{"id":28892,"date":"2017-02-19T04:54:00","date_gmt":"2017-02-19T04:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/19\/quel-profumo-di-canali-di-chiatte-di-nebbia-nella-geografia-onirica-del-commissario-maigret\/"},"modified":"2017-02-19T04:54:00","modified_gmt":"2017-02-19T04:54:00","slug":"quel-profumo-di-canali-di-chiatte-di-nebbia-nella-geografia-onirica-del-commissario-maigret","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/19\/quel-profumo-di-canali-di-chiatte-di-nebbia-nella-geografia-onirica-del-commissario-maigret\/","title":{"rendered":"Quel profumo di canali, di chiatte, di nebbia nella geografia onirica del commissario Maigret"},"content":{"rendered":"<p>Esiste, per ogni scrittore degno di questo nome &#8212; e dunque esclusi i mestieranti e gli scrittori commerciali, interessati unicamente ad inseguire il consenso del pubblico &#8212; una particolare geografia ideale, fatta dei luoghi prediletti, ove si svolgono le vicende dei loro personaggi. Per fare un semplice esempio: nel caso di Alessandro Manzoni, questa geografia ideale si incentra nella zona del lago di Como, che non solamente fa da sfondo, ma partecipa al particolare clima affettivo de <em>I promessi sposi<\/em>; si pensi, per fare solamente pochi sotto esempi, alla celebre descrizione del lago, di notte, e dell&#8217;addio che gli rivolgono, mentalmente, Renzo, Lucia e Agnese, al momento della loro partenza inattesa e sconsolata; alla pagina in cui viene descritta la valle ove sorge il castello dell&#8217;Innominato, o quella in cui si narra il passaggio dell&#8217;Adda da parte di Renzo; o a quella in cui viene descritta la vigna di Renzo, rimasta incolta e abbandonata dopo la sua fuga precipitosa dalla casa natia.<\/p>\n<p>Esiste poi, per ogni scrittore, la particolare geografia dei sogni fatti dai personaggi delle loro opere, sogni che svolgono, in qualche modo, direttamente o indirettamente, una funzione nel contesto della vicenda. Un esempio molto chiaro \u00e8 dato dallo scrittore H. P. Lovecraft e dal suo racconto, uno dei migliori usciti dalla sua penna, <em>I sogni nella casa stregata<\/em> (<em>The Dreams in the Witch House<\/em>), nel quale i sogni del protagonista, lo studente Walter Gilman, finiscono per intrecciarsi in maniera inquietante con la realt\u00e0, in un crescendo sempre pi\u00f9 allucinante, e, alla fine, terrificante. Ma i sogni dei personaggi ricorrono in molte altre opere narrative, anche classiche, come il romanzo in versi di Aleksandr Pu\u0161kin, <em>Eugenio Onegin<\/em>, con il celebre e drammatico sogno di Tatjana, l&#8217;eroina dell&#8217;opera, carico di tristi presentimenti. Potremmo citare moltissimi altri esempi, comprese la <em>Vita Nuova<\/em> di Dante e parecchie opere di Boccaccio, ma in esse l&#8217;ambientazione e il paesaggio hanno poca importanza rispetto alla vicenda.<\/p>\n<p>Infine esiste, per ogni scrittore, quella che potremmo definire la <em>sua<\/em> geografia onirica: la sua, non quella dei suoi personaggi, n\u00e9, meno ancora, quella <em>sognata<\/em> dai suoi personaggi, ma proprio quella che egli &quot;sogna&quot; ad occhi aperti, quando parla dei luoghi, anche senza avere alcuna particolare intenzione fantastica, anzi, sovente proprio quando egli pensa di fare una descrizione quanto mai oggettiva e realistica. Eppure, proprio il fatto di ambientare le sue storie in certi luoghi piuttosto che in altri; di adoperare certi colori della tavolozza, piuttosto che altri; di scegliere certe ore del giorno, certe stagioni dell&#8217;anno, di prediligere (col ritornarvi sovente, anche in storie affatto diverse) certi luoghi, certi paesaggi, certe prospettive, certi angoli, certi squarci, ora urbani, ora campestri, ora montuosi, ora marittimi, ora affollati, ora solitari, eccetera, tradisce una sua segreta inclinazione, una sua nostalgia, un legame speciale che lo tiene avvinto a una particolare geografia, &quot;onirica&quot; non nel senso di sognata, nel significato comune della parola, ma bens\u00ec vagheggiata, e magari vagheggiata in maniera solo parzialmente cosciente. Una geografia, per giunta, che pu\u00f2 anche non essere il riflesso, pi\u00f9 o meno fedele, di quella reale, bens\u00ec rispecchiare dei ricordi d&#8217;infanzia, pi\u00f9 o meno vaghi e fantasiosi; esprimere delle sensazioni, come direbbe Leopardi, piuttosto vaghe e indefinite; insomma, essere il frutto assai pi\u00f9 di fantasia, che di esperienze concrete; pi\u00f9 di cose vagheggiate o immaginate, che di cose viste e vissute.<\/p>\n<p>Si domander\u00e0 come possiamo affermare che siffatta geografia \u00e8 parzialmente inconscia; come possiamo dire, con tanta sicurezza, che lo scrittore \u00e8 solo in parte consapevole di riversare sulla pagina scritta dei materiali che in parte controlla con una precisa selezione e un atto della volont\u00e0, ma che, per un altro verso, gli sfuggono sulla penna senza che egli li abbia deliberatamente cercati, o evocati, o comunque si voglia definire l&#8217;atto della creazione artistica &#8212; atto quanto mai elusivo e misterioso, e, con buona pace dei critici di tendenza realista e positivista, necessariamente avvolto da un fitto velo di tenebra, che neanche l&#8217;indagine razionale pi\u00f9 rigorosa e severa riuscir\u00e0 mai ad illuminare sino in fondo, sino al cuore inafferrabile da cui esso scaturisce. La risposta \u00e8 che, ad un lettore attento e partecipe, dotato di sufficiente sensibilit\u00e0 e di un acuto spirito d&#8217;osservazione, non sfugge il particolare interesse con cui uno scrittore si sofferma su certi particolari dei luoghi, o vi ritorna, o con cui li trasfigura, li abbellisce, li accarezza, vi indugia amorevolmente, o, al contrario, vi si sofferma con un senso di angoscia e di raccapriccio; cos\u00ec come ad un buon osservatore non sfugge la tonalit\u00e0 con cui una persona sta parlando, o il suo modo di gesticolare, o, soprattutto, la luce del suo sguardo, mentre parla o anche quando tace, sicch\u00e9 da tali osservazioni gli \u00e8 possibile ricavare un vero e proprio ritratto psicologico del suo interlocutore. La differenza tra le due situazioni \u00e8 che, mentre le impressioni che si ricavano da un colloquio con una persona in carne ed ossa sono vive, dirette, immediate, ma anche fuggevoli, e, comunque, non ripetibili, le impressioni che si ricavano dalla pagina scritta sono sempre, necessariamente, di secondo livello rispetto alla realt\u00e0, per\u00f2, in compenso, la pagina scritta \u00e8 l\u00ec, rimane, non fugge via, ed \u00e8 possibile leggerla e rileggerla innumerevoli volte, sino a prender nota del pi\u00f9 piccolo dettaglio, della sfumatura pi\u00f9 rapida. Un terzo caso sarebbe quello dell&#8217;opera cinematografica, che presenta caratteri intermedi fra le due situazioni, quella immediata del rapporto umano, e quella mediata della pagina scritta; sta di fatto che il critico cinematografico pu\u00f2 rivedere pi\u00f9 volte il film, pu\u00f2 scoprire, in tal modo, delle cose che alla prima visione, o alla seconda, gli erano sfuggite; pu\u00f2 perfino fermare le immagini, tornare indietro, togliere o rimettere l&#8217;audio, eccetera, per scandagliare e vivisezionare, se ne ha il desiderio, la pellicola in questione, onde strapparle tutti i suoi segreti, e fare in modo che nulla sfugga al suo occhio indagatore.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che questo metodo, per cogliere la geografia onirica di uno scrittore, non \u00e8 scientifico. Lo confermiamo senz&#8217;altro: quello relativo alla scientificit\u00e0 della critica letteraria \u00e8 un mito di cartapesta, non vi abbiamo mai creduto e speriamo che, ormai, passata la sbornia della stagione neorealista e di tutto il retroterra &quot;marxista&quot; e verista ad essa sotteso (e sarebbe ora! siamo l&#8217;ultimo Paese, in Europa e nel mondo, ad essersi attardato in tali chimere), non ci creda pi\u00f9 nessuno, posto che gi\u00e0 in troppi ci hanno creduto quando il vento della cultura soffiava in quella direzione. Ma attenzione: dire che la critica letteraria non \u00e8 una questione scientifica, non equivale a dire che il critico pu\u00f2 dire qualsiasi cosa, sulla base del suo estro e della sua intuizione; l&#8217;intuizione deve essere sostenuta dalle osservazioni precise, da una lettura puntuale del testo, e l&#8217;estro diventa una virt\u00f9, invece di un difetto, solo se \u00e8 funzionale alla messa a fuoco, ragionata e ragionevole, di un quadro d&#8217;insieme che, diversamente, risulterebbe sfuocato e incompleto. Non \u00e8 vero che la pagina di uno scrittore parla da sola; o meglio, parla, s\u00ec, ma rischia di parlare in tante, troppe lingue diverse, tanti quanti sono i suoi lettori: di conseguenza, per uscire dal vicolo cieco del soggettivismo estremo, non vi \u00e8 che la sensibilit\u00e0, particolarmente dotata e allenata, del critico, il quale non deve &quot;riscrivere&quot; il testo, ma renderlo accessibile al pubblico, proprio come fa il critico musicale: con modestia, ma anche con audacia e, se occorre, con una certa quale spregiudicatezza. (Un altro problema ancora \u00e8 quello della traduzione dell&#8217;opera in altra lingua; problema talmente arduo e complesso, che, in questa sede, ci permettiamo di tralasciarlo.)<\/p>\n<p>Un buon esempio di geografia onirica \u00e8 dato dai romanzi che Georges Simenon ha dedicato alla figura del commissario Maigret, da noi gi\u00e0 altra volta considerata (cfr. l&#8217;articolo <em>Quel commissario cos\u00ec solidamente borghese che finiamo per amare anche nostro malgrado<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 24\/03\/2010, e ripubblicato su <em>Il Corriere delle Regioni<\/em> il 12\/03\/2015). Si direbbe che, fra i vari luoghi in cui ambienta la vicende del suo eroe, Simenon abbia una particolare predilezione per quelli della Francia settentrionale, per le nebbie del Nord, per i cieli grigi, oppure tempestosi, ma comunque vasti e spazzati dal vento; per la stagione invernale, e pi\u00f9 ancora per la vasta rete di canali navigabili che percorre le ampie pianure, per il mondo delle chiatte, dei barconi, dei rimorchiatori, delle maree, delle chiuse, delle dogane, e per la varia umanit\u00e0 dei marinai che vivono a bordo di tali imbarcazioni, non di rado con le mogli e con l&#8217;intera famiglia, per le loro abitudini, per la loro mentalit\u00e0, per i caff\u00e8 e le osterie che amano frequentare. C&#8217;\u00e8 tutto un gruppo di romanzi ambientato in una siffatta cornice; e non vi sono dubbi che, in essi, l&#8217;autore ha riversato &#8212; ovviamente, trasfigurandola con la fantasia &#8212; una esperienza diretta, fatta specialmente nel 1928, quando viaggi\u00f2 in lungo e in largo per i canali della Francia, dapprima a bordo della chiatta <em>Ginette<\/em> e poi del cutter <em>Ostrogoth<\/em>. Senza dimenticare che Simenon non era francese, ma belga (di Liegi, dove era nato il 13 febbraio 1903; sarebbe morto a Losanna il 4 settembre 1989), anche se di lingua francese: il che spiega la sua predilezione per i paesaggi del Nord della Francia (e, talvolta, del Nord dell&#8217;Europa, ad esempio per la Finlandia); mentre in quelli mediterranei si direbbe che il commissario Maigret non si trovi del tutto a suo agio, lui cos\u00ec massiccio, con il suo cappottone, con la sua pipa inseparabile, lui uomo del Nord che, sotto il sole dardeggiante e le sedie a sdraio di una spiaggia della Costa Azzurra pare terribilmente smarrito e fuori posto, tanto da mettersi velocemente al riparo di un ombrellone, vestito di tutto punto, anche se con l&#8217;aria di volersi concedere un meritato riposo &quot;ufficiale&quot;.<\/p>\n<p>Ecco come Simenon descrive il paesaggio di Givet, paese del dipartimento delle Ardenne, al confine col Belgio, sulle sponde della Mosa, ove la prolungata alta marea ha bloccato in porto tutte le imbarcazioni (da: Simenon, <em>Maigret nella casa dei Fiamminghi<\/em>; titolo originale: <em>Maigret chez les Flamands<\/em>, 1933 [in realt\u00e0, 1932]; traduzione dal francese di Elena Cantini, Milano, Mondadori, 1933, 1977, pp. 14-16; 31-32; 37-38; 41):<\/p>\n<p><em>Non erano pi\u00f9 in citt\u00e0. Erano ornai nella zona del fiume, dei battelli, della dogana, dei noleggiatori. Qua e l\u00e0 una lampada elettrica accesa in pieno vento. Dei panni sbattevano su una chiatta. Alcuni ragazzini giocavano nel fango. &quot;Il suo collega \u00e8 vento anche ieri da noi e ci ha detto, da parte del giudice istruttore, di tenerci a disposizione della Giustizia&#8230; \u00c8 la quarta volta che frugano dappertutto, perfino nella cisterna&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Stavano arrivando. La casa dei Fiamminghi acquistava contorni pi\u00f9 netti. Era una grossa costruzione, sulla riva del fiume, nel luogo in cui le imbarcazioni si facevano pi\u00f9 numerose. Nessuna casa intorno. Il solo edificio era la dogana belga, fiancheggiata da una bandiera tricolore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Se vuole entrare&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;erano sui vetri della porta alcune r\u00e9clames di certi prodotti per pulire l&#8217;ottone. Un campanello squill\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>E, fin dalla soglia, si era accolti dal calore, da un&#8217;atmosfera indefinibile, quieta, sciropposa, nella quale prevalevano gli odori. Ma quali odori? C&#8217;era una punta di cannella, una nota pi\u00f9 forte di caff\u00e8 macinato. Un&#8217;atmosfera dalla quale emanava anche odore di petrolio, ma con un sottofondo di ginepro.<\/em><\/p>\n<p><em>Una lampada elettrica, una sola. Dietro il bancone di legno dipinto di scuro, una donna con i capelli bianchi e un corpetto nero, che parlava in fiammingo con una barcaiola. E quwt0ultima aveva un bambino tra le braccia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Vuole venire di qua, signor commissario&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Maigret aveva avuto il tempo di vedere gli scaffali strapieni di merci. Soprattutto, aveva notato, alla fine del banco, una parte ricoperta di zinco e della bottiglie con dei beccucci di stagno che contenevano acquavite.<\/em><\/p>\n<p><em>Non aveva il tempo di fermarsi. Un&#8217;altra porta a vetri, ornata da una tenda. Stavano attraversando la cucina. Un vecchio era seduto in una poltrona di vimini, proprio contro la stufa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Di qua&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Un corridoio pi\u00f9 freddo. Un&#8217;altra porta. E improvvisamente si trovarono in una stanza inattesa, per met\u00e0 salotto e per met\u00e0 stanza da pranzo, con un pianoforte, un violino, un pavimento di legno tirato accuratamente a cera, mobili confortevoli e riproduzioni di quadri sui muri.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mi dia il suo cappotto&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>La tavola era apparecchiata: una tovaglia a quadri, posate d&#8217;argento, tazze di bella porcellana. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Maigret si era fermato davanti ai battelli sui quali lasci\u00f2 errare lo sguardo. Givet, grazie alla piena, che interrompeva la navigazione, aveva l&#8217;aria di un grande porto. C&#8217;erano numerose chiatte del Reno, di un migliaio di tonnellate, tutte d&#8217;acciaio nero. Accanto a loro le chiatte di legno del nord sembravano dei giocattoli verniciati.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Bisogner\u00e0 che mi compri un berretto!&quot;, brontol\u00f2 il commissario che doveva trattenere con la mano la sua bombetta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che cosa le hanno raccontato? Che sono innocenti, naturalmente!&#8230;.&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Bisognava parlare ad alta voce, a causa del rumore del vento, Givet, a cinquecento metri, non era che un gruppo di luci. La casa dei Fiamminghi si stagliava contro il cielo in burrasca e mostrava delle finestre illuminate da tenui luci. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Ed era strano, guardare dalla citt\u00e0, cio\u00e8 dal ponte che costituiva il punto centrale di Givet, la casa dei Fiamminghi. Si era in una citt\u00e0 francese. Piccole strade. Caff\u00e8 pieni di giocatori di biliardo o di domino. Odore di aperitivi all&#8217;anice e una gran familiarit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi quel tratto di fiume. L&#8217;edificio della dogana. Infine, m, al limite con la campagna, la casa dei Fiamminghi: la drogheria zeppa di merci; il piccolo banco per i bevitori di ginepro; la cucina e il vecchio marito rimbecillito nella sua poltrona di vimini attaccata alla stufa; la stanza da pranzo e il piano, il violino, le sedie comode, la torta fatta in casa. Anna e Marguerite, la tovaglia a quadri, Joseph, alto, magro e malaticcio che arrivava in motocicletta in un&#8217;atmosfera di ammirazione e consenso generale.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;Hotel de la Meuse era un albergo per viaggiatori di commercio. Il padrone riconosceva tutti. Ognuno aveva il proprio tovagliolo. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>E Maigret, rimasto solo, appoggi\u00f2 i gomiti alla finestra, ricevendo in viso il vento della valle, vedendo la Mosa precipitarsi verso la pianura, scorgendo da lontano una piccola luce elevata: la casa dei Fiamminghi.<\/em><\/p>\n<p><em>Nell&#8217;ombra un gruppo confuso di battelli, di alberi, di fumaioli, di pennoni.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;&quot;Etoile Polare&quot; in testa&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Usc\u00ec riempiendo la pipa, rialz\u00f2 il collo di velluto del cappotto e il vento era tale che, nonostante la sua molte, fu costretto a irrigidirsi per resistere.<\/em><\/p>\n<p>Come sempre in Simenon, l&#8217;attenzione dello scrittore non si fissa mai sul paesaggio per una pagina intera, in una descrizione completa: qua e l\u00e0 sgorgano degli squarci, egli dipinge delle rapide pennellate; ed \u00e8 necessario metterle insieme, collegarle, allinearle, per tranne un quadro d&#8217;insieme. Eppure qualcosa vi resta sempre fuori; non tutto \u00e8 stato detto, non tutto \u00e8 stato catturato sulla pagina: s&#8217;intuisce che c&#8217;\u00e8 dell&#8217;atro. Ed \u00e8 questa la caratteristica della poesia. Per tale via giungiamo alla conclusione, solo apparentemente paradossale, che questo scrittore di gialli; che questo scrittore dallo stile veloce, nervoso, aderente alle cose; che questo scrittore minimalista, per quel che riguarda la dimensione esteriore della realt\u00e0, \u00e8, a ben guardare, un poeta, e che nei suoi romanzi polizieschi vi \u00e8 assai pi\u00f9 poesia che in certi poeti sdolcinati, che scrivono proprio in versi, come il tanto (troppo) lodato Pr\u00e9vert. Una caratteristica analoga, del resto, si riscontra anche in un altro famoso scrittore del genere poliziesco, Gilbert Keith Chesterton, il creatore del personaggio di Padre Brown; non la si riscontra, invece, in Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes. E, secondo noi, \u00e8 l&#8217;aver compreso questa dimensione poetica, e sia pure implicita, del creatore del commissario Maigret, che ha consentito ai registi della serie <em>Maigret<\/em>, prodotta dalla rete televisiva <em>Dune<\/em> (in collaborazione con <em>Antenne 2<\/em>, con la Televisione della Svizzera Romanda e con quella belga), e interpretata dall&#8217;attore Bruno Cr\u00e9mer, tra il 1991 e il 2005, di ottenere il massimo dell&#8217;efficacia spettacolare nella trasposizione dalla pagina scritta al piccolo schermo. Lo stesso non si pu\u00f2 dire, a prescindere dalla bravura dell&#8217;attore Gino Cervi, per la serie televisiva italiana <em>Le inchieste del commissario Maigret<\/em> (1964-1972), troppo focalizzate sulla storia poliziesca in se stessa; cosa del resto inevitabile, non tanto per l&#8217;assenza del colore, bens\u00ec per l&#8217;approssimazione, per non dire l&#8217;inesistenza, delle riprese in esterno, il che riduce la vicenda alle dimensioni di un dramma teatrale, tutto basato sulla psicologia dei personaggi.<\/p>\n<p>Grave fraintendimento: perch\u00e9 ormai la critica letteraria pi\u00f9 qualificata si \u00e8 definitivamente orientata nel senso di vedere nell&#8217;opera di Simenon una revisione del genere poliziesco in senso stretto, basata appunto sull&#8217;interesse per la realt\u00e0 umana, per il dramma dei protagonisti, assai pi\u00f9 che sulla storia in s\u00e9 e per s\u00e9, ossia sullo scioglimento dell&#8217;intreccio mediante la rivelazione del colpevole e la vittoria della giustizia. Tanto \u00e8 vero che in certi casi, come appunto in <em>Maigret et les Flamands<\/em>, il commissario, pur avendo individuato il colpevole dell&#8217;assassinio della povera Germaine Piedboeuf, o meglio, la colpevole, ossia la giovane Anna Peeters, rinuncia ad assicurarla alla giustizia, un po&#8217; perch\u00e9 la sua non era una inchiesta ufficiale, ma solo ufficiosa, e un po&#8217; perch\u00e9 era stato chiamato, in via privata, appositamente per scagionare i Peeters, e non gli parrebbe giusto, essendo venuto in veste di amico, mettere la corda al collo dell&#8217;elemento pi\u00f9 valido della sfortunata famiglia. Si toglie, per\u00f2, prima di ritornare a Parigi, la soddisfazione di far confessare l&#8217;orgogliosa Anna; e poi, qualche anno dopo, rincontrandola, di sapere da lei che il delitto commesso \u00e8 stato inutile, perch\u00e9 la felicit\u00e0 che doveva scaturirne per il fratello Joseph (legato a Germaine dalla nascita indesiderata di un figlio, mentre era fidanzato con la cugina Marguerite Van de Weert) non \u00e8 mai arrivata. E non \u00e8 un caso isolato: anche in altri romanzi Maigret preferisce fare finta di nulla, una volta resosi conto che la giustizia istituzionale non corrisponde del tutto a un senso di giustizia intima, umana, che egli avverte fortissimo. Maigret ha un codice morale tutto suo: cercare la verit\u00e0 ad ogni costo, ma non accanirsi mai contro i poveri diavoli (e senza peraltro cadere nel pietismo o nel populismo a buon mercato).<\/p>\n<p>Si rileggano gli squarci poetici presenti all&#8217;inizio del romanzo: quel fiume in piena; le luci della cittadina che si perdono nella nebbia; il vento della sera; i barconi e i rimorchiatori fermi lungo il fiume; la luce che brilla in lontananza, della casa dei Fiamminghi; e quel grappolo &quot;di alberi, di fumaioli, di pennoni&quot;, che \u00e8 un vero e proprio quadro impressionista, tratteggiato in una mezza riga di testo scritto, e quasi fatto intravedere al lettore, pi\u00f9 che dipinto a tutto tondo. Perch\u00e9 le impressioni non si possono dipingere, e nemmeno scrivere: solo i poeti (e i musicisti) possono provare ad esprimerle. Simenon, qui, \u00e8 un po&#8217; poeta, e quelle impressioni cerca non di farcele vedere &#8212; cosa impossibile &#8212; ma intuire, e quasi annusare. Annusare? Ma s\u00ec. Quella sferzata di vento freddo, che quasi porta via la bombetta di Maigret, e lo costringe a rattrappirsi sotto le raffiche: non porta forse l&#8217;odore di catrame, di legno bagnato, di salmastro? Possibile? Odore di salmastro sulla Mosa, a cos\u00ec tanti chilometri dal mare? Gi\u00e0: perch\u00e9 proprio questa \u00e8 la magia dei poeti: essi sanno evocare quel che non si vede, quel che non c&#8217;\u00e8, ma di cui il cuore avverte l&#8217;acuta nostalgia. Il mare, il Mare del Nord, \u00e8 lontano; ma il fiume che corre verso di esso, \u00e8 come un piccolo mare in anticipo, come una sentinella penetrata nell&#8217;ampia pianura: e porta con s\u00e9 proprio quell&#8217;odore, quel profumo, quei ricordi, lievi come un sogno, impalpabili come le bolle di sapone che fanno sognare i bambini&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste, per ogni scrittore degno di questo nome &#8212; e dunque esclusi i mestieranti e gli scrittori commerciali, interessati unicamente ad inseguire il consenso del pubblico<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-28892","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28892","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28892"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28892\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28892"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28892"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28892"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}