{"id":28876,"date":"2022-07-31T08:47:00","date_gmt":"2022-07-31T08:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/31\/sicurezza-contro-liberta-ecco-il-trionfo-di-hobbes\/"},"modified":"2022-07-31T08:47:00","modified_gmt":"2022-07-31T08:47:00","slug":"sicurezza-contro-liberta-ecco-il-trionfo-di-hobbes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/31\/sicurezza-contro-liberta-ecco-il-trionfo-di-hobbes\/","title":{"rendered":"Sicurezza contro libert\u00e0: ecco il trionfo di Hobbes"},"content":{"rendered":"<p>Se costretta a scegliere, la societ\u00e0 dovrebbe rinunciare alla libert\u00e0 in favore della sicurezza, oppure posporre la sicurezza alla libert\u00e0? Quale dei due elementi deve essere considerato prioritario rispetto all&#8217;altro e assolutamente irrinunciabile: la sicurezza o la libert\u00e0? I fautori della sicurezza sostengono che questa viene per prima in ogni caso, perch\u00e9 se diviene incerta, ogni altro aspetto della vita sociale <em>e individuale<\/em>, e dunque anche la libert\u00e0, rischia di venir cancellato. Quanti invece danno la precedenza alla libert\u00e0 sostengono che senza di essa la vita sociale <em>e individuale<\/em> scade a un punto tale da divenire indegna d&#8217;essere vissuta, per cui la societ\u00e0 diverrebbe una prigione nella quale l&#8217;individuo sarebbe protetto, s\u00ec, da eventuali minacce esterne, ma al prezzo inaccettabile di vederlo ridotto al rango di uno schiavo; e l&#8217;intera societ\u00e0 non sarebbe che un gregge di animali sottoposti a una sorveglianza opprimente.<\/p>\n<p>La questione, posta cos\u00ec, avrebbe suscitato la perplessit\u00e0 degli antichi, per i quali la libert\u00e0 dell&#8217;individuo non era neppure concepibile disgiuntamente da quella del corpo sociale. Quanto alla <em>respublica christiana<\/em>, n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra erano elementi irrinunciabili: prima di tutto veniva la tensione verso il Regno di Dio e quindi, necessariamente, l&#8217;obbedienza alla dottrina cattolica e la fedelt\u00e0 alla Chiesa di Roma. E ci\u00f2 perfino negli imperatori pi\u00f9 &quot;ghibellini&quot; e recalcitranti, sul terreno politico, alla guida dei papi, come nel caso di Enrico IV con Gregorio VII e, pi\u00f9 tardi, di Federico II con Innocenzo III. Questo, si capisce, a livello ideale piuttosto che pratico: ma nel Medioevo l&#8217;ideale non era ancora separato dal reale, n\u00e9 l&#8217;individuale dal sociale: l&#8217;uomo medievale poteva essere un idealista, non per\u00f2 un buffo sognatore. Don Chisciotte sarebbe venuto pi\u00f9 tardi, con l&#8217;affermazione della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Il pensiero politico moderno invece pone in maniera drammatica e talora impietosa la divaricazione fra sicurezza e libert\u00e0 e fra dimensione individuale e dimensione collettiva. Tra i filosofi della politica, ci sembra che un posto di primo piano vada riconosciuto senz&#8217;altro a quel Thomas Hobbes (1588-1679) che ancor oggi viene presentato agli studenti come un teorico dello stato assoluto e un precursore del giuspositivismo senza per\u00f2 evidenziare il ruolo decisivo che occupa nella formazione del pensiero politico moderno, non secondo ad alcuno e quindi neppure a Machiavelli (1469-1527) che lo precede di sessant&#8217;anni, ossia quasi tre generazioni, e che gli prepara il terreno, restando per\u00f2 indietro quanto alla ferrea coerenza con cui l&#8217;inglese, posto l&#8217;assioma fondamentale dello stato di natura come terribile anarchia, precariet\u00e0 e insicurezza, nel quale l&#8217;uomo non pu\u00f2 assolutamente sopravvivere, trae le logiche conclusioni. Ossia che lo Stato, oltre che necessario, deve essere un vero e proprio Leviatano, un mostro biblico, tale da incutere rispetto e un certo grado di paura anche nei pi\u00f9 riottosi, quelli incapaci di vivere in pace coi loro simili perch\u00e9 l&#8217;uomo, per Hobbes, \u00e8 lupo per gli altri uomini, e la vita sociale allo stato di natura non \u00e8 che \u00e8 una guerra incessante e rovinosa di tutti contro tutti.<\/p>\n<p>Ha osservato in proposito Giorgio Luppi (in: Cioffi, Luppi e altri, <em>I filosofi e le idee. Esperienze filosofiche e storia del pensiero<\/em>, vol. 2, <em>L&#8217;et\u00e0 moderna<\/em>, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 2005, pp. 346-347):<\/p>\n<p><em>Il filosofo italiano Norberto Bobbio (1909-2004) individua con chiarezza la motivazione fondamentale della riflessione politica di Hobbes: si tratta di quella che Hobbes chiama l&#8217;&quot;ossessione&quot; del filosofo inglese per l&#8217;idea che l&#8217;eccesso di libert\u00e0 possa avere come effetto la caduta nell&#8217;anarchia e della guerra di tutti contro tutti, propria dello stato di natura.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abL&#8217;ideale che gli (Hobbes) difende non \u00e8 la libert\u00e0 contro l&#8217;oppressione, ma l&#8217;unit\u00e0 contro l&#8217;anarchia. Hobbes \u00e8 ossessionato dall&#8217;idea della dissoluzione dell&#8217;autorit\u00e0, dal disordine che consegue alla libert\u00e0 del dissenso sul giusto e l&#8217;ingiusto, dalla disgregazione dell&#8217;unit\u00e0 del potere, destinata ad avverarsi quando si comincia a sostenere che il potere deve essere limitato, in una parola, all&#8217;anarchia che \u00e8 il ritorno dell&#8217;uomo allo stato di natura. Il male che egli paventa maggiormente, e contro il quale si sente chiamato ad erigere la suprema e insuperabile difesa del proprio sistema filosofico, \u00e8 non l&#8217;oppressione che deriva dall&#8217;eccesso di potere, ma l&#8217;insicurezza, che deriva, se mai, dal difetto di potere. Insicurezza prima di tutto della vita, che \u00e8 il primum bonum, e poi dei beni materiali, e infine anche di quella poca o molta libert\u00e0 che a un uomo in societ\u00e0 \u00e8 concesso di godere\u00bb (N. Bobbio, &quot;La teoria politica di Hobbes&quot;, in &quot;Thomas Hobbes&quot;, Einaudi, Torino1989).<\/em><\/p>\n<p><em>Come nota Bobbio, per Hobbes il difetto di potere e l&#8217;eccesso anarchico di libert\u00e0 minano non solo la scurezza della persona e dei beni, ma anche quella libert\u00e0 di cui \u00e8 possibile godere in societ\u00e0, , a patto che questa sia regolata da un potere forte e stabile. Bisogna per\u00f2 intendersi sul significato della parola &quot;libert\u00e0&quot; in Hobbes. E a questo fine pu\u00f2 essere utile leggere i seguenti passi tratti dal capitolo XXI del &quot;Leviatano&quot;, nel quale il filosofo &#8212; dopo aver tratto della libert\u00e0 naturale, che porta alla \u00abguerra di tutti contro tutti\u00bb, affronta il tema della libert\u00e0 dei sudditi.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abPenso che gli uomini per procurarsi la pace e, grazie ad essa, l&#8217;autoconservazione, hanno costruito un uomo artificiale, che si chiama stato, essi hanno anche costruito dei vincoli artificiali, chiamati &quot;leggi civili. [&#8230;] \u00c8 solamente in base a questi vincoli che io ora mi appresto a parlare della libert\u00e0 dei sudditi. Poich\u00e9 in effetti non esiste uno stato al mondo in cui vi siano regole stabilite in numero sufficiente per determinare tute le azioni e le parole degli uomini (il che sarebbe impossibile), ne consegue necessariamente che in tutti i campi d&#8217;azione trascurato dalle leggi gli uomini hanno la libert\u00e0 dio fare ci\u00f2 che la loro ragione gli suggerir\u00e0 come la cosa pi\u00f9 vantaggiosa per loro. Se infatti prendiamo il termine libert\u00e0 nel suo senso proprio, di libert\u00e0 corporea, vale a dire libert\u00e0 da vincoli e imprigionamento, sarebbe veramente assurdo che gli uomini facessero il clamore che fanno, per rivendicare una libert\u00e0 che manifestamente gi\u00e0 godono. Se poi prendiamo il termine libert\u00e0 nel senso di una esenzione dalle leggi, non risulta meno assurdo che gli uomini domandino, come fanno, quella libert\u00e0, in grazia della quale tutti gli altri potrebbero disporre della loro vita. Eppure, per quanto assurdo sia, questo essi domandano; senza rendersi conto che le leggi non hanno il potere di proteggerli, se non c&#8217;\u00e8 una spada nelle mani di uno o di molti uomini, che faccia s\u00ec che quelle leggi vengano eseguite. La libert\u00e0 dei sudditi risiede quindi solo in quelle cose che il sovrano, nel regolamentare le loro azioni, ha trascurato:come la libert\u00e0 di comprare, di vendere, e comunque di contrattare gli uni con gli altri; di scegliere il proprio domicilio, il proprio tipo di alimentazione, il proprio modo di vivere, e di istruire i propri figli come ritengano conveniente e simili. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La libert\u00e0 di cui si trova cos\u00ec frequente e onorevole menzione nelle opere storiche e nella filosofia dei Greci e dei Romani, e negli scritti e discorsi di coloro che da quelli hanno tratto tutto il loro sapere in politica, non \u00e8 la libert\u00e0 dei singoli, ma la libert\u00e0 dello stato, che \u00e8 poi la stessa che avrebbe ogni singolo uomo, se non esistessero leggi civili, n\u00e9 stati. E anche gli effetti sono i medesimi. Come infatti tra gli uomini senza padrone sussiste una guerra perpetua, di ciascuno contro il suo vicino, e non vi \u00e8 eredit\u00e0 da trasmettere al figlio e da aspettare dal padre, n\u00e9 propriet\u00e0 di beni e terreni, n\u00e9 sicurezza, ma una integrale e assoluta libert\u00e0 in ogni singolo individuo: cos\u00ec anche nel caso degli Stati e delle repubbliche indipendenti, ogni stato (non ogni uomo) ha l&#8217;assoluta libert\u00e0 di fare quel che giudicher\u00e0 (vale a dire, quel che l&#8217;uomo o l&#8217;assemblea che rappresenta questo stato giudicher\u00e0) pi\u00f9 vantaggioso per i suoi interessi (&#8230;)\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Ebbene la vicenda dell&#8217;emergenza sanitaria (o piuttosto pseudo-sanitaria) che \u00e8 piombata sul mondo e particolarmente sul nostro Paese, da due anni e mezzo a questa parte, illustra nella maniera pi\u00f9 chiara che le idee di Hobbes si sono imposte e hanno vinto, sbaragliando ogni concorrente. Oggi \u00e8 Hobbes, non Marx, n\u00e9 Rousseau, n\u00e9 Locke, il grande <em>ma\u00eetre \u00e0 penser<\/em> della nostra societ\u00e0; sono le sue teorie e le sue convinzioni ad essersi imposte su tutte le altre; la nostra <em>Bibbia<\/em> non \u00e8 pi\u00f9 <em>Il capitale<\/em>, n\u00e9 il <em>Contratto sociale<\/em>, e nemmeno il <em>Trattato teologico-politico<\/em> di Spinoza, ma il <em>Leviatano<\/em> di Thoms Hobbes. Secondo il quale non esistono, propriamente parlando, diritti dei sudditi, tranne che l\u00e0 dove lo Stato &#8212; che \u00e8 la materializzazione dell&#8217;insieme degli uomini &#8212; si astiene dal legiferare; anche perch\u00e9 il diritto fondamentale, in ragione del quale lo Stato \u00e8 nato da un patto sociale irreversibile, \u00e8 il diritto alla vita, ed esso \u00e8 il diritto per difendere il quale si possono limitare o revocare tutti gli altri. Per Hobbes il timore di essere uccisi \u00e8 talmente forte negli uomini da indurli a sottomettersi spontaneamente a qualsiasi potere, purch\u00e9 sia abbastanza forte da sapersi imporre a ciascuno: la paura della morte \u00e8 infatti, per lui, il fattore pi\u00f9 potente della psicologia umana.<\/p>\n<p>Ora, si prenda questa idea di Hobbes e la si applichi alle azioni, ai decreti e ai provvedimenti di emergenza presi dai governi in questi ultimi due anni e mezzo, e si scoprir\u00e0 che essi sono stati una clamorosa conferma dell&#8217;assunto fondamentale del pensiero politico di Hobbes. Aggiungendo per\u00f2 due cose, che senza dubbio il filosofo inglese non aveva considerato e che non rientravano nella sua concezione: primo, che chi detiene un potere di tipo monopolistico, quindi anche il potere della informazione, pu\u00f2 creare la paura a tavolino, scegliere il tempo e il modo per scatenare una ondata di terrore senza precedenti e, volendo, pressoch\u00e9 permanente, facendo leva sulle paure pi\u00f9 oscure ed ataviche dell&#8217;uomo, a cominciare da quella della morte; secondo, che non c&#8217;\u00e8 alcun bisogno che la campagna di diffusione della paura poggi su un dato reale, o un insieme di dati reali: basta semplicemente ripetere: <em>al lupo!, al lupo!<\/em> migliaia di volte, e l&#8217;effetto sar\u00e0 perfettamente reale, anche se il dato fondamentale non lo \u00e8. Il che \u00e8 esattamente quanto \u00e8 accaduto con la pretesa emergenza sanitaria del marzo 2020. Per convincersene, basta confrontare le misure adottate dai governi con i dati reali dei decessi (peraltro artificialmente gonfiati oltre ogni limite di credibilit\u00e0 e decenza) e la percentuale di mortalit\u00e0 <em>effettiva<\/em> causata dal virus sull&#8217;insieme della popolazione, da una parte, e il modo in cui le pubbliche autorit\u00e0 e i mezzi d&#8217;informazione hanno trattato, nel corso del XX secolo, altre epidemie influenzali, oggettivamente pi\u00f9 letali di questa, senza drammatizzarle e anzi sforzandosi di tranquillizzare e rasserenare l&#8217;opinione pubblica, e soprattutto senza sognarsi di voler imporre misure di contenimento estreme (e del tutto antiscientifiche) n\u00e9, quel che pi\u00f9 conta, una pseudo vaccinazione di massa destinata a provocare danni per la salute assai pi\u00f9 gravi, statisticamente, di quelli che a parole si volevano scongiurare. Il che \u00e8 la prova provata della malafede con cui \u00e8 stata condotta tale politica e delle finalit\u00e0 malvagie, non certo dichiarate, ad essa sottostanti.<\/p>\n<p>La cosa \u00e8 stata tanto pi\u00f9 facile in quanto la nostra cultura, ormai da parecchi decenni, soprattutto per effetto del consumismo e delle sue sirene, aveva smesso di considerare la morte come un evento ineliminabile dal quadro esistenziale, o meglio, come il solo evento esistenziale assolutamente certo e inevitabile. Da quando la societ\u00e0 ha smesso di pensare alla morte e da quando sono state fatte sparire le immagini della morte, ad esempio ospedalizzando i malati terminali e con ci\u00f2 sottraendo alle famiglie lo spettacolo concreto della morte delle persone care, e d&#8217;altra parte bombardando il pubblico con immagini stereotipate e incessanti di salute e di giovinezza perenni (al punto che, nella pubblicit\u00e0 odierna, anche i vecchi appaiono sanissimi e sessualmente tuttora desiderabili), si sono create le condizioni perch\u00e9, in presenza di un pericolo sanitario molto grave, o &#8212; il che \u00e8 lo stesso &#8212; presentato e creduto tale &#8212; scattasse nella gente un terrore cieco e irrazionale di quella cosa ormai sconosciuta che \u00e8 la morte, magari preceduta da sofferenze indescrivibili, come l&#8217;impossibilit\u00e0 di respirare e la conseguente asfissia. Un altro fattore decisivo si \u00e8 rivelato, contro la nobile tradizione che risale a Cicerone, san Tommaso d&#8217;Aquino, Grozio e Radbruch, la progressiva erosione e infine la scomparsa dell&#8217;idea del diritto naturale, interamente assorbita dalla teoria e dalla pratica del diritto positivo. In altre parole, le persone sono state indotte a non interrogare pi\u00f9 la propria coscienza, a non pretendere pi\u00f9 che le leggi umane accompagnino e assecondino la legge naturale, ma a considerarle come la sola base del diritto e pertanto che vadano osservate e obbedite, qualsiasi cosa impongano o proibiscano.<\/p>\n<p>S\u00ec: il mondo attuale \u00e8 la malvagia realizzazione integrale delle malvagie idee di Thomas Hobbes. E il sospetto reciproco che \u00e8 stato instillato fra gli uomini, anche fra amici e parenti, anzi soprattutto fra essi, \u00e8 la realizzazione integrale della filosofia secondo la quale <em>homo (est) homini lupus<\/em>. Inutile dire che tutto ci\u00f2 non ha nulla di cristiano: al contrario, \u00e8 la piena realizzazione dei piani di Satana&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se costretta a scegliere, la societ\u00e0 dovrebbe rinunciare alla libert\u00e0 in favore della sicurezza, oppure posporre la sicurezza alla libert\u00e0? 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