{"id":28896,"date":"2014-09-02T07:55:00","date_gmt":"2014-09-02T07:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/09\/02\/sinone-studia-il-comportamento-dei-troiani-e-desta-la-loro-pieta-li-vede-sprovveduti-ingenui\/"},"modified":"2014-09-02T07:55:00","modified_gmt":"2014-09-02T07:55:00","slug":"sinone-studia-il-comportamento-dei-troiani-e-desta-la-loro-pieta-li-vede-sprovveduti-ingenui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/09\/02\/sinone-studia-il-comportamento-dei-troiani-e-desta-la-loro-pieta-li-vede-sprovveduti-ingenui\/","title":{"rendered":"Sinone studia il comportamento dei Troiani e desta la loro piet\u00e0: li vede sprovveduti, ingenui"},"content":{"rendered":"<p>Nel personaggio di Sinone, il greco che si finge perseguitato dai suoi compagni e induce i Troiani a introdurre in citt\u00e0 il cavallo di legno, Virgilio ha creato una delle pi\u00f9 riuscite e drammatiche figure di traditore: un traditore maligno, poich\u00e9 la sua arma principale \u00e8 proprio la piet\u00e0 che sa destare ad arte nell&#8217;animo di coloro che si appresta a tradire, votandoli allo sterminio.<\/p>\n<p>I fatti, raccontati all&#8217;inizio del secondo libro dell&#8217;\u00abEneide\u00bb sono noti.<\/p>\n<p>I Troiani, trovando il lido abbandonato dai Greci, che sembrano essersene andati per sempre, lasciando dietro a s\u00e9 il grande cavallo di legno, sono ancora turbati dall&#8217;audacia di Laocoonte, il sacerdote di Poseidone, che, trovatosi da solo contro la credulit\u00e0 dei suoi concittadini, li aveva messi in guardia dal portare il cavallo entro le mura ed aveva scagliato una lancia contro il suo fianco, pronunciando le famose parole: \u00abTimeo Danaos et dona ferentes\u00bb (che potremmo tradurre non solo con l&#8217;ovvio: \u00abTremo i Greci anche quando portano doni\u00bb, ma forse addirittura con \u00abTemo i Greci soprattutto se portano doni\u00bb).<\/p>\n<p>In quel momento appare Sinone: un uomo con le mani legate dietro la schiena, che alcuni pastori spingono verso il re Priamo: impaurito, inerme, fatto oggetto di insulti e di scherno da parte di tutti. Egli sta recitando, da attore consumato, una temeraria e infame commedia: leva alte grida dicendosi vittima della sporte avversa, versa lacrime di disperazione e riesce a intenerire il cuore ei nemici. Questi lo esortano a parlare ed egli racconta una storia ben congegnata per suscitare in loro sentimenti di piet\u00e0 e di solidariet\u00e0 umana, nonch\u00e9 di fiducia. E Sinone, al cospetto di Priamo che lo invita a deporre ogni timore, dice anzitutto di essere un greco e di odiare la menzogna, si vanta anzi della propria dirittura morale, come dell&#8217;unica ricchezza che gli \u00e8 rimasta; afferma di esser caduto vittima di false accuse di tradimento e di essere stato condannato a morte dai suoi stessi compagni. Si proclama parente di Palamede, vecchio re di Eubea, che aveva accompagnato in guerra; ma alla morte di questi, avvenuta per le male arti di Ulisse che non gli aveva perdonato d&#8217;aver smascherato la sua finta pazzia, nulla aveva pi\u00f9 potuto difenderlo dall&#8217;odio dell&#8217;infido Laerziade, tanto pi\u00f9 che non aveva saputo trattenersi dal giurare vendetta sulle ceneri dell&#8217;amico estinto. A questo punto del racconto, Sinone s&#8217;interrompe e finge di non voler proseguire: i Troiani han gi\u00e0 deciso di ucciderlo, a che scopo dovrebbe parlare ancora? Ma i suoi ascoltatori, ingenui, lo pregano di continuare; ed egli, rinfrancatosi, prosegue.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 pi\u00f9 volte, dice, i Greci avevano pensato di partire, abbandonando l&#8217;infausta impresa bellica; ma sempre il mare agitato aveva frustrato i loro piani. Allora i sacerdoti avevano consultato l&#8217;oracolo di Apollo, ottenendo questo responso: cos\u00ec come la partenza verso Troia era stata resa possibile dal sacrificio della vergine Ifigenia, figlia di Agamennone, cos\u00ec ora la partenza richiedeva il sangue di un altro giovane innocente. I Greci erano rimasti turbati, chiedendosi su chi di loro sarebbero cadute le sorti; a quel punto Calcante, gi\u00e0 messosi d&#8217;accordo con Ulisse, dopo essersi fatto pregare per ben dieci giorni, come se gli ripugnasse condannare a morte uno dei suoi, aveva infine indicato lui, Sinone. Questi, per\u00f2, in attesa del sacrificio, aveva spezzato le funi ed era fuggito fra i canneti e le paludi della riva, in cerca di un&#8217;impossibile salvezza, e vi era rimasto acquattato finch\u00e9 aveva visto le navi greche alzare le vele e uscire in mare aperto.<\/p>\n<p>Qui finisce il racconto: e Sinone, ultimo tocco magistrale della sua infame recitazione, chiede piet\u00e0 al re troiano, ricordando la sorte tremenda che attende i suoi familiari, sui quali certamente si sfogher\u00e0 l&#8217;odio vendicativo di Ulisse e degli altri greci.<\/p>\n<p>Priamo abbocca in pieno: non solo gli promette salva la vita, ma l&#8217;adozione a cittadino troiano; non solo gli offre una nuova patria, ma mostra in lui completa fiducia, chiedendogli il significato del cavallo di legno. Sinone allora, chiamando i celesti a testimoni della verit\u00e0 delle sue parole, dice di non esser pi\u00f9 tenuto ad alcuna forma di lealt\u00e0 verso coloro che volevano ingiustamente sopprimerlo e rivela che il furto sacrilego del Palladio, da parte di Ulisse e Diomede, aveva attirato sui Greci l&#8217;ira divina. Per placarla, Calcante aveva consigliato di partire da Troia e tornare ad Argo, per rinnovare gli auspici e ritornare dopo aver placato il giusto sdegno di Atena: il cavallo \u00e8 un simulacro di espiazione, e fu costruito cos\u00ec grande perch\u00e9 i Troiani non potessero condurlo in citt\u00e0. Se ci\u00f2 avvenisse i loro nipoti porteranno un giorno, a loro volta, la guerra fin nel cuore della Grecia; se, invece, dovessero profanarlo, gravi sciagure si abbatteranno su di loro.<\/p>\n<p>Questo dice Sinone, con false lacrime ed empi giuramenti, riuscendo a intenerire i suoi ascoltatori e a convincerli della sua perfetta sincerit\u00e0. Subito dopo, per giunta, accade un terribile portento: una coppia di draghi, usciti dal mare, si avventano su Laocoonte e sopra i suoi due teneri figlioletti, avvinghiandoli tutti e tre nelle loro spire e straziandoli orrendamente, fino alla morte. Ci\u00f2 scioglie ogni residuo dubbio: \u00e8 evidente che i Celesti, per mezzo di quel terribile castigo soprannaturale, hanno voluto punire il gesto sacrilego del Troiano; e, se i Greci non vogliono che il cavallo entri nella rocca, ebbene, essi ve lo porteranno ad ogni costo: aprono un varco affinch\u00e9 la sua mole gigantesca possa passare, costruiscono ed applicano delle ruote di legno alla sua base, e lo introducono in citt\u00e0, lieti e festanti. Con ci\u00f2, senza saperlo, hanno decretato la fine di Troia e la morte o la schiavit\u00f9 per se stessi: Ulisse e gli altri guerrieri acquattati nel ventre del cavallo, di l\u00ec a poche ore, mentre i Troiani si godono la prima notte di quiete dopo nove anni di guerra, usciranno col favore delle tenebre, apriranno le porte cittadine ai loro compagni frattanto ritornati in silenzio, e daranno inizio al massacro e all&#8217;incendio.<\/p>\n<p>Dante, il grande ammiratore di Virgilio, davanti alla perfidia di Sinone prova uno sdegno cos\u00ec profondo, che lo induce a collocare il Greco nel pi\u00f9 profondo del suo Inferno: tormentato da una febbre ardente, Sinone ha il corpo che fuma come accade, d&#8217;inverno, alle mani bagnate; e si vede rinfacciare le sue menzogne da un altro dannato, il falsario Adamo da Brescia, e con lui viene alle mani, scambiandosi l&#8217;un l&#8217;altro insulti feroci. \u00c8 l&#8217;estrema abiezione di un&#8217;anima spregevole, davanti alla quale il divino poeta non prova neppure l&#8217;ombra di un sentimento umano, non che di compassione o di piet\u00e0: terribile simbolo ammonitore di quanto vi \u00e8 di pi\u00f9 basso e disgustoso nella condizione umana.<\/p>\n<p>Certo, la perfidia di Sinone \u00e8 diabolica, cos\u00ec come la sua temerit\u00e0, basata sul rischio notevole, ma perfettamente calcolato, di riuscire a persuadere i Troiani della sua buona fede e passare, ai loro occhi, come una vittima innocente della malvagit\u00e0 di Ulisse; e tuttavia essa non \u00e8 la causa vera e propria della caduta della citt\u00e0, perch\u00e9 questa si inquadra in una grandiosa partecipazione di forze soprannaturali, guidate dal dio del mare, Nettuno (Poseidone per i Greci), votate alla distruzione della rocca di Priamo e dei suoi sventurati abitanti; e, al di sopra degli stessi D\u00e8i, guidate dal Fato. La storia, dunque, per Virgilio non \u00e8 frutto del caso, di meri accidenti individuali; ma \u00e8 il risultato di un disegno che eccede le forze umane e la cui vastit\u00e0 e complessit\u00e0 si sottrae inesorabilmente al nostro sguardo.<\/p>\n<p>Ha giustamente osservato in proposito il latinista Adriano Bacchielli, autore di una bella traduzione del poema virgiliano (\u00abEneide\u00bb, Torino, Paravia, 1963, pp. 59-60):<\/p>\n<p>\u00abDomina questa seconda parte del libro [del secondo libro: dopo, cio\u00e8, il generoso, ma inascoltato intervento di Laocoonte] la figura del greco Sinone, che si innalza al di sopra di ogni altro (dello stesso Priamo, di Laocoonte, di Cassandra, ecc.) e su tutti trionfa con la stessa facilit\u00e0 con cui la perfidia e l&#8217;astuzia vincono il valore e la bont\u00e0.<\/p>\n<p>La narrazione del simulatore \u00e8 un capolavoro di menzogne miste a mezze verit\u00e0 che si innestano ad avvalorare le bugie; e veramente diabolica \u00e8 l&#8217;arte con cui egli sa dosare e spendere le sue parole, suscitare la piet\u00e0, la curiosit\u00e0, l&#8217;interesse, ed arrestare la narrazione al momento opportuno allo scopo di acuirle o ravvivarle; n\u00e9 meno abile si mostra nell&#8217;ostentata indifferenza verso la mole immensa del cavallo di cui parla come di una cosa di non immediata importanza; n\u00e9 meno perfetta la simulata titubanza nello svelare un segreto sul quale si fonda non la salvezza, ma la rovina dei Troiani.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;arte di Sinone non \u00e8 la sola a cospirare ai danni di tutto un popolo innocente, a vincere quella gente che non era stata piegata n\u00e9 dal divino Achille, n\u00e9 da mille navi nemiche, n\u00e9 da tanti eserciti greci: insidia i Troiani il loro cieco bisogno di credere ad ogni costo nella fine di tutte le loro sventure, di modo che la saggezza di pochi (Capi, Laocoonte, Cassandra) nulla pu\u00f2 contro una folla nella quale, come sempre, le ragioni si elidono e i sentimenti si assommano.<\/p>\n<p>Cospirano infine contro Troia, invisibili e occulte, le stesse potenze soprannaturali, gli D\u00e8i e il Fato, che dispongono la successione di fatti ed avvenimenti, (ora naturali, ora straordinari) nell&#8217;ordine necessario perch\u00e9 tutto si compia secondo il piano prestabilito.<\/p>\n<p>Cos\u00ec l&#8217;apparizione di Sinone non doveva avvenire un attimo dopo, N\u00e9 la morte di Laocoonte in un altro momento, affinch\u00e9 fosse interpretata come il castigo di un sacrilegio, mentre in realt\u00e0 era il contribuito che Nettuno, desideroso di vendicarsi di un&#8217;antica offesa subita ai tempi della costruzione delle mura, dava all&#8217;opera insidiosa di Sinone e del Fato.\u00bb<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il punto \u00e8 questo, e Virgilio, con la sua straordinaria sensibilit\u00e0, l&#8217;aveva compreso: per quanto malvagie (o sublimi) possano essere le azioni degli uomini, esse non produrrebbero i risultati che in effetti producono, se una forza superiore non le ispirasse, non le dirigesse, non le ponesse al servizio di un disegno cosmico, dalla vastit\u00e0 cos\u00ec smisurata che le deboli menti umane non giungeranno mai a coglierne l&#8217;intera trama.<\/p>\n<p>La differenza fra Virgilio e l&#8217;uomo moderno, ossia fra il pagano e il cristiano (e l&#8217;uomo moderno \u00e8 &quot;cristiano&quot; in senso antropologico, anche se rifiuta il cristianesimo) \u00e8 che il primo non sa darsi pace davanti alla evidente arbitrariet\u00e0 e crudelt\u00e0 di quelle forze soprannaturali: infatti, davanti al rancore implacabile di Giunone nei confronti di Enea, fin dai versi iniziali del suo poema, gli sfugge dal profondo del cuore una domanda affannosa, che \u00e8 simile a un grido d&#8217;angoscia: \u00abTantaene animis caelestibus irae?\u00bb (\u00abDi tanta ira son capaci i Celesti?\u00bb). E cos\u00ec, Virgilio \u00e8 costretto a risalire pi\u00f9 indietro, nella catena delle responsabilit\u00e0 circa il male presente nel mondo: al di sopra degli D\u00e8i, benevoli o maligni nei confronti degli esseri umani, vi \u00e8 il Fato: freddo, immodificabile, spietato, al quale gli stessi D\u00e8i son forzati a inchinarsi, talora soffrendo. Ma la domanda sul senso del male, rimane: rimane il mistero della malvagit\u00e0 di un Sinone; rimane il mistero del dolore di una donna buona e generosa, come Didone, spinta al suicidio per l&#8217;abbandono di Enea, di cui \u00e8 profondamente innamorata; ma rimane anche il mistero che sospinge l&#8217;eroe troiano fuori dal porto di Cartagine, lungi dalla donna amata, incontro a un futuro incerto, irto di avversit\u00e0 e di pericoli. Che senso ha tutto questo soffrire, talvolta provocato dalla pura e semplice malvagit\u00e0 umana, talaltra da ragioni imperscrutabili, visto che, come direbbe Leopardi, colui che ha la peggio, patisce, ma anche colui che ha la meglio non gode, anzi deve affrontare sempre pi\u00f9 dure tribolazioni?<\/p>\n<p>Neppure l&#8217;uomo moderno possiede la risposta a questo interrogativo capitale; e tuttavia si trova in condizioni meno disperate dell&#8217;uomo antico. L&#8217;uomo moderno, permeato dalla mentalit\u00e0 cristiana (anche se, ripetiamo, decide di rifiutarne il credo), sa che il destino di bene e di male dell&#8217;uomo &#8212; che, peraltro, non si pu\u00f2 giudicare sul breve periodo: talora una presunta disgrazia si rivela provvidenziale, e viceversa &#8212; \u00e8 legato, da un lato, al tesoro magnifico, ma anche pericoloso, della propria libert\u00e0: se non fosse dotato di libero arbitrio, egli non sbaglierebbe, e cos\u00ec non provocherebbe il male; dall&#8217;altro riposa in una Verit\u00e0 trascendente, imperscrutabile, ma non minacciosa e sempre in agguato, come lo era nel mondo antico (che colpa mai avevano i Troiani dell&#8217;offesa arrecata, al momento della fondazione, al dio Nettuno?), bens\u00ec in se stessa sommamente benevola e amorevole, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;Amore.<\/p>\n<p>In questo senso la presenza del Male, del Male con la &quot;m&quot; maiuscola, non \u00e8 affatto negata, ma diviene in certo qual modo pi\u00f9 comprensibile: essa discende da una intelligenza, libera anch&#8217;essa, ma superiore all&#8217;umana, che ha deciso, essa pure, di fare un uso colpevole della propria libert\u00e0. Non \u00e8 tutto buono e tutto bello, il mondo, nemmeno per l&#8217;uomo contemporaneo: in esso, per\u00f2, il Bene e il Male assumono una fisionomia specifica, e non \u00e8 possibile alcuna confusione fra essi: perch\u00e9 l&#8217;albero, disse il Maestro, si riconosce dai frutti. Questo, l&#8217;uomo antico non lo sapeva: presumendo di poter spiegare ogni cosa con la sola ragione, come Socrate, arrivava a immaginare che gli uomini, nel momento in cui si fossero liberati, con il ragionamento, delle loro credenze sbagliate, sarebbero per ci\u00f2 stesso diventati buoni, e quindi anche felici.<\/p>\n<p>Quale illusione! Da simili altezze velleitarie, il pensiero antico \u00e8 caduto lentamente, per un moto di reazione, nell&#8217;eccesso opposto: nell&#8217;angoscia esistenziale, nella disperazione, nell&#8217;ansia soteriologica, a qualsiasi costo, con qualunque prezzo. Ed ecco tumultuoso il proliferare, nella tarda antichit\u00e0, di filosofie e religioni basate su una salvezza che viene dall&#8217;esterno, perch\u00e9 l&#8217;uomo, nel dramma cosmico che si svolge fra Bene e Male, \u00e8 nulla e conta nulla: idea aberrante, che abbassa il concetto che l&#8217;uomo ha di s\u00e9 al di sotto del minimo necessario per conservare ancora un sufficiente amore per la vita. Da un estremo all&#8217;altro: dal sogno di potersi redimere per mezzo delle sue sole forze, allo smarrimento davanti a una realt\u00e0 incomprensibile, ostile, sempre pronta a colpirlo a tradimento e, quindi, al desiderio di prostrarsi e annullarsi davanti agli D\u00e8i capaci di salvarlo. Ma il Dio che Virgilio ancora non conosceva, pur avendone preparato, in un certo senso, la comprensione alle generazioni future, non chiede all&#8217;uomo di annullarsi, n\u00e9 di disprezzarsi: gli chiede di fidarsi di lui, di venirgli incontro, come fa il Padre che sta in piedi sulla soglia di casa, pronto ad abbracciare il figlio che torna da lui.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo vecchio che \u00e8 in noi, per\u00f2, stenta a morire: resiste disperatamente, si aggrappa con tutte le sue forze, si aggrappa proprio a quelle passioni disordinate che sono la causa del suo turbamento e della sua angoscia: c&#8217;\u00e8 un piccolo, malvagio Sinone in ognuno di noi, disposto a mentire, a ingannare, a tradire senza vergogna; un Sinone che si crede furbo perch\u00e9 ha la meglio sulla fiducia altrui, che si frega le mani di soddisfazione perch\u00e9 riesce a mettere nel sacco, con le sue male arti, i buoni e i coraggiosi, che non oserebbe mai affrontare a viso aperto, conscio della sua vilt\u00e0 e della sua bassezza.<\/p>\n<p>\u00c8 questo uomo vecchio che bisogna sradicare dall&#8217;anima, affinch\u00e9 l&#8217;uomo nuovo possa venire alla luce: l&#8217;uomo dal cuore di carne, in luogo dell&#8217;uomo dal cuore di pietra; l&#8217;uomo che desidera amare ed essere amato, in luogo dell&#8217;uomo che si nutre di odio e di orgoglio e che vuol sottomettere l&#8217;altro ai suoi disegni.<\/p>\n<p>\u00c8 facile sdegnarsi, leggendo i versi di Virgilio, davanti alla figura del malvagio Sinone; \u00e8 facile riversare su di lui tutto il nostro disprezzo di uomini probi, onesti, leali, che rifuggono dalla menzogna e dalla dissimulazione. Meno facile \u00e8 imparare a guardarsi dentro e saper riconoscere, nascosto negli stagni pi\u00f9 profondi, nelle paludi mefitiche mai toccate dalla luce del sole, quel piccolo, avido e crudele Sinone, che si acquatta nell&#8217;anima nostra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel personaggio di Sinone, il greco che si finge perseguitato dai suoi compagni e induce i Troiani a introdurre in citt\u00e0 il cavallo di legno, Virgilio<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-28896","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28896","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28896"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28896\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28896"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28896"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28896"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}