{"id":28785,"date":"2015-07-29T02:20:00","date_gmt":"2015-07-29T02:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/come-e-morto-realmente-sepp-innerkofler\/"},"modified":"2015-07-29T02:20:00","modified_gmt":"2015-07-29T02:20:00","slug":"come-e-morto-realmente-sepp-innerkofler","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/come-e-morto-realmente-sepp-innerkofler\/","title":{"rendered":"Come \u00e8 morto realmente Sepp Innerkofler?"},"content":{"rendered":"<p>Il nome di Sepp Innerkofler non dice niente, probabilmente, alla maggior parte degli Italiani &#8212; tranne, forse, quelli residenti nel Trentino-Alto Adige -, ma \u00e8 assai caro al cuore di tutti gli Austriaci e specialmente di tutti i Tirolesi di lingua tedesca; la sua figura, quasi leggendaria, di alpinista e, poi, di vecchio soldato, ha qualcosa di cavalleresco, perfino di epico, anche se si perde tra i bagliori e le esplosioni della grande carneficina di massa, la Prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Nato a Sesto, in Val Pusterria, il 28 ottobre 1865 (sotto il segno dello Scorpione), grande innamorato della sua montagna, dapprima cacciatore di camosci, indi operaio in una segheria, infine, giovanissimo &#8212; a soli ventiquattro anni &#8212; guida alpina con relativo brevetto, rilasciato dal Club alpino tedesco e da quello austriaco, allora riunificati, fu autore, fra l&#8217;altro, nel 1890, insieme a due compagni, della scalata della Cima Piccola di Lavaredo (2.857 metri) dalla parete nord, nel gruppo famosissimo e spettacolare delle Tre Cime.<\/p>\n<p>Negli anni successivi Sepp Innerkofler fu molto attivo nella sua vallata, sia aprendo rifugi alpinistici, sia come imprenditore alberghiero, divenendo, alla vigilia della Grande guerra, uno degli uomini pi\u00f9 facoltosi, pi\u00f9 amati e rispettati della sua terra, dalla quale non volle mai allontanarsi, anche se la sua fama di alpinista si era propagata in tutta Europa. Sposato e con cinque figli (pi\u00f9 altri due che erano morti piccoli), rappresentava un vero e proprio patriarca, amante dei monti, ligio alla famiglia, al lavoro e al dovere. Come un cavaliere medievale, la sua fede si poteva riassumere nella antica triade: Dio, la Patria, l&#8217;Imperatore.<\/p>\n<p>Quest&#8217;uomo generoso e un po&#8217; donchisciottesco, coerente fino al sacrificio, un po&#8217; anacronistico in tempi di societ\u00e0 di massa, quando scoppi\u00f2 la Prima guerra mondiale non venne richiamato in servizio, avendo superato i limiti di et\u00e0; ma quando, nel maggio del 1915, l&#8217;Italia dichiar\u00f2 guerra all&#8217;Austria-Ungheria e la minaccia d&#8217;invasione si affacci\u00f2 nei pressi della sua amata valle, non esit\u00f2 ad arruolarsi come volontario, lui gi\u00e0 cinquantenne, negli Sch\u00fctzen tirolesi, un corpo speciale di milizia territoriale creato nel lontano 1511, specializzato nella guerra di montagna e nella difesa delle valli alpine.<\/p>\n<p>Non dur\u00f2 a lungo: visse ancora poco pi\u00f9 di un mese. In teoria avrebbe dovuto limitarsi al servizio di ricognizione, segnalando gli spostamenti delle truppe italiane; in pratica, non seppe trattenersi dallo spingersi in prima linea, sotto il fuoco nemico, partecipando personalmente ad azioni dirette ed esponendosi, cos\u00ec, a gravi rischi. Di fatto, cadde in uno scontro fra pattuglie dei due eserciti, il 4 luglio 1915, sulle pendici del Monte Paterno (Paternkofel, 2.746 metri), che s&#8217;innalza vicino alle Tre Cime di Lavaredo, da lui tanto amate, mentre cercava, alla testa di pochi uomini, di rioccupare la cima, scacciandone gli Italiani. Solo con fatica, stante la posizione in cui era caduto il suo corpo, questi ultimi riuscirono, in un secondo momento, a recuperarlo e a dargli una degna sepoltura sulla cima del monte (tre anni dopo, nel 1918, la sua famiglia ne fece riesumare le spoglie e le fece tumulare nel cimitero di famiglia, a Sesto).<\/p>\n<p>Ironia del destino, pare che ad ucciderlo, scagliandogli contro una grossa pietra, fosse un alpino italiano del battaglione Val Piave, di nome Pietro De Luca, nativo di Calalzo di Cadore: un figlio, cio\u00e8, di quelle stesse montagne, le Dolomiti, e di quelle stesse vallate, che la frontiera politica tagliava in due campi avversi, ma che, per tanti altri aspetti, geografici e antropici, rappresentano un elemento unitario, o &#8211; quanto meno &#8212; un elemento in cui le diversit\u00e0 si ricompongono in una sintesi superiore: quella della natura alpina e specificamente dolomitica. La scena della morte di Innerkofler, narrata da testimoni oculari, ha veramente qualche cosa di epico, come un duello fra eroi greci sotto le mura di Troia.<\/p>\n<p>Eppure, quella morte contiene un giallo. Non si \u00e8 proprio certi che ad uccidere Innerkofler sia stata la pietra scagliata da De Luca; altri sostengono che a uccidere la guida austriaca sia stato proprio il fuoco amico dei suoi commilitoni, i quali, dal basso, lo scambiarono per un Italiano e lo colpirono alle spalle: persino il figlio, che aveva seguito da lontano quell&#8217;ultima impresa, molti anni dopo ha manifestato, in una clamorosa intervista, tale convinzione.<\/p>\n<p>Vale la pena di metter a confronto le due versioni, quella &quot;ufficiale&quot; e quella &quot;eretica&quot;, anche perch\u00e9 Sepp Innerkofler simboleggia, un po&#8217;, l&#8217;amore per la montagna spinto sino alla dedizione assoluta, ed \u00e8, nei Paesi di lingua tedesca, altrettanto famoso, o quasi, di quel Julius Kugy, austriaco nato a Trieste, grande innamorato del Monte Tricorno e delle Alpi Giulie, alpinista conosciuto e stimato in tutta Europa, che, nel 1915, fece esattamente la stessa scelta: quella di arruolarsi volontario in difesa della sua Patria, lui ancora pi\u00f9 anziano &#8211; era nato nel 1858 e aveva, quindi, cinquantasei anni -, anche se, pi\u00f9 fortunato del collega, non mor\u00ec in guerra ma fece ritorno a casa, spegnendosi, all&#8217;et\u00e0 di ottantacinque anni, nel 1944, nella sua Trieste (abbiamo narrato questa vicenda nell&#8217;articolo \u00abRicordo di Julius Kugy, alpinista-poeta delle Alpi Giulie\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 27\/11\/2007).<\/p>\n<p>Ecco la descrizione di Angelo Loschi, un alpino della val Piane, attendente della sanit\u00e0, colui che materialmente recuper\u00f2 il corpo del caduto (in: Giacomo Pinna e Renato Zanolli, \u00abDolomiti in guerra\u00bb, Vittorio Veneto, Dario De Bastiani Editore, 2013, pp. 42-3):<\/p>\n<p>\u00abNella notte sul 4 luglio Sepp e la sua pattuglia scalarono la difficile cresta nord-ovest&#8230;<\/p>\n<p>Nessuna pietra cadde, nessun rumore giunse ai compagni, che gi\u00f9 sotto, col cuore stretto dall&#8217;angoscia, cercavano di seguire con gli occhi il progredire di questa impresa temeraria<\/p>\n<p>Quando spunt\u00f2 l&#8217;alba del 4 luglio le batterie austriache concentrarono il loro fuoco sulla cima del Paterno e le sventagliate delle mitragliatrici si sgranarono nella scia delle granate..<\/p>\n<p>I primi raggi dl sole dovevano illuminare un Paterno ritornato austriaco&#8230; I minuti passarono; una bandiera gialla sventol\u00f2&#8230; Ad un tratto cannoni e mitragliatrici tacquero: un silenzio mortale incombette nuovamente sule montagne. Migliaia di occhi, nemici ed amici, erano fissi, da ogni passo, da ogni selletta&#8230; Una figura oscura si stacc\u00f2 dalle rocce ergendosi sulla cresta, con passo tranquillo e pacato da alpinista&#8230; Con largo gesto egli butt\u00f2 una bomba a mano dietro il muretto del piccolo posto italiano. Poi una seconda e una terza. Nessuno schianto scosse l&#8217;aria&#8230;<\/p>\n<p>Ad un tratto un&#8217;altra figura si stagli\u00f2 contro il cielo al di sopra del muricciolo, una figura grande e forte&#8230; Afferr\u00f2 con ambe le mani un masso e, alzatolo con grande possanza sopra la propria testa lo scagli\u00f2 travolgendo il nemico nell&#8217;abisso.<\/p>\n<p>Cos\u00ec termin\u00f2 questo duello potente come il simbolo dell&#8217;eterna lotta uomo contro uomo fin dai tempi preistorici, e lampeggi\u00f2 nella guerra moderna il pieno XX secolo.. Cos\u00ec cadde Innerkofler: uno dei pi\u00f9 grandi eroi la cui massima era Dio Imperatore e Patria.<\/p>\n<p>La cima del Paterno rimase italiana.<\/p>\n<p>I soldati italiani issarono, con indicibili sforzi, il cadavere del loro gran nemico fin sulla vetta del Paterno strappandolo per mezzo di corde alle pareti rocciose a cui era rimasto impigliato. Sulla cima stessa a forza di mine gli Italiani scavarono un loculo: e vi seppellirono Sepp Innerkofler&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Come abbiamo accennato, vi \u00e8 un&#8217;altra versione che circola sulla morte della guida austriaca, ed \u00e8 una versione che trova la sua fonte autorevole proprio nel figlio di lui, Josef; il quale, quella notte, aveva abbracciato per l&#8217;ultima volta suo padre, alla cui pattuglia non pot\u00e9 aggregarsi all&#8217;ultimo minuto, e non sapendo che mai pi\u00f9 l&#8217;avrebbe rivisto da vivo. Ecco quanto egli dichiar\u00f2 esattamente sessant&#8217;anni dopo i fatti, nel 1975 (op. cit., p. 43):<\/p>\n<p>\u00abSulla morte del grande alpinista di Sesto Pusteria vi sono due versioni contrastanti che, nel corso del tempo, non hanno sciolto il mistero: colpito dal sasso lanciato dal Regio alpino De Luca o da una pallottola del fuoco amico? Sepp lo videro cadere all&#8217;indietro e precipitare da una piccola cengia dove si trovava, dopo aver lanciato le tre bombe nella postazione italiana. Sostenitori della teoria che cadde per mano italiana sono l&#8217;ufficiale austro-ungarico Viktor Schemfil storico militare e Karl Springenschmid che scrisse la biografia di Sepp Innerkofler. Prove convincenti e definitive non ve ne sono, n\u00e9 da una parte n\u00e9 dall&#8217;altra degli uomini che appartenevano agli eserciti belligeranti, italiano, austro-ungarico e tedesco.<\/p>\n<p>Completamente differente il parere di Josef, figlio pi\u00f9 giovane di Sepp, arruolato nell&#8217;esercito austro-ungarico anch&#8217;egli in veste di guida alpina che, quella mattina, doveva prender pare alla missione con il padre. Segu\u00ec la salita del padre Sepp in tutte le fasi. Nel novembre 1975 Josef Innerkofler rilasci\u00f2 un&#8217;0intervista alla rivista sudtirolese &quot;Schlern&quot; in cui sostenne che, sulla vetta del monte Paterno, gli italiani al tempo non avevano ancora costruito muretti difensivi, quindi gli alpini erano riparati e nascosti dietro una naturale cresta. Improvvisamente, sostenne nell&#8217;intervista Josef Innerkofler, dalla posizione di osservazione sottostante dove si trovava sull&#8217;Innrichriedel, part\u00ec da una mitragliatrice una raffica verso la vetta de<\/p>\n<p>del Monte Paterno, perch\u00e9 probabilmente gli uomini della postazione scambiarono erroneamente Sepp per un soldato italiano. Immediatamente dopo gli spari il figlio Josef vide il padre Sepp cadere riverso. Nell&#8217;intervista, Josef Innerkofler asser\u00ec che a fine guerra quando la salma di Sepp venne traslata nella tomba di famiglia, osserv\u00f2 due piccoli fori di proiettile sul teschio del padre.<\/p>\n<p>Interviste, affermazioni e testimonianze raccolte a fine guerra, e negli anni successivi, dai soldati austro-ungarici che parteciparono alla Grande Guerra sul fronte del Monte Paterno, e da testimoni diretti dell&#8217;evento sono contrastanti. Forse non si sapr\u00e0 mai come si svolse il tragico evento. Per\u00f2 l&#8217;affermazione di Josef Innerkofler&#8230; Mah!\u00bb<\/p>\n<p>Un giallo, dunque, probabilmente destinato a non essere mai pi\u00f9 sciolto.<\/p>\n<p>Molto \u00e8 stato scritto sulla guerra nelle Dolomiti, sia da parte austriaca che da parte italiana; una guerra durissima, combattuta ad altezze vertiginose, affrontando e superando difficolt\u00e0 logistiche quasi insormontabili, come il trasporto dei pezzi d&#8217;artiglieria ad alta quota, e sopportando condizioni ambientali e climatiche proibitive, con temperature invernali che di notte, scendevano anche a quaranta gradi sotto zero. Una guerra che fu resa ancor pi\u00f9 dura dalla stupidit\u00e0 e dalla incredibile arretratezza concettuale degli strateghi di entrambe le parti &#8212; ma specialmente di quelli italiani -, fermi ancora alla concezione ottocentesca, sorpassata e dispendiosissima, dell&#8217;attacco frontale di cima in cima, mentre a Caporetto, il 24 ottobre 1917, si sarebbe visto come tutta la guerra alpina avrebbe potuto essere diversa se fosse impostata diversamente: vale a dire mirando a prendere d&#8217;infilata i fondovalle e aggirando, semplicemente, le cime pi\u00f9 minute, trascurando le loro fortificazioni e puntando a tagliarle fuori, insieme all&#8217;artiglieria pesante: puntando cos\u00ec sulla rapidit\u00e0, sulla sorpresa, mirando alla pianura per la via meno dispendiosa e pi\u00f9 facilmente accessibile.<\/p>\n<p>La guerra fra i soldati degli opposti eserciti fu, per molti aspetti, una guerra &quot;sui generis&quot;: si trattava di truppe specializzate dall&#8217;una e dall&#8217;altra parte, truppe arruolate nelle valli di montagna o non troppo lontano da esse; soldati sobri, coraggiosi, abituati a vivere, a lavorare ed a muoversi nel duro ambiente alpino, e ai quali la relativa vicinanza delle loro case infondeva un particolare senso di identit\u00e0 e la coscienza una missione vitale da svolgere. Non mancavano i pregiudizi reciproci, specie da parte austriaca (i Tedeschi chiamavano &quot;Welscher&quot; gli Italiani, parola che, in origine, non aveva un particolare significato dispregiativo, indicante quanti parlano una lingua romanza, ma che venne acquistandolo, via via che il nazionalismo austro-tedesco si accentuava, di pari passo con quello italiano, nel corso del XIX secolo); per\u00f2, nel complesso, gli alpini italiani stimavano e rispettavano i loro &quot;colleghi&quot; austriaci, e viceversa.<\/p>\n<p>Se fu il fuoco delle mitragliatrici austriache a recidere la vita di Sepp Innerkofler, non sarebbe certo il primo ed unico caso di militari uccisi dal fuoco amico; si pensi solo, per venire ad episodi pi\u00f9 recenti, a Italo balbo, abbattuto con il suo apparecchio dalle batterie contraeree italiane in Libia, nel cielo di Tobruch, il 28 giugno 1940; oppure si pensi all&#8217;agente segreto italiano Nicola Calpiari, ucciso il 4 marzo 2005, all&#8217;aeroporto di Baghdad, dal fuoco di militari statunitensi, mentre riaccompagnava la giornalista Giuliana Sgrena, appena liberata dalle mani degli jiadisti islamici&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nome di Sepp Innerkofler non dice niente, probabilmente, alla maggior parte degli Italiani &#8212; tranne, forse, quelli residenti nel Trentino-Alto Adige -, ma \u00e8 assai<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[133,227],"class_list":["post-28785","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-europa","tag-prima-guerra-mondiale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28785","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28785"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28785\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28785"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28785"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28785"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}