{"id":28898,"date":"2018-08-24T09:02:00","date_gmt":"2018-08-24T09:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/24\/siri-aveva-visto-e-compreso-la-deriva-conciliare\/"},"modified":"2018-08-24T09:02:00","modified_gmt":"2018-08-24T09:02:00","slug":"siri-aveva-visto-e-compreso-la-deriva-conciliare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/24\/siri-aveva-visto-e-compreso-la-deriva-conciliare\/","title":{"rendered":"Siri aveva visto e compreso la deriva conciliare"},"content":{"rendered":"<p>Ci fu, durante e subito dopo il Concilio, qualcuno che vide e che comprese quel che stava realmente succedendo nella Chiesa cattolica? Qualcuno che vide e comprese la manovra nascosta del partito progressista: introdurre nella Chiesa il neomodernismo, dietro le apparenze di un semplice rinnovamento liturgico e pastorale? Ci fu chi vide e comprese che da quella manovra sarebbe stato difficilissimo, se non impossibile, tornare indietro; anzi, che sarebbe stato difficilissimo, se non impossibile, evitare che, una volta aperta la prima breccia nella struttura compatta e coerente del Magistero, si cominciasse a scivolare in avanti, sempre pi\u00f9 avanti, senza limite alcuno, perch\u00e9 il limite dei progressisti \u00e8 il cielo (ma non, purtroppo, nel senso spirituale del termine)? Certamente ci fu pi\u00f9 di qualcuno che lo vide e lo comprese. Oltre a monsignor Lefebvre, che tuttavia fu il pi\u00f9 coerente nel trarre le conclusioni da tale analisi dei fatti, ossia che era in atto una rivoluzione modernista mascherata, e che era impossibile prendere per buone le parole d&#8217;ordine dei &quot;riformisti&quot;, cio\u00e8 che si trattava di rinnovare e di aggiornare, ma senza cambiare in nulla il Deposito della fede, e quindi il sacro Magistero, tuttavia non ci fu nessuno, o quasi nessuno, che os\u00f2 esprimere a voce alta i dubbi, i timori, le angosce che una simile prospettiva inevitabilmente dischiudeva a chiunque fosse dotato di un minimo di sensibilit\u00e0 e soprattutto a chiunque si ritenesse fermamente e irrevocabilmente vincolato alla fedelt\u00e0 intransigente, assoluta, nei confronti di ci\u00f2 che la Chiesa aveva fino allora insegnato.<\/p>\n<p>Fra i pochi che videro, compresero ed espressero i loro dubbi, le loro perplessit\u00e0, i loro timori, ci fu il cardinale Giuseppe Siri, che, secondo una ricostruzione ipotetica del conclave del 1958, era stato eletto papa alla more di Pio XII, ma aveva dovuto passare la mano al progressista Roncalli. Il cardinale Siri, che era stato presidente della C.E.I. dal 1959 al 1965, \u00e8 sempre stato dipinto, allora e dopo, come il tipico vescovo conservatore, chiuso e refrattario ad ogni istanza di rinnovamento; ma questa \u00e8 l&#8217;immagine che di lui ha messo in giro il partito che \u00e8 risultato vincitore, quello dei neomodernisti; un&#8217;immagine ampiamente deformata, addirittura caricaturale. La realt\u00e0 \u00e8 che monsignor Giuseppe Siri era un fine teologo, un uomo retto e un limpido difensore della fede cattolica; uno che non temeva di apparire impopolare, purch\u00e9 la sua coscienza gli dicesse che era fedele a Dio; uno, infine, che non era succube del mito di tutti i progressisti, cio\u00e8 che se non ci si rinnova, si muore, ma che sapeva vedere e valutare con serenit\u00e0 e con piena consapevolezza quel che un concilio ecumenico <em>pastorale,<\/em> il primo e l&#8217;unico, in duemila anni di storia, avrebbe comportato per i futuri orientamenti della Chiesa, anche in campo dottrinale e dogmatico. Egli, infatti, vide con estrema chiarezza ci\u00f2 che, stranamente, si direbbe, era sfuggito a quasi tutti gli altri, naturalmente quelli che erano in buona fede e senza malizia: ossia che non si pu\u00f2 porre mano ad un radicale cambiamento liturgico, o pastorale, senza che ci\u00f2 inneschi un radicale mutamento nella dottrina: perch\u00e9 le tre cose sono irrevocabilmente collegate, se si tocca l&#8217;una si toccano anche le altre, fra di loro esiste una unit\u00e0 strutturale, sostanziale, di ordine teologico. La liturgia non \u00e8 la veste del sacro, \u00e8 l&#8217;espressione del sacro; la pastorale non \u00e8 il modo di trasmettere la fede, \u00e8 la fedele trasmissione della fede; pertanto, la liturgia e la pastorale devono esser conformi alla dottrina, perch\u00e9 se la sopravanzano, per cos\u00ec dire, sul terreno pratico, necessariamente anch&#8217;essa finir\u00e0 per vedersi obbligata ad adottare delle riforme, dei cambiamenti.<\/p>\n<p>Ora, la dottrina cattolica non \u00e8 riformabile, perch\u00e9 non \u00e8 basata su di un sapere umano, ma su una Rivelazione soprannaturale. Chiunque pensi, o chiunque praticamente tenti, di modificare la dottrina, per ci\u00f2 stesso non \u00e8 pi\u00f9 un cattolico, ma un eretico e un apostata, che ne sia pienamente consapevole o no. I modernisti degli inizi del1900 ne erano parzialmente consapevoli, e tuttavia san Pio X molto giustamente decise di sbarrare loro la strada con la massima decisione, perch\u00e9 se qualcuno pone mano all&#8217;accetta per distruggere le fondamenta della casa, non si perde tempo a chiedergli se sia in buona o in cattiva fede, lo si ferma senz&#8217;altro, prima che sia troppo tardi. I neomodernisti che s&#8217;infiltrarono al Concilio Vaticano II, invece, e parliamo dei teologi prima ancora che dei vescovi, erano pienamente consapevoli di essere degli eretici, ma ci\u00f2 non li sgomentava affatto: non avevano alcun timore di Dio. Si leggano le lettere, anche di carattere privato, che il signor Karl Rahner scriveva durante i lavori del Concilio, comprese quelle che indirizzava alla sua amante; e si osservi il suo viso, il suo sguardo, l&#8217;espressione dei suoi occhi. Non vi \u00e8 traccia di timor di Dio, in lui: solo una immensa presunzione, una superbia intellettuale senza limiti. Del resto, quando diceva: <em>Ci vorr\u00e0 un po&#8217; di tempo, ma alla fine la Chiesa diventer\u00e0 la chiesa del Concilio Vaticano II<\/em>, e questa \u00e8 una sua frase autentica, si ricava dalle sue stesse parole che egli sapeva benissimo di essere un eretico, ma che ci\u00f2 non lo spaventava, anzi, se ne faceva un vanto. Infatti, che vuol dire che la Chiesa deve diventare la chiesa del Concilio Vaticano II? Non esiste una chiesa del Concilio Vaticano II: esiste la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica, fedele a Dio e a se stessa da duemila anni, vivificata dall&#8217;opera dei Santi e fecondata dal sangue dei Martiri. La Chiesa \u00e8 la Chiesa, e non cambia, non pu\u00f2 cambiare, perch\u00e9, se cambiasse, allora vorrebbe dire che \u00e8 una creazione terrena, che \u00e8 una cosa di questo mondo; mentre la Chiesa non \u00e8 una creazione umana, ma una creazione divina. Si serve dell&#8217;opera umana, ma \u00e8 stata fondata direttamente da Ges\u00f9 Cristo, vero uomo e vero Dio, ed \u00e8 costantemente assistita, ispirata e consigliata dallo Spirito Santo. Lo Spirito Santo non cambia idea; Dio non cambia la natura della sua Rivelazione agli uomini. Si \u00e8 incarnato in Ges\u00f9 Cristo, ha patito sotto Ponzio Pilato, \u00e8 morto sulla croce, e al terzo giorno \u00e8 risorto: questo \u00e8 quanto la Chiesa crede, accetta e tramanda. Non c&#8217;\u00e8 una seconda venuta di Cristo e non ci sar\u00e0, fino all&#8217;ultimo giorno della storia, quando ritorner\u00e0 per giudicare i vivi e i morti. La frase di Karl Rahner, che la Chiesa dovr\u00e0 diventare la chiesa del Concilio Vaticano II, tradisce una precisa, diabolica volont\u00e0 di sovvertirla, di cambiarla, di trasformarla in qualcosa di nuovo e di diverso da ci\u00f2 che essa \u00e8 sempre stata. Quale immensa superbia, quale sconfinata arroganza in questa pretesa! Kar Rahner si sentiva superiore a san Paolo, a sant&#8217;Agostino, a san Tommaso d&#8217;Aquino? Si sentiva anche superiore a Ges\u00f9 Cristo? Perch\u00e9 Ges\u00f9 Cristo ha detto chiaramente che i cieli e la terra passeranno, ma le sue prole non passeranno. E se non passeranno, non saranno neppure soggette a revisione o a modifiche.<\/p>\n<p>Karl Rahner era un gesuita, e i gesuiti stanno letteralmente tentando di stravolger le basi dottrinali della Chiesa. Un gesuita, Sosa Abascal ha cercato di sostenere che Ges\u00f9 Cristo non ha affermato l&#8217;indissolubilit\u00e0 del matrimonio, e questo con la miserrima argomentazione che non sappiano cosa disse realmente Ges\u00f9, perch\u00e9 allora non c&#8217;erano i registratori. E lo stesso signore si \u00e8 permesso di dichiarare, con la massima disinvoltura, che il diavolo non esiste, ma \u00e8 solo una rappresentazione simbolica del male: smentendo di nuovo la veridicit\u00e0 dei Vangeli, oppure dando del bugiardo, del commediante e del cialtrone &#8212; che Dio ci perdoni &#8211; a Ges\u00f9 Cristo, il quale ha affrontato il diavolo pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, sin dall&#8217;inizio della sua vita pubblica, e ha eseguito una grande quantit\u00e0 di esorcismi, liberando uomini che ne erano posseduti. Un altro gesuita, l&#8217;argentino Bergoglio, un giorno dice che Dio non \u00e8 cattolico, un altro giorno dice che aveva ragione Lutero, e un altro giorno ancora dice che l&#8217;infermo non esiste, salvo poi ritrattare goffamente, ma lasciando capire benissimo che tale \u00e8 il suo vero pensiero. Questi sono i legittimi continuatori dell&#8217;opera nefasta di Karl Rahner. Ebbene, il cardinale Giuseppe Siri, che era un teologo, ma che era e si considerava, soprattutto in quanto vescovo, un pastore del gregge di Cristo, vide, comprese e mise un guardia. Esiste una sua lettera, indirizzata a Bernard H\u00e4ring, nel pieno di una polemica che qui non occorre riassumere, perch\u00e9 il lettore pu\u00f2 prenderne conoscenza da solo, nel libro che ci apprestiamo a citare, nella quale egli si rivolge direttamente al teologo tedesco e gli ricorsa che i vescovi ne sanno pi\u00f9 dei teologi, in fatto di dottrina; e che comunque n\u00e9 i vescovi, n\u00e9 i teologi, n\u00e9 alcun altro, hanno il diritto di cambiare anche solo una virgola della dottrina, perch\u00e9 la fede cattolica \u00e8 la fede che la Chiesa ha sempre insegnato, e il vero credente \u00e8 colui che si tiene pronto a testimoniare la sua fedelt\u00e0 anche con la vita, se ne ve fosse bisogno.<\/p>\n<p>Cos\u00ec scriveva il cardinale Giuseppe Siri, il 4 marzo 1967, al teologo tedesco Bernard H\u00e4ring, che si era distinto come uno dei capofila del partito progressista in seno al Concilio Vaticano II e negli anni successivi (cit. in: B. H\u00e4ring, <em>Fede, storia, morale. Intervista di Gianni Licheri<\/em>, Roma, Borla, 1989, pp. 294-95):<\/p>\n<p><em>Reverendo Padre,<\/em><\/p>\n<p><em>ricevo la Sua lettera. Sono sempre pronto ad aprire un dialogo con prefetto rispetto, ogni comprensione e fraterna carit\u00e0. Ritengo per\u00f2 dirLe con assoluta franchezza:<\/em><\/p>\n<p><em>che non ritengo onesto il dialogo il quale cerchi il compromesso della verit\u00e0 certa;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; che nulla di quello che fu certo nella Chiesa pu\u00f2 essere cambiato senza che si neghi direttamente in essa il carisma e l&#8217;assistenza dello Spirito Santo, il suo Magistero, la sua indefettibilit\u00e0;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; che io, anche se ho lungamente insegnato Teologia, sono un Vescovo, ossia un Maestro, non certo infallibile ma autentico, cosa che non sono i teologi;<\/em><\/p>\n<p>&#8211; <em>che il mondo lo dobbiamo salvare colla grazia infinta del Signore, ma non lo dobbiamo seguire, avallare, scusare nei suoi errori e nei suoi peccati.<\/em><\/p>\n<p><em>Sono fedele alla mia Fede ed ho giurato pi\u00f9 d&#8217;una volta in circostanze solenni di mantenerla fino alla morte.<\/em><\/p>\n<p><em>Tanto ho detto, reverendo Padre, per lealt\u00e0 verso di Lei e perch\u00e9 Lei non sia indotto a credere che io entro in un dialogo, cambiando qualcosa di quello che sono e che debbo essere nell&#8217;ossequio alla divina volont\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Lei stia attento alle responsabilit\u00e0 che si prende, perch\u00e9 di queste risponder\u00e0 ad Uno ben pi\u00f9 alto di me.<\/em><\/p>\n<p><em>Prego Dio perch\u00e9 la benedica infinitamente.<\/em><\/p>\n<p><em>Giuseppe Card. Siri<\/em><\/p>\n<p>Da questa lettera si evincono la schiettezza, la rettitudine, l&#8217;altissima coscienza della missione episcopale che aveva monsignor Giuseppe Siri, e lucidit\u00e0 con cui aveva colto i nodi centrali della questione: la pretesa, da parte dei progressisti, di cambiare l&#8217;insegnamento della Chiesa, pur negandolo a parole; la pretesa dei teologi di porsi, illegittimamente, al di sopra dei vescovi, quali guide della Chiesa e dei fedeli; la ferma convinzione che la salvezza del mondo pu\u00f2 venire solo da una Chiesa che resta ancorata alla massima fedelt\u00e0 nei confronti della divina Rivelazione, non da una Chiesa che si mette a scusare e avallare i peccati del mondo; infine la coscienza che il giuramento sacerdotale di fedelt\u00e0 alla Chiesa \u00e8 assoluto, irrevocabile e vincolante fino alla morte. Con estrema lealt\u00e0, Siri dice chiaro e tondo ad H\u00e4ring quel che pensa della sua posizione e di quella di tutti i riformisti conciliari e post-conciliari: che l&#8217;insegnamento della Verit\u00e0 non tollera alcun compromesso; ma la sua \u00e8 una lealt\u00e0 che si scontra con la doppiezza, la falsit\u00e0 e l&#8217;ipocrisia di questi ultimi, i quali non giocano a carte scoperte, non dicono sino in fondo i loro pensieri, non dichiarano apertamente quali siano i loro obiettivi, ma si nascondono dietro le bandiere di un &quot;doveroso&quot; e &quot;necessario&quot; aggiornamento pastorale e di un lodevole &quot;approfondimento&quot; dei contenuti della Rivelazione. Quante acrobazie verbali, quanti castelli di parole per celare quel che, d&#8217;altronde, si vedeva benissimo, se solo si era disposti a vederlo, come lo era il cardinale Siri: che la posta in gioco non era n\u00e9 l&#8217;aggiornamento pastorale, n\u00e9 l&#8217;approfondimento dei contenuti della fede, ma la sostanza stessa della fede: quel che un cattolico \u00e8 tenuto a credere, secondo il Magistero e alla luce della Scrittura e della Tradizione. Il fatto \u00e8 che il cosiddetti conservatori, che erano semplicemente gli ultimi vescovi cattolici, erano mossi da scrupoli e vincoli di natura morale, mentre i progressisti, cio\u00e8 i neomodernisti mascherati, non solo non avevano scrupolo alcuno, ma avevano predisposto ogni cosa per far cadere la Chiesa in una imboscata vera e propria: il Concilio stesso. \u00c8 un fatto che moltissimi padri, probabilmente la maggioranza, vi si recarono con aspettative in linea con il Magistero perenne, ribadito strenuamente anche da Pio XII: ad esempio una netta presa di posizione contro il comunismo e contro altri gravissimi errori del mondo moderno, per ribadire la fede di sempre; e che si trovarono invece invischiati nella palude di un&#8217;abile strategia mirante a confondere le acque e a far passare, dietro la linea della misericordia e della benevolenza, un concetto di &quot;dialogo&quot; che era, in pratica, una resa della Chiesa alle pretese perverse della civilt\u00e0 moderna&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci fu, durante e subito dopo il Concilio, qualcuno che vide e che comprese quel che stava realmente succedendo nella Chiesa cattolica? 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