{"id":28786,"date":"2009-01-27T10:39:00","date_gmt":"2009-01-27T10:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/27\/nella-sera-carica-di-pioggia-il-vento-restituisce-tutte-le-cose-amate\/"},"modified":"2009-01-27T10:39:00","modified_gmt":"2009-01-27T10:39:00","slug":"nella-sera-carica-di-pioggia-il-vento-restituisce-tutte-le-cose-amate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/27\/nella-sera-carica-di-pioggia-il-vento-restituisce-tutte-le-cose-amate\/","title":{"rendered":"Nella sera carica di pioggia il vento restituisce tutte le cose amate"},"content":{"rendered":"<p>Sera d&#8217;inverno, luci tremolanti, raffiche di pioggia che corrono come onde sulla spiaggia.<\/p>\n<p>Un profumo vasto, di cose buone, di vita che erompe trionfante, giunge da chiss\u00e0 dove, porta l&#8217;aria fresca della campagna fin dentro la citt\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 incredibile che molte persone trovino triste un tempo simile, una serata come questa: per me, al contrario, essa rappresenta il massimo della bellezza, dell&#8217;esuberanza, della dolce, pensosa lontananza da cui veniamo e a cui siamo diretti.<\/p>\n<p>Non conosco momenti pi\u00f9 meravigliosi di queste sere umide d&#8217;inverno, inzuppate di pioggia e spazzate da un vento gagliardo, quando le luci tremolano incerte e si riflettono sul selciato bagnato, lucido e scintillante come se fosse nuovo.<\/p>\n<p>Il mondo sembra pi\u00f9 pulito, pi\u00f9 carico di attesa e di speranza, pi\u00f9 afferrato da mille presentimenti, da mille dolci ricordi del passato, dall&#8217;aura magica delle cose belle e mai dimenticate che tornano, in folla, a festeggiare la pioggia purificatrice.<\/p>\n<p>Mille volti amati, mille luoghi vissuti, mille speranze di quando ogni cosa appariva immensa, smisurata, infinitamente affascinante, corrono portati dal vento e dalla pioggia, attraversano l&#8217;anima come un esercito vittorioso e trionfante.<\/p>\n<p>Mai, come ora, si respira e si tocca quasi con mano il nostro legame profondo, indissolubile con tutti i tempi e con tutti i luoghi: con il passato che stringe la mano al futuro, con il qui che si dilata fino agli estremi confini del mondo e pi\u00f9 oltre ancora, fino ai vertiginosi spazi siderali.<\/p>\n<p>E questi platani, che fremono e sussurrano alla pioggia incessante, sono, ancora e sempre, quelli di allora; questi tetti lucidi d&#8217;acqua sono gli stessi di allora, di domani, di sempre; queste luci che si riflettono, guizzando e tremolando, nelle pozzanghere che sanno d&#8217;infinito, sono quelle che mi affascinavano fanciullo, cariche di remote seduzioni, di promesse di orizzonti spalancati, di indefiniti, meravigliose segreti, quasi sul punto di svelarsi&#8230;<\/p>\n<p>E quell&#8217;ardente presentimento di una rivelazione imminente, quella struggente nostalgia di una patria mai del tutto dimenticata, sono ancora qui, freschi e vivi come allora: il tempo non \u00e8 passati su di loro, sono ancor giovani e intatti come allora; nessuna delusione li ha fatti avvizzire, nessuna amarezza ha tarpato loro le ali.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la grandezza dell&#8217;uomo: la capacit\u00e0 dell&#8217;anima di rigenerarsi, di tornare a fiorire come la vegetazione, ad ogni nuova primavera; anzi: di non conoscere affatto la pausa invernale, di conservarsi sempre giovane e immacolata, sempre intatta e lucida di pioggia purificatrice, purch\u00e9 noi le restiamo sempre fedeli.<\/p>\n<p>Chi perde i propri sogni, perde se stesso: cos\u00ec ammonisce un proverbio del popolo pi\u00f9 antico del mondo, quello degli aborigeni australiani.<\/p>\n<p>E chi perde i propri sogni, perde l&#8217;incanto del mondo; perde la propria anima. L&#8217;anima non pu\u00f2 continuare a vivere, se smarrisce l&#8217;incanto del mondo: l&#8217;opacit\u00e0 e la stanchezza l&#8217;assalgono e la piegano, la gettano nel fango, la sporcano e la deformano senza piet\u00e0.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 continuare a vivere cos\u00ec, con l&#8217;anima infangata, piegata e deformata: non sarebbe pi\u00f9 un vivere, ma un sopravvivere.<\/p>\n<p>Sopravvivere, significa vivere a met\u00e0; significa vivere essendo gi\u00e0 mezzi morti, gi\u00e0 sconfitti e rassegnati: privi, ormai, della luce insostituibile della speranza.<\/p>\n<p>Ma questa sera carica d&#8217;inverno \u00e8 ancora qui, con la sua pioggia incessante, con il vento e il fremito di cose nuove che l&#8217;attraversano in corsa pazza, come bimbi felici, spruzzandosi per gioco alla fontana.<\/p>\n<p>Passeranno i giorni, i mesi e gli anni: e il capo si tinger\u00e0 di grigio, le rughe stenderanno sul volto la loro trama sottile; ma l&#8217;anima, se rimarr\u00e0 fedele a se stessa, non conoscer\u00e0 vecchiaia, mai, fino all&#8217;ultimo giorno della sua vita terrena.<\/p>\n<p>Fino all&#8217;ultimo giorno il vento di gennaio le porter\u00e0 il profumo della campagna, e la pioggia della sera le parler\u00e0 dell&#8217;infanzia, dei sogni di allora; di cento e cento cose belle e serene, come la carezza di una mano amica sulla fronte.<\/p>\n<p>Fino all&#8217;ultimo giorno, il fremere dei rami e il riflesso delle luci sulla strada le ricorderanno quell&#8217;acuta, quella pungente nostalgia di un altrove pienamente pacificato, quella promessa indissolubile, che una voce misteriosa ha sussurrato accanto al letto, nel buio della stanza, gi\u00e0 nei teneri anni dell&#8217;infanzia, e ancora tante volte ha ripetuto poi, sempre giovane e nuova.<\/p>\n<p>Chi siamo? Dove andiamo? E perch\u00e9?<\/p>\n<p>Non lo sappiamo esattamente; sappiamo solo che qualcuno ci ha chiamati; che la nostra navicella si \u00e8 staccata dalla riva per affrontare il respiro del mare aperto, con il sole e con la pioggia, nell&#8217;aria salsa degli orizzonti sconfinati; finch\u00e9 una riva sconosciuta, in lontananza, comincia a profilarsi nella foschia del tramonto.<\/p>\n<p>E noi, un giorno, volgeremo il timone verso quella riva, con il cuore che batter\u00e0 forte nell&#8217;attesa trepidante&#8230;<\/p>\n<p>Il riflesso di una luce esterna proietta contro i vetri della stanza buia il ricamo elegante e delicato di rami che paiono infiniti, simmetrici nella loro misteriosa geometria; ed \u00e8 anch&#8217;esso come un richiamo di vita e di splendore che giunge da indistinte lontananze, come un gioioso messaggero di pace e di armonia.<\/p>\n<p>Attraverso la parete, le note di Bach si diffondono nell&#8217;aria e vibrano di una forza meravigliosa e regolare, impeccabili come la prospettiva una navata inondata di luce, suggestive come la vetrata multicolore di un rosone nella cattedrale gotica, quando un raggio di sole vi si posa e la incendia tutta, animandola di una vita multiforme, caleidoscopica.<\/p>\n<p>Le note di Bach, amiche di sempre: talmente pure e soavi, talmente forti e armoniose, da stendere un magico tappeto verso l&#8217;infinito e da far sembrare piccole, di colpo, anche le cose che parevano pi\u00f9 grandi; come quando, nelle fiabe, si legge di qualcuno che \u00e8 portato per magia sulla cima di un monte, e vede spiegarsi ai suoi piedi tutti i regni della terra, fino all&#8217;ultimo orizzonte del mondo, l\u00e0 dove abbraccia il cielo&#8230;<\/p>\n<p>Solo Bach possiede questo magico potere, di toglier via di colpo ogni patina di peso e di stanchezza, ogni residuo di tristezza e di disarmonia; soltanto la sua musica divina sa operare ogni volta, sull&#8217;istante, questo autentico miracolo, questo inesauribile prodigio: come il sorriso luminoso di un volto amato che, all&#8217;istante, disperde l&#8217;oscurit\u00e0.<\/p>\n<p>Attraverso le sue note, \u00e8 Dio che parla all&#8217;anima dell&#8217;uomo. S\u00ec, \u00e8 Dio che si serve di queste prodigiose melodie per restituire a noi, quaggi\u00f9, il senso della bellezza, della speranza e dell&#8217;amore, quando vacilliamo sotto il peso degli affanni.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una musica umana: \u00e8 una irruzione d&#8217;infinito nel quotidiano, di eterno nell&#8217;ordinario; \u00e8 una forza prodigiosa, che prende e afferra e trascina via con s\u00e9, trasformando in un inno di armonia suprema e di sublime rasserenamento tutto ci\u00f2 che, nella vita, \u00e8 imperfetto, inadeguato, incompleto e frammentato, riconducendolo a gioiosa unit\u00e0.<\/p>\n<p>Non era la mano di un semplice uomo a comporre quelle musiche sullo spartito, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno: era, per mezzo di una mano umana, la mano stessa di Dio, dell&#8217;Amore universale.<\/p>\n<p>E cos\u00ec tutto, tutto parla dell&#8217;Essere, dell&#8217;Amore universale.<\/p>\n<p>Tutto: anche gli oggetti pi\u00f9 minuti, anche l&#8217;ultimo filo d&#8217;erba.<\/p>\n<p>E cos\u00ec questi rami che si riflettono sui vetri della stanza buia, ricamando stupendi arabeschi nella notte.<\/p>\n<p>Cos\u00ec questa pioggia di gennaio che cade e cade, simile alle onde del mare, e immerge le cose in un bagno rigeneratore di freschezza e di pulito.<\/p>\n<p>Cos\u00ec questo vento virile dell&#8217;inverno, che ha gi\u00e0 il sapore di una primavera ancor lontana, ma tuttavia sempre pi\u00f9 vicina.<\/p>\n<p>La bellezza \u00e8 ovunque, che ci interpella e ci sorride: siamo noi che, tante volte, non la sappiamo vedere, n\u00e9 ascoltare, n\u00e9 odorare.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il segreto, questa \u00e8 la formula magica per trasformare il dolore in serenit\u00e0, la lacerazione in armonia, l&#8217;angoscia in dolcezza: fare di ogni cosa, di ogni istante, di ogni pensiero, un inno di lode e di ringraziamento verso l&#8217;Essere, un inno di amore per la vita.<\/p>\n<p>Dipende solo da noi.<\/p>\n<p>Possiamo soffermare lo sguardo sulle cose negative, aggrottare le ciglia e storcere la bocca in una piega amara; possiamo lamentarci di tutte le sfortune, le delusioni e le sconfitte; possiamo stordire la nostra inquietudine inseguendo mille cose vane, mille effimeri miraggi di felicit\u00e0, mille tradimenti della nostra verit\u00e0 interiore.<\/p>\n<p>Oppure possiamo alzare gli occhi dalla palude della frustrazione e della rabbia e levarli verso l&#8217;incanto delle infinite cose belle che ci circondano, ci avvolgono e ci fasciano come un bambino nella culla; che ci sussurrano parole di fede e di speranza; che ci spalancano orizzonti sconfinati, ove la nostra anima pu\u00f2 respirare l&#8217;aria fresca e il vento maschio delle cime.<\/p>\n<p>Possiamo atteggiarci a vittime, alzare lamenti come il cane che ulula alla luna, compiangendo il nostro misero destino di fragili mortali; oppure possiamo levare i nostri occhi al cielo ed esultare per tutta la forza, la bellezza e lo splendore che ci sono offerti in dono e che ci rendono pi\u00f9 ricchi del pi\u00f9 sfarzoso imperatore.<\/p>\n<p>Tutto, tutto \u00e8 motivo di estatica, stupita ammirazione nello spettacolo del mondo, per chi abbia occhi per vedere e un cuore capace di gioire.<\/p>\n<p>Come recita il Libro della Sapienza (17, 17-18):<\/p>\n<p>\u00abIl sibilare del vento,<\/p>\n<p>il canto melodioso di uccelli tra folti rami,<\/p>\n<p>il mormorio di impetuosa acqua corrente,<\/p>\n<p>il cupo fragore di rocce cadenti,<\/p>\n<p>la corsa invisibile di animali imbizzarriti,<\/p>\n<p>le urla di crudelissime belve ruggenti,<\/p>\n<p>l&#8217;eco ripercossa dalle cavit\u00e0 dei monti<\/p>\n<p>(&#8230;)<\/p>\n<p>Tutto il mondo era illuminato di luce splendente&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Tutto il mondo \u00e8 illuminato di luce splendente, se l&#8217;anima sa farsi trasparente come il vetro, come l&#8217;acqua pura dei monti, per lasciarla filtrare e per sciogliersi in essa.<\/p>\n<p>Come dice Bernanos, nel \u00abDiario di un curato di campagna\u00bb: perch\u00e9 tutto \u00e8 Grazia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sera d&#8217;inverno, luci tremolanti, raffiche di pioggia che corrono come onde sulla spiaggia. 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