{"id":28833,"date":"2019-02-07T08:24:00","date_gmt":"2019-02-07T08:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/07\/si-puo-ancora-parlare-di-dio-dopo-auschwitz\/"},"modified":"2019-02-07T08:24:00","modified_gmt":"2019-02-07T08:24:00","slug":"si-puo-ancora-parlare-di-dio-dopo-auschwitz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/07\/si-puo-ancora-parlare-di-dio-dopo-auschwitz\/","title":{"rendered":"Si pu\u00f2 ancora parlare di Dio, dopo Auschwitz?"},"content":{"rendered":"<p>Dov&#8217;era Dio, ad Auschwitz? Si pu\u00f2 ancora scrivere una poesia o parlare dei fiori, dopo Auschwitz?, chiedeva Theodor W. Adorno; e rispondeva: no, sarebbe una barbarie. E fare filosofia, fare teologia, si pu\u00f2?, chiedeva Hans Jonas. Soffermiamoci su questa seconda domanda; lasciamo stare i fiori e le poesie, e parliamo di ricerca filosofica.<\/p>\n<p>Scriveva Hans Jonas (1903-1993), discepolo di Heidegger, nel suo libro <em>Il concetto di Dio dopo Auschwitz<\/em> (Genova, Il Melangolo, 1997, pp. pp. 20-35):<\/p>\n<p><em>Chi accetta il fallimento nel dominio del sapere filosofico, rinuncia, \u00e8 vero, e a priori, allo scopo di conoscere razionalmente Dio, ma deve comunque riflettere e meditare poich\u00e9 le cose in questione rivendicano pur sempre un senso e un significato. D&#8217;altra parte l&#8217;affermazione che nella teologia filosofica non vi \u00e8 n\u00e9 senso n\u00e9 significato, pu\u00f2 essere facilmente respinta come un sillogismo tautologico del tutto simile a un concetto vizioso. E ci\u00f2 in quanto, avendo definito in anticipo come &quot;senso&quot; unicamente ci\u00f2 che si pu\u00f2 verificare mediante dati sensibili, tale affermazione identifica ci\u00f2 che non ha senso con ci\u00f2 che \u00e8 possibile conoscere. A questo atto di forza per definizione, deve obbedire solo chi l&#8217;ha accettato. Si pu\u00f2 perci\u00f2 lavorare sul concetto di Dio, anche se non vi \u00e8 nessuna prova dell&#8217;esistenza di Dio. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>In questo contesto si impone la domanda: che cosa ha aggiunto Auschwitz a ci\u00f2 che da sempre siamo in grado di sapere sulle proporzioni delle cose spaventose e terribili che gli uomini sono capaci di commettere verso loro simili? A ci\u00f2 che da sempre hanno commesso? E che cosa in particolare, che noi ebrei non abbiamo conosciuto in una storia millenaria di sofferenze e di dolori, patrimonio essenziale della nostra memoria collettiva? (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Questo doloroso inasprimento della domanda di Giobbe &#8212; cui non sfugge il nostri problema &#8212; poteva essere inizialmente chiarito dai profeti biblici &#8212; ricorrendo ancora una volta all&#8217;alleanza: il popolo che l&#8217;aveva stipulata con Dio, era diventato infedele. Ma nei lunghi secoli di fedelt\u00e0 che seguirono, nessuna colpa poteva essere invocata per giustificare il dolore; si ricorse allora all&#8217;idea di testimonianza, categoria sorta originariamente nell&#8217;et\u00e0 dei Maccabei e che i posteri hanno ereditato col concetto di martirio. Secondo questa idea proprio gli innocenti e i giusti sono chiamati a sopportare lo scandalo del male. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Nulla di tutto ci\u00f2 pu\u00f2 essere di una qualche utilit\u00e0 per comprendere l&#8217;evento che ha nome Auschwitz. Non vi \u00e8 pi\u00f9 posto per fedelt\u00e0 o infedelt\u00e0, fede o agnosticismo, colpa e pena, o per termini come testimonianza, prova, e speranza di salvezza e neppure per forza e debolezza, eroismo o vilt\u00e0, resistenza o rassegnazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Di tutto ci\u00f2 non sapeva nulla Auschwitz che divor\u00f2 bambini che non possedevano ancora l&#8217;uso della parola e ai quali questa opportunit\u00e0 non fu neppure concessa. Chi vi mor\u00ec, non fu assassinato per la fede che professava e neppure a causa di essa o di qualche convinzione personale. Coloro che vi morirono, furono innanzitutto privati della loro umanit\u00e0 in uno stato di estrema umiliazione e indigenza; nessun barlume di dignit\u00e0 umana fu lasciato a chi era destinato alla soluzione finale &#8212; nulla di tutto ci\u00f2 era riconoscibile negli scheletrici fantasmi sopravvissuti nei Lager liberati. E tuttavia &#8211; paradosso dei paradossi &#8212; fu proprio l&#8217;antico popolo dell&#8217;alleanza &#8212; alleanza a cui nessuno di quanti presero parte allo sterminio, assassinati e martiri, pi\u00f9 credeva -, fu proprio questo popolo e non un altro ad affrontare il destino dell&#8217;annientamento totale con il falso pretesto della razza il pi\u00f9 mostruoso capovolgimento della elezione in maledizione che rese ridicolo ogni tentativo di attribuirvi un senso. Quindi un qualche nesso sussiste &#8212; del tipo pi\u00f9 perverso &#8212; con coloro che cercarono Dio e coi profeti, i cui discendenti furono tratti dalla dispersione e riuniti nell&#8217;unit\u00e0 di una morte comune. Dio permise che ci\u00f2 accadesse. Ma quale Dio poteva permetterlo? (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Come ho cercato di dimostrare, Auschwitz rappresenta quindi per l&#8217;esperienza ebraica della storia una realt\u00e0 assolutamente nuova e inedita, che non pu\u00f2 essere compresa e pensata cin le categorie teologiche tradizionali. Quindi chi non intende rinunciare sic et simpliciter al concetto di Dio (e il filosofo pu\u00f2 legittimamente rivendicare il diritto a non rinunciarvi), deve pensare questo concetto in modo del tutto nuovo e cercare una nuova risposta all&#8217;antico interrogativo di Giobbe. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Strettamente connessa con i concetti di un Dio sofferente e di un Dio diveniente \u00e8 l&#8217;idea di un Dio CHE SI PRENDE CURA, di un Dio che non \u00e8 lontano e distante e chiuso in se stesso, ma coinvolto in ci\u00f2 di cui si preoccupa. (&#8230;) E con ci\u00f2 chi avviciniamo al punto veramente critico del nostro avventuroso tentativo di proporre una teologia speculativa: questo non \u00e8 un Dio onnipotente? (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Tuttavia questo non pu\u00f2 bastare, poich\u00e9 di fronte alle cose veramente inaudite che, nel creato, alcune creature, fatte a sua somiglianza, hanno fatto ad altre creature innocenti, ci si dovrebbe aspettare che il Dio, somma bont\u00e0, venga meno alla regola che si \u00e8 imposto di trattenere in s\u00e9 la propria potenza e intervenga con un miracolo di salvezza. Ma questo miracolo non c&#8217;\u00e8 stato; durante gli anni in cui si scaten\u00f2 la furia di Auschwitz Dio rest\u00f2 muto<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>Con tutto il dovuto rispetto per la sofferenza di quanti morirono ad Auschwitz, e che qui non \u00e8 in discussione, questa pagina di prosa \u00e8, dal punto di vista speculativo, un esempio di non filosofia. Non c&#8217;\u00e8 nulla, neppure una frase, neppure un rigo, che abbia una qualit\u00e0 filosofica: \u00e8 tutto giocato sul terreno della emotivit\u00e0. E tale terreno, con tutto rispetto per quelli che soffrirono e morirono, non ha niente a che fare con la filosofia, n\u00e9 con la teologia, come qui il Nostro vorrebbe far credere. In fondo, il suo atteggiamento \u00e8 il corrispettivo ebraico dell&#8217;illuminista Voltaire, che <em>nel Candido, o dell&#8217;ottimismo<\/em>, si fa beffe dell&#8217;idea di un Dio che provvede al bene degli esseri umani, perch\u00e9 nel 1755 Lisbona venne rasa al suolo da un terremoto che provoc\u00f2 migliaia di morti. Erano del tutto sbagliate le premesse filosofiche di Voltaire, come abbiamo gi\u00e0 osservato in precedenti lavori, cos\u00ec come sono del tutto sbagliate quelle di Hans Jonas, il quale crede di fare filosofia o teologia, ma fa solamente della retorica, nel senso letterario e tecnico dell&#8217;espressione.<\/p>\n<p>La premessa concettuale \u00e8 un non significato. Egli dice che anche chi accetta &quot;il fallimento&quot;, termine che, in filosofia, non significa proprio nulla, \u00e8 chiamato comunque a riflettere e meditare, il che non \u00e8 fare filosofia, ma chiacchiera da bar; <em>poich\u00e9 le cose in questione rivendicano pur sempre un senso e un significato.<\/em> Ora, fare filosofia non \u00e8 accettare che le cose &quot;rivendichino&quot; un significato, ma individuare il loro significato. Le cose non rivendicano niente di niente; le cose sono solo cose: a dar loro un significato \u00e8 chiamata la filosofia, se lo pu\u00f2, e non viceversa, a vedersi imporre da esse la ricerca del significato. Se non lo pu\u00f2, allora la filosofia si arrende, rinuncia a se stessa. Ma se \u00e8 questo il concetto di &quot;fallimento&quot;, allora cade anche la necessit\u00e0 di trovare un significato: \u00e8 pi\u00f9 coerente e pi\u00f9 onesto dire che un significato non c&#8217;\u00e8, o che non \u00e8 alla portata delle possibilit\u00e0 umane. D&#8217;altra parte, Jonas concede che il &quot;senso&quot; delle cose non pu\u00f2 essere circoscritto all&#8217;osservazione dei dati sensibili. Questo dovrebbe far cadere tutto il suo successivo argomentare: che senso ha avuto Auschwitz, visto che Dio lo ha permesso? Perch\u00e9 i disegni di Dio, e quello che ha un senso dalla prospettiva di Dio, non \u00e8, per definizione, osservabile o misurabile da parte dell&#8217;uomo. Ma il punto debole di tutta la sua impostazione sta proprio qui: in quanto egli rivendica che, all&#8217;interno della tradizione teologica giudaica (e questo, di nuovo, non \u00e8 fare filosofia: perch\u00e9 fare filosofia \u00e8 ragionare in universale, non in questo o quel contesto culturale e in questa o quella tradizione teologica) l&#8217;uomo pu\u00f2 conoscer qualcosa di Dio, sia pur limitatamente e imperfettamente. Si faccia attenzione a questo concetto: esso equivale a porre la questione della conoscenza del divino in una dimensione quantitativa. Infatti, solo per questa via Jonas pu\u00f2 porre la domanda: <em>dov&#8217;era Dio all&#8217;epoca di Auschwitz?<\/em>, perch\u00e9 Auschwitz, come lui intende questo concetto, \u00e8 un fatto storico pi\u00f9 grave di altri fatti storici, ma solo sul piano quantitativo, in quanto l&#8217;atrocit\u00e0 dell&#8217;uomo contro l&#8217;uomo, l&#8217;ingiustizia della persecuzione degli innocenti, non sono per niente fatti nuovi o particolarmente insoliti nella storia. Va da s\u00e9 che, una volta portata la riflessione filosofica su questo piano, la filosofia prende congedo: non ha pi\u00f9 nulla da fare. Subentra la storiografia. E se la storiografia, poniamo, dimostrasse, un domani, che non furono sei milioni gli ebrei che perirono ad Auschwitz e negli altri lager, tutta l&#8217;impostazione di Jonas verrebbe meno. Tuttavia, noi non vogliamo portarci su questo terreno; vogliano restare, al contrario, per quanto possibile, sul terreno filosofico, che \u00e8 quello in cui si pensano gli universali e non i particolari. La domanda, quindi, \u00e8 come mai Dio abbia potuto permettere una cosa come Auschwitz; e, visto che l&#8217;ha permessa, se per caso ci\u00f2 non sia la prova che Dio non esiste; oppure, in subordine, che Dio non possa pi\u00f9 esser pensato come veniva pensati prima, cio\u00e8 come misericordioso e al tempo stesso come onnipotente. Se \u00e8 misericordioso, infatti, perch\u00e9 ha permesso Auschwitz? Forse perch\u00e9 non \u00e8 onnipotente? Altrimenti, resta solo l&#8217;ipotesi che non sia compassionevole.<\/p>\n<p>Jonas pone cos\u00ec la questione: <em>che cosa ha aggiunto Auschwitz a ci\u00f2 che da sempre siamo in grado di sapere sulle proporzioni delle cose spaventose e terribili che gli uomini sono capaci di commettere verso loro simili?<\/em> In verit\u00e0, la risposta \u00e8 di per s\u00e9 evidente: nulla. Ci sono gi\u00e0 state atrocit\u00e0 e massacri; ci sono gi\u00e0 stati anche genocidi. \u00c8 evidente, perci\u00f2, che si vuol far passare per unico il genocidio subito dagli ebrei; inoltre, lo si vuol presentare come il misfatto pi\u00f9 atroce mai avvenuto nella storia dell&#8217;umanit\u00e0, quello per il quale non disponiamo neppure di categorie morali, per non dire intellettuali, per descriverlo. Ma perch\u00e9? Evidentemente, per un fatto quantitativo. Se si obiettasse che i rom, fatte le proporzioni, hanno subito, contestualmente agli ebrei, un trattamento ancor pi\u00f9 duro; o che lo avevano gi\u00e0 subito, prima di loro, gli armeni da parte dei turchi, il discorso cadrebbe. Tuttavia abbiamo deciso di non porci sul piano storiografico; lasciamo che altri facciano la tragica contabilit\u00e0 dei massacri e dei genocidi; ci limitiamo a osservare che la quantit\u00e0 non \u00e8 <em>mai<\/em> una categoria filosofica, n\u00e9 d\u00e0 origine, di per s\u00e9, a una riflessione che sia filosoficamente nuova e diversa rispetto a ci\u00f2 che gi\u00e0 si conosce. A questo punto Jonas interroga le categorie della teologia rabbinica e osserva che la questione era gi\u00e0 stata posta nel <em>Libro di Giobbe<\/em> e aveva gi\u00e0 trovato risposta nella imperscrutabilit\u00e0, ma anche nella misericordia e provvidenzialit\u00e0 di Dio, e prima ancora nella infedelt\u00e0 degli uomini all&#8217;Alleanza con Lui. Che cosa c&#8217;\u00e8, dunque, ad Auschwitz, che rende insufficiente questa risposta? E che cosa rende inadeguata, secondo Jonas, anche la risposta dei <em>Libri dei Maccabei<\/em>, ossia il valore di testimonianza che la sofferenza dei giusti e degli innocenti rende a Dio, riscattando il mistero e lo scandalo del male? Senza addentrarci troppo sia nel discorso su Giobbe sia in quello sui Maccabei &#8212; ripetiamo che la filosofia \u00e8 pensare in universale, non pensare secondo le categorie di un certo popolo o di una certa tradizione religiosa &#8212; ci par di capire che la differenza, per Jonas, sia sempre di tipo quantitativo: <em>Auschwitz&#8230; divor\u00f2 bambini che non possedevano ancora l&#8217;uso della parola<\/em> (dove Auschwitz, si noti, diventa un Moloch, una divinit\u00e0 assetata di sangue). Inoltre, egli afferma che i morti innocenti di Auschwitz non possono essere incolpati d&#8217;infedelt\u00e0 all&#8217;Alleanza, n\u00e9 si pu\u00f2 pretendere da loro che si siano offerti come martiri, cio\u00e8 come <em>testimoni<\/em>, perch\u00e9, sono parole sue, <em>nessuno di quanti presero parte allo sterminio, assassinati e martiri, pi\u00f9 credeva all&#8217;Alleanza.<\/em> Ma se non ci credevano, perch\u00e9 li chiama <em>martiri<\/em>? Martire \u00e8 colui che rende testimonianza. Perch\u00e9 dunque egli fa, delle vittime di Auschwitz, dei martiri? \u00c8 incoerente: chiede conto a Dio perch\u00e9 abbia permesso che ci\u00f2 accadesse, per\u00f2 chiama quei morti col nome di martiri. Se non credevano all&#8217;Alleanza, non erano martiri: erano solo vittime. Come ce ne sono state altre, e ce ne sono tuttora, nella storia umana. Infine se la prende con Dio perch\u00e9 non ha fatto il &quot;miracolo&quot; d&#8217;intervenire a salvare quei martiri Da quel mancato miracolo, Dio, ai suoi occhi, \u00e8 rimasto azzoppato: non \u00e8 pi\u00f9 onnipotente, posto che sia, almeno, compassionevole. Il fatto \u00e8 che questo giudizio \u00e8 &quot;passato&quot; nella cultura contemporanea. Jonas, che ragiona secondo categorie ebraiche, trova scandaloso che Dio non sia intervenuto per salvare il <em>suo<\/em> popolo; ma ora tutti gli uomini, cio\u00e8 anche i non-ebrei, schiacciati dal senso di colpa per Auschwitz, hanno fatto proprio il giudizio di Jonas. I non ebrei, per\u00f2, non si rendono conto che lo scandalo, per Jonas, \u00e8 che Dio non abbia salvato <em>i suoi<\/em>, non che non abbia salvato genericamente degli innocenti e dei bambini. Questo \u00e8 il lato inconfessabile, ma evidente, per chi lo vuol vedere, della prospettiva ebraica. Siccome gli ebrei sono il popolo eletto, Dio doveva salvarli. Ma se fossero stati non ebrei, era diverso: si legga il <em>Libro di Ester<\/em> e ci\u00f2 apparir\u00e0 chiaro. Perci\u00f2 non \u00e8 &quot;Dio&quot; a essere accusato, ma il <em>loro<\/em> Dio: Yahweh&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dov&#8217;era Dio, ad Auschwitz? Si pu\u00f2 ancora scrivere una poesia o parlare dei fiori, dopo Auschwitz?, chiedeva Theodor W. Adorno; e rispondeva: no, sarebbe una barbarie.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[117,224],"class_list":["post-28833","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-dio","tag-poesia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28833","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28833"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28833\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28833"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28833"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28833"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}