{"id":28899,"date":"2012-07-27T07:15:00","date_gmt":"2012-07-27T07:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/07\/27\/era-colpa-del-latino-se-diminuiva-la-frequenza-dei-fedeli-alla-messa\/"},"modified":"2012-07-27T07:15:00","modified_gmt":"2012-07-27T07:15:00","slug":"era-colpa-del-latino-se-diminuiva-la-frequenza-dei-fedeli-alla-messa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/07\/27\/era-colpa-del-latino-se-diminuiva-la-frequenza-dei-fedeli-alla-messa\/","title":{"rendered":"Era colpa del latino se diminuiva la frequenza dei fedeli alla messa?"},"content":{"rendered":"<p>La decisione di abolire il latino come lingua liturgica e sostituirlo con le lingue moderne, bench\u00e9 non voluta n\u00e9, forse, auspicata dal Concilio Vaticano II, senza dubbio \u00e8 stata resa possibile dal clima culturale che il Concilio medesimo ha instaurato nel mondo cattolico.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, il latino era gi\u00e0 da tempo sotto accusa, in taluni ambienti cattolici sedicenti progressisti: gli si imputava la responsabilit\u00e0, in qualche modo, per la diminuzione della frequenza popolare al rito della messa e, pertanto, pi\u00f9 o meno esplicitamente si auspicava che fosse accantonato, per cedere il passo alla lingua italiana.<\/p>\n<p>Il cardinale Giuseppe Siri affrontava la questione, con la ben nota franchezza, in una data non sospetta, il 1958, ossia quattro anni prima dell&#8217;inizio del Concilio, in un documento ufficiale, di cui riportiamo alcuni passaggi chiave (da: G. Siri, \u00abNon per noi Signore. Lettere pastorali\u00bb (Genova, Stringa Editore, 1971, pp.258 sgg.):<\/p>\n<p>\u00abDare al latino la colpa della diminuzione della frequenza popolare alle sacre funzioni \u00e8 porre cos\u00ec male una questione da slittare nella ingiustizia e nella falsit\u00e0. Infatti le componenti della cognizione popolare della liturgia sono diverse; la intelligenza del latino \u00e8 solamente una di quelle. Il popolo va meno in Chiesa perch\u00e9 non tutti abbiamo fatto il nostro dovere davanti a Dio in modo tempestivo e col grado di umilt\u00e0 e sacrificio che si sarebbe richiesto. Dare al latino la responsabilit\u00e0 dei nostri difetti non \u00e8 atto leale e veritiero e pu\u00f2 essere facilmente multato di vigliaccheria. Se una soluzione vi pu\u00f2 essere per la difficolt\u00e0 recata dal latino, essa non pu\u00f2 essere altra che questa, riportiamo il popolo alla profonda e nutrita cognizione del catechismo e del Vangelo, rieduchiamolo alla profondit\u00e0 e coerenza della vita religiosa e riavr\u00e0 dalla liturgia tutti i benefici che ne hanno tratto per tanti secoli i suoi padri. [&#8230;]<\/p>\n<p>La liturgia non ha una sola dimensione, ne ha bens\u00ec tre ed il giudizio per quanto la riguarda non pu\u00f2 essere dato secondo una sola dimensione; deve invece darsi secondo tute le dimensioni. [&#8230;] la liturgia si protende anzitutto verso dio. In questo volgersi a Dio sta il primo aspetto che \u00e8 essenziale ad essa. Ecco la prima grande dimensione della liturgia, quella che la estende &quot;in alto&quot;. La liturgia ha un essenziale rapporto all&#8217;ordine sacerdotale. [&#8230;] la liturgia ha a che vedere col popolo cristiano e ci\u00f2 a due titoli. Anzitutto perch\u00e9 \u00e8 stata dotata, fatto unico nella storia umana, della funzione di veicolo della Grazia di Dio, realizzando un rapporto che va dal cielo alla terra. Questa grazia \u00e8 per tutti i fedeli, anzi \u00e8 a disposizione di tutti gli uomini. In secondo luogo perch\u00e9 la societ\u00e0 dei fedeli realizza una comunit\u00e0 familiare il cui capo \u00e8 Ges\u00f9 Cristo e stabilisce una entratura familiare dei fedeli nelle cose che riguardano Dio. [&#8230;]<\/p>\n<p>L&#8217;equivoco (tanto per usare una parola benigna)su una parit\u00e0 di funzioni del clero e dei fedeli nella azione liturgica \u00e8 aiutato dalla moda corrente (e non sappiamo per quanto, perch\u00e9 solo qualche lustro innanzi la moda era in senso contrario ed era gi\u00e0 alternativa a mode contraddittorie) di anemizzare ed anche abolire ogni distinzione tra gli uomini, non avvertendo a ipocrisia e la instabilit\u00e0 della moda stessa, Infatti, per gli uomini che non sono santi, l&#8217;azione contro le distinzioni \u00e8 sempre in funzione di ricercare nuove distinzioni e ci\u00f2 \u00e8 una finta. Altra cosa \u00e8 attenuare le distinzioni che mancano di ragionevoli fondamenti; altra cosa \u00e8 combattere le distinzioni basate sul bene della societ\u00e0, sul risalto dei pubblici uffici, sulla maest\u00e0 della legge, sul valore, capacit\u00e0 e merito degli individui e sullo stesso divino decoro. Abolire la distinzione delle &quot;funzioni&quot; \u00e8 tentativo di abolire la societ\u00e0 (sia essa religiosa o civile); abolire la distinzione del valore e del merito \u00e8 tentativo di abolire l&#8217;uomo. Gli equivoci e i complessi di inferiorit\u00e0 del nostro tempo non dobbiamo portarli in chiesa, neppure per battezzarli. [&#8230;]<\/p>\n<p>Si prova l&#8217;irresistibile voglia di trovare il colpevole, che sia possibilmente ben definito, unico e soprattutto facile a essere bersagliato. Cos\u00ec, a loro modo d&#8217;intendere, tutto si sistema con paca fatica. Il fatto \u00e8 che a questo mondo nei fenomeni complessi quasi mai si hanno colpevoli unici e cos\u00ec facilmente definibili e condannabili. [&#8230;] No, non \u00e8 il latino il grande colpevole; \u00e8 ben altro! In taluni ambienti operai la gente va pochissimo a Messa e niente a Vespro. La ragione \u00e8 che l\u00e0 da decenni, se non da secoli, \u00e8 completamente inefficiente od \u00e8 stato inefficiente l&#8217;insegnamento del catechismo. Altrove la ragione \u00e8 che i pastori on hanno avuto in grado efficace quegli elementi che arrecano la onesta e fruttuosa popolarit\u00e0, per cui si sta vicini al popolo. Quegli elementi cominciano sempre dalla umilt\u00e0 e dal sacrificio. In tale caso \u00e8 semplicemente vigliacco dare la colpa all&#8217;ordinamento ecclesiastico, diventare autentici iconoclasti e costruire chiese che non hanno neppure l&#8217;apparenza di un vecchio e mal conformato solaio. Non \u00e8 in quella viva carne della Chiesa che si debbono fare delle operazioni e delle asportazioni violente; \u00e8 nell&#8217;anima di coloro che hanno cos\u00ec poca teologia in testa e cos\u00ec poca virt\u00f9 nell&#8217;anima da trovarsi in complesso di inferiorit\u00e0 di fronte alle pi\u00f9 squinternate esperienze della disperazione esistenzialistica moderna. [&#8230;]<\/p>\n<p>Concludiamo: bisogna comprendere che non la liturgia va abbassata, ma il popolo innalzato ad essa, che il culto \u00e8 fatto per Dio e che non pu\u00f2 aver come regola suprema le carenze di quelli che debbono servire Iddio, che la liturgia va considerata cosa ben pi\u00f9 ampia (periodo pi\u00f9 ampio) di quello che la massa popolare pu\u00f2 e deve fare.\u00bb<\/p>\n<p>Questa analisi ci sembra notevole per l&#8217;acume e la coerenza con cui viene affrontato il problema, doti che dovrebbero essere riconosciute anche da quanti si ponessero in una diversa prospettiva o non condividessero alcuni assunti di partenza.<\/p>\n<p>L&#8217;uso del latino nella liturgia cattolica era un elemento consacrato da una tradizione antichissima; tutti i cattolici, mentre partecipavano alla messa, sapevano che milioni di altri fedeli stavano pregando con le stesse parole, nello stesso idioma; e questo era un potente fattore di unit\u00e0 spirituale, capace di scavalcare le frontiere e di rendere davvero ecumenica la liturgia, in un modo che nessuna altra lingua sarebbe stata in grado di fare.<\/p>\n<p>Ma la fine degli anni Cinquanta e il principio dei Sessanta, in Italia e in Europa, erano un periodo di forti tensioni sociali e di intense aspirazioni psicologiche; dopo il trauma della guerra, la forte ripresa economica e l&#8217;avanzata del &quot;benessere&quot; avevano diffuso una mentalit\u00e0 nuova, bramosa di novit\u00e0 e di cambiamenti, insofferente del passato, dei vecchi modi di pensare e di sentire.<\/p>\n<p>Nel nostro Paese, fu il decennio in cui si consum\u00f2 il dramma della civilt\u00e0 contadina, presa nelle maglie inesorabili della modernizzazione; civilt\u00e0 contadina che venne smembrata e distrutta dall&#8217;interno prima ancora dall&#8217;esterno, dall&#8217;insorgere di una &quot;forma mentis&quot; basata sul guadagno ad ogni costo, prima ancora che dall&#8217;abbandono delle campagne. Il contadino vedeva la terra, per la prima volta, come una maniera di realizzare maggiori guadagni e non pi\u00f9 come un modo di vivere, con i suoi valori e i suoi rituali: l&#8217;uso e l&#8217;abuso dei prodotti chimici per aumentare la produttivit\u00e0 ebbe allora i suoi esordi, cos\u00ec come la distruzione delle siepi, simbolo del paesaggio rurale, per far passare i trattori e gli altri mezzi meccanici, in luogo del carro tirato dai buoi.<\/p>\n<p>Era arrivata ovunque, e con forza incontenibile, la &quot;fiumana del progresso&quot;: si disprezzavano le vecchie abitudini provinciali, si voleva andare al cinema per vedere l&#8217;ultimo film di James Bond; nel modo di vestire, di parlare, di atteggiarsi, si voleva fare &quot;gli americani&quot;. Si cominciava a sognare la trasgressione, anche sessuale; si diffondeva l&#8217;idea che i giovani non avevano pi\u00f9 niente da dire agli adulti e ancor meno agli anziani, e che i genitori servono pi\u00f9 che altro per passare qualche soldo ai figli e per mantenerli agli studi: un &quot;diritto&quot; ormai indipendente dal merito e dall&#8217;impegno dello studente.<\/p>\n<p>In questo contesto, il latino appariva come una tipica manifestazione del vecchiume mentale e culturale: una lingua morta, inutile, noiosa da imparare; tant&#8217;\u00e8 che nel 1962, con la riforma della scuola media unica, il suo insegnamento obbligatorio venne abolito senza tanti complimenti e senza troppi rimpianti, sostituendolo con quello facoltativo; e ci\u00f2 nel silenzio assordante della stragrande maggioranza degli intellettuali e degli uomini di cultura, degli scrittori, degli stessi operatori scolastici, presidi e professori.<\/p>\n<p>In questo clima matur\u00f2 anche dentro la Chiesa una nuova mentalit\u00e0, ansiosa di novit\u00e0, insofferente vero la tradizione e impaziente di qualunque indugio sulla via del &quot;progresso&quot;; si dava per scontato, da parte di molti, che il latino, e pi\u00f9 in generale la liturgia, dovessero adattarsi al mutato clima culturale, proprio come stava avvenendo, o era gi\u00e0 avvenuto, nel mondo laico, a cominciare dalla scuola pubblica dell&#8217;obbligo.<\/p>\n<p>Svecchiare, svecchiare, rinnovare: queste erano le parole d&#8217;ordine; andare verso il futuro, sbarazzarsi della zavorra, del fardello del passato; la concezione illuminista della storia, basata sull&#8217;idea del progresso illimitato, era penetrata nella sfera del sacro e lo stava corrodendo e scardinando dall&#8217;interno, mediante le sue categorie immanentiste e materialiste, non senza esercitare un potente richiamo di seduzione tra le stesse file del clero.<\/p>\n<p>Da Barbiana, dov&#8217;era arrivato nel dicembre del 1954 in seguito ai contrasti con il vescovo di Firenze, don Lorenzo Milani si preparava a lanciare un nuovo modello pedagogico che, di cristiano, conservava pi\u00f9 che altro il nome, e di ecclesiastico nemmeno quello; sacerdote, insegnava ai suoi alunni un modo di porsi di fronte alla realt\u00e0 sociale che era sostanzialmente lo stesso del marxismo, con la sua analisi tutta laica e immanente dell&#8217;ingiustizia e senza alcun riferimento alla condizione antropologica del peccato, fondamento e presupposto del Vangelo cristiano. Come per Marx e per Lenin, il male sociale \u00e8 frutto dell&#8217;egoismo di pochi e si pu\u00f2 combattere, forse eliminare, mediante la rivendicazione di classe, dura e intransigente; e, per intanto, don Milani non esitava a rinfacciare agli insegnanti &quot;borghesi&quot; la loro ipocrisia nel bocciare gli alunni impreparati, senza tener conto della loro estrazione proletaria, che li rendeva oggettivamente sfavoriti.<\/p>\n<p>Il latino, dunque in una tale atmosfera, doveva necessariamente apparire come la testa di turco contro la quale tutti sono d&#8217;accordo di accanirsi, nella ferma convinzione che, una volta eliminatolo dalla liturgia, le pecorelle smarrite sarebbero tornate all&#8217;ovile; senza riflettere che la lingua liturgica \u00e8 soltanto un mezzo per trasmettere una verit\u00e0 soprannaturale e che cambiare uno strumento pu\u00f2 non servire a nulla, se i problemi autentici sono a monte.<\/p>\n<p>Con coraggio e onest\u00e0 intellettuale, Giuseppe Siri denuncia l&#8217;illusione o, peggio, la vilt\u00e0 di quanti se la prendono con il latino, per non guardare in faccia le vere cause della disaffezione popolare nella frequentazione della Chiesa: la mediocrit\u00e0 di un corpo sacerdotale inerte e passivo, oltretutto straziato da penosi complessi di inferiorit\u00e0 verso il mondo moderno e incapace, pertanto, di porsi come guida salda e credibile per i fedeli.<\/p>\n<p>Certo, l&#8217;analisi non \u00e8 spinta sino in fondo: cos\u00ec come era vilt\u00e0 scaricare sul latino colpe non sue, \u00e8 pure ingeneroso prendersela con il clero secolare nel suo insieme: perch\u00e9 la secolarizzazione \u00e8 uno di quei fenomeni storici che partono da lontano e che maturano lentamente, nel corso dei secoli, per poi manifestarsi in tutta la loro forza, quando ormai \u00e8 tardi per correre ai ripari o anche soltanto per individuare delle risposte efficaci. Ed \u00e8 un fenomeno che va molto, ma molto oltre la buona o la cattiva volont\u00e0 dei singoli rappresentanti della Chiesa, la probit\u00e0 degli esempi che sono in grado di dare ai fedeli, la loro autentica fedelt\u00e0 al Vangelo.<\/p>\n<p>Il grande problema \u00e8 sempre lo stesso: il contraccolpo, lento ma devastante, prodotto dalla Rivoluzione industriale, che ha strappato milioni di persone in tutto il mondo ai loro precedenti modi di pensare e di vivere e ha imposto ovunque il dominio tirannico di forze economiche sempre pi\u00f9 impersonali, articolate e inafferrabili.<\/p>\n<p>Quel contraccolpo ha provocato l&#8217;urbanesimo e l&#8217;utopia ruralista, il romanticismo e il positivismo, il nazionalismo e l&#8217;internazionalismo, le due guerre mondiali e le rivoluzioni russe, il comunismo e il fascismo, lo strapotere della finanza e la riduzione del lavoratore a operaio, la democrazia e il suo svuotamento pratico. E siamo ancora in mezzo al guado; stiamo ancora annaspando, divisi fra tentazioni reazionarie e fughe in avanti, nei dubbi paradisi della tecnica e del &quot;progresso&quot;.<\/p>\n<p>La soppressione del latino in Chiesa non \u00e8 stata che un episodio secondario di questa crisi epocale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La decisione di abolire il latino come lingua liturgica e sostituirlo con le lingue moderne, bench\u00e9 non voluta n\u00e9, forse, auspicata dal Concilio Vaticano II, senza<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30144,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[83],"tags":[117],"class_list":["post-28899","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concilio-vaticano-ii","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-concilio-vaticano-ii.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28899","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28899"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28899\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30144"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28899"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28899"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28899"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}