{"id":28813,"date":"2018-04-06T05:47:00","date_gmt":"2018-04-06T05:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/06\/sgorlon-per-la-cultura-progressista-non-esisteva\/"},"modified":"2018-04-06T05:47:00","modified_gmt":"2018-04-06T05:47:00","slug":"sgorlon-per-la-cultura-progressista-non-esisteva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/06\/sgorlon-per-la-cultura-progressista-non-esisteva\/","title":{"rendered":"Sgorlon, per la cultura progressista non esisteva"},"content":{"rendered":"<p>Carlo Sgorlon: chi era costui? Tale domanda potrebbe essere rivolta ai soliti signori della cultura dominante e <em>politically correct<\/em>, debitamente progressista e di sinistra, cio\u00e8 di ascendenza marxista o catto-comunista; e poco importa se, oggi, essere &quot;di sinistra&quot; significa essere dalle parte delle multinazionali, delle grandi banche, a cominciare dalla Banca Centrale Europea, e di miliardari come George Soros, nonch\u00e9 dalla parte degli invertiti danarosi che, non paghi di potersi &quot;sposare&quot; con un altro uomo, vanno all&#8217;estero ad acquistare un beb\u00e8 prenotando l&#8217;utero di qualche donna povera o, comunque, bisognosa. La cultura dominante, Carlo Sgorlon ha fatto finta di non conoscerlo, di non vederlo, di non sentirlo; addirittura ha fatto finta che non esistesse. Era invisibile, innominabile, illeggibile; era un interlocutore non grato, uno scrittore irricevibile. E non perch\u00e9 fosse un &quot;reazionario&quot; dichiarato; non era nemmeno dichiaratamente cattolico; per\u00f2 aveva una colpa imperdonabile, irredimibile: non credeva nella mitologia del progresso e proclamava a gran voce che l&#8217;uomo moderno, per scongiurare la catastrofe da lui stesso evocata, deve tornare alla tradizione e deve tornare alla natura.<\/p>\n<p>Questa invisibilit\u00e0 lo ha accompagnato lungo tutta la sua carriera, non solo a livello nazionale &#8212; dopotutto, il Friuli \u00e8 una terra marginale rispetto ai grandi centri della cultura italiana -, ma anche nella sua terra d&#8217;origine; e ci\u00f2 nonostante che quella terra, di scrittori e intellettuali di statura universale, a dire la verit\u00e0, non \u00e8 che ne abbia prodotti molti. I friulani hanno altre qualit\u00e0, altri meriti: sono grandi lavoratori, sono pazienti, tenaci, incrollabili; hanno un forte senso del dovere, un forte senso della giustizia, una spiccata attitudine alla disciplina, alla fedelt\u00e0; ma non sono particolarmente predisposto alla genialit\u00e0. Nessun friulano di statura eccezionale si \u00e8 mai distinto nell&#8217;ambito del pensiero, dell&#8217;arte, degli studi storici o scientifici; al massimo troviamo autori di medio livello, molti dei quali sono emersi dopo aver lasciato la loro patria. La capacit\u00e0 di vedere, in un colpo solo, parecchi lati di una questione; di istituire velocemente confronti, relazioni, parallelismi tra fatti diversi e pensieri diversi; di guardar le cose dall&#8217;alto, in un unico colpo d&#8217;occhio, andando dritto al nocciolo di una questione, ma sapendone cogliere, al tempo stesso, tutte le possibili varianti e sfumature: tutto questo non fa parte del bagaglio mentale del friulano. Il friulano \u00e8 un uomo di buon senso: il che \u00e8 una virt\u00f9 quando si tratta di giudicare le cose e le situazioni ordinarie, un difetto quando ci si trova di fronte a circostanze eccezionali, le quali richiederebbero un approccio diverso, una risposta creativa e non convenzionale, qualcosa di meglio della mera ostinazione. Ebbene, Sgorlon ha vinto un sacco di premi letterari alquanto prestigiosi e, quel che pi\u00f9 conta, ha venduto migliaia e migliaia di copie dei suoi numerosi romanzi; \u00e8 stato, probabilmente, lo scrittore friulano pi\u00f9 letto e pi\u00f9 amato al di fuori del Friuli. Logico sarebbe stato, pertanto, che la sua terra, se non altro per una forma di gratitudine, avesse riconosciuto i suoi meriti e gli avesse tributato un caloroso abbraccio.<\/p>\n<p>Niente di tutto questo \u00e8 avvenuto, invece. Anche in Friuli, come altrove, come dappertutto, la cultura era, ed \u00e8, in mano ai progressisti: ex marxisti niente affatto pentiti e catto-comunisti; oppure, catto-comunisti che sono semplicemente transfughi del marxismo. Non pochi indossano la tonaca da sacerdote e seguitano a pensare esattamente come prima (prima del 1989, del crollo del Muro di Berlino); a vedere il mondo come lo vedevano allora, a giudicare uomini e classi come li giudicavamo allora: con la sola differenza che adesso non citano pi\u00f9 Karl Marx, ma Ges\u00f9 Cristo, o, meglio ancora, papa Francesco. <em>Lo ha detto papa Francesco<\/em>; <em>come dice sempre papa<\/em> Francesco, sono diventate le loro parole d&#8217;ordine, i loro scongiuri, le loro giaculatorie, i loro <em>passe-partout<\/em>. Grazie ai quali entrano dappertutto, giudicano tutti, pontificano su tutto, sparano sentenze su tutto e su tutti. E si sentono moralmente migliori, ieri come comunisti, oggi come cattolici progressisti. Migliori degli altri, migliori di tutti; ma, quel che pi\u00f9 conta, migliori degli odiosi cattolici conservatori, quelli ancora legati alla vecchia Chiesa, quella di prima del Concilio. Perch\u00e9 il Concilio, per loro, \u00e8 tutto: \u00e8 una rinascita e una nuova Pentecoste, \u00e8 un nuovo Vangelo, una nuova Rivelazione e una nuova Tradizione: il Concilio \u00e8 tutto, e ci\u00f2 che viene prima del Concilio \u00e8 niente. San Tommaso d&#8217;Aquino, sant&#8217;Agostino, san Paolo sono ferri vecchi; i loro idoli sono Teilhard de Chardin, Karl Rahner e Walter Kasper. E Bergoglio, soprattutto Bergoglio. Giurerebbero su di lui come un tempo si giurava su Dio e sulla Madonna. Sono papolatri, nel senso letterale del termine: il papa \u00e8. Per antonomasia, <em>questo<\/em> papa, beninteso, non certo il suo predecessore, non certo san Pio X che scomunic\u00f2 i modernisti, non certo Pio IX che promulgo il <em>Sillabo<\/em>, quelli no, quelli a stento li riconoscono come papi.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Sgorlon, nato a Cassacco, un paese di neanche 3.000 abitanti, con un castello altomedievale, posto qualche chilometro a Nord del capoluogo, il 26 luglio 1930 e morto a Udine il 25 dicembre 2009. La sua terra, il Friuli, \u00e8 stata ingrata e meschina nei suoi confronti: la cultura ufficiale non gli ha fatto alcun credito, non gli ha riconosciuto alcun merito. Si \u00e8 voltata dall&#8217;altra parte finch\u00e9 \u00e8 vissuto, ha ignorato le alte tirature dei suoi libri; in fondo, \u00e8 un&#8217;idea tipicamente marxista che, se nella societ\u00e0 capitalista tutto \u00e8 merce, allora un libro che si vende bene lo deve alla potenza dei mezzi del suo venditore, cio\u00e8 della casa editrice, non ai meriti intrinseci di chi lo ha scritto; anzi, \u00e8 noto che un libro che ha molti lettori lo deve al fatto che la maggioranza del pubblico \u00e8 suggestionata da un&#8217;ideologia oscurantista e conservatrice. I soli libri buoni sono quelli che non legge quasi nessuno; in compenso, li apprezzano moltissimo i &quot;compagni&quot; critici e i &quot;compagni&quot; intellettuali; loro s\u00ec che capiscono quanto essi valgono, e tengono in somma stima i loro autori. Nel caso di Sgorlon, come in tutti gli ambienti provinciali, senza dubbio il cattivo trattamento da lui ricevuto \u00e8 dipeso anche da un fattore ancora pi\u00f9 meschino, ancora pi\u00f9 terra terra dell&#8217;ostracismo ideologico: la gelosia professionale, pura e semplice. Gli altri intellettuali e scrittori friulani erano gelosi del suo successo. Potevano essere larghi di lodi per uno scrittore che fosse &quot;compagno&quot;, come loro, per esempio il servita David Maria Turoldo, tipico esempio di sacerdote catto-progressista; ma non potevano perdonare a un ex professore di scuola media che si era fatto tutto da s\u00e9, a uno di loro che veniva da un paesetto qualsiasi, come Cassacco, di averli superati e oscurati con la sua fama nazionale e internazionale. Erano verdi di rabbia e di gelosia, puramente e semplicemente. E Sgorlon, che era un introverso, un timido, una persona sensibile, ne soffriva. Non come ne soffrono i vanitosi, i megalomani narcisisti, i quali vorrebbero essere sempre al centro della scena e avere per s\u00e9 soli la luce dei riflettori, e ritengono che sia rubato a loro ogni sguardo, ogni applauso che viene rivolta a qualcun altro; ma come chi ha un forte senso della giustizia, e, pur non considerandosi un grande scrittore (e lui, certamente, non lo era), si considerava per\u00f2, e giustamente, uno dei migliori che la sua terra avesse mai prodotto; uno di cui la sua citt\u00e0, Udine, avrebbe dovuto andare fiera.<\/p>\n<p>E invece no. Pasolini s\u00ec; Turoldo s\u00ec; Mauro Corona, s\u00ec; ma Sgorlon, no. E lui ne soffriva come un marito non amato dalla moglie, alla quale ha dato tutto, alla quale vorrebbe dare tutto se stesso. Perch\u00e9 al Friuli, alle sue colline, ai suoi paesi, ai suoi campi, alle sue leggende, alle sue tradizioni, alle sue atmosfere, al suo passato senza tempo (come lo \u00e8 il passato di ogni civilt\u00e0 contadina e pre-moderna) egli ha dedicato tutta la sua opera; non c&#8217;\u00e8 stato un libro, dei suoi quasi quaranta romanzi, che non abbia dato voce a questi aspetti, a queste anime del vecchio mondo friulano; ai vecchi mestieri, al <em>calderas<\/em> che aggiustava le pentole, alla s<em>edonera<\/em> ambulante, che vendeva sedie e oggetti di legno. E aveva anche il coraggio di parlare degli argomento scomodi, delle pagine che il nuovo Friuli voleva dimenticare, e che i giovani non conoscevano nemmeno: i Cosacchi nel 1944-45, le foibe sul confine orientale&#8230; Figuriamoci: gettare ombre sulla gloriosa Resistenza, fucina della nuova Italia democratica e repubblicana! Insinuare che, forse, non tutti i partigiani erano stati dei santi e degli eroi, e magari non tutti quelli dell&#8217;<em>altra parte<\/em> erano stati dei delinquenti matricolati&#8230; E poi quell&#8217;interesse insopprimibile per le tradizioni, per la spiritualit\u00e0, per i segreti della magia, dell&#8217;alchimia, per il sapere che non \u00e8 il sapere scientifico degli illuministi; e il suo desiderio della vita buona, pulita, l&#8217;aspirazione verso Dio. E quella bonomia, quella mitezza, quella rassegnazione, ma, al tempo stesso, quella determinazione dei suoi personaggi: niente a che fare con la scissione dell&#8217;io, con il flusso di coscienza, con l&#8217;uno, nessuno e centomila pirandelliano, col complesso di Edipo freudiano e con lo strutturalismo, l&#8217;esistenzialismo, il neorealismo. Ecco: forse la cultura dominante poteva anche perdonargli di non essere di sinistra, ma non pot\u00e9 perdonargli, mai, di non essere &quot;moderno&quot;, di non amare la modernit\u00e0. No, questo \u00e8 stato il suo peccato imperdonabile; questa la ragione del fingere di non vederlo, del fare come se lui non ci fosse. Bisogna fargliela pagare; bisognava vendicarsi del ribelle.<\/p>\n<p>Le donne, per esempio: le donne di Sgorlon sono belle, forti, serene, coraggiose; sono donne positive, che mandano avanti il mondo con la loro forza tranquilla; sono la sorgente di vita alla quale dissetarsi e la speranza dalla quale ripartire dopo ogni disastro, esse possiedono il segreto dell&#8217;inestinguibile energia per far rinascere il mondo dopo ogni cataclisma. E ci\u00f2 perch\u00e9 sono pi\u00f9 vicine alla natura, sono pi\u00f9 in armonia con i livelli profondi dell&#8217;esistenza. Niente a che vedere con le femministe intellettuali e nevrasteniche, piene di rancore contro il maschio padrone, lesbiche non dichiarate che sublimano la loro omosessualit\u00e0 o la loro frigidit\u00e0 dietro gli slogan della liberazione di genere. Oh, quanto sono lontane dai personaggi femminili di Sgorlon, le eroine della mitologia femminista! Cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 lontano della signora Bonino o della signora Boldrini da un personaggio come la protagonista de <em>La fontana di Lorena<\/em>? Le donne di Sgorlon sanno amare l&#8217;uomo, non hanno alcun conto aperto nei suoi confronti; e tuttavia possono farne a meno, perch\u00e9 sono autonome, solide, volitive; e, comunque, la cosa pi\u00f9 importante, per loro, non \u00e8 il maschio, in quanto marito o amante, ma la maternit\u00e0, e quindi la famiglia, di cui esse sono i numi tutelari. Non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 lontano dall&#8217;ideale femminista di una donna dotata di queste caratteristiche: e basterebbe gi\u00e0 questo perch\u00e9 Sgorlon si attirasse tutto il livore e tutto il disprezzo della cultura <em>politically correct<\/em>, femmine inacidite e maschietti servili in testa.<\/p>\n<p>La sua amarezza di scrittore non amato, non riconosciuto dai suoi concittadini, Sgorlon l&#8217;ha affidata all&#8217;autobiografia <em>La penna d&#8217;oro<\/em>. Raffaele Vacca ha cos\u00ec descritto il suo stato d&#8217;animo (in <em>La penna d&#8217;oro<\/em>, su <em>Presenza cristiana<\/em>, Andria, Barletta, rivista dei Padri dehoniani, marzo-aprile 2018):<\/p>\n<p><em>Nell&#8217;autobiografia, oltre ai principali avvenimenti della sua vita ed alle sue opere, che sono una quarantina, per lo pi\u00f9 romanzi, ricorda anche la cultura che dominava nelle scuole da lui frequentate, la situazione generale del mondo, dell&#8217;arte e della letteratura, l&#8217;avversione subita dalla cultura progressista, che lo considerava un nemico, e l&#8217;avversione dei suoi stessi concittadini del Friuli, che lo consideravano come un estraneo.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando giunse a Pisa [cio\u00e8 alla Normale superiore, dove si laure\u00f2 con una tesi su Kafka] si avvide che &quot;il comunismo prevaleva in ogni ambiente intellettuale, contrastato soltanto da pochi &quot;liberali&quot; e pochi cattolici piuttosto rinunciatari, con l&#8217;aria di essere battuti in partenza. Marx, Lenin e Stalin erano i numi tutelari della politica, e gli scrittori comunisti, Lukacs, Brecht, Sartre erano i grandi modelli dei pi\u00f9&quot;. Lo colpi vedere che molti professori universitari, che solo pochi anni prima erano stati seguaci delle dottrine di Giovanni Gentile e sostenitori del regime fascista, ora erano diventati marxisti intransigenti. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Carlo Sgorlon, sapendo che alla Normale sarebbe stato sottoposto ad impietosi sarcasmi, non rivel\u00f2 a nessuno il suo desiderio di diventare narratore. E trascorse tutto il periodo degli studi universitari nascondendosi,&quot;se non dietro le idee dei pi\u00f9, almeno nei comportamenti diffusi&quot;. Quando, negli anni seguenti, i suoi romanzi incontravano il favore dei lettori e ricevevano vari premi nazionali (tra i quali lo Strega, il Campiello, il Supercampiello), la dominante cultura progressista non fu per nulla tollerane nei suoi confronti, perch\u00e9 non si era rifugiato sotto le sue ali. Fece gran silenzio intorno a lui o, nei casi peggiori lo interpret\u00f2 alla rovescia. Lo consider\u00f2 come un nemico. In certi manuali o repertori compilati da autori progressisti, il suo nome ed i suoi romanzi furono del tutto ignorati.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 lo amareggi\u00f2, ma non lo distolse dal suo cammino. Ancor pi\u00f9 lo amareggi\u00f2 il non essere riconosciuto per quello che sentiva d&#8217;essere nel suo Friuli, anzi ogni cosa che faceva o lo riguardava veniva &quot;irrisa e deformata&quot; suscitando &quot;ironie, sarcasmi e satire&quot;. Quantunque il suo interesse ed il suo amore per questo fossero profondi e autentici, e la sua appartenenza a questa regione indubitabile, fu quasi sempre escluso da ogni iniziatica culturale. Raramente gli furono rivolti inviti. Era come sen lui non esistesse. Questo, come egli stesso scrive, avveniva non solo perch\u00e9 dava fastidio a molti intellettuali friulani, ma anche perch\u00e9 i suoi conterranei speso &quot;sono infastiditi da chiunque emerga sopra di loro anche di un pollice&quot;<\/em>.<\/p>\n<p>Ed ecco come un grande critico letterario, Carlo Bo, ha riassunto le caratteristiche essenziali della narrativa di Carlo Sgorlon, nella presentazione del romanzo <em>Il patriarcato della luna<\/em> (Milano, Mondadori, 1991):<\/p>\n<p><em>Chi racconta sembra sfruttare al massimo un regime di corrispondenze e di rimandi, per cui un fatto o una semplice parola finiscono per inserirsi in un mosaico vivo, in continua trasformazione. Si ha l&#8217;impressione che, guardando il mondo dal suo eterno patriarcato, abbia inteso dimostrarci che le nostre giornate sono fatte di mille frantumi, dove gli uomini, salvo pochi vocati, vanno senza una guida, senza pi\u00f9 nessuna memoria di un codice. Una lunga favola, dunque, che potrebbe perpetuarsi, ripetersi nella luce incerta e ingannatrice delle apparenze. Una sola verit\u00e0 anima il racconto, il pericolo della distruzione assoluta e, per contro, il bisogno di accettare la prova della coscienza o almeno dell&#8217;intelligenza e prima ancora, pur restando nel &quot;Patriarcato della luna&quot;, non accontentarsi delle favole minori o minime di tutti i giorni per cui l&#8217;uomo \u00e8 un abito, un nome o soltanto l&#8217;eco di una condizione disumanizzata<\/em>.<\/p>\n<p>No: il Friuli non \u00e8 stato grato a Carlo Sgorlon, e allora bisogna ammettere che il Friuli, Carlo Sgorlon, non se l&#8217;\u00e8 meritato. E Udine, la sua citt\u00e0, che non ha mai ricevuto, da un suo figlio, un tributo d&#8217;amore come quello contenuto nel romanzo <em>La contrada<\/em>, non \u00e8 stata alla sua altezza. Ha preferito anch&#8217;essa imboccare altre strade, le pi\u00f9 facili e banali: quelle del progresso materiale, del consumismo, dello stile di vita americano. Non ha saputo vedere che Sgorlon, con le sue eroine rasserenanti e materne, i suoi eroi pacati, ma tenaci e coraggiosi, i suoi paesaggi da fiaba, le sue atmosfere senza tempo, dietro le apparenze di una letteratura quasi d&#8217;evasione, aveva saputo andare dritto al cuore del problema: ritrovare l&#8217;anima perduta delle cose, della terra, della gente, o, altrimenti, rassegnarsi a scomparire&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Sgorlon: chi era costui? 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