{"id":28862,"date":"2018-05-22T07:57:00","date_gmt":"2018-05-22T07:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/22\/siamo-gli-ultimi-abitanti-dun-mondo-che-muore\/"},"modified":"2018-05-22T07:57:00","modified_gmt":"2018-05-22T07:57:00","slug":"siamo-gli-ultimi-abitanti-dun-mondo-che-muore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/22\/siamo-gli-ultimi-abitanti-dun-mondo-che-muore\/","title":{"rendered":"Siamo gli ultimi abitanti d&#8217;un mondo che muore?"},"content":{"rendered":"<p>La morte \u00e8 pi\u00f9 &quot;poetica&quot; della vita; diceva Leopardi che pochi soggetti sono pi\u00f9 patetici di una bella donna morta giovane; molti film e romanzi del genere <em>fantasy<\/em> sono ambientati in una civilt\u00e0 al tramonto; e quando, ai primi del &#8216;900, divamp\u00f2 fra gli scienziati, e ben presto si trasfer\u00ec sui mezzi d&#8217;informazione, la <em>querelle<\/em> sui cosiddetti canali di Marte, l&#8217;immaginazione di molte persone fu colpita dall&#8217;idea di una civilt\u00e0 marziana che lottava disperatamente per sopravvivere, scavando giganteschi canali d&#8217;irrigazione per contrastare la desertificazione di quel pianeta. Il crepuscolo di un mondo ha un suo particolare fascino: dalla Roma del basso Impero, alla Venezia della decadenza, all&#8217;Austria <em>felix<\/em> degli ultimi anni di Francesco Giuseppe; e, d&#8217;altra parte, gli uomini si sentono interrogati in prima persona dalla domanda se la civilt\u00e0 cui appartengono possa sopravvivere. Le filosofie della storia di Spengler e di Toynbee sono state costruite per tenta di rispondere a questa domanda: che, evidentemente, ha a che fare non solo col futuro,m ma anche con l&#8217;orizzonte di speranza della nostra vita presente. Fa differenza, infatti, sapere che la nostra civilt\u00e0 sopravvivr\u00e0 abbastanza da accogliere i nostri figli e i nostri nipoti, oppure pensare che essa \u00e8 sull&#8217;orlo della dissoluzione e che le prossime generazioni vivranno nel momento pi\u00f9 drammatico, quello della fine di un mondo, senza alcuna certezza se ne nascer\u00e0 un altro. L&#8217;invenzione e il pronto uso della bomba atomica, nel 1945, di due citt\u00e0 inermi, ha inaugurato l&#8217;era del terrore nucleare; da quel momento, nessuno pu\u00f2 ignorare il fatto che l&#8217;intera umanit\u00e0 potrebbe autodistruggersi a causa di un conflitto fra le potenze atomiche, e, anche se ci si sforza di non pensarci, quella consapevolezza giace nel sub-conscio e condiziona, pi\u00f9 di quel che non appaia, le nostre vite. Il crollo della natalit\u00e0 nei Paesi occidentali ha certamente a che fare con quella consapevolezza latente: molti adulti si sentono in colpa all&#8217;idea di mettere al mondo dei figli che potrebbero subire la sorte degli abitanti di Hiroshima e Nagasaki, o anche, &quot;semplicemente&quot;, quella degli abitanti di Cernobyl o di Fukushima, cio\u00e8, anche senza che si arrivi a un vero conflitto atomico, nascere con delle gravi malformazioni o con una predisposizione alle malattie cancerogene a causa della presenza di scorie radioattive nell&#8217;atmosfera. Molte persone vivono in uno stato di depressione e di angoscia permanente, simile a quello del personaggio del film di Ingmar Bergman <em>Luci d&#8217;inverno<\/em>, Jonas Persson, un padre di famiglia ossessionato dalla bomba atomica dei cinesi e convinto che presto scoppier\u00e0 una guerra nucleare, il quale finisce per suicidarsi.<\/p>\n<p>Venendo alla nostra Italia, le statistiche ci informano che gli italiani detengono il primato sia nella decrescita demografica, sia nell&#8217;suo dei farmaci antidepressivi, dei quali fanno usi 11 milioni di persone, cio\u00e8 pi\u00f9 del 20% della popolazione: un dato quattro volte superiore alla media europea. Sono numeri che parlano da soli: gli italiani hanno perso la speranza e questo \u00e8 il quadro desolane di una societ\u00e0 che sta morendo. E tuttavia, prima di abbandonarsi allo sconforto, vale la pena di chiedersi se questi dati poggino su dei fatti reali, o se non siano, almeno in parte, il risultato di un gigantesco condizionamento psicologico, divenuto a sua vola un potentissimo fattore di autosuggestione: perch\u00e9, se cos\u00ec fosse, allora la nostra fine non sarebbe un destino ma una scelta, e sul terreno delle scelte si possono sempre invertire, almeno a certe condizioni, i processi in atto. In realt\u00e0, l&#8217;idea che il mondo intero sia invecchiato e che la natura sia avviata sulla china di una incontrastabile decadenza, per l&#8217;esaurimento progressivo delle sue forze vitali, \u00e8 molto antica ed \u00e8 tipica delle civilt\u00e0 spiritualmente e materialmente raffinate, giunte a interrogarsi sul senso della storia e sul ruolo complessivo svolto dalla natura nella vita dei popoli. Ne troviamo un riflesso nel <em>De rerum natura<\/em> di Tito Lucrezio Caro (II, 11501174, nel passo che qui riportiamo nella traduzione di Francesco Vizioli (Roma, Newton Compton, 2008, pp. 143-145):<\/p>\n<p><em>Noi viviamo in un&#8217;epoca che si \u00e8 fatta difficile<\/em><\/p>\n<p><em>e la terra sostiene solo animali pi\u00f9 piccoli:<\/em><\/p>\n<p><em>lei, che ha portato nel grembo dei giganteschi bestioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Queste specie viventi non erano certo discese<\/em><\/p>\n<p><em>con le funi dorate da qualche altissimo cielo<\/em><\/p>\n<p><em>n\u00e9 vennero fuori dal mare o dai fiumi impetuosi<\/em><\/p>\n<p><em>ma nacquero su questa terra quando poteva nutrirle:<\/em><\/p>\n<p><em>essa ci reca le messi, fa crescere l&#8217;uva alla vigna,<\/em><\/p>\n<p><em>nutre tutti i mortali in maniera spontanea,<\/em><\/p>\n<p><em>ma oggi sembra che stenti: malgrado il grande lavoro<\/em><\/p>\n<p><em>che fa sudare sui campi il contadino ed il bue<\/em><\/p>\n<p><em>la lama del loro aratro si consuma pi\u00f9 presto<\/em><\/p>\n<p><em>ed in cambio il terreno produce sempre di meno.<\/em><\/p>\n<p><em>Ogni vecchio colono sospira con animo triste<\/em><\/p>\n<p><em>E scuote il capo pensando al lavoro di un tempo,<\/em><\/p>\n<p><em>confrontando il raccolto con quello che aveva suo padre<\/em><\/p>\n<p><em>e ritenendo che fosse un uomo assai fortunato.<\/em><\/p>\n<p><em>Chi coltiva una vigna invecchiata ed avara<\/em><\/p>\n<p><em>d\u00e0 la colpa al terreno ed all&#8217;et\u00e0 delle piante<\/em><\/p>\n<p><em>lamentando che altri, in anni assai pi\u00f9 felici<\/em><\/p>\n<p><em>traesse il suo nutrimento da campi molto pi\u00f9 piccoli<\/em><\/p>\n<p><em>ed a ciascuno bastasse soltanto un palmo di terra:<\/em><\/p>\n<p><em>non si accorge che ovunque ogni cosa si logora<\/em><\/p>\n<p><em>e si appresta a morire per la stanchezza di vivere.<\/em><\/p>\n<p>Come adombra lo stesso Lucrezio nell&#8217;ultimo verso, il problema dell&#8217;inaridirsi della terra non ha una dimensione soltanto locale, dovuta magari all&#8217;esaurimento del suolo, ai disboscamenti selvaggi, alla pratica del pascolo estensivo, alla distruzione dell&#8217;<em>humus<\/em> per la mancata o insufficiente rotazione agricola, ma potrebbe avere una dimensione globale, addirittura cosmica: tutto ci\u00f2 che esiste e che vive, dopo un certo tempo, inizia ad affaticarsi, a stancarsi, a logorarsi e ad esaurirsi. Ma si tratta di un dato reale o, appunto, di una percezione soggettiva, di una teoria filosofica non poggiante su alcuna valida base scientifica? \u00c8 vero che tutte le cose, arrivate a un certo punto, sono prese da una sorta di stanchezza di esistere, e che tendono al proprio annullamento, magari affinch\u00e9 il ciclo di trasformazione della materia possa continuare, attraverso la distruzione degli enti, e cos\u00ec produrre l&#8217;esistenza di nuovi enti? Pi\u00f9 che una ipotesi filosofica, pi\u00f9 o meno mediata dall&#8217;atomismo di Democrito e dall&#8217;epicureismo, si direbbe una concezione poetica, indubbiamente carica di pathos, ma non dimostrata e indimostrabile. Il concetto di &quot;vecchiaia&quot;, cos\u00ec come quello di &quot;stanchezza&quot;, sono di origine umana, o, quanto meno, biologica; e, bench\u00e9 sia corretto parlare di un eventuale esaurimento del suolo, inteso come cessazione di fecondit\u00e0 della terra, nulla ci autorizza a estenderlo agli enti inanimati. E se qualcuno obiettasse che nell&#8217;universo non esistono degli enti inanimati, e che la Terra stessa \u00e8 un essere vivente (vedi l&#8217;ipotesi Gaia), cos\u00ec come lo sono tutti i corpi celesti, stelle comprese, risponderemmo che questo, certo, in teoria \u00e8 possibile, ma non si pu\u00f2 sostenere un&#8217;ipotesi, per quanto interessante, per mezzo di un&#8217;altra ipotesi, perch\u00e9 ci\u00f2 condurrebbe a un processo <em>ad infinitum<\/em>, assortamente inconcludente. Se si vuole arrivare da qualche parte, bisogna che le ipotesi si reggano su dei fatti acquisiti: solo cos\u00ec \u00e8 possibile tentare di trasformarle in spiegazioni convincenti del reale. Ora, noi non abbiamo alcuna certezza sul fatto che le cose, per il fatto che esistono, invecchino e si consumino, se non l&#8217;osservazione empirica dei fenomeni fisici e le leggi dell&#8217;entropia, che si applicano sempre e solo al mondo fisico. Ma se fra le cose mettiamo gli esseri umani, sia come singoli individui, sia come popoli e civilt\u00e0, allora dobbiamo tener presente che essi non si riducono al loro mero essere biologico, ma che esiste in loro anche qualcos&#8217;altro, sulla cui natura esistono differenti scuole di pensiero, ma che, in ogni caso, non \u00e8 riducibile puramente e unicamente alla dimensione materiale.<\/p>\n<p>Giungiamo cos\u00ec alla conclusione che esistono tanto degli elementi per sostenere, quanti ve ne sono per porre in dubbio l&#8217;idea che il mondo sta invecchiando e che ha esaurito da tempo la sua energia vitale; e che dare la preferenza all&#8217;una o all&#8217;altra \u00e8 in sostanza una questione di gusti personali, ovvero d&#8217;inclinazione psicologica nel segno del pessimismo o dell&#8217;ottimismo esistenziale. In altre parole, sentirsi gli abitanti d&#8217;un mondo che sta morendo, oppure di un mondo che sta attraversando una normale fase di evoluzione, per quanto &#8212; eventualmente &#8212; difficile, dipende, in ultima analisi, da ci\u00f2 che si pensa di essere, dal giudizio che si tende a dare di se stessi, della propria vita e della realt\u00e0 circostante. In ogni caso, non \u00e8 un destino gi\u00e0 scritto da qualche parte, ad esempio come pu\u00f2 esserlo il destino dei passeggeri di una nave che abbia urtato contro un <em>iceberg<\/em> nel buio e nella nebbia, e che sia in procinto di affondare. E questo \u00e8 vero anche per la singola societ\u00e0 alla quale si appartiene, nel nostro caso per la societ\u00e0 italiana, per il popolo italiano e per la nazione italiana, economia e cultura comprese. Possiamo appartenere ad un mondo morente, oppure no, ma quel che \u00e8 certo \u00e8 che il fatto di crederlo, o meno, esercita un peso decisivo nel determinare il nostro destino. Esperimenti molto precisi hanno dimostrato che fra dei pazienti d&#8217;ospedale sostenuti da una forte volont\u00e0 di guarigione, e altri che non possiedono una tale volont\u00e0, esiste una differenza ben documentabile nella percentuale delle guarigioni: il decorso della malattia tende a essere pi\u00f9 favorevole fra quanti sono decisi a guarire, mentre tende a rivelarsi infausto fra quanti sono scoraggiati, depressi o privi di ogni fede e di ogni riferimento positivo. Applicando questo schema al caso italiano, ricaviamo che le possibilit\u00e0 di una ripresa e quelle di un tracollo irreparabile sono affidate, almeno in una certa misura, al tipo di prospettiva che gli italiani, come comunit\u00e0, tendono ad adottare, perch\u00e9 le societ\u00e0 possono essere paragonate, in una certa misura, a dei super-organismi, un po&#8217; come il formicaio o l&#8217;alveare. E, come abbiamo visto, l&#8217;incidenza dei casi di depressione, unita ai livelli del calo demografico, starebbero a indicare che gli italiani, come comunit\u00e0, non hanno pi\u00f9 fiducia nel futuro e hanno perso ogni speranza.<\/p>\n<p>A questo punto bisogna domandarsi in base a quali fattori i membri di una comunit\u00e0 nazionale tendono a percepire se stessi, la propria situazione complessiva e le proprie speranze circa il futuro. Specialmente nelle societ\u00e0 moderne, un ruolo decisivo \u00e8 esercitato dai cosiddetti persuasori occulti, dai <em>mass media<\/em>, i quali hanno il potere di forgiare e, in parte, addirittura di creare gli stati d&#8217;animo collettivi, primo fra tutti il sentimento del proprio destino. Ora, esistono ragioni oggettive per pensare che la stampa, la televisione, il cinema, la letteratura, lo spettacolo, siano pesantemente influenzati, per non dire determinati, dalla strategia del potere finanziario, che si serve di una classe dirigente caratterizzata dall&#8217;aver scelto di servire gli interessi di quest&#8217;ultimo (cio\u00e8 delle banche di Bruxelles e New York) e non i propri interessi nazionali: quelli del popolo italiano, dell&#8217;economia italiana e dello Stato italiano. Esiste, perci\u00f2, una convergenza fra la &quot;narrazione&quot; della realt\u00e0 che la classe politica fa al popolo italiano, e quella che fanno i <em>mass<\/em>&#8211;<em>media<\/em>: ed entrambe non sono finalizzate a servire gli interessi dell&#8217;Italia, ma quelli del capitale finanziario internazionale. Per esempio, sia sul tema dell&#8217;euro, che su quello dei cosiddetti migranti, tanto la classe politica, quanto la stampa e la televisione raccontano i fatti in una versione tendenziosa, mirante a far digerire agli italiani delle scelte suicide dal punto di vista dell&#8217;interesse nazionale: l&#8217;assenso alla rinuncia alla sovranit\u00e0 monetaria in favore d&#8217;una moneta &#8216;europea&#8217; che \u00e8 essenzialmente tedesca, e l&#8217;inevitabilit\u00e0 di una continua invasione e sostituzione di popolazione, presentata come un fatto naturale e inarrestabile, dal quale, semmai, si possono ricavare perfino dei vantaggi. E siccome il disagio e l&#8217;insofferenza degli italiani stanno crescendo, e si rafforzano quelle forze politiche nelle quali si esprime la contrarier\u00e0 alle scelte suicide degli ultimi governi, la stampa e la televisione, come pure la vecchia classe politica, moltiplicano gli sforzi per delegittimarle e rappresentarle come populiste, avventuriste e irresponsabili, e far credere che nel caso andassero al governo, l&#8217;Europa e il mondo non perdonerebbero l&#8217;Italia, responsabile di una tale &quot;infedelt\u00e0&quot; (rispetto a quali interessi?). Ecco allora che il presidente Mattarella, in teoria il supremo garante della sovranit\u00e0 nazionale, si permette di dichiarare, quando ancora sono in corso le consultazioni per formare un nuovo governo e dopo che gli italiani hanno sonoramente bocciato, col voto del 4 marzo 2018, i vecchi partiti, che nulla si pu\u00f2 fare senza l&#8217;Europa. E invece l&#8217;Italia pu\u00f2 farcela: purch\u00e9 si liberi dai servi di interessi estranei&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La morte \u00e8 pi\u00f9 &quot;poetica&quot; della vita; diceva Leopardi che pochi soggetti sono pi\u00f9 patetici di una bella donna morta giovane; molti film e romanzi del<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[110],"class_list":["post-28862","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28862","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28862"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28862\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28862"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28862"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28862"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}