{"id":28877,"date":"2015-03-13T08:43:00","date_gmt":"2015-03-13T08:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/03\/13\/parabola-del-secolarismo-dal-nuntius-sidereus-di-betlemme-al-sidereus-nuncius-di-galilei\/"},"modified":"2015-03-13T08:43:00","modified_gmt":"2015-03-13T08:43:00","slug":"parabola-del-secolarismo-dal-nuntius-sidereus-di-betlemme-al-sidereus-nuncius-di-galilei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/03\/13\/parabola-del-secolarismo-dal-nuntius-sidereus-di-betlemme-al-sidereus-nuncius-di-galilei\/","title":{"rendered":"Parabola del secolarismo: dal Nuntius Sidereus di Betlemme al Sidereus Nuncius di Galilei"},"content":{"rendered":"<p>\u00abAbbiamo veduto la sua stella in Oriente\u00bb (Mt., 2, 2), dicono i Magi mentre stanno cercando di individuare il Messia venuto al mondo in un oscuro villaggio della Palestina, dopo essersi messi in viaggio, dalle loro terre lontane, appositamente a tale scopo.<\/p>\n<p>Milleseicento anni dopo, Galileo Galilei punta il cannocchiale verso il cielo, scopre i satelliti di Giove, le montagne della Luna, l&#8217;anello di Saturno e subito scrive un&#8217;opera, il \u00abSidereus Nuntius\u00bb, per annunciare all&#8217;umanit\u00e0 le sue grandi scoperte, delle quali va fierissimo.<\/p>\n<p>Esiste una relazione tra questi due fatti, nella storia della cultura occidentale? E, se s\u00ec, \u00e8 possibile vedere in essa il segno di un radicale ribaltamento della prospettiva cosmologica e spirituale dell&#8217;umanit\u00e0, non tanto da una visione geocentrica ad una eliocentrica, quanto da una dominata dalla Provvidenza divina a una dominata dallo spirito prometeico, anzi, faustiano: spirito di orgogliosa competizione dell&#8217;uomo nei confronti del divino e quasi di sfida, magari a costo di stringere un patto con le forze diaboliche per acquisire sapere e potenza? Vediamo.<\/p>\n<p>Nella memoria del popolo ebreo sopravviveva il ricordo di un altro &quot;segno&quot; prodigioso: la colonna di fuoco che aveva guidato i suoi antenati dopo la fuga dall&#8217;Egitto, mentre essi vagavo nel deserto assetato, in cerca di un luogo dove fermarsi e sentirsi al sicuro; colonna infuocata che, di giorno, assumeva l&#8217;aspetto di una nube torreggiante e tempestosa.<\/p>\n<p>Secondo un&#8217;antica leggenda siriaca, a guidare gli Ebrei in quella fase del loro peregrinare era stata una stella, sfavillante nel buio della notte: stella che era stata identificata con un Angelo di Dio. In realt\u00e0, esistono due differenti versioni della colonna di fuoco che guidava gli Ebrei attraverso il deserto: in una (Esodo, 14, 19) era l&#8217;Angelo di Elohim a guidare la trepida marcia, ora stando all&#8217;avanguardia, ora alla retroguardia, formando un tutt&#8217;uno con la colonna di fuoco; nell&#8217;altra (Esodo, 14, 24-25) a vegliare dall&#8217;alto della colonna di fuoco era lo stesso Jahweh, che ritardava l&#8217;inseguimento dei carri egiziani. Come mai questa discrepanza?<\/p>\n<p>Ascoltiamo quanto dice lo storico dell&#8217;arte Marco Bussagli nel suo libro \u00abStoria degli angeli. Racconto di immagini e di idee\u00bb (Milano, Rusconi, 1991, pp. 219-220):<\/p>\n<p>\u00abConfrontando i due passi biblici viene da domandarsi: come mai il primo dei due narra che alla testa del campo, in sembianza di colonna di nube, c&#8217;era l&#8217;Angelo di Elohim, mentre nel secondo luogo, \u00e8 Jahweh che dalla colonna di fuoco e di nube sbaraglia l&#8217;esercito egizio? Assai spesso, infatti, \u00e8 praticamente impossibile distinguere fra &quot;l&#8217;Angelo di Jahweh&quot; o &quot;l&#8217;angelo di Elohim&quot; e Dio stesso.<\/p>\n<p>Il teologo irlandese John Quinlan ha osservato che quando i testi sacri si riferiscono a Dio staccato dagli uomini (meglio, &quot;assoluto&quot; nel senso latino del termine), le scritture parlano di Jahweh; quando, invece, Dio interferisce nella storia e nelle vicende degli uomini, allora compare l&#8217;Angelo di Jahweh. Tuttavia, in alcuni caso, come quello dell&#8217;Esodo appena ricordato, le due figure si sovrappongono e s&#8217;intrecciano. \u00c8 quanto avviene in un altro episodio dell&#8217;Esodo (3, 2-4), quello del roveto ardente, dove l&#8217;Angelo di Jahweh appare in una &quot;fiamma di fuoco&quot; a Mos\u00e8, ma dal folto del cespuglio avvolto dalle fiamme \u00e8 la voce di Dio che si fa udire.<\/p>\n<p>La complessa problematica dell&#8217;Angelo di Jahweh dovette svolgere &#8212; come si \u00e8 gi\u00e0 detto &#8212; un ruolo negativo sulla formulazione dell&#8217;iconografia angelica, dal momento che rendeva pi\u00f9 difficoltoso inquadrare la personalit\u00e0 angelica in una formula figurativa che, per quanto complessa, doveva necessariamente essere riassuntiva e, comunque, non in grado di rappresentare un essere che sostanzialmente si confondeva con Dio stesso. Non per nulla l&#8217;Angelo di Jahweh \u00e8 &quot;l&#8217;angelus facies eius&quot;, come recita un versetto di Isaia (63,9) nella traduzione latina della Vulgata; egli \u00e8, perci\u00f2, &quot;l&#8217;Angelo del Suo Volto&quot;, il Volto di Dio che nessun uomo pu\u00f2 vedere e restare vivo (Es. 33, 20). &quot;L&#8217;Angelo del Volto&quot; \u00e8 la teofania di Dio, il manifestarsi della divinit\u00e0 sul piano umano, ma un manifestarsi che non RIVELA Dio in assoluto, bens\u00ec lo MEDIA: di Dio, \u00e8 l&#8217;ERMENEUTA, cio\u00e8 l&#8217;interprete.<\/p>\n<p>Per questo gli Ebrei fuggiti dall&#8217;Egitto &#8212; narra il racconto siriaco &#8212; adorarono la stella una volta che si fu dissolta la colonna di fuoco; perch\u00e9 in quel momento &quot;L&#8217;Angelo della visione \u00e8 &#8216;eo ipso&#8217; L&#8217;Angelo del Volto, cio\u00e8 il Volto divino rivelato in questa visione&quot;, sicch\u00e9 &quot;l&#8217;Angelo che \u00c8 questo volto, \u00e8&#8230; l&#8217;annunciatore, l&#8217;araldo non di un Dio che lo precede, bens\u00ec di un Dio che lo segue, di un Dio ancora a venire&quot; (H. Corbin, &quot;Le paradoxe du montoth\u00e9isme&quot;, Paris, 1981; trad. it. Casale Monferrato, 1986, p. 127). Secondo un carattere che \u00e8 comune anche all&#8217;Angelo che guid\u00f2 i Magi. Egli, infatti, sotto forma di stella \u00e8 il messaggero che della divinit\u00e0 reca profezia. \u00c8 il NUNTIUS SIDEREUS che pre-dice l&#8217;avvento di Cristo.<\/p>\n<p>Per questo ci siamo riferiti all&#8217;Angelo che guid\u00f2 i Magi, chiamandolo &quot;Nuntius Sidereus&quot;. Egli \u00e8 l&#8217;araldo siderale che annuncia la buona novella, che annuncia il volere di Dio e lo SVELA spaccando in due la storia dell&#8217;uomo, ma illuminandola tutta con abbacinante splendore.<\/p>\n<p>L&#8217;epiteto di &quot;Nuntius Sidereus&quot;, per\u00f2, vuol essere anche la parafrasi di quel &quot;Sidereus Nuncius&quot; che Galileo Galilei scrisse nel gennaio 1610 e che il 2 marzo del medesimo anno vide la luce a Venezia per i tipi di Tommaso Baglioni.<\/p>\n<p>Nell&#8217;opera, Galileo, allora professore a Padova, descrisse un universo nuovo, sconosciuto agli occhi degli uomini, nel quale solo lui, stupito e ammirato, poteva vagare libero, grazie alle lenti del cannocchiale.<\/p>\n<p>Lo scienziato pisano vide comparire, dall&#8217;ombra scura del firmamento, quattro piccole stelle: i satelliti di Giove che nessuno aveva mai visto; constat\u00f2 che la Luna aveva valli e monti aridi, come la Terra: non era dunque perfetta e neanche luminosa, perch\u00e9 brillava di luce riflessa! Il &quot;Sidereus Nuncius&quot; sembr\u00f2 scardinare un mondo per riproporne un altro, ma ad essere scardinate, in realt\u00e0, furono solo la grettezza e la rigidit\u00e0 degli schemi mentali. Con il &quot;Siderus Nuncius&quot; le scienze misurative (fisiche) si distaccarono del tutto dalla matrice filosofica e teologica, determinando, per di pi\u00f9, una lacerazione fra queste ultime.<\/p>\n<p>Ma a ben guardare, anche oggi, le tre discipline sono poi cos\u00ec distanti? In fondo, basta invertire l&#8217;ordine dei tre aspetti del problema, e il &quot;Sidereus Nuncius&quot; diviene&#8230; &quot;Nuntius Sidereus&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Galilei, dunque, scrive il \u00abSidereus Nuncius\u00bb nel 1609, a Padova, e lo pubblica nel 1610: libro che, nonostante il prestigio di cui gode l&#8217;autore, anche presso le massime autorit\u00e0 ecclesiastiche, questa volta non passa inosservato ai difensori dell&#8217;ortodossia tolemaica e comincia a provocare mormorii, ma che, comunque, non viene messo all&#8217;Indice &#8212; contrariamente a quanto tuttora alcuni affermano &#8211; cos\u00ec come passano indenni le \u00abLettere\u00bb, che pure circolano piuttosto largamente fra discepoli e ammiratori di Galilei. Sia nel primo che nelle seconde lo scienziato esplicita le sue simpatie copernicane, e tuttavia continua a godere di stima e comprensione presso la Chiesa e specialmente presso i Gesuiti; tanto che quando, nel 1611, si reca a Roma per esporre le sue scoperte, egli viene accolto con grandi onori e ricevuto con benevolenza e ammirazione dallo stesso papa Paolo V (Camillo Borghese). Per\u00f2 nel 1614 Galilei viene denunciato dal domenicano Tommaso Caccini, prima dal pulpito di Santa Maria Novella in Firenze, poi davanti al Sant&#8217;Uffizio romano. Galilei si reca a sua volta a Roma con l&#8217;intenzione di difendersi, ma il 25 febbraio 1616 il papa ordina al cardinale Bellarmino di convocarlo e intimargli ufficialmente di abbandonare la teoria copernicana e di impegnarsi solennemente a non insegnarla pi\u00f9; pochi giorni dopo, il 5 marzo, viene reso pubblico il decreto che mette all&#8217;Indice il \u00abDe rivolutionibus orbium coelestium\u00bb di Copernico. Le opere galileiane che si richiamano a Copernico, ripetiamo, non subiscono la stessa sorte, e in ci\u00f2 bisogna vedere il particolare riguardo e la prudenza con cui la Chiesa intendeva muoversi nei confronti dell&#8217;illustre scienziato. Ma Galilei non capisce o non vuol capire e ritiene che la partita sia ancora aperta, fidando specialmente nel fatto che il suo prestigio lo renda inattaccabile; e, dopo la comparsa delle comete del 1618 e la pubblicazione della \u00abLibra\u00bb del gesuita Orazio Grassi, non si perita di scendere ancora in campo con violenza inusitata, pubblicando a sua volta \u00abIl Saggiatore\u00bb, nel 1622, ove ridicolizzava il Grassi e si inimica senza motivo gran parte dei suoi ex-sostenitori gesuiti. Piccolo particolare, tuttora passato sotto silenzio dalla cultura politicamente corretta: nella polemica sulle comete, nelle quali Grassi vede dei corpi celesti e Galilei delle illusioni ottiche, il primo ha ragione e il secondo, clamorosamente, torto.<\/p>\n<p>Nel 1623, alla morte d Gregorio XV, il cui pontificato era durato appena due anni, sale al soglio pontificio proprio il cardinale Maffeo Barberini, da sempre amico e ammiratore sincero di Galilei, che assume il nome di Urbano VIII. Questo fatto accresce la fiducia di Galilei di poter convincere il nuovo papa a concedere libera cittadinanza al copernicanesimo nelle aule universitarie, tanto che, nel 1624, egli si reca a Roma, ove richiede e ottiene ben sei udienze private presso Urbano VIII. Non riesce per\u00f2 a strappare quella promessa, che pi\u00f9 gli sta a cuore: incredibile a dirsi, l&#8217;onore e la stima di cui \u00e8 fatto oggetto lo convincono che tutto gli sar\u00e0 concesso e in quello stesso anno inizia a scrivere quel \u00abDialogo sopra i due massimi sistemi del mondo\u00bb che gli coster\u00e0 il processo e la condanna del 1633. In quest&#8217;opera egli pone formalmente sullo stesso piano la teoria tolemaica e quella copernicana, ma lascia apparire le sue simpatie per la seconda, mettendo inoltre in ridicolo la figura di Simplicio (allusione, forse, al suo collega scienziato Cesare Cremonini), sostenitore della prima, e attribuendo al copernicano Salviati l&#8217;adozione del nuovo metodo sperimentale, in contrasto con il libresco aristotelismo e il ricorso al principio di autorit\u00e0 del suo avversario (come gi\u00e0 aveva fatto nel \u00abSaggiatore\u00bb, attaccando il Grassi proprio sul terreno metodologico ed epistemologico).<\/p>\n<p>Ma torniamo al \u00abSidereus Nuncius\u00bb. Quasi nello stesso tempo in cui Galilei lo scrive e lo pubblica, in Inghilterra, fra il 1610 e il 1611, Shakespeare compone il suo testamento spirituale, \u00abLa Tempesta\u00bb, il cui protagonista, Prospero, spodestato duca di Milano che si \u00e8 ritirato a vivere su di un&#8217;isola deserta insieme alla figlia Miranda, ha acquisito potere sugli elementi della natura grazie allo studio della magia, ed \u00e8 cos\u00ec che pu\u00f2 dare ordini a uno spirito dell&#8217;aria, Ariel, e anche a uno schiavo selvaggio deforme, Calibano, figlio della strega Sycorax. \u00c8 proprio esercitando il suo potere sugli elementi che Prospero scatena la tempesta iniziale, facendo cadere in suo potere suo fratello Antonio, che lo aveva spodestato, e il re di Napoli, Alonso, che aveva appoggiato il colpo di Stato: la nave su cui viaggiavano va a naufragare presso la spiaggia dell&#8217;isola e tutto l&#8217;equipaggio vi sbarca, indenne, disperdendosi; fra gli altri vi \u00e8 anche il figlio del re di Napoli, Ferdinando, che incontra Miranda e immediatamente se ne innamora, riamato. Prospero, reso saggio dal suo lungo esilio lontano dal consorzio umano, non nutre pi\u00f9 odio verso alcuno e cos\u00ec, proprio quando potrebbe consumare la sua giusta vendetta, sceglie la via del perdono; non solo, prima di partire dall&#8217;isola e di congedarsi per sempre dai suoi libri di magia, svolge una pensosa e malinconica riflessione sull&#8217;inutile affannarsi degli esseri umani per conquistare beni illusori: \u00abNoi siamo della sostanza di cui sono fatti i sogni, e la nostra stessa vita non \u00e8 altro che un sogno\u00bb. Tesi che verr\u00e0 ripresa e sviluppata cinque lustri pi\u00f9 tardi, nel 1635, da Pedro Calder\u00f3n de la Barca nella sua opera pi\u00f9 famosa, il dramma filosofico \u00abLa vita \u00e8 sogno\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, mentre Galilei lancia il suo manifesto che laicizza il cielo e sostituisce se stesso all&#8217;angelo di Dio nelle vesti di annunziatore delle verit\u00e0 supreme, e mentre una parte della filosofia si appresta a salutare l&#8217;avvento trionfale della nuova scienza, nel segno della manipolazione illimitata di uomini e cose (come far\u00e0 Francis Bacon nella \u00abNuova Atlantide\u00bb, scritta nel 1626 e pubblicata nel 1627), c&#8217;\u00e8, nondimeno, anche chi vede o, quanto meno, intuisce, il pericolo di una tale &quot;hybris&quot; prometeica e faustiana, e proclama che il \u00absogno\u00bb della vita non ha bisogno dei libri di magia, perch\u00e9 il vero sapere non consiste nel dominare le cose &#8212; come invece aveva orgogliosamente affermato Francis Bacon &#8212; ma nel raggiungere il dominio di se stessi.<\/p>\n<p>Pare che Shakespeare, nel delineare il personaggio di Prospero, si sia ispirato alla figura dello scienziato e mago John Dee (1527-1608), suo compatriota; certo \u00e8 che, come spesso accade ai poeti, ha saputo vedere lontano: pi\u00f9 lontano di tanti altri intellettuali e uomini di cultura, allora e dopo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abAbbiamo veduto la sua stella in Oriente\u00bb (Mt., 2, 2), dicono i Magi mentre stanno cercando di individuare il Messia venuto al mondo in un oscuro<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[95,117,151],"class_list":["post-28877","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-angeli","tag-dio","tag-galileo-galilei"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28877","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28877"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28877\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28877"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28877"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28877"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}