{"id":28885,"date":"2016-11-05T01:04:00","date_gmt":"2016-11-05T01:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/05\/la-neochiesa-ha-steso-il-silenzio-sul-giudizio\/"},"modified":"2016-11-05T01:04:00","modified_gmt":"2016-11-05T01:04:00","slug":"la-neochiesa-ha-steso-il-silenzio-sul-giudizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/05\/la-neochiesa-ha-steso-il-silenzio-sul-giudizio\/","title":{"rendered":"La neochiesa ha steso il silenzio sul Giudizio"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un grande assente nei discorsi dei cattolici e, spessissimo, nella stessa pastorale del clero, a cominciare dai vescovi: il giudizio. Si direbbe che la dottrina cattolica sul giudizio di Dio &#8211; sia il giudizio particolare, di ogni singola anima, sia quello universale, che avverr\u00e0 alla fine dei tempi, sia stata fatta sparire, come il coniglio da sotto il cappello del prestigiatore. Fino a ieri c&#8217;era, ben presente, per non dire centrale; ora non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Sparita e pressoch\u00e9 dimenticata.\u00a0Qualunque manuale di teologia, fino al Concilio Vaticano II, e, per un certo tempo, anche dopo (le malattie non fanno sentire subito i loro effetti, specie se il corpo \u00e8 fondamentalmente sano) \u00a0dedicava un capitolo alla trattazione dei Novissimi: morte, giudizio, inferno e paradiso. Nel\u00a0<em>Cantico delle Creature<\/em> &#8211; cos\u00ec volentieri sbandierato e cos\u00ec mal compreso da certi &quot;ammiratori&quot; odierni di san Francesco, che in lui vedono quasi solo un ecologista<em>\u00a0ante litteram<\/em> -, dopo aver lodato Dio per tutte le meraviglie della creazione (e non della &quot;natura&quot;, che \u00e8 un concetto ben diverso), san Francesco ricorda la morte e il giudizio e lo fa con parole estremamente severe e accorate:\u00a0<em>Guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali<\/em>; dunque, alla fine ci sar\u00e0 un giudizio: le anime saranno giudicate per come avranno vissuto. Tutta la\u00a0<em>Divina Commedia<\/em>\u00a0di Dante vuol essere un <em>memento<\/em> agli uomini sul fatto che moriranno e che saranno giudicat, per l&#8217;eternit\u00e0: il loro destino finale sar\u00e0 l&#8217;eterna dannazione o l&#8217;eterna beatitudine. Anche ne <em>I promessi sposi<\/em> il tema del giudizio \u00e8 \u00a0costantemente presente: ad esempio, quando padre Cristoforo ammonisce don Rodrigo che il giudizio di Dio incombe su di lui; o quando lo stesso padre Cristoforo, nel Lazzaretto, ammonisce Renzo che non agli uomini, ma a Dio solo tocca il giudicare, riferendosi a don Rodrigo che \u00e8, a sua volta, ricoverato fra gli appestati, in fin di vita. Questo, per citare solo alcune opere letterarie; in quelle teologiche e filosofiche, il discorso sul giudizio \u00e8 ancora pi\u00f9 costante e, se possibile, ancora pi\u00f9 esplicito.<\/p>\n<p>Eppure, certi cattolici post-conciliari (come se esistessero due cattolicesimi, o, peggio, due Chiese: una\u00a0<em>prima<\/em>\u00a0e una\u00a0<em>dopo<\/em>\u00a0il Concilio) hanno &quot;scoperto&quot; che, essendo Dio amore misericordioso, il che \u00e8 verissimo, Egli non giudica e non condanna nessuno, il che \u00e8 falsissimo ed eretico; ragion per cui hanno smesso di parlare, puramente e semplicemente, di questo aspetto della giustizia divina, che \u00e8 inseparabile da quello dell&#8217;amore misericordioso e che, se non ci fosse, incrinerebbe irreparabilmente anche l&#8217;altro. Il perch\u00e9 di questo silenzio \u00e8 facilmente intuibile: l&#8217;idea dell&#8217;inferno disturba profondamente l&#8217;immaginario del cattolico progressista, in quanto sa troppo di Medioevo (senza contare che il cattolico progressista crede solo a met\u00e0 nella vita eterna, e, quindi, ha comunque difficolt\u00e0 nell&#8217;organizzare i suoi pensieri intorno a questo concetto, essendo il suo orizzonte quasi completamente laicizzato e immanentista), ma anche perch\u00e9 il giudizio presuppone il peccato, e parlare di &quot;peccato&quot;, per lui, \u00e8 diventato quasi impossibile. Egli ha sviluppato una vera e propria sindrome allergica nei confronti dell&#8217;idea e della realt\u00e0 del peccato; ha introiettato a tal punto il modo di ragionare della cultura laicista, razionalista e materialista, magari senza avvedersene, da non poter pi\u00f9 pensare al peccato come peccato, ma, semmai, come &quot;errore&quot;, come &quot;sbaglio&quot;, come &quot;incoerenza&quot;: insomma, qualcosa\u00a0di molto <em>soft<\/em> e, soprattutto, di molto, troppo umano, che nasce dall&#8217;uomo e finisce con l&#8217;uomo, senza che Dio c&#8217;entri per niente.<\/p>\n<p>Anche la ragione di questa rimozione \u00e8 facilmente intuibile: il cristiano moderno ha la sindrome freudiana della rivolta contro il Padre, e qualunque accenno alla sua insufficienza e alla sua fragilit\u00e0 gli riesce molesto, perch\u00e9 indebolisce la stima che vorrebbe avere di s\u00e9, mentre avvalora la concezione &quot;tradizionalista&quot; (da lui aborrita, anche se \u00e8 perfettamente ortodossa) secondo la quale l&#8217;uomo, da solo, non pu\u00f2 fare nulla di buono, e solo da Dio pu\u00f2 attingere la forza necessaria (vedi la similitudine giovannea della vite e dei tralci). Ma l&#8217;uomo moderno, e anche il cristiano moderno, non vogliono sentire questa musica: non vogliono doversi ricordare che l&#8217;uomo \u00e8 solo creatura e, quindi, fragile e fallibile; d&#8217;altra parte, non hanno abbastanza fegato per accettare la logica conseguenza della libert\u00e0 donata loro da Dio: il fatto che la scelta del bene o quella del male non sono equivalenti e ininfluenti, ma comportano una differenza nel destino finale dell&#8217;anima: differenza in cui consiste, appunto, il giudizio di Dio, e che ha una portata infinita (eternit\u00e0).<\/p>\n<p>Quanti equivoci e malintesi sono stati alimentati, non sempre in buona fede, sulla raccomandazione cristiana del &quot;non giudicare&quot;. Abbiamo sentito il papa stesso affermare enfaticamente:\u00a0<em>Chi sono io per giudicare?<\/em>, fraintendendo completamente<em>\u00a0<\/em>quella raccomandazione. Quando Ges\u00f9 afferma: <em>Non giudicate, e non sarete giudicati<\/em>, non intende dire che il giudizio \u00e8 stato abolito, ma che spetta a Lui solo, perch\u00e9 Lui solo sa leggere nel mistero abissale del cuore umano, e vedere ci\u00f2 che sfugge allo sguardo degli uomini. I cattolici progressisti e buonisti amano citare continuamente l&#8217;episodio di Ges\u00f9 e l&#8217;adultera, come se fosse la dimostrazione lampante della loro tesi, assurda e anticristiana: che non c&#8217;\u00e8 giudizio, perch\u00e9 ciascuno \u00e8 giudice del bene e del male quanto a se stesso. In realt\u00e0, basta leggere quel brano evangelico con un minimo di attenzione per rendersi conto che Ges\u00f9 esercita la misericordia e la clemenza, ma non abolisce n\u00e9 il peccato, n\u00e9, tanto meno, il giudizio. Infatti, alla donna che \u00e8 rimasta sola, dopo che tutti i suoi accusatori se ne sono andati, non dice:\u00a0<em>Nemmeno io ti giudico<\/em>, bens\u00ec:\u00a0<em>Nemmeno io ti condanno<\/em>, distinguendo fra la condanna e il giudizio; e le raccomanda, subito dopo:\u00a0<em>Va&#8217;, e non peccare pi\u00f9.<\/em>\u00a0Dunque, la donna aveva peccato, e Ges\u00f9 le rimette il peccato, ma non lo nega e non lo abolisce; esercita la clemenza, ma non sopprime la gravit\u00e0 del peccato, con tutte le sue conseguenze per la vita dell&#8217;anima. Ges\u00f9 non toglie il peccato, ma lo rimette al peccatore pentito, che, proprio pentendosi, si \u00e8 riconosciuto peccatore: come ha fatto con il buon ladrone, sulla croce, negli ultimi istanti della Sua vita terrena..<\/p>\n<p>Ai cattolici modernisti e progressisti d\u00e0 fastidio l&#8217;idea di Cristo giudice (cos\u00ec come, del resto, non riescono proprio a mandar gi\u00f9 l&#8217;idea di Cristo re, tutti impregnati di democraticismo a prova di bomba). Peggio per loro: non hanno compreso il <em>Vangelo<\/em>. In tutte le chiese medievali, anzi, in tutte le chiese di prima del Concilio, l&#8217;immagine visiva del Giudizio finale campeggiava nel luogo pi\u00f9 in vista, di solito nel catino dell&#8217;abside, oppure nella controfacciata (come nella Cappella degli Scrovegni, a Padova, affrescata da Giotto; o nella Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello, nella laguna veneziana). Cristo Pantocratore, Cristo Giudice: non si pu\u00f2 separare l&#8217;immagine di Cristo onnipotente e benedicente dall&#8217;immagine di Cristo sovrano e giudicante. Se costoro leggessero meglio il\u00a0<em>Vangelo<\/em>\u00a0e gli altri libri del\u00a0<em>Nuovo Testamento<\/em>, si accorgerebbero che gli ammonimenti e gli insegnamenti relativi al giudizio sono costanti. Forse che il ricco Epulone non viene giudicato e mandato all&#8217;inferno? Forse che non gli viene negato il bench\u00e9 minimo sollievo, e perfino la richiesta che i suoi fratelli siano ammoniti, affinch\u00e9 non facciano la sua stessa fine? Seccamente, Abramo gli risponde:\u00a0<em>Se non hanno ascoltato n\u00e9 Mos\u00e8, n\u00e9 i profeti, non crederebbero neanche ad uno che resuscitasse dai morti. \u00a0<\/em>E quante volte Ges\u00f9 ha descritto la sorte di coloro i quali verranno giudicati e condannati, indi gettati nelle tenebre, dove sono pianto e stridore di denti?<\/p>\n<p>Osservava il cardinale Giacomo Biffi nel volume <em>Esplorando il disegno<\/em> (Torino, Elle Di Ci, 1995; da cui \u00e8 stato ricavato l&#8217; estratto <em>Che cosa c&#8217;\u00e8 dopo? Di l\u00e0? Alla fine?<\/em>, idem, 1996, pp. 22-24):<\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 una caratteristica fondamentale del nostro incontro con Cristo, che \u00e8 importante sottolineare. Questo incontro sar\u00e0 anche un giudizio. &quot;Ci ha ordinato di annunciare al popolo e di attestare che egli \u00e8 giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio&quot; (At 10, 42). Pietro enuncia con questa frase una verit\u00e0 essenziale del messaggio cristiano: on solo sappiamo che il Signore Ges\u00f9 verr\u00e0 a concludere la storia del mondo e la storia di ogni singolo uomo, ma sappiamo anche che la sua &quot;parusia&quot; sar\u00e0 un GIUDIZIO ed egli verr\u00e0 come un giudice. Al termine di tutto, ciascuno di noi si imbatter\u00e0 inevitabilmente nel Risorto, e in questo incontro sar\u00e0 valutato e manifestato per quel che vale. Si noti che il tema del giudizio viene incontro a un&#8217;aspirazione profonda dell&#8217;uomo. Infatti una delle cause pi\u00f9 determinanti del malessere che affligge l&#8217;esistenza umana, \u00e8 l&#8217;assenza di un giudizio trascendente. L&#8217;uomo pu\u00f2 agire bene o male; pu\u00f2 essere generoso o crudele, pietoso o egoista, rispettoso della verit\u00e0 e della giustizia, o cinico e bugiardo: ebbene, non pare che il diverso comportamento abbia conseguenze apprezzabilmente diverse. Direi che tutte le rappresentazioni moralistiche, laicamente moralistiche, non persuadono, perch\u00e9 sono smentite. Fare il bene e fare il male pare non abbia conseguenze diverse in questo mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>La morte \u00e8 una catastrofe &quot;che pareggia tutte l&#8217;erbe del prato&quot; (per dirla col Manzoni), il che vuol dire che davanti all&#8217;evento &quot;morte&quot; l&#8217;essere stati buoni o cattivi \u00e8, umanamente parlando, irrilevante. Soprattutto se si \u00e8 abbastanza astuti da non inciampare nelle maglie &#8212; larghe e spesso capricciose &#8212; della legge umana, troppe volte non ci sono gravi inconvenienti ad abbandonare la strada dell&#8217;onest\u00e0. \u00c8 vero che i ladri vengono puniti (ma poco, perch\u00e9 stranamente la giustizia umana ha maturato alcune convinzioni autenticamente cristiane, come il rispetto del colpevole e il suo riscatto, ma manca di due tematiche essenziali: il rispetto del&#8217;innocente e soprattutto la solidariet\u00e0 con la vittima. Nella nostra societ\u00e0 non c&#8217;\u00e8 alcuna solidariet\u00e0 con le vittime, nessun meccanismo sociale che le compensi; questo \u00e8 un discorso che esula dal tema di queste pagine); per\u00f2 i furbi in genere riescono a farla franca. E questo \u00e8 gi\u00e0 una cosa sconcertante; per\u00f2 sul piano religioso la cosa pi\u00f9 sconcertante \u00e8 che di fronte all&#8217;opposta condotta degli uomini, Dio il pi\u00f9 delle volte tace, e il suo silenzio &#8212; che par indifferenza davanti al bene e al male, ci scandalizza: &quot;perch\u00e9, vedendo i malvagi, taci, mentre l&#8217;empio ingoia il giusto?&quot; (Ab 1, 13).<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 poi l&#8217;aspetto truffaldino del mondo, per cui le creature raramente sono prese per quello che sono e i valori sono come travestiti, sicch\u00e9 \u00e8 difficile dire dove stia davvero il bene e dove stia il male. Ci sono persone eccellenti che sembrano miserabili. O delle persone che cerchiamo di scansare, che magari sono dei principi nel Regno dei Cieli. Ma perch\u00e9? Perch\u00e9 questa truffa?<\/em><\/p>\n<p><em>Diceva Simonide: &quot;L&#8217;aspetto esteriore delle cose violenta anche la verit\u00e0&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Per tutto ci\u00f2, in un mondo dove parrebbe vano distinguere il bene e il male, il vero e il falso, il consistente e il vuoto, la condizione dell&#8217;uomo appare un assurdo. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>La Rivelazione dissolve questo assurdo opprimente e ce ne libera, parlando appunto di un &quot;giudizio&quot;, per il quale la verit\u00e0 e l&#8217;equit\u00e0 saranno ristabilite. Un giudizio che ovviamente non pu\u00f2 essere immanente alla realt\u00e0 mondana, la quale considerata in se stessa \u00e8 sena speranza, ma che le sar\u00e0 dato dall&#8217;alto. Chi cerca la giustizia in questo mondo \u00e8 destinato a restare deluso. Bisogna cercarla, certamente ma gi\u00e0 con la consapevolezza che in questo mondo non la troveremo.<\/em><\/p>\n<p>Quella che si sta diffondendo \u00e8 una concezione (e una pratica!) che potremmo definire <em>zeffirelliana<\/em> del cristianesimo: vale a dire un cristianesimo tutto amore e misericordia, tutto perdono e buoni sentimenti, senza lotta, senza sacrifico, senza croce, e, soprattutto, senza la terribile possibilit\u00e0 del peccato, che \u00e8 il rifiuto dell&#8217;amore di Dio e l&#8217;arrogante affermazione dell&#8217;uomo che non vuole riconoscere i suoi limiti di creatura. Un cristianesimo tutto rose e fiorellini, facile come bere un bicchier d&#8217;acqua, dove niente fa problema, perch\u00e9 Ges\u00f9 \u00e8 sempre l\u00ec, pronto ad offrire un paracadute, in modo che nessuno si faccia troppo male. Ma questo \u00e8 fare un torto non solo alla seriet\u00e0 del cristianesimo, ma anche alla seriet\u00e0 della vita. Questi cattolici buonisti e modernisti si sono dimenticati, o fanno finta di non sapere, che la vita \u00e8 lotta, \u00e8 dramma, \u00e8 una battaglia continua; e che per tutti, atei compresi, arriva il momento della prova, arriva l<em>&#8216;ora<\/em>, nella quale si vede di che stoffa siamo fatti, senza sconti e senza paracadute. Nella vita, chi sbaglia paga, e a volte paga in maniera pesantissima: una banale, fugace distrazione, mentre si guida in autostrada, pu\u00f2 significare la morte, o una mutilazione permanente; e \u00a0come potrebbe la vita dell&#8217;anima essere pi\u00f9 semplice, pi\u00f9 facile della vita fisica? Nossignori: se la vita \u00e8 una cosa seria, allora anche la posta in gioco lo \u00e8; e la posta in gioco, per il cristiano, \u00e8 la vita eterna, cio\u00e8 l&#8217;eterna beatitudine o l&#8217;eterna dannazione. Ora, \u00e8 vero che, in passato, qualche pastore ha abusato di una teologia della paura, per imprimere bene questi concetti nella mente delle pecorelle; adesso, per\u00f2, stiamo scivolando nell&#8217;eccesso opposto: \u00e8 giusto avere un po&#8217; di timore della morte, un po&#8217; di timore del peccato, un po&#8217; di timor di Dio: non solo \u00e8 giusto, ma doveroso e sacrosanto. Proprio perch\u00e9 la vita non \u00e8 un gioco, e Dio non ci ha creati &#8211; non ci ha voluti fin da prima che il mondo fosse creato &#8211; per una specie di gioco. La beatitudine e la dannazione eterne non sono cose su cui si possa scherzare; sono cose estremamente serie, come ben sanno quei mistici &#8211; ad esempio, suor Maria Faustina Kowalska o suor Lucia dos Santos &#8211; che hanno avuto la visione soprannaturale dell&#8217;aldil\u00e0. E che le fiamme dell&#8217;inferno, loro, le hanno viste bene&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un grande assente nei discorsi dei cattolici e, spessissimo, nella stessa pastorale del clero, a cominciare dai vescovi: il giudizio. 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