{"id":28784,"date":"2018-04-15T09:50:00","date_gmt":"2018-04-15T09:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/15\/senza-la-verita-tutto-precipita-nel-caos\/"},"modified":"2018-04-15T09:50:00","modified_gmt":"2018-04-15T09:50:00","slug":"senza-la-verita-tutto-precipita-nel-caos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/15\/senza-la-verita-tutto-precipita-nel-caos\/","title":{"rendered":"Senza la verit\u00e0 tutto precipita nel caos"},"content":{"rendered":"<p>Viviamo in un tempo in cui il relativismo \u00e8 stato eretto a sistema, proclamato come dogma, addirittura santificato come garanzia di libert\u00e0, contro il pericolo tremendo di chi sa mai quale rigurgito di totalitarismo ideologico. Mai come oggi la verit\u00e0 \u00e8 stata negata, o irrisa, o, nel migliore dei casi, dichiarata irraggiungibile; mai come oggi i cercatori della verit\u00e0 sono stati guardati cin sospetto, con rancore, con aperta ostilit\u00e0, e trattati di conseguenza, in tutte le sedi e in tutti i modi possibili. Ma proprio per questo, mai come oggi vi \u00e8 stato bisogno di uomini generosi, i quali siano disposti a lottare per lei, a soffrire per lei, per difenderla, per affermarla e stabilirla, contro le innumerevoli maschere della menzogna. La tentazione di lasciarsi sopraffare dallo scoraggiamento e, cos\u00ec, di rinunciare, di arrendersi, \u00e8 forte, molto forte. La mente escogita mille ragioni, alcune plausibili, plausibilissime, per potersi arrendere, magari con l&#8217;onore delle armi, e desistere da una battaglia che si va facendo sempre pi\u00f9 difficile, sempre pi\u00f9 incerta, e, diciamolo pure, parlando dal punto di vista puramente umano, pressoch\u00e9 disperata. A che scopo battersi ancora, come l&#8217;ultimo giapponese nella foresta? Se il mondo ha deciso di andare nella direzione opposta, cio\u00e8 di celebrare e adorare la menzogna, a che scopo sacrificarsi invano? Oh, la mente \u00e8 davvero abile nel mettere in fila, una dopo l&#8217;altra, tante belle ragioni per abbassare le armi e ritirarsi in buon ordine, come dice Francesco Guicciardini, ciascuno nel proprio <em>particulare<\/em>. Se la patria non vuole essere difesa, perch\u00e9 volerla difendere da soli? Se a nessuno importa pi\u00f9 nulla dell&#8217;onest\u00e0, perch\u00e9 voler essere onesti ad ogni costo? E se anche il pi\u00f9 ardito sembra aver perso tutto il suo coraggio, perch\u00e9 volersi gettare a capofitto in un&#8217;avventura in cui le probabilit\u00e0 di vittoria sembrano essere pari allo zero? Queste, e altre cento domande simili, vengono suggerite dalla prudenza, dal buon senso, dal puro e semplice istinto di conservazione; ma, nello stesso tempo, anche dalla logica e dal mero calcolo delle probabilit\u00e0. Tanto, nessuno ti far\u00e0 un monumento, quando sarai caduto, suggerisce la logica pi\u00f9 ovvia; al contrario, ti rideranno dietro; diranno; se l&#8217;\u00e8 cercata, se l&#8217;\u00e8 voluta; chi credeva di essere, infine? Si riteneva forse migliore, lui solo, di tutti gli altri? Perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 niente che irriti i vili quanto lo spettacolo di un coraggioso che ha lottato da solo, senza domandare il loro aiuto, e alla fine ha dovuto soccombere, mentre essi si tenevano al coperto e aspettavano di vedere come si sarebbe conclusa la faccenda. Per un momento, infatti, sono stati costretti a ventilare la possibilit\u00e0 che egli potesse vincere, il che li avrebbe svergognati totalmente: quale spettacolo pi\u00f9 mortificante che quello di vedere la propria causa vendicata da un altro, dopo averlo lasciato solo come un appestato, a combattere anche per l&#8217;onore degli altri? Ma poi le cose sono finite come dovevano finire; ci\u00f2 non toglie che i vili abbiano vissuto un&#8217;ora di spavento, della quale ora si vendicano con commenti ironici e impietosi sull&#8217;inutile donchisciottismo di colui che si \u00e8 sacrificato.<\/p>\n<p>Inutilmente? Questo \u00e8 il punto: \u00e8 stato davvero inutile? Ma inutile per chi, in che senso, da quale punto di vista? Per un essere umano, battersi per la verit\u00e0 non \u00e8 mai un esercizio inutile: facendolo, egli realizza il suo fine specifico. Per questo si viene al mondo, per questo la vita ci mette a disposizione un certo numero di anni: per cercare, trovare e servire la verit\u00e0. Non per altro. Chi non se ne rende conto, o peggio chi, pur rendendosene conto, trascura un tale dovere, che poi \u00e8 la normale vocazione dell&#8217;essere umano, manca la propria vita, per quanti successi mondani possa mietere, per quante gratificazioni esteriori possa ricevere. E chi manca la propria vita, perde se stesso, senza possibilit\u00e0 di rimedio. La verit\u00e0 non ha bisogno che noi la cerchiamo: siamo noi che abbiamo bisogno di lei: pertanto, se le dedichiamo la nostra vita, facciamo solo la nostra parte; se non ce ne curiamo, ma ci occupiamo d&#8217;altro, per esempio di soddisfare i nostri capricci e coltivare i nostri istinti pi\u00f9 egoistici, il danno \u00e8 nostro, e in ci\u00f2 riceviamo il nostro castigo. La vita \u00e8 giusta, assai pi\u00f9 di quel che non si creda: ciascuno riceve il premio o il castigo che si \u00e8 meritato; solo che molti non sono abbastanza evoluti da rendersene conto, e scambiano i castighi per dei premi, senza considerare che anche il pi\u00f9 dolce dei liquori pu\u00f2 contenere un veleno mortale, e che il gusto del palato pu\u00f2 ingannare, cos\u00ec come, in genere, vivere assecondando i piaceri dei sensi porta a una forma di accecamento, per cui non si distingue pi\u00f9 neppure ci\u00f2 che \u00e8 realmente un bene e ci\u00f2 che \u00e8 invece un male per se stessi. Noi, generalmente parlando, siamo cattivi giudici di noi stessi, perch\u00e9 ci manca la giusta distanza prospettica: gi\u00e0 siamo in grado di vedere assai pi\u00f9 obiettivamente quel che riguarda gli altri, per quanto il nostro giudizio possa essere offuscato da altre cause, come la gelosia, l&#8217;invidia e simili. Se potessimo vedere e giudicare noi stessi con la stessa lucidit\u00e0 con cui vediamo e giudichiamo gli altri, capiremmo tante cose che, invece, seguitiamo ad ignorare, forse per tutta la vita. Ma, naturalmente, l&#8217;essenziale \u00e8 la trasparenza dell&#8217;occhio che guarda, pi\u00f9 che l&#8217;oggetto che viene guardato. Se l&#8217;occhio \u00e8 torbido, se \u00e8 reso torbido dalle passioni pi\u00f9 disordinate, non riuscir\u00e0 mai a vere le cose con trasparenza, e quindi non riuscir\u00e0 mai a vedere la verit\u00e0, e questo far\u00e0 s\u00ec che l&#8217;intera vita di costui sia una vita mancata. Come abbiamo detto, \u00e8 mancata quella vita in cui manca la consapevolezza dello scopo, del fine e del significato. Scopo, fine e significato sono sempre la stessa cosa: la verit\u00e0. E la verit\u00e0, filosoficamente, \u00e8 l&#8217;essere; teologicamente, \u00e8 Dio e non pu\u00f2 essere altro che Dio. Pertanto, \u00e8 vera quella cosa che aiuta lo sguardo a innalzarsi verso Dio; sono false e ingannevoli tutte quelle cose le quali non conducono l&#8217;anima verso Dio, ma trastullano i sensi e li sprofondano sempre di pi\u00f9 nella dimensione dell&#8217;immanenza. Detto con minore eleganza, ma forse con maggiore chiarezza, che dopotutto \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante: sono vere quelle cose che aiutano l&#8217;uomo a realizzare la sua natura di uomo; sono false e ingannevoli tutte quelle cose le quali lo abbassano e lo degradano a vivere come i cani, gli asini, i maiali, rotolandosi nel fango delle sue passioni disordinate.<\/p>\n<p>San Tommaso diceva che la verit\u00e0 \u00e8 <em>adaequatio rei et intellectus<\/em>, corrispondenza fra la cosa e la mente. E soleva incominciare le sue lezioni ponendo una mela sulla cattedra e dicendo ai suoi studenti: <em>Questa \u00e8 una mela. Chi non \u00e8 d&#8217;accordo pu\u00f2 uscire da questa stanza<\/em>. Una lezione di sano realismo: con chi viene a dire che una mela \u00e8 un mandarino, o una banana, non \u00e8 possibile sostenere alcun dialogo che abbia senso: meglio lasciarlo cuocere nel brodo del suo solipsismo e proseguire per la propria strada. Ma poi \u00e8 arrivata la modernit\u00e0: e qualunque imbecille si \u00e8 sentito non solo in diritto, ma in dovere di affermare, con la massima seriet\u00e0, anzi, con il massimo sussiego, che nessuno ha il diritto di dire che una mela \u00e8 solo una semplice mela, perch\u00e9, come minimo, una mela pu\u00f2 essere anche cento altre cose, a seconda di chi la osserva e di come la osserva. Risultato: il discorso sulla verit\u00e0 \u00e8 divenuto impossibile; si \u00e8 aperta una voragine incolmabile fra la cosa come appare e la cosa come \u00e8, fra il fenomeno e il noumeno; la metafisica \u00e8 stata messa fra parentesi, la teologia ha incominciato ad antropologizzarsi: nessuno aveva il diritto di affermare ci\u00f2 che Dio \u00e8, ma solo ci\u00f2 che, di Dio, appare all&#8217;uomo, ci\u00f2 che sembra all&#8217;uomo, ci\u00f2 che appare ragionevole all&#8217;uomo. E a quale uomo, poi: all&#8217;uomo moderno, irreligioso, agnostico, impregnato di materialismo e di razionalismo strumentale, che sa tutto grazie alla scienza, e quel che la scienza non pu\u00f2 spiegare, semplicemente per lui non ha significato. Come si fa a parlare con un tal soggetto della verit\u00e0, senza timore di beccarsi una denuncia per incitamento all&#8217;odio contro questa o quella categoria minoritaria, ciascuna delle quali gioca le carte della sua &quot;liberazione&quot; partendo dall&#8217;assunto, stabilito per legge, che nessuno ha diritto alla verit\u00e0, ma tutti hanno diritto alla loro particolare verit\u00e0, cio\u00e8 alla loro dose inalienabile di relativismo? \u00c8 chiaro che stabilire il relativismo equivale a bandire il concetto stesso di verit\u00e0 assoluta: sono due cose inconciliabili, come sarebbero la democrazia e la monarchia assoluta. Se c&#8217;\u00e8 posto per l&#8217;una, non pu\u00f2 essercene anche per l&#8217;altra: chi crede che una mela pu\u00f2 essere qualsiasi altra cosa, oltre che una mela, e forse neanche questo, non pu\u00f2 sedere alla stessa tavola di che crede che una mela \u00e8 una mela e basta.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, la cultura moderna ha fatto piazza pulita della verit\u00e0 e di tutto quel che su di essa poggiava: i valori assoluti e permanenti. Al posto loro, sono subentrate le verit\u00e0 provvisorie e le &quot;situazioni&quot;: in base alle quali una cosa \u00e8 giusta o ingiusta, vera o falsa, buona o cattiva, bella o brutta, a seconda del contesto in cui ci si trova. Niente \u00e8 permanente, niente \u00e8 definito una volta per sempre. Che cosa resta da fare al filosofo, allora? Fare le pulci alle parole, al linguaggio, ai <em>nomi<\/em> delle cose. Non pi\u00f9 stabilire quel che \u00e8 e quel che non \u00e8, ma semplicemente se quel che si <em>dice<\/em> ha un senso compiuto: se ce l&#8217;ha, allora lo si pu\u00f2 dire; se non ce l&#8217;ha, allora sarebbe meglio tacere. La filosofia ridotta al livello di descrizione logica del discorso, di semplice sintassi; non importa se \u00e8 un discorso veritiero o menzognero, basta che la logica fili, che la sintassi sia corretta. Esito inevitabile di una cultura tutta orientata sull&#8217;utilit\u00e0 e non pi\u00f9 sulla verit\u00e0, sul fare invece che sul pensare, sul risultato invece che sul significato. Tale \u00e8 la cultura moderna: una macchina da guerra per cambiare le cose, ma senza mai porsi il problema di cambiare colui che fa le cose, o del perch\u00e9 si dovrebbe cambiare qualcosa. L&#8217;importante, per essa, non \u00e8 fare qualcosa che abbia un significato, ma qualcosa che abbia un senso, cio\u00e8 che sia razionale: non importa se anche il fine lo \u00e8 o non lo \u00e8, basta che lo siano i passaggi esecutivi, che in essi vi sia una coerenza logica.<\/p>\n<p>Eppure nulla pu\u00f2 avere un reale significato, se la verit\u00e0 viene degradata a mezzo per fare qualcos&#8217;altro: o si recupera la nozione di verit\u00e0 come fine, oppure si piomba nel regno del relativismo, che \u00e8 il caos permanente, l&#8217;anarchismo stabilito per decreto. La verit\u00e0 non \u00e8 altro che la corrispondenza fra le cose e il nostro giudizio: se diciamo che una mela \u00e8 una mela, abbiamo detto la verit\u00e0; se lo neghiamo, abbiamo detto una falsit\u00e0. Ma tutto questo \u00e8 divenuto politicamente scorretto: un discorso che sarebbe meglio non fare. Chi lo fa, passa per reazionario, oltre che per rozzo e ignorante: ma come, possibile che nessuno lo abbia informato che la verit\u00e0 \u00e8 morta, e che le hanno celebrato un funerale di prima classe? Per essere moderni, bisogna essere progressisti; e se si \u00e8 progressisti, allora si sa bene che la verit\u00e0 \u00e8 morta, che \u00e8 solo un fantasma del passato &#8212; un passato oscuro e superstizioso, da dimenticare per sempre. Strano che i signori progressisti non vedano, per\u00f2 &#8212; oppure lo vedono sin troppo bene? &#8212; che l&#8217;abolizione ufficiale della verit\u00e0 reca con s\u00e9, non la liberazione degli uomini, ma la loro definitiva schiavit\u00f9: la schiavit\u00f9 nei confronti del fatto. Se non c&#8217;\u00e8 la verit\u00e0 assoluta, ci sono, al suo posto, le verit\u00e0 relative, le mezze verit\u00e0: ossia le verit\u00e0 dei singoli fatti, cos\u00ec come appaiono e non cos\u00ec come sono (perch\u00e9 come sono, nessuno ha il diritto di dirlo, o meglio, nessuno ha il diritto di saperlo). E si pu\u00f2 immaginare una dittatura, anzi, un totalitarismo pi\u00f9 brutale, pi\u00f9 arrogante di questo: il totalitarismo dei fatti, eretti a norma dell&#8217;universo? I fatti si direbbero la cosa pi\u00f9 concreta, pi\u00f9 reale che ci sia; e invece no: cambiano continuamente, si trasformano, evolvono, sono in continuo divenire. Impossibile fermarli, impossibile imprigionarli in una forma: i fatti, per definizione, sono quel che pu\u00f2 accadere, e dunque la mente deve sempre impegnarsi nell&#8217;estenuante fatica d&#8217;inseguirli, catturarli uno per uno, esaminarli, catalogarli; e poi ricominciare daccapo, sempre, all&#8217;infinito, perch\u00e9 i fatti si susseguono ai fatti, sono un fiume continuo, inarrestabile, inesauribile. Mentre la verit\u00e0 fornisce un criterio d&#8217;ordine generale, i fatti esigono, pretendono, un giudizio empirico, volta per volta: si tratta di riconoscerli, uno ad uno; di soppesarli, misurarli, quantificarli, e, se possibile, falsificarli (nel senso popperiano dell&#8217;espressione), per essere certi che siano quel che sembravano. Ora, anche se il relativista, che \u00e8, in pratica, un empirista radicale, non osa chiamar le cose con il loro nome, ci\u00f2 corrisponde alla fatica di Sisifo di verificare i fatti singolarmente, invece di verificare il principio generale per cui possono esser considerati veri: il principio, appunto, della verit\u00e0. Ma le cose sono vere se rispondono al principio di verit\u00e0; altrimenti, \u00e8 impossibile sapere se siano vere realmente, o se paiano solamente vere. E se la verit\u00e0 non esiste, o non \u00e8 umanamente raggiungibile, chi ci garantir\u00e0 contro l&#8217;illusoriet\u00e0 dei fatti? Una volta separata con l&#8217;accetta, come voleva il buon Kant, la cosa in s\u00e9 dal suo apparire, in che modo si potr\u00e0 parlare di fatti veri e di fatti non veri? Bisogner\u00e0 limitarsi a parlare di fatti che <em>sembrano<\/em> veri: fino a prova contraria. E la prova contraria potrebbe sempre arrivare: eterna spada di Damocle sospesa sul mondo dei nostri giudizi. Ora, ci domandiamo come sia possibile vivere in questo modo: con una mappa concettuale dei fatti che deve essere continuamente aggiornata, rivista e corretta, per cancellare quelli che si sono rivelati illusori e lasciare quelli che, sino al momento presente, hanno &quot;resistito&quot;. Ma resisteranno fino a quando? Probabilmente, fino a quando strumenti empirici sempre pi\u00f9 potenti consentiranno di riconoscerne il carattere illusorio. Anche la molecola, anche la cellula, anche l&#8217;atomo parevano una realt\u00e0 fattuale ridotta ai suoi minimi termini; ma ogni volta si \u00e8 scoperto che quel fatto stava altrimenti, che era possibile procedere ulteriormente nella scomposizione. In definitiva, la dittatura dei fatti \u00e8 l&#8217;impero del caos, su cui non \u00e8 possibile costruire nulla di certo o di vero, neppure se stessi. Un po&#8217; poco, no?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo in un tempo in cui il relativismo \u00e8 stato eretto a sistema, proclamato come dogma, addirittura santificato come garanzia di libert\u00e0, contro il pericolo tremendo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[263],"class_list":["post-28784","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28784","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28784"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28784\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28784"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28784"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28784"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}