{"id":28916,"date":"2016-05-20T08:40:00","date_gmt":"2016-05-20T08:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/20\/la-societa-moderna-che-ha-detronizzato-il-padre-non-si-salvera-se-non-tornando-al-padre\/"},"modified":"2016-05-20T08:40:00","modified_gmt":"2016-05-20T08:40:00","slug":"la-societa-moderna-che-ha-detronizzato-il-padre-non-si-salvera-se-non-tornando-al-padre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/20\/la-societa-moderna-che-ha-detronizzato-il-padre-non-si-salvera-se-non-tornando-al-padre\/","title":{"rendered":"La societ\u00e0 moderna che ha detronizzato il padre non si salver\u00e0 se non tornando al Padre"},"content":{"rendered":"<p><em>Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono pi\u00f9 degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi servi<\/em>. Come il figlio prodigo, anche l&#8217;uomo contemporaneo, quando si sar\u00e0 stancato di mangiare ghiande come i porci, una buona volta decider\u00e0 di rimettersi in cammino e tornare da suo Padre, che lo aspetta con il cuore trepidante, e presso il quale trover\u00e0 tutto quello di cui ha bisogno per vivere una vita felice. Oppure seguiter\u00e0 a mangiare le ghiande, rubandole ai porci di cui si \u00e8 fatto custode, e finir\u00e0 per morire di fame, perch\u00e9 i padroni del branco non gli danno neppure quelle, n\u00e9 si commuovono se la fame gli strazia i visceri.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 tuttavia una cosa che lo trattiene, che gli impedisce di rinsavire, anche se, nei rari momenti di lucidit\u00e0, egli intuisce lo squallore della condizione in cui \u00e8 precipitato, e rimpiange il tempo in cui viveva nella casa paterna, provvisto di tutto il necessario e circondato dall&#8217;affetto del genitore. Lo trattiene la cultura degli ultimi tre secoli, la quale, come un diabolico crescendo, non ha fatto altro che esprimere una ribellione sempre pi\u00f9 acre, sempre pi\u00f9 astiosa, sempre pi\u00f9 violenta, contro la figura del padre, descritta come quella di un oppressore, di un nemico, di un tiranno disumano; e, pi\u00f9 ancora, il fatto che la cultura moderna ha costruito se stessa, pezzo dopo pezzo, esaltando illimitatamente l&#8217;individualismo, il far da s\u00e9, il rifiuto delle radici, e la bellezza dell&#8217;andare avanti senza curarsi di nessuno e senza riconoscere o contrarre debiti nei confronti di alcuno. Tale \u00e8, per definizione, la cultura progressista: il Progresso non fa sconti, non si volge mai indietro, non rispetta la tradizione, non sa che farsene dei vecchi (<em>pardon<\/em>, quale mancanza di delicatezza; volevamo dire: degli anziani) e della loro saggezza; esso punta tutte le sue carte sulla giovent\u00f9, sul domani, sul futuro, quali che siano, dando per acquisito che il futuro \u00e8, per definizione, cosa migliore del passato, che il nuovo \u00e8 sempre e comunque preferibile al vecchio, e che i giovani non hanno niente da imparare dai vecchi, anzi, tutto da dimenticare.<\/p>\n<p>Da Freud in poi, del resto, la rivolta contro il padre \u00e8 entrata di diritto nella sedicente scienza psicanalitica; cos\u00ec come, pochi decenni innanzi, la morte di Dio era entrata, grazie al pensiero di Nietzsche, nel quadro complessivo e imprescindibile della filosofia moderna, come uno di quei dati di fatto che possono piacere o non piacere, ma rispetto ai quali non \u00e8 possibile, nemmeno volendolo, tornare indietro. Niente pi\u00f9 Dio: ed ecco stuoli di volonterosi &quot;teologi&quot; a smantellare, un mattone alla volta, l&#8217;intero edificio della teologia; via i miracoli, ridotti a simboli; via il soprannaturale, ridotto a mito; via il bene e il male, ridotti a valori contingenti e storicamente mutevoli; via la Resurrezione, ridotta a semplice ipotesi, peraltro azzardata; via il culto mariano, ridotto a superstizione; via la stessa divinit\u00e0 di Ges\u00f9, ridotta a metafora; e via, per finire, Dio in se stesso, perch\u00e9 l&#8217;uomo deve fare come se Lui non ci fosse ed \u00e8 proprio Lui, in ultima analisi, che vuole cos\u00ec, per vedere se siamo cresciuti abbastanza e se siamo diventati adulti. E, allo stesso modo, niente pi\u00f9 padre: ed ecco stuoli di &quot;psicologi&quot; spiegarci che dobbiamo oltrepassare il complesso di Edipo, che dobbiamo, appunto, dimostrare di esser cresciuti, di saper camminare con le nostre gambe, di non aver bisogno di attaccarci ai pantaloni del babbo (o alle gonne della mamma); insomma, che non siamo pi\u00f9 dei bambocci viziati e tremebondi, ma esseri capaci di prendere in mano il proprio destino e di vivere la propria vita, cos\u00ec come noi stessi vogliamo determinarla, in piena libert\u00e0 e senza farci ricattare dai vecchi e superati discorsi sul dovere, sul sacrificio, sul peccato, che ci sono stati rifilati al preciso scopo di perpetuare la nostra sottomissione.<\/p>\n<p>Scriveva il teologo Giacomo Panteghini nel saggio <em>Il ritorno ai Padri in una societ\u00e0 &quot;senza padre&quot;<\/em> (nella rivista teologica <em>Credere oggi<\/em>, Padova, Edizioni del Messaggero, n. 3 del 1984, pp. 96-98):<\/p>\n<p><em>Che cosa pu\u00f2 significare il ritorno ai Padri [della Chiesa] in una societ\u00e0 che vede in crisi la figura del padre? [&#8230;] Il senso della domanda a prima vista pu\u00f2 apparire retorico. La risposta che sembra suggerire \u00e8 che si tratta di una reazione al processo di dissolvimento in atto nella societ\u00e0 occidentale, di un ricupero della figura paterna e di tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 connesso (autorit\u00e0, tradizione, saggezza, ordine, disciplina, ecc.). La risposta che una pi\u00f9 attenta considerazione del fenomeno invece ci porter\u00e0 a dare \u00e8 di ben altro genere. Il ritorno ai padri nella storia della chiesa ha normalmente caratterizzato le epoche non della conservazione ma del rinnovamento. Non si tratta quindi di un sintomo di &quot;riflusso&quot;, ma del ricupero dello slancio giovanile che ha caratterizzato l&#8217;era dei Padri. [&#8230;] Ai nostri giorni non \u00e8 possibile comprendere il significato profondo di questo ritorno senza tener presente il contesto socio-culturale che sembra dare l&#8217;ostracismo alla figura del padre. Stiamo veramente avviandoci verso una societ\u00e0 senza padre, come un&#8217;abbondante letteratura degli ultimi vent&#8217;anni sostiene, oppure non si \u00e8 trattato che di una breve parentesi &quot;anarchica&quot; gi\u00e0 conclusa, come un certo &quot;revival&quot; autoritario e conservatore sembra dimostrare. Probabilmente quello che \u00e8 morto non \u00e8 il padre ma una sua immagine, che \u00e8 antistorico voler a tutti i costi restaurare. In questione oggi non \u00e8 tanto la paternit\u00e0 biologica o psicologica (come situazione affettiva), ma la paternit\u00e0 simbolica, cio\u00e8 l&#8217;immagine che la societ\u00e0 e la cultura del passatoi hanno elaborato della paternit\u00e0 come simbolo e strumento di conservazione di un certo ordine, basato sul potere, in una struttura patriarcale. Si \u00e8 osservato che, mentre la maternit\u00e0 \u00e8 un dato di ordine prevalentemente naturale, la paternit\u00e0 si configura come un fatto prevalentemente culturale. E proprio perch\u00e9 definita &quot;simbolicamente&quot; dalla cultura e dalla societ\u00e0, la paternit\u00e0 \u00e8 soggetta alle trasformazioni stesse della societ\u00e0 e della cultura. Questo spiega come mai oggi essa sia contestata come sintomo di un assetto sociale in via di dissolvimento, di una cultura permeata di maschilismo (da qui la contestazione femminista), di sessismo, di autoritarismo, con sbocchi razzisti, militaristi, colonialisti. La figura paterna avrebbe avuto una sua utile funzione nella costruzione della societ\u00e0 di ieri ma sarebbe oggi superata dall&#8217;evoluzione stessa della societ\u00e0, avviata verso un nuovo assetto che on poggia pi\u00f9 sulla propriet\u00e0 schiavista o borghese ma sulla capacit\u00e0 del singolo o dei gruppi di progettare il futuro servendosi delle nuove tecnologie (Adorno). Il tramonto della societ\u00e0 basata sul padre, sull&#8217;impresa familiare e privata fa s\u00ec che l&#8217;autorit\u00e0 del padre come trasmettitore di ricchezza, di potere, di esperienza, sia sempre minore. Il padre avr\u00e0 sempre meno da offrire (gi\u00e0 oggi il figlio &quot;istruito&quot; supera facilmente le conoscenze del padre) e quindi anche da proibire (Fromm).<\/em><\/p>\n<p><em>Le democrazie moderne aspirano ad un modello di societ\u00e0 in cui il rapporto con l&#8217;altro \u00e8 vissuto attraverso il simbolo della fraternit\u00e0 e non attraverso quello della paternit\u00e0. In questo convergono le opposte ideologie borghese e marxista che hanno in comune l&#8217;utopia di una societ\u00e0 fraterna.<\/em><\/p>\n<p><em>La contestazione del padre, anche se solo ai nostri giorni ha raggiunto le masse, fermenta da oltre due millenni la cultura occidentale. Il mito del figlio ribelle che detronizza il padre tiranno non un&#8217;invenzione di Freud (&quot;Totem e Tab\u00f9&quot;): si pensi al mito di Prometeo che sottrae agli dei gelosi il fuoco (potere), eroe di una letteratura che da Esiodo a Platone, da Eschilo a Calderon de la Barca, da Goethe a Gide esalta in lui l&#8217;uomo stesso anelante alla propria autonomia. \u00c8 poi a tutti noto il bisogno dell&#8217;adolescente di contestare l&#8217;autorit\u00e0 di cui il padre \u00e8 simbolo. Si sa &#8212; anche se non se ne traggono le debite conclusioni &#8212; che a questa et\u00e0 si tende a perdere una fede religiosa troppo legata a modelli autoritari-paternalistici; fatto che spesso purtroppo fa della cresima &#8212; che dovrebbe essere il sacramento d&#8217;investitura della maturit\u00e0 cristiana &#8212; la cerimonia di commiato dalla pratica religiosa. Queste constatazioni inducono a pensare che in crisi non sia il padre in se stesso ma una sua immagine culturale &quot;disumanizzante&quot;, il padre cio\u00e8 che impedisce al figlio di maturare, di progredire, di crescere, in altre parole il padre-padrone. Questa immagine del padre \u00e8 destinata a scomparire con la societ\u00e0 di cui era simbolo e strumento di conservazione (Horkheimer).<\/em><\/p>\n<p>Questo \u00e8 un esempio quasi perfetto di quella teologia postconciliare progressista, modernista, buonista, sinistrorsa, demagogica, che infesta le facolt\u00e0 teologiche e, attraverso di esse, la pastorale e la cultura cattolica nel suo complesso, con i suoi luoghi comuni spacciati per profonde verit\u00e0, con le sue banalizzazioni di problemi complessi spacciate per ottimismo cristiano. Il cristiano non ha il dovere dell&#8217;ottimismo, quanto alle cose del mondo: il suo ottimismo \u00e8 di tipo escatologico, non riguarda questa vita, ma l&#8217;altra; non questo mondo, ma il Regno di Dio, del quale, nella dimensione terrena, \u00e8 possibile vedere solo una pallida anticipazione.<\/p>\n<p>Dopo essersi premurato di chiarire che il &quot;ritorno&quot; ai Padri non deve essere inteso come un &quot;riflusso&quot; (neologismo creato dagli intellettuali progressisti negli anni &#8217;70 per designare il volto becero della reazione), e dopo aver deprecato (ulteriore giaculatoria progressista) un certo qual &quot;revival&quot; autoritario e conservatore, egli dice di non rimpiangere la scomparsa di una certa figura di padre, autoritaria e patriarcale, adatta per altre epoche storiche, quella schiavista e quella borghese (accostamento tipico degli intellettuali marxisti), ma oggi superata e non pi\u00f9 proponibile: la figura del padre che ostacola la crescita dei figli, che non vuole lasciarli diventare autonomi, insomma il padre-padrone. Che scompaia una tale figura paterna, \u00e8 non solamente logico, dato il cambiamento della struttura socio-culturale (dove i padri non hanno pi\u00f9 niente da dare ai figli; ma, ci permettiamo di chiedere, \u00e8 proprio vero?), ma auspicabile e benefico. E via citando Freud e poi Adorno, Horkheimer, Fromm e tutta la compagnia bella della Scuola francofortese; ma non citando, guarda caso, nemmeno uno dei Padri della cui autorit\u00e0 si stava parlando: n\u00e9 Cipriano, n\u00e9 Ambrogio, n\u00e9 Atanasio, n\u00e9 Agostino, n\u00e9 Girolamo: nessuno. E allora lasciamo questi teologi cattolici progressisti nel loro brodo semi-marxista, che non hanno neanche la franchezza di riconoscere; lasciamoli, anche ai nostri giorni, rimestare fra le ceneri di un gigantesco abbaglio storico, del quale non hanno mai fatto ammenda e per il quale non hanno mai domandato scusa. Lasciamoli contrabbandare la svendita della vera teologia cattolica con una zuccherosa &quot;apertura&quot; verso&quot; il mondo moderno, e seguitare a seminar confusione e turbamento fra le anime dei credenti, loro che, in teoria, dovrebbero aiutare il credente a credere sempre di pi\u00f9. Lasciamo gli Enzo Bianchi blaterare a sproposito sul &quot;vero&quot; spirito del Vangelo; lasciamo i Federico Lombardi tessere l&#8217;ammirato e compunto elogio funebre del nobile Marco Pannella, la cui massima benemerenza \u00e8 quella d&#8217;essere stato un grande ammiratore di papa Bergoglio (e tacendo il trascurabile dettaglio che egli \u00e8 stato il capofila dell&#8217;esercito diabolico che ha fatto passare in Parlamento, e, quel che \u00e8 peggio, nella sensibilit\u00e0 morale degli Italiani, il divorzio, l&#8217;aborto, la droga, l&#8217;eutanasia e le nozze omosessuali).<\/p>\n<p>Quanto a noi, abbiamo visto e toccato con mano che la rivolta della cultura moderna contro il padre non \u00e8 affatto, come vorrebbero codesti teologi buonisti, la rivolta contro la figura paterna autoritaria e repressiva: perch\u00e9, da che mondo \u00e8 mondo, \u00e8 il figlio che deve dimostrare a suo padre, con i fatti, d&#8217;essere divenuto adulto e di saper camminare da s\u00e9. Non \u00e8 il padre che non lo lascia crescere, \u00e8 il figlio che si rifiuta di crescere e che si costruisce l&#8217;alibi della durezza e dell&#8217;autoritarismo paterni, con Freud che gli ha fabbricato persino una sorta di attenuante per legittima difesa nelle sue velleit\u00e0 parricide: il &quot;complesso di castrazione&quot;. E quale corte di tribunale oserebbe condannare un figlio che ha ucciso suo padre, perch\u00e9 questi voleva castrarlo? Dostoevskij, che aveva capito cento cose pi\u00f9 di tutti i Freud, i Fromm e gli Adorno messi insieme, ha dedicato al parricidio il suo capolavoro, <em>I fratelli Karamazov<\/em>: un libro nel quale si trovano pi\u00f9 verit\u00e0 sulla condizione dell&#8217;uomo moderno e sul &quot;dramma&quot; dei figli complessati e ribelli, che in diecimila trattati di (sedicente) psicologia.<\/p>\n<p>Nossignori: non \u00e8 il padre-padrone che l&#8217;uomo moderno vuole ammazzare (e dove si troverebbe, ormai, un siffatto padre-padrone? Se quei tali signori progressisti hanno appena finito di spiegarci che il padre, oggi, non ha pi\u00f9 nulla da offrire ai figli!), ma proprio il padre in quanto tale: per invidia, per rancore, per odio irragionevole. Lo vorrebbe disonorare, flagellare, crocifiggere, cos\u00ec come i Giudei fecero con Cristo. Lo vorrebbe seppellire (e fare la guardia al sepolcro, per esser certi che non ne esca mai pi\u00f9), cancellare, dimenticare. Un figlio sano si costruisce la sua vita, va per la sua strada: non sente il bisogno d&#8217;affermarsi con l&#8217;assassinio di suo padre. Ma l&#8217;uomo moderno \u00e8 malato, ed \u00e8 causa della sua stessa malattia. Ecco perch\u00e9 non si salver\u00e0, se non tornando al Padre&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono pi\u00f9 degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi servi. 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