{"id":28839,"date":"2018-03-07T03:29:00","date_gmt":"2018-03-07T03:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/07\/si-puo-uscire-dal-pantano-solo-tornando-allumilta\/"},"modified":"2018-03-07T03:29:00","modified_gmt":"2018-03-07T03:29:00","slug":"si-puo-uscire-dal-pantano-solo-tornando-allumilta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/07\/si-puo-uscire-dal-pantano-solo-tornando-allumilta\/","title":{"rendered":"Si pu\u00f2 uscire dal pantano solo tornando all&#8217;umilt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il sentimento che si prova nel leggere il voluminoso carteggio che ci \u00e8 stato conservato fra il padre Marco d&#8217;Aviano (1631-1699) e i suoi numerosissimi corrispondenti, personalit\u00e0 laiche e religiose, negli anni decisivi in cui l&#8217;Europa, presa d&#8217;assalto dai Turchi, lottava per la sua sopravvivenza, \u00e8 di commozione. Si rimane commossi davanti alla statura morale e spirituale sia del grande frate cappuccino, che fu l&#8217;anima della lega Santa e, quindi, della vittoria di Vienna dell&#8217;11-12 settembre 1683, sia dei suoi interlocutori, compreso l&#8217;imperatore d&#8217;Austria, Leopoldo I d&#8217;Asburgo, che a lui si rivolge come a un padre, a un consigliere fidatissimo, a una guida sicura nelle drammatiche e travagliate vicende della sua dinastia, dei suoi popoli e della stessa civilt\u00e0 europea, messa in pericolo da una minaccia esterna come non avveniva da otto secoli. Emerge, da quelle lettere, la fede profonda, l&#8217;umilt\u00e0, lo spessore umano degli uomini e delle donne che, sullo scorcio del XVII secolo, ebbero fra le mani i destini dell&#8217;Europa, in una congiuntura difficilissima, e si mostrarono pari alla grandiosit\u00e0 del&#8217;impresa. Ed \u00e8 commovente la confidenza con cui uno dei pi\u00f9 grandi sovrani del continente apre il suo cuore a un umile frate, gli rivela tutto di s\u00e9, anche come uomo, come padre, come marito, e gli chiede consigli con la deferenza e l&#8217;illimitata fiducia di un figlio verso il genitore amatissimo. Da parte sua, padre Marco, questo povero frate friulano votato a una vita contemplativa, che turbinose vicende strapparono dalla sua cella di convento e obbligarono a percorrere l&#8217;Europa in lungo e in largo, viaggiando su strade difficili in tutte le stagioni, intessendo relazioni politiche e militari, ricevuto con stima ed onori presso tutte le corti, ascoltato come consigliere di somma saggezza ed esperienza, mai una sola volta ci si rivela in atteggiamenti sopra le righe, si lascia inorgoglire, si dimentica di essere solo un umile strumento nelle mani di Dio. Non vi \u00e8 nulla dell&#8217;ambizioso, dell&#8217;intrigante, del frate faccendiere in questo santo uomo che solo la fede e i disegni di Dio hanno chiamato a svolgere un compito cos\u00ec alto; nulla di saccente, di petulante, di indiscreto in questo uomo di pace che organizz\u00f2 in maniera superba una grande guerra difensiva; in questo uomo di riconciliazione che seppe rianimare i cuori stanchi e sfiduciati, gi\u00e0 quasi votati alla sconfitta; in questo uomo semplice, schietto, ma accorto, che fu quasi costretto a divenire esperto perfino di cose militari, e che vide gli errori di certi comandanti e i critic\u00f2, senza per\u00f2 mai voler strafare, senza diventare invasivo, lui che non avrebbe desiderato altro che poter servire e adorare Dio nel chiuso di un chiostro, lui che in vita sua non aveva mai cercato onori, visibilit\u00e0, attestati di stima, e che, dopo aver compiuto la sua meravigliosa opera, culminata nella risolutiva vittoria del Kahlenberg (11-12 settembre 1683), non assunse le pose del trionfatore ma continu\u00f2 a servire la cristianit\u00e0 con pazienza, spirito di sacrificio, moderazione, disprezzo assoluto dei beni e della gloria del mondo.<\/p>\n<p>Marco d&#8217;Aviano e gli altri protagonisti di quella epopea difensiva della cristianit\u00e0, il duca di Lorena, il re di Polonia Jan Sobieski, il popolo di Vienna, i principi e le principesse d&#8217;Europa, il clero cattolico che confortava e sosteneva le popolazioni stremate e terrorizzate, e diceva la sana Messa anche nel furore delle battaglie, rappresentano, purtroppo, un&#8217;Europa e una cristianit\u00e0 che non esistono pi\u00f9. Invano si cercherebbe, fra i potenti dell&#8217;Europa di oggi &#8211; che, fra l&#8217;altro, non sono pi\u00f9 i capi di Stato, ma i grandi banchieri &#8211; la centesima parte di quel coraggio, di quella tenacia, di quella abnegazione che resero possibile il miracolo di Vienna. Il nuovo Dio dell&#8217;Europa, e non da ieri, \u00e8 il denaro; per il denaro i nostri governanti farebbero qualsiasi cosa, ma per delle ragioni ideali non saprebbero mettere a rischio, non diciamo la vita e la sicurezza, ma neppure una parte delle loro ricchezze e dei loro privilegi, che garantiscono loro un&#8217;esistenza di piaceri e, sovente, di autentiche dissolutezze. Quanto al clero, e senza voler generalizzare, il che sarebbe ingiusto, siamo quasi certi che assai a stento si troverebbero dei religiosi anche solo lontanamente paragonabili a padre Marco, questo gigante della fede, e ci\u00f2 per due ordini di ragioni. Il primo ha a che fare con la decadenza morale del clero: inutile nasconderselo, la Chiesa dei nostri giorni \u00e8 diventata un ricettacolo di uomini e donne di poca o nessuna fede, lussuriosi, pervertiti, avidi, superbi, irresponsabili; ed \u00e8 proprio per questo che molti di essi si prodigano nel sostenere che la Chiesa deve essere indulgente con i peccatori, e che certi peccati non solo poi tali, che Dio tutto perdona, eccetera: perch\u00e9 tentano di giustificare se stessi, la loro condotta scandalosa e dissoluta, di sodomiti, di pedofili, di golosi, di usurai. La seconda ragione ha a che fare con un vero e proprio traviamento intellettuale: con l&#8217;idea, cio\u00e8, che la cristianit\u00e0 si debba vergognare se, in passato, ha fatto ricorso alle armi (anche solo per difendersi, come sotto le mura di Vienna); che usare le armi sia sempre sbagliato e anticristiano; e che pensare ai seguaci delle altre religioni come a dei potenziali nemici sia ingiusto, ingeneroso, indegno del Vangelo di Ges\u00f9 Cristo. Da quando don Lorenzo Milani ha criminalizzato i cappellani militari e da quando il Concilio ha proclamato belle e buone tutte le religioni, nonch\u00e9 tirato un colpo di spugna sulla minaccia delle eresie, pare che al mondo, per il cattolico, ci siano solo degli amici da abbracciare e dei quali fidarsi incondizionatamente; pare che luterani, maomettani, giudei, siano diventati i pi\u00f9 sinceri collaboratori nella edificazione di un mondo nuovo, fatto di giustizia e di pace; pare che anche solo pensare a una difesa della cristianit\u00e0 sia un tradimento del Vangelo, dato che per difendersi ci vogliono dei nemici, e nemici, dal 1965, non ce ne sono pi\u00f9 in giro: son diventati tutti amici fraterni. Strano, perch\u00e9 Ges\u00f9 aveva detto ai suoi discepoli:\u00a0<em>Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi<\/em>; e aveva anche detto loro:\u00a0<em>Verr\u00e0 il tempo in cui chiunque vi uccide, creder\u00e0 di rendere un servizio a Dio<\/em>.\u00a0<\/p>\n<p>Il problema, oggi, \u00e8 proprio questo: i cattolici si sentono in colpa per i mali che, \u00e8 stato detto loro, la loro religione ha inferto all&#8217;umanit\u00e0; e vogliono far vedere agli &quot;altri&quot;, cio\u00e8 proprio ai nemici della Chiesa &#8211; che un colpo di bacchetta magica ha trasformato, ma solo nella stanza segreta dei loro desideri, in amici sinceri e disinteressati &#8211; che oggi non sono pi\u00f9 cos\u00ec, che sono aperti e dialoganti, pieni di fiducia e buona volont\u00e0. Il signor Bergoglio non ha mai nominato il terrorismo islamico, se non per dire che non esiste, che \u00e8 sbagliato adoperare una simile espressione: e ci\u00f2 anche all&#8217;indomani dello sgozzamento di un prete cattolico, sull&#8217;altare, durane il sacrificio della Messa, da parte di due assassini islamici. S\u00ec, \u00e8 vero che quei signori, ogni volta che trucidano dei cristiani, gridano\u00a0<em>Allah akbar!<\/em>, ma Bergoglio ha detto che il terrorismo islamico non esiste; e Bergoglio \u00e8 un papa buono, \u00e8 il migliore di tutti, il pi\u00f9 francescano, il pi\u00f9 comprensivo, il pi\u00f9 caritatevole, il pi\u00f9 vicino alla gente: e dunque ci saremo sbagliati, forse abbiamo udito male, avr\u00e0 senz&#8217;altro ragione lui. Anzi, per far vedere che non abbiamo alcun pregiudizio verso di loro, che non siamo pi\u00f9 aggressivi, brutti e cattivi come lo erano i nostri nonni, noi adesso, gli islamici, li invitiamo alla santa Messa; qualche prete offre loro persino la santa Comunione. Meraviglioso, no? Guarda fin dove pu\u00f2 arrivare il dialogo inter-religioso&#8230; altro che crociate, guerre, assedi e contrapposizioni! Noi s\u00ec che abbiamo capito tutto, che abbiamo capito come va il mondo; mentre i nostri avi, il padre Marco d&#8217;Aviano, il papa Innocenzo XI, non avevano capito un bel nulla. Memo male che viviamo in tempi cos\u00ec fortunati: i tempi inaugurati dal Concilio Vaticano II.<\/p>\n<p>Certo, la situazione odierna somiglia solo in parte a quella dell&#8217;Europa nel 1683. Prima di tutto, l&#8217;invasione islamica oggi si presenta in forma totalmente diverse: non un grande esercito che marcia, in armi, nel cuore del nostro continente, mettendolo a ferro e fuoco, ma una massa continua di miserabili che arrivano su precarie imbarcazioni, stremati dal caldo, dal freddo, dalla fame e della sete, che chiedono ospitalit\u00e0, chiedono asilo, chiedono protezione: con che cuore li si potrebbe respingere? Con che animo li si potrebbe rimandare indietro? E tuttavia sono invasori, non meno determinati degli ottomani nel 1683: se fossero dei veri profughi, chiederebbero di essere accolti per un tempo determinato e poi farebbero ritorno alle loro case, non appena ci\u00f2 diventi possibile, come hanno sempre fatto i veri profughi di tutto il mondo. Invece costoro vengono per restare; chiamano mogli e parenti; fanno una quantit\u00e0 di figli, e stanno islamizzando l&#8217;Europa con la forza del loro numero. La stanno conquistando senza combattere, semplicemente partorendo. Oltre a questo fatto, che mette gli Europei in una condizione di scacco e di perpetuo ricatto morale, c&#8217;\u00e8 una altro fattore che rende la situazione odierna completamente diversa da quella del 1683: la qualit\u00e0 degli europei. Non siamo pi\u00f9 degni di paragonarci nemmeno al tacco delle scarpe dei nostri avi, dei nostri bisnonni. Abbiamo perso tutte le loro virt\u00f9: l&#8217;onest\u00e0, la coerenza, la tenacia, la laboriosit\u00e0, la fede, lo spirito di sacrificio, l&#8217;amore per la famiglia, il timor di Dio. Siamo diventati una massa di individualisti edonisti, rancorosi e pigri, crudeli e imbelli, dediti a mille vizi, all&#8217;inseguimento di miti fasulli, di fuggevoli miraggi di bene, di miserandi palliativi di ci\u00f2 che rende una vita piena, e degna di essere vissuta: l&#8217;automobile, l&#8217;orologio di marca, la pelliccia, i gioielli, le vacanze di lusso, la villa al mare, in cambio della pulizia interiore, della rettitudine, della probit\u00e0 delle generazioni che ci hanno preceduti, e che hanno fatto grande l&#8217;Europa. Siamo scesi al livello dei nani, delle bestie: metaforicamente parlando, il nostro cibo preferito sono le ghiande, se non addirittura lo sterco. Basta vedere quali sono le cose che ci piacciono, le mode che seguiamo, i film che andiamo a vedere, i programmi televisivi pi\u00f9 seguiti, i dischi pi\u00f9 venduti, i personaggi dello spettacolo pi\u00f9 ammirati, invidiati, seguiti. Insomma, \u00e8 un quadro di totale decadenza e desolazione morale. Non ci siamo arrivati per caso: \u00e8 stata una lunga scala discendente; abbiamo dissipato, nel corso delle ultime generazioni, il ricco patrimonio morale accumulato dai nostri avi.\u00a0<\/p>\n<p>Eppure, nulla vieta che noi si possa uscire dal fango della palude e riconquistare le vette; non \u00e8 un destino scritto nelle stelle che l&#8217;Europa debba spingere l&#8217;odio di se stessa fino al suicidio. Il segreto di padre Marco era molto semplice, il solito, l&#8217;unico per il credente: la fede. Ecco, per esempio, cosa scriveva all&#8217;imperatore, da Buda, il 4 agosto 1686, descrivendogli l&#8217;andamento insoddisfacente delle operazioni d&#8217;assedio della citt\u00e0, ancora tenuta dai turchi (Padre Marco d&#8217;Aviano,\u00a0<em>Corrispondenza epistolare<\/em>, a cura del P. Arturo M. da Carmignano di Brenta, Piovan Editore, Abano Terme, 1987, vol. 2, pp. 303-304):<\/p>\n<p><em>Laus Deo Mariae.<\/em><\/p>\n<p><em>Quanto pi\u00f9 li mezzi humani riescono dificili, tanto maggiormente dobbiamo ricore[re] con confidenza alli divini. (segue la minuziosa descrizione del fallito assalto alla citt\u00e0).<\/em><\/p>\n<p><em>Li nostri peccati sonno la causa che Dio, invece di favorirci, ci castiga. Per\u00f2 \u00e8 vero che &quot;cor contritum et humiliatum Deus non despiciet&quot;. Che per\u00f2 esorto vostra maest\u00e0 cesarea et anco la maest\u00e0 dell&#8217;imperatrice di fare qualche cosa che stimerano pi\u00f9 di gradimento a Maria e san Gabriele arcangelo, quando Iddio per sua misericordia li conceder\u00e0 l&#8217;impresa di Buda.\u00a0 Tanto far\u00f2 fare al serenissimo di Lorena, Baviera, Naiburgo et altri gienerali; dove pure hoggi, doppo la Messa, ho fatto un sermone et ho esortato la giente a far il medesimo, mentre se Diio con qualche modo particulare non ci aiuta, non vi \u00e8 appertura che le cose possino passar bene&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Padre Marco non confidava negli uomini, e meno ancora in se stesso; confidava solo e unicamente in Dio. E la sua fede era cos\u00ec profonda, cos\u00ec intima, che trascinava anche gli altri. Quanti cristiani, oggi, e quanti uomini di Chiesa, farebbero come lui: affidarsi a Dio, alla Madonna, agli Arcangeli, per vedere realizzato ci\u00f2 che, umanamente parlando, appare molto difficile, perfino impossibile? Quanti cattolici, oggi, e quanti membri del clero, credono cos\u00ec,\u00a0<em>veramente<\/em>? Cio\u00e8 credono in Dio e solo in Dio, e non in quel che gli uomini, in quanti uomini, possono fare? Senza pretendere di entrare nel segreto delle anime, davvero qualcuno riesce a immaginarsi i discepoli di Karl Rahner e tutti questi vescovi e preti &quot;di strada&quot;, come da se stessi si vantano d&#8217;essere chiamati, confidare unicamente in Dio e affidarsi con cuore umile e contrito, come sottolinea padre Marco, alla misericordia di Dio? E quanti di noi, di noi cristiani comuni, possiedono quella umilt\u00e0 e quella contrizione: l&#8217;umilt\u00e0 dell&#8217;uomo che sa di essere peccatore e non cerca scuse per attenuare i suoi peccati, e la contrizione di chi vuole tornare nell&#8217;amicizia filiale con Dio, mediante il pentimento e la penitenza?<\/p>\n<p>E adesso, un&#8217;ultima domanda scomoda. Il Concilio ha stabilito che, per rendere le cose pi\u00f9 facili ai fedeli, la santa Messa si pu\u00f2 tenere nelle lingue nazionali, il che ha portato alla scomparsa quasi immediata del latino dalla sacra liturgia. Ma padre Marco, quando recitava la santa Messa sul Kahlenberg, il mattino del&#8217;11 settembre 1683, poche ore prima del cimento decisivo, e aveva davanti a s\u00e9 decine di migliaia di soldati tedeschi, polacchi, francesi, italiani, in che lingua parlava, per farsi capire da tutti? Perch\u00e9 nessun testimone contemporaneo ha mai messo in dubbio che tutti lo capivano; nessuno ha mai parlato di difficolt\u00e0 dovute all&#8217;assenza di un traduttore simultaneo. E allora, in che lingua parlava quell&#8217;umile frate, riuscendo a farsi intendere da sessantamila persone, senza traduttore e senza microfono? Eppure, se ci si pensa un attimo, \u00e8 facile rispondere anche a questa domanda: lui parlava la sola lingua che tutti i cristiani, ma proprio tutti, possono comprendere, a qualunque popolo appartengano: la lingua della fede in Ges\u00f9 Cristo, Figlio di Dio e Dio Egli stesso, Salvatore e Redentore dell&#8217;umanit\u00e0 peccatrice&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sentimento che si prova nel leggere il voluminoso carteggio che ci \u00e8 stato conservato fra il padre Marco d&#8217;Aviano (1631-1699) e i suoi numerosissimi corrispondenti,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[109,133,236,267],"class_list":["post-28839","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-chiesa-cattolica","tag-europa","tag-sacerdozio","tag-virtu-di-fede"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28839","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28839"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28839\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28839"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28839"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28839"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}