{"id":28830,"date":"2021-02-25T02:02:00","date_gmt":"2021-02-25T02:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/02\/25\/si-perde-il-passato-quando-si-perde-la-realta-oggettiva\/"},"modified":"2021-02-25T02:02:00","modified_gmt":"2021-02-25T02:02:00","slug":"si-perde-il-passato-quando-si-perde-la-realta-oggettiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/02\/25\/si-perde-il-passato-quando-si-perde-la-realta-oggettiva\/","title":{"rendered":"Si perde il passato quando si perde la realt\u00e0 oggettiva"},"content":{"rendered":"<p>La memoria del passato, specie di quello a noi pi\u00f9 contiguo, quello che ci ha immediatamente preceduti e ha preparato le condizioni perch\u00e9 noi fossimo accolti nel mondo, \u00e8 la sciagura suprema che conduce diritto alla barbarie. Diventa un barbaro chi non coltiva tale memoria, chi disprezza e ignora le cose della generazione precedente, per non dire di quelle pi\u00f9 antiche. \u00c8 un barbaro, per esempio, il ragazzo che entra in chiesa e non si leva il cappello, perch\u00e9 non sa che cos\u00ec si deve fare, non l&#8217;ha mai visto e nessuno glielo ha insegnato. Ed \u00e8 un barbaro l&#8217;inquilino della porta accanto che non sa neppure che mestiere facevano i suoi nonni, non sa chi era il parroco della sua parrocchia, al tempo in cui \u00e8 nato, non sa quali film guardavano al cinema i suoi genitori, quali libri leggevano, di quali personaggi dei fumetti erano innamorati, e quali canzoni ascoltavano, e con quali balocchi giocavano da piccoli; n\u00e9 com&#8217;era la via in cui abita e come si presentava la citt\u00e0 ove ora risiede, qualche anno appena prima che lui nascesse, e che formava il mondo degli adulti quando lui era appena nato. Ed \u00e8 un barbaro chi non si domanda come vestivano, cosa mangiavano, come studiavano, come santificavano le feste, i loro genitori e i loro nonni; chi non li ha mai interrogati per sapere come se la passavano in tempo di guerra e che vita avevano fatto da emigranti, poveri ma dignitosi, ammazzandosi di lavoro per tornare al paese e metter su casa. Perch\u00e9 la barbarie \u00e8 l&#8217;ignoranza e la trascuratezza nei confronti del passato, delle radici dalle quali la nostra vita ha tratto la linfa per crescere e svilupparsi.<\/p>\n<p>Teodorico, il re dei goti, lo sapeva, e promulg\u00f2 delle leggi per il restauro e la tutela di quelli che oggi si chiamerebbero beni archeologici: lui, re di un popolo barbaro e invasore, insediatosi nella pi\u00f9 civile provincia dell&#8217;ex Impero romano, considerava un&#8217;intollerabile barbarie l&#8217;incuria verso i monumenti del passato (romano). E soleva affermare che un germano non poteva che desiderare di assomigliare ad un romano, mentre solo un romano di scarso valore avrebbe desiderato somigliare a un germano. Un altro tedesco, molto secoli, dopo, Friedrich Nietzsche (si noti la costanza con cui ritorna il tema della storia e del passato nella cultura tedesca: \u00e8 in Germania che nasce il romanticismo e, con esso, il moderno storicismo) avrebbe messo in guardia contro l&#8217;idolatria della storia e anche contro un interesse troppo concentrato su di essa, in una delle pi\u00f9 celebri <em>Considerazioni inattuali<\/em>, intitolata <em>Sull&#8217;utilit\u00e0 e il danno della storia per la<\/em> vita; sosteneva, non senza validi argomenti, che quando ci si concentra troppo sul passato si finisce per trascurare il presente e quindi per viverlo male. Chi dunque aveva ragione dei due: il re goto Teodorico o il filosofo venuto in Italia dalla natia Sassonia? Oppure avevano ragione entrambi, e in tal caso la domanda che si pone \u00e8 la seguente: come trovare il giusto equilibrio, sia nella vita del singolo che in quella della societ\u00e0, fra la memoria del passato e la capacit\u00e0 di guardare avanti, per affrontare le sfide del tempo presente? Perch\u00e9 vivere solo di ricordi rende passivi e indifesi rispetto al presente, ma anche vivere di solo presente rende sradicati e quindi meno solidi e meno capaci di sostenere le prove della realt\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p>Non abbiamo dubbi sul fatto che questa \u00e8 la posizione giusta da tenere: un saggio equilibrio fra amore e conoscenza del passato da un lato, e dall&#8217;altro disponibilit\u00e0 a vivere il presente, certo non mettendosi al seguito delle ideologie progressiste, per le quali il moderno \u00e8 un bene in se stesso, ma, al contrario, cercando di attualizzare i valori sani del passato per rendere pi\u00f9 sano e pi\u00f9 umano il presente. A questo punto, per\u00f2, vedendo come ormai la quasi totalit\u00e0 della popolazione segua una strada diametralmente opposta, che \u00e8 quella del fastidio e della ribellione contro il passato, o, nel migliore dei casi, l&#8217;indifferenza verso di esso e l&#8217;attitudine a scordarlo completamente, sorge inevitabile un&#8217;altra domanda: come \u00e8 stato possibile che la societ\u00e0 si distaccasse con tanta facilit\u00e0 dal modello costituito dai padri e riponesse in cantina tutte le cose buone e belle che essi hanno realizzato, e i valori che li avevano ispirati e che con tanto amore avevano custodito e tramandato, avendoli a loro volta ricevuti dalle generazioni precedenti? Non basta dire che c&#8217;\u00e8 una strategia globale mirante a ci\u00f2, che si serve dell&#8217;opera capillare dei mass-media e che riceve l&#8217;avallo poderoso e incessante della cultura dominante, scuola e universit\u00e0 <em>in primis<\/em>. Non basta, perch\u00e9 sorge immediata un&#8217;ulteriore domanda: come \u00e8 stato possibile che la cultura, nel suo insieme, adottasse una simile linea di tendenza, e che il pensiero, vero motore della storia, si allineasse sulle stesse identiche posizioni dei mass-media? Come \u00e8 stato possibile che chi ha quale ragione di esistere l&#8217;esercizio del pensiero libero, cio\u00e8 l&#8217;intellettuale, o, come noi preferiamo chiamarlo, l&#8217;uomo di cultura, arrivasse a dire e insegnare le stesse cose che dice e ripetono la stampa, la televisione e il cinema? Stampa, televisione e cinema sono chiaramente al servizio del grande potere finanziario, che li utilizza come altoparlanti dei suoi interessi: li ha semplicemente acquistati, ed essi obbediscono diligentemente. Ma gli uomini di pensiero, gli uomini di studio? Tutti comprati anch&#8217;essi, tutti venduti al potere finanziario? In parte s\u00ec, presi individualmente; ma il punto \u00e8 un altro. La cultura di una societ\u00e0 non \u00e8 data solamente dalla somma aritmetica dei suoi maggiori esponenti; c&#8217;\u00e8 qualcos&#8217;altro, un pensiero diffuso, che affonda le sue radici al di l\u00e0 del presente e che protende i suoi rami verso il futuro. Qualcosa che forma una sorta di substrato mentale, di tacita premessa, e che \u00e8 dato da tutto l&#8217;insieme dei pensieri e dei sentimenti della societ\u00e0 stessa, e non solo delle persone colte e intelligenti, ma di tutti, dal primo al&#8217;ultimo, compresi i vecchi che hanno frequentato le scuole solo fino alla quinta elementare, o al massimo alla terza media, per\u00f2 possiedono tanto buon senso, una sana percezione della realt\u00e0 e dei valori capaci di sostenerli in tutte le circostanze della vita, specialmente quelle difficili, come \u00e8 accaduto nel caso delle due guerre mondiali. Ebbene: come mai tutto l&#8217;insieme della societ\u00e0 ha imboccato la direzione attuale, che \u00e8 la negazione del sano buon senso e del principio di realt\u00e0, e che i si lascia abbindolare dalla narrazione fasulla dei mass-media, i quali fanno vede quel che non c&#8217;\u00e8 e nascondono del tutto quello che c&#8217;\u00e8, manipolando i pensieri di milioni e milioni di persone? Che i mass-media siano capaci di fare una cosa del gene, non vi \u00e8 dubbio; ma lo sanno fare solo a condizione di operare in un vuoto, in un deserto. Un deserto di valori, di esperienza, d&#8217;intelligenza e di soprattutto di sano buon senso. Come \u00e8 possibile dunque che queste cose siano sparite, si siano dissolte come nebbia al sole? Come \u00e8 accaduto che valori, esperienza, intelligenza e buon senso svanissero sotto i nostri occhi, e che noi non ce ne fossimo accorti per tempo? E che non se ne fossero accorti i sedicenti uomini colti, i cosiddetti intellettuali, la cui ragion d&#8217;essere dovrebbe essere proprio quella di vegliare e vigilare, segnalando le deviazioni del senso comune e le disfatte dell&#8217;intelligenza, insomma mettendo in allarme la societ\u00e0 davanti al pericolo di trasformarsi in una massa di utili idioti, in un gregge di animali da pascolo (e da macello)?<\/p>\n<p>Arrivati a questo punto, crediamo che per rispondere alla nostra ultima domanda sia necessario inserirla in un contesto cultuale e intellettuale pi\u00f9 ampio. Ci\u00f2 che caratterizza la filosofia moderna \u00e8 l&#8217;abolizione dell&#8217;oggetto, ossia di una realt\u00e0 oggettiva, indipendente dal soggetto che la percepisce e che riflette su di essa. Tale svolta decisa \u00e8 stata operata da Kant, colui che ha dichiarato inutile la metafisica e inconoscibile la cosa in s\u00e9, indicando quale ambito appropriato e ragionevole del pensiero filosofico solamente la cosa come appare al soggetto, il fenomeno. Ne abbiamo gi\u00e0 parlato a suo tempo in diverse occasioni (cfr. spec. <em>L&#8217;&quot;io penso&quot; kantiano e l&#8217;autocastrazione del pensiero moderno<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 15\/05\/07; <em>Tutto \u00e8 iniziato con la separazione tra fenomeno e noumeno<\/em>, sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 24\/10\/18; <em>Kant, maestro d&#8217;incredulit\u00e0 e irreligione<\/em>, il 17\/02\/20), evidenziando quanto sia stata decisiva l&#8217;opera del filosofo di K\u00f6nigsberg per la deriva relativista e soggettivista del pensiero contemporaneo. Tuttavia l&#8217;aver visto il nesso fra Kant, la scomparsa dell&#8217;oggetto e i contraccolpi che ci\u00f2 ha avuto, attraverso Hegel ed Heidegger, fino ai nostri giorni, anche nell&#8217;ambito della teologia e particolarmente della &quot;svolta antropologica&quot; di Karl Rahner, \u00e8 merito di monsignor Richard Williamson, una grande mente oltre che una grande figura di autentico vescovo, il quale ne ha parlato nel corso di una recentissima intervista fattagli da Marco Cosmo (vedi <a href=\"https:\/\/youtu.be\/t_QObjK5ra0\">https:\/\/youtu.be\/t_QObjK5ra0<\/a>). Grazie a Kant, o piuttosto per colpa di Kant, il pensiero filosofico ha deciso che si poteva fare a meno dell&#8217;oggetto: se l&#8217;oggetto piace al soggetto, allora ci pu\u00f2 ancora essere uno spazio per esso; ma se non piace, in tal caso lo si pu\u00f2 gettare nella discarica dei rifiuti, e procedere tranquillamente senza di lui. Inutile dire che ci\u00f2 configura una disfatta del pensiero in quanto tale e un trionfo del sentimentalismo: non \u00e8 pi\u00f9 vero quello che \u00e8 oggettivamente vero, ma \u00e8 vero quello che soggettivamente piace. Williamson se n&#8217;\u00e8 reso conto considerando gli effetti deleteri della &quot;svolta&quot; inaugurata nella Chiesa cattolica dal Concilio Vaticano II, che, appunto, ha preteso di mettere al centro della fede non Dio, che in ultima analisi non si conosce, ma l&#8217;uomo, che afferma di conoscere Dio, o quanto meno di sentirlo. Questa infatti \u00e8 la caratteristica fondamentale del modernismo: Dio esiste perch\u00e9 il soggetto lo sente; ma se domani non lo sentisse pi\u00f9, allora Dio cesserebbe di esistere. Dio non \u00e8 un Dio al di sopra di me e distinto da me, \u00e8 una percezione o un sentimento della mia soggettivit\u00e0. E questa analisi impietosa, ma lucidissima, si trova gi\u00e0 perfettamente esposta nella grande enciclica <em>Pascendi<\/em>, ovviamente la pi\u00f9 criticata fra tutti i documenti del pontificato di san Pio X (dai cattolici cosiddetti progressisti), appunto perch\u00e9 essa ha avuto il grande merito di indicare chiaramente la radice del pericolo rappresentato dall&#8217;approccio modernista alla fede: l&#8217;estremo soggettivismo, frutto del sentimentalismo e negatore dell&#8217;oggettivit\u00e0 dei contenuti della fede. Per un vero cattolico, Dio esiste comunque, che io lo senta o non lo senta; e la ragione pu\u00f2 indicare la strada attraverso la quale arrivare a riconoscerne l&#8217;esistenza, la natura, la volont\u00e0. Contrariamente alla leggenda creata dalla cultura moderna per ragioni auto-celebrative, la verit\u00e0 \u00e8 che il pensiero cristiano, e in genere la filosofia medievale, sono profondamente oggettivi, razionali, dimostrabili; mentre il cosiddetto pensiero moderno e la cosiddetta teologia moderna sguazzano nella palude scivolosa del soggettivismo, del sentimentalismo e del fideismo (il peggiore di tutti i fideismo, quello verso la ragione scientifica: lo ha detto Galli, dunque \u00e8 vero). E ci\u00f2 con buona pace di quei filosofi moderni, come Massimo Cacciari, che seguitano imperterriti a dirci che la via per uscire dalla crisi nella quale il pensiero moderno si dibatte \u00e8 un ritorno a Kant, all&#8217;idea kantiana di libert\u00e0, di ragione e di speranza: proprio a quel Kant che \u00e8, al contrario, all&#8217;origine della deviazione e del tracollo (cfr. il dibattito fra Cacciari e il cardinale Angelo Scola sul tema Le ragioni della fede del febbraio 20013: <a href=\"https:\/\/youtu.be\/AOYsD6HDd70\">https:\/\/youtu.be\/AOYsD6HDd70<\/a>). Tipico esempio di un pensiero &quot;moderno&quot; che in realt\u00e0 di moderno non ha nulla, se per moderno s&#8217;intende progressivo, ma sa solo rimestare fra cose vecchie e decrepite, fra ceneri spente e fredde, imbellettandole e rabberciandole in maniera tale da conferire loro, all&#8217;occhio poco esperto, e soprattutto distratto e frettoloso, degli uomini d&#8217;oggi, una certa quale apparenza di vitalit\u00e0 e attualit\u00e0.<\/p>\n<p>Se tutto questo \u00e8 vero, allora abbiamo trovato il punto a partire dal quale hanno avuto inizio la noncuranza e il disprezzo nei confronti del passato, i quali si sposano perfettamente con la strategia della grande finanza che, padrona dei mass-media, \u00e8 del pari interessata a rimuoverlo e cancellarlo. Il Nuovo Ordine Mondiale e il Great Reset si basano su questo presupposto, che \u00e8 anche l&#8217;obiettivo finale: l&#8217;azzeramento di ogni tradizione, di ogni certezza, di ogni verit\u00e0 oggettiva, per sostituirli con un universo &quot;liquido&quot;, dove tutto pu\u00f2 divenire uguale a tutto, dove le singole cose non sono ci\u00f2 che sono per il fatto di essere quelle e proprio quelle, ma per l&#8217;assenso, sentimentale piuttosto che razionale, che il soggetto d\u00e0 loro, oppure che nega loro, in base al suo estro e al suo sentirsi in un certo modo piuttosto che in un altro. Nel caso della teologia, questa deriva sentimentale emerge chiaramente a partire da Renan, il cattivo maestro che \u00e8 alle origini di tutta la tendenza modernista. Nel caso della filosofia, il punto di piena visibilit\u00e0 \u00e8 dato dal criticismo kantiano, anche se le sue premesse, logiche e metodologiche, sono nel (pseudo) razionalismo cartesiano, che, operando la spaccatura irreversibile fra <em>res extensa<\/em> e <em>res cogitans<\/em>, introduce la pazzia nel mondo, pazzia dalla quale non siamo ancora usciti, e dalla quale \u00e8 improbabile che usciremo senza aver prima modificato completamente il nostro atteggiamento intellettuale e spirituale. La crisi della modernit\u00e0, infatti, \u00e8 senza dubbio una crisi dello spirito, riassumibile nella formula della rivolta contro Dio: tutta la civilt\u00e0 moderna \u00e8 una guerra contro Dio. E lo vediamo ogni giorno, ogni momento, in tutto quel che la societ\u00e0 moderna fa, in tutto quello che legiferano i parlamenti e stabiliscono i giudici per legge. Ma la crisi spirituale \u00e8 anche una crisi intellettuale: quando la volont\u00e0 entra in guerra contro Dio, allora la ragione naturale non va pi\u00f9 bene: bisogna forgiare uno strumento nuovo: la (pseudo) ragione illuminista. La quale nega la realt\u00e0 per affermare se stessa. Ed \u00e8 da qui che si deve ripartire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La memoria del passato, specie di quello a noi pi\u00f9 contiguo, quello che ci ha immediatamente preceduti e ha preparato le condizioni perch\u00e9 noi fossimo accolti<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30156,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[45],"tags":[148,174],"class_list":["post-28830","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia-della-storia","tag-friedrich-nietzsche","tag-impero-romano"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofia-della-storia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28830","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28830"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28830\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30156"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28830"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28830"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28830"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}