;immortalit\u00e0 individuale, e non chiunque: concezione che pass\u00f2 poi nella poesia di Pindaro e nelle filosofie di Anassimene, Pitagora e Platone. L&#8217;idea che gli iniziati soltanto <em>possono<\/em> accedere, a determinate condizioni, all&#8217;immortalit\u00e0 dopo la morte fisica del corpo, si \u00e8 prolungata nella magia colta, attraverso il neoplatonismo, su su fino al Rinascimento e oltre.<\/p>\n<p><em>&quot;Quanto al carattere di concretezza della trasformazione iniziatica &#8211; afferma Julius Evola &#8211; baster\u00e0 ricordare il detto, che tanto scandalo dest\u00f2 nella Grecia gi\u00e0 &#8216;illuministica&#8217;, e cio\u00e8 che se un delinquente \u00e8 iniziato aid Eleusi, il suo destino dopo la morte non \u00e8 da paragonarsi con quello che attende l&#8217;uomo pi\u00f9 virtuoso od illustre, mettiamo un Epaminonda.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Da tutto ci\u00f2, si deduce che non solo la sopravvivenza dell&#8217;anima, ma anche la &#8216;qualit\u00e0&#8217; del suo destino post-mortem dipende dal grado d&#8217;iniziazione ai misteri. Questo ci riconduce alla necessit\u00e0 di distinguere fra sopravvivenza e immortalit\u00e0. Citiamo ancora dalla stessa fonte:<\/p>\n<p><em>&quot;A questo punto vale mettere in rilievo, che la sopravvivenza cosciente non s&#8217;identifica senz&#8217;altro con l&#8217;immortalit\u00e0. Ci\u00f2 riporta alla teoria della gerarchia dei mondoi e degli stati dell&#8217;essere, come pure alle cosiddette leggi cicliche. Su tutto questo, per ora, si pu\u00f2 dare solo un cenno. Immortale, in senso assoluto, \u00e8 soltanto l&#8217;Incondizionato, il principio di l\u00e0 da ogni manifestazione. Immortalit\u00e0 vi \u00e8 dunque solo come immortalit\u00e0 &#8216;olimpica&#8217; in senso superiore, procedente da uno stato di unione con l&#8217;Incondizionato. Chi ha gi\u00e0 realizzato le condizioni per la sopravvivenza pu\u00f2 tendere a questo supremo fine. Ma non \u00e8 detto che vi riesca. Si pu\u00f2 cercare da vivi la &#8216;liberazione&#8217; completa che rende immortali. Alcune possibilit\u00e0 sono date al momento della morte. Altre, in stati postumi, nei quali la conoscenza e la coscienza dell&#8217;iniziato, a differenza di quelle degli uomini comuni, sussitono.<\/em> (3)<\/p>\n<p>4)  LA POSIZIONE DI SOCRATE.<\/p>\n<p>Avendo definito il problema, elaborato alcuni strumenti metodologici e tracciato il contesto storico, possiamo tentare di rispondere alla domanda che ci eravamo posta: se Socrate credesse all&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima individuale.Certo, egli non distingue &#8212; come non distingue Platone &#8212; fra intelletto attivo e passivo: questo lo far\u00e0 Aristotele, nel <em>De Anima<\/em>, e le sue conclusioni negative circa l&#8217;immortalit\u00e0 del secondo verranno riprese ed esplicitate da Alessandro di Afrodisia e da Averro\u00e8 (da giovane, invece, Aristotele aveva seguito, nelle opere esoteriche, l&#8217;insegnamento platonico, a sua volta derivato, come abbiamo visto, da quello pitagorico.<\/p>\n<p>Circa la dottrina esposta nel <em>Fedone,<\/em> abbiamo gi\u00e0 osservato che essa (come nella parte finale del <em>Gorgia<\/em>) \u00e8 interamente platonica e che nulla ha a che fare col Socrate storico. A questo si potrebbe aggiungere che neppure il Socrate platonico appare del tutto certo in merito all&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima. Dice infatti <em>nell&#8217;Apologia di Socrate<\/em> (40, c):<\/p>\n<p><em>&quot;La morte, infatti, \u00e8 una di queste due cose: o \u00e8 come non essere nulla e il morto non ha alcuna consapevolezza di nulla, oppure, secondo quel che si dice, la morte \u00e8 un cambiamento e, per cos\u00ec dire, una migrazione dell&#8217;anima da questa sede, quaggi\u00f9, verso un altro luogo. Ora, se la morte \u00e8 non avere alcuna coscienza (40 d), ma come un sonno, quando uno, dormendo, non vede pi\u00f9 nemmeno un sogno, la morte pu\u00f2 essere un meraviglioso guadagno&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ma tornando al Socrate storico, dobbiamo convenire che esistono ben pochi elementi per definire con certezza la sua posizione. Certo, abbiamo le testimonianze di Platone e Senofonte: pochissimo attendibili entrambe: quella di Platone perch\u00e9 &quot;veste&quot; Socrate dei propri pensieri; quella di Senofonte perch\u00e9 il discepolo, per quanto sinceramente ammirasse il maestro, ben poco aveva compreso della sua filosofia. Diremo di pi\u00f9: sembra che non vi sia spazio, nell&#8217;orizzonte speculativo di Socrate, per il problema specifico dell&#8217;immortalit\u00e0. Era totalmente preso dal &quot;conosci te stesso&quot; e forse, interrogato sulla vita dopo la morte, avrebbe fatto come il Buddha quando fu interrogato sulla natura di Dio: avrebbe sorriso senza rispondere; unico ambito, forse, cui non s&#8217;addice il <em>t\u00ec esti<\/em>, il &quot;che cosa \u00e8 questo&quot; della sua implacabile ricerca.<\/p>\n<p>A differenza di Platone, secondo il quale fare filosofia significa prepararsi a morire (<em>Fedone<\/em>, 64 a)<em>,<\/em> per Socrate filosofare vuol dire praticare la virt\u00f9, intesa come sapere delle cose buone. Possiamo, dunque, affidarci a un ragionamento per esclusione: solo Pitagora (e, in un certo senso, Anassimene, nel quadro cio\u00e8 del suo ilozoismo), a quel che sappiamo, afferm\u00f2 in modo positivo l&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima nella filosofia dell&#8217;antica Grecia, prima di Platone. A meno che Socrate, introdotto al sapere iniziatico da misteriosi personaggi quali Diotima, la sapiente di Mantinea di cui parla nel <em>Simposio<\/em>, abbia ritenuto giusto tenere distinta la sfera del suo insegnamento pubblico, basato sulla triade ironia-dialettica-maieutica, da quella di un sapere esoterico che, per la sua natura e le sue finalit\u00e0, non poteva essere oggetto di conversazioni &quot;profane&quot;, ma solo ed esclusivamente di apprendimento individuale e segreto.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: se dal &quot;corpus&quot; delle dottrine socratiche hanno potuto derivare indirizzi cos\u00ec diversi, per non dire opposti, come il cinico (Antistene), il megarico (Euclide), il cirenaico (Aristippo) e l&#8217;accademico (Platone), ciascuno dei quali, a suo modo, rivendicante l&#8217;autenticit\u00e0 della propria interpretazione di Socrate, significa che il <em>senso<\/em> complessivo di quel messaggio (e qui, lo vediamo, ci siamo allontanati non poco dall&#8217;assunto iniziale) non risiede nel <em>circoscrivere<\/em> dei brandelli o segmenti di supposta verit\u00e0, ma continuare sempre, coraggiosamente, a fare e a farsi delle <em>domande.<\/em><\/p>\n<p>Non perch\u00e9 la verit\u00e0 sia eternamente elusiva (Socrate non lo credeva), ma perch\u00e9 la sua conquista non pu\u00f2 che essere kierkegaardianamente (e Kierkegaard fu forse, tra i moderni, il pi\u00f9 fedele al metodo del maestro) la conquista <em>qui<\/em> e <em>ora<\/em> di quel determinato individuo, di quel &quot;singolo&quot;; e non riposante e salottiera (o accademica) verit\u00e0 universale, nel senso <em>di<\/em> tutti e <em>per<\/em> tutti.<\/p>\n<p>Francesco Lamendola<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p>1)  PLATONE, <em>Fedone<\/em>, commento di E. Ferrai, Padova, 1888; 2^ ediz. A cura di Domenico Bassi, Torino, 1922, p. LVIII.<\/p>\n<p>2)  PLATONE, <em>Gorgia,<\/em> a cura di G. La Magna, Milano, 1942, p. 21.<\/p>\n<p>3)  <em>Introduzione alla Magia<\/em>, a cura del gruppo di Ur, Roma. Ediz. Mediterranee, rist. 1987 (3 voll.), vol. I, pp. 163-164.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato sul &quot;Quaderno&quot; n. 2 del 2006, a cura dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica (gi\u00e0 Associazione Filosofica Trevigiana), Organizzazione di Volontariato. Sito Internet http\/\/www. filosofiatv.org 1) LA NATURA<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[96,221],"class_list":["post-28921","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-anima","tag-platone"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28921","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28921"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28921\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28921"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28921"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28921"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}