{"id":28872,"date":"2008-09-15T09:11:00","date_gmt":"2008-09-15T09:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/15\/siamo-tutti-feriti-nellanima-e-tutti-bisognosi-di-compassione-e-di-perdono\/"},"modified":"2008-09-15T09:11:00","modified_gmt":"2008-09-15T09:11:00","slug":"siamo-tutti-feriti-nellanima-e-tutti-bisognosi-di-compassione-e-di-perdono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/15\/siamo-tutti-feriti-nellanima-e-tutti-bisognosi-di-compassione-e-di-perdono\/","title":{"rendered":"Siamo tutti feriti nell&#8217;anima e tutti bisognosi di compassione e di perdono"},"content":{"rendered":"<p>Ciascuno di noi reca impressa nell&#8217;anima la cicatrice di qualche ferita, abbastanza profonda da aver impresso una svolta irreversibile nel nostro orientamento esistenziale; e ciascuno di noi \u00e8 per ci\u00f2 stesso meritevole di compassione e di perdono.<\/p>\n<p>Ci eravamo gi\u00e0 occupati di questo tema in un precedente articolo, <em>La coscienza ferita \u00e8 una invocazione al reintegro nell&#8217;Essere<\/em> (consultabile sul sito di Arianna Editrice), considerato, per\u00f2, prevalentemente nel versante dell&#8217;Assoluto, ossia come sintomo di un nostro insopprimibile anelito verso la trascendenza e verso il reintegro nell&#8217;Essere, dal quale proveniamo e al quale siamo diretti, sia pure inconsapevolmente.<\/p>\n<p>Ora vogliamo riprendere l&#8217;argomento, concentrando per\u00f2 la nostra attenzione sull&#8217;altro versante, quello del finito, cercando di cogliere le connessioni e le implicazioni fra il nostro io e quello degli altri, approfondendo cos\u00ec quanto detto nell&#8217;articolo <em>Oltrepassare la delusione per non sciupare la bellezza del mondo<\/em> (sempre sul sito di Arianna).<\/p>\n<p>La prima cosa da mettere in evidenza \u00e8 che la condizione di creature ferite non \u00e8 propria di questo o quell&#8217;individuo e non \u00e8 la risultante di determinate circostanze storiche, che possono verificarsi oppure no. Essa \u00e8 un elemento costitutivo ed essenziale della nostra condizione ontologica, al di l\u00e0 del fatto che alcune persone &#8211; pi\u00f9 sensibili o pi\u00f9 sfortunate &#8211; possano prenderne consapevolezza in maniera pi\u00f9 accentuata, o pi\u00f9 traumatica, rispetto ad altre.<\/p>\n<p>Non si tratta di un&#8217;affermazione apodittica e gratuita, derivante da una visione della realt\u00e0 particolarmente pessimistica. Oltre all&#8217;esperienza quotidiana della frequentazione di se stessi e degli uomini &#8211; cosa che ha pure il suo valore, perch\u00e9 sono le teorie che devono adattarsi ai fatti e non viceversa -, vi \u00e8 un&#8217;altra ragione per sostenere che la ferita dell&#8217;anima \u00e8 parte della condizione umana e, quindi, una realt\u00e0 ineliminabile, per quanto l&#8217;orgoglio della ragione possa anche spingere taluno a credere e ad affermare il contrario.<\/p>\n<p>E la ragione \u00e8 questa: che l&#8217;essere umano, creatura finita, sente in se stesso l&#8217;anelito dell&#8217;infinito, ma, nello sforzo di oltrepassare il proprio limite e di attingere alla pienezza dell&#8217;assoluto, va continuamente a sbattere contro una barriera insuperabile, ferendosi &#8211; ogni volta &#8211; in modo pi\u00f9 o meno grave, pi\u00f9 o meno doloroso. Poi, dopo aver cercato di medicarsi alla meglio, raccoglie le forze in vista del prossimo tentativo; e, quanto pi\u00f9 prende lo slancio per superare quella invisibile, ma insuperabile barriera, tanto pi\u00f9 crudelmente torna a ferirsi; e finisce per ricadere, scoraggiato e deluso, senza pi\u00f9 forze e senza pi\u00f9 speranza.<\/p>\n<p>Beninteso, solo alcuni individui sono consapevoli del dramma di cui sono protagonisti e in cui consiste il conflitto della loro vita, il cui esito \u00e8 &#8211; cos\u00ec frequentemente &#8211; l&#8217;amarezza che toglie loro la gioia di vivere, e per cui essi la tolgono ad altri &#8211; mariti, mogli, figli, colleghi. La maggior parte delle persone reitera sempre i medesimi tentativi e i medesimi errori, senza riuscire a mettere a fuoco la vera natura del problema; dopo ogni delusione e ogni ferita, attribuisce la colpa di quanto \u00e8 successo a cause contingenti e pensa che, la prossima volta, sar\u00e0 pi\u00f9 fortunata, o pi\u00f9 abile, o pi\u00f9 decisa, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 delle volte, si attribuisce la colpa agli altri.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, nelle ferite di tipo affettivo &#8211; che sono tra quelle pi\u00f9 devastanti &#8211; \u00e8 sempre possibile attribuire la responsabilit\u00e0 delle delusioni, delle incomprensioni, delle sofferenze, al fatto che l&#8217;altro ha agito in modo inadeguato, irresponsabile, egoista.<\/p>\n<p>In parte, si tratta di un meccanismo di autodifesa per conservare la fiducia in se stessi; e non \u00e8 una cosa cattiva, a patto che non si traduca in una rimozione sistematica delle proprie inadeguatezze e delle proprie responsabilit\u00e0. Se ci\u00f2 avviene, vanno sprecate le occasioni pi\u00f9 preziose che la vita ci offre per effettuare un salto di qualit\u00e0 nella nostra evoluzione spirituale; e la sofferenza provata diventa inutile, perch\u00e9 non sar\u00e0 servita ad insegnarci nulla su noi stessi.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 anche una discreta percentuale di persone che reagiscono alle ferite dell&#8217;anima andando nella direzione opposta, ossia rifugiandosi nell&#8217;autocommiserazione, nel disprezzo di s\u00e9, nella denigrazione sistematica delle proprie qualit\u00e0. Anche questa \u00e8 una maniera di nascondere il problema, perch\u00e9 solleva dalla virile necessit\u00e0 di fare i conti sino in fondo con se stessi, e dal trarre le debite conseguenze dalle ripetute delusioni incontrate. Addossarsi ogni colpa \u00e8 una reazione uguale e contraria a quella di dare ogni colpa agli altri; non serve a chiarire i termini della propria situazione, n\u00e9 a fare il punto del proprio percorso, n\u00e9 a prospettare possibili vie d&#8217;uscita. Entrambe sono le reazioni dei pigri, dei fiacchi, dei pusillanimi: con l&#8217;unica differenza che, nell&#8217;un caso, l&#8217;aggressivit\u00e0 si dirige verso l&#8217;esterno, nell&#8217;altro, verso l&#8217;interno.<\/p>\n<p>Imparare a fare i conti con se stessi significa imparare a non essere n\u00e9 eccessivamente indulgenti, n\u00e9 eccessivamente severi: a guardarsi con lucidit\u00e0 e, in ultima analisi, con lealt\u00e0 e con onest\u00e0. Essere onesti con se stessi, infatti, vuol dire prendersi le proprie responsabilit\u00e0 e togliersi dalle spalle quelle che appartengono ad altri. Non \u00e8 giusto n\u00e9 colpevolizzare il mondo intero per ci\u00f2 che ci ha feriti, n\u00e9 prendere su di noi tutte le colpe del mondo. Non \u00e8 serio giudicare che ogni volta che soffriamo la colpa sia degli altri, ma non \u00e8 neanche credibile che ogni colpa sia sempre e solo nostra.<\/p>\n<p>Certo, vi \u00e8 in alcuni una tendenza al masochismo, che li porta a cacciarsi nelle situazioni da cui non ricaveranno altro che lacrime e umiliazioni; e vi \u00e8, in altri, una tendenza al sadismo, che li porta a desiderare di avere il controllo totale del prossimo, magari per giocare con i suoi sentimenti e per inebriarsi del proprio potere, facendolo soffrire a piacimento. Tuttavia, anche se si tratta di dinamiche molto pi\u00f9 diffuse di quanto comunemente non si creda, resta pur sempre il fatto che si tratta di dinamiche patologiche; e, per quanto non esista una linea netta di divisione tra normalit\u00e0 e patologia &#8211; specialmente in una societ\u00e0 patologica, quale \u00e8 la nostra &#8211; esse esulano, in quanto tali, dal quadro di riferimento generale.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che una creatura finita, ma animata da una scintilla d&#8217;infinito e da una vaga intuizione dell&#8217;assoluto, non pu\u00f2 trascendere la propria condizione ontologica, ma non pu\u00f2 neppure accontentarsene. Questo \u00e8 il dramma della condizione umana; ma pu\u00f2 essere un dramma a lieto fine &#8211; una <em>commedia<\/em> nel senso dantesco del termine &#8211; se la persona umana sa farne una palestra di perfezionamento e una preparazione a quel salto ontologico cui \u00e8 realmente chiamata, <em>ma non con le proprie forze e non nella sfera del finito.<\/em><\/p>\n<p>Nessuno pu\u00f2 trovare l&#8217;infinito nel finito; nessuno potr\u00e0 mai trovarvi la bellezza assoluta, la bont\u00e0 assoluta, la verit\u00e0 assoluta, la pace assoluta. Il nostro sar\u00e0 sempre un pellegrinaggio nel deserto, faticoso ed incerto (cfr. i nostri precedenti articoli <em>Ogni uomo \u00e8 un viandante con la doppia cittadinanza<\/em> e <em>Quando il viandante ha i piedi feriti<\/em>, sempre sul sito di Arianna). Tuttavia, sapere che lontano, oltre l&#8217;orizzonte, esiste una magnifica oasi, pu\u00f2 dare forze e speranza al nostro sofferto peregrinare; purch\u00e9 non si tratti di semplici miraggi, che ogni volta svaniscono davanti ai nostri occhi, riempiendoci di sgomento e di frustrazione.<\/p>\n<p>La caratteristica del miraggio \u00e8 la sua natura illusoria e anche l&#8217;essere, apparentemente, a portata di mano. La meta cui tendiamo, invece, sappiamo gi\u00e0 in partenza che \u00e8 lontanissima; di pi\u00f9: che non \u00e8, alla lettera, di questo mondo. Dunque, se ci pare di averla a portata di mano, dovremmo gi\u00e0 essere avvertiti che si tratta solo di un ennesimo, ingannevole miraggio: di una visione creata dai nostri convulsi desideri.<\/p>\n<p>Il dramma dei falsi profeti della modernit\u00e0, da Marx a Nietzsche, \u00e8 stato quello di aver voluto additare agli uomini una meta impossibile: la perfetta giustizia e la perfetta libert\u00e0, <em>gi\u00e0 qui e ora<\/em>, gi\u00e0 nella dimensione del finito. Ma questo \u00e8 impossibile: il mondo non potr\u00e0 mai contenere nulla di perfetto, nulla di assoluto, per quanti sforzi noi possiamo fare &#8211; ed \u00e8 giusto che li facciamo &#8211; per tentare di realizzare qualcosa che vi si avvicini. Pensare diversamente, significa fare come quel bambino che &#8211; secondo la leggenda &#8211; voleva travasare il mare in un buca scavata nella sabbia, servendosi di un secchiello.<\/p>\n<p>Falsi profeti sono coloro i quali illudono l&#8217;uomo di poter farsi misura di tutte le cose, divenendo il Dio di se stesso. Essi gli gettano sulle spalle un peso che non \u00e8 in grado di sopportare e una responsabilit\u00e0 che non gli compete. Perch\u00e9, se \u00e8 giusto che ciascun essere umano collabori, nella misura delle sue forze, al grande disegno di rendere il mondo un luogo pi\u00f9 accogliente e pi\u00f9 felice di quanto non sia, \u00e8 altrettanto vero che non gli verr\u00e0 mai chiesto di salvare, egli solo, il mondo intero. Del resto, \u00e8 una razza pericolosa quella dei salvatori che confidano solo nelle forze dell&#8217;umano: i Paradisi che hanno voluto realizzare somigliano un po&#8217; troppo a degli Inferni.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che alcuni uomini eccezionali hanno toccato vertici tali di perfezione, da poter essere presi a modello e da aver permesso a tanti loro simili di intravedere, per una sorta di privilegio divino, quella soglia finale oltre la quale i valori assoluti del Bene, del Vero e del Bello si schiudono all&#8217;umana nostalgia, in tutta la loro luminosit\u00e0 abbagliante.<\/p>\n<p>San Francesco d&#8217;Assisi nelle virt\u00f9 morali, Johann Sebastian Bach nel dono celestiale della musica, Leonardo da Vinci nei suoi meravigliosi dipinti, ci hanno permesso di spingere lo sguardo fino ai limiti del contingente e di sfiorare, per cos\u00ec dire, l&#8217;assoluto. Il loro esempio rimane come una fonte perenne di luce e di speranza, capace di rischiararci la strada nei tratti pi\u00f9 perigliosi del nostro cammino. Possiamo dire a noi stesi, infatti, che esseri umani simili a noi, soggetti alle nostre stesse limitazioni e debolezze, hanno saputo levarsi cos\u00ec in alto con le loro opere o con la loro vita, da far quasi dubitare che in essi vi fossero una perfezione e una forza sovrumane.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, non che fornire l&#8217;esempio della eccellenza della natura umana, essi, proprio con la loro eccezionalit\u00e0, ci confermano quale sia il limite estremo che anche le creature umane pi\u00f9 grandi possono raggiungere, e quale il confine ultimo, oltre il quale a nessun mortale \u00e8 concesso di spingersi.<\/p>\n<p>Non furono dei superuomini, se col termine \u00absuperuomo\u00bb si intende un essere umano che oltrepassi, con le sue sole forze, la condizione ontologica a lui propria. Furono, semmai, degli esseri umani talmente umili, da rendersi totalmente disponibili all&#8217;accoglienza di una forza sovrumana, benefica e provvidente, che ha operato grandissime cose per mezzo loro. <em>Soli Deo gratia<\/em>, scriveva al termine di ogni composizione Bach: e ne scrisse pi\u00f9 di mille. <em>Soli Deo gratia<\/em>: quale uomo \u00e8 mai stato cos\u00ec grande, riconoscendosi cos\u00ec piccolo?<\/p>\n<p>Dicevamo, dunque, che la ferita \u00e8 il segno ineliminabile della condizione umana. Non vi \u00e8 creatura umana che, nella vita, non sia stata ferita; non vi \u00e8 creatura umana che non abbia dovuto scendere a patti con la delusione delle proprie speranze; anzi, non di questa o quella speranza, ma della categoria della <em>speranza<\/em> in se stessa.<\/p>\n<p>Ma se ogni essere umano reca nella propria anima le cicatrici di una tale ferita esistenziale, allora ne consegue che non vi \u00e8 creatura umana la quale non meriti rispetto, compassione e perdono.<\/p>\n<p>Ora, il rispetto e la compassione, nel senso etimologico di <em>cum patire<\/em>, di soffrire insieme, si possono comprendere abbastanza facilmente; anche se i cattivi profeti, di cui parlavamo poc&#8217;anzi, avrebbero voluto abolire sia l&#8217;uno che l&#8217;altra, in nome dei loro cupi Paradisi. Ma perch\u00e9 anche il perdono? Di che cosa ogni singolo essere umano dovrebbe essere perdonato?<\/p>\n<p>Dovrebbe essere perdonato del fatto di soffrire, il pi\u00f9 delle volte, senza sapere perch\u00e9: e, quindi, di trasformare la sua sofferenza in rabbia o disperazione. Sia la rabbia che la disperazione sono delle bestemmie nei confronti della vita e del progetto armonioso e benevole ad essa sotteso. Inoltre, sono elementi altamente distruttivi, i quali, se non vengono prontamente placati, possono propagarsi da una persona all&#8217;altra, da un popolo all&#8217;altro, da una generazione all&#8217;altra.<\/p>\n<p>Pensiamo a quali conseguenze pu\u00f2 portare la rabbia di un genitore che, ferito dalla vita, riversa tutto il suo malessere sui propri figli. Si crea, in tali casi, un circolo perverso, che rischia d&#8217;infettare e di contaminare persone innocenti che, magari, devono ancora nascere; le quali, a loro volta, trasmetteranno il <em>virus<\/em> della rabbia ai loro figli, e ai figli dei loro figli. La rabbia, inoltre, rende ingiusti; e la disperazione toglie ogni senso di equilibrio e di equit\u00e0.<\/p>\n<p>Una persona rabbiosa e disperata \u00e8 una mina vagante, che pu\u00f2 esplodere in qualsiasi momento, e che rende pericoloso il cammino della vita a molte altre.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio, quindi, che una persona del genere susciti compassione e, nella misura in cui soffre senza capire perch\u00e9 &#8211; e quasi tutti soffriamo senza capire perch\u00e9 &#8211; la si vorrebbe anche perdonare per il male che, spesso involontariamente, provoca agli altri, oltre che a se stessa. Tuttavia &#8211; e questo \u00e8 il punto &#8211; la si pu\u00f2 <em>effettivamente<\/em> perdonare, oltre a ritenerla meritevole di compassione e, in generale, anche di perdono?<\/p>\n<p>Se si vuole essere onesti, bisogna riconoscere che la cosa non \u00e8 facile. Per quanto vi siano persone la cui sofferenza suscita piet\u00e0 e un sentimento di umana fratellanza, pure, il modo rabbioso e distruttivo che hanno di riversare sugli altri il loro dolore, rende a volte assai arduo il nostro proponimento di perdonarle.<\/p>\n<p>E allora?<\/p>\n<p>E allora bisogna avere la lealt\u00e0 di riconoscere che <em>de te fabula narratur<\/em>, la favola \u00e8 raccontata proprio per te, sia applica proprio al tuo caso. Queste persone sgradevoli, che stentiamo a perdonare a causa del loro comportamento inconsulto, siamo anche noi stessi, visti dall&#8217;esterno, cio\u00e8 dagli altri. Il pi\u00f9 delle volte non ce ne accorgiamo, ma siamo proprio noi quelle persone che, tormentate dalla ferita che si \u00e8 aperta un varco nelle cani vive, si comportano in modo rabbioso verso coloro che le attorniano e riversano su di loro, che sono incolpevoli, la propria amarezza e la propria disperazione.<\/p>\n<p>\u00c8 giusto perdonare gli altri, dunque, nella misura in cui vorremmo essere perdonati noi stessi, se avessimo piena coscienza di come ci mostriamo veramente; e di come avremmo., comunque, bisogno di essere perdonati dal prossimo.<\/p>\n<p>Pure, rimane il fatto che la cosa si presenta, talvolta, cos\u00ec difficile, da apparirci pressoch\u00e9 impossibile o, per lo meno, superiore alle nostre forze.<\/p>\n<p>\u00c8 a questo punto che subentra la necessit\u00e0 che Qualcuno o Qualcosa di superiore all&#8217;umano abbia piet\u00e0 delle nostre ferite e ci perdoni la nostra debolezza, la nostra rabbia e la nostra disperazione. Chi se la sentirebbe di giudicare colui o colei che non trova la forza di perdonare chi gli ha inflitto crudeli sofferenze o, magari, le ha inflitte alle persone a lui (o a lei) care?<\/p>\n<p>Ma quello che \u00e8 impossibile all&#8217;uomo, non \u00e8 impossibile all&#8217;Essere che ci ha chiamati all&#8217;esistenza, che ci ha invitati a collaborare al grande disegno dell&#8217;armonia universale, e che ci ha fornito gli strumenti indispensabili per distinguere il bene dal male. Davvero saremmo una ben misera cosa, se non vi fosse alcuna forza capace di perdonarci, anche quando siamo pi\u00f9 incattiviti dalla sofferenza e dalla delusione.<\/p>\n<p>Vorrebbe dire che, per noi, non esiste via d&#8217;uscita dal circuito perverso dell&#8217;amarezza e della rabbia; che non vi \u00e8 scampo dalla potenza dell&#8217;Inferno.<\/p>\n<p>Saremmo perduti: anime dannate, letteralmente, capaci solo di soffrire e di far soffrire a nostra volta, magari proprio coloro che diciamo di amare maggiormente.<\/p>\n<p>Invece, l&#8217;uscita da un simile Inferno esiste; ma noi non ne abbiamo le chiavi. Noi, possiamo solo riconoscere la nostra fragilit\u00e0 e la nostra condizione di creature ferite.<\/p>\n<p>E questa \u00e8 gi\u00e0 una forma di preghiera, che pu\u00f2 aprirci le porte dell&#8217;Inferno e donarci l&#8217;aria libera e pura di un&#8217;altra dimensione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ciascuno di noi reca impressa nell&#8217;anima la cicatrice di qualche ferita, abbastanza profonda da aver impresso una svolta irreversibile nel nostro orientamento esistenziale; e ciascuno di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[96],"class_list":["post-28872","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-anima"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28872","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28872"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28872\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28872"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28872"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28872"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}