{"id":28897,"date":"2008-04-02T04:31:00","date_gmt":"2008-04-02T04:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/04\/02\/alcune-brevi-considerazioni-sui-concetti-di-sionismo-e-antisemitismo\/"},"modified":"2008-04-02T04:31:00","modified_gmt":"2008-04-02T04:31:00","slug":"alcune-brevi-considerazioni-sui-concetti-di-sionismo-e-antisemitismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/04\/02\/alcune-brevi-considerazioni-sui-concetti-di-sionismo-e-antisemitismo\/","title":{"rendered":"Alcune brevi considerazioni sui concetti di sionismo e antisemitismo"},"content":{"rendered":"<p>Aveva incominciato a smuovere le acque , nel 2007, il libro di Ariel Toaff, figlio del rabbino della sinagoga di Roma Elio Toaff, <em>Pasque di sangue. Ebrei d&#8217;Europa e omicidi rituali<\/em>, sollevando timidamente il velo sulla <em>possibilit\u00e0<\/em> (si badi, la semplice <em>possibilit\u00e0<\/em>) che qualcosa di vero ci fosse, nei racconti sulle uccisioni rituali di bambini cristiani da parte di fanatici ebrei, e sia pure in un numero assai limitato di casi.<\/p>\n<p>Chi non ha mai sentito parlare, ad esempio, della vicenda accaduta a Trento nel 1475, quando un bambino d nome Simonino scomparve la sera del 23 marzo, gioved\u00ec di Pasqua, per venire poi ritrovato, cadavere orrendamente mutilato, nelle acque di una roggia che traversava il ghetto ebraico, proprio la domenica di Pasqua? Il principe vescovo di Trento, Giovanni Hinderbach (che non era affatto un rozzo e ignorante fondamentalista religioso, ma un raffinato umanista che molto si adoper\u00f2 per diffondere la cultura rinascimentale nel suo Stato), fece istituire un processo che si concluse con quindici condanne a morte a carco di ebrei e con l&#8217;espulsione dalla citt\u00e0 dei loro correligionari; sentenza che \u00e8 stata ribaltata solo dopo il Concilio Vaticano II, con lo scagionamento degli ebrei da quel delitto da parte della Chiesa cattolica.<\/p>\n<p>Poco dopo le vicende del 1475, infatti, si era diffuso spontaneamente il culto di san Simone (o san Simonino; ma, in effetti, era solo &quot;beato&quot;), martire della Chiesa, al quale furono dedicate numerose opere d&#8217;arte &#8211; pittoriche, lignee, ecc. -, non solo entro i confini del principato di Trento, ma anche, ad esempio, in Valcamonica, allora sotto la giurisdizione della Serenissima Repubblica di Venezia; e al quale vennero attribuite alcune guarigioni miracolose. In effetti, il legato pontificio di Sisto IV, che aveva seguito <em>in loco<\/em> l&#8217;inchiesta del tribunale del principe-vescovo, aveva manifestato dissenso verso le conclusioni cui era giunta; e, in un primo tempo, il culto di san Simonino non aveva ricevuto alcun riconoscimento &#8216;ufficiale&#8217;, anzi, era stato ripetutamente proibito dal pontefice. In seguito, per\u00f2, il culto dello sventurato fanciullo era stato inserito nel Martirologio Romano, nel quale rimase fino al 1965.<\/p>\n<p>In quell&#8217;anno, infatti, il vescovo di Trento, Alessandro Maria Gottardi, ha portato a conclusione un graduale processo di revisione storica &#8211; per opera specialmente di mons. Iginio Rogger, professore presso la Facolt\u00e0 di giurisprudenza dell&#8217;Universit\u00e0 di Trento &#8211; e ha stabilito la soppressione del culto di Simonino, procedendo anche alla rimozione dei suoi resti dalla chiesa cittadina di San Pietro, in cui erano stati tumulati. Tale decisione non ha provocato reazioni particolarmente vivaci da parte dei fedeli, anche se ha dato luogo a una controversia storiografica (e, in minor misura, devozionale) che non si pu\u00f2 dire del tutto conclusa nemmeno ai giorni nostri. Non tutti, infatti, erano e sono d&#8217;accordo con la cosiddetta &quot;svolta del Simonino&quot;.<\/p>\n<p>Oltre alla commemorazione annuale del fanciullo martire, infatti, per moltissimo tempo si era svolta, ogni dieci anni, una processione dei fedeli che portavano per le vie cittadine sia la salma di Simonino, sia gli strumenti con i quali sarebbe stato torturato a morte dai Giudei per celebrare, col sangue di un bimbo cristiano, la Pasqua ebraica. Tale processione, dopo la sospensione del 1945 &#8211; imposta dalle circostanze della seconda guerra mondiale &#8211; ha avuto luogo ancora una volta, l&#8217;ultima, nel 1955; quando, fra l&#8217;altro, la diocesi di Trento ha proceduto alla riedizione di un vecchio libretto devozionale narrante il martorio del fanciullo, che sarebbe stato strangolato dai Giudei per poi estrarne il sangue, con cui impastare i pani azzimi per la Pasqua ebraica. Nel 1965 sarebbe caduto il decennale per la successiva processione: che non ebbe luogo, appunto, per la svolta decisa dal vescovo Gottardi, in linea con gli orientamenti del Concilio Vaticano II per il ristabilimento di un clima di dialogo e comprensione con la religione ebraica. (va detto, in proposito, che anche la citt\u00e0 di Trento aveva ricevuto la scomunica da parte degli Ebrei, a causa delle condanne al rogo eseguite nel 1475 e delle successive espulsioni).<\/p>\n<p>Il libro di Ariel Toaff, bench\u00e9 circostanziato e prudente, \u00e8 stato accolto da un vero e proprio diluvio di critiche, non solo dalla comunit\u00e0 israelita &#8211; a cominciare dal padre dell&#8217;autore -, ma anche da parte degli storici, antropologi e studiosi delle religioni &#8216;politicamente corretti&#8217; non ebrei, primo fra tutti Massimo Introvigne, il quale, all&#8217;argomento, aveva dedicato uno studio del 2004: <em>Cattolici, antisemitismo e sangue<\/em>.<\/p>\n<p>Con la sola eccezione di Sergio Luzzatto, il quale, dalle colonne del <em>Corriere della Sera<\/em> dell&#8217;8 febbraio 2007, ne ha fatto una recensione tutto sommato equilibrata, il salotto buono della cultura italiana ha reagito molto male alla pubblicazione del libro. I titoli delle recensioni apparse sulla stampa nel febbraio scorso sono gi\u00e0 di per se stessi eloquenti in proposito: si va da <em>Rovesciamento senza prove<\/em> di Anna Foa (su <em>Avvenire<\/em> del 9 febbraio 2007), a <em>Replica di Introvigne a Toaff<\/em> (su <em>CENSUR<\/em> del 10 febbraio), a <em>Nessun riscontro persuasivo<\/em> di Adriano Prosperi (su <em>La Repubblica<\/em> del 10 febbraio), a <em>Un libro di storia mal fatto<\/em> di Giacomo Todeschini (dell&#8217;Universit\u00e0 di Trieste, sempre il 10 febbraio), per finire in bellezza con <em>Fede accordata a fonti di provata tendenziosit\u00e0. Assenza di critica<\/em> di Anna Esposito e Diego Guaglioni (sul <em>Corriere della Sera<\/em> dell&#8217;11 febbraio), il cui tono si pu\u00f2 evincere in maniera estremamente eloquente gi\u00e0 delle espressioni adoperate nel titolo (e va bene che, nel giornalismo italiano, vige la prassi che i titoli degli articoli siano mutati o inventati a piacere dal direttore o dal redattore-capo).<\/p>\n<p>Insomma, si \u00e8 assistito a una tempesta di esecrazioni contro il dilettantismo, la scarsa seriet\u00e0, l&#8217;approssimazione e la tendenziosit\u00e0 del libro; al punto che l&#8217;Editrice Il Mulino, che lo aveva pubblicato, \u00e8 stata costretta, per qualche tempo, a ritirarlo dalla circolazione, tale era il coro unanime di esecrazione da esso sollevato.<\/p>\n<p>Ci chiediamo, sommessamente, che cosa sarebbe accaduto se a scrivere un libro del genere fosse stato uno storico non ebreo. Se vogliamo essere onesti, ci sono pochi dubbi in proposito: si sarebbe parlato di rigurgiti di antisemitismo e si sarebbero invocati provvedimenti &#8216;alla Irving&#8217; (ossia, il codice penale e il carcere) per stroncare sul nascere gli antichi spettri di un odio razziale duro a morire, che manifesta la sgradevole tendenza a rinascere continuamente dalle proprie ceneri.<\/p>\n<p>Ebbene, vediamo cosa avranno da dire adesso questi giornalisti, storici e opinionisti visceralmente &quot;anti-antisemiti&quot;, davanti a un evento culturale come la pubblicazione &#8211; non Italia e direttamente in lingua italiana, come \u00e8 accaduto per <em>Pasque di sangue<\/em> -, ma proprio nello Stato di Israele, di un libro come <em>Una invenzione chiamata \u00abIl popolo ebraico\u00bb<\/em>, dello storico ebreo Shlomo Sand (titolo originale: <em>When and How Was the Jewish People invented<\/em>, Casa editrice Resling, 2008), professore all&#8217;Universit\u00e0 di Tel Aviv.<\/p>\n<p>Come \u00e8 ormai noto, le tesi dell&#8217;Autore si possono riassumere in questi termini. Dopo la distruzione di Gerusalemme da parte di Tito, figlio dell&#8217;imperatore Vespasiano, nel 70 d. C., gli Ebrei non furono affatto cacciati dai Romani fuori dalla Palestina. La proibizione di residenza valeva solo per la colonia di Elia Capitolina, ricostruita dai vincitori sulle rovine di Gerusalemme e dedicata a Giove Capitolino. L&#8217;esilio degli Ebrei, quindi, non \u00e8 altro che un mito: la loro fu una partenza volontaria. Tra parentesi, Sand nega anche la storicit\u00e0 della schiavit\u00f9 in Egitto e dell&#8217;insediamento in Palestina al tempo di Giosu\u00e8. Fuori della Palestina, gli ebrei &#8211; come popolo &#8211; lentamente furono assimilati dalle popolazioni presso le quali si erano stabiliti, cos\u00ec come si assimilarono con gli Arabi, dopo la conquista islamica, quelli rimasti in patria.<\/p>\n<p>Restava la religione ebraica.<\/p>\n<p>Secondo Shlomo Sand, non \u00e8 vero che l&#8217;ebraismo sia stato una religione scarsamente interessata al proselitismo. Infatti, al giudaismo si convertirono interi regni, come quello dei khazari che, nel IX secolo, andava da Kiev al Caucaso e al Mar Caspio, o come quello di Himyar nella parte meridionale della Penisola Arabica; o, ancora, come quello dei berberi della regina Dahia al-Kahina; berberi che, dopo l&#8217;invasione araba del Nord Africa, si trasferirono in Spagna per non pi\u00f9 ritornare indietro.<\/p>\n<p>Dai khazari, in particolare, sarebbe derivato il ramo ebraico askhenazita; e la lingua e la cultura Yiddish non sono affatto il prodotto dell&#8217;incontro di quelle ebraiche con quelle tedesche, bens\u00ec il risultato della mescolanza fra i discendenti dei khazari e le popolazioni tedesche che si spostavano verso l&#8217;Europa orientale. I sefarditi, invece &#8211; l&#8217;altro grande ramo della diaspora ebraica in Europa, quello sud-occidentale &#8211; deriverebbero dai berberi e dagli arabi che si convertirono al giudaismo dopo la conquista della Spagna da parte dei califfi successori di Maometto. Insomma, \u00e8 stata la religione ebraica a diffondersi ai quattro angoli del mondo, non il popolo ebraico, che \u00e8 semplicemente scomparso nel gorgo di mille razze e mille culture diverse. Nel 1948 non c&#8217;\u00e8 stato alcun ritorno degli ebrei in Palestina; a tornare furono delle persone di religione ebraica, provenienti da comunit\u00e0 che si erano convertite al giudaismo lungo il corso dei secoli.<\/p>\n<p>Quanto agli ebrei rimasti in Palestina, essi finirono per mescolarsi con gli arabi e per convertirsi all&#8217;islamismo; al punto che, se proprio si vogliono cercare gli antenati degli israeliani attuali, bisogna cercarli non fra gli ebrei immigrati dall&#8217;Europa tra la fine del XIX e quella del XX secolo, bens\u00ec proprio fra quegli arabi palestinesi che, oggi, sono visti dal governo d&#8217;Israele e dall&#8217;opinione pubblica ebrea come il nemico ereditario, coloro che hanno &quot;usurpato&quot; la patria giudea durante il lungo &quot;esilio&quot; la cui responsabilit\u00e0 \u00e8 attribuita, a torto, ai Romani.<\/p>\n<p>Dunque, i legittimi eredi del popolo ebreo &#8211; che per\u00f2, in pratica, ha finito per scomparire nel corso di mescolanze bimillenarie &#8211; non sarebbero per nulla gli ebrei immigrati in Israele prima e dopo il 1948, ma gli arabi palestinesi; e il minimo che Israele dovrebbe fare, secondo giustizia, dovrebbe essere darsi una struttura corrispondente ad uno Stato misto ebreo-palestinese, capace di rappresentare tutte le sue componenti etniche, culturali e religiose.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 interessante del libro di Shlomo Sand \u00e8 che queste tesi, che a noi appaiono come sconvolgenti, sono state presentate dall&#8217;autore come il classico segreto di Pulcinella. Egli, infatti, sostiene che non solo tutti gli storici ebrei, ma tutti gli israeliani, a cominciare da Ben Gurion e i padri fondatori dello Stato d&#8217;Israele, sono sempre stati perfettamente a conoscenza di questo &#8216;segreto&#8217;, ossia che non c&#8217;\u00e8 nessun popolo ebreo e, quindi, che il sionismo si basa su un clamoroso falso storico; ma che lo hanno sempre taciuto per una forma di malinteso pudore confinante con l&#8217;ipocrisia, \u00abcome quando gli adulti vogliono parlare di sesso ma aspettano che, prima, i bambini siano andati a letto\u00bb.<\/p>\n<p>In Israele, ovviamente, si \u00e8 acceso un forte dibattito intorno alle tesi del libro e i detrattori di Sand lo hanno accusato di incompetenza storica (per non essere risalito alle fonti antiche e medievali, lui specialista di storia moderna e, per di pi\u00f9, non ebraica, ma francese) e, ovviamente, di non aver dato alcun rilievo agli eventi della persecuzione nazista, culminati nella <em>Shoa<\/em> (anche se tali eventi non c&#8217;entrano per nulla con le tesi del libro).<\/p>\n<p>Tutto sommato, per\u00f2, il clamore non \u00e8 stato quello che ci si sarebbe potuti aspettare. Certo, una parte degli scrittori e intellettuali ebrei, dentro e fuori Israele, hanno criticato pi\u00f9 o meno aspramente il libro <em>Una invenzione chiamata \u00abil popolo ebraico\u00bb<\/em>; per\u00f2 nessuno si \u00e8 stracciato le vesti, nessuno ha chiesto il ritiro del libro o la cacciata del professor Sand dall&#8217;Universit\u00e0 di Tel Aviv. Si parla delle sue tesi, se ne parla con calore e con vivacit\u00e0; ma pur sempre nei limiti di un confronto civile. E tutto questo mentre il conflitto con i palestinesi ha raggiunto punte di una asprezza estrema ed il &#8216;mite&#8217; premier Olmert accarezza l&#8217;idea di una invasione massiccia, <em>manu militari<\/em>, della Striscia di Gaza, per mettere fine una volta per tutte al terrorismo palestinese, a costo di sfidare le critiche dell&#8217;opinione pubblica mondiale.<\/p>\n<p>Tanta compostezza, tanto <em>fair play<\/em> hanno semplicemente del prodigioso: al punto da far nascere il sospetto che sia vero quando ha detto Sand a difesa del suo libro: che egli non ha fatto altro se non dire quello che tutti gli ebrei sanno, ma che non hanno il coraggio di dire ad alta voce, quando i bambini sono ben svegli e potrebbero sentirli.<\/p>\n<p>Ancora una volta, ci chiediamo che cosa sarebbe accaduto se le tesi di Shlomo Sand fossero state esposte, non diciamo da un Ahmadinejad o da un Gheddafi, ma da un serio e compassato professore universitario tedesco, francese o italiano, &quot;reo&quot; di non essere ebreo.<\/p>\n<p>Anche qui, non occorre possedere la virt\u00f9 della chiaroveggenza o della profezia per immaginare benissimo quel che sarebbe successo: si sarebbe scatenato un putiferio all&#8217;indirizzo dell&#8217;ennesimo provocatore antisemita; si sarebbe preteso l&#8217;invio al macero del libro; si sarebbero invocati provvedimenti amministrativi, e fors&#8217;anche penali, nei confronti del suo ignobile autore razzista; infine, il Parlamento sarebbe stato sollecitato a legiferare in tutta fretta, per colmare un pericoloso &#8216;vuoto&#8217; giuridico e sancire, con tutta la severit\u00e0 del caso, il principio che l&#8217;antisemitismo \u00e8 un reato da punire a termini di legge.<\/p>\n<p>\u00c8 impossibile negarlo: di certi argomenti solo gli ebrei sono autorizzati a parlare. Solo loro possono muovere qualche obiezione al pensiero unico dominante, in base al quale il mondo \u00e8 diviso nettamente, da duemila anni, in buoni e cattivi: buoni gli ebrei e i loro incondizionati amici e alleati, cattivi tutti gli altri.<\/p>\n<p>Ai non ebrei, \u00e8 proibito equiparare il sionismo a una forma di razzismo o di fondamentalismo; cos\u00ec come \u00e8 proibito avanzare critiche o riserve nei confronti della politica dello Stato d&#8217;Israele, pena incorrere nell&#8217;accusa infamante di antisemitismo. Proibito anche, e soprattutto, avanzare l&#8217;accusa agli esponenti del sionismo, dopo la seconda guerra mondiale, di avere sfruttato la tragedia dell&#8217;Olocausto per ottenere carta bianca in Palestina, ai danni degli arabi-palestinesi l\u00ec stabiliti da un paio di millenni e per tenere indefinitamente l&#8217;opinione pubblica mondiale sotto ricatto: se si critica Israele, si \u00e8 moralmente complici del genocidio hitleriano.<\/p>\n<p>Lo stesso termine &quot;antisemita&quot; \u00e8 una ingegnosa invenzione per mettere il bavaglio a ogni forma di dissenso nei confronti della politica israeliana. Tanto per cominciare, anche gli arabi sono &quot;semiti&quot; e, dunque, il termine \u00e8 semplicemente privo di senso sul piano storico e antropologico. In secondo luogo, non si vede perch\u00e9 mai dissentire dalle azioni di un determinato governo dovrebbe implicare, automaticamente, sentimenti razzisti nei confronti del popolo che da quel governo \u00e8, al presente, rappresentato. La cosa dovrebbe essere talmente lampante da non abbisognare nemmeno di uno specifico chiarimento.<\/p>\n<p>Guai, poi, ad avanzare il dubbio che, dopotutto, fra arabi e israeliani, i pi\u00f9 razzisti sono i secondi. Shlomo Sand ha dichiarato che il dibattito israeliano sulle radici \u00e8 (citiamo testualmente) \u00abetnocentrico, biologico e genetico\u00bb, e che uno Stato dovrebbe rappresentare tutti i suoi cittadini, dunque Israele dovrebbe rappresentare <em>anche<\/em> gli arabi palestinesi. Ma se tali parole fossero state scritte o pronunciate da un non ebreo, si sarebbe scatenato il finimondo.<\/p>\n<p><em>Antisemitismo<\/em>, cos\u00ec, \u00e8 un termine che si \u00e8 rivelato funzionale alla filosofia manichea della divisione del mondo in buoni e cattivi, di cui abbiamo detto poc&#8217;anzi. Ha creato, per cos\u00ec dire, il <em>semitismo<\/em>, ossia la sfera di ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere criticato mai e poi mai, pena incorrere senza attenuanti nell&#8217;accusa di razzismo.<\/p>\n<p>Eppure, i nostri nonni emigrati negli Stati Uniti all&#8217;inizio del Novecento erano chiamati <em>dago<\/em>, insultati, maltrattati e, qualche volta, anche uccisi (come nei tragici fatti di New Orleans del 1891); mai nessuno, per\u00f2, in Italia, si \u00e8 sognato di parlare di <em>antitalianismo<\/em>. Se lo avesse fatto, avrebbe creato, automaticamente, la categoria &#8216;sacra&#8217; e intoccabile dell&#8217;<em>italianismo<\/em>, il regno dell&#8217;innocenza perseguitata dai biechi razzisti stranieri.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Nessuno ha mai pensato di sfruttare fatti come quelli di New Orleans per creare una situazione morale e politica in cui gli Italiani, in qualunque circostanza internazionale, avessero sempre e comunque ragione, e i loro oppositori, sempre e comunque torto.<\/p>\n<p>Ci si risponder\u00e0 che una cosa \u00e8 il linciaggio di una dozzina di emigranti, un&#8217;altra cosa \u00e8 il genocidio di un popolo.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 vero, almeno sul piano numerico.<\/p>\n<p>Ma il sionismo nasce oltre mezzo secolo prima del nazismo, e il &quot;ritorno&quot; degli ebrei in Palestina, che culminer\u00e0 nell&#8217;espulsione degli arabi dalla loro terra, \u00e8 antecedente alla tragedia di Auschwitz, Buchenwald e Dachau. Theodor Herzl scrive il suo libro <em>Der Judenstaat<\/em> (<em>Lo Stato degli ebrei<\/em>), pietra miliare del pensiero sionista, nel 1896; e nel corso del primo Congresso mondiale sionistico, che si tiene a Basilea nel 1897, viene annunciato il &quot;programma di Basilea&quot;, ovvero \u00abla creazione per il popolo ebraico di una sede in Palestina garantita dal diritto pubblico\u00bb. Eppure, all&#8217;epoca, in tutta la Palestina gli ebrei non erano che alcune migliaia: una piccola minoranza all&#8217;interno della nazione araba, con la quale viveva da secoli in termini di coesistenza pacifica, se non anche di buon vicinato.<\/p>\n<p>Non solo.<\/p>\n<p>Dietro l&#8217;arroganza del governo israeliano, e dietro il mito razzista del sionismo, non ci sono tanto i discendenti delle vittime della persecuzione nazista in Europa, ma i circoli finanziari ebrei-americani che, negli anni Trenta, facevano affari d&#8217;oro con il Terzo Reich, ma che oggi strepitano di vedere un novello Hitler in ogni capo di Stato o i governo &#8211; ieri Saddam Hussein, oggi Ahmadinejad &#8211; che, a loro giudizio, costituisce una minaccia anche solo potenziale allo Stato d&#8217;Israele. E, per convincere l&#8217;opinione pubblica delle loro buone ragioni, non esitano a inventarsi qualunque fandonia &#8211; come le supposte armi di distruzione di massa irachene -, al fine di distrarre l&#8217;attenzione dall&#8217;unica cosa che veramente conti, per riportare una speranza di pace in Medio Oriente: l&#8217;applicazione del piano di spartizione dell&#8217;ONU che, fin dal 1947, prospett\u00f2 la divisione della Palestina in uno Stato ebraico ed uno palestinese.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che tale spartizione venne, all&#8217;epoca, rifiutata dagli arabi; ma noi, al loro posto, che cosa avremmo fatto? Quale tedesco, quale francese, quale italiano avrebbe accettato una spartizione della propria patria con uno Stato straniero, sorto quasi dal nulla, sulla base di una sorta di diritto di prelazione risalente a due millenni prima?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aveva incominciato a smuovere le acque , nel 2007, il libro di Ariel Toaff, figlio del rabbino della sinagoga di Roma Elio Toaff, Pasque di sangue.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[120],"class_list":["post-28897","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-ebraismo-e-giudaismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28897","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28897"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28897\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28897"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28897"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28897"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}