{"id":28798,"date":"2012-07-30T09:30:00","date_gmt":"2012-07-30T09:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/07\/30\/la-beffa-della-sete-nel-deserto-svela-lequivoco-dei-falsi-discepoli\/"},"modified":"2012-07-30T09:30:00","modified_gmt":"2012-07-30T09:30:00","slug":"la-beffa-della-sete-nel-deserto-svela-lequivoco-dei-falsi-discepoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/07\/30\/la-beffa-della-sete-nel-deserto-svela-lequivoco-dei-falsi-discepoli\/","title":{"rendered":"La beffa della sete nel deserto svela l\u2019equivoco dei falsi discepoli"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa distingue il vero discepolo da quello falso?<\/p>\n<p>Il vero discepolo \u00e8 colui che, dopo lungo e sincero cercare, incapace di progredire da solo, s&#8217;imbatte in qualcuno che ha gi\u00e0 intrapreso la stessa strada e l&#8217;ha percorsa per un tratto assai maggiore, vincendo le difficolt\u00e0 davanti alle quali egli si era arreso; e che riconosce in quello una guida e un maestro, non tanto proclamandosi suo ammiratore, quanto, soprattutto, cercando di far tesoro della sua esperienza.<\/p>\n<p>Il falso discepolo \u00e8 colui che ha cercato, s\u00ec, ma con animo fiacco e con scarsa convinzione; e che, quando s&#8217;imbatte in colui che lo ha preceduto sulla strada della ricerca e si \u00e8 spinto molto pi\u00f9 avanti di lui, se ne entusiasma, lo riempie di lodi, ma, da parte sua, non si sforza affatto di imitarlo, bens\u00ec aspetta di ricevere la pappa pronta, non avendo compreso che il segreto della ricerca non \u00e8 il risultato, ma precisamente la strada che si fa per tentare di arrivarci.<\/p>\n<p>Il vero discepolo sa che il maestro, o meglio colui che egli ha eletto tale, \u00e8 un essere umano con le sue stesse fragilit\u00e0, che tuttavia ha lottato contro di esse con animo pi\u00f9 impavido e con maggiore perseveranza e che ha costruito la sua vittoria giorno per giorno, a prezzo di sacrifici durissimi: una vittoria sempre parziale, della quale, peraltro, non si inorgoglisce, perch\u00e9 sa che non \u00e8 stata opera sua, ma che un aiuto dall&#8217;alto l&#8217;ha resa possibile.<\/p>\n<p>Il vero discepolo, quindi, non cade in ridicole forme di esaltazione e di adulazione nei confronti del maestro; non lo mette su un piedistallo, ad altezze irraggiungibili, scusando cos\u00ec, inconsciamente, la propria pigrizia e la propria mancanza di coraggio, ma si pone verso di lui in una relazione aperta e matura, in cui l&#8217;ammirazione non fa velo alla limpidezza dello sguardo e l&#8217;umilt\u00e0 non si trasforma in una comoda strategia per cullare se stesso nell&#8217;inerzia.<\/p>\n<p>Il falso discepolo pone una distanza invalicabile fra s\u00e9 e il maestro, perch\u00e9, cos\u00ec facendo, giustifica la propria pochezza; esaltando oltre ogni limite ragionevole le qualit\u00e0 di quello, rende pi\u00f9 accettabili i propri difetti e, soprattutto, si esime dall&#8217;impegno di seguire l&#8217;esempio di lui. In fondo, quello che vuole non \u00e8 un aiuto per riprendere il cammino, ma una relazione di sudditanza che gli consenta di vivacchiare nell&#8217;ignavia e, nello stesso tempo, di tenersi le mani libere per difendere a ogni costo il proprio equilibrio, che intuisce minacciato da quella relazione.<\/p>\n<p>Il falso discepolo \u00e8 colui che ha smesso di cercare, ma non ha la franchezza di ammetterlo; che si gratifica mediante un transfert, cio\u00e8 realizzando la ricerca interiore per interposta persona; e che pone il maestro a una distanza tale da s\u00e9, che lo dispensi dal condividere ulteriori fatiche, a cominciare da quella di mettersi eventualmente in discussione.<\/p>\n<p>La presenza del maestro \u00e8, potenzialmente e costituzionalmente, destabilizzante: manda in crisi gli equilibri faticosamente raggiunti, anche se poggianti su compromessi, falsit\u00e0 e menzogne; costituisce un continuo rimprovero nei confronti della propria pigrizia, della propria vilt\u00e0 e della propria infedelt\u00e0 a se stessi: perch\u00e9 tutti, in fondo, potremmo essere dei maestri, cio\u00e8 delle guide, nei confronti di chi \u00e8 rimasto pi\u00f9 indietro di noi.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che per neutralizzare il pericolo di essere destabilizzati, si ricorre all&#8217;espediente della ammirazione sproporzionata, della lode iperbolica: quanto pi\u00f9 si esalta il maestro, tanto pi\u00f9 lo si disumanizza; e, se egli non \u00e8 pi\u00f9 un uomo, ma una specie di dio, allora le umane debolezze del falso discepolo sono scusate in partenza e non occorre lavorare su di esse, basta imparare a memoria la lezione del maestro, gi\u00e0 bella e pronta, per sentirsi in pace con se stessi.<\/p>\n<p>Il vero discepolo si riconosce da quello falso da tanti piccoli segni, da atteggiamenti quasi impercettibili, da espressioni che possono sfuggire all&#8217;osservatore un po&#8217; distratto, ma non all&#8217;occhio e all&#8217;orecchio ben esercitati.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8, comunque, una maniera infallibile per riconoscere il falso discepolo: si tratta di stare in attesa del momento in cui il maestro avr\u00e0 sete. Il maestro \u00e8 un essere umano, abbiamo detto, con tutte le debolezze che sono proprie degli esseri umani: egli \u00e8 diventato una guida in quanto le ha sapute guardare in faccia e affrontare con coraggio, non in quanto non ne possiede; perch\u00e9, se non le possedesse, non sarebbe un uomo, ma un dio.<\/p>\n<p>Questo, il falso discepolo non lo pu\u00f2 capire e non lo pu\u00f2 accettare; se lo capisse e se lo accettasse, allora non potrebbe pi\u00f9 continuare il suo gioco, quello dell&#8217;eterno mendicante, della creatura eternamente fragile e bisognosa, eternamente alla ricerca di una guida e di un sostegno che la dispensino dalla fatica e dall&#8217;impegno di continuare a cercare, con le proprie forze e camminando sulle proprie gambe, invece di sedersi ai piedi della tavola altrui per mangiare gli avanzi che cadono a terra.<\/p>\n<p>Ebbene, a un certo punto il maestro, come tutti gli esseri umani che intraprendono un lungo e pericoloso cammino nel deserto, avr\u00e0 sete. Questa \u00e8 una metafora per dire che anch&#8217;egli, a un certo punto, sar\u00e0 afferrato dagli oscuri fantasmi dell&#8217;angoscia, della solitudine, dello smarrimento; e ci\u00f2 avverr\u00e0 tanto pi\u00f9 facilmente, quanto pi\u00f9 coraggiosamente si sar\u00e0 spinto avanti nel deserto, sdegnando le piste gi\u00e0 battute, avventurandosi fra le dune ove, forse, non si troveranno dei pozzi per molte giornate di cammino.<\/p>\n<p>A quel punto anche il maestro, come tutti gli esseri umani, avr\u00e0 il suo momento di crisi; anche lui sar\u00e0 straziato dal tormento della sete e anche lui chieder\u00e0 da bere. Ma il falso discepolo gli dir\u00e0, stupito e quasi scandalizzato: \u00abMa come, maestro, io dare da bere a te, che sei cos\u00ec nobile e grande? Io, con le mie mani impure, darti il mio otre d&#8217;acqua, io che non sono degno nemmeno di legarti i calzari? Non sia mai; la mia acqua \u00e8 sporca e fangosa, e le tue labbra ineffabili meritano solo acqua purissima di fonte; la mia acqua \u00e8 calda, mentre la tua sete pu\u00f2 essere spenta solo dalla fresca acqua che scaturisce dalla montagna\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il falso discepolo rifiuta di dissetare il suo maestro, perch\u00e9 dice di non esserne degno; e forse lo pensa davvero: ma, nel profondo, la vera ragione \u00e8 che egli, nel suo feroce egoismo, non vuole vedere diminuita l&#8217;immagine di lui, vuole poterla conservare cos\u00ec come se l&#8217;\u00e8 raffigurata: altissima, perfetta, sovrumana. \u00c8 una forma di egoismo spietato, in quanto impone una maschera all&#8217;altro, quella della perfezione, per poter conservare la propria maschera, quella dell&#8217;indigenza: se il discepolo \u00e8 costituzionalmente indigente, potr\u00e0 continuare a mendicare e a vivere di elemosine, sentendosi sollevato da ogni responsabilit\u00e0 nei confronti degli altri e di se stesso.<\/p>\n<p>Come \u00e8 comodo, vivere da eterno mendicante! Certo, bisogna ingoiare l&#8217;amaro boccone dell&#8217;auto-umiliazione; ma, una volta superato questo scoglio, si finisce per scoprire che i vantaggi superano di molto il sacrificio della propria auto-stima: se non ci si potr\u00e0 mai pi\u00f9 reputare all&#8217;altezza di combinare qualche cosa di buono, in compenso ci si conquister\u00e0 un certificato permanente di indigenza cronica, che d\u00e0 il diritto di elemosinare in qualunque circostanza e di aspettare sempre il boccone pronto dalle mani di qualcun altro &#8211; di qualche maestro di passaggio, cio\u00e8 di qualcuno che abbia avuto pi\u00f9 coraggio e che non si sia arreso.<\/p>\n<p>La spietatezza di tale egoismo appare dal fatto che il falso discepolo, mentre nega un sorso d&#8217;acqua al maestro assetato, neppure per un istante \u00e8 preso dalla compassione o dal rimorso; neppure per un attimo si commuove al pensiero che avrebbe potuto rendergli un servizio cos\u00ec grande, con cos\u00ec poca fatica e cos\u00ec poco merito; no, tutto quello che prova e che pensa \u00e8 che il maestro, se si \u00e8 abbassato a chiedergli un po&#8217; d&#8217;acqua calda e fangosa, non era poi quell&#8217;essere semidivino che si figurava e quindi si sente deluso, perfino tradito.<\/p>\n<p>\u00c8 ben vero che il maestro non si era mai proclamato tale; consapevole dei suoi limiti, aveva solo acconsentito che il discepolo si ponesse alla sua sequela, che si nutrisse con il cibo da lui preparato, che si appoggiasse alla sua spalla nei tratti pi\u00f9 difficili del cammino. A dichiararlo un maestro era stato il discepolo, sempre per quel suo bisogno di innalzare l&#8217;altro cos\u00ec da rendere accettabile il proprio auto-abbassamento; sempre per quella raffinata strategia di proclamare ricco l&#8217;altro, per poter scroccare i bocconi migliori alla sua mensa, in nome della propria indigenza.<\/p>\n<p>Il falso discepolo \u00e8 essenzialmente un manipolatore: dietro la sua apparente umilt\u00e0, dietro l&#8217;auto-disprezzo che riserva a se stesso, persegue una feroce strategia del dominio: vuole imporre una maschera all&#8217;altro, al maestro &#8211; la maschera della perfezione &#8211; per non doversi privare della propria maschera, che gli d\u00e0 di che vivere come professionista dell&#8217;accattonaggio. Non vuol vedere il maestro per come \u00e8 realmente, cio\u00e8 per un essere umano, per non dover ammettere che lui stesso \u00e8 un essere umano e che potrebbe alzarsi in piedi e smetterla di fingersi storpio o paralitico, perch\u00e9 le sue gambe, in fondo, funzionano benissimo.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che il credersi o il sentirsi storpio e paralitico, pur senza esserlo, costituisce gi\u00e0 di per s\u00e9 una malattia e che il falso mendicante, in questo senso, \u00e8 davvero malato, \u00e8 davvero indigente; e, quindi, \u00e8 davvero bisognoso di qualcuno che spezzi il pane per lui, che lo sorregga lungo la strada. Ma qui, appunto, emerge la differenza fra il vero discepolo e quello falso; ed \u00e8 una differenza essenziale.<\/p>\n<p>Il vero discepolo non fa della propria indigenza una professione; ne prende atto come di un dato doloroso, ma temporaneo, e va alla ricerca di una guida che lo possa soccorrere nelle sue presenti ambasce, che lo aiuti ad attraversare il deserto dell&#8217;anima. Se lo trova, glie ne sar\u00e0 infinitamente grato; e se, a un certo punto, anche il maestro avr\u00e0 sete, il vero discepolo non si scandalizzer\u00e0 e non gli negher\u00e0 dell&#8217;acqua, ma anzi sar\u00e0 ben felice di potergli rendere un servizio.<\/p>\n<p>Il falso discepolo, invece, anche se non lo ammetterebbe mai, gode della propria indigenza, perch\u00e9 intuisce in essa il mezzo per vedersi sollevato da ogni impegno, e soprattutto dalla responsabilit\u00e0 di alzarsi in piedi e di affrontare in prima persona la responsabilit\u00e0 di se stesso. Per questo \u00e8 propenso ad inventarsi dei maestri dove non ce ne sono; ha bisogno di maestri come l&#8217;alcolista ha bisogno del bicchiere ed \u00e8 propenso a vederne ovunque, anche sotto i sassi, mentre un vero maestro \u00e8 cosa rara e, per riconoscerlo, bisogna che anche il discepolo abbia fatto un bel po&#8217; di strada con le proprie gambe.<\/p>\n<p>Il falso discepolo si attacca a tutti i falsi maestri, \u00e8 un frequentatore di tutti i furbi chiacchieroni che promettono pillole di saggezza e saldi di conoscenza; non di rado, se possiede del denaro, \u00e8 propenso a spenderlo per sottoporsi a ogni sorta di tirocinio, di terapia, di percorso di meditazione, affidandosi a imbroglioni senza scrupoli che non lo aiutano affatto; ma in fondo \u00e8 proprio ci\u00f2 che egli vuole: perch\u00e9 il falso medicante non vuole trovare alcun tesoro, altrimenti dovrebbe smetterla di mendicare e questo lo costringerebbe a diventare adulto.<\/p>\n<p>Essere adulti \u00e8 una responsabilit\u00e0; meglio bamboleggiare e correr dietro ai falsi maestri che, a pagamento, si dichiarano infallibili; e da ci\u00f2 si vede che costoro sono dei falsi maestri: perch\u00e9 nessuno \u00e8 infallibile, tranne Dio.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, quando il falso discepolo si imbatte in un maestro vero, o non lo riconosce, o, se lo riconosce, subito vuole imporgli la maschera della perfezione; e sarebbe pronto a negargli un sorso d&#8217;acqua nel deserto, sarebbe dispostissimo a lasciarlo morir di sete, immemore dei benefici ricevuti, pur di non dover assumersi la responsabilit\u00e0 di essere un vero discepolo, cio\u00e8 un vero essere umano, che non bara n\u00e9 con gli altri, n\u00e9 con se stesso.<\/p>\n<p>Tutte le persone da poco vivono con la maschera e vorrebbero imporla agli altri, per non dover confessare l&#8217;impostura nei confronti di se stessi: vi sono i falsi discepoli che vorrebbero i maestri onniscienti e perfetti, e vi sono i falsi maestri che si spacciano per quel che non sono, ovvero onniscienti e perfetti.<\/p>\n<p>Un vero maestro, dopo aver molto camminato nel deserto e dopo aver resistito per giorni e giorni senza bere, non si vergogna di dire: \u00abHo sete\u00bb; e il vero discepolo non se ne scandalizza, non si schermisce, non adduce la propria piccolezza a scusante del diniego, ma prontamente e con animo grato porge il suo otre al maestro, affinch\u00e9 questi si disseti.<\/p>\n<p>Siamo tutti discepoli e tutti possiamo fare da guide, per un po&#8217;, ai nostri simili, cio\u00e8 possiamo essere i maestri di qualcuno. L&#8217;importante \u00e8 sapersi guardare dentro senza infingimenti, saper riconoscere ci\u00f2 di cui si \u00e8 privi e quello che si cerca; e, soprattutto, imparare a camminare con la schiena dritta&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa distingue il vero discepolo da quello falso? 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