{"id":28893,"date":"2016-01-12T05:09:00","date_gmt":"2016-01-12T05:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/12\/denaro-macchinismo-algebra-i-tre-mostri-della-modernita-per-simone-weil\/"},"modified":"2016-01-12T05:09:00","modified_gmt":"2016-01-12T05:09:00","slug":"denaro-macchinismo-algebra-i-tre-mostri-della-modernita-per-simone-weil","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/12\/denaro-macchinismo-algebra-i-tre-mostri-della-modernita-per-simone-weil\/","title":{"rendered":"Denaro, macchinismo, algebra: i tre mostri della modernit\u00e0, per Simone Weil"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo moderno e la cosiddetta &quot;civilt\u00e0 moderna&quot; sono dominati da una nuova schiavit\u00f9: quella nei confronti delle cose. Dopo una lunga lotta contro la natura, l&#8217;uomo si \u00e8, almeno apparentemente, emancipato da molte servit\u00f9 cui era soggetto nei confronti di essa; ma, per riuscirvi, ha dovuto affidarsi alla forza collettiva della tecno-scienza, che ha instaurato, a sua volta, una nuova, alienante signoria nei suoi confronti.<\/p>\n<p>Al dominio della natura, cui l&#8217;uomo era soggetto, \u00e8 subentrato il dominio della collettivit\u00e0: l&#8217;uomo, come individuo, \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 passivo, sempre pi\u00f9 ininfluente, sempre pi\u00f9 manipolabile: deve adattarsi a servire forze immense, sulle quali non ha alcun controllo: la macchina e la stessa collettivit\u00e0. Quest&#8217;ultima ha imposto una nuova forma di totalitarismo: un totalitarismo tanto pi\u00f9 difficile da riconoscere, in quanto agisce come se ogni nuova modalit\u00e0 di controllo e di condizionamento fossero imposte all&#8217;uomo per il suo vantaggio, per la sua comodit\u00e0 o per la sua protezione. Gli si promette la sicurezza, e intanto lo si asservisce e lo si imprigiona in una ragnatela dai mille fili pressoch\u00e9 invisibili. \u00c8 controllato in tutto quello che fa, che dice, che scrive; \u00e8 seguito nei suoi movimenti, osservato, spiato, per la strada e fin dentro casa; si registra la velocit\u00e0 della sua automobile, si verifica se il bollo e l&#8217;assicurazione sono stati pagati; si pu\u00f2 sapere quanto denaro ha in banca, quali e quante forme di depositi finanziario possiede; si \u00e8 informati della sua cartella clinica, dei medicinali che assume, delle patologie di cui soffre, dei traumi che ha subito, delle paure che lo affliggono. I suoi stessi pensieri e le sue emozioni sono largamente sottoposti a un&#8217;opera sottile di condizionamento e di manipolazione, della quale neppure si accorge. Crede d&#8217;essere libero allorch\u00e9 opera una scelta, e intanto lo spazio entro cui esercitare le scelte si restringe sempre di pi\u00f9, inesorabilmente. In sostanza, gli rimane soltanto la libert\u00e0 di scegliere ci\u00f2 che altri hanno scelto per lui, ovvero di scegliere le futili apparenze esteriori delle cose, non la sostanza delle cose. Pu\u00f2 scegliere, ad esempio, quale programma guardare fra alcuni decine di reti televisive: ma ciascun programma assomiglia sempre di pi\u00f9 a tutti gli altri; e, soprattutto, egli si muove come una mosca che vola incessantemente all&#8217;interno di una stanza chiusa, senza poter oltrepassare i vetri della finestra: che <em>debba<\/em> mettersi a guardare la televisione, per esempio, se vuole svagarsi un poco, \u00e8 diventato il suo destino, al quale raramente ha la forza di sottrarsi. In un certo senso, \u00e8 come se gli fosse rimasta la facolt\u00e0 di scegliere di quale forma o colore debba essere il recipiente con il quale bere la droga che gli \u00e8 stata preparata, e che lo porr\u00e0 totalmente in balia del volere altrui.<\/p>\n<p>Eppure, cosa strana, quando l&#8217;immenso apparato di controlli preventivi e di sicurezza poliziesca dovrebbe scattare per tutelare la comunit\u00e0, si scopre che esso ha lasciate aperte, chi sa come, incredibili falle, che esistevano enormi smagliature, proprio l\u00e0 dove non avrebbero dovuto esserci. Si scopre che un terrorista, gi\u00e0 segnalato ai servizi segreti di mezzo mondo come altamente pericoloso, pu\u00f2 salire su un aereo, varcare le frontiere, fare domanda di cittadinanza presso un altro Stato, a volte servendosi di banali generalit\u00e0 false, altre volte, addirittura, declinando esattamente le proprie: e che nessuno se n&#8217;era accorto. Oppure un aereo pu\u00f2 essere sequestrato in volo e condotto a schiantarsi contro un palazzo o una sede governativa, senza che i radar e i satelliti artificiali segnalino per tempo di quel che sta accadendo. Da un lato, si chiede all&#8217;uomo moderno di sacrificare spazi sempre maggiori della sua libert\u00e0 e riservatezza, in cambio della promessa di maggior sicurezza; dall&#8217;altro, egli si accorge d&#8217;essere pur sempre in balia di pericoli infiniti.<\/p>\n<p>Ha scritto Simone Weil a questo proposito (nella raccolta di pensieri postuma intitolata \u00abLe Pesanteur et la Gr\u00e2ce\u00bb, Paris, Librairie Plon, 1948; traduzione dal francese di Franco Fortini, con il titolo, chi sa perch\u00e9: \u00abL&#8217;ombra e la grazia\u00bb, e chi sa perch\u00e9, &quot;grazia&quot; con la &quot;g&quot; minuscola; Milano, Rusconi Editore, 1985, 158-159):<\/p>\n<p><em>\u00abDenaro, macchinismo, algebra. I tre mostri della civilt\u00e0 attuale. Analogia completa.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;algebra e il denaro sono essenzialmente livellatori; la prima intellettualmente, l&#8217;altro effettivamente.<\/em><\/p>\n<p><em>Da circa cinquant&#8217;anni la vita dei contadini provenzali ha smesso di somigliare a quella dei contadini greci descritti da Esiodo. Distruzione della scienza quale la conoscevano i greci circa alla medesima epoca. Il denaro e l&#8217;algebra hanno trionfato simultaneamente.<\/em><\/p>\n<p><em>Il rapporto fra il segno e cosa significata scompare; il giuoco degli scambi fra i segni si moltiplica da s\u00e9 e per s\u00e9 . E la complicazione crescente esige segni di segni.<\/em><\/p>\n<p><em>Tra le caratteristiche del mondo moderno, non dimenticare l&#8217;impossibilit\u00e0 di pensare il rapporto fra lo sforzo e il resultato [sic] dello sforzo. Troppi intermediari. Come in altri casi, questo rapporto che non risiede in nessun pensiero risiede in una cosa: nel denaro.<\/em><\/p>\n<p><em>Siccome il pensiero collettivo non pu\u00f2 esistere come pensiero, esso passa nelle cose (segni, macchine&#8230;). Da ci\u00f2 il paradosso: la cosa pensa e l&#8217;uomo \u00e8 ridotto alla condizione di cosa.<\/em><\/p>\n<p><em>Non esiste pensiero collettivo. In compenso, la nostra scienza \u00e8 collettiva come la nostra tecnica. Specializzazione. Si ereditano non solo resultati [sic], ma anche metodi incomprensibili. Del resto, le due cose sono inseparabili, perch\u00e9 resultati [sic] forniscono metodi alle altre scienze.<\/em><\/p>\n<p><em>Far l&#8217;inventario o la critica della nostra civilt\u00e0, che cosa significa? Cercare di illuminare in modo preciso l&#8217;imbroglio che ha fatto dell&#8217;uomo lo schiavo delle proprie creazioni. Perch\u00e9 si \u00e8 infiltrata l&#8217;incoscienza nel pensiero e nell&#8217;azione metodici? L&#8217;evasione nella vita dei selvaggi primitivi \u00e8 una soluzione della pigrizia. Bisogna ritrovare il patto originario tra lo spirito e il mondo della civilt\u00e0 stessa in cui viviamo. \u00c8 un compito tuttavia impossibile causa la brevit\u00e0 della vita e la impossibilit\u00e0 della collaborazione e di successione. Questa per\u00f2 non \u00e8 una buona ragione per non intraprenderlo. Siamo tutti in una situazione analoga a quella di Socrate quando attendeva la morte nella prigione e imparava a suonar la lira&#8230; Almeno, avremo vissuto&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Lo spirito che soccombe sotto il peso della quantit\u00e0 ha l&#8217;efficacia come unico criterio superstite.<\/em><\/p>\n<p><em>La vita \u00e8 abbandonata alla dismisura. La dismisura invade tutto: azione e pensiero, vita pubblica e privata. Da ci\u00f2, la decadenza artistica. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 equilibrio, da nessuna parte. Il cattolicesimo reagisce parzialmente: le cerimonie cattoliche, almeno, sono rimaste intatte. Ma esse sono anche senza rapporto alcuno col resto dell&#8217;esistenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Il capitalismo ha realizzato l&#8217;affrancamento della collettivit\u00e0 umana di fronte alla natura. Ma questa collettivit\u00e0 ha assunto, in rapporto all&#8217;individuo, la successione della funzione oppressiva esercitata per l&#8217;innanzi dalla natura.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 \u00e8 vero anche materialmente. Il fuoco, l&#8217;acqua, ecc. Tutte queste cose della natura, la collettivit\u00e0 se ne \u00e8 impadronita.<\/em><\/p>\n<p><em>Domanda: \u00c8 possibile trasferire all&#8217;individuo questo affrancamento conquistato dalla societ\u00e0?\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Per diversi aspetti significativi, l&#8217;analisi del mondo moderno fatta da Simone Weil ricorda quella di Ren\u00e9 Gu\u00e9non: esso \u00e8 divenuto il regno della quantit\u00e0; e, nel regno della quantit\u00e0, le uniche cose che contano, scomparso il pensiero dei fini e dissolto il sentimento della bellezza, sono l&#8217;economia, la tecnica e l&#8217;algebra: l&#8217;economia, per trasformare ogni cosa in profitto; la tecnica, per rendere i modi di produzione e di comunicazione sempre pi\u00f9 veloci e capillari; l&#8217;algebra, per razionalizzare al massimo sia il profitto che la tecnica, ed elaborare un codice universale che faccia da surrogato ai valori del buon tempo antico, e s&#8217;imponga quale religione laica.<\/p>\n<p>Ora, nella societ\u00e0 del numero, il pensiero si spegne, perch\u00e9 esso pu\u00f2 esistere solo come pensiero del singolo; ed \u00e8 per questo che, nella civilt\u00e0 delle masse (una stridente contraddizione in termini!) le persone diventano cose e le cose, cio\u00e8 le macchine, si incaricano di svolge le funzioni del pensiero. E si pensi che, quando Simone Weil svolgeva simili riflessioni, non era facile immaginare fino a che punto queste cose sarebbero diventate vere; ci si sarebbe ancora potuti illudere che un qualche residuo di &quot;umanesimo&quot;, magari nella pi\u00f9 vaga e miracolistica delle accezioni, avrebbe trattenuto il mondo dal cadere completamente in potere dei calcolatori elettronici.<\/p>\n<p>Anche la natura &quot;collettiva&quot; della scienza e della tecnica moderne rappresenta una intuizione notevole. Tale natura fa s\u00ec che sia l&#8217;una che l&#8217;altra sfuggano completamente al controllo dell&#8217;uomo, ivi compresi il tecnico e lo scienziato. Scienza collettiva e tecnica collettiva si riducono a mere strumentazioni finalizzate al raggiungimento del miglior risultato possibile. Tuttavia, &quot;migliore&quot; non ha nulla a che fare con una valutazione etica, o, comunque, globale dei problemi: indica semplicemente la via pi\u00f9 breve per congiungere due punti nello spazio, insomma per produrre la maggior quantit\u00e0 possibile di qualsiasi cosa. Il mondo dei fini \u00e8 escluso dall&#8217;orizzonte della tecno-scienza: domina implacabilmente il calcolo dei mezzi e dei risultati.<\/p>\n<p>La conseguenza di ci\u00f2 \u00e8 l&#8217;impossibilit\u00e0 di pensare il rapporto fra lo sforzo e il risultato: vi sono troppi intermediari fra le due cose. Nessuno si preoccupa di sapere quale sia tale rapporto, allorch\u00e9 si serve della tecno-scienza, nelle mille piccole faccende della vita quotidiana; e lo stesso vale anche per le grandi operazioni dell&#8217;industria, della politica, della finanza. Pertanto, si verifica una diffusa deresponsabilizzazione del giudizio: nessuno \u00e8 tenuto a preoccuparsi di verificare l&#8217;esistenza di una ragionevole proporzione tra le forze che si mettono in gioco, e ci\u00f2 che si produce. Perch\u00e9 un bambino possa rincretinirsi comodamente davanti ai suoi videogiochi, sono state mobilitate ingenti risorse di materie prime, di lavoro, di trasporti: sono state consumate quantit\u00e0 cospicue di acqua, di metalli, di elementi chimici assai rari, di energia elettrica, per non parlare del tempo e dell&#8217;intelligenza dissipati a volont\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 diventato lo schiavo del proprio tecnicismo; l&#8217;apprendista stregone non \u00e8 stato capace di controllare le forze quantitative da lui stesso evocate, e si \u00e8 accasciato sotto il peso di una servit\u00f9 della quale a stento incomincia, forse, a rendesi conto, ma di cui, normalmente, non afferra per niente la portata, n\u00e9 tutte le terribili implicazioni. Bisognerebbe, dice Simone Weil, ristabilire un patto virtuoso fra lo spirito e il mondo: perch\u00e9 un mondo dominato dalle macchine, dal profitto e dall&#8217;algebra, \u00e8 un mondo radicalmente spogliato della propria spiritualit\u00e0, della propria anima. Ma dove trovare le energie a ci\u00f2 occorrenti? E dove la necessaria consapevolezza? Come potrebbe un uomo, schiavizzato dagli innumerevoli meccanismi economici, tecnologici e intellettuali da lui stesso elaborati e assolutizzati, rendersi conto, sino in fondo, della gravit\u00e0 della propria situazione? Umanamente parlando, siamo entrati in un vicolo cieco: in un inferno dal quale non si vede la possibile via d&#8217;uscita, n\u00e9 si scorge la possibile redenzione.<\/p>\n<p>Questo pessimismo farebbe di Simone Weil una delle tante anime disperate della cultura moderna, se non fosse riscattato dalla lucida scelta per la fede. Come Pascal, ella vede e misura tutta la gravit\u00e0 della condizione in cui s&#8217;\u00e8 ridotto l&#8217;uomo moderno; e, se \u00e8 vero che Dio non gioca ai dadi, l&#8217;uomo \u00e8 pur sempre libero di farlo. Se non pu\u00f2 sperare alcuna salvezza da se stesso, \u00e8 giocoforza che si rivolga a Chi sa e pu\u00f2 aiutarlo. Questo solo egli conosce con certezza: che, con le sue proprie forze, non ce la far\u00e0 mai a rialzarsi, a tornare a scorgere un pezzetto di cielo. Tanto vale che prenda il coraggio a due mani e che si getti, con Kierkegaard, nel paradosso della fede.<\/p>\n<p>Verso la fine del suo ragionamento, si direbbe che Simone Weil non abbia ben chiaro che il vicolo cieco nel quale si \u00e8 cacciato l&#8217;uomo moderno nasce proprio dalla stolta volont\u00e0 di sottomettere la natura, di cui egli \u00e8 parte, dal momento che ne \u00e8 figlio. Ella pensa che l&#8217;uomo, dopo essersi &quot;affrancato&quot; dalla natura, possa e debba &quot;affrancarsi&quot; dalla societ\u00e0; ma si tratta sempre di una libert\u00e0 negativa, ossia <em>da<\/em> qualcosa e non <em>per<\/em> qualcosa. La natura \u00e8 la casa dell&#8217;uomo e la societ\u00e0 \u00e8 la sua famiglia. L&#8217;uomo non deve affrancarsi da esse; semmai, deve affrancarsi dalla degenerazione tecnologica, finanziaria e &quot;agebrica&quot;, ossia scientista, della civilt\u00e0 moderna. Deve, appunto, ricostruire un patto con il mondo dello spirito. Per\u00f2 non \u00e8 in grado di farlo da solo: deve cercare l&#8217;aiuto di qualcuno che \u00e8 pi\u00f9 forte, pi\u00f9 saggio e pi\u00f9 buono di Lui. Ha bisogno di Dio: lo sapevano i nostri avi dei secoli che ci hanno preceduti; ma ora lo abbiamo pressoch\u00e9 dimenticato. Crediamo che l&#8217;orientamento spirituale di una societ\u00e0 sia affare privato dei singoli cittadini. Quale errore!&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo moderno e la cosiddetta &quot;civilt\u00e0 moderna&quot; sono dominati da una nuova schiavit\u00f9: quella nei confronti delle cose. 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