{"id":28808,"date":"2006-07-24T10:28:00","date_gmt":"2006-07-24T10:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/24\/sfogliando-un-vecchio-libro\/"},"modified":"2006-07-24T10:28:00","modified_gmt":"2006-07-24T10:28:00","slug":"sfogliando-un-vecchio-libro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/24\/sfogliando-un-vecchio-libro\/","title":{"rendered":"Sfogliando un vecchio libro"},"content":{"rendered":"<p><em>Una riflessione sul rapporto uomo-natura, svolta sullo sfondo ambiguo e sontuoso di una foresta tropicale e ricollegata ad un momento storico particolarissimo: la fine della &quot;belle \u00e8poque&quot;, lo scoppio della prima guerra mondiale, il tramonto irreversibile di un grande mito: quello delle &quot;magnifiche sorti e progressive&quot; che ragione e scienza avrebbero generosamente dispensato all&#8217;umanit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Intrecciata ad essa, una riflessione sullo scorrere del tempo e sulla divaricazione insanabile fra tempo storico e tempo psicologico, c\u00f2lta, anch&#8217;essa, come cifra della perenne inadeguatezza e della perenne inquietudine dell&#8217;uomo occidentale, che solo il mistero della morte sembra capace di placare.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato sul numero 5 del maggio 1988 (anno XV) del giornale &quot;Il Piave&quot;, pag. 16, corredato da una incisione d&#8217;epoca raffigurante un paesaggio dell&#8217;isola di Guam, nell&#8217;arcipelago delle Marianne (Oceano Pacifico).<\/em><\/p>\n<p><em>Viene ora riproposto per il sito dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica, quale contributo alla riflessione su temi frequentemente trattati, sia con scritti che con conferenze, nell&#8217;ambito delle tematiche ambientaliste, ecologiste, eco-filosofiche.<\/em><\/p>\n<p>I.<\/p>\n<p>Un vecchio libro squadernato che odora di anni lontani, dalle pagine ruvide e ingiallite, qua e l\u00e0 macchiate leggermente di una muffa color cioccolata.<\/p>\n<p>\u00c8 il diario di guerra di un ufficiale tedesco di marina, che nel 1914, allo scoppio del primo conflitto mondiale, stava navigando con la sua squadra di incorciatori nell&#8217;Oceano Pacifico, al largo delle isole Marianne.<\/p>\n<p>Alla vigilia delle ostilit\u00e0 si credeva ancora, a quel tempo, in una guerra breve e soprattutto cavalleresca; n\u00e9 immaginavano, lui e i suoi compagni, a quali orrori senza nome il mondo intero stava andando incontro.<\/p>\n<p>Se qualcuno avesse parlato loro di gas asfissianti, di bombardamenti sulle grandi citt\u00e0 a mezzo di aerei e dirigibili, di guerra sottomarina indiscriminata, probabilmente avrebbero scosso il capo, increduli.<\/p>\n<p><em>&quot;Avvistammo, il 27 giugno, Urakas<\/em> (1), <em>che \u00e8 l&#8217;isola pi\u00f9 settentrionale di quel gruppo e ci avvicinammo sufficientemente per poterla ben esplorare. Quest&#8217;isola selvaggia, deserta, in mezzo all&#8217;immenso oceano, ci fece un&#8217;impressione straodinaria, quasi sinistra.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il suo cono vulcanico di un color bruno rossastro, sopra il quale s&#8217;innalza un leggero pennacchio di fumo, si eleva sul livello del mare circa 300 metri; \u00e8 senza vegetazione e senza vita. Solo alcuni scogli di una vecchia isola, che la circondano, mostrano qualche arbusto e innumerevoli uccelli che trascinano la loro esistenza annidandosi fra i crepacci delle rocce.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il fischio acuto della nostra sirena li spavent\u00f2 alquanto e strillando fortemente, si sollevarono e girarono intorno all&#8217;isola ed alla nostra nave. Erano agitati dallo spavento e curiosi di vedere l&#8217;insolita balena&#8230;&quot;<\/em> (2)<\/p>\n<p>La natura, maestosa e indifferente, assurge al ruolo di protagonista di questa scena suggestiva; mentre le sagome microscopiche delle navi, scintillanti nelle grigie corazze sotto il sole dei Tropici, sfilano ai piedi del vulcano, alzando anch&#8217;esse al vento i pennacchi di fumo delle loro ciminiere.<\/p>\n<p>Come in un&#8217;incisione di Taylor (3) o in un libro di Jules Verne, l&#8217;uomo dell&#8217;&quot;et\u00e0 del progresso&quot; e la sua tecnologia costituiscono solo un elemento marginale; un&#8217;intrusione, certo, ma resa meno brutale dalla primitivit\u00e0 stessa di quella tecnologia (ai nostri occhi di post-moderni), per cui le prore decorate degli incrociatori possono venire in parte assimilate a certi rilievi del paesaggio.<\/p>\n<p>E ci viene in mente il film d&#8217;animazione cecoslovacco, quando registi come Karel Zeman potevano portare sullo schermo i romanzi di Verne utilizzando attori veri, pupazzi animati e incisioni ottocentesche nel medesimo tempo. (4) Impressione rafforzata da quel volo fantastico di migliaia e migliaia di uccelli intorno al picco del vulcano e agli alberi delle navi, che, empiendo il silenzio dell&#8217;oceano coi loro acuti stridii, paion gettare un ponte ideale fra natura inanimata e presenza umana, avvolgendole entrambe nel disegno spettacolare dei loro cerchi concentrici.<\/p>\n<p>II.<\/p>\n<p>Certo, l&#8217;uomo si presentava estraneo e arrogante al cospetto della natura, ignaro ancora d&#8217;inquinamento e di catastrofe ecologica (come doveva apparire strana, allora, una simile idea, quando &quot;natura&quot; evocava ancora una forza da abbattere e soggiogare!), imbottito di presunzione positivistica e di illimitata fiducia in s\u00e9 stesso, nella propria razionalit\u00e0<\/p>\n<p>Perfino quei mari remoti, quelle isole da sogno fra poco avrebbero echeggiato del rombo dei cannoni: un&#8217;eco simile a un suono di campane a morto per la <em>belle \u00e8poque<\/em> che finiva, bruscamente, coi suoi sogni e le sue illusioni, mentre iniziava il massacro destinato a durare oltre quattro anni e a mietere 10 milioni di morti.<\/p>\n<p>Eppure tutto ci\u00f2 sembrava tanto lontano e improbabile!<\/p>\n<p><em>&quot;La domenica del 28 giugno<\/em> (5)<em>, gettammo l&#8217;ancora davanti a Pagan, una delle pi\u00f9 importanti isole del gruppo [delle Marianne], che \u00e8 abitata e dove si produce la copra. Essa mi dest\u00f2 un triste ricordo perch\u00e9 l&#8217;anno prima vi avevamo perduto un giovane ufficiale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Attirato dalla meravigliosa vegetazione tropicale che si estende fra i due possenti coni vulcanici di color giallastro dai pendii ripidi, egli era sceso a terra con qualche amico. Nel ritornare verso l&#8217;imbarcazione, si smarr\u00ec e dovette soccombere nella giungla foltissima, alle fatiche che gli aveva causato la marcia e l&#8217;implacabile sole. Duecento uomini si misero alla sua ricerca sotto la guida del comandane e lo trovarono che sembrava semplicemente addormentato fra i folti arbusti: la morte doveva essere stata rapida e senza sofferenze.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Io non avevo potuto recarmi a terra, ma non dimenticher\u00f2 giammai il corteo funebre, quando la bara raggiunse la riva e quando l&#8217;imbarcazione la port\u00f2 a bordo con la bandiera ornata a lutto&#8230;&quot;<\/em> (6)<\/p>\n<p>Ci par di vedere il giovane Heinrich dagli occhi azzurri, avanzare verso il cuore misterioso dell&#8217;isola nella sua bianca uniforme immacolata, come afferrato da un miraggio che lui solo pu\u00f2 vedere.<\/p>\n<p>Ma il miraggio, per definizione, \u00e8 sempre un passo avanti; e poi lo smarrimento di aver perso i compagni, perso il sentiero, la marcia affannosa tra palme e cipressi, felci arborescenti ed acacie; il sudore, i vestiti strappati, la vampa del sole, lo sconforto, la fine.<\/p>\n<p>Lo hanno trovato disteso, &quot;come se dormisse&quot; nel grembo della foresta silenziosa, il viso non reca tracce di sofferenza.<\/p>\n<p>Tutto il suo dramma si \u00e8 compiuto nel breve arco di poche ore, con gli alberi verdi, gli uccelli e il sole altissimo quali unici testimoni.<\/p>\n<p>Che strano destino per il giovane ufficiale, uscito fresco fresco dall&#8217;Accademia navale nella lontana Europa &#8211; cos\u00ec lontana da confinare con la barriera dei sogni -, morire ucciso da un miraggio in quella sperduta isola oceanica. &quot;Attirato dalla meravigliosa vegetazione tropicale&quot;, sembra quasi che sia stato colpito da un fato misterioso; come se laggi\u00f9, in quell&#8217;umida foresta tropicale, il destino gli avesse fissato un appuntamento con il numinoso e con l&#8217;indicibile.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 vedere la divinit\u00e0, significa varcare la soglia da cui nessun umano ha mai potuto ritornare.<\/p>\n<p>III.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, venuto con spavalderia a bordo delle sue navi d&#8217;acciaio, non aveva per\u00f2 cessato di nutrire una segreta ammirazione per quella natura lussueggiante e &quot;diversa&quot;, che pure intendeva dominare e piegare incondizionatamente ai suoi disegni.<\/p>\n<p>Una passione, quella delle scienze naturali, allora assai duffusa anche fra i militari: l&#8217;ammiraglio della squadra tedesca, che appena cinque mesi dopo avrebbe trovato &#8211; con tutti i suoi marinai &#8211; una tomba senza nome nelle verdi acque subantartiche (7), era egli stesso un valente botanico e zoologo (8). Si direbbe quasi che, nel momento di tradire irrimediabilmente il tacito patto millenario con la natura, fatto di consapevolezza del limite e di senso del mistero, anche gli uomini pi\u00f9 razionali ed &quot;efficienti&quot; ne avvertissero il fascino prepotente, attraversato da impalpabili e pur conturbanti chiaroscuri di sensualit\u00e0.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 qualche cosa di arcano, di simbolico, nella vicenda di quel giovane ufficiale che trova la morte nello scenario pi\u00f9 bello e sontuoso che la natura possa elargire ad un essere umano; quella stessa natua che \u00e8 stata &#8211; con le sue sottili seduzioni &#8211; la causa di tale morte.<\/p>\n<p>E soprattutto vi \u00e8 qualche cosa di arcano e di simbolico in <em>quella<\/em> morte, cos\u00ec ingannevolmente simile a un dolce sonno ristoratore, a un tuffo supremo nelle sorgenti dell&#8217;eterno rinnovamento: perch\u00e9 nella foresta, metafora dell&#8217;universo, tutto muore e tutto rinasce incessantemente.<\/p>\n<p>&quot;Muore giovane chi \u00e8 caro agli d\u00e8i&quot;, diceva l&#8217;antica saggezza greca; e, in questo caso, senza dolore, nella verde penombra riposante, come un vascello che si smarrisce nel mare infinito, e misteriosamente ritorna fino alle sorgenti stesse della vita&#8230;<\/p>\n<p>Come se lo strappo, la lacerazione tra spirito e natura, tra coscienza razionale e mondo inanimato (ma vi \u00e8 poi qualcosa di totalmente inanimato, nel mondo?), fossero stati ricuciti dall&#8217;olocausto del giovane ignaro.<\/p>\n<p>Quasi che egli sia stato una sorta di offerta sacrificale per un supremo sforzo di riconciliazione tra uomo e natura; un atto riparatorio degli umani nei confronti di un creato troppo a lungo sfruttato e alterato, senza riguardo alla nostra sostanziale unit\u00e0, fisica e metafisica, con esso.<\/p>\n<p><strong>NOTE.<\/strong><\/p>\n<p>1)  Oggi meglio nota col nome di Farallon de Pajaros (in spagnolo, Faraglione degli uccelli).<\/p>\n<p>2)  HANS POCHHAMMER, <em>L&#8217;ultima crociera dell&#8217;ammiraglio Spee. Battaglie navali di Coronel e Falkland,<\/em> trad. it. Milano, Omero Marangoni ed., 1932, pp. 29-30. La traduzione (in un italiano un po&#8217; approssimativo) \u00e8 di Pf\u00fcttzer-Gaby-Bauer.<\/p>\n<p>3)  Per le incisioni ottocentesche di T. Taylor e altri, cfr. la <em>Nouvelle G\u00e9ographie Universelle<\/em> di E. RECLUS, il grande scienziato anarchico (trad. it. Milano, 1898, spec. vol. XV).<\/p>\n<p>4)  KAREL ZEMAN, <em>Vyn\u00e1lez zk\u00e1zy<\/em> (<em>La diabolica invenzione<\/em>), dal romanzo <em>Face au drapeau<\/em> di J. Verne, Cecoslovacchia, 1958; e, con la stessa tecnica, K. ZEMAN, <em>Cesta do praveku<\/em> (<em>Viaggio nella preistoria<\/em>), Cecoslovacchia, 1955. Cfr. <em>Il film cecoslovacco,<\/em> a cura di ERNESTO G. LAURA, Roma, Edizioni dell&#8217;Ateneo, 1960.<\/p>\n<p>5)  \u00c8 il giorno dell&#8217;eccidio di Sarajevo, in cui trovarono la morte l&#8217;arciduca Francesco Ferdinando d&#8217;Asburgo e la moglie Sofia Chotek. Come \u00e8 noto, esso fu la causa occasionale dello scatenamento della prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>6)  H. POCHHAMMER, Op. cit., pp. 30-31.<\/p>\n<p>7)  Nella battaglia navale delle isole Falkland (8 dicembre 1914), in cui colarono a picco quattro incorciatori tedeschi con 2.040 uomini. Cfr. A.A. V.V., <em>Storia della marina,<\/em> Milano, F.lli Fabbri ed., 1978 (10 voll.), vol. II, pp.588-592; RICHARD HOUGH, <em>La caccia all&#8217;ammiraglio von Spee<\/em>, trad. it. Milano, Longanesi &amp; C., 1971.<\/p>\n<p>8)  Su questo aspetto della personalit\u00e0 di Maximilian von Spee, cfr. R. HOUGH, Op. cit., pp. 40, 46, 49-50, 62, 67, 151, 229, 252-54.<\/p>\n<p>N. B. La illustrazione allegata a corredo dell&#8217;articolo \u00e8 un <em>Paesaggio dell&#8217;isola di Guam nelle Marianne<\/em>, da LUTKE, <em>Voyage autour du monde, 1826-1829,<\/em> Parigi.<\/p>\n<p><em>Altri interventi sui medesimi argomenti:<\/em><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Filosofia e Natura,<\/em> in <em>Quaderni dell&#8217;Associazione Eco- Filosofica<\/em>, n. 3 del 2003;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Giardini di vita,<\/em> pubblicazione Orto Botanico Locatelli, Mestre (Venezia), numero unico, maggio 2004;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Lo spazio magico del Labirinto,<\/em> pubblicazione Orto Botanico Locatelli, Mestre (Venezia), numero unico, maggio 2005;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Piante velenose: minaccia o risorsa?<\/em>, pubblicazione Orto Botanico Locatelli, Mestre (Venezia), numero unico, settembre 2005;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Le piante e la bellezza,<\/em> pubblicazione Orto Botanico Locatelli, Mestre (Venezia), numero unico, maggio 2006;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F.LAMENDOLA, <em>Ma che c&#8217;entrano gli d\u00e8i?<\/em>, in <em>Quaderni dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica,<\/em> n. 5 del 2005;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Raimon Panikkar e la Torre di Babele della cultura moderna,<\/em> in <em>Quaderni dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica,<\/em> n. 2 del 2005;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Conversazioni filosofiche 1,<\/em> in <em>Quaderni dell&#8217;Associazione Filosofica Trevigiana,<\/em> n. 4 del 2003;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Conversazion filosofiche 2,<\/em> in <em>Quaderni dell&#8217;Associazione Filosofica Trevigiana,<\/em> n. 5 del 2003;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Conversazioni filosofiche 3,<\/em> in <em>Quaderni dell&#8217;Associazione Filosofica Trevigiana,<\/em> n. 7 del 2003;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Conversazioni filosofiche 4,<\/em> in <em>Quaderni dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica<\/em>, n. 6 del 2006;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Conversazioni filosofiche 5,<\/em> in <em>Quaderni dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica,<\/em> n. 7 del 2006;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Oltre il paradigma sviluppista,<\/em> in <em>Quaderni dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica,<\/em> n. 5 del 2006;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Virgilio e le &quot;Georgiche&quot;, capolavoro ispirato alle api,<\/em> in <em>Apitalia,<\/em> Roma, Melitense ed., n. 548, settembre 2005;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Socrate credeva nell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima?,<\/em> in <em>Quaderni dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica,<\/em> n. 2 del 2006.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riflessione sul rapporto uomo-natura, svolta sullo sfondo ambiguo e sontuoso di una foresta tropicale e ricollegata ad un momento storico particolarissimo: la fine della &quot;belle<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-28808","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28808","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28808"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28808\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28808"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28808"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28808"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}