{"id":28913,"date":"2007-12-28T04:26:00","date_gmt":"2007-12-28T04:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/28\/pianificare-la-societa-multietnica-vuol-dire-pianificare-la-catastrofe\/"},"modified":"2007-12-28T04:26:00","modified_gmt":"2007-12-28T04:26:00","slug":"pianificare-la-societa-multietnica-vuol-dire-pianificare-la-catastrofe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/28\/pianificare-la-societa-multietnica-vuol-dire-pianificare-la-catastrofe\/","title":{"rendered":"Pianificare la societ\u00e0 multietnica vuol dire pianificare la catastrofe"},"content":{"rendered":"<p>Da anni e anni ci sentiamo ripetere che realizzare la &quot;societ\u00e0 multietnica&quot; \u00e8 il grande obiettivo del terzo millennio, il luminoso futuro che ci attende al di l\u00e0 del post-moderno.<\/p>\n<p>Da anni ci sentiamo ripetere, come un ritornello, quanto sia bella, desiderabile e felice una societ\u00e0 multietnica; dove razze, culture e religioni diverse coesistano armoniosamente e dove le barriere dell&#8217;incomprensione, del pregiudizio e dell&#8217;intolleranza &#8211; residuo di un passato vergognoso e da dimenticare &#8211; siano abbattute per sempre.<\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 politiche ci ripetono che tale \u00e8 il nostro &quot;destino manifesto&quot;; quelle economiche, che noi abbiamo assoluto bisogno di lavoratori immigrati per tenere alto il nostro tenore di vita e per riempire i vuoti demografici dovuti alla bassa natalit\u00e0; quelle religiose ci ricordano il dovere cristiano dell&#8217;accoglienza; quelle culturali ci assicurano che ci\u00f2 costituir\u00e0 un impagabile arricchimento per il pensiero, l&#8217;arte e la scienza. Tutti insieme appassionatamente ci rintronano gli orecchi con lo stesso motivo, una mescolanza di utilitarismo esplicito e di umanitarismo e democraticismo zuccherosi.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio cos\u00ec?<\/p>\n<p>Noi abbiamo molti dubbi in proposito, anche se politicamente assai scorretti.<\/p>\n<p>Ci rendiamo perfettamente conto della delicatezza dell&#8217;argomento e della facilit\u00e0 con cui, su un tale terreno, possono crearsi equivoci e si pu\u00f2 dare esca a bieche strumentalizzazioni; perci\u00f2 ci sforzeremo di essere chiari, quanto lo si potrebbe essere ragionando con un bambino delle scuole elementari.<\/p>\n<p><em>La necessaria premessa<\/em> \u00e8 che la nostra perplessit\u00e0 non nasce in alcun modo da un pregiudizio razzista nei confronti di altri popoli, altre culture e religioni; al contrario, in anni non sospetti (diciamo una trentina d&#8217;anni fa), parlavamo di interculturalit\u00e0 quando non esisteva quasi nemmeno la parola, e con saggi e articoli ci sforzavamo di ribadire il concetto che l&#8217;egoismo economico e politico del Nord della Terra stava generando situazioni insostenibili nel Sud, e che l&#8217;unica soluzione a tale problema era una pi\u00f9 larga e generosa comprensione della necessit\u00e0 di elaborare una risposta globale, materiale e morale, alla miseria crescente del Sud e al malessere spirituale crescente del Nord; ad esempio col libro <em>Metafisica del Terzo Mondo<\/em>, edito nel 1985.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 chiarito, vediamo brevemente perch\u00e9 l&#8217;obiettivo della costruzione di una societ\u00e0 multietnica ci sembra una utopia pericolosissima, foriera di conseguenze che non noi, ma le generazioni future ben difficilmente riusciranno a gestire razionalmente e pacificamente.<\/p>\n<p><em>Il primo motivo di perplessit\u00e0<\/em> ci viene dalla storia.<\/p>\n<p>Se vogliamo guardare alla natura umana quale essa \u00e8 e non quale vorremmo che fosse o quale sarebbe auspicabile che fosse, ci accorgeremo che le societ\u00e0 multietniche hanno prosperato in pace e in buona armonia solo per brevi periodi e in situazioni favorevoli assolutamente irripetibili, dovute a un concorso di circostanze fortunate. Tale fu il caso dell&#8217;India di Akbar (1542-1605), noto in Europa come il &quot;Gran Mogol&quot;, illuminato sultano mongolo-indiano che persegu\u00ec con saggezza e lungimiranza un progetto di coesistenza etnica e religiosa. Tuttavia, lo ripetiamo, si tratta di rare eccezioni alla regola.<\/p>\n<p>La regola \u00e8 completamente diversa e ci mostra una serie ininterrotta di conflitti, di odi, di rivincite lungamente attese e di rancori a fatica dissimulati. Possibile che il caso della ex Jugoslavia, senza andare tanto lontano nello spazio e nel tempo, non abbia insegnato niente a nessuno? Eppure, per chi li voleva vedere, i fatti sono l\u00ec, sotto i nostri occhi: e dicono chiaramente che nemmeno dopo secoli di convivenza (secoli, non anni!) l&#8217;etnia serba, quella croata, quella bosniaco-musulmana, quella albanese, ecc. sono riuscite a convivere in pace; anzi, che si sono sempre odiate e combattute e che ogni tentativo di comporre i loro contrasti \u00e8 risultato assolutamente vano.<\/p>\n<p>Del resto, lo stiamo vedendo anche in questi giorni. Gli Albanesi del Kossovo, spalleggiati fin dall&#8217;inizio dal colosso americano, vogliono l&#8217;indipendenza: e, dopo aver subito lunghi periodi di &quot;pulizia etnica&quot; da parte dei Serbi, l&#8217;hanno fatta subire, con gli interessi, ai loro ex oppressori; tanto che in tutta la regione la presenza serba \u00e8 scesa s\u00ec e no al 10% della popolazione totale. Conclusione (per chi la vuole vedere e non ha la coda di paglia): neppure gli sforzi delle grandi potenze e dell&#8217;intera diplomazia europea, neppure gli strumenti democratici del <em>referendum<\/em> e dell&#8217;autodeterminazione sono stati sufficienti a salvare la convivenza fra due stirpi che coesistevano da tempo immemorabile nello stesso territorio.<\/p>\n<p>Oppure si pensi all&#8217;Irlanda del Nord, ove pi\u00f9 di quattro secoli di coesistenza non sono riusciti ad attenuare minimamente l&#8217;astio e il disprezzo reciproco fra l&#8217;elemento anglo-protestante e quello irlandese-cattolico.<\/p>\n<p>Eppure la societ\u00e0 multietnica di cui ci parlano gli odierni cantori delle <em>magnifiche sorti e progressive<\/em> non nascer\u00e0 da secoli di convivenza, ma verr\u00e0 improvvisata dall&#8217;oggi al domani; e non coinvolger\u00e0 due sole etnie, ma decine e decine di etnie provenienti da ogni parte del mondo, con una variet\u00e0 di lingue, usanze, religioni quali mai vi era vista prima nella storia. Anche l&#8217;India di Akbar, in fin dei conti, non doveva far coesistere che due elementi: l&#8217;ind\u00f9 e il musulmano. E sappiamo che fine ha fatto il sogno di quella convivenza: neppure il carisma di Gandhi ha potuto impedire la spaccatura dell&#8217;India in due Stati ferocemente avversi l&#8217;uno all&#8217;altro.<\/p>\n<p>E questo esperimento pericolosissimo, dal quale non ci sar\u00e0 pi\u00f9 modo di tornare indietro, dove lo si vuole realizzare? In tutta Italia; in tutta Europa. Non in una piccola regione, ma nell&#8217;intero continente. Per fare un esempio: quei milioni di Rom che non sono mai riusciti a integrarsi veramente con il popolo romeno, ora dovrebbero farlo negli Stati dell&#8217;Europa Occidentale, da un giorno all&#8217;altro. \u00c8 verosimile?<\/p>\n<p><em>La seconda ragione di perplessit\u00e0<\/em> \u00e8 di ordine politico.<\/p>\n<p>Nella presente congiuntura politica, con la guerra di civilt\u00e0 scatenata dall&#8217;irresponsabile governo degli Stati Uniti d&#8217;America, e nella quale versano benzina sul fuoco gli interessi palesi e concreti del governo israeliano, l&#8217;Europa dovrebbe accogliere alcune decine di milioni di immigrati, molti dei quali provenienti da Paesi islamici, i quali non vengono solo in cerca di lavoro, ma con il progetto a lungo termine di islamizzarla. Sia detto per inciso, lo spettacolo politico cui assistiamo da parecchi anni \u00e8 a dir poco sconcertante: quello di un&#8217;Europa, prossimo campo di battaglia tra due opposti integralismi, che continua ad essere subalterna e ossequiente verso i due massimi responsabili di tale situazione: i governi di Washington e di Gerusalemme. Eppure \u00e8 evidente che i loro interessi non sono i nostri, che i loro obiettivi strategici non hanno nulla a che fare con i nostri; non occorre essere dei geni della geopolitica per capirlo.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che se non gli immigrati, i figli degli immigrati provenienti da quei Paesi svilupperanno un legame affettive con la loro nuova patria d&#8217;adozione; e che questo render\u00e0 possibile non solo la <em>pacifica<\/em> <em>convivenza<\/em>, ma addirittura l&#8217;i<em>ntegrazione<\/em> (ci\u00f2 che non era riuscito al saggio e illuminato Akbar in condizioni tanto pi\u00f9 propizie). Non \u00e8 vero. I cittadini britannici di origine araba che avevano progettato gli attentati all&#8217;aeroporto di Londra non erano figli di immigrati, ma figli dei figli dei primi immigrati: immigrati della terza generazione. Non solo non avevano sviluppato alcun legame affettivo con la loro patria d&#8217;adozione, ma nutrivano per essa tutto l&#8217;odio che \u00e8 possibile albergare nel cuore umano.<\/p>\n<p>Oppure ricordiamo l&#8217;insurrezione delle <em>banlieue<\/em> francesi; o ancora, se si preferisce, le feroci lotte interetniche scoppiate a Los Angeles nei rimi anni Novanta del secolo scorso, quando asiatici, africani ed ispanici si affrontarono a colpi di pistola e di coltello, saccheggiando i negozi, incendiando le abitazioni e cos\u00ec via. Eppure parliamo di etnie che vivevano sullo stesso territorio da molto tempo. Inoltre la Gran Bretagna e la Francia, per via del loro passato coloniale, e gli Stati Uniti, per via della peculiarit\u00e0 del loro popolamento, avevano avuto molto tempo per sviluppare una cultura dell&#8217;accoglienza e dell&#8217;integrazione. Ma non vi sono riusciti. Vi riusciranno Paesi come l&#8217;Italia, che non hanno una storia del genere dietro le spalle, non hanno sviluppato una cultura del genere; e, anzi, fino a due generazioni fa, erano Paesi di emigranti?<\/p>\n<p>La mentalit\u00e0 mercantilista cui l&#8217;Occidente si \u00e8 assuefatto negli ultimi secoli produce una curiosa deformazione percettiva. Ignorando i fatti e mettendo a tacere anche il semplice buon senso, si continua a pensare che, col denaro e i mezzi materiali, si possa fare tutto: anche creare dei legami di appartenenza, dei vincoli di tipo affettivo. Ma non \u00e8 cos\u00ec. L&#8217;amore per il paese in cui si vive non nasce soltanto dal fatto materiale di trovare, bene o male, casa e lavoro; nasce, eventualmente, dal proprio retroterra culturale e dalla disposizione d&#8217;animo con cui si \u00e8 affrontato il duro passo dell&#8217;emigrazione. I nostri nonni, che emigravano verso le miniere del Belgio con le loro valigie di cartone legate con lo spago, lo sapevano molto bene. Perfino in un paese relativamente vicino al proprio, ove si parla una lingua della stessa famiglia e si pratica la stessa religione, l&#8217;integrazione \u00e8 stata realizzata solo da pochissimi e solo dopo sforzi disumani. La maggior parte dei nostri nonni, appena potevano, rifacevano la valigia e se ne tornavano a casa. Quanti di loro sono rimasti e hanno finito per <em>amare<\/em> il paese adottivo? Amare \u00e8 una parola grossa; andiamoci piano.<\/p>\n<p><em>La terza ragione di perplessit\u00e0<\/em> \u00e8 di ordine economico.<\/p>\n<p>Si dice e si ripete che le societ\u00e0 a capitalismo avanzato hanno assoluto bisogno di manodopera, non solo e non tanto nelle fabbriche, quanto nei settori ormai abbandonati o semi-abbandonati: di braccianti agricoli, di manovali nei lavori pubblici o di operai non specializzati nell&#8217;industria, di infermieri nelle strutture sanitarie, di badanti per gli anziani soli e non autosufficienti. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec? Di fatto, l&#8217;aumento dell&#8217;immigrazione ha dato il colpo di grazie al piccolo commercio: milioni di botteghe familiari hanno dovuto chiudere, strangolate dalle tasse, mentre le piccole e medie imprese hanno potuto disporre di manodopera a basso costo che, in ultima analisi, ha favorito una ulteriore concentrazione dell&#8217;industria e del commercio. E mentre i piccoli negozi chiudono, sempre pi\u00f9 numerosi aprono quelli degli immigrati; per non parlare del commercio clandestino di prodotti a costo bassissimo, importati illegalmente o fabbricati in strutture illegali, che creano una concorrenza insostenibile per i nostri commercianti.<\/p>\n<p>E si ricordi cosa \u00e8 successo a Milano quando le autorit\u00e0 comunali hanno tentato di porre un po&#8217; di ordine, non diciamo nel commercio cinese, ma nel semplice utilizzo degli spazi pubblici per il trasporto delle merci: una mezza insurrezione, con tanto di bandiere cinesi sulle barricate e di intervento dell&#8217;ambasciatore di Pechino. Altro che immigrati disciplinati e rispettosi della legge, che badano solo al proprio lavoro. Ora, si provi a immaginare cosa sarebbe accaduto se i nostri nonni emigrati in Svizzera, non pi\u00f9 tardi di mezzo secolo fa, avessero avuto una reazione del genere, e sia pure di fronte a una supposta ingiustizia o prepotenza delle autorit\u00e0 pubbliche. Il fatto \u00e8 che non ci pensavano proprio: non erano andati all&#8217;estero per far sventolare il tricolore alla prima difficolt\u00e0, ma per guadagnare qualcosa da mandare a casa.<\/p>\n<p><em>La quarta ragione di perplessit\u00e0<\/em> \u00e8 di ordine demografico.<\/p>\n<p>Si dice che, senza l&#8217;apporto di immigrati stranieri, e pi\u00f9 precisamente di famiglie straniere o, comunque, di coppie che metteranno al mondo dei figli, il nostro declino demografico, e quindi economico, sarebbe irreversibile. A noi pare che il ragionamento si possa tranquillamente rovesciare e che si possa pronosticare che, con gli attuali, rispettivi indici di natalit\u00e0 degli Europei e degli immigrati, nel giro di poche generazioni i popoli del vecchio continente cominceranno letteralmente a scomparire; e con essi spariranno, poco alla volta, dialetti, lingue, culture, religione: tutto.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 abbiamo visto, in un conteso pre-industriale, quanto rapidamente le culture locali siano state sopraffatte e cancellate dalle culture nazionali. Che fine hanno fatto, per citare un solo esempio, la lingua e la gloriosa letteratura provenzale, quando il francese ha cominciato ad affermarsi? Ora quest&#8217;ultima vive quasi solo nei capolavori del grande poeta Fr\u00e9d\u00e9ric Mistral (1830-1914). E ovunque, nella modernit\u00e0, si \u00e8 assistito allo stesso fenomeno: giornali, radio, cinema e televisione hanno dato una mano alle culture nazionali per raggiungere la cosiddetta &quot;unificazione&quot;, cio\u00e8 per spazzar via le culture vernacolari; e oggi, complice l&#8217;informatica, anche le culture nazionali cominciano a scomparire, finch\u00e9 non rester\u00e0 che la cultura dell&#8217;Impero: la lingua inglese, il pensare americano, il vestire, studiare e usare il tempo libero, secondo il modello americano.<\/p>\n<p>Quanto al temuto declino economico, \u00e8 chiaro che si presenta la <em>necessit\u00e0<\/em> della manodopera straniera solo se si parte dal presupposto che l&#8217;economia debba continuare a basarsi sul concetto della <em>crescita<\/em>. Ma, ormai, anche gli economisti liberali pi\u00f9 tradizionali cominciano ad ammonire che il concetto di crescita illimitata \u00e8 insostenibile, se non altro per il prossimo, inevitabile esaurimento delle fonti energetiche non rinnovabili e per gli effetti catastrofici dell&#8217;inquinamento; e che \u00e8 tempo &#8211; se non \u00e8 gi\u00e0 troppo tardi &#8211; di ripensare radicalmente la nostra idea dell&#8217;economia e le idee stesse dello <em>sviluppo<\/em> e del <em>progresso.<\/em> Si tratta di idee recenti, nate &#8211; in pratica &#8211; con l&#8217;Illuminismo e con la Rivoluzione industriale. L&#8217;Europa ha costruito le cattedrali e prodotto gli <em>Elementi<\/em> di Euclide, la <em>Divina Commedia<\/em> di Dante e il teatro di Shakespeare facendo benissimo a meno di tali idee.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero che chi si ferma \u00e8 perduto, che l&#8217;economia deve sempre crescere, pena la recessione: questo \u00e8 il ricatto degli economisti in mala fede, i cui nomi sono scritti sul libro paga di un capitalismo irresponsabile e ormai agonizzante. \u00c8 incredibile che cos\u00ec poche voci, nel mondo della cultura, si siano levate per denunciare questa menzogna spudorata, nonostante l&#8217;evidenza dei fatti e la gravit\u00e0 dei pericoli cui andiamo incontro.<\/p>\n<p><em>La quinta ragione di perplessit\u00e0<\/em> \u00e8 di natura organizzativa.<\/p>\n<p>Se anche lo si fosse voluto, non crediamo sarebbe stato possibile gestire il fenomeno dell&#8217;immigrazione in maniera peggiore di come si \u00e8 fatto. L&#8217;atteggiamento della classe politica \u00e8 stato un miscuglio di faciloneria imbecille, di assoluta inefficienza, di miopia che ha dell&#8217;inverosimile.<\/p>\n<p>Ricorderemo sempre una frase emblematica pronunciata da Massimo D&#8217;Alema, che rivestiva la responsabilit\u00e0 di capo del governo italiano all&#8217;epoca dei giganteschi sbarchi di clandestini albanesi sulle coste pugliesi, verso la met\u00e0 degli anni Novanta del Novecento. Di fronte all&#8217;ennesimo approdo di una &quot;carretta del mare&quot; con cinquecento albanesi a bordo, molti dei quali si resero subito irreperibili a terra, con la sua abituale aria di superiorit\u00e0 egli disse &#8211; citiamo a memoria ma con sostanziale esattezza &#8211; ai microfoni del telegiornale: <em>&quot;Mi rifiuto di credere che per un grande Paese come l&#8217;Italia possa costituire un problema l&#8217;accoglienza di cinquecento poveretti che vengono in cerca di lavoro&quot;.<\/em> Solo che i cinquecento sono diventati una massa incontrollabile, e non solo di albanesi; al punto che non sappiamo esattamente neppure quanti sono adesso.<\/p>\n<p>Dalle frontiere sforacchiate, terrestri e marittime, del nostro Paese si riversano ogni anno decine di migliaia di immigrati clandestini, molti dei quali andranno ad alimentare le attivit\u00e0 illegali, se non la malavita vera e propria. Ogni anno, ogni estate i bagnanti di qualche spiaggia del Mezzogiorno assistono allo spettacolo sconvolgente dell&#8217;approdo di questi disperati: ci siamo abituati all&#8217;incredibile, percepiamo come normale ci\u00f2 che dovrebbe essere l&#8217;eccezione clamorosa. E intanto la mafia, in Sicilia, ha individuato in questo mercato di carne umana una delle sue attivit\u00e0 pi\u00f9 redditizie, alla faccia degli sforzi disperati di singoli magistrati e di singoli operatori delle forze dell&#8217;ordine per combattere questo nostro vecchio (e mai curato) cancro nazionale, cercando di mettere sotto controllo le sue fonti di finanziamento. La stessa cosa avviene in Calabria con la &#8216;<em>ndrangheta<\/em>, in Campania con la camorra e in Puglia con la Sacra Corona Unita. I barbari dell&#8217;interno fanno commercio di questi immigrati, d&#8217;accordo con i criminali dell&#8217;altra sponda del Mediterraneo, imbarbarendo sempre pi\u00f9 la vita nazionale. Mentre alle unit\u00e0 in servizio per contrastare mafia e immigrazione clandestina scarseggia perfino la benzina per le indispensabili attivit\u00e0 di pattugliamento del territorio, aliquote consistenti delle forze dell&#8217;ordine sono destinate a compiti di scorta di decine di onorevoli inquisiti per svariati reati del codice penale o per sorvegliare e proteggere le loro ville e i loro <em>yacht.<\/em><\/p>\n<p>Accoglienza non vuol dire irresponsabilit\u00e0. In Australia, per esempio, (lo sappiamo per conoscenza diretta), perfino in caso di un matrimonio fra un cittadino italiano e un cittadino australiano &#8211; matrimonio autentico, matrimonio d&#8217;amore con tanto di figli e non <em>escamotage<\/em> legale per coprire l&#8217;immigrazione di uno straniero &#8211; i controlli sono severissimi, puntigliosi, caratterizzati da una estrema diffidenza. E non parliamo delle conseguenze sanitarie della faciloneria con cui si spalancano le porte del nostro Paese a chiunque lo voglia. Poich\u00e9 viviamo in quella parte d&#8217;Italia ove \u00e8 appena scoppiato il caso della meningite fulminante, originata appunto presso gruppi di immigrati, abbiamo visto coi nostri occhi cosa pu\u00f2 accadere quando i controlli sanitari sulle persone immigrate sono pressoch\u00e9 inesistenti: in nome di un buonismo e di un garantismo demenziali, si mette a repentaglio la sicurezza di milioni di cittadini.<\/p>\n<p>Prima che la demagogia irresponsabile della nostra classe <em>dirigente<\/em> (o piuttosto della nostra classe <em>dominante<\/em>, per usare la terminologia gramsciana) crei situazioni di conflittualit\u00e0 incontrollabile, come sta gi\u00e0 avvenendo in alcune zone del Paese &#8211; ove la popolazione residente \u00e8, in certi casi, semplicemente esasperata &#8211; bisogna avere il coraggio di dire che non solo le quote di immigrati dovrebbero essere drasticamente ridotte, ma che si dovrebbe organizzare con maggiore buon senso e con molta maggiore efficienza l&#8217;inserimento degli immigrati regolari. Oggi assistiamo alle cose pi\u00f9 sconcertanti: che un ragazzo africano, ad esempio, che non sa una parola d&#8217;italiano, pu\u00f2 e anzi deve essere accolto in terza o quarta superiore della scuola pubblica; che un immigrato, trovato privo del permesso di soggiorno, pu\u00f2 eclissarsi tranquillamente, ignorando la notifica di espulsione; che negli asili e nelle scuole pubbliche si evita di fare il presepio o di intonare canti natalizi per non &quot;offendere&quot; i sentimenti religiosi dei bambini di altra religione; e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Si aggiunga che gli immigrati, per ovvie ragioni, tendono a concentrarsi nei quartieri pi\u00f9 poveri e che la loro presenza, a volte rumorosa e disordinata (come quando pi\u00f9 nuclei familiari si stabiliscono in un piccolo appartamento, o come quando essi gestiscono locali pubblici in zone residenziali, restando aperti fino alle tarde ore notturne e disturbando la pace dei vicini) mette gravemente a disagio i cittadini ivi residenti, che gi\u00e0 stentano a sbarcare il lunario e che si vedono gradualmente circondati ed &quot;espulsi&quot; dai loro rioni e dalle loro abitazioni. In tutti questi casi &#8211; e sono assai numerosi &#8211; il pericolo \u00e8 che si vada verso una guerra tra poveri e verso una cultura dell&#8217;incomprensione e della chiusura reciproca.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, le pubbliche amministrazioni sono vergognosamente carenti nel garantire un minimo di accoglienza e di dignit\u00e0 agli immigrati regolari. Li si espelle con la forza dalle abitazioni abusive, ma non si fa assolutamente nulla per assicurare loro un tetto decente sopra la testa; e, se li ospita provvisoriamente qualche vescovo o qualche prete di buon cuore, si critica quest&#8217;ultimo e lo si denigra senza ritegno. \u00c8 successo e continua a succedere; basta leggere i giornali o ascoltare i notiziari del telegiornale &#8211; quando non sono troppo occupati a riferire gli sproloqui dei politici &quot;ufficiali&quot;, di destra e di sinistra, e i loro fioriti discorsi su un Paese che non esiste se non nella loro immaginazione.<\/p>\n<p>Insomma si consente l&#8217;ingresso di cifre impressionanti di immigrati, ma non si fa nulla per aiutarli ad inserirsi nella societ\u00e0 civile: quando il problema dell&#8217;inserimento sarebbe gi\u00e0 gravissimo (almeno in senso morale ed affettivo, come gi\u00e0 detto) anche se fossimo in presenza di strutture idonee e di una politica dell&#8217;immigrazione responsabile e ben organizzata.<\/p>\n<p>E mentre la disorganizzazione e l&#8217;irresponsabilit\u00e0 continuano a imperversare, come se ci trovassimo di fronte a un&#8217;emergenza scoppiata ieri e non a un fenomeno ormai in atto da alcuni decenni, il disagio crescente generato da situazioni insostenibili alimenta vieppi\u00f9 la demagogia forsennata di alcune forze politiche, quelle s\u00ec razziste e irresponsabili, che sanno vedere solo gli esiti del fenomeno ma non ne fanno una analisi complessiva; e che agitano con tremenda incoscienza la bandiera dell&#8217;intolleranza e perfino della provocazione. Non abbiamo forse visto un importante uomo politico italiano, che oltretutto ricopriva una caria istituzionale, esibire una camicia decorata con vignette che irridevano l&#8217;altrui fede religiosa? Paurosi effetti della totale insipienza di una classe dirigente che \u00e8 venuta meno al suo compito fondamentale: cercare di conciliare il proprio interesse particolare con quello complessivo della societ\u00e0.<\/p>\n<p><em>La sesta ragione di perplessit\u00e0<\/em> \u00e8 di tipo affettivo.<\/p>\n<p>Pur con tutti i suoi difetti, noi amiamo l&#8217;Europa, amiamo l&#8217;Italia, amiamo le nostre regioni, le nostre cittadine, la nostra bellissima natura (l\u00e0 dove si \u00e8 parzialmente salvata dallo scempio edilizio e industriale degli ultimi decenni). In questo amore non vi \u00e8 niente di esclusivista, di razzista, di xenofobo. Crediamo, anzi, che l&#8217;amore per la propria terra dovrebbe essere un requisito essenziale di qualunque societ\u00e0 umana; e che non sia possibile amare il mondo se non si ama, prima, la propria terra; come non \u00e8 possibile amare l&#8217;umanit\u00e0 se non si amano, in concreto, i propri vicini. Questo, ripetiamo, non \u00e8 nazionalismo n\u00e9 campanilismo.<\/p>\n<p>Ora, amare la propria terra e la propria gente significa anche desiderare che esse continuino ad esistere, anche quando noi non ci saremo; e che i nostri figli potranno vivere in pace nei luoghi che abbiamo loro affidato, cos\u00ec come li abbiamo ricevuti dai nostri genitori e dai nostri nonni. \u00c8 chiaro che dei cambiamenti vi saranno; nulla rimane uguale a se stesso. Tuttavia una cosa \u00e8 convivere con la necessit\u00e0 di una trasformazione lenta e graduale, che salvi l&#8217;essenza della propria terra e della propria gente; e un&#8217;altra cosa \u00e8 auspicare una trasformazione radicale, immediata, traumatica, che canceller\u00e0 ogni traccia del passato e far\u00e0 piazza pulita delle cose pi\u00f9 belle che i nostri antenati hanno elaborato nel corso della storia, a cominciare dal dialetto, dalla lingua e dal modo di vedere la vita.<\/p>\n<p>Ogni popolo, ogni comunit\u00e0 hanno un proprio modo di vedere la vita; e si tratta di una filosofia intraducibile. Quando si dice <em>casa<\/em> &#8211; anzi, <em>cjase<\/em> &#8211; a un friulano, non si dice la stessa cosa che si direbbe a un inglese, a un russo, a un giapponese, adoperando le parole delle loro lingue; si dice una cosa diversa. Una cosa che non si pu\u00f2 spiegare, ma che esiste. \u00c8 fatta di ricordi, di affetti, di sensibilit\u00e0; e ciascun gruppo umano possiede la propria, frutto di un lentissimo processo storico e di una costante interazione sia con l&#8217;ambiente fisico, sia con gli altri gruppi umani. Un qualche cosa di intimo, di belo, di sacro: che non merita di essere gettato via, come un fardello ingombrante del passato.<\/p>\n<p>Noi siamo quello che siamo, perch\u00e9 siamo quello che siamo stati; e saremo quel che saremo, perch\u00e9 ora siamo quello che siamo e perch\u00e9 siamo stati quello che siamo stati.<\/p>\n<p>Al di fuori di questa consapevolezza, non vi \u00e8 che la barbarie dello sradicamento, dell&#8217;anonimit\u00e0, dell&#8217;omologazione senz&#8217;anima e senza radici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da anni e anni ci sentiamo ripetere che realizzare la &quot;societ\u00e0 multietnica&quot; \u00e8 il grande obiettivo del terzo millennio, il luminoso futuro che ci attende al<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-28913","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28913","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28913"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28913\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28913"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28913"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28913"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}