{"id":28868,"date":"2009-06-21T07:58:00","date_gmt":"2009-06-21T07:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/21\/siamo-noi-che-facciamo-le-cose-oppure-noi-siamo-soltanto-un-tramite\/"},"modified":"2009-06-21T07:58:00","modified_gmt":"2009-06-21T07:58:00","slug":"siamo-noi-che-facciamo-le-cose-oppure-noi-siamo-soltanto-un-tramite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/21\/siamo-noi-che-facciamo-le-cose-oppure-noi-siamo-soltanto-un-tramite\/","title":{"rendered":"Siamo noi che facciamo le cose, oppure noi siamo soltanto un tramite?"},"content":{"rendered":"<p>Siamo noi che facciamo le cose, che agiamo, che modifichiamo la realt\u00e0; oppure le nostre azioni e i nostri stessi pensieri e sentimenti non sono altro che un tramite, per mezzo del quale opera e si manifesta una forza pi\u00f9 grande di noi?<\/p>\n<p>L&#8217;uomo \u00abprimitivo\u00bb era certo di non essere lui ad agire in prima persona, ma lo strumento di cui si servivano le potenze soprannaturali, gli spiriti. Prima di andare a caccia, ad esempio, evocava, per mezzo di una cerimonia magica, lo spirito dell&#8217;animale che intendeva cacciare &#8211; l&#8217;orso, il bisonte, il cervo, e cos\u00ec via &#8211; e gli domandava di lasciarsi uccidere, perch\u00e9 egli ne aveva bisogno; si scusava con esso e gli prometteva, in cambio, onori e appositi sacrifici. Cos\u00ec, quando la sua freccia o la sua lancia colpivano l&#8217;animale, egli era convinto che il successo non fosse dovuto alla propria abilit\u00e0, ma alla risposta positiva dell&#8217;animale alle sue invocazioni.<\/p>\n<p>Con il passaggio dall&#8217;uomo \u00abpreistorico\u00bb all&#8217;uomo \u00abstorico\u00bb, dall&#8217;uomo dell&#8217;et\u00e0 della pietra a quello dell&#8217;et\u00e0 del bronzo, la prospettiva cambia significativamente: compare, nell&#8217;orizzonte spirituale e psicologico del nuovo soggetto umano, la coscienza dell&#8217;Io; un Io che sente, pensa e agisce in prima persona, che riferisce a s\u00e9 i propri successi e i propri insuccessi, e che non demanda alle potenze spirituali la responsabilit\u00e0 del proprio agire.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo storico si pone in antitesi rispetto alla natura, mentre il suo predecessore si poneva in simbiosi con essa; quello voleva inserirsi rispettosamente all&#8217;interno dell&#8217;ordine cosmico, questo rivendica orgogliosamente il proprio ruolo, e si pone l&#8217;obiettivo di dominare completamente il mondo in cui vive, considerandosene il signore.<\/p>\n<p>Certo, in una prima fase egli riconosce la propria posizione di signore in subordine, poich\u00e9 ammette e adora, al di sopra di s\u00e9, la potenza degli dei; ritiene, peraltro, che essi gli abbiano conferito la completa signoria sul creato, della quale deve rendere conto ad essi soltanto. Limitandoci all&#8217;ambito della civilt\u00e0 occidentale, tanto nella cultura ellenica, quanto in quella giudaico-cristiana, sia pure con diversi accenti e sfumature, \u00e8 stabilito questo patto di alleanza fra l&#8217;uomo e gli dei, che conferisce all&#8217;uomo la posizione di un signore feudale rispetto al monarca.<\/p>\n<p>Nello stupendo \u00abCantico di Frate Sole\u00bb di Francesco d&#8217;Assisi, Dio viene riconosciuto, lodato e ringraziato come la fonte di ogni creatura, e la bellezza e l&#8217;utilit\u00e0 delle creature \u00e8 percepita, appunto, come un riflesso dello splendore divino.<\/p>\n<p>Tale fase iniziale dell&#8217;Io, che riconosce un limite (e un completamento) in un principio divino del quale fa parte e dal quale discende, inizia a sgretolarsi con l&#8217;affermarsi della cultura borghese, a partire dalla nascita dei Comuni; processo che si accelera dopo la Rivoluzione scientifica del XVII secolo e che culmina con il delinearsi dell&#8217;uomo post-moderno, il cosiddetto \u00abquarto uomo\u00bb, che ormai dubita delle nuove divinit\u00e0, la scienza e la tecnica, innalzate in luogo delle vecchie; ma che, per non credere pi\u00f9 a niente, finisce sovente per credere a tutto (cfr. il nostro articolo \u00abL&#8217;uomo post-moderno \u00e8 il figlio della dilatazione illimitata del desiderio\u00bb, inserito il 26 aprile 2009 sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Quest&#8217;uomo post-moderno, o post-storico, avoca a s\u00e9 l&#8217;intera responsabilit\u00e0 dei propri atti, nel bene e nel male; \u00e8 convinto che l&#8217;universo sia un insieme di parti meccaniche, delle quali egli \u00e8 un frammento che, grazie all&#8217;intelligenza, deve esercitare il dominio sul tutto: non pi\u00f9 dopo averne ricevuto l&#8217;investitura divina, ma in prima persona, con un atto di orgoglio luciferino mediante il quale si fa Dio di se medesimo.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, egli \u00e8 persuaso che il suo destino sia quello di correre verso il nulla, cos\u00ec come ogni altro ente; e si sforza di lenire l&#8217;angoscia di morte, moltiplicando gli atti d&#8217;imperio sulla natura, manipolata senza limite alcuno; per cui si pu\u00f2 dire che egli oscilli fra i due estremi del superomismo pi\u00f9 sfrenato e del nichilismo pi\u00f9 disperante.<\/p>\n<p>La differenza fra la visione del mondo pre-moderna e quella post-moderna, che si \u00e8 determinata nel volgere di appena un paio di generazioni (diciamo, grosso modo, fra il 1950 e il 1990), si pu\u00f2 cogliere nel modo di parlare e nel modo di porsi davanti agli eventi della realt\u00e0 quotidiana. Nella famiglia contadina, riunita intorno alla tavola, il capofamiglia diceva una breve preghiera, ringraziando Dio per il dono del pane quotidiano; nella famiglia post-moderna ciascuno mangia quando capita, pescando nel frigorifero qualche scatoletta, e nessuno si sogna di ringraziare, perch\u00e9 mangiare \u00e8 una azione come un&#8217;altra, frutto di rapporti puramente economici: io ho lavorato, e con il mio stipendio mi compero il cibo al supermercato; e questo \u00e8 tutto.<\/p>\n<p>Il cibo non viene pi\u00f9 dalla terra, e quindi nessun Dio lo ha donato agli uomini; gli uomini se lo sono conquistato da soli, cos\u00ec come ogni altra cosa che possiedono (\u00e8 significativo il fatto che oggi molti bambini, specialmente nelle grandi aree urbane, siano convinti che la frutta, la verdura e la carne provengono non dalla terra, ma direttamente dal supermercato). Gli uomini non sono gli usufruttuari, ma i proprietari del mondo: ritengono di avere il diritto di sfruttarlo a proprio piacimento per la semplice legge del pi\u00f9 forte, perch\u00e9 la visione darwiniana della vita &#8211; divenuta paradigma della modernit\u00e0 &#8211; li ha convinti che solo i rapporti di forza determinano i reciproci ruoli all&#8217;interno della natura, non meno che nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>Tuttavia, in sede filosofica, la domanda: \u00abSiamo noi ad agire, oppure una forza pi\u00f9 grande di noi, che agisce per tramite nostro?\u00bb, non si pu\u00f2 dire che sia stata spogliata di senso dal fatto che l&#8217;uomo moderno e post-moderno la hanno respinta, considerandola il residuo di una mentalit\u00e0 \u00abmagica\u00bb e \u00abprimitiva\u00bb. Quella domanda non \u00e8 stata confutata, ma semplicemente rifiutata; e, nel momento in cui tutte le orgogliose certezze dell&#8217;uomo post-moderno incominciano a vacillare, essa tende a riaffiorare in superficie.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per esempio, in seguito al crollo dell&#8217;Unione Sovietica e degli altri Paesi del \u00absocialismo reale\u00bb, dopo settant&#8217;anni di incessante propaganda ateistica e di acritica celebrazione della scienza come nuova divinit\u00e0 dell&#8217;uomo, ora che quei regimi sono (ingloriosamente) caduti, vediamo le chiese riaprire i battenti e le comunit\u00e0 religiose tornare alla luce del sole, dopo lunghe persecuzioni e periodi di vita stentata e semiclandestina. Evidentemente, i nuovi dei hanno fallito nel dare una risposta alla domanda di senso che l&#8217;uomo incessantemente si pone, perch\u00e9 fa parte della sua stessa natura; e che sempre continuer\u00e0 a porsi, nonostante tutti gli sforzi della cultura \u00abufficiale\u00bb, pilotata dallo Stato.<\/p>\n<p>Sulla porta dei cimiteri francesi, l&#8217;ex abate Fouch\u00e9, quando era ancora un commissario in missione per conto della Convenzione, fece porre la scritta: \u00abLa morte \u00e8 un sonno eterno\u00bb; ma la domanda di senso non pu\u00f2 essere abolita con un decreto governativo: essa fa parte dell&#8217;animo umano e sempre torna ad emergere, a dispetto di tutto e di tutti.<\/p>\n<p>E, all&#8217;interno della domanda di senso, riaffiora anche il vecchio, pregnante interrogativo: \u00abChi \u00e8 il soggetto che agisce nel mondo: l&#8217;uomo, o una forza pi\u00f9 grande di lui e alla quale egli serve, anche quando crede di agire in assoluta libert\u00e0 e indipendenza?\u00bb.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, si badi, se fosse vero che l&#8217;uomo agisce in assoluta libert\u00e0, allora bisognerebbe concludere che il male da lui provocato in piena consapevolezza non ha senso alcuno, n\u00e9 possibilit\u00e0 di remissione: che \u00e8 ineliminabile e indistruttibile; che pesa e peser\u00e0 per sempre sull&#8217;ordine dell&#8217;universo.<\/p>\n<p>Se non vi fosse una forza superiore, se non vi fosse l&#8217;Essere, nulla potrebbe trasformare il male in bene, e l&#8217;universo sarebbe assurdo: un infernale manicomio ove tutti cercano di ingannarsi, sopraffarsi e sfruttarsi a vicenda.<\/p>\n<p>Il problema antropologico si confonde con il problema cosmologico; il problema metafisico si intreccia con quello etico.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, infatti, \u00e8 una unit\u00e0 armoniosa di componenti diverse; non un insieme casuale di settori distinti e di compartimenti stagni.<\/p>\n<p>Hanno scritto, con disarmante ingenuit\u00e0 e presunzione, M. Ilin ed E. Segal nel libro \u00abCome l&#8217;uomo divenne gigante\u00bb, classico esempio di materialismo scientista di matrice sovietica (traduzione di Mario Doplicher, Milano, Societ\u00e0 Editoriale Teti, 1970, pp. 199-202):<\/p>\n<p>\u00abDurante i loro scavi gli archeologi hanno potuto trovare delle vestigia molto antiche della lingua parlata. Su queste l&#8217;accademico Me\u010dkaninov ha scritto una delle sue opere pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p>Nella lingua degli Iucaghiri, c&#8217;\u00e8 una parola che tradotta letteralmente suonerebbe press&#8217;a poco cos\u00ec: &quot;omocervicidio&quot;; una parola molto lunga e che si farebbe molta fatica a pronunciare, ma di cui soprattutto non si riesce a comprendere il senso.<\/p>\n<p>Intanto non si capisce chi \u00e8 l&#8217;uccisore e chi \u00e8 l&#8217;ucciso. \u00c8 l&#8217;uomo che ha ammazzato il cervo o sono l&#8217;uomo e il cervo insieme che hanno ammazzato una terza persona, o \u00e8 questa terza persona che ha ucciso entrami?<\/p>\n<p>Lo Iucaghiro sa invece perfettamente di che cosa si tratta. Egli utilizza questa parola per dire che \u00e8 stato l&#8217;uomo ad ammazzare il cervo.<\/p>\n<p>Come ha potuto dunque formarsi una parola cos\u00ec strana?<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che questa parola ci giunge dai tempi in cui l&#8217;uomo non conosceva ancora la parola &quot;io&quot;, in cui cio\u00e8 non egli non aveva ancora coscienza di essere lui a lavorare, a cacciare, a inseguire e ammazzare la selvaggina. Egli era convinto di non essere stato lui ad uccidere il cervo, ma che era stato il clan o piuttosto quella forza misteriosa che governa il mondo. Evidentemente, egli si sentiva ancora molto debole di fronte a una natura che non si piegava ai suoi voleri.<\/p>\n<p>Grazie a una forza occulta e misteriosa, l&#8217;&quot;omocervicidio&quot; poteva benissimo verificarsi in un determinato giorno, ma il giorno dopo la caccia poteva essere anche del tutto infruttuosa e i cacciatori potevano tornare a mani vuote. Nell&#8217;espressione &quot;omocervicidio&quot; non esiste un soggetto attivo. Come facevano allora gli uomini preistorici se l&#8217;iniziativa era stata presa dal cervo oppure da loro stessi? Secondo le loro concezioni, tutto era dovuto al loro sconosciuto protettore, l&#8217;antenato comune del cervo e dell&#8217;uomo che, a suo piacimento, poteva consentire che il cacciatore catturasse la sua preda.<\/p>\n<p>Nel vocabolario umano esistono numerose reminiscenze dei tempi in cui l&#8217;uomo si considerava un semplice strumento nelle mani delle forze occulte della natura. Se ne trovano a tutti i livelli del linguaggio, da quelli pi\u00f9 antichi a quelli pi\u00f9 recenti.<\/p>\n<p>I Ciukci dicono, per esempio: &quot;la carne \u00e8 stata data al cane per mezzo dell&#8217;uomo&quot;.<\/p>\n<p>Questo giro di parole ci sembra piuttosto strano,. Esso prova che la sua origine risale ai tempi, in cui il pensiero dell&#8217;uomo seguiva uno schema assai diverso da quello attuale.<\/p>\n<p>Invece di dire: &quot;l&#8217;uomo d\u00e0 la carne al cane&quot;, si diceva: &quot;la carne viene data al cane per mezzo dell&#8217;uomo&#8230;&quot;.<\/p>\n<p>Ma chi \u00e8 che dava questa carne &quot;per mezzo dell&#8217;uomo&quot;?<\/p>\n<p>Naturalmente era una forza occulta e misteriosa che si serviva dell&#8217;uomo come di un intermediario.<\/p>\n<p>Invece di dire: &quot;io cucio&quot;, gli indiani del Dakota dicono: &quot;cucitura per mezzo mio&quot;, come se l&#8217;uomo fosse un ago da cucire.<\/p>\n<p>Alcuni residui di questo antico modo di esprimersi sopravvivono anche in Europa.<\/p>\n<p>\u00c8 noto che i francesi dicono, per esempio: &quot;il pleut&quot; (letteralmente: &quot;egli piove&quot;) e &quot;il fait froid&quot; (letteralmente: &quot;egli fa freddo&quot;).<\/p>\n<p>Eccoci nuovamente alla presenza di quella forza misteriosa che fa s\u00ec che piova o che faccia freddo e che governa il mondo.<\/p>\n<p>L&#8217;azione della stessa forza sopravvive ancora nelle frasi: &quot;il fait clair&quot; (letteralmente: &quot;egli fa chiaro&quot;) e &quot;il pruine&quot; (letteralmente: &quot;egli pioviggina&quot;).<\/p>\n<p>Noi non crediamo pi\u00f9 alle forze occulte, ma il nostro linguaggio conserva ancora le vestigia della terminologia in uso ai tempi in cui ci si credeva.<\/p>\n<p>Ecco dunque come, scavando tra le profonde strutture del nostro linguaggio, possiamo ritrovare non soltanto le parole, ma anche le idee dei nostri antenati. Gli uomini preistorici vivevano in un mondo misterioso dove chi lavorava o cacciava non era lui stesso a farlo, ma un essere ignoto che si serviva dell&#8217;uomo come di uno strumento esposto ai capricci delle forze occulte.<\/p>\n<p>Ma il tempo passava. Man mano che l&#8217;uomo si sentiva sempre pi\u00f9 sicuro di s\u00e9, comprendeva anche meglio il mondo circostante e la funzione che egli aveva in questo mondo. Nel suo linguaggio appare la parola &quot;io&quot;, l&#8217;&quot;io&quot; che operava, lottava, piegava a sua discrezione gli elementi della natura. Noi non diciamo pi\u00f9: il cervo \u00e8 stato ucciso per mezzo dell&#8217;uomo&quot;, ma diciamo: &quot;l&#8217;uomo ha ucciso il cervo&quot;. Ciononostante gli spettri del passato si ritrovano talvolta anche nei nostri modi di dire:. Ancora oggi noi diciamo: &quot;era scritto&quot;, &quot;il destino l&#8217;ha voluto&quot;.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 che l&#8217;ha scritto? Che cosa \u00e8 questo destino?<\/p>\n<p>Evidentemente \u00e8 la forza occulta tanto temuta dagli uomini preistorici.<\/p>\n<p>La parola &quot;destino&quot; esiste ancora nel nostro linguaggio. Ma si pu\u00f2 affermare senza rischio di sbagliarsi che essa finir\u00e0 un giorno per scomparire un giorno dal nostro vocabolario.<\/p>\n<p>Attualmente i nostri contadini gettano con sicurezza i semi sui campi arati: sanno che un buon raccolto dipende in gran parte dal loro lavoro.<\/p>\n<p>Essi dispongono di macchine che rendono fertili i campi che una volta erano sterili e sanno che la scienza li aiuta a sovrintendere alla vita delle colture.<\/p>\n<p>\u00c8 con una sicurezza sempre maggiore che il navigatore prende il mare; egli vede sulla carta dove sono le secche, sa in anticipo se ci sar\u00e0 una tempesta.<\/p>\n<p>&quot;Era scritto&quot;, &quot;il destino l&#8217;ha voluto&quot;, queste espressioni diventano sempre pi\u00f9 rare.<\/p>\n<p>L&#8217;ignoranza genera la paura. La conoscenza d\u00e0 all&#8217;uomo fiducia in se stesso: lo trasforma da schiavo in re della natura.\u00bb<\/p>\n<p>In questo ineffabile brano di prosa sovietica, oltre all&#8217;elogio dell&#8217;uomo che esercita un completo dominio sulla natura (ma abbiamo visto fin troppo bene dove ha portato quel dominio: cfr., ad esempio, il nostro articolo: \u00abCome si uccide un mare interno in nome dello sviluppismo\u00bb, sempre sul sito di Arianna Editrice), si celebra una autentica apoteosi dell&#8217;uomo che nutre fiducia soltanto in se stesso e che guarda con un sorriso di compatimento alle antiche credenze, secondo le quali tutto ci\u00f2 che accade viene da un&#8217;altra dimensione: dagli spiriti, o &#8211; nelle culture pi\u00f9 recenti &#8211; da Dio, creatore e custode dell&#8217;universo.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, a noi non sembra che i residui dell&#8217;antico modo di esprimersi siano da considerarsi come un puro e semplice retaggio di un&#8217;et\u00e0 in cui l&#8217;umanit\u00e0 era ancora bambina; a meno di condividere il pregiudizio freudiano sulla intrinseca superiorit\u00e0 della visione del mondo adulta rispetto a quella infantile (cfr. il nostro recente articolo \u00abIl &quot;principio di realt\u00e0&quot; non \u00e8 che il nichilismo freudiano spacciato per verit\u00e0 obiettiva\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice). Fino a quando non ci abitueremo all&#8217;idea che \u00abadulto\u00bb e \u00abbambino\u00bb descrivono modi dell&#8217;essere, e non esprimono giudizi di valore, non riusciremo mai a porci nella giusta prospettiva verso le societ\u00e0 pre-moderne, e neppure verso la nostra stessa infanzia.<\/p>\n<p>L&#8217;Io moderno e post-moderno sono il risultato di una operazione schizofrenica: la rottura dell&#8217;uomo adulto con l&#8217;uomo bambino; dell&#8217;uomo tecnologico con l&#8217;uomo \u00abprimitivo\u00bb; dell&#8217;uomo razionale con l&#8217;uomo immaginativo e affettivo. Sono il risultato, non di un accrescimento, ma di una mutilazione, di una decapitazione dell&#8217;Io: e proprio l\u00e0 dove esso sembra essersi gonfiato fino alle massime proporzioni (come nella favola di Esopo della rana e il bue); mentre, in realt\u00e0, si \u00e8 rimpicciolito e impoverito da s\u00e9 medesimo.<\/p>\n<p>E allora?<\/p>\n<p>E allora, dopo tanta ubriacatura scientista e positivista, forse \u00e8 arrivato il tempo di rivedere alcuni dogmi fondanti del paradigma moderno e post-moderno.<\/p>\n<p>Primo: non \u00e8 vero che la donna \u00e8 un essere umano imperfetto, perch\u00e9 priva del pene.<\/p>\n<p>Secondo: non \u00e8 vero che il bambino \u00e8 un una persona ancora imperfetta, perch\u00e9 priva della razionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Terzo: non \u00e8 vero che le societ\u00e0 pre-moderne sono espressione di una umanit\u00e0 imperfetta, perch\u00e9 legate a una visione mitica del mondo.<\/p>\n<p>Quarto: non \u00e8 vero che l&#8217;uomo trova in se stesso la propria misura, perch\u00e9 non deve dipendere da nulla e da nessuno.<\/p>\n<p>Pertanto, noi potremmo vedere la trasformazione del linguaggio in senso autocentrico, verificatasi nel passaggio dalla preistoria alla storia, non come un progresso, come fanno gli studiosi sovietici sopra citati, ma come un vero e proprio regresso.<\/p>\n<p>Forse, dovremmo reimparare a ringraziare qualcuno o qualcosa per il pane quotidiano; forse, dovremmo reimparare a vedere nel nostro agire, pensare e sentire, non semplicemente il gioco di forze puramente individuali, ma la presenza di una forza cosmica, che agisce attraverso di noi e che ha la capacit\u00e0 di servirsi anche del male, del male che noi scegliamo di compiere, per produrre del bene.<\/p>\n<p>E l&#8217;unica forza capace di tanto non \u00e8 che l&#8217;Essere, dal quale tutti gli enti hanno avuto origine, ed al quale tutti aspirano a fare ritorno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo noi che facciamo le cose, che agiamo, che modifichiamo la realt\u00e0; oppure le nostre azioni e i nostri stessi pensieri e sentimenti non sono altro<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[117],"class_list":["post-28868","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28868","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28868"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28868\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28868"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28868"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28868"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}