{"id":28819,"date":"2015-11-19T12:01:00","date_gmt":"2015-11-19T12:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/19\/shivapuri-baba-una-vita-eccezionale\/"},"modified":"2015-11-19T12:01:00","modified_gmt":"2015-11-19T12:01:00","slug":"shivapuri-baba-una-vita-eccezionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/19\/shivapuri-baba-una-vita-eccezionale\/","title":{"rendered":"Shivapuri Baba: una vita eccezionale"},"content":{"rendered":"<p>Votarsi a Dio a cinque anni; imparare le Sacre Scritture a dodici; andare in eremitaggio a venticinque, nel folto di una foresta, e non uscirne pi\u00f9 fino a quarantatre anni, restando per un quarto di secolo in compagnia delle piante e degli animali, ma senza pi\u00f9 vedere un solo essere umano. E poi imbarcarsi, partire, viaggiare da un paese all&#8217;altro, da un continente all&#8217;altro, sempre in cerca della Verit\u00e0, sempre in cerca di Dio, attraverso tutte le fedi e tutte le civilt\u00e0, percorrendo migliaia di chilometri a piedi, vistando tutti i principali luoghi santi della Terra; sostando ora di pi\u00f9, ora di meno, frequentando le persone di ogni classe e di ogni razza, i pi\u00f9 piccoli e pi\u00f9 grandi: e questo per altri 40 anni. Infine ritornare alla propria terra d&#8217;origine, e sempre a piedi, dopo aver percorso mezza Asia senza altro aiuto che le proprie gambe, valicando catene di montagne, attraversando fiumi; e poi subito rimettersi in cammino, questa volta per visitare i luoghi santi del proprio Paese, come ogni buon fedele della propria religione, alla bella et\u00e0 di ottant&#8217;anni suonati, con vigore giovanile, senza mostrare apparenti segni di stanchezza. E cos\u00ec, alla fine, chiudere il cerchio, ritornare a casa e predisporsi all&#8217;ultimo viaggio: quello che richiede di abbandonare il corpo e di proseguire senza di esso, perch\u00e9 l\u00e0 dove si \u00e8 diretti, non ci si pu\u00f2 caricare del peso della materia, della carne, con le sue debolezze e imperfezioni: l&#8217;ultimo grande viaggio verso il paese dell&#8217;eternit\u00e0, per vedere faccia a faccia quel Dio che si \u00e8 cercato e servito per tutta la vita, e trovare in Lui il senso di ogni cosa, del proprio peregrinare, del proprio esistere.<\/p>\n<p>Questa, in sintesi, \u00e8 stata la vita di un uomo eccezionale, di un santo, di un illuminato dalla ferrea volont\u00e0: cos\u00ec energico che non si spaventava di nulla; cos\u00ec affabile che poteva incantare i sovrani pi\u00f9 potenti con il fascino che emanava dalla sua persona; cos\u00ec tenace che non temeva lo scorrere degli anni, quando si era prefisso un obiettivo; cos\u00ec forte ed equilibrato da non curarsi della solitudine assoluta, che avrebbe spaventato praticamene chiunque avesse dovuto affrontarla non per ben venticinque anni, come lui, ma anche solo per qualche settimana; cos\u00ec puro da attirare a s\u00e9 perfino le bestie feroci, mansuete come agnelli, le quali si presentavano davanti alla sua capanna; e cos\u00ec colto da poter insegnare le cose pi\u00f9 profonde, le nozioni pi\u00f9 difficili, le conoscenze pi\u00f9 avanzate e pi\u00f9 segrete, come se fossero state cose relativamente semplici: e sempre con modestia assoluta, senza mai farsene un vanto, sena mai considerare tutto ci\u00f2 come un merito proprio, anzi, donandolo spontaneamente e generosamente, come un tesoro che si \u00e8 ricevuto in custodia, ma che non si ha il diritto di considerare come una cosa propria, ma che, al contrario, si pu\u00f2 e si deve condividere con gli altri, con coloro che se ne mostrano degni, perch\u00e9 sono animati da un simile spirito di verit\u00e0, di abnegazione, e da un&#8217;analoga sete di assoluto e di eterno.<\/p>\n<p>Il nome di questo grandissimo uomo, che seppe farsi piccolo come un perfetto sconosciuto, e che ancora oggi \u00e8 noto quasi solo nel suo Paese, mentre il resto del mondo, che pure dovrebbe onorarlo come una delle maggiori personalit\u00e0 mai vissute, praticamente lo ignora, \u00e8 Govindananda Bharati, meglio conosciuto come Shivapuri Baba, e su di lui circolano voci e leggende d&#8217;ogni tipo. I suoi dati biografici son tali da lasciare perplessi e sconcertati: pare che la sua via terrena sia durata ben centotrentasette anni: \u00e8 certo, ad ogni modo, che egli rimase sempre lucido, estremamente vigoroso, intelligentissimo eppure distaccato, curioso di tutto, eppure sommamente spirituale, raccolto, modesto, benevolo. Era ancora nel pieno delle sue energie e godeva di una salute straordinaria ad una et\u00e0 in cui la maggior parte degli esseri umani danno segni di stanchezza e di decadenza, perdono la lucidit\u00e0 e la memoria, si rattrappiscono fisicamente, subiscono una quantit\u00e0 di piccoli e grandi problemi di salute. Il suo giro del mondo a piedi, fatto all&#8217;epoca in cui Verne scriveva il suo \u00abGiro del mondo in 80 giorni\u00bb (ma immaginando che i suoi eroi si servissero di mezzi quali il treno e la slitta, oltre alle navi a vapore), gli valse il nome di &quot;Magellano dell&#8217;India&quot;.<\/p>\n<p>Era nato nell&#8217;India sud-occidentale, a Jayanthan Nambudiripad, situato nello Stato del Kerala, nel 1826: e all&#8217;et\u00e0 di soli nove anni era gi\u00e0 rimasto orfano di entrambi i genitori. Il nonno, che avrebbe esercitato una influenza decisiva su di lui, si prese cura del nipote e della sorellina nata insieme a lui da un parto gemellare, e decise di accompagnare entrambi sul cammino della realizzazione spirituale e della rinuncia al mondo, cammino che era gi\u00e0 stato deciso per essi fin dall&#8217;inizio. Shivapuri Baba mor\u00ec nel 1963, dopo aver fatto in tempo ad approvare la sua biografia scritta da un inglese, J. G. Bennet, intitolata \u00abIl lungo pellegrinaggio\u00bb.<\/p>\n<p>Un archeologo e saggista statunitense, William Sullivan, ha cos\u00ec delineato la sua figura nel contesto di una monografia dedicata alla fine della civilt\u00e0 incaica (da: W. Sullivan, \u00abIl mistero degli Incas\u00bb; titolo originale: \u00abThe Secret of the Incas\u00bb, 1996; traduzione dall&#8217;americano di Daniele Ballarini, Casale Monferrato, Alessandria, 1996, pp. 414-416):<\/p>\n<p><em>\u00abNoi viviamo in un&#8217;epoca in cui la pi\u00f9 grande forma di coraggio consiste nell&#8217;agire come se la nostra vita fosse importante. Il mito ci vuol dire proprio questo, e che l&#8217;uomo possiede poteri meravigliosi capaci di svelare la saggezza del cosmo: se bussiamo, ci sar\u00e0 aperto. Alla fin fine ci\u00f2 che resta \u00e8 il mito universale degli antichi dagli anziani di una volta, versati nella preziosa sapienza arcaica. Indipendentemente dal sapere antico, ora perduto e ora ritrovato nelle \u00e8re in successione dell&#8217;ascesa umana verso la luce, pu\u00f2 anche darsi che la natura della conoscenza sia meno importante dell&#8217;esistenza del mito stesso. Il mito testimonia di un archetipo che \u00e8 sepolto in noi, di una catena di trasmissione ininterrotta energizzata dall&#8217;amore per la specie. Esso ci spinge a non venir meno al presente, ci fa cenno di tornare in noi, di ritornare al momento attuale, alla realizzazione che il mito \u00e8 adesso.<\/em><\/p>\n<p><em>Noi siamo una razza antica. Nonostante i lati oscuri della nostra natura, siamo riuscirti non solo a sopravvivere ma a sfidare il tempo conservando parte delle strie epiche. Non \u00e8 sempre facile ricordare questi racconti, e spesso \u00e8 anche arduo credervi. Tuttavia, essi sono stati tramandati e perpetuati, forse perch\u00e9 non sappiamo vivere senza le nostre storie. Per cui mi sembra opportuno chiudere con un&#8217;altra storia, quella di un libro e di un santo, e che parla degli antichi ancora oggi, trasmettendo idee risalenti forse all&#8217;ultima \u00c8ra Glaciale.<\/em><\/p>\n<p><em>Il libro a cui faccio riferimento \u00e8 &quot;The Arctic Home in the Vedas&quot; (1903) che G. B. Tilak scrisse quando era rinchiuso in una cella delle prigioni del Governatore inglese dell&#8217;India. Tilak, un insigne studioso di sanscrito, che inseguito divenne amico e collaboratore di Gandhi, analizz\u00f2 in questo libro i movimenti della volta celeste come venivano presentati dagli antichi testi vedici, traendo la conclusione che tali osservazioni potevano essere state eseguite solo dal Circolo Polare Artico. Sebbene chiunque dia una scorsa a questo raro testo lo trovi notevole e nonostante che le scopette geofisiche e archeologiche successive non possano escludere l&#8217;ipotesi dell&#8217;autore, il libro resta virtualmente ignoto, un&#8217;altra &quot;curiosit\u00e0&quot; che disturba parecchie persone.<\/em><\/p>\n<p><em>Il santo a cui mi riferivo \u00e8 Shivapuri Baba, che nacque con una sorellina da un parto gemellare nel 1826 in Kerala, India, da una famiglia di stirpe bramina. Non appena vide i gemelli, suo nonno dichiar\u00f2 che si era realizzato definitivamente l&#8217;obiettivo della discendenza familiare. La bambina fu destinata, come il fratello, a fare voto di povert\u00e0 e a ritirarsi dal mondo, come una &quot;sannyasin&quot;. A cinque ani, Shivapuri inizi\u00f2 il tirocinio formale e all&#8217;et\u00e0 di dodici sapeva recitare i &quot;Veda&quot;. A diciotto, si ritir\u00f2 nella foresta, e pochi anni dopo &#8211; suo nonno era gi\u00e0 morto -, scomparve nella foresta Narbada per seguire il sentiero della Realizzazione Assoluta di Dio Al Di L\u00e0 di Tutte le Forme e Immagini. Non avrebbe pi\u00f9 visto nessun essere umano per 25 anni. Compiuto questo dovere, nel 1875 usci dalla foresta e, seguendo le istruzioni lasciategli dal nonno, dissotterr\u00f2 un tesoro di diamanti accantonato da diverse generazioni della sua famiglia al fine di finanziarsi un pellegrinaggio.<\/em><\/p>\n<p><em>Di solito, con pellegrinaggio si intendeva un viaggio in tutti i luoghi sacri indiani, ma in questo caso, come aveva spiegato bene il nonno, Shivapuri Baba doveva viaggiare per il mondo, a piedi e in barca. Allora, si diresse verso ovest, attravers\u00f2 la Persia, fu ammesso ala Mecca, giunse a Gerusalemme, poi a Roma, e quando arriv\u00f2 in Inghilterra fu accolto dalla regina Vittoria. Sebbene i suoi diciotto incontri con Shivapuri vennero in seguito espunti dal suo diario dalla Principessa Beatrice, si sa che la Regina gli chiese (cio\u00e8 non gli ordin\u00f2) di restare in Gran Bretagna fino alla propria morte. Cos\u00ec, egli ci rest\u00f2 quattro anni, fino al 1901, quando riprese il pellegrinaggio, che lo port\u00f2 ad attraversare l&#8217;America e a visitare le isole del Pacifico; dopo 40 anni, nel 1915, torn\u00f2 in India, avendo camminato anche per tutta a Cina e l&#8217;Asia sud-orientale.<\/em><\/p>\n<p><em>Infine, dopo aver eseguito il pellegrinaggio in India di cui dicevamo, si ritir\u00f2 sull&#8217;Himalaya per trascorrere gli ultimi giorni della sua vita in una capanna di bamb\u00f9 grazie a un piccolo appannaggio concessogli dal governo nepalese. Un leopardo usciva sempre dalla foresta per accoccolarsi ai suoi piedi.<\/em><\/p>\n<p><em>Poco prima della sua morte, avvenuta nel 1963, ricordando i sollevamenti politici indiani nelle fasi iniziali del suo lungo pellegrinaggio, gli chiesero se aveva conosciuto uno degli attivisti, G. B. Tilak. Allora, Shivapuri Baba rispose di s\u00ec, che lo aveva conosciuto e che &quot;gli aveva insegnato un po&#8217; di astronomia&quot; (John G. Bennett, &quot;The Long Pilgrimage&quot;, San Francisco, Rainbow Bridge, 1975, p. 21).\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Fra i discepoli di Shivapuri Baba, dunque, vi fu anche una delle figure pi\u00f9 prestigiose della politica e della cultura indiana contemporanea: quel Bal Gangadhar Tilak (1856-1920) che, come Gandhi e forse anche pi\u00f9 di lui, svolse una parte decisiva nella conquista dell&#8217;indipendenza del suo Paese nei confronti dei colonizzatori britannici, dopo aver fondato il Congresso nazionale indiano. Era un bramino come Shivapuri e un fiero erede della tradizione induista, che volle riportare ai suoi antichi fasti: la sua azione politica, infatti, fortemente impregnata di nazionalismo, si prefiggeva di catalizzare le forze indipendentiste sotto il segno del ritorno alla religione dei padri, il che lo pose in rotta di collisione con i nazionalisti islamici e fu uno degli elementi della futura, irreparabile scissione fra la componente ind\u00f9 e quella islamica del partito del Congresso, con la successiva divisione del subcontinente, nel 1947, al momento della partenza degli Inglesi.<\/p>\n<p>Tilak non fu solo un uomo politico, ma anche un grande studioso e un sottile esegeta delle Scritture: la sua prima opera, \u00abThe Orion or Researches into the Antiquity of the Vedas\u00bb, vide la luce nel 1893; la seconda, ancora pi\u00f9 originale e affascinante, \u00abThe Arctic Home in the Vedas\u00bb, fu terminata nel 1898 e pubblicata nel 1903 (ma non sarebbe pi\u00f9 stata ristampata fino al 1971). Tuttavia, il suo capolavoro resta il grande commento esoterico alla \u00abBhagavad-Gita\u00bb, scritta in lingua marathi, e composta mentre l&#8217;autore si trovava in prigione a Mandalay, in Birmania, per opera degli Inglesi, ove rimase dal 1908 al 1914; cos\u00ec come il saggio sulle antiche conoscenze astronomiche dei &quot;Veda&quot; era stato redatto in prigione, e sempre per ragioni politiche, ossia per le sue attivit\u00e0 indipendentiste e anti-britanniche. La sua liberazione, alla vigilia dello scoppio della Prima guerra mondiale, fu dovuta all&#8217;intercessione in suo favore di alcuni eminenti studiosi europei; Tilak aveva goduto, infatti, di una notevole stima e rinomanza fra gli specialisti dei Veda e degli altri testi sacri indiani, e, fra essi, da parte di un filologo, linguista e orientalista germanico, Friedrich Max M\u00fcller (1823-1900), che viveva in Inghilterra e aveva una cattedra di Filologia comparata a Oxford, dove era considerato uno dei &quot;mostri sacri&quot; della cultura accademica nell&#8217;et\u00e0 vittoriana.<\/p>\n<p>Quanto a ci\u00f2 che William Sullivan scrive a proposito del mito, come espressione della capacit\u00e0 dell&#8217;uomo di bussare al mistero del cosmo, di attingere alla sua antichissima saggezza, per scoprire che il mito \u00e8 dentro di noi, \u00e8 un archetipo che vive con noi, e che il suo tempo \u00e8 &quot;adesso&quot;, ossia un eterno presente che travalica i secoli e i millenni, ci sembra una intuizione giustissima, che anche noi avevamo avuto occasione di trattare a suo tempo (cfr. gli articoli: \u00abIl pensiero mitico \u00e8 diverso, non certo inferiore a quello scientifico\u00bb, e \u00abIl mito, per Eliade, d\u00e0 valore e significato al mondo e alla vita\u00bb, pubblicati sul sito di Arianna Editrice, rispettivamente, il 15\/01\/2008 e il 16\/11\/2010). Sta forse qui il segreto della semplicit\u00e0, della vitalit\u00e0, del sorriso ineffabile di Shivapuri Baba?<\/p>\n<p>La vita di Shivapuri Baba ci offre un esempio straordinario di ricerca teologica razionale e di misticismo; e ci appare, essa stessa, come un sorprendente intreccio di storia e mito. Come pu\u00f2 un uomo fare tutto quel che egli fece, vivendo, oltretutto, per poco meno di centoquaranta anni? Ma la cosa pi\u00f9 sublime, forse, \u00e8 la sottile ironia di quella frase: \u00abGli ho insegnato un po&#8217; di astronomia\u00bb&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Votarsi a Dio a cinque anni; imparare le Sacre Scritture a dodici; andare in eremitaggio a venticinque, nel folto di una foresta, e non uscirne pi\u00f9<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30190,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[71],"tags":[117],"class_list":["post-28819","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-teologia-e-religione","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-teologia-e-religione.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28819","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28819"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28819\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30190"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28819"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28819"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28819"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}