{"id":28794,"date":"2016-09-09T12:31:00","date_gmt":"2016-09-09T12:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/09\/il-68-con-tutti-i-suoi-disastri-fu-opera-dei-cattolici-senza-piu-fede\/"},"modified":"2016-09-09T12:31:00","modified_gmt":"2016-09-09T12:31:00","slug":"il-68-con-tutti-i-suoi-disastri-fu-opera-dei-cattolici-senza-piu-fede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/09\/il-68-con-tutti-i-suoi-disastri-fu-opera-dei-cattolici-senza-piu-fede\/","title":{"rendered":"Il \u201968, con tutti i suoi disastri, fu opera dei cattolici senza pi\u00f9 fede"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 un caso che tutti i maggiori capi del 1968 siano stati dei cattolici, o, comunque, di formazione cattolica? Ed \u00e8 un caso che vi fosse ancora una maggioranza di cattolici fra i leader della contestazione violenta, e, infine, nelle Brigate Rosse e in altri gruppi del nascente terrorismo? Che, fra le figure di spicco del terrorismo rosso, vi fosse un Marco Donat Cattin, in gergo il <em>comandante Marco<\/em> di Prima Linea, pluriomicida, figlio di quel Carlo Donat Cattin che fu, oltre che sindacalista, uomo di primissimo piano della Democrazia, e pi\u00f9 precisamente della sua ala sinistra, denominata Forze Nuove? Chi lavora con la storia sa che bisogna credere poco al caso e alle coincidenze, specialmente quando si tratta non di singoli episodi, pi\u00f9 o meno imprevedibili, ma di fenomeni lunghi e complessi, come lo sono stati il 1968 (ma, riguardo all&#8217;Italia, sarebbe pi\u00f9 giusto parlare del 1969 come anno emblematico) e, poi, la lunga stagione del terrorismo e degli &quot;anni di piombo&quot;. No, non pu\u00f2 essere stato un caso: il caso produce uno, due episodi; non una intera serie.<\/p>\n<p>Ma prima di addentrarci nelle possibili spiegazioni del fenomeno, cominciamo col dare una definizione del 1968; perch\u00e9, senza di essa, ciascuno pu\u00f2 mettere in quell&#8217;evento tutti i contenuti che crede; non ci fu, infatti, un solo 1968, ma parecchi: uno studentesco ed uno operaio, innanzitutto; poi, uno laico ed uno cattolico (anche la Chiesa ebbe la sua contestazione, eccome); uno della sinistra (largamente maggioritario), a sua volta equamente ripartito fra marxisti e libertari, ed uno della destra (assai minoritario, ma agguerrito). Infatti, le figure di riferimento ed i <em>ma\u00eetres-\u00e0-penser<\/em> non furono solo di estrema sinistra, i Sartre, i Marcuse, i Reich, i Cohn-Bendit, ma anche di destra o estrema destra, i Pound, gli Evola, i Cioran, gli Eliade. E non dimentichiamo don Lorenzo Milani, i cui libri furono il Vangelo e il sottofondo di tutta l&#8217;ala estremista di sinistra.<\/p>\n<p>Ci rendiamo conto della estrema difficolt\u00e0 e del pericolo di sintetizzare in una definizione un fenomeno cos\u00ec ampio e complesso; pure, per amore di chiarezza, non vogliamo sottrarci al tentativo, e diamo la seguente: il &#8217;68 \u00e8 stato, essenzialmente (ma, \u00e8 chiaro, non unicamente) una rivolta giovanilistica contro il mondo dei padri, dell&#8217;autorit\u00e0 e delle istituzioni, non tanto in vista della costruzione di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e moralmente migliore, obiettivo di massima che rimase sempre sullo sfondo, poco pi\u00f9 di un pretesto, ma proprio per il piacere della lotta per la lotta, della rivolta per la rivolta, della giovinezza arrabbiata e &quot;vissuta pericolosamente&quot;; quasi un secondo e pi\u00f9 radicale movimento futurista, con il comunismo, il popolo, la giustizia e l&#8217;uguaglianza al posto della macchina, della velocit\u00e0, del dinamismo, della guerra, ma con due cose essenziali in comune con quello: la volont\u00e0 di rottura con la tradizione ed il culto della rivoluzione.<\/p>\n<p>Per il classico studente sessantottino che scende in strada e occupa le facolt\u00e0 universitarie per protestare contro la guerra del Vietnam, per pretendere il &quot;sei&quot; politico, per proclamare il diritto al libero studio, al libero amore, alla libera droga e al libero far niente, gli obiettivi da raggiungere sono vaghi e talmente confusi, che preferisce considerarli gi\u00e0 noti e chiariti, d&#8217;accordo coi suoi compagni, coi quali condivide la farsa di un movimento che non sa realmente quello che vuole, se non l&#8217;obiettivo escatologico: la palingenesi universale e la redenzione dell&#8217;umanit\u00e0 mediante il comunismo; e, a scadenza immediata, l&#8217;ebbrezza della contestazione in se stessa, e l&#8217;estasi della rivoluzione (permanente, quest&#8217;ultima ridotta a un oggetto irreale, fantasmatico. In pratica, una gigantesca masturbazione emotiva e intellettuale, inseguendo una meta irrealistica, al preciso scopo di prolungare indefinitamente il godimento provocato dall&#8217;aspettativa.<\/p>\n<p>Una volta, un amico ci disse di aver sognato, a quell&#8217;epoca, &quot;l&#8217;arrivo dei Cinesi&quot;. Erano tanti, tanti, tantissimi: venivano tutti in bicicletta (dall&#8217;Albania, non si sa come: forse con un nuovo miracolo delle acque simile a quello del Mar Rosso per il popolo eletto); ed era, naturalmente, un arrivo festoso, colorato, pacifico, entusiasmante, tale da riempire il cuore di un senso di beatitudine, di autentica estasi; e raccontava quel sogno, a molti anni di distanza, con lo sguardo ancora brillante e con una nota di commozione nella voce, come della cosa pi\u00f9 bella &#8212; o, comunque, di una delle esperienze pi\u00f9 belle &#8212; mai fatta nella propria vita: una cosa ineffabile. Dal che si desume quanto fosse povera di <em>cose<\/em> la vita degli studenti sessantottini, e quanto ricca, invece, anzi, addirittura debordante, di sogni, utopie, illusioni&#8230; Una intera generazione, la generazione di Peter Pan, che non voleva crescere, che non voleva sentire ragioni, che teneva nel massimo disprezzo il principio di realt\u00e0, dichiarandolo roba per vecchi reazionari e per borghesi stanchi che hanno abdicato alla gioia di vivere, e che vorrebbero contaminare la giovinezza dei loro figli trasmettendo loro il virus letale della rassegnazione.<\/p>\n<p>E adesso, la domanda: perch\u00e9 tanti cattolici, o ex cattolici, alla guida del movimento, e, poi, nelle prime file della stagione del terrorismo? La risposta potr\u00e0 essere sgradevole, come prova quanto si \u00e8 fatto per eluderla in tutti questi anni, nei quali, pure, il tempo non era certo mancato per farvi una doverosa e approfondita riflessione. Si \u00e8 detto e scritto di tutto, in questo mezzo secolo che ci separa da quella stagione, ma ben poco, e quasi sempre di sfuggita, \u00e8 stato detto a proposito del nesso fra cattolicesimo e &#8217;68. Ancora meno, poi, fra il Concilio Vaticano II e &#8217;68: tuttavia, se si pensa che il Vaticano II ha dato la stura a un certo modo d&#8217;intendere il cattolicesimo, e che il &#8217;68 era pieno zeppo di cattolici o ex cattolici o simil-cattolici, un nesso, anche tra questi due eventi, deve pur esserci stato. Spicca, nel generale grigiore e nella diffusa ipocrisia, il nome di Michele Brambilla, che non si \u00e8 tirato indietro e non solo ha fatto i conti con la scabrosa questione, ma, a differenza di altri intellettuali (non occorre farne i nomi, sono legione), i quali, da ex cattolici, ammettono, s\u00ec, quel rapporto, ma se ne vantano, e cos\u00ec lo banalizzano, sottraendosi ad un serio esame &#8212; anche di coscienza -, non ha esitato a porre in evidenza l&#8217;aspetto, chiamiamolo cos\u00ec, poco edificante di quella relazione: vale a dire, la degenerazione del vero spirito cristiano in quei sedicenti cattolici, degenerazione che, sola, ha permesso l&#8217;incontro e la fusione con il marxismo, il quale, del cristianesimo, \u00e8 la perfetta antitesi. Giova ricordare un celebre aforisma di quel grande pensatore, comprensibilmente rimosso e dimenticato, che \u00e8 stato Nicol\u00e0s Gomez Davila: <em>Il cristiano moderno sente l&#8217;obbligo professionale di mostrarsi affabile e allegro, di sfoggiare un benevolo sorriso a trentadue denti, di ostentare cordialit\u00e0 ossequiosa per convincere il miscredente che il cristianesimo non \u00e8 religione \u00abombrosa\u00bb, dottrina \u00abpessimista\u00bb, morale \u00abascetica\u00bb. Il cristiano progressista ci stringe forte la mano con ampio sorriso elettorale.<\/em><\/p>\n<p>Sulla relazione fra cattolicesimo e Sessantotto, dunque, ha osservato, molto opportunamente, il saggista e giornalista Michele Brambilla (in: M. Brambilla, <em>L&#8217;escalation dalle camicie a fiori ai mitra<\/em>, in: <em>Letture. Mensile di informazione culturale, letteratura e spettacolo<\/em>, Milano, n. maggio 1998, pp. 21-24):<\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 da noi, e solo da noi, il Sessantotto and\u00f2 avanti per dieci anni?Le risposte possono essere molte e diverse. Una &#8212; la pi\u00f9 immediata, forse &#8211; \u00e8 questa: in Italia la classe politica, di fronte alla protesta che cresceva, non seppe dire n\u00e9 quei &quot;s\u00ec&quot; che andavano detti, n\u00e9 quei &quot;no&quot; che, pi\u00f9 tardi, andavano urlati. Molte rivendicazioni di studenti e operai erano pi\u00f9 che legittime: la scuola non era al passo con i tempi, e i salari erano tra i pi\u00f9 bassi d&#8217;Europa.Si aspett\u00f2 troppo a dare il via alle riforme, aspettando che la bufera passasse da sola. Poi, quando nelle scuole e nelle universit\u00e0 i vari movimenti della sinistra extraparlamentare instaurarono un clima di violenza instaurarono un clima di violenza, una classe dirigente pavida e inerte non ebbe il coraggio di intervenire. In Francia, tanto per fare un esempio, gi studenti ottennero ci\u00f2 che rivendicavamo, e furono poi stoppati quando passarono alle barricate e alle bottiglie incendiarie: cos\u00ec che tutto si esaur\u00ec nel celebre mese di maggio.<\/em><\/p>\n<p><em>Un&#8217;altra possibile chiave di lettura sta in un aspetto che, nelle ormai numerose ricostruzioni ul Sessantotto, viene sempre trascurato. Forse non \u00e8 un caso che il &#8217;68 sia durato cos\u00ec&#8217; a lungo proprio nel Paese che pi\u00f9 di ogni altro &#8212; tra quelli coinvolti aveva una forte tradizione cattolica. S\u00ec, perch\u00e9 ci\u00f2 che accadde in quegli anni viene sempre letto con categorie politiche, economiche, sociologiche, e mai con categorie religiose.<\/em><\/p>\n<p><em>Eppure, non \u00e8 un caso che la prima universit\u00e0 italiana occupata dagli studenti fu, nel novembre 1967, quella facolt\u00e0 di sociologia di Trento che il democristiano Flaminio Piccoli aveva voluto creare allo scopo di farne una fucina di pensatori cattolici; e che divenne, invece, la culla del terrorismo. L\u00ec si formarono, ad esempio, Renato Curcio e Margherita Cagol, due fra i genitori delle Brigate Rosse. Non \u00e8 un caso che la seconda delle universit\u00e0 occupate fu proprio la Cattolica di Milano, dove nacque la leadership di Mario Capanna.<\/em><\/p>\n<p><em>E non \u00e8 un caso che cattolici, o di formazione cattolica, fossero tutti i primi capi della contestazione: oltre a Curcio e Capanna, Marco Boato, Mauro Rostagno, Nello Casalini (entrato poi nell&#8217;ordine dei Frati Minori), Francesco Schianchi, Luciano Pero. Non dimentichiamo, poi, che il testo pi\u00f9 letto durante le occupazioni del &#8217;68 fu &quot;Lettera a una professoressa&quot;, scritto dagli alunni di don Lorenzo Milani. Un libro, sostenne uno dei leader di Lotta Continua, Guido Viale, che &quot;eserciter\u00e0 un&#8217;influenza decisiva durante tutti gli anni del movimento&quot;. Colpa dei cattolici, dunque, se la protesta degener\u00f2? Il nesso tra forte tradizione cattolica e lunga durata potrebbe essere un altro.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Sessantotto, in fondo, capit\u00f2 nel momento in cui la cosiddetta &quot;secolarizzazione&quot; era diventata un fenomeno di massa. Non pi\u00f9 ristretta alle \u00e9lites intellettuali, ma carne e sangue di tutto un popolo. Eccoci dunque che molti giovani che avevano nel sangue il Dagli ideali cristiani di giustizia e di uguaglianza, ma che avevamo smarrito la fede, &quot;secolarizzarono&quot; quegli ideali. Per capirci: in realt\u00e0 non furono dei cattolici a guidare la rivolta, ma dei cattolici che avevano perso la fede. E, una volta perso di vista l&#8217;aspetto trascendente del vangelo, rimaneva quello terreno. Non credendo pi\u00f9 nel Paradiso nei cieli, si tent\u00f2 di costruirne uno in terra, &quot;qui e ora&quot;, come recitava appunto lo slogan forse pi\u00f9 noto in quegli anni.<\/em><\/p>\n<p><em>Si sa che quando l&#8217;uomo cerca di costruire il paradiso in terra, finisce con il realizzare qualcosa che assomiglia molto all&#8217;inferno: il terrorismo, ad esempio. E si sa che, come diceva il teologo protestante Karl Barth (morto, tra l&#8217;altro, proprio nel 1968), &quot;quando il cielo si svuota di Dio, la terra si popola di idoli&quot;. Eliminato Dio dagli orizzonti umani, gli idoli di quella stagione furono infiniti: la societ\u00e0 comunista, la lotta di classe, la lotta armata, la &quot;coppia aperta&quot;, la droga libera&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Hanno portato, questi idoli, la felicit\u00e0 sperata da quella generazione? \u00c8 stata costruita una societ\u00e0 davvero migliore? Anche il pi\u00f9 strenuo e nostalgico difensore di quell&#8217;esperienza deve ammettere che i conti non tornano. E, anzi, se si riflette, bisogna addirittura riconoscere che la &quot;rivoluzione&quot; dei ragazzi con l&#8217;eskimo ha prodotto risultati spesso opposti a quelli sperati.<\/em><\/p>\n<p>E la cosa non \u00e8 finita l\u00ec; tutt&#8217;altro. Il &#8217;68 non \u00e8 mai finito: come un fiume carsico, si \u00e8 inabissato temporaneamente, per riemergere pi\u00f9 ampio di prima: si pu\u00f2 dire che tutta la societ\u00e0 europea odierna, e quella italiana in primis, ne \u00e8 l&#8217;erede morale e materiale. Noi siamo quello che siamo, perch\u00e9 abbiamo ereditato il &#8217;68: la sua scuola, la sua famiglia, la sua maniera d&#8217;intendere il lavoro, nonch\u00e9 lo svago e il tempo libero, molto pi\u00f9 di quanto generalmente non immaginiamo. Certo, le apparenze sono diverse; i &quot;figli dei fiori&quot; sono spariti, e, nelle facolt\u00e0 universitarie, non si spranga pi\u00f9 nessuno. Ma la ragione principale di questo apparente assestamento, di questa normalizzazione, \u00e8 che la maggior parte delle rivendicazioni sessantottine sono divenute realt\u00e0. Abbiamo la scuola degli asini, la famiglia sfasciata, il lavoro come maledizione e il divertimento come sballo, tutto a norma di legge. Mancano, ahim\u00e8, le nobili cause per cui lottare? Niente paura: le si adotta, le si importa; prima fra tutte, quella dei &quot;poveri&quot; migranti, anzi, profughi. Per difendere i loro diritti, gli intellettuali odierni non esitano a insultare e disprezzare i loro padri e le loro madri, accusandoli di essere razzisti, cinici ed egoisti: come nel &#8217;68. Brandendo il Vangelo quale nuovo Libretto Rosso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 un caso che tutti i maggiori capi del 1968 siano stati dei cattolici, o, comunque, di formazione cattolica? 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