{"id":28790,"date":"2008-12-27T07:49:00","date_gmt":"2008-12-27T07:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/27\/ce-una-relazione-fra-il-biblico-serpente-di-bronzo-e-la-x-divina-del-timeo-di-platone\/"},"modified":"2008-12-27T07:49:00","modified_gmt":"2008-12-27T07:49:00","slug":"ce-una-relazione-fra-il-biblico-serpente-di-bronzo-e-la-x-divina-del-timeo-di-platone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/27\/ce-una-relazione-fra-il-biblico-serpente-di-bronzo-e-la-x-divina-del-timeo-di-platone\/","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 una relazione fra il biblico serpente di bronzo e la X divina del \u00abTimeo\u00bb di Platone?"},"content":{"rendered":"<p>Vi \u00e8, nella storia dell&#8217;esodo del popolo ebreo dall&#8217;Egitto alla Terra Promessa, un episodio particolarmente misterioso e ricco di significati allegorici, sul quale da sempre biblisti e storici delle religioni si interrogano, senza &#8211; peraltro &#8211; trovare un accordo generale.<\/p>\n<p>L&#8217;episodio \u00e8 quello dei serpenti che mordono gli Ebrei nel deserto del Sinai, dopo la loro fuga dall&#8217;Egitto, provocando la morte di molti di essi; e del serpente di bronzo che Mos\u00e9, per ispirazione divina, fa erigere in cima ad un palo, ottenendo la guarigione per quanti rivolgono lo sguardo verso di esso.<\/p>\n<p>La guarigione, in ogni caso, non avviene per opera dell&#8217;idolo, ma di Dio stesso, mediante un incondizionato atto di fede degli uomini; cos\u00ec come da Dio era venuto il flagello dei serpenti, quale castigo per le mormorazioni degli Ebrei, stanchi di girovagare nel deserto e di nutrirsi sempre dello stesso cibo, la manna.<\/p>\n<p>Una particolarit\u00e0 \u00e8 che l&#8217;episodio non viene narrato n\u00e9 nel libro dell&#8217;Esodo, n\u00e9 in quello del Levitico, ma solo nel libro dei Numeri, 4, 9, che qui di seguito riportiamo (dalla \u00abBibbia di Gerusalemme\u00bb):<\/p>\n<p>\u00abPoi gli Israeliti partirono dal monte Cor, dirigendosi verso il Mare Rosso per aggirare il paese di Edom. Ma il popolo non sopport\u00f2 il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mos\u00e8: &quot;Perch\u00e9 ci avete fatti uscire dall&#8217;Egitto per farci morire in questo deserto? Perch\u00e9 qui non c&#8217;\u00e8 n\u00e9 pane n\u00e9 acqua e siamo nauseati di questo cibo cos\u00ec leggero.&quot; Allora il Signore mand\u00f2 fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d&#8217;Israeliti mor\u00ec. Allora il popolo venne a Mos\u00e8 e disse: &quot;Abbiamo peccato, perch\u00e9 abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti.&quot; Mos\u00e8 preg\u00f2 per il popolo: &quot;Il Signore disse a Mos\u00e8: &quot;Fatti un serpente e mettilo sopra un&#8217;asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarder\u00e0 rester\u00e0 in vita.&quot; Mos\u00e8 allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l&#8217;asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;episodio \u00e8 piuttosto noto in ambito cristiano, anche perch\u00e9 numerosi artisti hanno dipinto o inciso delle opere ispirate a quel fatto drammatico e prodigioso; il suo significato &#8211; tuttavia &#8211; rimane, per molti aspetti, oggetto di diverse interpretazioni.<\/p>\n<p>Le cose non si chiariscono, se pure si confrontano con questo gli altri passi dell&#8217;Antico e del Nuovo Testamento che menzionano tale episodio.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 contenuto nel Secondo Libro dei Re (18, 4), nel quale si riportano gli sforzi del re Ezechia per eliminare ogni forma di culto idolatrico dalla religione ebraica e per restaurare il rigoroso monoteismo di matrice mosaica:<\/p>\n<p>\u00abEgli [cio\u00e8 Ezechia] elimin\u00f2 le alture e frantum\u00f2 le stele, abbatt\u00e9 il palo sacro e fece a pezzi il serpente di bronzo, eretto da Mos\u00e8; difatti fino a quel tempo gli Israeliti gli bruciavano incenso e lo chiamavano Necustan. \u00bb<\/p>\n<p>Un altro passo dell&#8217;Antico Testamento in cui si parla del serpente di bronzo \u00e8 contenuto nel Libro della Sapienza (5, 14), ove &#8211; in modo piuttosto incongruo &#8211; i serpenti sono accomunati alle cavallette e alle mosche quali animali velenosi:<\/p>\n<p>\u00abQuando infatti li assal\u00ec il terribile furore delle bestie<\/p>\n<p>e perirono per i morsi di tortuosi serpenti,<\/p>\n<p>la tua collera non dur\u00f2 sino alla fine.<\/p>\n<p>Per correzione furono spaventati per breve tempo,<\/p>\n<p>avendo gi\u00e0 avuto un pegno di salvezza<\/p>\n<p>a ricordare loro i decreti della tua legge.<\/p>\n<p>Infatti chi si volgeva a guardarlo<\/p>\n<p>era salvato non da quel che vedeva,<\/p>\n<p>ma solo da te, salvatore di tutti.<\/p>\n<p>Anche con ci\u00f2 convincesti i nostri nemici<\/p>\n<p>che tu sei colui che libera da ogni male.<\/p>\n<p>Gli Egiziani infatti furono uccisi dai morsi<\/p>\n<p>di cavallette e di mosche,<\/p>\n<p>n\u00e9 si trov\u00f2 un rimedio per la loro vita,<\/p>\n<p>meritando di essere puniti con tali mezzi.<\/p>\n<p>Invece contro i tuoi figli<\/p>\n<p>neppure i denti di serpenti velenosi prevalsero,<\/p>\n<p>poich\u00e9 intervenne la tua misericordia a guarirli.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 ricordassero le tue parole,<\/p>\n<p>feriti dai morsi, erano subito guariti,<\/p>\n<p>per timore che, caduti in un profondo oblio,<\/p>\n<p>fossero esclusi dai tuoi benefici.<\/p>\n<p>Non li guar\u00ec n\u00e9 un&#8217;erba n\u00e9 un emolliente,<\/p>\n<p>ma la tua parola, o Signore, la quale tutto risana.<\/p>\n<p>Tu infatti hai potere sulla vita e sulla morte;<\/p>\n<p>conduci gi\u00f9 alle porte degli inferi e fai risalire.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo pu\u00f2 uccidere nella sua malvagit\u00e0,<\/p>\n<p>ma non fa tornare uno spirito gi\u00e0 esalato,<\/p>\n<p>n\u00e9 liberare un&#8217;anima gi\u00e0 accolta negli inferi.\u00bb<\/p>\n<p>Si noti che il libro dell&#8217;Esodo, nel quale sono narrate le dieci piaghe che si abbatterono sull&#8217;Egitto per punire l&#8217;ostinazione del Faraone, che non voleva lasciar partire gli Ebrei, non si dice mai che le mosche e le cavallette mordessero a morte gli Egiziani; ma solo che dilagarono innumerevoli e, nel caso delle cavallette, che distrussero i raccolti.<\/p>\n<p>Poi, nel Nuovo Testamento, vi sono due passi che si richiamano all&#8217;episodio del serpente di bronzo, entrambi nel Vangelo di Giovanni..<\/p>\n<p>Nel primo di essi (14, 12-15) Ges\u00f9, nel corso del colloquio notturno avuto con Nicodemo, che era andato a trovarlo di nascosto, afferma:<\/p>\n<p>\u00abSe vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parler\u00f2 di cose del cielo? Eppure nessuno \u00e8 mai salito al cielo, fuorch\u00e9 il Figlio dell&#8217;uomo che \u00e8 disceso al celo. E come Mos\u00e8 innalz\u00f2 il serpente nel deserto, cos\u00ec bisogna che sia innalzato il figlio dell&#8217;uomo, perch\u00e9 chiunque crede in lui abbia la vita eterna.\u00bb<\/p>\n<p>Qui, dunque, Ges\u00f9 istituisce una similitudine fra il serpente di bronzo, innalzato da Mos\u00e9 mediante un &quot;albero sacro&quot;, e se stesso, che sarebbe stato innalzato mediante un altro albero sacro, molto diverso &#8211; per\u00f2 &#8211; da quello che i suoi contemporanei potevano immaginare per un Messia: la croce.<\/p>\n<p>Nel secondo passo del Vangelo di Giovanni in cui vi \u00e8 un richiamo, assai pi\u00f9 oscuro e controverso, al serpente di bronzo (19, 37), non \u00e8 Ges\u00f9 a parlare, ma un testimonio oculare della crocifissione di Cristo, il quale garantisce la propria veridicit\u00e0. Esso suona cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u00abE un altro passo della Scrittura dice ancora: &quot;Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Qui sembra che sia l&#8217;apostolo Giovanni a parlare in prima persona; e il richiamo del versetto che egli cita \u00e8 al Libro di Zaccaria (12, 10) che suona cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u00abRiverser\u00f2 sopra la casa di David e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito.\u00bb<\/p>\n<p>A dire il vero, nel Nuovo Testamento vi sarebbe un altro riferimento all&#8217;episodio del serpente di bronzo e, pi\u00f9 precisamente, al parallelo neotestamentario fra esso e la realt\u00e0 di Cristo crocifisso, che diviene strumento di salvezza per tutti coloro i quali credono nel mistero della sua morte e della sua resurrezione.<\/p>\n<p>Tale riferimento \u00e8 contenuto nel Libro dell&#8217;Apocalisse (1,7), che, tradizionalmente, viene attribuito anch&#8217;esso all&#8217;apostolo Giovanni o, comunque, allo stesso Giovanni che \u00e8 autore del quarto Vangelo e delle tre lettere omonime. Il passo in questione recita cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u00abEcco, viene sulle nubi e ognuno lo vedr\u00e0;<\/p>\n<p>anche quelli che lo trafissero<\/p>\n<p>e tutte le nazioni della terra si batteranno per lui il petto\u00bb.<\/p>\n<p>Questo passo, in realt\u00e0, \u00e8 molto pi\u00f9 complesso di quel che potrebbe apparire ad una lettura frettolosa, perch\u00e9 risulta a sua volta formato da una sorta di &quot;collage&quot; di numerosi passi biblici, sia vetero che neotestamentari.<\/p>\n<p>In primo luogo, l&#8217;immagine del salvatore che avanza sulle nubi, diretto verso la Gloria di Dio, \u00e8 desunta dal Libro di Daniele (7, 13-14):<\/p>\n<p>\u00abGuardando ancora nelle visioni notturne,<\/p>\n<p>ecco apparire, sulle nubi del cielo,<\/p>\n<p>uno, simile ad un figlio di uomo;<\/p>\n<p>giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui,<\/p>\n<p>che gli diede potere, gloria e regno;<\/p>\n<p>tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano;<\/p>\n<p>il suo potere \u00e8 un potere eterno,<\/p>\n<p>che non tramonta mai, e il suo regno \u00e8 tale<\/p>\n<p>che non sar\u00e0 mai distrutto.\u00bb<\/p>\n<p>Due cose sono qui notevoli e degne di essere evidenziate: la prima \u00e8 la denominazione di \u00abfiglio di uomo\u00bb per questa suprema figura messianica, ossia la stessa che Ges\u00f9 Cristo aveva adottato per indicare se stesso. La seconda cosa \u00e8 il concetto della missione universalistica di tale Messia, che supera gli angusti confini del nazionalismo ebraico e acquista veramente respiro mondiale; e anche di questo concetto bene si ricorder\u00e0 Ges\u00f9 Cristo nel corso della propria predicazione.<\/p>\n<p>Poi, oltre al gi\u00e0 citato passo di Zaccaria, il brano del Libro di Daniele offre delle corrispondenze sia con il vangelo di Giovanni (19, 37), anch&#8217;esso su riferito, e poi con il grande discorso escatologico di Cristo, che preannunzia la sua passione, contenuto nel Vangelo di Matteo (24, 30-31), che recita testualmente:<\/p>\n<p>\u00abAllora comparir\u00e0 nel cielo il segno del Figlio dell&#8217;uomo e allora si batteranno il petto tutte le trib\u00f9 della terra, e vedranno il Figlio dell&#8217;uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli mander\u00e0 i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all&#8217;altro dei cieli.\u00bb<\/p>\n<p>Pertanto, anche da questi raffronti risulta che Ges\u00f9 Cristo fece esplicitamente riferimento al Libro di Daniele e che volle presentare se stesso come quel Figlio dell&#8217;uomo di cui le Scritture avevano preannunciato la venuta; venuta che, ad un tempo, avrebbe segnato il momento del giudizio di salvezza per tutti quanti avrebbero creduto in lui.<\/p>\n<p>Ed ecco un paio di interpretazioni dell&#8217;episodio del serpente di bronzo da parte di altrettanti biblisti contemporanei.<\/p>\n<p>Secondo Giovanni Rinaldi , nella \u00abEnciclopedia Cattolica\u00bb (Roma, 1953, vol. XI, col. 394-95):<\/p>\n<p>\u00abNon risulta di che specie di serpenti si tratti; forse il termine &quot;infuocato&quot; o &quot;ardente&quot;, in ebraico &quot;s\u0101raph&quot;, allude a un&#8217;infiammazione o febbre che il morso provocava. Essendosi il popolo pentito, Dio per intercessione di Mos\u00e8 indic\u00f2 il rimedio in un serpente di bronzo, che si doveva erigere su un palo: chi morsicato lo avesse guardato, sarebbe guarito; e cos\u00ec avvenne (&quot;Numeri&quot;, 21, 4-9). Il simbolismo non sembra difficile da cogliere: esso \u00e8 scelto in armonia con l&#8217;ambiente. Appeso al palo, il serpente era come reso innocuo:; la vista e l&#8217;immagine ricordava la pena meritata; l&#8217;atto di fiducia, che lo sguardo era destinato a provocare e significare, meritava da Dio la guarigione(&quot;Sapienza, 16, 6-8). L&#8217;oggetto si conserv\u00f2: ma nella tradizione popolare israelitica gli and\u00f2 unito un culto: lo si ritrova sotto il nome di Nohestan (&quot;N\u0115hu\u0161t\u0101n&quot;) tra gli oggetti idolatrici che Ezechia fece distruggere (&quot;II Re&quot;, 18, 4). Non \u00e8 chiaro il significato del serpente di bronzo trovato a Gezer (antico-israelitico, circa 1.000 a. C.) e di altre figurazioni di serpenti, forse &quot;ex-voto&quot;.<\/p>\n<p>Il serpente di bronzo \u00e8 interpretato in &quot;Giovanni&quot;, 3, 14 sg. Come simbolo di Ges\u00f9, elevato sulla croce, donde d\u00e0 la vita a chi crede in lui. \u00bb<\/p>\n<p>E Armando Rolla, in \u00abEnciclopedia della Bibbia\u00bb (Torino, Elle Di Ci, 1971, vol. 6, p. 413):<\/p>\n<p>\u00abMos\u00e8 costru\u00ec il serpente di bronzo, lo espose come il Signore aveva ordinato e la calamit\u00e0 cesso. Questo effetto non fu dovuto a una credenza superstiziosa, ma al fatto che il serpente di bronzo era simbolo di salvezza in viort\u00f9 di Colui che tutti salva. Per questo motivo Ges\u00f9 Cristo , nel predire la sua passione, ne spieg\u00f2 il carattere spirituale, paragonandola con la salvezza fisica che il serpente di bronzo procurava. Il simbolo mosaico ricevette pi\u00f9 tardi culto idolatrico nel Tempio di Gerusalemme dove si conservava. Ezechia, durante il periodo della sua riforma religiosa, dette ordine di farlo a pezzi poich\u00e9 gli Ebrei gli bruciavano l&#8217;incenso. Era venerato sotto il nome di &quot;N\u0115hu\u0161t\u0101n&quot; (\u039d\u03b5\u03b5\u03c3\u03b8\u03ac\u03bd; Vangelo &quot;Nohestan&quot;), in riferimento sia al materiale di cui era composta l&#8217;immagine (bronzo, &quot;n\u0115h\u014d\u0161et), sia alla sua forma (serpente, &quot;n\u0101h\u0101\u0161&quot;). Il culto del serpente \u00e8 confermato non solo in Mesopotamia (accadico &quot;\u0161arrapu&quot;, cfr. &quot;\u015b\u0101r\u0101f&quot;), ma anche in citt\u00e0 palestinesi come Bet \u0160\u00e9me\u0161, Beit Mirsim, Beisan e G\u00e9zer, per\u00f2 in questa non con valore ofiolatrico, ma come amuleto profilattico, secondo l&#8217;interpretazione pi\u00f9 accettata dagli specialisti.\u00bb<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 importante degli apologisti greci e il primo rappresentante del platonismo cristiano, Giustino Martire (100-165 d. C.), nato a Samaria, aveva per\u00f2 delle idee molto originali in proposito, per non dire decisamente audaci.<\/p>\n<p>Egli, infatti, avanza un audace parallelismo fra la tradizione biblica del serpente di bronzo e la potenza divina che, nel \u00abTimeo\u00bb platonico, si esprime nell&#8217;universo sotto forma di X.<\/p>\n<p>Forse anche per le sue origini palestinesi, Giustino indica una influenza diretta del creazionismo biblico sulla cosmologia di Platone e, pi\u00f9 in particolare, un probabile influsso di Mos\u00e8 (cui tradizionalmente era attribuita la composizione dell&#8217;intero Pentateuco) su un difficile e controverso passo del \u00abTimeo\u00bb dedicato alla Potenza, seconda ipostasi divina.<\/p>\n<p>Il brano di Giustino, contenuto nella sua \u00abPrima Apologia\u00bb, 59-60, \u00e8 il seguente (da: Giustino, \u00abApologie\u00bb, a cura di Giuseppe Girgenti, Milano, Rusconi Editore, 1995, pp. 151-155):<\/p>\n<p>\u00ab[59, 1] Dovete sapere, inoltre, che Platone ha desunto dai nostri maestri , intendo dire dalle parole dei profeti, la dottrina per cui Dio ha creato il cosmo, plasmando una materia informe, e, a tal riguardo, sentite letteralmente le parole di Mos\u00e8, il primo profeta, di cui abbiamo parlato, pi\u00f9 antico di tutti gli scrittori greci, attraverso cui lo Spirito Profetico ha rivelato in che modo e con quali elementi , in principio, Dio ha creato il cosmo, dicendo:<\/p>\n<p>[2] &quot;In principio Dio cre\u00f2 il cielo e la terra. [3] La terra era invisibile ed informe, e le tenebre erano sull&#8217;abisso; e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque. [4] E Dio disse: Sia la luce. E cos\u00ec fu.&quot;<\/p>\n<p>[5] Di conseguenza, l&#8217;intero universo \u00e8 stato generato dal Logos di Dio a partire dagli elementi indicati per la prima volta da Mos\u00e8, e da qui, pertanto, Platone, tutti quelli che professano dottrine di questo genere, e noi stessi, abbiamo imparato: potete convincervene.<\/p>\n<p>[6] E sappiamo altres\u00ec che ci\u00f2 che viene denominato Erebo dai poeti si trova in primo luogo in Mos\u00e9.<\/p>\n<p>[60,1] E quel che Platone afferma nel &quot;Timeo&quot; a proposito del figlio di Dio, relativamente alla filosofia della natura, quando dice: &quot;Lo ha impresso nell&#8217;Universo a forma di X, \u00e8 stato desunto, in modo analogo, da Mos\u00e8.<\/p>\n<p>[2] Infatti, nei libri di Mos\u00e8 \u00e8 scritto che in quel tempo, quando gli Israeliti uscirono dall&#8217;Egitto ed erano nel deserto, furono attaccati da animali velenosi, vipere, aspidi e serpenti di ogni specie, che seminavano la morte tra la popolazione; [3] quindi Mos\u00e8, per ispirazione ed azione di Dio, prese del bronzo, lo fuse in forma di croce, lo fiss\u00f2 in cima al santo tabernacolo, e disse al popolo: &quot;Se guardate questo segno e credete, in esso sarete salvati&quot;.<\/p>\n<p>[4] In seguito a questo fatto, scrisse che i serpenti morirono, e consegn\u00f2 alla tradizione che il popolo sfugg\u00ec alla morte in questo modo.<\/p>\n<p>[5] Platone, poich\u00e9 era venuto a conoscenza di questo, ma non lo aveva compreso sino in fondo, dato che non aveva pensato al segno della croce, ma ad una X, ha affermato che la Potenza, che viene subito dopo il Primo Dio, \u00e8 impressa a forma di X nell&#8217;universo.<\/p>\n<p>[6] E la dottrina di un Terzo principio \u00e8 tratta dalla conoscenza del testo di Mos\u00e8, che abbiamo citato prima, in cui si dice che lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque.<\/p>\n<p>[7] Infatti, assegna il secondo posto al Logos che procede da Dio, e dice che \u00e8 disposto a forma di X nell&#8217;universo, mentre assegna il terzo posto allo Spirito che, come si dice, aleggiava sulle acquee, in particolare in questa frase: &quot;Le terze realt\u00e0 intorno al terzo&quot;.<\/p>\n<p>[8] E ora ascoltate: come lo Spirito Profetico, tramite Mos\u00e8, abbia annunciato la conflagrazione finale nel fuoco.<\/p>\n<p>[9] Ha detto questo: &quot;Si abbatter\u00e0 un fuoco inestinguibile e divorer\u00e0 fino al fondo dell&#8217;abisso&quot;.<\/p>\n<p>[10] Pertanto, non siamo noi che professiamo le stesse dottrine di altri, ma tutti gli altri che predicano imitando le nostre.<\/p>\n<p>[11] Da noi, inoltre, questi insegnamenti possono essere ascoltati ed assimilati persino da coloro che non conoscono neanche i caratteri dell&#8217;alfabeto, dagli ignoranti e dai barbari di linguaggio, che per\u00f2 sono sapienti e credenti di mente, anche se infermi o privi della vista: questo fa capire che non \u00e8 una sapienza umana, ma una dottrina ispirata dalla potenza di Dio.\u00bb<\/p>\n<p>Per la verit\u00e0, n\u00e9 il Libro dei Numeri n\u00e9 quello della Sapienza parlano della morte dei serpenti, ma solo del fatto che gli Ebrei che guardavano il serpente guarivano dagli effetti del veleno; particolare che farebbe pensare a una conoscenza imperfetta dell&#8217;episodio del serpente di bronzo, oppure a una derivazione da altre fonti che parlavano dell&#8217;episodio, andate in seguito perdute.<\/p>\n<p>Giustino, comunque, tiene qui presente l&#8217;interpretazione medioplatonica del \u00abTimeo\u00bb, in base alla quale si stabiliva l&#8217;esistenza di tre Principi Primi: l&#8217;Uno, ossia il primo Dio; il Paradigma, identificato con il Logos; e infine il Demiurgo, cio\u00e8 il Terzo principio.<\/p>\n<p>Ma ecco il passo in questione del \u00abTimeo\u00bb (36, B-C; da: Platone, \u00abTutte le opere\u00bb, Roma, Newton &amp; Compton Editori, 1997, vol. 4, p 563, traduzione italiana di Enrico Pegone:<\/p>\n<p>\u00abDopo che [l&#8217;artefice divino] ebbe diviso in due, secondo la lunghezza, tale composizione [dell&#8217;universo], ed ebbe adattato una parte all&#8217;altra nel loro punto mediano in forma di X, le pieg\u00f2 in circolo nello stesso punto, congiungendo tra Di loro le estremit\u00e0 di ciascuna nel punto di incontro opposto alla loro intersezione, e vi impresse un movimento di rotazione uniforme nel medesimo spazio, e uno dei due circoli lo fece esterno, mentre l&#8217;altro interno. Destin\u00f2 il movimento del circolo esterno al movimento della natura del medesimo, e quello del circolo interno al movimento della natura dell&#8217;altro&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Che cosa dobbiamo pensare dell&#8217;ipotesi avanzata da Giustino, ossia di una diretta influenza del Libro dei Numeri sull&#8217;enigmatico passo del \u00abTimeo\u00bb platonico &#8211; un dialogo che anche il vasto pubblico dei non specialisti conosce almeno di nome, per via del mito di Atlantide in esso (e nel \u00abCrizia\u00bb) esposto; ma che, in effetti, \u00e8 uno dei pi\u00f9 oscuri e difficili di tutto il &quot;corpus&quot; delle opere platoniche, se non il pi\u00f9 oscuro e difficile in assoluto?<\/p>\n<p>Diremo francamente che l&#8217;ipotesi di un diretto influsso mosaico sul pensiero di Platone non ci persuade; e ci\u00f2 per diversi ordini di motivi.<\/p>\n<p>Senza voler escludere che Platone possa aver avuto conoscenza delle Scritture della religione mosaica &#8211; cosa che, anzi, ci sembra quanto meno verosimile, dati i contatti che certamente ebbe sia con l&#8217;Egitto, sia con il Vicino Oriente &#8211; appare evidente che l&#8217;intera argomentazione di Giustino \u00e8 viziata da una scoperta manovra ideologica: quella di dimostrare non solo la plausibilit\u00e0 della religione cristiana agli occhi di un interlocutore pagano, ma addirittura la derivazione di alcune idee fondamentali della filosofia pagana dall&#8217;ebraismo. E l&#8217;orgoglio di appartenenza di Giustino alla cultura mosaica, sia pure come samaritano (ma, si sa, gli adepti delle province di confine sono sempre pi\u00f9 zelanti di quelli del centro, perch\u00e9 devono superare un complesso di inferiorit\u00e0) deve entrare pure in qualcosa &#8211; e, secondo noi, pi\u00f9 che in qualcosa &#8211; nell&#8217;implicito corollario di una superiorit\u00e0 dell&#8217;ebraismo rispetto al platonismo.<\/p>\n<p>Del resto, si tenga presente per chi scriveva Giustino la sua \u00abPrima Apologia\u00bb: non per un pubblico generico di lettori pagani, ma proprio per l&#8217;imperatore di Roma, Antonino il Pio, circa l&#8217;anno 150 dopo Cristo. Suoi scopi erano sia dimostrare l&#8217;inconsistenza delle accuse rivolte al cristianesimo dai pagani, sia proporre &#8211; niente di meno &#8211; una alleanza tra cristianesimo e potere imperiale romano. Questo secondo punto, senza dubbio audacissimo per l&#8217;epoca, dimostra &#8211; se non altro &#8211; che il Nostro apologeta era uno che sapeva pensare in grande e che possedeva, senza dubbio, un una lungimiranza in ambito storico-religioso e politico-culturale, quale pochi altri potevano allora vantare.<\/p>\n<p>Basti dire che, poco pi\u00f9 di un secolo e mezzo dopo, quella alleanza tra Impero Romano e religione cristiana verr\u00e0 effettivamente realizzata: ma non gi\u00e0 sulla spinta degli apologisti cristiani, bens\u00ec per la solitaria decisione di un imperatore &#8211; Costantino il Grande &#8211; non ancora cristiano (verr\u00e0 battezzato solo in punto di morte, nel 337) al quale ben si addice il concetto di Machiavelli che, in politica, il fine giustifica i mezzi. Tanto \u00e8 vero che, nelle sue mani e fin da subito, ossia fin dal Concilio di Nicea, la religione cristiana altro non fu che un &quot;instrumentum regni&quot; (come lo era stato, del resto, il culto di Giove durante ila tetrarchia di Diocleziano); con l&#8217;inevitabile conseguenza del cesaropapismo che, poi, avrebbe caratterizzato tutta la millenaria storia dell&#8217;Impero Bizantino (ma non quella, destinata a esaurirsi nel 476, dell&#8217;Impero Romano di Occidente).<\/p>\n<p>Insomma, si ha la netta impressione che Giustino, vuoi per orgoglio di appartenenza all&#8217;ebraismo, vuoi per la sua proposta all&#8217;imperatore romano di stringere una alleanza strategica con i cristiani, abbia forzato al massimo tutti quei testi che gli consentivano di sostenere la sua tesi di una derivazione del creazionismo platonico dalla concezione mosaica.<\/p>\n<p>Ci\u00f2, in linea generale.<\/p>\n<p>In particolare, poi &#8211; ed evitando di addentrarci nelle specifiche questioni filosofiche e cosmogoniche trattate da Platone in quel passo del \u00abTimeo\u00bb, che risulterebbero ostiche, oltre che sostanzialmente inutili, al lettore non specialista &#8211; dobbiamo evidenziare come sia necessario un bello sforzo d&#8217;immaginazione per sostenere che la X di Platone \u00e8 una stessa e identica cosa con il serpente di bronzo di Mos\u00e9 e con la croce sulla quale venne giustiziato Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 proprio questo ci\u00f2 che Giustino sostiene, con la massima disinvoltura:<\/p>\n<p>\u00abIn seguito a questo fatto, scrisse che i serpenti morirono, e consegn\u00f2 alla tradizione che il popolo sfugg\u00ec alla morte in questo modo.<\/p>\n<p>Platone, poich\u00e9 era venuto a conoscenza di questo, ma non lo aveva compreso sino in fondo, dato che non aveva pensato al segno della croce, ma ad una X, ha affermato che la Potenza, che viene subito dopo il Primo Dio, \u00e8 impressa a forma di X nell&#8217;universo.\u00bb<\/p>\n<p>A meno che la \u00abcroce\u00bb di cui parla qui Giustino non sia quella di Cristo, ma semplicemente quella innalzata da Mos\u00e8 nel deserto: nel qual caso bisognerebbe pensare che il serpente di bronzo formasse, con il palo di sostegno, una sorta di croce.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, i Romani conoscevano anche un altro tipo di croce, la cosiddetta \u00abcroce di Sant&#8217;Andrea\u00bb, che era formata non gi\u00e0 da un palo orizzontale, pi\u00f9 corto, per le braccia del suppliziato, e da uno verticale, pi\u00f9 lungo, per sorreggerne il tronco e i piedi; bens\u00ec da due pali incrociati, di eguale lunghezza, atti a sostenere sia le braccia, sia le gambe (divaricate) del condannato. Evidentemente, solo questa seconda croce pu\u00f2 essere equiparata a una X; ma non sembra che essa sia stata adoperata per il supplizio di Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p>Quindi, tutto il ragionamento di Giustino si regge su questi labili collegamenti: siccome Ges\u00f9 ha paragonato se stesso sospeso alla croce, al segno di salvezza alzato da Mos\u00e8 nel deserto (il serpente di bronzo); cos\u00ec quel segno di salvezza, essendo una croce, sarebbe anche la forma fondamentale dell&#8217;universo, secondo l&#8217;azione esercitata dal Demiurgo divino &#8211; il Terzo principio di Platone -, in base a una complessa simbologia di ordine matematico, sul modello dell&#8217;armonia numerica che sta alla base delle dottrine pitagoriche.<\/p>\n<p>Ci sembra che tutto ci\u00f2 somigli molto ad un arrampicarsi sugli specchi per dimostrare una tesi indubbiamente ingegnosa, ma che ha l&#8217;evidente difetto di apparire precostituita per ragioni extra-filosofiche ed extra-religiose.<\/p>\n<p>Qui, per\u00f2, ci fermiamo.<\/p>\n<p>Volendo, non sarebbe difficile passare dal motivo della croce o della X a quello della spirale doppia (cio\u00e8 con movimento destrorso e sinistrorso), che ricorre in tante culture umane &#8211; dagli antichi Celti dell&#8217;Europa occidentale ai Maori della Nuova Zelanda &#8211; presso le quali rappresentava l&#8217;origine dell&#8217;universo cos\u00ec come essa ci appare, oggi (sar\u00e0 soltanto una coincicenza?), alla luce delle pi\u00f9 recenti teorie cosmologiche.<\/p>\n<p>E che dire della svastica, antichissimo simbolo solare e cosmico, diffuso presso innumerevoli culture, da quella greca a quella preariana di Mohenjo Daro, nella valle dell&#8217;Indo, a quella buddhista a quella giainista, a quella tibetana, alla cinese, ad alcune sette gnostiche e perfino ad alcune civilt\u00e0 mesoamericane?<\/p>\n<p>Rischieremmo di perderci in questo &quot;mare magnum&quot; e, pertanto, preferiamo fermarci ed evitare accostamenti ed ipotesi di possibili influenze reciproche tanto generici quanto indimostrabili.<\/p>\n<p>Del resto, non \u00e8 forse noto che la cosiddetta croce vista da Costantino, alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio (&quot;in hoc signo vinces&quot;), non era affatto una croce cristiana ma, quasi certamente, un simbolo solare, dato che l&#8217;imperatore, all&#8217;epoca, non si era per nulla convertito al cristianesimo, ma professava il culto del Sol Invictus, come gran parte delle sue truppe?<\/p>\n<p>Questo esempio dovrebbe ricordarci che \u00e8 bene essere estremamente cauti allorch\u00e9 si delineano scenari di possibili influenze da parte di un determinato simbolo religioso su di un&#8217;altra cultura e su di un&#8217;altra religione:.<\/p>\n<p>Come, appunto, la strampalata teoria di Giustino, circa l&#8217;influsso di Mos\u00e8 su Platone, dovrebbe ampiamente evidenziare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi \u00e8, nella storia dell&#8217;esodo del popolo ebreo dall&#8217;Egitto alla Terra Promessa, un episodio particolarmente misterioso e ricco di significati allegorici, sul quale da sempre biblisti<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30146,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[70],"tags":[117,120,203],"class_list":["post-28790","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-demonologia","tag-dio","tag-ebraismo-e-giudaismo","tag-mose"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-demonologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28790","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28790"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28790\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30146"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28790"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28790"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28790"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}