{"id":28856,"date":"2010-11-12T02:48:00","date_gmt":"2010-11-12T02:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/11\/12\/siamo-diventati-troppo-piccoli-per-capire-la-grandezza-altrui\/"},"modified":"2010-11-12T02:48:00","modified_gmt":"2010-11-12T02:48:00","slug":"siamo-diventati-troppo-piccoli-per-capire-la-grandezza-altrui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/11\/12\/siamo-diventati-troppo-piccoli-per-capire-la-grandezza-altrui\/","title":{"rendered":"Siamo diventati troppo piccoli per capire la grandezza altrui"},"content":{"rendered":"<p>Jonathan Swift lo aveva compreso e denunciato fin dal 1726, oltre un secolo prima di Schopenhauer, di Kierkegaard e di Nietzsche, quando apparve nelle librerie, anonimo, il suo \u00abGulliver&#8217;s Travels\u00bb: in un mondo di lillipuziani, non vi sono metri di paragone per capire le azioni di un gigante.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 la lettura di Tucidide, di Plutarco, di Tito Livio, ci lascia perplessi; ecco perch\u00e9 le &quot;chansons de geste&quot; ci lasciano freddini, e cos\u00ec pure i romanzi cortesi-cavallereschi di Chr\u00e9tien de Troyes; ed ecco perch\u00e9 &#8211; supremo oltraggio &#8211; il \u00abDon Chisciotte\u00bb di Miguel De Cervantes viene da noi scambiato per un romanzo umoristico.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 di peggio. Vi sono frotte di solerti curatori di edizioni scolastiche, i quali spiegano alle giovani generazioni come vadano letti Omero, Virgilio e perfino la Bibbia: ad esempio, di come si debba pensare che Omero, nell&#8217;episodio di Tersite, abbia voluto segretamente prendere le parti di quest&#8217;ultimo, contro la mentalit\u00e0 aristocratica e guerriera impersonata, in quel caso, da Agamennone e da Ulisse.<\/p>\n<p>Che sciocchezza: si vuole imprestare la cultura egualitaria e democratica moderna agli eroi e agli scrittori antichi. Se poi il professore di filosofia viene a parlare degli \u00abheroici furori\u00bb di Giordano Bruno, quasi certamente non mancher\u00e0 di presentarli in chiave romantica e sentimentale, come una specie di preannuncio del germanico \u00abSturm und Drang\u00bb: insomma, Bruno come un antesignano del Werther di Goethe o dei Masnadieri di Schiller.<\/p>\n<p>Che cosa si possa comprendere di Dante, applicando al suo poema le categorie estetiche e spirituali della modernit\u00e0, \u00e8 tutto dire. Benedetto Croce, ad esempio, sosteneva che si potesse e si dovesse separare la &quot;poesia&quot; dantesca dalla &quot;non poesia&quot;, ovvero dal bagaglio allegorico, simbolico, teologico, proprio della cultura medievale. Tanto varrebbe dire che, per capire una cattedrale gotica, si pu\u00f2 benissimo prescindere, anzi si deve, dal profondo afflato religioso che ne ha ispirato il progetto e la realizzazione&#8230;<\/p>\n<p>A forza di riduzionismo e di pragmatismo, ci siamo abituati a pensare cos\u00ec in piccolo, che non riusciamo a capacitarci della grandezza, nemmeno quando si tratta di una grandezza puramente materiale.<\/p>\n<p>Che cosa fa il biblista aggiornato e progredito davanti a un passo dell&#8217;Antico Testamento, come quello di \u00abGenesi\u00bb, 6, 1-4? \u00abQuando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla Terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. [&#8230;] C&#8217;erano sulla Terra i giganti a quei tempi &#8211; e anche dopo &#8211; quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell&#8217;antichit\u00e0, uomini famosi.\u00bb<\/p>\n<p>Ebbene, il biblista batte velocemente in ritirata e se la cava, tutt&#8217;al pi\u00f9, rifugiandosi dietro una lettura puramente allegorica e farfugliando che codesti &quot;Nefilim&quot;, codesti giganti, altro non sono che l&#8217;immagine mitologica della protervia dell&#8217;uomo che si crede uguale a Dio, o qualche cosa del genere.<\/p>\n<p>Per non parlare, poi, delle culture tradizionali extraeuropee, ad esempio quella dei Pellerossa nordamericani. Grazie alla versione riveduta e corretta del roussoiano mito del &quot;buon selvaggio&quot;, una pletora infinita di film sul genere di \u00abBalla coi lupi\u00bb, tutti politicamente corretti e rigorosamente progressisti, vorrebbero ridurre la sapienza sciamanica di quei popoli ad una cartolina formato Hollywood, coi fiori della prateria che ondeggiano al vento, mentre vengono solleticate le corde emozionali pi\u00f9 esteriori dello spettatore.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 sempre quello della impossibilit\u00e0, per un dato paradigma culturale, di comprendere i contenuti e i valori di un altro paradigma culturale.<\/p>\n<p>Nel nostro caso specifico, ossia nel caso della modernit\u00e0, la domanda \u00e8 come possa un mondo di nani sperare di capire qualche cosa dell&#8217;altrui grandezza, laddove non esistono sistemi di misura comuni per cogliere la sproporzione tra ci\u00f2 che \u00e8 considerato &quot;grande&quot; in una cultura mercantilistica, utilitaristica, materialistica e scientista, e ci\u00f2 che \u00e8, o piuttosto era, considerato grande, nell&#8217;ambito di culture nobilmente spirituali, aristocratiche, basate non sull&#8217;individualismo gretto, ma sull&#8217;eccellenza del singolo nell&#8217;ottica della solidariet\u00e0 di gruppo.<\/p>\n<p>In fondo, si tratta di capire come un mondo secolarizzato e ridotto alla misura del Dio denaro, possa ancora coltivare una sensibilit\u00e0 verso il sacro e verso l&#8217;epico: le due categorie che rendono grande, non materialmente ma spiritualmente, una civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Un ultimo tentativo, per quel che riguarda la nostra Italia, \u00e8 stato fatto da Edmondo De Amicis, che, specialmente nei &quot;racconti mensili&quot; del libro \u00abCuore\u00bb, ha cercato di reintrodurre la categoria dell&#8217;epico, ma non pi\u00f9 quella del sacro; per questa, l&#8217;ultimo tentativo significativo era stato, mezzo secolo prima, quello compiuto da Manzoni con \u00abI promessi sposi\u00bb. Sappiamo come \u00e8 andata a finire: sia l&#8217;una che l&#8217;altra opera hanno fornito il canovaccio per tutta una serie di rivisitazioni in chiave ironica, grottesca e dissacrante, sia a livello letterario che a livello televisivo; dissacrazioni che, non di rado, sono tanto pi\u00f9 indicative, in quanto pressoch\u00e9 inconsapevoli.<\/p>\n<p>Quando l&#8217;attrice Paola Pitagora, ad esempio, che interpretava Lucia Mondella nella celeberrrima versione televisiva del 1967, per la regia di Sandro Bolchi, dichiarava alla stampa, forse per &quot;\u00e9pater les bourgeois&quot;, che lei avrebbe accettato le profferte di Ron Rodrigo senza fare tante storie e cercando, anzi, di ricavarne il massimo profitto possibile, \u00e8 apparso chiaro che cosa non funziona nel nostro rapporto con la grandezza d&#8217;animo del mondo pre-moderno: l&#8217;assoluta incapacit\u00e0 di ragionare al di fuori delle categorie economiche e la pretesa arrogante di giudicare il passato, partendo &#8212; appunto &#8211; dal nostro pregiudizio utilitaristico.<\/p>\n<p>In questo senso, anche l&#8217;interpretazione della seconda guerra mondiale in chiave di una estrema lotta del &quot;sangue&quot; contro &quot;l&#8217;oro&quot;, ossia dei valori spirituali contro quelli puramente materiali, pur se inficiata da un eccesso di schematismo ideologico che l&#8217;ha fatta adottare acriticamente dai nostalgici neonazisti, contiene pur tuttavia un suo nocciolo di verit\u00e0: \u00e8 innegabile, infatti, che l&#8217;unico uomo di Stato che, allora, non abbia seguito una strategia opportunistica, ma che sia stato monoliticamente attaccato ai propri valori ideali (e senza con ci\u00f2 voler in alcun modo tessere l&#8217;elogio delle sue deliranti dottrine) \u00e8 stato, piaccia o non piaccia, Adolf Hitler: non Stalin di certo, non Churchill, non Roosevelt.<\/p>\n<p>La grandezza morale, dunque, non pu\u00f2 essere compresa da chi non ne possiede nemmeno un pallido riflesso; nemmeno una nostalgia: vale a dire da chi non la possiede nemmeno in negativo, cio\u00e8 come consapevolezza di una propria mancanza.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che ci sfugge il profondo significato di tante pagine della letteratura universale; e, fra esse, alcune delle pi\u00f9 sublimi.<\/p>\n<p>Si prenda, a mero titolo di esempio, questo passo della novella storica di Nikolaj V. Gogol&#8217; \u00abTaras Bul&#8217;ba\u00bb, epica &#8211; e lirica &#8211; rievocazione della libera vita dei Cosacchi della sua natia Ucraina, in lotta su due fronti, nel XV secolo, contro i Polacchi e contro Tatari.<\/p>\n<p>Sotto le mura di Dubno, Andrej, il figlio del fiero condottiero cosacco Taras, rinnega la sua gente e passa tra le file del nemico, per amore di una bella fanciulla polacca, i cui occhi ardenti gli hanno trafitto il cuore.<\/p>\n<p>Ed ecco che, nell&#8217;infuriare della battaglia, improvvisamente Andrej si imbatte nello sguardo terribile di suo padre: la descrizione di quell&#8217;incontro e di ci\u00f2 che segue \u00e8 una delle pagine pi\u00f9 alte della storia letteraria di tutti i tempi, ma anche di quell&#8217;epos eroico che il mondo moderno \u00e8 strutturalmente incapace di comprendere (abbiamo scelto qui la traduzione Rossana Guarnieri, Milano, fabbri Editori, 1989, pp. 106-107):<\/p>\n<p>\u00abI cosacchi galoppavano a briglia sciolta verso il bosco. Andrej era alle loro calcagna e gi\u00e0 stava per raggiungere Goloputienko quando una mano robusta afferr\u00f2 la briglia della sua cavalcatura. Si gir\u00f2 di scatto: davanti a lui c&#8217;era Taras. Rabbrivid\u00ec e divent\u00f2 pallidissimo.<\/p>\n<p>Come uno scolaro che ha urtato involontariamente un compagno e ha ricevuto in cambio un colpo di righello in testa s&#8217;infiamma d&#8217;ira e, uscito dal banco, lo insegue per vendicarsi e d&#8217;improvviso si imbatte nel maestro che entra in classe e subito la sua collera si dilegua come nebbia al sole, cos\u00ec, di colpo, si dilegu\u00f2 l&#8217;ardire guerresco di Andreij, il suo impeto, la sua furia. Vide soltanto, davanti a s\u00e9, il suo terribile padre.<\/p>\n<p>&#8211; E ora, che facciamo? &#8211; disse Taras, guardando il figlio negli occhi.<\/p>\n<p>Andreij non rispose, rimase immobile, a testa china.<\/p>\n<p>&#8211; Allora, figliolo, ti sono stati d&#8217;aiuto i tuoi polacchi?<\/p>\n<p>Andreij non rispose.<\/p>\n<p>&#8211; Tradire cos\u00ec la tua fede, i tuoi compagni! Su, scendi da cavallo.<\/p>\n<p>Andreij obbed\u00ec, docile come un bambino, e rimase l\u00ec, in piedi, davanti al padre.<\/p>\n<p>&#8211; Fermo, non muoverti! Io ti ho dato la vita, io e la toglier\u00f2 &#8211; disse Taras, facendo un passo indietro e togliendosi di spalla il fucile.<\/p>\n<p>&#8211; Andreij era livido. La sua bocca si mosse impercettibilmente nel pronunciare un nome. Ma non era quello del padre, o della madre, o del fratello, era quello della bellissima polacca.<\/p>\n<p>Taras spar\u00f2.<\/p>\n<p>Come una spiega di grano recisa dalla falce, come un giovane agnello raggiunto al cuore da una lama aguzza, Andreij pieg\u00f2 la testa e cadde tra l&#8217;erba, senza una parola.<\/p>\n<p>Il padre vendicatore guard\u00f2 a lungo quel corpo immoto. Anche morto, Andreij conservava tutta la sua bellezza, che aveva colpito tante donne. Le folte sopracciglia nere facevano risaltare il pallore dei lineamenti perfetti.<\/p>\n<p>&#8211; Aveva tutto per essere un buon cosacco: &#8211; disse Taras &#8211; l&#8217;alta statura, la nobilt\u00e0 dei tratti, coraggio in battaglia e si \u00e8 perduto. \u00c8 caduto vergognosamente, come un cane!<\/p>\n<p>&#8211; Padre, che cosa hai fatto? Sei stato tu a ucciderlo, non \u00e8 vero? &#8212; chiese concitatamente Ostap che stava sopraggiungendo al galoppo.<\/p>\n<p>Taras fece un cenno affermativo con la testa.<\/p>\n<p>Ostap lanci\u00f2 un&#8217;occhiata fuggevole agli occhi spalancati del morto e si sent\u00ec travolgere da una profonda piet\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211; Diamogli una onesta sepoltura, padre, perch\u00e9 i nemici non goi facciano oltraggio n\u00e9 gli uccelli da preda lo dilanino &#8211; disse.<\/p>\n<p>&#8211; Penseranno gli altri a seppellirlo &#8211; replic\u00f2 Taras. &#8211; Avr\u00e0 chi lo pianger\u00e0, non dubitare. Ma non noi.<\/p>\n<p>Per\u00f2 Taras non era del tutto convinto, e rimase per qualche istante a riflettere se lasciare il corpo del figlio in balia dei corvi e dei lupi o rendergli gli onori dovuti a un cavaliere, nonostante tutto, valoroso. Le sue meditazioni furono interrotte da Goloputienko che arrivava a galoppo sfrenato.<\/p>\n<p>&#8211; Guai in vista, colonnello. E grossi! Le cose si mettono male: i polacchi hanno ricevuto rinforzi di truppe fresche.<\/p>\n<p>Goloputienko non aveva finito di parlare che sopraggiunse a piedi, senza fiato, Pysarenko.<\/p>\n<p>&#8211; Dove sei, taras? I cosacchi ti cercano. Tre dei nostri capi sono stati uccisi, i cosacchi chiedono di te, non vogliono morire senza rivederti un0ultima volta.<\/p>\n<p>&#8211; A cavallo, Otsap! &#8211; esclam\u00f2 Taras.<\/p>\n<p>E corse dai cosacchi perch\u00e9 potessero vederlo nell&#8217;ora suprema e per poter lui vedere loro.\u00bb<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un linguaggio duro per i nostri delicati orecchi di lillipuziani della modernit\u00e0, non \u00e8 forse vero?<\/p>\n<p>Oggi, se un padre fa tanto di tirare un ceffone &#8211; magari meritatissimo &#8211; al proprio figlio, questi gli risponde minacciando di denunciarlo ai carabinieri; oppure, se rifiuta di mantenerlo a vita senza che vada a cercarsi un lavoro, quello non esita a trascinarlo in tribunale, ove qualche giudice solerte gli imporr\u00e0 di continuare a pagare l&#8217;ozio del bamboccione&#8230;<\/p>\n<p>Certo, questo pensare in grande, sentire in grande, vivere in grande, caratteristico delle societ\u00e0 pre-moderne, non \u00e8 pi\u00f9 recuperabile, &quot;sic et simpliciter&quot;, nella societ\u00e0 odierna: i valori non si possono trapiantare da una cultura all&#8217;altra, come fossero piante da coltivare in serra.<\/p>\n<p>E tuttavia, forse dovremmo fare almeno una riflessione in proposito.<\/p>\n<p>Pensare in grande, sentire in grande, vivere in grande, significa trasmettere alle nuove generazioni lo spirito di sacrificio, senza il quale non si pu\u00f2 fare nulla, se non strisciare davanti a qualche porta per raccomandarsi, e poi condurre un&#8217;esistenza disonorevole, mendicando i favori altrui in cambio di prestazioni servili, che avviliscono profondamente la dignit\u00e0 personale.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, amare davvero i propri figli, significa anche saper essere severi; e, soprattutto, essere sempre loro d&#8217;esempio, costi quello che costi.<\/p>\n<p>Specialmente quando si tratta di sacrificarsi per qualcosa che sia pi\u00f9 grande della meschina corsa al benessere consumista&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jonathan Swift lo aveva compreso e denunciato fin dal 1726, oltre un secolo prima di Schopenhauer, di Kierkegaard e di Nietzsche, quando apparve nelle librerie, anonimo,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30141,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[82],"tags":[101,110],"class_list":["post-28856","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-papa-benedetto-xvi","tag-benedetto-croce","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-benedetto-xvi.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28856","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28856"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28856\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30141"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28856"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28856"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28856"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}